Modularità: i sacchi a pelo

La strategia vincente per terreni acquitrinosi. Parte 2°

16 maggio 2017 Comments (0) Equipaggiamento, Riflessioni

Il buono, il brutto e il cattivo (e l’inutile)

Volete comprare dell’equipaggiamento per un thru-hike. Spendete ore in internet leggendo le caratteristiche di ogni prodotto, ma alla fine saranno le recensioni a far propendere la vostra scelta su di un prodotto piuttosto che su un altro. Già, le recensioni. Bella cosa le recensioni, ma raramente sono fatte da qualcuno che ha utilizzato lo specifico prodotto durante un thru-hike. Se siete fortunati qualcuno lo avrà utilizzato per un certo numero di escursioni giornaliere o, caso più unico che raro, durante un sentiero a lunga percorrenza come il Cammino di Santiago o la Via Francigena. Per carità, nulla da ridire su questi percorsi, ma le sfide che il thru-hiker si troverà di fronte lungo il cammino saranno ben altre.

Ecco quindi una breve valutazione per i componenti principali del mio equipaggiamento riguardo alla loro effettiva utilità durante la recente “Grande Traversata delle Highlands Scozzesi”, 540 km attraverso territori spesso particolarmente ostici e ostili!

Come nel famoso “triello” del film di Sergio Leone, abbiamo il Buono (l’equipaggiamento che si è comportato così bene da superare le aspettative), il Brutto (l’equipaggiamento che, sebbene si stesse comportando bene, mi ha lasciato prima della fine del thru-hike) e il Cattivo (l’equipaggiamento che non ha soddisfatto le aspettative). Ho voluto aggiungere un quarto personaggio, l’Inutile, per elencare i componenti dell’equipaggiamento che avrei potuto lasciare a casa.

 

Il Buono

Come spiegato in questo articolo, la mia strategia per affrontare le diverse ed insidiose tipologie di terreno che avrei trovato lungo le Highlands si basava principalmente su queste scarpe. Dotate di numerosi fori, permettono all’acqua di entrare ma, e questo è ciò che più conta, di uscire . Si erano comportate bene nel tentativo di Febbraio ma ero dubbioso sulla loro reale capacità di rimanere strutturalmente integre fino a Cape Wrath. Come potete vedere dal confronto con un paio nuovo da negozio, le scarpe “post 540 km attraverso le Highlands” non sono ridotte poi così male. Sia la destra che la sinistra hanno avuto un piccolo cedimento nello stesso punto della tomaia, verso l’interno, con la mesh di plastica che ha lasciato spazio ad un bel buchetto. Questo foro è probabilmente imputabile all’abrasione con i massi lungo i numerosi passi di montagna e i guadi. Per il resto, a parte un po’ di fango incrostato, non vi è una grande differenza con il paio nuovo.

Le debolezze di questo prodotto sono le stesse che avevo presentato nell’articolo precedentemente citato: scarsa protezione dal freddo e dagli urti.

Ma siccome non ho riscontrato problematiche inattese le devo promuovere a pieni voti: 10.

 

Chiunque sia appassionato di fotografia come me potrà immaginarsi l’ansia che mi ha pervaso nel lasciare a casa la fidata reflex con il suo parco obiettivi e di affidarmi completamente a questa bridge che, come tutte le bridge, ha un sensore minuscolo. E diversamente dalla Canon EOS 7D, non essendo tropicalizzata (sigillata e quindi in qualche modo protetta da polvere e acqua), temevo non avrebbe resistito a lungo alle condizioni meteorologiche che avrei dovuto affrontare.

Paure spazzate via dalla realtà dei fatti. La P900 ha fatto più del suo dovere, resistendo a pioggia, neve, grandine, urti di ogni tipo e persino ad un’immersione (ovviamente accidentale) nelle sabbie mobili! Per una recensione più precisa, che includa anche un’analisi delle sue prestazioni, dovrete aspettare uno specifico articolo, ma intanto questo è il voto: 9.

 

Acquisto dell’ultimo minuto per sostituire i bastoncini distrutti sul passo del Forcan Ridge in febbraio, ho optato per i bastoncini da trekking Manfrotto attratto dal peso ridotto ma soprattutto dalla presenza di un attacco fotografico a vite sulla sommità di uno dei due (permette di avvitare una testa da treppiede o direttamente la fotocamera al bastoncino), rendendolo in questo modo un monopiede, accessorio particolarmente utile nel caso avessi voluto usare lo zoom della P900 fino al suo incredibile limite superiore. Alla fine di questo thru-hike mi sono reso conto di non aver mai fatto uso di questo accessorio, adoperando i bastoncini solo durante la camminata e come paleria per il tarp. Escludendo quindi l’accessorio fotografico, che non posso valutare, i bastoncini hanno fatto il loro dovere, aiutandomi in molti punti critici. Si sono rivelati sufficientemente leggeri da non stancare le braccia ma al tempo stesso sufficientemente robusti per resistere a numerosi urti, e dotati di un sistema di regolazione della lunghezza fluido ma tenace una volta fissato. Unica nota negativa: la fascia giropolso di uno dei due bastoncini si è rotta all’altezza dell’attacco all’impugnatura; cosa strana visto che non utilizzo mai queste fasce, e che quindi si è rivelato un difetto di poco conto per il sottoscritto. Voto: 7.

