Materassino Big Agnes AXL-Air Mummy

Assieme a zaino, sacco a pelo e riparo, il materassino fa parte dei “Big Four”, i quattro pezzi dell’equipaggiamento di un thru-hiker a pesare maggiormente.
Non deve quindi stupire la recente corsa delle aziende manufattrici di equipaggiamento outdoor a produrre materassini sempre più leggeri e performanti.
Big Agnes, una delle aziende leader nel mercato statunitense, ha messo in commercio l’AXL-Air Mummy, che al momento della pubblicazione di questo articolo è il secondo materassino gonfiabile a lunghezza intera più leggero del mondo (il primo è il NeoAir UberLite di Therm-a-Rest).
Nonostante si tratti in maniera ovvia di un materassino di elevata qualità, le mie aspettative sono state in buona parte disattese, portandomi ancora una volta a preferire i materassini in schiuma rispetto agli autogonfianti.
Di seguito la recensione punto per punto.

materassino grigio big agnes axl-air mummy

Peso

Il Big Agnes AXL-Air Mummy ha un peso di 282 grammi. Il materassino Camp Essential, davvero essenziale e minimalistico, pesa esattamente 315 grammi, il 12% in più!
La maggior parte dei materassini in schiuma varia dai 200 ai 400 grammi, mentre i materassini gonfiabili e autogonfianti variano in peso dai 300 ad oltre i 1000 grammi.
Insomma, l’AXL-Air spazza via la concorrenza grazie al suo peso davvero minimo.

 

Volume e dimensioni

Dotato di una tipica forma a mummia, con lati più spessi per limitare il rischio di scivolare oltre il materassino, l’AXL-Air è lungo 183 cm e largo 51 cm (nel suo punto più ampio).
Lo spessore è di ben 9.5 cm, provvedendo così ad un eccellente sostegno.
Da richiuso nella sua sacca misura appena 17 cm per 7 cm di diametro: poco più di una lattina!

Isolamento e temperatura di comfort

Big Agnes non fornisce l’R-value per questo materassino. Appena messo in commercio veniva presentato con un uso fino a 2°C, dicitura sparita dopo le prime recensioni degli utilizzatori.
L’AXL-Air dovrebbe avere uno strato interno in grado di riflettere il calore, fornendo una qualche forma d’isolamento. A mio parere questa caratteristica non è percepibile e il materassino ha le stesse proprietà di altri materassini non isolanti.

 

Prezzo

Il prezzo di listino per l’AXL-Air Mummy è di circa 150 €, un prezzo decisamente elevato, per quanto in linea con quello della maggior parte dei materassini ultraleggeri.

 

Giudizio complessivo

Dell’AXL-Air non ho potuto non apprezzare il peso ridottissimo, le dimensioni estremamente contenute da richiuso (e quindi il poco volume occupato nello zaino) e il sostegno che garantisce all’utilizzatore sdraiato.
Anche la qualità del materiale di rivestimento mi ha lasciato un’ottima impressione: il nylon, seppur leggerissimo, appare particolarmente robusto.
Testato in una trentina di notti fuoriporta non ha dato segni di perdite.
Se gli aspetti positivi non sono pochi, quelli negativi sono però più importanti.
La superficie dell’AXL-Air dà una sensazione di scivolosità: nonostante i tubi laterali più spessi, è piuttosto facile cadere all’esterno del materassino, e il cuscino tende altrettanto facilmente a scivolare via.
Come la maggior parte dei materassini ad aria l’AXL-Air è molto rumoroso: la mia compagna ha trovato insopportabile il suo cigolio ad ogni mio minimo movimento!
La totale assenza di isolamento termico lo rende inadatto anche ad un uso estivo: si percepisce chiaramente il freddo risalire dal terreno. Accoppiato ad un materassino a schiuma conferisce un ottimo confort, ma si perde il senso del peso ultraleggero.
A tutto questo va aggiunta una considerazione relativa alla valvola di gonfiaggio/sgonfiaggio: il sistema adottato a prima vista appare interessante, rapido da sgonfiare e non particolarmente difficile da gonfiare, ma ho dovuto sostituire la valvola dopo appena un paio di utilizzi (ora vi è un pezzo che naviga all’interno del materassino!).

Considerato il prezzo di vendita non mi sento di consigliare questo prodotto.
È sicuramente un materassino di gran valore, ma del tutto inadatto al thru-hiker. È come utilizzare una ferrari lungo una strada sterrata: non puoi andare veloce e probabilmente non potrai nemmeno andare lontano!


quilt revelation di enlightened equipment

Quilt Enlightened Equipment Revelation

Il quilt Revelation di Enlightened Equipment è probabilmente il più diffuso e amato dai thru-hikers statunitensi. Il motivo? Qualità, confort e un prezzo onesto.
Ho potuto testarlo in diversi thru-hikes e in diverse condizioni climatiche nel corso dell’ultimo anno, per cui la recensione che leggerete segue un utilizzo intensivo e completo di questo sostituto del tradizionale sacco a pelo.
Non sai cos’è un quilt e in cosa differisce da un sacco a pelo? Ti stai chiedendo quale sia il migliore tra i due sistemi? Leggi quest’altro articolo!

