11 Febbraio 2017 Comments (4) Equipaggiamento, Guide alla scelta, Tende/Ripari

Riparo

Con il termine “riparo” (o ricovero) cerco di tradurre letteralmente il termine inglese “shelter” che bene racchiude tutti quei dispositivi che hanno la funzione di proteggere l’escursionista da agenti esterni come la pioggia, la neve, il vento e gli insetti. Il riparo più famoso è sicuramente la tenda, che può essere di diversa fattura e con molteplici caratteristiche, ma rientrano in questa categoria anche i tarp, i sacchi da bivacco, le soluzioni ibride e i ripari d’emergenza.

La valutazione di un riparo si basa sulle sue caratteristiche di trasportabilità (peso e ingombro da richiuso), sulla capacità di protezione dalle precipitazioni e dagli insetti, sulla resistenza al vento, sulle caratteristiche di traspirabilità e aerazione, sulla versatilità (adattabilità al terreno, alle condizioni ambientali e al numero di persone da riparare), sulla capacità di accogliere/proteggere il resto dell’equipaggiamento e sulla possibilità di cucinare al suo interno.

 

Tarp

Il tarp è fondamentalmente un telo idrorepellente. La creatività dell’escursionista e la conformazione del terreno scelto per campeggiare permettono di adattare il tarp a praticamente ogni tipo di esigenza e, quindi, di forma. Il tarp è un riparo molto amato dai thru-hiker, specialmente quelli americani (statunitensi e canadesi), predilezione in genere giustificata dalla tipologia e dall’abbondanza delle foreste in quella regione del mondo. Rispetto ad una tenda ultraleggera il tarp è solitamente meno pesante (<800 grammi), è molto più versatile e, se ben posizionato, conferisce una protezione dalle intemperie comparabile.

Creare un riparo con un tarp è generalmente un’operazione più lunga e complessa rispetto al montaggio di una tenda moderna e richiede molta pratica per padroneggiare le diverse tecniche di ancoraggio e disposizione del telo.

Il minor peso rispetto ad una tenda si basa sull’assenza di paleria (sebbene alcuni prodotti commerciali ne consiglino l’uso) che viene sostituita dai bastoncini da trekking o da rami e alberi, e dall’assenza di una camera interna o di un pavimento con zanzariera. Ovviamente è possibile comprare dei moduli pavimento-zanzariera da poter fissare internamente al tarp, ma a questo punto i vantaggi di peso ed ingombro rispetto ad una tenda ultra-leggera tendono a svanire.

I tarp si classificano principalmente in base alla forma e alle dimensioni. Ogni tarp ha poi caratteristiche differenti sia in termini di materiali usati che di fettucce o asole per favorire le operazioni di ancoraggio.

Nonostante io non sia un cultore del tarp, vi presenterò due alternative economiche e molto pratiche. Un numero molto maggiore di prodotti potrà essere facilmente trovato on-line, ma personalmente ritengo che non abbiano caratteristiche tali da giustificarne il prezzo o che non rappresentino soluzioni sufficientemente versatili.

 

Il DD Tarp 3x3m dell’azienda DD Hammocks è un tarp ideato inizialmente come riparo dalla pioggia e il vento da associare ad un’amaca. Sebbene sia il tarp più piccolo tra quelli venduti da questa azienda, il DD Tarp 3x3m permette, a seconda del tipo di conformazione datagli, di proteggere efficacemente dalle intemperie 3 persone, e di riparare da pioggia verticale anche 5 escursionisti. Per il thru-hiker solitario e creativo questo tarp può trasformarsi in una reggia per le notti più serene o in un riparo essenziale a 360° durante i temporali.

Ogni lato di questo tarp possiede 5 fettucce ad anello che semplificano le operazioni di ancoraggio e permettono una moltitudine di conformazioni, fornendo anche un riferimento preciso nel caso si voglia effettuare dei ripiegamenti simmetrici. Centralmente vi sono tre punti rinforzati ideali per il posizionamento dei bastoncini da trekking come paleria.

Sebbene non sia particolarmente leggero (poco meno di 800 grammi), questo tarp è molto robusto e impermeabile. Un ulteriore punto a suo favore è dato dalla sua elevata diffusione tra gli escursionisti e i fanatici del survival (sia per le sue caratteristiche che per il prezzo modesto), per cui è facile trovare tutorial gratuiti su come utilizzare questo tarp nelle situazioni e conformazioni più disparate.

