Paragrafo 7: “Parentesi di vita”

Paragrafo 5: “Suoni di Scozia”

23 marzo 2017 Comments (0) Capitolo 1: Skye

Paragrafo 6: “Elevarsi ancora una volta”

Sono le sette e mezza del mattino e mi trovo già in alto sulle pendici del Blabheinn, dove i cespugli lasciano spazio alle nude rocce. Ho risalito il sentiero che costeggia il torrente Allt na Dunaiche, in piena a causa delle pioggie dei giorni precedenti. Pioviggina, ma il cielo è carico di nubi grigie che si abbassano velocemente. Io vado incontro a quelle nubi, mentre voltandomi vedo il margine settentrionale del Loch Slapin illuminato dal sole. E’ un paesaggio incredibilmente affascinante: le pendici del Blabheinn appaiono rosse e dorate alla luce del sole, grigie e cupe nelle zone d’ombra, per poi perdersi in un mare di nuvole.

 

Spero che si alzi il vento in quota, in modo da spazzare vie le nuvole e permettermi di godere del panorama visibile dalla vetta, che dicono sia idilliaco. Il sentiero, che ho trovato facilmente a circa venti minuti da dove mi ero accampato la notte precedente, diviene ora meno evidente mentre mi arrampico tra grandi massi e franosi pendii. Mi sento bene, salgo in fretta e la mia mente è libera dai pensieri. Penso solo a trovare la via migliore, a dove mettere i piedi, a quale incavo o sporgenza aggrapparmi. Non manca molto alla vetta, e ancora una volta mi ritrovo a camminare in un mare di nuvole, con una visibilità di pochi passi. All’improvviso vedo qualcosa muoversi tra le rocce, ma complice la scarsa visibilità non capisco di che si tratti. Provo ad avvicinarmi e mi imbatto in una coppia di pernici bianche. Sono in parte bianche e in parte grigie, e sembrano non temermi particolarmente, limitandosi a tenere circa cinque o sei metri di distanza di sicurezza. Mi mangio le mani per non poter scattare qualche foto con la mia reflex, mentre questi pennuti sembrano far a gara a chi assume la posa più fotogenica. Un raffica di vento e pioggia mi ricorda che è meglio non perdere tempo. Scalo le ultime centinaia di metri e arrivo in vetta. O meglio, credo si tratti della vetta perché da ogni lato si può solo scendere, ma il panorama è tutt’altro che idilliaco: tutto è di un grigio uniforme. Mi scatto una foto col cellulare con in testa il berretto di lana da vichingo provvisto di barba posticcia: è una lunga storia, ma si sarebbe dovuto festeggiare così una volta arrivati in vetta al Ben Nevis, come meta ultima della West Highland Way.

Ora che ho raggiunto la vetta non posso far altro che scendere. Sono contento di avercela fatta, forse un po’ deluso per il panorama, ma sicuramente non sento alcuna delle forti pulsioni che mi avevano portato a scalare l’opposto versante di questa montagna. Scendo rapido, invogliato dal vento freddo e dalla pioggia sempre più abbondante. Non vorrei ritrovarmi nuovamente in mezzo ad una tempesta in quota.

Ritrovo il sentiero e passo nuovamente il limite tra rocce e cespugli. Mi pare di sentire una voce. Scherzi del vento mi dico. Ancora un centinaio di metri verso il basso e di nuovo quel suono: chiaramente una persona che grida. Corro verso il fondovalle, in direzione del richiamo. Lontane, lungo la riva del torrente Allt na Dunaiche, che scorre impetuoso a lato del sentiero, vedo le sagome di due persone. Mi fanno dei cenni con le braccia e distinguo chiaramente una voce femminile gridare -help-. Faccio loro cenno di averli visti e con il cuore in gola mi affretto a raggiungerli. Mi immagino già che ci sia un ferito e mi chiedo cosa potrei realmente fare per aiutarli.

Quando li raggiungo mi chiedono se ho una corda. A dire il vero ero stato tentato di portarmi da casa una mezza corda da alpinismo, ma poi ho ceduto alla logica del peso inutile, lasciandola dov’era. Delusi dalla mia risposta negativa mi illustrano la situazione: il loro cucciolo di pastore tedesco è scivolato dalla riva del fiume inseguendo un qualche animale e ora si trova in un piccolo terrazzino a strapiombo sulla vorticosa acqua del torrente.