Il modello da me testato è il 20°F (-6°C) Regular/Regular, con un filling di piuma d’oca a 800 cuin anziché gli 850-950 cuin con cui viene attualmente venduto (questo significa che il potere isolante del sacco da me testato è leggermente inferiore rispetto a quelli attualmente in vendita).

quilt revelation di enlightened equipment

Video-recensione

Guarda la recensione video!
Nei primi minuti spiego brevemente come fa un sacco a pelo (o un quilt) a “fare caldo” e le differenze tra un sacco a pelo e un quilt.
Infine una descrizione delle caratteristiche dell’Enlightened Equipment Revolution.

Preferisci la recensione scritta? Continua a leggere!


Peso

Con un peso di circa 620 grammi il Revelation 20°F di EE è sicuramente molto leggero considerando la temperatura di confort di 0°C (temperatura limite -6°C) dichiarata dal produttore. Ovviamente essendo un quilt (quindi aperto sulla schiena e privo di cappuccio) il peso è nettamente inferiore a un sacco a pelo con pari potere isolante. Rispetto ad altri quilt di altre marche con temperature di confort simili la differenza di peso è pressoché nulla.

 

Volume e dimensioni

Avendo un’imbottitura di piuma d’oca di alta qualità e un rivestimento in leggero nylon 15d, il Revelation risulta facilmente comprimibile. La sacca di trasporto in dotazione ha un volume di 13 litri ma non ho trovato problemi a comprimerlo in una sacca di 8 litri (per quanto lo sconsigli in quanto è preferibile non comprimere eccessivamente la piuma d’oca). Il modo migliore per riporlo nello zaino è nel fondo, che occuperà completamente.
Il modello Regular/Regular misura 183 cm di lunghezza e 137 cm di larghezza (105 a livello dei piedi). Chiuso completamente risulta più ampio della maggior parte dei sacchi a pelo a mummia tradizionali.

Una zip all’estremità inferiore assieme a due cordini a strozzo, permettono di formare una footbox perfettamente chiusa. Tre clip a intervalli regolari consentono di chiudere il quilt sulla schiena e un cordino a strozzo permette di stringere l’apertura superiore attorno al collo.

escursionista con quilt aperto sulle spalle

Isolamento e temperatura di comfort

411 grammi di piuma d’oca DownTek (idrofobica e certificata RDS) da 800 cuin (850 o 950 nei nuovi modelli) conferiscono al quilt Revelation un elevato potere isolante.

La temperatura di comfort dichiarata è di 0°C, con una temperatura limite pari a -6°C. Essendo un quilt buona parte di questi valori di temperatura perdono di senso se non si utilizza un materassino sufficientemente isolante. Secondo la mia esperienza con un materassino in schiuma con R-value = 2 i valori risultano sovrastimati di circa 4°C. Non dubito però che con un materassino con R-value >4 la temperatura di confort risulti corretta.

 

Prezzo

Il prezzo di listino per il quilt Revelation 20°F è di circa 300 dollari, perfettamente in linea con gli altri produttori di quilt statunitensi (ad esempio Cedar Ridge Outdoors e Zpacks). Ovviamente dovendolo importare dagli Stati Uniti il prezzo finale per l’acquirente europeo può risultare nettamente più alto. Un prodotto dalle caratteristiche simili acquistabile ad un prezzo più conveniente è il Quilt 350 di Cumulus.

 

Giudizio complessivo

I quilt non sono per tutti. Molti escursionisti sono ancora affezionati ad i tradizionali sacchi a pelo a mummia. Per chi come il sottoscritto ha trovato nei quilt una soluzione geniale, il Revelation di Enlightened Equipment è una garanzia. La qualità è provata dall’assenza di odore delle piume e dalla certezza che non vi saranno fuoriuscite di materiale in assenza di tagli nell’involucro.
Il nylon dell’involucro è leggero ma resistente, trattato DWR per garantirgli un’idrorepellenza utile in caso di formazione di condensa all’interno del proprio riparo.
Se devo trovare un difetto allora mi permetto di far notare l’infelice posizione del cordino a strozzo per la parte superiore del quilt: al centro del collare, in modo che ricada esattamente sulla faccia! Ovviamente basta ripiegarlo verso l’interno per non sentirlo più, ma se fosse stato posto ad una estremità sarebbe stato sicuramente gradito!
Ho testato questo quilt in Scozia, in Galles, in Lapponia, sulle Alpi e sugli Appennini per un totale di almeno un centinaio di notti d’uso e non posso che unirmi al coro dei molti entusiasti. Il quilt Revelation di Enlightened Equipment sarà un pezzo dell’equipaggiamento a cui ti affezionerai e che potrai utilizzare con soddisfazione in tutte le tue avventure outdoor!


sacco a pelo magic 125

Sacco a pelo Cumulus Magic 125

L’azienda polacca Cumulus sta diventando uno dei leader europei nel settore dei sacchi a pelo, offrendo una vastissima gamma di prodotti, in grado di rispondere alle esigenze più disparate.

