31 gennaio 2018 Comments (0) Novità

Accessori cucina

In questa sezione esamineremo tutto l’occorrente per cucinare e nutrirsi durante un thru-hike. Passeremo in rassegna i diversi sistemi di cottura, le tipologie di stoviglie e posate più utili al thru-hiker, i sistemi d’idratazione, ed infine parleremo brevemente dei sistemi di accensione del fuoco, essenziali sia nel caso si utilizzi un fornellino da campeggio, sia che si cucini su fiamma o braci di un falò.

Indice

Sistema di cottura

Uno degli aspetti più problematici per un thru-hiker è l’alimentazione. Le scelte di cosa mangiare e come mangiare si ripercuotono pesantemente sul carico da trasportare.

Alcuni escursionisti si affidano a cibi secchi, che non necessitino di cottura. Questo permette loro di risparmiare diverso peso, in quanto non devono trasportare alcun tipo di fornello, pentola e combustibile, ma può rappresentare una scelta rischiosa in climi freddi; del cibo caldo facilita la termoregolazione, aiutando il corpo nella sua lotta contro il raffreddamento causato dalla temperatura esterna. Il cibo caldo aiuta inoltre a mantenere alto il morale, cosa da non poco conto durante un hike di molti giorni, specie se condotto in solitaria.

Altri hiker complementano la loro alimentazione con cibi caldi cucinando su fiamma o braci prodotte dalla combustione di legname o altro materiale infiammabile reperito lungo il percorso. Questa strategia consente loro di dotarsi unicamente di una pentola, evitando il peso di fornellino e combustibile, ma presenta diverse problematiche; in primo luogo vi sono regioni in cui è estremamente difficile trovare materiale adatto all’accensione di un falò (ad esempio la tundra, regioni montuose d’alta quota, i deserti, etc.) o in cui le condizioni metereologiche non lo consentino (regioni molto umide, fredde e piovose possono rendere impossibile l’accensione e il mantenimento di un fuoco utile a cucinare un pasto). L’altro contro di questa strategia è prevalentemente di tipo etico: in molti ambienti il legname è scarso e la sua macerazione è parte essenziale dell’equilibrio di quell’ecosistema. La sua combustione può recare gravi danni alla fauna e alla flora di quell’habitat.

E’ bene inoltre ricordare che l’accensione di un fuoco richiede lavoro e attenzione al fine di mantenerlo sotto controllo.

La scelta più comune tra gli escursionisti di tutto il mondo è quindi quella di dotarsi di un sistema indipendente per la cottura del proprio cibo. I thru-hiker tenderanno ad orientarsi verso la soluzione più leggera, sebbene non sia sempre facile determinare quale sia la soluzione più indicata.

Fornellini a gas

I fornellini a gas sono probabilmente i più comuni sistemi di cottura tra gli escursionisti. Necessitano di una bombola di gas infiammabile (solitamente una miscela di propano e butano) che sia compatibile con il fornellino stesso. La forma, il peso e le prestazioni dei fornellini a gas variano sensibilmente da un modello all’altro, ma sostanzialmente il loro successo è dato dalla semplicità di utilizzo e dalla velocità di preparazione del cibo.

Aldilà del peso del fornellino, il peso della bombola può essere un fattore limitante ai fini di un loro utilizzo in hike su lunghe distanze. Nonostante una bombola di 230 grammi possa essere utilizzata per la preparazione di un numero elevato di pasti caldi (ovviamente a seconda dei tempi di cottura e della quantità di acqua da far bollire), vi è il rischio di trovarsi senza più gas, ed è spesso difficile reperire bombole compatibili nei centri abitati in prossimità o lungo il proprio percorso.

Vi sono due principali tipologie di fornelli: quelli “upright canister” (esempio), ovvero che si collocano sulla verticale della bombola, e quelli “remote canister” (esempio consigliato), che sono collegati alla bombola tramite un tubicino. I primi sono solitamente più leggeri, ma sono più instabili, specie su terreni non perfettamente pianeggianti e lisci. I secondi sono solitamente più ingombranti, ma assicurano un piano di cottura più sicuro.

Molti fornellini possiedono un sistema di accensione piezoelettrico, ma è un sistema che si rompe facilmente, quindi consiglio di farvi poco affidamento.

Vi sono inoltre i fornellini “ad alte prestazioni” (esempio consigliato), in cui il fornello vero e proprio, di tipo “upright canister“, è fisicamente innestato al fondo di un particolare pentolino. Questi fornelli, che stanno acquisendo una popolarità sempre maggiore, riescono a portare ad ebollizione l’acqua in pochissimo tempo, ma a mio parere risultano un po’ scomodi per cucinare ed è difficile mantenere la fiamma al minimo. Imbattibili per chi ha solo la necessità di far bollire l’acqua (ad esempio per alimenti disidratati).

