Granite Gear Crown II

Quando si parla di zaini ultralight si tende a pensare che non siano in grado di sopportare carichi elevati. Questo pensiero sarebbe veritiero per la larga maggioranza degli zaini per thru-hiking, ma non per il Granite Gear Crown II!
Il Crown II è la seconda versione di uno degli zaini più diffusi e amati tra i thru-hiker statunitensi e, a scapito di un leggero aumento di peso, questa versione apporta numerose migliorie al predecessore.


Peso

Con un peso massimo di 1142 grammi (può essere alleggerito fino a raggiungere i 900 grammi) e un punteggio Vp di 5,3 (per capire cosa consiste il punteggio Vp consiglio di leggere questo articolo) questo zaino si colloca nella categoria degli zaini leggeri, sfiorando quella degli ultraleggeri. Considerando che uno zaino tradizionale di pari capacità volumetrica pesa solitamente il doppio senza risultare per questo più robusto, lascia intendere la qualità strutturale del Crown II.

 

Capacità

Con una capacità dichiarata di 60 litri, il Crown II è lo zaino ideale per spedizioni che richiedano di spostarsi in totale autosufficienza per giorni. Oltre allo spazioso vano centrale vi sono due tasche laterali in mesh, una grande tasca frontale in mesh, due tasche sulla cintura ventrale e un’ampia tasca sul cupolino (removibile). Le tasche in mesh sono elastiche e solide, mentre le tasche sulla cintura ventrale sono sufficientemente ampie da poter riporre diversi piccoli oggetti.

Hiker con lo zaino Crown II su versante roccioso

Comfort

Sebbene vi sia qualche utilizzatore che l’ha trovato scomodo, io non posso non unirmi alla vasta schiera di thru-hiker che trovano il Crown II uno zaino particolarmente comodo e in grado di sostenere carichi elevati senza pesare troppo sull’utilizzatore. Il “frame” (lo “scheletro”) dello zaino è costituito da un pannello removibile di rigido polipropilene che lavora in sincronia con lo schienale in schiuma plastica sagomata per favorire il passaggio d’aria. In questo modo lo zaino rimane adeso alla schiena dell’utilizzatore senza spostare il baricentro del carico ma allo stesso tempo limitando la formazione di sudore. Come per la stragrande maggioranza degli zaini da thru-hiking lo schienale non è regolabile e il Crown 2 viene venduto in tre differenti taglie, da scegliere sulla base della lunghezza della propria schiena.
La cintura ventrale è molto comoda e imbottita, e può essere facilmente regolata secondo le esigenze dell’utilizzatore.
Gli spallacci sono bene imbottiti, come ci si aspetta da uno zaino concepito per il trasporto di carichi elevati.

 

Resistenza

Il Granite Gear Crown 2 è uno zaino pensato per le spedizioni, ed è quindi più robusto rispetto alla maggior parte degli zaini da thru-hiking. Il carico massimo consigliato è di 15 kg, ma non ho dubbi che lo zaino possa consentire il trasporto di carichi fino a 20 kg. Il tessuto principale di cui è composto è Nylon 210D ripstop, materiale di qualità che non appare minimamente fragile al contatto anzi, tenderebbe a far sovrastimare il peso dello zaino.
Sebbene non abbia riscontrato vere problematiche, la maggior parte delle clip dello zaino appaiono fragili e precarie per via della plastica leggerissima con cui sono fatte: nei giorni di utilizzo di prova non si sono però verificati cedimenti o rotture.

 

Impermeabilità

Lo zaino è trattato DWR conferendogli una discreta idrorepellenza e, secondo il produttore, anche le zip delle tasche sulla cintura ventrale sono state trattate per limitare l’accesso d’acqua. Uno scomparto nel cupolino e il vano centrale (dotato di chiusura roll-top) sono invece dichiarati impermeabili. Nella pratica ho potuto constatare come in generale lo zaino sia dotato di una discreta idrorepellenza ma come non sia assolutamente classificabile come impermeabile: dopo diverse ore di pioggia (a tratti anche intensa) e di neve, l’interno delle tasche ventrali e del cupolino sono risultati leggermente bagnati. È giusto specificare che nelle stesse condizioni con un altro zaino l’ingresso d’acqua sarebbe stato decisamente maggiore, ma è bene constatare che il Crown 2 non è davvero impermeabile, in modo da evitare sgradite sorprese durante un trekking. Estremamente positivo è il fatto che lo zaino si asciuga molto rapidamente, in quanto il tessuto non trattiene l’acqua.

Prezzo

Il prezzo di listino è di circa 200 dollari ma, a causa delle tasse doganali, si rischia di arrivare a spendere quasi 250 euro per averlo. Acquistandolo presso il sito UltralightOutdoorGearUK si potranno risparmiare una ventina di euro, incluse le spese di spedizione. In linea di massima si tratta di un prezzo molto buono per la tipologia e la qualità di questo zaino.

Hiker con lo zaino Crown II a Gran Canaria con tramonto

Giudizio complessivo

Lo zaino Crown II di Granite Gear è sicuramente uno dei migliori zaini ultraleggeri da spedizione. Nonostante il peso limitato è robusto e in grado di sostenere efficientemente carichi anche rilevanti.
Questa seconda versione ha reso il Crown più versatile e comodo da utilizzare. Consiglio sicuramente questo zaino a tutti coloro che decidano di affrontare lunghi thru-hikes con limitate possibilità di rifornimento lungo il percorso o a chi tende a portarsi appresso tanto equipaggiamento per la logica del “non si sa mai”!


Zaino 3F UL Gear Trekking Rucksack

Ancora una volta l'azienda 3F UL Gear colpisce nel segno proponendo uno zaino da thru-hiking ad un prezzo davvero concorrenziale!
Lo zaino Trekking Rucksack di 3F UL Gear prende chiaramente spunto dagli zaini delle "cottage gear companies" americane, sia dal punto di vista del design che per le caratteristiche di base, ma non ne abbraccia completamente la filosofia minimalista, presentando numerevoli accessori e qualche tocco creativo.

 

Ecco le principali caratteristiche di questo zaino con il mio parere di tester:

 

Peso e capacità

Con un peso di circa 900 grammi e una capacità massima di 56 litri, lo zaino Trekking Rucksack di 3F UL Gear ottiene un punteggio Vp (leggi qui per capire la definizione di punteggio Vp) di 6.2, rientrando così nella categoria degli zaini ultraleggeri.
Il volume del vano principale è di 40 litri ma, essendo uno zaino con chiusura roll-top, è di difficile misurazione (dipendente da quante volte l'apertura viene arrotolata su se stessa). Le tasche laterali sono capienti, come anche quelle poste sulla cintura lombare. Una grande tasca in mesh elastico aumenta ulteriormente la capacità di carico dello zaino.
Il volume di questo zaino è perfetto per il thru-hiker di livello intermedio, che abbia già ridotto peso e volume del suo equipaggiamento senza arrivare all'estremizzazione dei thru-hiker minimalisti.