Il Magic 125 è uno dei fiori all’occhiello di Cumulus, presentato come “il sacco a pelo più leggero del mondo”!

Difficile poter dire se l’affermazione sia veritiera o meno, specialmente considerando sacchi a pelo con strutture, materiali e imbottiture differenti, ma è certamente tra i più leggeri in assoluto.

sacco a pelo magic 125

Peso

Con un peso inferiore ai 250 grammi, il Magic 125 rientra di diritto tra i sacchi a pelo più leggeri in commercio. Gli unici sacchi a pelo che possono vantare un simile peso sono il Sea to Summit Spark Sp0 e lo Yeti Fever Zero. Entrambi questi sacchi a pelo hanno però anche il cupolino, assente nel Magic 125.

 

Volume e dimensioni

Da richiuso il Magic 125 occupa un volume ridicolo: 1.6 litri totali, 18 cm di altezza per 11 cm di diametro. Una volta tolto dalla sua sacca il sacco a pelo si gonfia velocemente, grazie all’elevata qualità della sua imbottitura di piuma d’oca.
La lunghezza del Magic 125 è di 175 cm, con un diametro superiore pari a 75 cm e quello inferiore di 47 cm. Essendo sprovvisto di cupolino, queste misure risultano ideali per utilizzatori alti fino a 180 cm. Nonostante il diametro a livello dei piedi sia piuttosto limitato, la forma a “coda di sirena” assicura un elevato confort della footbox.
Io sono alto 180 cm e peso 75 kg: ho trovato confortevoli le dimensioni e sufficienti a coprirmi interamente se raccolto in posizione fetale.

Non è presente alcuna zip ma è veramente semplice uscire e accedere all’interno del sacco a pelo. Cumulus produce una variante del Magic 125 con zip, ma a mio giudizio non se ne sente il bisogno.

escursionista nel sacco a pelo cumulus magic 125 sulle piccole dolomiti

Isolamento e temperatura di comfort

L’isolamento del sacco a pelo Magic 125 è dato da 125 grammi di piuma d’oca, dichiarate a 850 cuin (questo valore indica la capacità delle piume di occupare volume: maggiore il numero di cuin, maggiore l’isolamento termico del sacco a pelo). Per comparazione lo Spark Sp0 utilizza solo 100 grammi di piuma d’oca (qualità ULTRA-DRY a 850+ cuin) mentre il Fever Zero ne usa 125 grammi. Siccome entrambi questi sacchi sono dotati di cupolino, la concentrazione di piume risulterà ovviamente inferiore.

La temperatura di comfort dichiarata è di +13°C, con una temperatura limite pari a +10°C. La temperatura limite dichiarata per lo Spark Sp0 è di +9°C, mentre per il Fever Zero è di +12°C.

 

Prezzo

Con un prezzo di listino pari a 154 € il Cumulus Magic 125 risulta molto più competitivo dei suoi concorrenti: il Sea to Summit Spark Sp0 viene venduto a circa 238 €, mentre lo Yeti Fever Zero arriva a costare 364 €.

 

Giudizio complessivo

Il Cumulus Magic 125 è chiaramente un gioiello nel suo genere: leggerissimo, di ottima qualità e ad un prezzo decisamente abbordabile.

Personalmente ho trovato la temperatura di comfort dichiarata troppo ottimistica: io avrei indicato un temperatura limite a +13°C e una confort a +16°C. Considerate che sono piuttosto caloroso.

Si tratta quindi di un sacco a pelo estivo perfetto per il thru-hiker minimalista, ma può anche essere utilizzato per aumentare la temperatura di comfort di un altro sacco a pelo durante una spedizione invernale in luoghi particolarmente rigidi.

Ho testato il Magic 125 durante la traversata di Gran Canaria, in un bivacco in parete sulle Piccole Dolomiti e lungo il Padjelantaleden. Accoppiato con un sacco da bivacco traspirante come il SOL Lite Bivvy può essere utilizzato fino a temperature vicine allo 0, ma se adeguatamente vestiti.

In definitiva consiglio il Cumulus Magic 125 come sacco a pelo in luoghi caldi o come sacco-lenzuolo per utilizzatori particolarmente freddolosi!


montagne in galles

Alta Via di Snowdonia

L’Alta Via di Snowdonia è una route, un percorso non ufficiale, che ho disegnato a partire da un itinerario noto come Snowdonia Traverse (High Route).
Questo percorso permette di attraversare da Sud a Nord l’intero Parco Nazionale di Snowdonia, il più esteso del Galles e uno dei più grandi del Regno Unito, collegando le principali vette dell’area e prediligendo le traversate di crinale.

montagne in galles

Perché percorrere l'Alta Via di Snowdonia?

L’Alta Via di Snowdonia è l’itinerario perfetto per chi vuole scoprire il lato selvaggio del Galles. Lungo il percorso si attraversano numerose tipologie ambientali differenti, dalle campagne coltivate alle brulle montagne dalle magnifiche viste sul Mare d’Irlanda.
Sebbene l’itinerario non si svolga attraverso zone particolarmente remote, si tratta di un percorso adatto solamente ad escursionisti esperti ed allenati, sia per i dislivelli significativi, che per le frequenti aree in assenza di traccia.