L’attacco di un fornellino alla bombola non è universale! Esistono sistemi a foratura, in cui una volta collegato il fornellino alla bombola i due componenti non possono essere separati fino ad esaurimento della cartuccia, e i sistemi a valvola, decisamente più comodi. Tra questi, il più comune è il sistema a vite, utilizzato dalle maggiori aziende del settore e che risulta quindi compatibile con la maggior parte dei fornellini. L’altro sistema è quello a valvola easyclick della Campingaz. Questa marca è leader per quanto riguarda i sistemi di cottura per outdoor in Italia e in pochi altri paesi, ma non è altrettanto diffusa nel resto del mondo. Se la vostra intenzione è di percorrere un hike al di fuori dell’Italia vi consiglio di acquistare un fornellino Primus, Coleman o Optimus, le cui cartucce (o cartucce compatibili) potranno essere facilmente reperite in qualunque negozio di outdoor. Ricordate che non è possibile trasportare in aereo cartucce di gas, quindi se utilizzate questo sistema di trasporto sarete obbligati a comprare le bombole al vostro arrivo.

E’ importante considerare che le bombole di gas possiedono un range di temperatura di utilizzo. Sotto i 0°C solo alcune miscele sono ancora in grado di funzionare, e sotto i -15°C nessuna miscela commerciale risulta utilizzabile. Se si prospetta un hike con temperature molto rigide è bene orientarsi verso un diverso sistema di cottura.

Dal punto di vista etico l’uso di bombole a cartuccia non è certamente il metodo più eco-friendly disponibile, ma solitamente le cartucce sono fatte in materiale riciclabile, migliorandone l’impatto ecologico. Diversamente da quelle per i fornelli da camper, le bombole per fornellini da campeggio non sono ricaricabili.

Fornellini a combustibile liquido

I fornellini a combustibile liquido (esempio) sono la scelta numero uno di alpinisti d’alta quota ed esploratori artici e antartici per via della possibilità di utilizzarli anche a temperature particolarmente rigide. Il combustibile è rappresentato da benzina, kerosene, trielina, paraffina o altri combustibili liquidi. Ovviamente a seconda del combustibile utilizzato le prestazioni del fornellino varieranno, anche sensibilmente. Il fornellino è generalmente costruito in modalità “remote canister“, ovvero risulta collegato alla bottiglia contenente il combustibile tramite un tubicino metallico. Confrontando un fornellino a combustibile liquido con uno a gas notiamo la presenza di un “piattino” al di sotto del punto di uscita della fiamma, e di una “pompa” a livello dell’attacco con la bottiglia contenente il combustibile. Il piattino è necessario al pre-riscaldamento del fornello: una piccola quantità di combustibile viene versata nel piattino e fatta bruciare per riscaldare il fornello stesso. La pompa serve invece come sistema d’iniezione manuale: servono solitamente poche pompate affinché il combustibile liquido cominci a fluire verso il fornello. Rispetto ai fornellini a gas l’utilizzo di quelli a combustibile liquido è più macchinoso e delicato, anche perché l’utilizzo di questi combustibili richiede una maggiore attenzione. Spesso infatti i gas rilasciati dalla combustione di queste sostanze sono nocivi e possono macchiare pentole e qualunque cosa si trovi in prossimità. Un altro problema è l’impossibilità di utilizzare questi fornelli all’interno di una tenda: spesso all’accensione si forma una piccola palla di fuoco che può innalzarsi di anche un metro, divenendo così un fattore di rischio d’incendio altissimo.

Nonostante queste problematiche i vantaggi rispetto ai fornelli a gas sono rilevanti: oltre alla possibilità di utilizzarli a temperature molto rigide vi è la facilità nel reperire il combustibile, il costo inferiore del combustibile, e la possibilità di riutilizzare la bottiglia numerose volte.

Fornellini a legna

I fornellini a legna (esempio) sono dei device solitamente leggeri e ripieghevoli che sfruttano il calore generato dalla combustione di materiale ligneo per riscaldare un recipiente adatto. Solitamente sono costituiti da un vano entro cui riporre piccoli pezzi di legno e da una struttura di sostegno per i recipienti. Sebbene abbiano un loro fascino, sono alla fin fine uno spreco di soldi, peso e spazio: basta un minimo di ingegno per cucinare su di un fuoco a legna e l’acquisto di un dispositivo finalizzato a questo scopo sembra davvero una follia.