Mi sporgo dalla sponda e vedo il cucciolo che guaisce e cerca di saltare per farsi prendere circa tre metri più in basso. Nonostante tutti gli sforzi del compagno della signora è impossibile che riescano ad afferrarlo. Provare a discendere lungo il dirupo mi sembra un suicidio, così provo a vedere se sia possibile raggiungerlo in altro modo: mi accorgo che dall’altra sponda è più semplice raggiungere il greto del torrente e, con un po’ di abilità e facendo molta attenzione, potrei attraversare il corso d’acqua saltando di sasso in sasso, per poi arrampicarmi e recuperare il cucciolo. Spiego alla coppia cosa intendo fare. Do loro lo zaino, confidando che non scappino con il bottino e mi faccio dare il loro zainetto, di circa trenta litri, svuotato di tutto il suo contenuto. Proverò a guadare il torrente più a monte, confidando in una sua minore ampiezza, e lo zaino mi servirà per trasportare il cane o altrimenti non saprei come fare ad arrampicarmi per raggiungere nuovamente la riva.

Impiego circa un’ora per trovare un passaggio sicuro, ridiscendere l’altra sponda del torrente e giungere nuovamente di fronte alla coppia e al cane, che sembra aver capito il mio ruolo di aspirante soccorritore, tanto che oramai guaisce rivolto solo al sottoscritto. Scivolo per un metro buono scendendo verso il greto del torrente ma senza conseguenze. Continuo a ripetermi “ecco che vai ad ammazzarti nel modo più stupido di sempre”, ma intanto con pochi salti sicuri, aiutato dal non avere praticamente più carichi addosso, raggiungo la sponda opposta, un paio di metri circa sotto alla balza di terra su cui si trova il cucciolo. Mi arrampico piuttosto goffamente, ostacolato dal fatto che si tratta di terra e non di roccia, ma alla fine riesco a raggiungere il cagnolino che, facendo la pipì per l’emozione, mi fa un sacco di feste. Non faccio in tempo a poggiare lo zaino che il cucciolo ci si infila dentro! Sorrido e vedo sorridere anche i padroni, un po’ meno tesi. Mi infilo nuovamente in spalla lo zaino, stavolta con il peso del cane che per fortuna è davvero limitato. Dopo un paio di tentativi andati in fumo riesco a trovare un appoggio sufficientemente stabile da arrischiarmi a sporgermi verso una grossa radice. Confido nella resistenza di quel pezzo di legno che sporge dalla sommità della riva e la uso come fosse una specie di corda. Una mano su di una roccia sporgente, un piede in una fenditura sottostante, e riesco a issarmi sulla riva, aiutato dalla coppia. Ridiamo a lungo mentre assistiamo alle manifestazioni di gioia del cucciolo. La pioggia è intanto cresciuta d’intensità e la coppia è ormai convinta ad abbandonare il velleitario progetto di raggiungere la vetta del Blabheinn: tra le altre cose non sono neppure equipaggiati a dovere per una simile escursione, specie con questo tempo. Tutti e tre, con il cane stavolta al guinzaglio, proseguiamo il sentiero fino a raggiungere la strada. Abbiamo il tempo per conoscerci e chiacchierare; entrambi olandesi, erano alla loro prima escursione in montagna e, vista la disavventura concordano che sarà l’ultima. Provo a rassicurarli e a dare loro qualche suggerimento per una futura scalata, magari più semplice e con il cane a guinzaglio. Raggiungiamo la strada e noto il loro camper in una piazzola. Ci salutiamo mentre continuano a ringraziarmi e a chiedermi su come possano sdebitarsi e cose simili. Inizio a sentirmi in imbarazzo, per cui li saluto con un sorriso e un cenno della mano, mi butto in testa il cappuccio del poncho e mi rimetto in cammino. Sorrido tra me e me pensando a questa disavventura e mi sento un po’ l’eroe della giornata. Raggiungo Torrin che sono le due del pomeriggio. Mi concedo un tè caldo con biscotti al Blue Sheld Cafe. La proprietaria è un’appassionata ornitologa ed essendo io l’unico cliente chiacchieriamo a lungo degli animali della zona.

 

12 ottobre 2015, ore 18.30, Torrin
Ho piantato la tenda su di una verde collinetta poco oltre l’abitato di Torrin. Ho il dubbio che possa essere un terreno privato visto che il terreno è ricoperto di erbetta uniforme e non di cespugli come i terreni vicini, ma la mia speranza è che nessuno noti la mia presenza o che almeno la sopportino per una notte! E’ stata una giornata intensa e ricca di emozioni, anche se tecnicamente ho camminato solo mezza giornata. Dal mio accampamento assediato dai midges sono partito che stava sorgendo l’alba e […]. Domani mi aspetta l’ultima tappa di questa avventura. Sono stanco fisicamente, ma mi sento bene. Raggiungerò Broadford e mi concederò finalmente una doccia calda!

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