9 marzo 2017 Comments (0) Capitolo 2: Kungsleden, Novità

Paragrafo 1: “L’infinita gioia di essere soli”

7 settembre 2016

 

Sibilano le betulle scosse dalle raffiche di vento. Il fragore del fiume che scorre limpido e freddo attraverso questa strana “savana boreale” è quasi completamente oscurato dal frusciare delle foglie e dei rami. Grazie allo stesso vento il sole ha vinto la battaglia con la coltre scura e uniforme delle nuvole che si allontana a celare le montagne.

Durante tutta la mattinata, fradicio di pioggia e infreddolito dalle raffiche di vento, ho continuato ad alzare gli occhi al cielo, sperando in un po’ di luce, in un qualche segno di bel tempo.

Incido un pezzo di legno mentre seminudo mi godo il calore dei raggi sulla pelle. Mi trovo sull’uscio di uno splendido shelter di legno: una vecchia stufa, due panche, un tavolo e un palco di renna sullo stipite; è l’invidiabile ricetta del comfort in questa parte del mondo. Il telo superiore della tenda, steso ad asciugare, si gonfia al vento come la vela di una nave. L’intera capanna vibra sotto le raffiche di vento, ancorata al suolo da solidi tiranti di metallo.

Sarà casa mia per le prossime diciotto ore.

Poggio il bullroarer appena abbozzato e conficco il coltello in un’asse: è tempo di una bella rinfrescata. E’ strano ma piacevole camminare scalzi sul soffice terreno ancora umido. Mi spoglio completamente e con una certa diffidenza abbandono la sicura riva in favore della corrente. Il contatto con l’acqua gelida del fiume mi fa sgranare gli occhi. Avanzo ancora vacillando in equilibrio precario tra i ciottoli lisci del fondale fino a raggiungere il centro dell’ampio torrente, dove il livello dell’acqua è più alto. “Sii uomo” mi ripeto mentre cerco il coraggio per immergermi. Non ho più di una settantina di centimetri di colonna d’acqua a disposizione, per cui provo a sedermi sul fondale. Il freddo intenso dell’acqua mi toglie per un attimo il fiato, ma è sopportabile e il sole splendente rende più semplice e veloce l’adattamento alla temperatura. Pochi minuti sono comunque sufficienti per sentire le dita pizzicare e diventare bianche e insensibili. Esco dall’acqua e nei pochi passi necessari a raggiungere la capanna il sole mi ha già asciugato. E’ incredibile come solo un paio di ore prima la temperatura fosse vicina allo zero.

“Cavolo, avevo lasciato la porta aperta!” a questo pensiero faccio immediatamente seguire un sorriso. Non c’è un’anima nel raggio di chilometri. E probabilmente nessuno raggiungerà questo piccolo rifugio in riva al fiume prima di qualche giorno.

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