25 ottobre 2018 Comments (0) Equipaggiamento, Recensioni, Recensioni Ripari

Sacco da bivacco Outdoor Research Alpine Bivy

Un sacco da bivacco è un riparo minimalista che, a seconda dei modelli, può variare in complessità da un banale sacco impermeabile a una struttura riconducibile a quella di una tenda. Il sacco da bivacco Alpine Bivy di Outdoor Research è un prodotto a sé stante, ideato per uno scopo ben preciso, differente sia da quello delle bivy-tent che da quello dei sacchi da bivacco d’emergenza.

Partiamo dal materiale: l’Alpine Bivy è costituito quasi interamente di Gore-Tex. Chi mi conosce e segue questa pagina web conoscerà lo scarso amore che nutro per questo materiale (le motivazioni sono spiegate in quest’altro articolo), ma nel contesto d’utilizzo dell’Alpine Bivy è probabilmente il tessuto ideale.

Ma insomma, qual è l’applicazione ideale per l’Alpine Bivy? Come il nome suggerisce, questo sacco da bivacco è stato ideato per l’alpinismo e oserei dire per l’alpinismo veloce in ambienti difficili. L’idea è quella di avere un riparo leggero, con un set-up semplice se non immediato, e che fornisca il massimo della protezione dalle intemperie. Nell’ottica degli alpinisti a cui questo prodotto è indirizzato vi è il raggiungimento in giornata della vetta, senza dover bivaccare in parete, ma se questo non fosse possibile a causa di inattesi cambiamenti meteorologici, ecco che l’Alpine Bivy diviene provvidenziale.

Rispetto ad altri sacchi da bivacco, le dimensioni sono più generose e l’uso (opzionale) di un paletto ripiegabile permette il sollevamento del sacco a livello di testa e petto, evitando così la spiacevole sensazione di avere l’intero sacco collassato su di noi. L’apertura si trova a livello dell’area testa ed è dotata di una doppia zip: è infatti possibile tenere il sacco completamente chiuso (per la massima protezione) o avere solo una zanzariera a proteggere l’ingresso (da usare solo in caso di bel tempo). Due asole a livello dei piedi e tre asole a livello dell’entrata possono essere utilizzate per ancorare il sacco al terreno, un’opzione decisamente importante se si è costretti a bivaccare su cenge esposte! Chi volesse ridurre il peso trasportato lasciando a casa il paletto ripiegabile ma non volesse il telo del sacco contro il viso può sfruttare una piccola asola posta in corrispondenza della verticale della guaina in cui viene fatto passare il paletto per legarvi l’estremità di un cordino. L’altra estremità può essere legata ad un arbusto, ad un ramo o a una roccia soprastante il sacco da bivacco.

  • Alpine Bivy chiuso
  • Alpine Bivy con zanzariera
  • Robin nell'Alpine Bivy

Come ho già accennato lo spazio interno è ampio per essere un sacco da bivacco e consente di usare all’interno qualsiasi tipo di materassino gonfiabile monoposto, lasciando ancora spazio per tenere a portata di mano qualche oggetto di piccole dimensioni.

Il peso effettivo è di circa 900 grammi, tanti per essere un sacco da bivacco, pochi per essere un riparo adatto anche all’uso invernale.

Sebbene più di qualcuno utilizzi questo sacco da bivacco (o altri modelli della stessa azienda) nella pratica del thru-hiking, spesso associandolo all’uso di un piccolo tarp che possa fungere da veranda, questo prodotto è specificamente pensato per l’uso alpinistico e a mio avviso non è adatto per il trekking. Le motivazioni sono le seguenti:

  1. scomodità –> passare tante notti dentro a una “bara” non è piacevole e in condizioni meteo avverse non è possibile cucinarvi all’interno, sedersi o sgranchire gli arti.
  2. scarsa ventilazione –> nonostante il Gore-Tex sia traspirante, la sua permeabilità è limitata. Alla lunga l’assenza di un’efficiente ventilazione può portare ad una costante umidità interna che, oltre ad essere fastidiosa, può causare l’insorgenza di muffe (specialmente nella foot-box).
  3. nessun vero vantaggio rispetto ad alternative più leggere –> difficilmente in un trekking s’incontrano le stesse condizioni atmosferiche in cui si può imbattere un alpinista in alta quota. Una bivy-tent in nylon può servire ugualmente bene pesando meno.

Gli unici thru-hike in cui potrebbe avere senso il suo utilizzo sono le route d’alta quota (anche alcune Alte Vie) in cui è difficile trovare punti adatti per picchettare una tenda e in cui le condizioni atmosferiche possono essere davvero inclementi.

Rispetto a qualsiasi tenda, un sacco da bivacco come l’Alpine Bivy ha una resistenza al vento impareggiabile e il set-up è praticamente istantaneo (un paio di minuti in più se si picchettano le asole e se si utilizza il paletto come sostegno).

Il prezzo è davvero elevato: quasi 300 euro dal rivenditore più economico on-line, pochi euro in più su Amazon.

Ho testato l’Alpine Bivy in singole escursioni da due giorni (una notte di bivacco) sulle Alpi e, sebbene non abbia constatato reali problemi, ho sperimentato una leggera formazione di condensa quando la temperatura esterna è scesa sotto i -5°C. Il sacco mi è arrivato con il paletto troppo lungo per poter essere accomodato nella guaina. L’Outdoor Research offre una garanzia a vita e avrebbero provveduto a sostituirmi il prodotto, a patto che pagassi le spese di spedizione. Spendere circa 40 euro per 1 cm extra di paletto mi è sembrato una follia, così ho provveduto a segare il materiale in eccesso risolvendo il problema. Per tenere solo la zanzariera a protezione del viso è necessario avvolgere il telo superiore sul paletto di sostegno: il sistema è però poco pratico, poco stabile e funzionale. Sicuramente questo si tratta di un aspetto da sistemare per Outdoor Research.

In conclusione l’Outdoor Research Alpine Bivy potrebbe essere un pezzo importante dell’equipaggiamento di ogni entusiasta del mondo outdoor, ma il prezzo elevato lo rende sicuramente accessibile solo ad un pubblico elitario.

Mattina sul gruppo del Fumante-Obante (Piccole Dolomiti) con il sacco da bivacco Outdoor Research Alpine Bivy

Leggerezza: 55%

Protezione: 95%

Ingombro: 55%

Durabilità: 95%

Versatilità: 40%

Prezzo: 20%

Il rating è stilato rispetto ad altri sacchi da bivacco

Total Score 60%

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