 

Comfort

Ok, lo ammetto, quando l'ho visto per la prima volta, presentato con quel materassino a fare da schienale, ho pensato: <<è la cosa più scomoda che abbia mai visto!>>. Eppure ho dovuto ricredermi. 3F UL Gear ha sviluppato questo zaino per essere usato con un materassino in schiuma come schienale: gli spallacci sono molto lunghi (tanto che in assenza di materassino potrebbero risultare quasi scomodi) e vi sono ben 4 leggerissime cinghie per mantenere in sede il materassino. Il risultato è incredibilmente comodo: lo spessore del materassino è tale da attutire qualunque oggetto sia stato riposto malamente nel vano principale, risultando così un'interessante soluzione per escursionisti poco pratici nel preparare lo zaino o troppo pigri per farlo come si deve. Il materassino arriva a coprire l'intera schiena fino al coccige, azzerando la pressione che spesso gli zaini esercitano su questo punto dopo molte ore di marcia.
Se vi state chiedendo <<ma quindi devo andare in giro con un materassino in schiuma sullo schienale?>> forse non è lo zaino per voi: l'idea alla base è proprio quella di ottimizzare l'uso del materassino non solo per dormirci, ma anche per rendere più confortevole il trasporto dello zaino. Per gli escursionisti che utilizzano i materassini in schiuma per dormire è sicuramente un'idea ottima (anche perché questa tipologia di materassini "a fisarmonica" risultano solitamente ingombranti da trasportare).
Personalmente ho notato quanto sia essenziale allacciare sia la cinghia lombare che quella pettorale, altrimenti gli spallacci tendono ad allontanarsi risultando fastidiosi. Questo credo sia dovuto principalmente al fatto che gli spallacci non sono sagomati.
Gli spallacci sono particolarmente ampi e imbottiti. L'ampiezza potrebbe risultare fastidiosa per donne con un seno generoso, ma in linea di massima consentono di scaricare il peso su di una superficie maggiore, che è un bene.
La cintura lombare è ampia e ben imbottita, permettendo così una fasciatura dei fianchi comoda e avvolgente.
I tiranti delle cinghie e l'accesso ai vari componenti dello zaino è nella media degli zaini ultraleggeri, mentre non ho amato particolarmente la tipologia della clip della cinghia frontale: chiuderla con una mano sola è praticamente impossibile e con due mani richiede un minimo di concentrazione. La cosa strana è che in questo zaino troviamo 4 (!) diversi tipi di fibbie, alcune delle quali davvero ottime. Non capisco perché non siano state utilizzate solo quelle!
Come per la quasi totalità degli zaini da thru-hiking, lo schienale non è regolabile, potendo quindi risultare un po' troppo lungo per una persona di bassa statura.

La posizione del materassino può essere regolata, in modo che stia più verso l'alto o in basso. Ho trovato particolarmente comodo tenerlo verso il basso, ma questo è ovviamente una scelta soggettiva.

 

Resistenza

Lo zaino è fabbricato in Nylon 210D, sufficientemente robusto da dare un'idea di sicurezza ma, se confrontiamo le specifiche con il Robic 400, impiegato ad esempio nello zaino ULA CDT, scopriamo essere più pesante e meno resistente alla tensione e agli strappi. Ovviamente la differenza di prezzo tra i due zaini si basa anche su questo. A mio avviso la resistenza del tessuto è più che sufficiente per un uso normale ma, come tutti gli zaini ultraleggeri, non deve essere troppo strapazzato. Di qualità inferiore sembrano invece le fibbie in plastica, che sono però prodotte dalla Duraflex, una garanzia in questo ambito.

 

Impermeabilità

Lo zaino viene presentato come waterproof ma è più realistico definirlo water-resistant: una pioggia leggera o la neve non causeranno penetrazioni di acqua nel vano principale, diversamente se provaste ad immergerlo...
Anche le tasche della cintura lombare sono neanche water-resistant. Con lo zaino non viene venduto un copri-zaino impermeabile in quanto poco compatibile con la tipologia dello zaino stesso. Consiglio sempre di utilizzare appositi sacchi impermeabili per proteggere l'equipaggiamento che non deve assolutamente bagnarsi.

 

Accessori

A prima vista la quantità di lacci e stringhe potrebbe disorientare l'appassionato del look minimalista degli zaini da thru-hiking: quattro cinghie con fibbia sullo schienale, una superiore, tre laterali, quattro piccoli lacci "a strozzo" sul lato frontale più due sugli spallacci, un grande laccio "a strozzo" a coprire la tasca in mesh, due bande elastiche per spallaccio. Anche ognuna delle tasche laterali ha un laccio "a strozzo" che ne permette la chiusura. Un così alto numero di accessori necessita ovviamente uno studio a casa, prima di utilizzare lo zaino in ambiente naturale.
Due cinghie per lato fungono da cinghie di compressione, caratteristica comune nella maggior parte degli zaini, utili per limitare il movimento dell'equipaggiamento nel caso in cui lo zaino sia semi-vuoto.
La terza cinghia con fibbia con innesti laterali ha invece un duplice scopo: può essere utilizzata per chiudere l'apertura roll-top (come nell'immagine di copertina), ottenendo così una fibbia per lato (questo sistema di chiusura è utile quando lo zaino risulti particolarmente pieno, altrimenti è solo più disagevole), oppure può essere utilizzata per fissare oggetti (ad esempio una giacca) sull'esterno dello zaino.
Nella parte superiore una cinghia con fibbia permette di assicurare altro materiale o di fissare ulteriormente la chiusura roll-top.
I lacci "a strozzo" frontali sono ottimi per fissare bastoncini da trekking o piccozze, mentre quelli sugli spallacci possono servire per piccoli oggetti o in combinazione con un porta-borraccia per mantenere ben salda la bottiglia.
Una tasca in mesh con zip all'interno del vano principale risulta particolarmente comoda per riporre documenti e mappe. Lo zaino non presenta un vano per alloggiare una sacca d'idratazione, né tanto meno un'apertura per la cannula: non è quindi uno zaino adatto per chi è abituato all'uso di questi dispositivi d'idratazione.

La vasta quantità di cinghie con fibbia permette di assicurare all'esterno dello zaino anche oggetti ingombranti, come queste ciaspole gonfiabili!