 

Il Geertop 1-3 Person Ultralight Waterproof Tent Tarp Footprint, che per comodità chiamerò Geertop Tarp, è un prodotto interessante, ideato come pavimento per altri tarp o come protezione aggiuntiva da posizionare sotto alla tenda per limitarne l’usura.

Questi due scopi sono davvero riduttivi, in quanto questo telo può tranquillamente fungere da efficace riparo anche usato da solo, a patto si acquisti la versione più grande (210 x 180 cm). Questa versione pesa solo 200 grammi ed è sufficientemente ampia da poter essere ripiegata in un paio di conformazioni semplici ma in grado di fornire una buona protezione. Rispetto al DD Tarp 3x3m, essendo più compatto, il Geertop Tarp può essere usato anche come pratico e rapido riparo momentaneo, magari per proteggersi dalla pioggia o dal vento durante una pausa o mentre si cucina il pranzo. Un punto a sfavore del Geertop Tarp rispetto al DD è il minor numero di asole (solo a 4 vertici) e l’assenza di punti interni rinforzati. Queste limitazioni non sono però critiche dal punto di vista pratico, e la versatilità di questo telo è limitata unicamente dalle sue inferiori dimensioni. Nel tutorial “Geertop Tarp: modifiche per il thru-hiker pigro ma esigente” troverete dei suggerimenti su come modificare il vostro tarp facilmente e senza spendere una fortuna, in modo da trasformarlo in una specie di tenda monoposto ultraleggera ma confortevole!

 

Il tarp rappresenta quindi un ottimo investimento per il thru-hiker più spartano o per l’escursionista ultra-leggero. Personalmente lo ritengo poco adatto per escursioni in luoghi molto freddi, umidi, ventosi o soggetti a temporali violenti. La ridotta protezione dagli insetti (in assenza di una zanzariera accessoria) rendono il tarp poco adatto alle regioni che pullulano di insetti molesti durante il periodo estivo (circolo polare artico, Scozia, pascoli alpini, zone acquitrinose, etc). Indubbiamente crearsi il proprio riparo con un tarp dà molta soddisfazione, ma in principio saranno più le volte in cui sarete costretti a rivedere l’assetto del vostro riparo (magari anche durante un acquazzone) rispetto alle volte in cui vi sentirete davvero tranquilli e al sicuro.

Il mio consiglio spassionato è di associare l’uso di un tarp minimalista come il Geertop con un sacco da bivacco leggero, e di utilizzare questa combinazione come alternativa estiva superleggera alla tenda.

E’ bene tenere a mente che può essere molto divertente ingegnarsi per montare un tarp, ma che sotto un acquazzone o un violento temporale vorrete soltanto avere il riparo più veloce e semplice da montare.

 

Sacchi da bivacco

Il sacco da bivacco è una soluzione un po’ estrema, essendo fondamentalmente un sacco in cui ci si infila per proteggersi dalle intemperie. Si tratta di sacchi più o meno impermeabili e che garantiscono una buona protezione dal vento. Occupano generalmente uno spazio limitato al suolo e ancora di più se ripiegati nella loro custodia all’interno dello zaino. Esistono diversi modelli che differiscono principalmente nei materiali di costruzione e nella presenza o meno di paleria accessoria. Il peso può quindi variare enormemente, da meno di un etto a circa 2 chilogrammi.

I punti a sfavore di un sacco da bivacco sono molti se considerati come riparo indipendente:

  1. sono scomodi (la maggior parte dei sacchi da bivacco si afflosciano sul viso se predisposti per una protezione totale dalla pioggia);
  2. sono poco confortevoli e abitabili (in un sacco da bivacco potete solo infilarvi dentro e qualsiasi attività che vogliate fare all’infuori di dormire vi esporrà alla pioggia);
  3. sono inclini alla formazione di elevata quantità di condensa (la protezione dal vento e l’idrorepellenza del tessuto in mancanza di efficaci prese d’aria può creare spiacevoli situazioni di bagnato);
  4. sono generalmente poco durevoli (la formazione di condensa favorisce l’insorgenza di muffe e il contatto diretto col suolo li rendono soggetti agli strappi);
  5. non consentono di proteggere dalle intemperie la maggior parte dell’equipaggiamento (non c’è spazio sufficiente all’interno!);
  6. possono dare un senso di claustrofobia.

 

Messa in questi termini nessuno si azzarderebbe mai ad acquistare un sacco da bivacco, ma esistono situazioni in cui il sacco da bivacco è l’unico riparo davvero valido e fortunatamente esistono modelli che limitano le problematiche appena descritte.