Come arrivare

Per raggiungere il punto d’inizio del trekking è conveniente volare verso Londra, prendere un treno per Birmingham dalla stazione di London Euston, quindi un altro treno diretto a Machynlleth.
Data la durata dei trasferimenti è conveniente pernottare una notte a Birmingham, dove è peraltro semplice acquistare gas e altro materiale necessario durante il trekking.

Fai clic sulla mappa per visualizzare il percorso

Itinerario

Lunga circa 160 km, l’Alta Via di Snowdonia attraversa il Parco Nazionale di Snowdonia da Sud a Nord, includendo l’ascesa allo Snowdon, massima vetta del Galles e di Inghilterra.
Sebbene sia possibile percorrerla anche in senso inverso, consiglio la direzione verso Nord, in quanto risulta più spettacolare, ed è possibile osservare più facilmente il panorama, essendo il sole quasi sempre alle proprie spalle.

Fai clic sulla mappa per visualizzare l'itinerario

Segnaletica

Non essendo un percorso ufficiale non esiste un’apposita segnaletica.
La maggior parte dei sentieri utilizzati in questa route non ha nemmeno una propria segnaletica, limitandosi generalmente ad un singolo cartello con il simbolo di un escursionista all’inizio del sentiero, nei pressi di un centro abitato.
Altri sentieri, seppur indicati nelle mappe topografiche, sono in realtà vaghe tracce nell’erba alta o tra i cespugli, particolarmente difficili da seguire.
Consiglio l’uso di un buon GPS, che può risultare quasi essenziale in condizioni di scarsa visibilità.

Rifornimenti

I ruscelli attraversati lungo l’intero percorso sono numerosi, rendendo così facile approvigionarsi di acqua. Una scorta giornaliera di 1 litro risulterà sufficiente per la maggior parte delle tappe. Data l’elevata quantità di pecore, è comunque conveniente potabilizzare sempre l’acqua, tramite un filtro o via additivi chimici.

La maggior parte delle tappe termina nei pressi di un centro abitato. Sebbene siano di piccole dimensioni è quasi sempre possibile trovare un supermercato in cui rifornirsi di generi alimentari o un pub presso cui mangiare un pasto caldo. È comunque caldamente consigliata un’autonomia viveri di circa 3 giorni, che rende meno dipendenti dalle chiusure dei negozi nei giorni di festa e maggiormente in grado di fronteggiare imprevisti lungo il percorso.

Alloggi

Il percorso è stato studiato affinché la maggior parte delle tappe terminasse in corrispondenza di un campeggio o di un ostello. Se per i primi la prenotazione non è quasi mai necessaria (a parte quelli di piccole dimensioni), per i secondi è pressoché obbligatoria, specialmente in alta stagione.

È possibile pernottare anche in wild camping, ma la maggior parte dei siti idonei per montare la tenda si trovano piuttosto lontani da fonti d’acqua, richiedendo quindi un’attenta pianificazione dei punti di rifornimento.

Tappe consigliate

1. Machynlleth –> Abergynolwyn (20 km, 1000 m dislivello positivo)

La prima tappa dell’Alta Via di Snowdonia parte dalla stazione dei treni di Machynlleth. Si tratta di una tappa tutto sommato semplice, che inizia inerpicandosi sulle colline prospicienti Machynlleth per poi continuare in falsopiano lungo una comoda strada sterrata. In questa fase il sentiero si sovrappone al Welsh Coastal Path e ne condivide la segnaletica. I percorsi si dividono in corrispondenza di Pen-Y-Bryn, con l’Alta Via di Snowdonia a puntare verso nord-ovest per risalire il crinale del Mynydd Esgairweddan. Si prosegue lungo il crinale fino a raggiungere la sommità del monte Tarren Hendre (circa 630 m slm), da cui si ha una bella vista sulla costa e sul Mare d’Irlanda. Si tiene il crinale in direzione est/nord-est fino ad incontrare un sentiero che scende tra i boschi di abeti per giungere a una cava in disuso. Da qui strade sempre più agevoli conducono in breve tempo al paese di Abergynolwyn.
Presso l’abitato vi sono un paio di B&B e un ottimo pub. Chi volesse campeggiare wild può proseguire la tappa in direzione del rudere del castello di Castell-Y-Bere: risalita una collina tramite una ripida traccia di sentiero vi è un’area di pascolo per le pecore con un ruscello come fonte d’acqua.

2. Abergynolwyn –> Dolgellau (19 km, 1000 m dislivello positivo)

Da Abergynolwyn si raggiunge in breve il castello di Castell-Y-Bere. Le rovine meritano sicuramente una visita e si raggiungono con una deviazione di 10 minuti.
Il resto della tappa consiste nella traversata del Cader Idris.
La traccia è molto buona, seppur non adeguatamente segnalata, fino alla vetta del Cader Idris, dove si trova anche un ampio bivacco. Si prosegue quindi lungo il crinale, seguendo una direzione intuitiva e una traccia chiara fino al Mynydd Moel, ma proseguendo il percorso diviene più confuso e si consiglia una frequente consultazione del proprio GPS. Si abbandona il crinale del Cader Idris a nord della vetta Gau Graig, passando attraverso pascoli recintati, in un dedalo di tracce. Nei pressi di una farm si raggiunge la strada asfaltata, che si segue fino a raggiungere l’abitato di Dolgellau. Il campeggio, spazioso e ben curato, si trova vicino al cimitero, ad est rispetto al centro del paese.