Fornellini a combustibile solido

I combustibili solidi sono quelli che spesso, erroneamente, chiamiamo “Diavolina” (utilizzando in modo generico il nome di un brand commerciale, all’estero si fa lo stesso errore ma con il nome “Esbit”). I fornellini a combustibile solido (esempio) sono tra i più leggeri e compatti in commercio: solitamente sono costituiti da un piattino su cui viene posta la “tavoletta” di combustibile e da un sostegno per la pentola o il recipiente da scaldare. I combustibili solidi sono miscele chimiche che normalmente hanno il difetto di bruciare lasciando un cattivo odore e tracce difficilmente lavabili dalle pentole. D’altro canto le tavolette di combustibile pesano molto poco e una tavoletta risulta normalmente sufficiente per far bollire un litro d’acqua. Sono una tipologia di combustibile molto amata dai thru-hiker, ma a mio parere non conferiscono vantaggi sostanziali rispetto ad altri tipi di combustibile.

Fornellini ad alcool

I fornellini ad alcool (esempio) sono semplici recipienti di metallo, spesso con una serie di fori all’estremità superiore, che vengono riempiti di alcool (solitamente si usa quello denaturato) e accesi con l’ausilio di una fiamma. Sono fornellini molto leggeri ma funzionali e l’alcool è un combustibile relativamente leggero e facilmente reperibile. Il difetto principale di questi fornellini è che richiedono mediamente più tempo per far bollire un ugual volume di acqua. Vi sono fornellini molto semplici e altri in grado di regolare l’intensità della fiamma. È bene prestare attenzione quando si usano questi fornelli in quanto la fiamma generata dalla combustione dell’alcool è pressoché invisibile in presenza di una buona illuminazione. Siccome l’alcool congela a temperature inferiori ai -117°C è possibile utilizzare questi fornelli anche in condizioni di freddo estremo. È piuttosto semplice costruirsi un fornellino ad alcool partendo da materiale di scarto molto comune come una scatoletta di tonno o un paio di lattine di birra (si trovano numerosi tutorial on-line).

Fornellini multi-combustibile

Esistono fornellini che possono essere utilizzati sia con bombole a gas che con bottiglie di combustibile liquido, conferendo un indubbio vantaggio all’escursionista che vuole essere pronto ad ogni esigenza (esempio). Esistono inoltre fornellini piuttosto economici ideati per utilizzare legna, combustibile solido o alcool, permettendo quindi di adattarsi più facilmente al tipo di combustibile che si riesce a reperire lungo il cammino.

 

Stoviglie

Se decidiamo di cucinare del cibo in un contesto outdoor diviene essenziale, oltre ad un adeguato sistema di cottura, l’uso di un recipiente adatto a contenere gli alimenti e ad essere esposto al contatto con una fiamma o, più in generale, con una fonte di calore.

Una pentola da campeggio (esempio) dovrebbe avere un volume di almeno mezzo litro (per una sola persona) ma, per la maggior parte delle applicazioni, risulta più utile un volume di circa un litro. Il materiale di fabbricazione dovrebbe essere leggero e resistente: le pentole in titanio sono l’eccellenza in questo ambito, ma sono incredibilmente costose; molto più accessibili e sufficientemente performanti sono le pentole in alluminio. Prestate attenzione alla tipologia dei manici: manici in silicone possono bruciarsi o sciogliersi se vengono in contatto con fiamme libere, e quindi non tutte le pentole possono essere utilizzate sul fuoco di un falò. Esistono anche pentole in acciaio sufficientemente leggere da essere usate durante un lungo trekking e che performano eccezionalmente bene proprio sui fuochi da campo. Una novità recente, da utilizzare solo con fornellini, è data dalle pentole pieghevoli (o collassabili): corpo in silicone e fondo in alluminio, possono essere ripiegate per occupare un volume davvero ridotto nello zaino (esempio).

Molte pentole ideate per l’outdoor possiedono un coperchio che può essere convertito in padella o, come per le gavette, in piatto: un modo intelligente per minimizzare l’ingombro massimizzando le possibilità di utilizzo.

Durante thru-hikes invernali è spesso essenziale sciogliere la neve per procurarsi da bere. In questo caso consiglio l’uso di una pentola più capiente (esempio consigliato).

Molti thru-hiker utilizzano una gavetta come unico recipiente, altri preferiscono dotarsi anche di una tazza (esempio) per scaldarsi una bevanda calda. Se rientrate in questa categoria fate in modo che sia in metallo e che possa essere posta direttamente sulla fiamma. Altri tipi di recipienti come bicchieri di blastica e bollitori da té, per quanto possano essere utili, rappresentano un’aggiunta di peso ed ingombro difficilmente giustificabile nel contesto di un thru-hike.