Qui sotto presenterò solo i due tipi di sacco da bivacco che mi sento di consigliare. Questi due sacchi hanno caratteristiche e scopi d’utilizzo completamente differenti; esistono sacchi con caratteristiche intermedie ma che non li rendono più versatili, bensì meno performanti.

 

Outdoor Research Alpine Bivy

Outdoor Research è un’azienda statunitense che produce sacchi da bivacco (oltre ad alto materiale da outdoor) di qualità. I vari modelli sono tutti molto validi e con una comune struttura “a sarcofago”, differenziandosi principalmente per le caratteristiche relative al tessuto di cui sono composti e per minimi accorgimenti accessori.

L’Alpine Bivy è una via di mezzo tra i vari modelli.  Questo sacco è totalmente impermeabile e particolarmente robusto (tessuto in Gore-Tex). Il peso è piuttosto elevato, poco meno di 1 kg, ma occupa relativamente poco spazio da richiuso. L’accesso al sacco è data da una zip e oltre alla copertura impermeabile è possibile utilizzare una zanzariera all’altezza del viso, ideale per consentire una maggiore aerazione del sacco durante notti serene. L’Alpine Bivy è dotato di un palo a sezioni ripiegabili che permette al sacco di non ricadere sul viso una volta richiuso. Il palo non è autoportante, per cui se si vuole dare solidità alla struttura con l’accesso aperto sarà necessario fissare l’apposita asola sommitale ad un sostegno sulla verticale mediante un tirante (non fornito dal produttore, ma un cordino in paracord andrà benissimo). Altre asole sono presenti alle estremità inferiori del sacco, consentendo di ancorarlo saldamente al suolo. Al suo interno è sufficientemente spazioso per inserirvi un materassino (anche gonfiabile) e un sacco a pelo. La cupola fornita dal palo consente di limitare la sensazione di claustrofobia tipica dei sacchi da bivacco e permette anche di leggere da distesi! E’ un prodotto costoso, circa 200 euro, a cui solitamente vanno aggiunti circa 50 euro di spese di spedizione e tasse doganali. Consiglio questo sacco come complemento di un comodo riparo “estivo” (una tenda 3-stagioni ad esempio) e come alternativa all’acquisto di una tenda invernale. Il suo reale valore emerge però durante avventurose escursioni in ambienti montani caratterizzati da clima rigido, venti forti, spazi troppo limitati o terreni troppo duri per l’allestimento di una tenda. Si tratta probabilmente della soluzione più confortevole in situazioni ad alto rischio. E’ possibile associare il suo utilizzo a quello di un tarp minimalista, come può essere il Geertop Tarp, per riparare dalle intemperie l’attrezzatura e creare un sito di bivacco più vivibile, ma si perderebbe il vantaggio in termini di peso rispetto ad una buona tenda invernale superleggera.

 

SOL Escape Bivy

La SOL (Survive Outdoor Longer) è un’altra azienda statunitense specializzata nella creazione di kit di pronto soccorso ed equipaggiamento di emergenza per sopravvivere all’aperto. Tra i diversi prodotti interessanti (vi è anche un tarp con caratteristiche simili al Geertop, ma con alcuni pro e diversi contro), un posto di riguardo lo ottiene l’Escape Bivy. Questo sacco da bivacco è molto leggero (240 grammi) e occupa un volume estremamente ridotto una volta ripiegato nel suo sacco. Il materiale di cui è composto è dichiarato come impermeabile e “traspirante” (ma io persevero nella mia generica riluttanza nel credere all’esistenza di un qualsiasi tessuto davvero impermeabile e allo stesso tempo traspirante). Lo strato interno permette una efficace riflessione del calore (esattamente come le coperte termiche di sopravvivenza), rendendolo utilizzabile anche in condizioni di freddo intenso (in presenza di un adeguato sacco a pelo e di indumenti idonei). Rispetto al OR Alpine Bivy conferisce una minor protezione dalle intemperie (non è completamente richiudibile, rimane un”buco” per il viso, indispensabile per non soffocare!), è meno robusto e durevole.

A mio avviso risulta particolarmente indicato per essere usato associato ad un tarp o a una tenda-tarp. Si avrebbe così un buon riparo ad un peso limitato (da 500 a 1000 grammi circa, a seconda del tarp), perfetto per lunghi hike in condizioni climatiche non troppo rigide. Un sacco da bivacco con caratteristiche simili è venduto anche dalla Ferrino e da altre aziende di materiale outdoor.