3. Dolgellau –> Cae Gwyn Farm (19 km, 850 m dislivello positivo)

L’itinerario di questa tappa inizia con una facile e piacevole passeggiata attraverso pascoli e terreni coltivati, seguendo strade minori e sentieri pedonali/ciclabili. Incontrata nuovamente la strada principale A470, si individua a breve distanza la segnaletica per il “New Precipice Walk“.
Il sentiero sale rapidamente nel bosco fino a raggiungere il bel lago Llyn Tan y Graig. Dal lago la pendenza si riduce, e il sentiero diviene più esposto e panoramico (mai difficile o impegnativo) in corrispondenza dell’ex miniera d’oro di Foel Ispri. Proseguendo si va ad intercettare una recinzione che si seguirà fino a raggiungere la vetta del Y Garn, molto panoramica. Scendere dall’Y Garn è tutt’altro che semplice, sia perché non esiste una straccia, sia perché le pendici settentrionali e occidentali sono ricoperte da una fitta macchia di eriche e altri arbusti. L’idea è quella di seguire la falsariga del crinale, minimizzando la pendenza e puntando verso l’altura Mynydd Glan-Llyn y Forwyn. Sarà necessario farsi largo tra la vegetazione fitta, oltre a dover superare un muretto con filo spinato (è bene considerare che la velocità di marcia sarà notevolmente ridotta).
Superate le difficoltà ci si riaggancia ad una buona strada sterrata che si segue fino a superare Pont-y-Brenhin. Poco oltre la qualità del sentiero scema rapidamente fino a diventare una vaga traccia tra l’erba alta, spesso in terreno acquitrinoso. Si prosegue dapprima verso nord, poi decisamente verso nord-est fino a raggiungere un’altra strada sterrata che riconduce alla strada A470. Si costeggia la strada per circa un chilometro verso nord fino ad incontrare le indicazioni per l’accesso al campeggio della fattoria Cae Gwyn.

4. Cae Gwyn Farm –> Moelwyn Bach (32 km, 900 m dislivello positivo)

Tappa poco spettacolare e con pochi highlights, ma necessaria per spostarsi dalle catene montuose del sud di Snowdonia alle più alte montagne del nord. Nonostante si percorrano numerose strade asfaltate (tutte poco frequentate), la tappa è impegnativa per distanza e dislivello. Dalla fattoria Cae Gwyn si ritorna sulla A470, quindi si percorre circa mezzo chilometro fino ad una strada che risale verso le colline ad est dell’A470. La strada punta verso sud-est e la si abbandona in favore di una strada sterrata che in leggera salita vira verso nord a mezza costa rispetto alla vetta del Craig Y Penmaen. La strada sterrata prosegue per un paio di chilometri fino ad unirsi nuovamente ad una strada asfaltata che porta rapidamente all’abitato di Trawsfynydd, ai margini dell’omonimo grande lago artificiale. Nel paese c’è un supermercato in cui è possibile fare rifornimento viveri.
Si attraversa l’abitato dapprima verso ovest e poi verso sud per incontrare un ponte che permette di attraversare il lago in corrispondenza della sua stretta estremità meridionale.
Una volta a sud del lago lo si costeggia seguendo una strada asfaltata fino a che, superato in linea d’aria l’abitato di Trawsfynydd, si prende una strada sterrata che risale delle brulle colline ad ovest del lago. La strada sterrata diviene rapidamente un sentiero, quindi una vaga traccia. Si prosegue verso ovest/nord-ovest su terreni acquitrinosi e zigzagando tra le colline fino a raggiungere il lago Llyn Tecwyn Isaf. Una strada asfaltata conduce dapprima alla stazione ferroviaria di Llandecwyn, quindi tramite un ponte all’abitato di Penrhyndeudraeth.
Da qui si prende la A4805 verso il colle Pant-Y-Wrach, da cui una strada sterrata conduce verso la stazione turistica di Tan-y-Blwch. Un sentiero e poi una stradina asfaltata risalgono i rilievi verso nord-ovest fino a raggiungere un’area forestale adibita al taglio della legna. Qui parte il sentiero che porta al Moealwyn Bach. Si suggerisce di accamparsi all’inizio del sentiero.