Costo

Lo zaino può essere acquistato su AliExpress per poco meno di 50 euro (spese di spedizione incluse). Considerando che uno zaino come l'ULA CDT (che pure rimane di qualità superiore) costa circa 4 volte tanto, il prezzo di vendita risulta davvero appetibile. Ovviamente il materassino non è incluso ma, a meno che non compriate un originale ThermaRest, potrete acquistarlo per meno di 10 euro.

 

Valutazione complessiva

Lo zaino Trekking Rucksack di 3F UL Gear è a mio avviso il Best Buy attualmente in commercio per quanto riguarda gli zaini da thru-hiking. Presenta tutte le caratteristiche essenziali di cui un thru-hiker ha bisogno e anche qualcosina in più. Il sistema di usare il materassino in schiuma come schienale è ingegnoso e molto comodo. Questo zaino è in grado di trasportare un carico di una decina di chilogrammi senza alcun problema e potrebbe forse arrivare fino ai 15 kg. È quindi uno zaino adatto solo agli escursionisti che hanno già ridotto il peso e l'ingombro del proprio equipaggiamento. In definitiva il rapporto qualità/prezzo di questo zaino è davvero alto, come da tempo mi ha abituato 3F UL Gear, per cui non posso che consigliarlo all'aspirante thru-hiker o a chi è più attento al budget. Per chi si stesse chiedendo se può valere la pena risparmiare soldi per comprare uno zaino di una "cottage gear company" americana piuttosto che acquistare questo voglio rispondere Sì e No:

  • Sì perché si avrà un prodotto fatto a mano, di alta qualità, con materiali d'avanguardia e di peso ridicolo (spesso sotto i 600 grammi).
  • No perché tutti gli zaini da thru-hiking, se usati per fare thru-hiking, hanno vita breve. Dimenticatevi lo zainone che conservate da quando eravate piccoli: questi zaini ultraleggeri si rovinano in fretta. Per chi non ha problemi di denaro non è ovviamente un problema anzi, gli darà modo di rinnovare periodicamente il proprio equipaggiamento, mentre per chi è un po' più oculato conviene puntare su un buon prodotto ad un prezzo modico.

Se ancora vi servissero conferme per capire quanto sia soddisfatto di questo zaino, sappiate che è lo zaino che fornisco ai miei clienti per i viaggi di trekking e thru-hiking!


Sacco da bivacco As Tucas Millaris

Il Millaris Bivy Sack è un sacco da bivacco prodotto dall'azienda spagnola As Tucas. Per comprendere al meglio le caratteristiche di questo sacco da bivacco consiglio di leggere le recensioni dell'Outdoor Research Alpine Bivy e del SOL Escape Bivvy, perché il Millaris si colloca esattamente tra i due prodotti come caratteristiche e modalità d'utilizzo, risultando così un buon tuttofare!

As Tucas Millaris Bivy Sack

Ma andiamo per punti:

  1. Peso --> con il peso di 198 grammi (inclusa la sacca di trasporto) per la versione L-regular, il Millaris risulta un poco più leggero del SOL Escape Bivvy ma più pesante del SOL Escape LITE Bivvy. Nessun paragone invece con l'OR Alpine Bivy, che con i suoi 900 grammi risiede in una categoria a parte!
  2. Impermeabilità --> l'idrorepellenza del tessuto è sicuramente maggiore rispetto ai due sacchi SOL Escape, ma non conferisce la stessa protezione data dall'OR Alpine Bivy. Protegge egregiamente dalla condensa che può formarsi all'interno della tenda, da una pioggia leggera e a contatto con la neve, ma non lo utilizzerei sotto un acquazzone (non è stato progettato per questo scopo).
    Il fondo del Millaris ha buone doti di impermeabilità e non lascia passare acqua a contatto con la neve

     

  3. Comodità --> il Millaris è dotato di due punti d'attacco per cordini (uno incluso) atti a creare uno spazio tra l'utilizzatore e il tessuto del sacco da bivacco. In questo modo si evita la "sensazione bara" e il fastidio di avere il sacco incollato alla propria faccia. L'OR Alpine Bivy usa una soluzione simile per la parte superiore del busto (con possibilità di usare della paleria dedicata per una maggior robustezza o laddove non fosse possibile fissare un cordino) ma non per i piedi. I SOL Escape non prevedono alcun sistema paragonabile. Una zip laterale particolarmente lunga, che si estende anche frontalmente a livello del petto, permette di accedere comodamente all'interno del sacco, come anche di uscirvi. La cerniera del SOL Escape Bivy è molto più breve, mentre nella versione LITE è del tutto assente. L'OR Alpine Bivy ha un doppio sistema di zip a livello del torace, risultando così più scomodo.
    Due bastoncini da trekking possono fungere da ideale punto di sostegno per dare tensione al Millaris, creando così uno spazio più accogliente per tutto il corpo.

     

  4. Isolamento termico --> sebbene sia innegabile un certo isolamento termico fornito dal Millaris, questo non è paragonabile a quello fornito dai SOL Escape, che sono in grado di aumentare la temperatura percepita di diversi gradi. Se usato all'aperto, senza la protezione di una tenda, il Millaris è sicuramente in grado di aumentare la temperatura percepita grazie all'azione di schermatura del vento, ambito in cui però non eccelle, posizionandosi molto al di sotto dell'OR Alpine Bivy e appena inferiore al SOL Escape Bivvy.
  5. Trasportabilità --> il Millaris si richiude facilmente dentro la sua sacca fino ad occupare un volume davvero ridotto, ben inferiore a quello di un bottiglia da 500 ml. Le dimensioni sono comparabili con i SOL Escape, mentre come anche per il peso l'OR Alpine Bivy fa testo a parte.
    Il Millaris Bivy Sack nella sua sacca di trasporto accanto ad una bottiglietta da 500 ml

     

  6. Protezione --> il Millaris impedisce a materassino e sacco a pelo di sporcarsi a contatto con il terreno ed è in grado di proteggere da moderate condizioni meteo avverse. Viene prodotto in due versioni: parte superiore solo mesh o parte superiore con finestra in mesh. In entrambi i casi il sistema conferisce una totale protezione dagli insetti. I SOL Escape non prevedono alcuna protezione dagli insetti e risultano completamente aperti in corrispondenza della testa (come un sacco a pelo). L'OR Alpine Bivy conferisce una protezione imbattibile sotto tutti i punti di vista, ma il sistema per utilizzare la sola zanzariera in mesh come protezione dell'entrata risulta macchinoso e poco stabile.
    Un tarp è il complemento ideale per il Millaris, permettendo all'utente di proteggersi da precipitazioni anche violente.