 

Ripari ibridi

Ho definito col termine “ripari ibridi” tutti quei ripari che presentano caratteristiche intermedie tra i ripari più classici. In alcuni casi queste soluzioni “creative” portano dei reali vantaggi, altre volte i vantaggi sono di gran lunga superati dagli svantaggi.

 

  1. Tende da bivacco: si tratta di sacchi da bivacco con un sistema di paleria, solitamente da 2 a 4 pali, che conferisce al sacco una struttura simile a quella di una tenda monoposto. Non sono confortevoli come una buona tenda monoposto né leggere come come un sacco da bivacco standard. In questa categoria troviamo prodotti come la Ferrino Bivy Tent e la Snugpack Stratosphere Tent. Un’interessante rivisitazione è rappresentata dalla Nemo Gogo Elite, in cui la paleria è stata sostituita da una camera d’aria facilmente gonfiabile! Il prezzo, più di 400 euro, la rende però assai meno interessante…
  2. Tende-Tarp: le tende-tarp, conosciute anche con il più complicato nome di “Tarp piramidale con pavimento”, sono interessanti prodotti che dovrebbero essere accuratamente valutati dal novello Thru-hiker. Si tratta di tarp di forma già impostata (un po’ come il telo esterno di una tenda) che per essere montato necessita solo di picchetti e di bastoncini da trekking. A questo tarp si associa (solitamente inclusa nel pacchetto) una camera interna dotata di pavimento e zanzariera, molto simile al telo interno di una comune tenda a due teli. Il vantaggio rispetto al tarp è dato dalla presenza di una zanzariera dotata di un pavimento e dalla maggiore velocità di montaggio. Sono però molto meno versatili e hanno un peso maggiore. Rispetto ad una tenda il vantaggio principale è dato dall’assenza di paleria (necessari però bastoncini da trekking regolabili in altezza), rendendo le tende-tarp generalmente più leggere di classiche 3-stagioni. Le aziende americane Tarptent e Zpacks producono alcuni tipi di tende-tarp di grande qualità e peso ridotto. Il loro costo è elevato ed è necessario importarle dagli Stati Uniti. Tra i modelli più apprezzati troviamo la Tarptent Notch (800 g per circa 300 euro) e la Zpacks Hexamid Twin Tent (400 g per 530 euro). Un’economica e interessante alternativa è rappresentata dalla Geertop 1-person 3-season 20D Ultralight Pyramid Backpacking Tent (sì, questa azienda deve proprio rivedere i nomi dei suoi prodotti!). Per un peso totale di meno di 1 kg (980 grammi) che include telo esterno, telo interno, tiranti, picchetti e sacca di compressione, ed un prezzo di listino di 140 euro (ma è possibile trovarla in Amazon a 90 euro), si ha una tenda relativamente spaziosa e in qualche modo più versatile rispetto a prodotti simili; è infatti possibile acquistare separatamente solo il telo esterno o la camera interna. Questo permette di associare la camera interna ad un tarp più leggero o performante, oppure di sfruttare il telo esterno come tarp piramidale indipendente, magari associandolo ad un sacco da bivacco leggero. Il telo esterno può essere posizionato utilizzando come supporto uno solo od entrambi i bastoncini da trekking. Usando un solo bastoncino da trekking lo spazio abitabile aumenta e risulta sufficiente per ospitare comodamente due persone. Questa tenda-tarp Geertop è quindi una interessante alternativa alle solite tende 3-stagioni, fornendo una superiore versatilità che sarà un vantaggio notevole nella preparazione del vostro equipaggiamento per diversi thru-hike. Consigliata.
  3. Tende-Poncho e Poncho-Tarp: come il nome lascia suggerire si tratta di poncho che possono essere adattati ad uso di riparo fisso. Solitamente non sono né buoni poncho, né buoni ripari. Un classico poncho-tarp possiede delle asole e degli strap che permettono di convertirlo rapidamente in un telo rettangolare di piccole dimensioni (solitamente 220 x 150 cm). Le tende-poncho sono più rare e in questo caso il poncho funge da telo esterno di una testa monoposto a due teli. Un esempio di una tenda-poncho è dato dal Columbus Poncho Tent Pro. Di poncho-tarp ve ne sono molti, specie nel competitivo mercato americano, segnalo il GoLite Ultra-Lite Poncho/Tarp e il Sea-to-Summit Ultra-Sil Nano Tarp-Poncho. Se vi piacciono i poncho e pensate di incontrare poco vento durante il vostro hike questi prodotti potrebbero farvi risparmiare qualche etto nel vostro bagaglio. Molto interessante il Six Moon Designs Gatewood Cape: si tratta di uno strano poncho-tarp-tent! Definito come “cape”, mantellina, ha una vestibilità migliore rispetto ai più svolazzanti poncho. Con l’ausilio di un bastoncino da trekking e di qualche tirante e picchetto si trasforma in un tarp piramidale a cui è possibile associare una zanzariera con pavimento. Con circa 250 euro (comprensivi di poncho e di zanzariera con pavimento) ci si porta a casa un buon riparo sia mobile che fisso ad un competitivo peso di circa 800 grammi. Sebbene non abbia potuto testarlo le recensioni on-line sembrano ottime e quindi potrebbe trattarsi di un buon investimento!