5. Moelwyn Bach –> Pen-y-Pass (24 km, 1700 m di dislivello)

Tappa fisicamente impegnativa ma che può essere facilmente divisa in due. Questa tappa permette di attraversare il magnifico gruppo montuoso dei Moelwyns e quello famosissimo dello Snowdon, toccandone anche la vetta.
Risalito il Moelwyn Bach, un sentiero, a tratti molto chiaro e in altri molto vago, attraversa l’area dei Moelwyn, magnificamente brulla e caratterizzata dalle vecchie e ormai abbandonate opere legate all’estrazione mineraria e di pietra. Vi sono numerosi buoni posti per accamparsi, sebbene un poco inquietanti!
Si scende dai Moelwyn verso Nantgwynant, piccolo abitato tra due bacini artificiali. Qui è possibile smezzare la tappa pernottando nell’ostello YHA Snowdon Bryn Gwynant o in un campeggio della zona.
Si comincia quindi a risalire lo Snowdon seguendo il magnifico Watkin Path, comodo e ben tracciato fino a quota 350 metri, poi ripido ma ancora molto chiaro, infine un poco disagevole (ma lavori per migliorarlo sono in programma) per raggiungere la spalla sud dello Snowdon a 200 metri dalla vetta.
I panorami sono splendidi lungo tutto il percorso e il Watkin Path è percorso da una frazione insignificante dell’elevatissimo numero di persone che si cimentano con lo Snowdon ogni giorno. Per scendere verso Pen-y-Pass ci sono due sentieri: il Pyg Path (che a sua volta si divide originando anche il Miner’s Path) e un sentiero di cresta, più difficile ma panoramico. A Pen-y-Pass c’è l’omonimo ostello YHA per il pernottamento.

6. Pen-y-Pass –> Carneddau (14 km, 1600 m dislivello positivo)

Tappa breve ma di assoluto impegno a causa del dislivello significativo e della pendenza di diversi tratti. Anche in questo caso è possibile dividere la tappa in due.
Dall’ostello di Pen-y-Pass si risale il monte Glyder Fawr per poi scendere in direzione nord fino all’ostello YHA Idwal sull’omonimo lago, dove è possibile pernottare. Il sentiero è quasi sempre chiaro e ben tracciato, ma può essere perso a circa 200 metri da Pen-y-Pass: prestate attenzione!
Da Idwal un ripido ma chiaro sentiero risale fino alla vetta del monte Pen Yr Ole Wen, il più meridionale dei Carneddau. Si segue la cresta fino a superare il Carnedd Llewelyn. Un sentierino sulla destra scende fino a un laghetto presso cui è possibile accamparsi.

7. Carneddau –> Conwy (28 km, 900 m dislivello positivo)

Ripresa la cresta principale dei Carneddau, si prosegue fino alla vetta del monte Foel Fras per poi virare verso nord-ovest. Si scende fino al corso del fiume Afon Rhaiadr Fawr che si segue fino alle celebri cascate Aber Falls.
Attraverso strade minori è possibile raggiungere l’abitato di Llanfairfechan dove è possibile pernottare o acquistare viveri. Chi volesse continuare, dalle Aber Falls deve seguire un sentiero verso est che porta al passo di Bwlch y Ddeufaen, da cui, dopo un chilometro circa, si vira verso nord-est. Seguendo comodi sentieri e strade sterrate si arriva infine a Conwy, spettacolare città medioevale.

Difficoltà

Sebbene si tratti di un percorso piuttosto corto, l’Alta Via di Snowdonia non è adatta ad escursionisti principianti per i seguenti motivi:

  1. l’assenza di segnaletica e la traccia spesso poco chiara richiedono buone capacità di navigazione;
  2. il vento forte è molto comune e non è raro che sui crinali risulti impossibile avanzare;
  3. il terreno è spesso scivoloso, rallentando la marcia e rendendola faticosa;
  4. alcuni tratti sono esposti, non adatti a chi soffre di vertigini o ha passo insicuro;
  5. durante l’estate i midges (moscerini succhia-sangue) sono una vera piaga in certe zone.
  6. sono presenti tantissimi muretti a secco e recinzioni con filo spinato, veri e propri ostacoli lungo il percorso.

Clima

Snowdonia è caratterizzata da un clima piuttosto mite, con temperature medie estive che variano da 12 a 22°C e temperature medie invernali sopra allo 0 termico.
Sulle alture la temperatura percepita può però risultare nettamente inferiore a causa del forte vento. Come altre zone delle Isole Britanniche la piovosità è piuttosto elevata ma raramente consistente.

Il periodo migliore per percorrere l’Alta Via di Snowdonia va da aprile a settembre.

Fai clic per visualizzare le statistiche meteorologiche

Vie di fuga

Lungo il percorso s’incontrano spesso strade e piccoli centri abitati. I luoghi più remoti distano solo pochi chilometri dalla prima strada asfaltata, quindi le vie di fuga non rappresentano un reale problema. È bene però prestare attenzione quando si è in zone con traccia scarsa o assente: la via di fuga potrebbe essere ostacolata da impedimenti naturali e artificiali (muretti a secco, recinzioni).

Equipaggiamento

L’equipaggiamento dovrà essere necessariamente a prova di pioggia: guscio impermeabile e copri-pantaloni sono d’obbligo. Consiglio l’uso di una scarpa da trekking leggera, che si asciughi velocemente, associata ad una ghetta girocaviglia. In questo articolo e nel suo seguito trovate tutta una serie di strategie utili per affrontare al meglio terreni fangosi e acquitrinosi come quelli che potrete trovare lungo l’Alta Via di Snowdonia.