     

  7. Traspirabilità --> un punto importante e su cui avevo delle perplessità appena ho avuto in mano il Millaris. L'ho testato in condizioni di freddo intenso ed alta umidità: incredibilmente non ho notato la minima formazione di condensa nella superficie interna del sacco! La possibilità di sollevare il sacco da bivacco dal sacco a pelo sia a livello dei piedi che del busto aumenta notevolmente il ricircolo d'aria, riducendo ulteriormente il rischio di formazione di condensa. Dal punto di vista della traspirabilità si comporta alla pari (forse addirittura meglio?) dei SOL Escape, e nettamente meglio rispetto all'OR Alpine Bivy.
  8. Prezzo --> con un costo di circa 200 euro il Millaris Bivy Sack risulta decisamente più dispendioso rispetto ai SOL Escape (circa 60 euro), ma più economico rispetto all'OR Alpine Bivy (più di 300 euro).

Tabella di comparazione

As Tucas Millaris SOL Escape Bivvy OR Alpine Bivy
Peso 8 8 3
Impermeabilità 6 5 9
Comodità 8 6 7
Isolamento termico 6 9 7
Trasportabilità 9 9 3
Protezione 7 5 9
Traspirabilità 7 7 5
Prezzo 5 8 4
Media 7 7 6

 

Considerazioni personali

il Millaris Bivy Sack è stato chiaramente ideato pensando al thru-hiker che necessita di un complemento al tarp per proteggersi dagli insetti e proteggere il proprio sacco a pelo da umidità e sporco, eccellendo nettamente rispetto alla concorrenza.
Ripensando ai miei thru-hike in Scozia e in particolare in Lapponia, il Millaris sarebbe sicuramente tornato utilissimo, permettendomi tra le altre cose di riposare senza il fastidio di zanzare e midges.
Chi invece cercasse un sacco da bivacco da utilizzare nell'approccio modulare solo per aumentare la temperatura percepita del proprio sacco a pelo gli converrebbe restare sul SOL Escape LITE Bivy. Allo stesso modo chi fosse alla ricerca di un sistema leggero ma solido per bivaccare durante ascensioni alpinistiche di pochi giorni dovrebbe orientarsi sull'OR Alpine Bivy.

Il Millaris Bivy Sack è sicuramente un prodotto di qualità, perfetto per il thru-hiker intermedio/esperto o l'escursionista-campeggiatore che si sia fatto conquistare dal tarp.

Per intenderci, se utilizzate una tenda, magari doppio telo, l'uso di questo sacco da bivacco risulterà superfluo.
A mio avviso il Millaris Bivy Sack potrebbe diventare un prodotto davvero eccezionale se fossero migliorate le caratteristiche di isolamento termico e di schermatura del vento.
Posso inoltre suggerire ad As Tucas di presentarlo al pubblico ad un prezzo maggiormente concorrenziale: l'unico prodotto in commercio (a mia conoscenza) che presenta caratteristiche simili (ma sembra sprovvisto di loop per sollevare la mesh dal viso) al Millaris è il Terra Nova Moonlite Bag Cover, che può essere acquistato per poco meno di 160 euro.

The Walking Robin è ambassador di As Tucas, ma viene garantita l'assoluta imparzialità di giudizio e quindi di questa recensione. Come thru-hiker ed esploratore non posso non appoggiare una giovane azienda europea che punta sulla qualità ed efficienza dei propri prodotti dedicati al mondo del thru-hiking e dell'escursionismo. Per i lettori e follower di The Walking Robin As Tucas regala uno sconto del 10% su tutti i prodotti inserendo il codice TWROBIN-10


Tutorial sul fuoco da campo: il falò verticale

Il falò verticale è un sistema di disposizione della legna efficiente e con alcuni vantaggi significativi rispetto ad altre strutture più conosciute. Può essere infatti inteso come una variante del più famoso falò a tepee.

Un falò verticale improvvisato, con pochi pezzi di legno piantati e altri posati.

 

Pregi

  1. Struttura estremamente adattabile a seconda del tipo di legname che si ha a disposizione.
  2. Fiamma verticale, ideale per cucinare.
  3. Veloce produzione di braci.
  4. Possibilità di cucinare comodamente con pentola poggiata direttamente sulla struttura.
  5. Struttura adatta a condizioni di legna umida.
  6. Struttura adatta in caso di vento e di pioggia.

 

Difetti

  1. Elevata velocità di combustione della legna (il fuoco tende ad estinguersi rapidamente).
  2. La struttura può collassare in poco tempo (attenzione durante la cottura con pentole a contatto diretto!).
  3. L'uso di pezzi di legno di grandi dimensioni richiede una lavorazione più lunga.
  4. Sebbene non sia indispensabile, l'uso di un seghetto aiuta enormemente la preparazione dei pezzi di legno che siano davvero idonei.
  5. Il calore ha perlopiù una dispersione verticale, per cui non è una struttura adatta per riscaldarsi.

 

Istruzioni:

  1. Raccogliere due principali tipologie di rami: di media taglia (da 2 a 4 cm di diametro circa) e sottili (0.5 cm di diametro circa). Raccogliere anche foglie secche, pigne e altro materiale facilmente infiammabile. Un sasso relativamente piatto può risultare utile nella formazione della struttura finale. Per la variante è necessario anche un pezzo di legno più grosso (almeno 10 cm di diametro).
  2. Spezzare i rami di taglia media affinché abbiano tutti lunghezza simile (consiglio sui 25 cm circa). I rametti sottili vanno invece spezzettati ad una lunghezza tra i 5 e i 15 cm.
  3. Piantare i pezzi di legno di medio spessore in cerchio ad una distanza l'uno dall'altro di circa 2 cm. Se il terreno è duro potrebbe esser necessario dover lavorare di coltello per creare una punta per ogni ramo. Tra un legnetto e l'altro è possibile poggiare un altro pezzo di legno, in modo da ridurre i vuoti. All'interno del "cerchio" posizionare il sasso (step 1) o il pezzo di legno più grosso (anche questo dovrebbe essere piantato nel terreno (step 1a).
  4. Sul sasso o a contatto con il terreno (posizionate comunque qualcosa al di sotto, anche un paio di rametti andranno bene) posizionate la vostra esca (un piccolo batuffolo di cotone impregnato di vaselina è l'ideale) e fate in modo che esca di poco dalla struttura, in modo che possa essere accesa facilmente. Riempite lo spazio interno del vostro "cilindro di rami" con i pezzi di legno sottili precedentemente preparati (step 2 e 2a).
  5. Ai rami sottili aggiungete materiale piccolo e facilmente infiammabile che possa "riempire" gli spazi. Aghi secchi di abete sono l'ideale, ma vanno bene anche foglie secche spezzettate o erba secca (step 3 e 3a).
  6. Occupate lo strato superficiale con delle pigne (step 4). Questo step serve a rendere ancora più verticale la fiamma nel caso in cui non si utilizzi un pezzo di legno centrale.

