8 marzo 2017 Comments (2) Equipaggiamento, Riflessioni, Riflessioni accessori vestiario, Riflessioni calzature

La strategia vincente per terreni acquitrinosi

Il tipo di calzatura da utilizzare durante un thru-hike rappresenta forse una delle scelte più difficili e discusse.

Dopo aver percorso l’Alta Via del Giura con ai piedi degli scarponi da montagna, ho deciso di orientarmi verso qualcos’altro. Ecco i principali motivi:

  1. nonostante siano costruiti in Gore-Tex, prima o poi l’acqua entrerà negli scarponi, ve lo garantisco;
  2. una volta bagnati, non è possibile asciugarli se non con l’uso di una fonte di calore esterna (una stufa ad esempio);
  3. provare ad asciugare gli scarponi mettendoli in prossimità di un fuoco da campo rischia di danneggiarli (si scollano);
  4. non è sempre possibile poter accendere un fuoco o avere una stufa a disposizione;
  5. durante la notte, quando la temperatura scendeva a diversi gradi sotto lo zero, gli scarponi si trasformavano in blocchi di ghiaccio, rendendo un’impresa il calzarli la mattina seguente (oltre ad essere un evento traumatico per lo sbalzo termico);
  6. procedere per giorni e per decine di chilometri con scarponi (e di conseguenza anche con calze) bagnati porta alla formazione di vesciche.

Oltre a tutti questi motivi è ormai noto il famoso rapporto 1:3, ovvero ad ogni chilo trasportato ai piedi corrispondono 3 chili trasportati sulle spalle. Questo vuol dire che avere calzature più leggere comporta un minor dispendio energetico, oltre a conferire una maggiore agilità.

Ispirandomi al grande thru-hiker Andrew Skurka, ho preso in considerazione l’uso di normali scarpe da ginnastica. La sua filosofia è la seguente: siccome so che mi bagnerò i piedi in un modo o nell’altro, preferisco una scarpa che si asciughi in fretta.

Il Cape Wrath Trail presentava inoltre un’altra sfida: i guadi. Numerosi, con una media di tre per tappa, rendevano impensabile il continuo togli-metti delle calzature durante il loro attraversamento. Oltretutto il 90% della traccia corre lungo terreni acquitrinosi o fangosi, rendendo l’intero trail un unico grande guado.

Ho quindi optato per questa combinazione:

  1. Scarpe Forclaz 500 Fresh Quechua
  2. Calzini in poliestere
  3. Calze impermeabili traspiranti Sealskinz
  4. Ghette girocaviglia

Le scarpe Forclaz 500 Fresh della Quechua sono scarpe da ginnastica molto leggere, con un buon carrarmato e, caratteristica fondamentale, completamente traforate. Vi sono aperture un po’ ovunque e anche la soletta, per altro di ottima qualità, presenta diversi fori. L’idea alla base di questa calzatura è che se l’acqua entra, può anche uscire. Si potrebbe utilizzarle direttamente con un paio di calze in poliestere, che una volta bagnate si asciugano rapidamente, ma ho deciso di associarvi l’uso di calze “speciali”. L’azienda Sealskinz produce calze teoricamente impermeabili, traspiranti e anti-vento. La speranza era di mantenere il piede asciutto anche a contatto con l’acqua. Al tutto ho aggiunto delle ghette girocaviglia, in modo da impedire a fango e detriti vari di penetrare nella scarpa.

Questi i risultati:

  1. camminata su strada battuta, sotto una pioggia intensa –> nessuna sensazione di bagnato;
  2. attraversamento occasionale di pozzanghere, scarpa parzialmente immersa nell’acqua –> nessuna sensazione di bagnato;
  3. cammino prolungato attraverso acquitrini –> bagnato!
  4. guado (acqua a livello del ginocchio o superiore) –> bagnato!

Test fallito dunque? Niente affatto. Nonostante la sensazione di bagnato in immersione faccia chiaramente capire che la calza sia più idrorepellente che realmente impermeabile, bastano pochi passi su terreno più asciutto per sentirsi nuovamente asciutti! Magia? Diciamo che la pressione del piede sulla calza favorisce l’espulsione dell’acqua, agevolata dalle aperture presenti nella scarpa. Ma funziona anche col solo calzino in poliestere? No, la sensazione di umido rimane. Quindi in qualche modo la calza “impermeabile” assorbe l’acqua dalla sotto-calza in poliestere e, agevolata dalla scarpa, la espelle durante l’azione motoria.

La morale della favola è che in 130 km con le peggiori condizioni meteorologiche immaginabili e lungo le lande più umide e bagnate che si possano incontrare, non ho avuto alcun problema di vesciche, e ogni mattina (nonostante temperature attorno allo zero) calze e scarpe erano solo leggermente umide.

Strategia vincente dunque per tutti quegli ambienti caratterizzati da un’elevata umidità. Nessun problema riscontrato? A dire il vero sì, e li trovate qui elencati:

  1. le scarpe, a causa della loro leggerezza, non sono indicate all’uso con zaini pesanti (non era il mio caso);
  2. non avendo alcun rinforzo in punta, le scarpe non conferiscono protezione dagli urti (niente vesciche ma un paio di unghie nere);
  3. l’attraversamento prolungato di terreni abbondantemente innevati e con temperature attorno ai -10°C tendono a far ghiacciare la calza impermeabile, causando sensazione di freddo.

Non abbiamo quindi raggiunto la perfezione, ma per i prossimi hike in Scozia e in Lapponia, questo sarà sicuramente l’equipaggiamento che porterò ai piedi!

2 Responses to La strategia vincente per terreni acquitrinosi

  1. Elias P. ha detto:

    Ciao Robin!
    Ho viso le tue foto su Juza.
    E ho subito dato un’occhiata al tuo sito.

    Mi piace molto questo articolo! Mi hai dato spunti per dei viaggetti che vorrei fare.
    Quindi ti ringrazio 😀

    Buona luce!

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