Come riparo suggerisco una tenda ultraleggera con un buon grado d’impermeabilità (HH > 3000 mm) o un sacco da bivacco associato ad un tarp (occhio ai venti forti). I bastoncini da trekking sono sicuramente consigliati.

Altre informazioni

  • Valuta: sterlina. La maggior parte degli esercizi commerciali accetta il pagamento con carta di credito, ma la quasi totalità dei campeggi a conduzione familiare necessitano di un pagamento in contanti.
  • Lingua: inglese e gallese. Il gallese è parlato dalla maggior parte della popolazione ed è completamente diverso dall’inglese. Si consiglia di studiare la pronuncia delle lettere in modo da poter risultare comprensibili in caso si chiedesse informazioni circa uno specifico luogo, dato che la toponomastica è interamente in gallese.
  • Rete telefonica: presente. L’accesso alla rete telefonica e ad internet è ottimo lungo la maggior parte dell’itinerario, specialmente nei pressi dei centri abitati e sui crinali montuosi.


tarp marca aricxi

Tarp Aricxi

Aricxi è un brand emergente cinese che sta proponendo un’ampissima gamma di tarp e tende, a basso costo e di buona qualità.
Come succede con altri brand cinesi non esistono dei veri e propri nomi per i diversi modelli, così in questa recensione mi riferirò al prodotto con la generica dicitura “Tarp Aricxi”.

Si tratta di un tarp preformato, con un interessante rapporto peso/superficie, che ho testato in una serie di escursioni nelle Piccole Dolomiti.

tarp marca aricxi

Peso

Il peso di questo tarp è sicuramente la cosa che più attrae il potenziale acquirente: meno di 310 grammi esclusi i picchetti! I picchetti inclusi sono piuttosto pesanti e voluminosi, ma si possono sostituire con altri più performanti. Anche i tiranti non sono il massimo, ma anche in questo caso si possono banalmente sostituire con cordini più leggeri e resistenti.

 

Volume e dimensioni

Da richiuso il Tarp Aricxi occupa un volume minimo ed ho piacevolmente notato che l’operazione di riporlo nella sacca in dotazione è rapida e per nulla faticosa.
Lo spazio a disposizione al di sotto del tarp è più che sufficiente per due persone e può variare a seconda del setup scelto!

tarp arancione al limite del bosco su terreno innevato

Setup

Il setup può variare principalmente in base all’altezza dei bastoncini da trekking utilizzati: a livello teorico il lato corto del tarp è picchettato direttamente al suolo ed è messo in tensione da un bastoncino tenuto alla lunghezza minima; la parte opposta può invece essere regolata a piacere, picchettando i vertici al suolo o tenendola più alta per un maggiore spazio al di sotto del tarp.
Rispetto ad altri tarp preformati ho trovato più semplice e intuitivo il “montaggio” del tarp.

 

Resistenza al vento

La resistenza al vento è il cavallo di battaglia di questo tarp. Se ben picchettato al suolo e con i tiranti correttamente in tensione, il Tarp Aricxi gestisce magnificamente anche forti folate di vento, nonostante abbia un lato sempre aperto.

 

Impermeabilità

L’impermeabilità, espressa in millimetri di colonna d’acqua verticale, non viene dichiarata dal venditore. Il materiale con cui è fatto il tarp è però un nylon impregnato di silicone su entrambi i lati che, testato sotto una forte pioggia, non ha fatto passare acqua. Unica nota dolente: le cuciture non sono sigillate; il produttore fornisce inclusa nel prezzo una colla da applicare per impermeabilizzare le cuciture. Si tratta di un’operazione banale, spesso richiesta anche dalla maggior parte dei brand americani, ma che a mio avviso dovrebbe essere compito del produttore.

 

Prezzo

Con un prezzo di listino di 50 euro (ma normalmente si trova in “saldo” a meno di 40 euro), il Tarp Aricxi ha un eccellente rapporto qualità/prezzo. Il thru-hiker alla ricerca di un riparo ultraleggero, spazioso, sufficientemente protettivo ed economico, troverà nel Tarp Aricxi il suo Best Buy! Può essere acquistato qui, ma i tempi di consegna possono superare il mese!

escursionista accovacciato accanto a un tarp arancione su terreno innevato

Giudizio complessivo

Il Tarp Aricxi è una scelta perfetta per il thru-hiker esperto o l’escursionista attento al peso del suo equipaggiamento. L’aspetto negativo è che a mio giudizio non si tratta di un prodotto immediatamente utilizzabile una volta ricevuto a casa: è necessario sigillare le cuciture ed è conveniente sostituire cordini e picchetti.
A parte questo inconveniente (evitabile da parte del produttore), il Tarp Aricxi è di ottima qualità: molto leggero, sufficientemente robusto e facile da montare.
Il giudizio complessivo non può quindi non essere positivo e mi sento di consigliarlo.


tenda x-mid

Tenda X-Mid 1P

La tenda X-Mid 1P, sviluppata dal thru-hiker canadese Dun Durston e prodotta da Drop (fino a poco tempo fa Massdrop) è una trekking pole tent che ha fatto molto parlare di sé e ha ottenuto ottimi riscontri da parte degli utilizzatori.