Considerazioni:

La pentola potrà essere appoggiata sui pezzi di legno che costituiscono il cilindro o sul grosso pezzo centrale (nella variante). Più grossi sono i pezzi di legno utilizzati e più tempo la pentola potrà essere lasciata sul fuoco senza che la struttura collassi. Usando un seghetto è facile preparare pezzi di legno della stessa lunghezza con un'estremità piatta (dà stabilità alla pentola) e un'estremità appuntita (basta segare in obliquo). Il sasso serve a limitare la dissipazione di calore dovuto al contatto con il terreno e a raccogliere le braci calde (che potranno essere utilizzate successivamente. Le pigne sullo strato superiore "canalizzano" la fiamma verso di loro limitando la sua dispersione laterale.

Per quanto con questa struttura il fuoco abbia uno sviluppo molto verticale, è comunque indispensabile liberare da detriti infiammabili una vasta area attorno al luogo scelto per predisporre il falò.

Dopo circa 30 minuti la struttura tenderà a collassare diventando un classico fuoco tepee

 

 


Scarpa uomo La Sportiva Mutant

Quando si cerca una calzatura leggera e in grado di offrire il massimo grip su diverse tipologie di terreno, le scarpe da trail running sono forse la scelta migliore. La Sportiva è un brand tra i più importanti e noti a livello internazionale per la produzione di eccellenti calzature da trail.

Ho testato le scarpe (modello maschile) Mutant di La Sportiva in modo davvero intensivo per un periodo di circa 9 mesi su terreni molto diversi: sentieri battuti, strade asfaltate, vie ferrate, ghiaioni, boschi e terreni privi di traccia. Le ho inoltre utilizzate nella traversata delle Isole Faroe.

 

Confort

Le Mutant sono sicuramente confortevoli, con una buona soletta interna che sostiene l'arco plantare. La parte anteriore della scarpa è ampia, permettendo libertà di movimento alle dita del piede, caratteristica che ho trovato utile nel ridurre l'affaticamento del piede dopo giornate di marcia sostenuta. Troppo ampio è forse il giro-caviglia che, sebbene faciliti la calzata, favorisce l'ingresso di detriti vari all'interno della scarpa.

 

Peso

La singola scarpa pesa 345 grammi (taglia 45), un peso sicuramente che non rientra nella categoria ultraleggeri ma che non si fa sentire una volta indossate.

 

Aderenza

L'aderenza è il vero punto di forza delle Mutant. La suola fornisce un grip davvero eccezionale su rocce (anche bagnate) e sul fango, comportandosi egregiamente anche su pendii erbosi e sull'asfalto.

 

Calore e traspirabilità

Le Mutant sono scarpe pensate per un uso estivo, essendo particolarmente traspiranti senza però fornire una protezione termica contro il freddo al piede. Sono quindi sconsigliate per un uso prolungato in climi particolarmente rigidi o su terreni innevati.

 

Impermeabilità e asciugatura

Assolutamente non impermeabili, si asciugano piuttosto velocemente, risultando quindi adatte all'uso in terreni acquitrinosi come quelli tipici del Nord Europa. Nelle Faroe ho dovuto effettuare diversi guadi e mi sono trovato sotto piogge di una certa intensità: le Mutant si sono ovviamente inzuppate d'acqua, ma si sono asciugate ad un livello accettabile in pochi minuti (un livello accettabile significa che all'interno della scarpa non vi sono ristagni d'acqua, ma la scarpa risulta ancora bagnata al tatto).

Le Mutant si asciugano all'aria sull'Altipiano delle Pale di San Martino

 

Durabilità

Le scarpe da trail non sono pensate per il thru-hiking, quindi tendono a rovinarsi velocemente fuori sentiero. Le Mutant non fanno eccezione e, dopo 9 mesi di utilizzo intenso, presentano diversi danni: la tomaia si sta scollando in diversi punti (di facile riparazione) e il tessuto risulta lacerato in più parti. I tasselli della suola sono ormai appiattiti, rendendo l'aderenza sub-ottimale. La responsabilità di questi cedimenti è imputabile soprattutto al loro uso nell'attraversamento di lunghi ghiaioni, ma anche la corsa sull'asfalto ha contribuito significativamente al rapido consumo della suola. Le Mutant hanno fatto il loro dovere durante la traversata delle Isole Faroe, ma in un thru-hike di maggiore lunghezza potrebbero non portarvi alla fine del percorso, cedendo prima.

 

Prezzo

Di listino si trovano a 139 euro, ma su Amazon si possono acquistare a meno. Per la qualità dei materiali e il valore della scarpa il prezzo è sicuramente onesto se non addirittura economico. Nell'ottica di un lungo thru-hike si tratta invece di una calzatura costosa, visto che potrebbe cedere dopo alcune centinaia di chilometri di cammino.

In ambiente dolomitico, con terreno roccioso e scivoloso in seguito alla pioggia, le scarpe Mutant assicurano un'aderenza ottima

 

Valutazione finale

Le scarpe Mutant di La Sportiva sono sicuramente le migliori scarpe che ho potuto utilizzare nelle mie attività outdoor: calzano il piede come un guanto, rendendo ottima la reazione muscolare alle asperità del terreno, assicurano un'aderenza incredibile e sono sufficientemente traspirabili e velocemente asciugabili da poter essere utilizzate anche in luoghi molto umidi. Gli unici aspetti negativi sono la facilità con cui permettono ai detriti di entrare all'interno attraverso l'apertura giro-caviglia e la durabilità limitata (superiore però ad altre scarpe da trail running che ho potuto testare). Il prezzo è onesto, ma nell'ottica del continuo ricambio di calzature che il thru-hiking richiede non risultano di certo economiche. Sicuramente consigliate per l'escursionismo tradizionale e per brevi thru-hike, meno per attività riconducibili all'alpinismo (vie ferrate, attraversamento di ghiaioni).

 

 


Highlander 2-3 Emergency Survival Shelter

Nel mondo dei ripari d'emergenza il ruolo del leone lo fa il bothy bag. Quello proposto da Highlander, nella versione per 2/3 persone, è sicuramente un prodotto valido, da portare con se durante escursioni giornaliere, anche in solitaria.

