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21 maggio 2017 Comments (0) Equipaggiamento, Novità, Riflessioni

La strategia vincente per terreni acquitrinosi. Parte 2°

Nel precedente articolo mi ero focalizzato su di una combinazione di calzature, calze e accessori (ghette) per affrontare in sicurezza un thru-hike attraverso regioni in cui sia particolarmente facile bagnarsi: torbiere, acquitrini, o percorsi che richiedano numerosi guadi.

Nonostante il successo nella scelta del tipo di calzatura, la prima esperienza (fallimentare) sul Cape Wrath Trail in febbraio aveva portato a galla (considerata la quantità d’acqua, mai modo di dire è stato più azzeccato) altri problemi:

 

  • i pantaloni da trekking si bagnano durante i guadi e non è semplice asciugarli o, perlomeno, non è possibile asciugarli ogni giorno;
  • la pioggia incessante per giorni interi ha evidenziato cosa è impermeabile e cosa non lo è;
  • le giacche impermeabili non proteggono il viso in modo sufficiente, per cui l’acqua arriverà a bagnare anche gli strati sottostanti.

 

Questi tre problemi, presi assieme, possono portare a rischi seri per la salute se vi associamo anche temperature rigide o gelate improvvise.

Rabbrividisco ancora al ricordo di come scesi dalla Forcan Ridge, con i vestiti ghiacciati sulla pelle.

 

Per risolvere il primo problema, quello relativo ai pantaloni, ho deciso semplicemente di non portarli! No, non sono andato in giro in mutande!

Anche in questo caso ho puntato sulla modularità:

 

  1. calzamaglia → in poliestere, conferisce un qualche tipo d’isolamento termico e, una volta bagnata, si asciuga velocemente col calore corporeo semplicemente indossandola;
  2. sovrapantaloni → i sovrapantaloni prendono il posto dei pantaloni da trekking, assicurando protezione dagli agenti naturali (cespugli, precipitazioni, vento) e asciugandosi in un batter d’occhio se bagnati.

 

Il sistema ha funzionato molto bene, minato unicamente dall’eccessiva fragilità dei sovrapantaloni. Un’idea potrebbe essere quella di procurarsi dei sovrapantaloni di qualità superiori (e più costosi), come quelli utilizzati per lo sci da fondo o per la caccia.

Dovete immaginare che nella maggior parte dei guadi l’acqua ha superato il livello delle ginocchia, e in alcuni casi anche la cintola.

Per evitare di “congelarsi” il trucco è di continuare a camminare, se non accelerare, subito dopo aver superato il guado; consumerete calorie, spese nel tentativo del corpo di riscaldarsi combattendo il raffreddamento indotto dall’acqua sui vestiti, ma in pochi minuti la combinazione calzamaglia + sovrapantaloni sarà sufficientemente asciutta da farvi scordare il disagio.

Nel caso in cui ipotizzate di trovare temperature più rigide si possono fare i seguenti accorgimenti: sostituire la calzamaglia in poliestere con una in lana merinos (molto più costosa) e/o aggiungere un ulteriore strato intermedio (un’altra calzamaglia termica).

Qualora stessimo parlando di temperature MOLTO rigide, tipo quelle caratteristiche degli inverni artici, presumibilmente i corsi d’acqua saranno ghiacciati, non avrete il problema dei guadi e potrete usare tutti gli strati termici (piumini compresi) che volete, in quanto avrete da combattere solo con la neve.

Il secondo problema che era emerso era relativo all’impermeabilità effettiva delle cosiddette “sacche stagne”. Non mi riferisco alle sacche di poliuretano usate nei kayak (troppo pesanti e ingombranti per l’uso durante un thru-hike), ma alle cosiddette “dry-bag”, solitamente in nylon, poliestere o poliammide impregnate di silicone.

 

  1. Sacche impermeabili per vestiti Quechuanon mi aspettavo fossero stagne, a causa del sistema di chiusura, ma si sono rivelate anche non impermeabili. A contatto col tessuto bagnato dello zaino hanno lasciato entrare l’acqua. E questo è successo per tutte e tre le sacche.
  2. Zaino Arpenaz Ultracompact 20L Quechua → si tratta di uno zaino idrorepellente, sebbene dichiarato impermeabile, e ha presentato gli stessi problemi descritti per le sacche Quechua.
  3. Dry bag Meru (fuori produzione) → possiedo due sacche impermeabili Meru attualmente fuori produzione. Stesso litraggio (15 litri), ma peso differente. Quella più leggera ha fatto passare l’acqua, quella più pesante no.

 

Anche singoli sacchetti di plastica (sia quelli ad alto litraggio usati per la spazzatura, sia quelli più piccoli e trasparenti per conservare alimenti in freezer) non avevano superato il test intensivo di 8 giorni di tempesta lungo le Highlands scozzesi.

 

La soluzione escogitata per risolvere questi problemi è stata di sostituire le sacche stagne deludenti con tre sacche di diverso litraggio della Sea to Summit. Queste sacche, prodotte in Cordura e impregnate con spray siliconico, sono estremamente leggere, resistenti e, purtroppo, costose. In ogni caso si sono rivelate un acquisto azzeccato, proteggendo efficientemente il loro contenuto dall’acqua, sebbene le condizioni incontrate sul cammino fossero state meno dure di quelle precedentemente vissute a febbraio.

 

La stessa azienda mi ha fornito uno zaino ultracompatto analogo a quello della Quechua, ma fabbricato in Cordura e quindi ancora più leggero. Anche in questo caso alla prova dei fatti si è dimostrato realmente impermeabile, perlomeno alla pioggia e al contatto col terreno bagnato.

 

Per quanto riguarda i sacchetti di plastica ho optato semplicemente per raddoppiarne il numero, e la presenza di due strati anziché uno solo ha fatto la differenza. Tenetene conto.

 

Il terzo e ultimo problema riscontrato in febbraio riguardava l’infiltrazione dell’acqua negli strati di vestiario sottostanti, nonostante indossassi una buona giacca impermeabile.

A questo problema non vi è un vero rimedio: se vi trovate a camminare contro vento durante un nubifragio l’acqua troverà il modo di raggiungere la vostra cute.

Un palliativo è dato però dal tipo di vestiario indossato, in particolar modo l’intimo.

Indossate una maglia in lana merinos, e magari un passamontagna dello stesso materiale.

Rispetto al poliestere la lana merinos mantiene una certa capacità d’isolamento termico anche da bagnata. Si asciuga più lentamente del poliestere, è vero, ma vi permetterà di non congelarvi nei passi innevati di montagna.

Sopra l’intimo in lana merinos e sotto alla giacca impermeabile puntate su una buona giacca softshell; queste giacche uniscono una superficie idrorepellente (che ritarderà l’ingresso all’acqua) con strati interni isolanti in materiale sintetico. Anche in questo caso, l’isolante sintetico da bagnato ha un potere d’isolamento termico maggiore di un altro isolante (ad esempio le piume d’oca) nelle stesse condizioni.

 

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