Più interessante è l’idea di utilizzare una mini-griglia pieghevole (esempio), un utensile essenziale per gli appassionati del barbecue!

 

Posate

In commercio si trovano numerosi kit di posate per campeggio (esempio) volti a ridurre il peso e l’ingombro delle posate tradizionali. Esistono anche dei coltellini multiuso contenenti unicamente le posate, ma il loro ingombro e peso li rende solitamente poco adatti al viaggiatore ultraleggero (esempio). Sebbene molti thru-hiker minimalisti si affidino unicamente al loro coltello da outdoor (esempio), il mio consiglio è di dotarsi di uno spork (esempio consigliato). Lo spork è una posata che ad una estremità ha un cucchiaio (spoon), e dall’altra parte una forchetta (fork). Alcuni modelli possiedono anche dei dentelli o un bordo abbastanza tagliente che funga da coltello. Il mio consiglio è di acquistarlo in titanio, per avere così uno strumento in grado di durarvi tutta la vita.

 

Sistemi d’idratazione

Sebbene vi siano aree in cui l’acqua potabile è estremamente comune e frequente, il thru-hiker dovrebbe sempre avere con sé una scorta d’acqua. In questo paragrafo considereremo le principali opzioni per il trasporto dell’acqua e altri liquidi da bere:

  • Borraccia –> una borraccia è fondamentalmente una bottiglia, ma solitamente è realizzata con materiali più resistenti e presenta un’imboccatura più ampia. Il thru-hiker oculato cercherà un modello che sia leggero ma resistente, possibilmente con dei sistemi che ne consentano il trasporto anche all’esterno dello zaino (moschettone, cinghie, etc).
  • Soft bottle –> sono bottiglie collassabili che, una volta vuote, occupano pochissimo spazio nello zaino e, solitamente, risultano più leggere delle borracce. Il loro unico vero svantaggio è che risulta difficile riempirle immergendole in acqua ferma (quella di un lago ad esempio), mentre tra i vari vantaggi hanno anche quello di poter essere utilizzate come cuscino (una volta riempite).
  • Sacche idriche –> le sacche idriche assomigliano alle soft bottle ma sono generalmente caratterizzate da un’imboccatura più ampia e dalla compatibilità con lunghe canule di plastica. Queste canule permettono di bere senza dover estrarre la sacca dallo zaino, risultando molto utili ai trekker che fanno della rapidità nella marcia uno stile di vita.
  • Thermos –> i thermos sono particolari bottiglie che consentono di mantenere per molte ore la temperatura dei liquidi che vi sono stati versati all’interno. Il loro rapporto peso/volume è troppo alto per poter essere usato durante un thru-hike, divenendo utili invece in escursioni giornaliere durante l’inverno o in generale quando le temperature sono rigide.

 

Utensili per l’accensione del fuoco

Qualunque sia il sistema di cottura da noi utilizzato, è necessario possedere uno strumento in grado di produrre velocemente e senza fatica una fiamma o scintille incandescenti al fine di innescare una combustione. L’accendino è forse il sistema più diffuso e pratico. Consiglio quelli con il pulsante al posto della rotellina (possono essere usati anche con i guanti) e che abbiano una prolunga per l’uscita della fiamma (rendono l’accensione più sicura). Il principale difetto degli accendini è che tendono ad esaurirsi velocemente e possono essere compromessi dal contatto con l’acqua. Un sistema molto amato è quello dei fiammiferi. In questo caso l’accensione della fiamma è un minimo più delicata di quella dell’accendino. Una scatola di fiammiferi consente di accendere numerosi falò a scapito di un peso e un ingombro davvero minimali. Il difetto dei fiammiferi risiede nella difficoltà ad usarli in presenza di forte vento e/o pioggia (esistono modelli di fiammiferi anti-vento e anti-pioggia, ma il loro costo è davvero elevato). Un altro sistema molto amato, ma altrettanto poco usato, è rappresentato dalle cosiddette “pietre focaie”: si tratta di bastoncini di ferrocerio, una lega che produce una grande quantità di scintille incandescenti quando è sottoposta ad attrito con dell’acciaio. Le scintille vengono generate anche sotto la pioggia, ma la tecnica per utilizzare i bastoncini di ferrocerio va affinata con la pratica.

Il mio suggerimento è di utilizzare un buon accendino e possedere un bastoncino di ferrocerio come sistema di emergenza.

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