 

 

L'Highlander 2-3 Emergency Survival Shelter pesa 340 grammi e da chiuso è un cilindro di 10 cm di diametro e 22 cm di altezza. Una volta aperto l'altezza è di 92 cm, la larghezza di 47 cm e la lunghezza di 142 cm. Come tutti gli altri "bothy bag" si tratta sostanzialmente di un sacco impermeabile in cui ripararsi in caso di maltempo.

Due persone possono comodamente sedervisi all'interno, una di fronte all'altra, fornendo con le proprie schiene/teste il sostegno all'intera struttura. Due quadrati di tessuto impermeabile fungono da "sedile" per facilitare l'isolamento dal terreno (o quantomeno per non bagnarsi).

Una manichetta, richiudibile con un cordino, consente l'areazione.

Una "finestrella" di plastica trasparente permette di guardare all'esterno e di ridurre il possibile senso di claustrofobia nel rimanere confinati all'interno di uno spazio così ristretto.

Il margine inferiore del bothy bag può essere stretto grazie ad un apposito cordino per limitare l'ingresso di aria fredda.

Il tessuto AB-TEX è impermeabile (colonna d'acqua di 3000 mm) e anti-vento.

Questo riparo d'emergenza è di un acceso colore arancione, utile per facilitare la localizzazione da parte dei soccorsi in caso di necessità.

È possibile utilizzarlo anche da soli, sostituendo al compagno lo zaino (se di grandi dimensioni) o i bastoncini da trekking. Se si usa con i bastoncini da trekking si consiglia di "strozzare" dall'esterno il tessuto all'impugnatura di ciascun bastoncino con l'estremità di un cordino; l'altra estremità verrà picchettata al suolo, normalmente dalla parte opposta rispetto a dove vi siederete. Questo "set-up" permetterà al bothy bag di reggere a raffiche di vento anche piuttosto forti, a patto che usiate il vostro corpo come principale frangivento. In alternativa dovrete usare altri cordini e altri picchetti per assicurare saldamente al suolo i bastoncini da trekking.

Un simile set-up può essere facilmente trasformato in un giaciglio entro cui passare la notte, provando anche a dormire. Lo spazio interno non è sufficiente a distendersi completamente, ma permette di dormire sul fianco con le gambe leggermente piegate. Per evitare che il sacco si afflosci su di noi (bagnandoci con la condensa che si sarà formata) è sufficiente dare solidità alla struttura in questo modo: inserire due piccoli sassi (ma anche monete, bottoni o altri piccoli oggetti andranno benissimo) all'interno del bothy bag in corrispondenza dell'estremità opposta rispetto a dove sono state legate le impugnature dei bastoncini da trekking. Con due cordini stringete il tessuto del sacco subito al di sotto di ogni sassolino e picchettate l'altra estremità al suolo. Il "tetto" del bothy bag dovrebbe risultare teso e inclinato verso il suolo in direzione di dove abbiamo fissato i due sassolini. Per aumentare il confort del nostro giaciglio è sufficiente fissare i bastoncini ad una distanza l'uno dall'altro circa uguale alle nostre spalle. Per entrare/uscire dal riparo basterà allentare il cordino perimetrale del bothy bag e sollevarlo lungo i bastoncini fino all'impugnatura: i due bastoncini fungeranno così da "stipiti" della porta. Difficilmente in una situazione di emergenza si avrà a disposizione un materassino, ma quelli 2/3 della lunghezza intera sono perfetti per questo set-up.

Ho studiato queste situazioni e le ho testate sul campo, con meteo avverso. A mio avviso il bothy bag dovrebbe essere considerato uno di quei pezzi di equipaggiamento obbligatori durante escursioni giornaliere. Nonostante il peso sia circa quattro volte quello di una coperta termica in mylar, fornisce una protezione molto maggiore, nemmeno paragonabile e, specie in inverno, può davvero salvare la vita. L'Highlander 2-3 Emergency Survival Shelter mi accompagna in tutte le escursioni di un giorno, solo o accompagnato da un'altra persona. Se sto accompagnando invece un gruppo più numeroso preferisco portare un tarp, con cui posso costruire un riparo molto più ampio, in grado di proteggere più persone. Un bothy bag può fare la differenza quando siamo sorpresi da un fortunale, quando la visibilità è minima o anche solo se si vuole fare una sosta (magari per mangiarsi un panino) e si vuole essere schermati da pioggia, vento e neve.

Insomma, se non lo aveste capito consiglio caldamente il suo acquisto: ad un prezzo di mercato che oscilla tra i 20 e i 35 euro è sicuramente un prodotto valido che non intaccherà pesantemente le vostre finanze.

 


Tenda 3F UL Gear Ultralight 1-Person Tent

La tenda Ultralight 1-Person Tent di 3F UL Gear è un'opzione ultraleggera ed economica per il thru-hiker solitario che merita un'analisi accurata.

 

La tenda 3F UL Gear Ultralight è una vera tarp-tent monoposto. Si indica con il termine tarp-tent una tenda monotelo che utilizza i bastoncini da trekking come paleria e che delimita la camera interna con una zanzariera direttamente collegata al telo esterno.
3F UL Gear "copia" la tenda Wisp Super-Bivy UL Tent di Big Sky International, apportando alcune piccole modifiche (anche in termini di materiale) che la rendono un po' più pesante ma più spaziosa e, almeno dalle specifiche, più performante.

Ma andiamo con ordine. Innanzitutto il peso, vero motivo che può spingere (assieme al prezzo) ad acquistare questa tenda: 740 grammi comprensivi di picchetti e cordini (assieme alla tenda arriva un footprint opzionale di circa 130 grammi).

Gli indici d'impermeabilità sono eccellenti: 5000 mm di colonna d'acqua per il telo esterno e 6000 mm per il catino. Tutte le cuciture sono sigillate.

I dettagli risultano curati come già riscontrato sulla Lanshan 2, avvalorando l'impressione che la 3F UL Gear sia un passo avanti rispetto ad altre aziende cinesi sui parametri di qualità.

Il set-up è semplice e intuitivo: un bastoncino da trekking e un paletto ultraleggero (in dotazione) danno sostegno alla struttura che però non è autoportante, richiedendo l'utilizzo di 8 picchetti (più uno opzionale in caso di forte vento). Il bastoncino da trekking funge da asse portante di una struttura pseudo-piramidale in cui più di metà del volume è occupato dall'area abitabile (delimitata da una zanzariera) e il rimanente spazio funge da vestibolo. Qui si notano le prime differenze rispetto alla Wisp: la camera interna è più ampia, sia a livello della testa che del busto, come anche il vestibolo, decisamente spazioso e in grado di ospitare senza problemi un grande zaino. Le dimensioni del vestibolo lo rendono adatto per cucinarvi all'interno senza pericolo.