 

Ripari d’emergenza

In questa categoria rientrano quei dispositivi nati con lo scopo di proteggere momentaneamente l’escursionista da condizioni metereologiche avverse. Normalmente i ripari d’emergenza sono leggeri e compatti, il che li rende utilissimi nel caso si affrontino escursioni giornaliere che non dovrebbero comportare bivacchi notturni o se si vuole una protezione momentanea, magari per riposarsi durante una lunga marcia o per mangiare qualcosa al riparo da pioggia e vento.

 

  1. Coperta termica: le coperte termiche (o coperte di sopravvivenza) sono i più semplici ripari d’emergenza. Si tratta di sottili fogli di plastica in grado di riflettere il calore. I più semplici sono uniformemente argentati e non hanno quindi una vera direzionalità di utilizzo. Vi sono poi coperte termiche con un lato argentato, utile a mantenere il calore corporeo, e uno dorato o colorato, da usare nel caso si voglia respingere il calore esterno (ad esempio nel deserto). Con questi materiali possono essere creati anche tende, tarp e sacchi da bivacco. Una coperta termica può essere usata semplicemente avvolgendosela attorno, ma può anche essere usata come fosse un piccolo tarp, facendo attenzione a non strapparla. Si può anche utilizzare come pavimento per un tarp, come isolante accessorio all’interno di una tenda o al di sotto del suo pavimento, o avvolta attorno al sacco a pelo per migliorarne le prestazioni termiche. Può essere inoltre utilizzata durante il giorno per segnalare la propria posizione (ad esempio a dei soccorritori) in quanto risulta ben visibile riflettendo i raggi solari, come schermo dal vento per un fornellino o per “indirizzare” il calore di un fuoco da campo. Una coperta termica pesa meno di 100 grammi, occupa uno spazio minimo nello zaino, può essere riutilizzata più volte, costa pochi euro e vista la sua incredibile versatilità dovrebbe far parte di ogni set da viaggio.
  2. Tenda da sopravvivenza: ovviamente non si tratta di una vera tenda, ma piuttosto di una coperta termica a forma di prisma triangolare a cui si associa l’uso di un cordino di nylon per mantenere sollevato un vertice. Il cordino può essere legato a degli alberi o anche ai bastoncini da trekking. Conferisce una maggiore protezione rispetto ad una semplice coperta termica, ma è meno versatile. Pesa meno di 200 grammi e si può acquistare per meno di 20 euro. A mio avviso si tratta di un riparo utile nel caso si voglia provare a dormire in una situazione d’emergenza, ma non deve essere assolutamente considerata come primo “riparo” durante un’escursione di più giorni.
  3. Storm shelter: noto anche come “bothy bag” (sacco-rifugio), preferisco utilizzare il nome inglese in quanto il termine “riparo da tempesta” difficilmente porterebbe alla mente questo riparo che è di comune utilizzo nei paesi nordici, mentre da noi è, purtroppo, pressoché sconosciuto. Fondamentalmente uno storm shelter è un grande sacco impermeabile. Sono solitamente presenti uno o due bocchettoni che fungono da presa d’aria e che possono essere chiusi mediante un apposito cordino; una finestrella di nylon trasparente permette di guardare all’esterno del sacco ed è presente un ulteriore cordino per chiudere il sacco nella parte inferiore. Questo sacco è progettato per ospitare da 2 a 20 (!) persone, a seconda del modello. Il suo utilizzo è semplice e immediato: ci si infila dentro e, una volta seduti, le persone stesse fungeranno da sostegni per il sacco. Uno storm shelter è lo strumento ideale per ripararsi momentaneamente dal vento o dalla pioggia e permette di trattenere, almeno inizialmente, buona parte del calore corporeo. Il peso è attorno ai 300 grammi ed il costo si aggira attorno ai 30 euro. Personalmente lo ritengo molto utile, in particolare durante escursioni invernali in cui il vento gelido può risultare un vero supplizio durante una sosta. Può essere utilizzato anche da una singola persona con minimi accorgimenti: se avete uno zaino grande e stabile può facilmente fungere da seconda persona, sostenendo così un lato del sacco, altrimenti la medesima funzione può essere svolta dai bastoncini da trekking. Con un po’ di ingegno e fantasia lo si può adattare anche come riparo per la notte. Per quanto non sia consigliabile, l’ho utilizzato anche per cucinarvi all’interno stando al riparo da pioggia e vento. Si tratta sicuramente di un accessorio da includere nel proprio equipaggiamento durante hike in luoghi esposti al freddo o alle intemperie.