 

Il Brutto

Le calze Sealskinz sono state la croce e delizia di almeno metà di questo thru-hike. Croce perché a fine giornata, dopo aver raccolto considerevoli campioni dell’ecosistema attraversato, risultava pressoché impossibile ricondurle ad uno stato di decenza. Delizia perché in grado di gestire perfettamente l’ingresso e l’uscita di acqua nella scarpa limitando enormemente le sensazioni di bagnato e di freddo. E come sempre ci accorgiamo del valore delle cose quando queste vengono meno. Un piccolo foro si è allargato ad una velocità impressionante, costringendomi a gettarle appena ne ho avuto l’occasione. Senza queste calze la sensazione di bagnato è risultata decisamente più duratura e fastidiosa, ma rimane il fatto che si sono rivelate troppo fragili. Voto: 5 ½ .

 

Ghette ottime, ma, problema comune con le ghette, la stringa sottoscarpa non ha resistito a lungo. Purtroppo una volta rotta questa cinghia, la ghetta diviene inutilizzabile. Ho un’idea per il prossimo thru-hike, ma ne parlerò più avanti. Comunque il voto è 4 ½ , perché avrei sperato durassero di più.

 

Come potete leggere da questo articolo, il mio vestiario per affrontare i guadi si basava in buona parte sull’uso di copripantaloni al posto di veri e propri pantaloni da trekking. Gli economici copripantaloni Quechua sembravano poter essere la scelta ideale. Ginestre spinose, cespugli, rocce e qualche scivolata di troppo li hanno ridotti letteralmente a brandelli. Per un po’ sono riuscito a proseguire rattoppandoli con ago e filo e nastro adesivo, ma a Ullapool sono finiti in un cestino, e sostituiti da degli equivalenti copripantaloni Regatta.

Forse dei copripantaloni come questi https://www.decathlon.it/sovrapantaloni-sci-di-fondo-uomo-neri-id_8369904.html#v2116446 sarebbero stati più utili. Vedremo in futuro.

Voto: 4.

 

Ecco la vera nota dolente dell’equipaggiamento utilizzato durante questo thru-hike. Sono stato tentato di eleggere questa borraccia a “Il Cattivo”, ma la realtà è che mi ha servito bene prima di iniziare a perdere. Il punto è che proprio non riesco a capacitarmi di come abbia potuto danneggiarsi al punto da perdere dal fondo. Non posso non pensare ad un difetto di fabbricazione. Peccato, una borraccia capiente ma compattabile da vuota, con un tappo pensato per rispondere efficacemente alle esigenze di un hiker. Per la delusione, per i soldi spesi, e per i disguidi provocati, un voto inclemente: 3.

 

Il Cattivo

  • Fortunatamente per questa volta non ho avuto dei veri “cattivi compagni di viaggio” nel mio equipaggiamento!

 

L’Inutile

  • Ramponcini

Prima di partire, memore dell’esperienza maturata nel tentativo di febbraio, avevo pensato di portare con me i ramponi da alpinismo, poi la mentalità da thru-hiker mi ha portato a preferire i ramponcini (lo sdegno degli alpinisti è giustificato). In ogni caso sono rimasti a fare da zavorra sul fondo zaino, non avendo incontrato ghiaccio sul terreno tale da giustificarne l’utilizzo.

 

  • Pantaloni in pile

Parte del mio vestiario per la notte, i pantaloni in pile sono rimasti nella sacca stagna, non avendo dovuto “combattere” con temperature così rigide da richiedere uno strato ulteriore oltre alla calzamaglia termica.

 

Ovviamente ci sono state altre cose che hanno avuto utilizzo limitato durante questo thru-hike, ma non posso includerle nella categoria “L’Inutile” perché quelle poche volte che le ho utilizzate erano davvero necessarie e fondamentali.

 

Per concludere questa breve rassegna non posso non fare un mea culpa relativo alle cose “scordate” a casa:

 

  • Crema solare

Ne sarebbe bastata davvero poca, magari in una minima confezione da campione omaggio, ma mi avrebbe evitato l’ustione solare (con tanto di bolle) su mani e orecchie.

  • Cappello

Ho una collezione di cappelli a falde larghe (tipo “jungle”) che sarebbero stati utili durante i giorni di sole. E invece ho optato per il solo passamontagna.

  • Crema cortisonica

Una crema contenente cortisone (solitamente nella forma di betametasone e associato ad un antibiotico, come la gentamicina) è solitamente parte integrante del mio kit medico. Purtroppo proprio questa volta che mi sarebbe stata particolarmente utile contro le bolle da ustione solare, è stata accidentalmente lasciata a casa.

Insomma avrete capito che, un po’ per mia sconsideratezza, un po’ per sfortuna, non ero adeguatamente preparato a giorni di sole intenso…e ne ho pagato le conseguenze!

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