Anche l'altezza è maggiore, con il punto massimo a 125 cm e posto in una posizione più avanzata rispetto alla verticale centrata tipica di molte monoposto (come ad esempio la Lanshan 1): si tratta di un escamotage intelligente, che crea uno spazio abitabile più confortevole.

Essendo una tenda monotelo la 3F UL Gear Ultralight 1-Person Tent, è particolarmente sensibile alla formazione di condensa. Ma su questo fronte si vede la maggiore delle migliorie rispetto alla Wisp: la presa d'aria è più ampia e posta più in basso rispetto al disegno della Wisp. Si crea così un flusso d'aria tra questa apertura e la mesh posta all'altezza dei piedi. Non ho trovato questo flusso d'aria fastidioso perché non coinvolge la testa quando si è sdraiati, mentre sembra ridurre considerevolmente la formazione di condensa.
L'ho testata in condizioni di basse temperature (da 6 a -4°C) ed elevata umidità sull'appennino tosco-emiliano: in caso di totale assenza di vento può formarsi un leggero strato di condensa, a mio avviso assolutamente non problematico, ma è sufficiente una leggera brezza perché questa si asciughi totalmente, confermando le iniziali impressioni sulle prese d'aria ben ideate.

Rispetto ad altre tende monoposto questa è sicuramente più spaziosa, ma non la consiglierei comunque a persone più alte di 185 cm o particolarmente robuste.

Richiusa nella sua sacca occupa uno spazio limitato: un cilindro di 34 cm di lunghezza per 14 cm di diametro.

Il telo esterno raggiunge il terreno anche a livello del vestibolo, limitando l'ingresso di vento e aria fredda. Questo la rende adatta anche ad un uso invernale.

Il telo esterno arriva fino al terreno, limitando l'ingresso d'aria fredda.

Vi è un unico accesso alla camera interna ma le zip bidirezionali sono estremamente fluide e ben fatte.

La tenda sembra resistere bene al vento, ma è consigliabile che la faccia minore (quella dei piedi per intenderci) sia rivolta contro il vento per assicurare una maggiore stabilità.

Il prezzo di listino è di circa 110 euro ma si trova comunemente in offerta attorno ai 75 euro (comprensivi di spedizione in Italia).

Rispetto alla Lanshan 1 (monoposto a due teli) la tenda è di poco più leggera (circa 100 grammi) e, a mio avviso, possiede un disegno più intelligente: la Lanshan 1 ha un'unica presa d'aria in corrispondenza della verticale, rendendo utopico il ricircolo d'aria, uno spazio interno minore e un vestibolo più piccolo in grado di far passare folate di vento. Il prezzo è più o meno lo stesso (leggermente maggiore per la Lanshan 1).

Rispetto alla Wisp è invece più pesante di circa 150 grammi ma più spaziosa, teoricamente più performante e decisamente più economica (la Wisp costa circa 235 euro).

 

 


Dove allestire il proprio campo

La scelta di un posto adatto in cui montare la tenda e allestire il proprio campo è forse una delle cose che richiedono più tempo ad un novello thru-hiker. L'esperienza acquisita in decine di fallimenti lo porterà inevitabilmente a scorgere preventivamente tutti i segnali indicatori di problemi, e a scegliere l'area migliore in cui passare la notte.

Voglio provare a farvi evitare non tutti, ma una buona parte dei fallimenti dandovi delle linee guida. Prenderemo in considerazione come preparare la piazzola, i luoghi potenzialmente pericolosi, i luoghi migliori per evitare la formazione di condensa, i luoghi in cui patire meno il freddo e quelli ecologicamente più compatibili.

Gli alberi riducono la forza del vento e aumentano la temperatura dell'area

 

Scelta e cura della piazzola

Una volta che vi siete assicurati che la zona scelta abbia tutte le caratteristiche idonee per allestire il vostro campo in sicurezza (vedi oltre), individuate una piazzola che sia:

  1. sufficientemente ampia per montare il vostro riparo;
  2. pianeggiante o in leggera pendenza;
  3. priva di radici affioranti, massi interrati o altre asperità difficilmente rimovibili;
  4. libera da tracce di animali potenzialmente pericolosi (cinghiali, lupi, orsi, cani);

Provvedete quindi a liberare la piazzola scelta da rametti e sassi, cercando di ottenere una superficie liscia e priva di asperità: questo permetterà a voi di dormire più comodi e manterrà integro il catino della vostra tenda. Nel caso in cui ci fosse neve fresca, appiattitela camminando ripetutamente nell'area con le ciaspole ai piedi fino a che non vedete che non sprofondate più.
Prima di montare la tenda mettete il materassino nella posizione in cui prevedete di dormire e provate a stendervi sopra: cercate di capire se siete comodi, questo vi risparmierà di smontare e rimontare la tenda o di passare una notte insonne!

 

Dove NON allestire il proprio campo perché PERICOLOSO

  1. Greto di un fiume --> campeggiare sulle sponde di un fiume o di un torrente, o nel greto di un ampio corso d'acqua (anche asciutto), è una delle idee più pericolose di sempre. Piene improvvise possono spazzare via la vostra tenda con voi dentro, spesso con esiti fatali.
  2. Margine inferiore di ghiaioni o pareti di roccia --> spesso al termine di un ghiaione si trova un'area prativa pianeggiante, che invita al campeggio. Il ghiaione è però indicativo di un'area d'instabilità strutturale della montagna, per cui è possibile che avvengano smottamenti e cadute di massi che possono coinvolgere il vostro campo. Bivaccare al di sotto di pareti di roccia è spesso inevitabile per molti alpinisti, ma se si può scegliere è meglio rimanerne lontani almeno un centinaio di metri per ridurre il rischio di essere colpiti da frane o singoli sassi in caduta libera.
  3. Avvallamenti del terreno --> un'improvvisa pioggia torrenziale (molto comune durante l'estate in molte zone montane) può trasformare in poco tempo un avvallamento in un piccolo lago. Evitate di trovarvi all'interno.
  4. Plateau d'alta quota --> in un altipiano pianeggiante la vostra tenda tenderà ad essere il bersaglio ideale per i fulmini. Non occorre che aggiunga altro.