 

Consigli per la scelta del riparo

Indipendentemente dai modelli precedentemente consigliati, ecco una semplice linea-guida per la scelta del riparo ideale a seconda del livello o del budget. Sebbene il peso del riparo sembra andare di pari passo con il livello del thru-hiker, in realtà il vero parallelismo è tra quest’ultimo e il livello di comodità, facilità di allestimento e protezione del riparo che, solitamente, migliora all’aumentare del peso.

 

TH principiante → tenda 2-teli, 3-stagioni, peso <2500 grammi;

TH intermedio → tarp-tent (peso <1500 grammi)

TH esperto → tarp + sacco da bivacco (peso 800 – 1500 grammi)

TH minimalista → tarp piccolo + sacco da bivacco d’emergenza / tarp grande / sacco da bivacco (peso 400 – 800 grammi)

TH ultra-minimalista (o folle!) → tarp piccolo / riparo d’emergenza (peso <400 grammi)

 

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Fascia 0 – 50 euro → tenda (peso >2500 grammi, qualità bassa) / tarp (anche di buona qualità)

Fascia 51 – 150 euro → tenda (peso >1500 grammi, qualità media) / tarp-tent / tarp

Fascia 151 – 300 euro → tenda leggera (peso <1500 grammi, qualità molto buona) / diversi tipi di ripari ibridi / sacco da bivacco / tarp (rapporto qualità/peso altissimo)

Fascia +300 euro → tenda ultraleggera o tenda “lusso” / ripari ibridi (elevata qualità)

 

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Il mio consiglio, nel momento in cui si decidesse di dedicarsi frequentemente al thru-hiking o al trekking, è di possedere una buona tenda 2-posti, 2-teli, 4-stagioni che pesi meno di 2 kg, un tarp e un sacco da bivacco d’emergenza. Con meno di 250 euro avrete la possibilità di avere il riparo adatto per la quasi totalità degli itinerari nella maggior parte delle condizioni climatiche, oscillando tra i 300 e i 2000 grammi di peso a seconda dell’esigenza.

4 Responses to Riparo

  1. Massimo ha detto:

    Ciao, ho appena comprato su amazon un riparo d’emergenza a 20 euro e vorrei provarlo vicino casa per un paio di notti col sacco a pelo e lo zaino. Spero non si formi troppa condensa…
    Ho letto sopra che tu lo utilizzeresti con un tarp piccolo, ma in che modo?

    • Robin Targon ha detto:

      Ciao Massimo, se con riparo d’emergenza intendi un sacco da bivacco (sicuramente sperimenterai condensa se hai speso solo 20 euro, ma d’estate raramente la condensa è tale da essere un problema) allora consiglio di usarlo assieme a un tarp picchettato come A-frame o comunque che protegga la zona della testa dalla pioggia e che crei una zona in cui poter cucinare.

  2. Massimo Michelini ha detto:

    Ciao Robin, intendevo un bothy bag. Mi è arrivato e mi sembra ben fatto. Ci hai mai dormito dentro col sacco a pelo, magari tenendolo sollevato con i bastoncini da trekking?

    • Robin Targon ha detto:

      Massimo, il bothy bag va bene in caso d’emergenza. Un bothy bag da 2-3 persone può essere usato come shelter con bastoncini e tiranti, ma risulta corto e sicuramente poco confortevole! Diciamo che non penserei mai di farci un trekking da più giorni!

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