 

Dove NON allestire il proprio campo per evitare la formazione di condensa

Quando la temperatura raggiunge una certa temperatura, in relazione alla percentuale di umidità, il vapore acqueo si condensa sulle superfici passando allo stato liquido. All'interno di una tenda la temperatura può essere di diversi gradi maggiore rispetto all'esterno e, a causa della nostra respirazione e traspirazione, la percentuale di vapore acqueo è elevata. A contatto con il telo della tenda (più freddo rispetto all'aria interna perché condizionato dal clima esterno) il vapore acqueo condensa formando gocce di acqua liquida.

  1. Fonti d'acqua --> accamparsi nei pressi di ruscelli, fiumi, laghi e talvolta anche mari può essere estremamente appetibile, ma l'umidità è maggiore (senza scomodare l'equazione di Boltzmann e spiegando in parole povere, l'acqua liquida è sottoposta ad un continuo processo di evaporazione che porta nell'aria molecole di acqua sotto forma di vapore). Presso torrenti e fiumi di piccole dimensioni la temperatura dell'aria tende inoltre ad essere inferiore, aumentando lo sbalzo termico tra l'interno e l'esterno del proprio riparo e, di conseguenza, aumentando la formazione di condensa. Torbiere, acquitrini e altre aree umide presentano la stessa problematica.
  2. Zone "troppo" riparate dal vento --> ripararsi dal vento è importante, ma quando s'impedisce un flusso orizzontale d'aria aumenta enormemente la probabilità di formazione della condensa. Come per tante cose nella vita è importante cercare il giusto mezzo.
  3. Avvallamenti del terreno --> negli avvallamenti del terreno la temperatura è normalmente inferiore rispetto all'area circostante in quanto si ha (tra le altre cose) lo spostamento verso il basso dell'aria fredda. Campeggiare in una zona in cui la temperatura è inferiore facilita la formazione di condensa sulle superfici.

 

Dove allestire il proprio campo per patire meno freddo

  1. Aree alberate --> gli alberi, come tutti gli esseri viventi, emettono calore per cui nelle loro vicinanze la temperatura dell'aria è maggiore. La volta arborea inoltre funge da "schermo", limitando la dissipazione del calore verso l'alto. Gli alberi rappresentano anche uno schermo nei confronti del vento, che ha la proprietà di abbassare la temperatura percepita. Il suolo in un bosco di conifere è solitamente ricoperto di aghi di pino, che hanno un ottimo effetto d'isolamento termico.
  2. Versante a sud/sud-est --> i versanti meridionali di un gruppo montuoso sono quelli maggiormente esposti alla luce del sole durante la giornata. Le rocce (ovviamente a seconda del tipo) e il terreno possono accumulare grandi quantità di calore che può essere rilasciato di notte più o meno velocemente. Se la posizione scelta è tendente verso est, la mattina presto potrete inoltre usufruire del calore fornito dai primi raggi del sole.
  3. Aree schermate --> il vento, come già detto, è responsabile di drastici abbassamenti della temperatura, specie di quella percepita. Accamparsi nei pressi di barriere naturali in grado di schermare buona parte delle folate di vento è sempre una buona idea.
  4. Lontano da corsi d'acqua --> l'umidità è spesso causa di una sensibile riduzione della temperatura percepita e, in diversi casi, di quella effettiva. Nei pressi di torrenti e ruscelli la temperatura può essere di qualche grado inferiore.
Una duna può essere una riparo sufficiente dal vento gelido che arriva da un ghiacciaio (qui in Groenlandia)

 

A seconda del periodo dell'anno potrebbe essere intelligente mantenersi a distanza, oppure avvicinarsi al mare o a un grande lago: d'inverno queste grandi masse d'acqua rilasciano calore, mantenendo una temperatura nell'area circostante maggiore rispetto alle aree più lontane. Anche l'altitudine è un fattore importante: solitamente al crescere della quota la temperatura diminuisce, ma vi sono aree (più comuni di quello che si pensa) in cui avviene la cosiddetta "inversione termica", con temperature in quota più miti rispetto ad aree meno elevate. Per capire se una zona è soggetta a questo fenomeno è sufficiente "saper leggere" la vegetazione circostante. Aree famose per una spiccata inversione termica sono il Cansiglio e il gruppo montuoso del Jura.

 

Allestire il proprio campo in maniera eco-friendly

La prima scelta è: utilizzare un sito precedentemente utilizzato da altri oppure no? Si tratta di una questione più delicata di quanto si pensi, con punti a favore e contro ciascuna alternativa.

Sito per il campo precedentemente utilizzato da altri escursionisti

  1. Terreno pianeggiante, libero da impedimenti e quindi più sicuro per l'integrità strutturale della tenda. PRO
  2. Impatto ambientale limitato a sole poche aree. PRO
  3. L'area presenta solitamente condizioni adatte a campeggiare. PRO
  4. Il terreno diviene compatto, duro e difficile da picchettare. CONTRO
  5. Gli animali imparano ad associare quell'area a disponibilità di cibo. Fastidioso problema in presenza di topi, volpi e procioni. Pericoloso in aree popolate da orsi, coyote e altri predatori. CONTRO
  6. La piazzola riduce il senso di wilderness dell'area. CONTRO
  7. Purtroppo possono esserci rifiuti nei pressi. CONTRO

All'interno di parchi ed aree protette questa scelta è spesso regolamentata: in alcuni luoghi si chiede espressamente di favorire l'uso di piazzole già stabilite, mentre in altre si chiede di accamparsi lontano dal sentiero (almeno 200 metri) e in aree non precedentemente utilizzate (l'impatto ambientale viene quindi diluito, basandosi sulla teoria che un singolo campeggiatore non dovrebbe arrecare troppi danni all'area scelta).

Oltre per i motivi precedentemente elencati, bisognerebbe accamparsi lontano dai corsi d'acqua anche per limitare le possibili contaminazioni delle fonti: deiezioni e urina possono rendere non potabile una fonte d'acqua per lunghi periodi di tempo, quindi è necessario rimanervi il più possibile distante (le falde acquifere possono estendersi in un area molto ampia ed essere sufficientemente superficiali da entrare in contatto con i rifiuti). Lavarsi in un lago o in un fiume può essere allettante, ma bisognerebbe evitarlo, soprattutto per rispetto di chi intenda utilizzare quella fonte per abbeverarsi. Stessa cosa per lavare pentole e gavette. La cosa migliore da fare è di riempire un secchio collassabile o una sacca idrica alla fonte, quindi spostarsi di almeno 200 metri per utilizzarne il contenuto per lavare se stessi o le stoviglie.

 

Ora avete tutte le indicazioni principali per fare del vostro campeggio un'esperienza da ricordare piacevolmente! È ora di mettersi alla prova!