Durston si è distinto nello sviluppo di questa tenda attraverso accurate valutazioni geometriche, oculata scelta dei materiali e una reale volontà di venire incontro alle reali necessità di ogni thru-hiker.

L’ho testata durante la traversata di Snowdonia (Galles) via High Route.

tenda x-mid

Video-recensione

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Oltre a descrivere le caratteristiche e a condividere le mie impressioni, vedrete anche il setup della X-Mid di Dun Durston.

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Peso

La prima cosa che un thru-hiker guarda in una tenda è il suo peso. Con i suoi 800 grammi (comprensivi di tiranti, cordini e picchetti), la X-Mid 1P supera di poco o eguaglia il peso di altre tende all’apparenza simili (ad esempio la Lanshan 1P di 3F UL Gear), ma si nota fin da subito una quantità di spazio decisamente maggiore.
800 grammi per una monoposto non sono pochissimi in un mondo in cui esistono tende biposto del peso di circa 500 grammi, ma si tratta comunque di un peso decisamente limitato, perfettamente idoneo con la pratica del thru-hiking, specie se si considera che si tratta di una vera tenda doppio telo e con un ottimo sistema di ventilazione.

 

Volume e dimensioni

Da richiusa la X-Mid 1P occupa un volume davvero minimo, ed ho piacevolmente riscontrato la facilità con cui la si può piegare e richiudere nell’apposita sacca.
Una volta montata la X-Mid 1P appare immediatamente molto più grande di qualsiasi altra tenda monoposto abbia potuto testare.
La tenda occupa infatti uno spazio rettangolare molto ampio, di circa 4.3 metri quadrati, più che sufficiente per ospitare due persone.
La peculiarità della X-Mid 1P risiede infatti nella disposizione diagonale della camera interna, che risulta così dotata di due ampi vestiboli ai lati. La lunghezza della camera interna è di circa 220 cm e la sua altezza di 110 cm. Se si sommano queste generose misure alla maggiore verticalità delle pareti della camera interna rispetto ad altre tende concorrenti, si ha un’idea dello spazio che l’utilizzatore ha a sua disposizione.

schema della tenda x-mid

Setup

Il setup è forse il vero cavallo di battaglia della X-Mid 1P: bastano solo 4 picchetti e due bastoncini da trekking per montarla! È sufficiente picchettare il telo esterno a formare un rettangolo (non un parallelogramma, quindi attenzione a fare angoli di 90°), infilare le punte dei bastoncini da trekking negli appositi occhielli ed estendere i bastoncini fino a raggiungere il suolo e a mettere in tensione la struttura. Più facile a farsi che da spiegare!

 

Resistenza al vento

Considerata l’elevata altezza della X-Mid 1P e la maggiore verticalità delle sue pareti rispetto ad altre tende che ho potuto testare, ero dubbioso relativamente alla sua capacità di sopportare forti raffiche di vento. Il Galles si è dimostrato un ottimo terreno di test. L’X-Mid 1P ha resistito senza problemi al vento forte e costante, mentre in presenza di raffiche è stato sufficiente rafforzare il setup picchettando anche i vestiboli ed utilizzando i due tiranti predisposti.
Sotto le forti raffiche di vento la tenda non è stata certamente silenziosa, ma non ho mai avuto la sensazione che potesse in qualche modo cedere.

 

Impermeabilità

L’impermeabilità dichiarata è di 2500 mm, inferiore a quello di altri concorrenti. Non ho avuto modo di testarla sotto acquazzoni particolarmente violenti, ma secondo il parere di altri utilizzatori non ci sarebbero problemi sotto questo fronte. Dun Durston ha fatto la precisa scelta di utilizzare poliestere per il telo esterno al posto del più diffuso nylon. La scelta è motivata dallo scarso assorbimento di acqua, e conseguente stretching, del poliestere rispetto al nylon. Il nylon tende infatti ad assorbire acqua, allungandosi di circa il 4%, con conseguente perdita di tensione e rischio di cedimento sotto il forte vento.
Le zip di apertura del telo esterno sono realmente impermeabili, di qualità molto superiore a quelle normalmente riscontrabili in altri prodotti con “zip waterproof”.

 

Prezzo

La X-Mid 1P è venduta tramite il canale Drop (Massdrop) e in maniera discontinua. Questo significa che bisogna farne richiesta e si rientrerà (dopo una vostra conferma) tra gli ordini della nuova produzione. Considerando che si tratta probabilmente del prodotto più venduto su Drop, nuove produzioni saranno sempre più frequenti. Il prezzo più recente su Drop è di 200 dollari, a cui vanno però sommate le spese di spedizione e le tasse doganali, per un costo finale di circa 250 euro.
A mio avviso il prezzo è proporzionato con la qualità di questa tenda, che risulta molto più abbordabile rispetto a concorrenti di fascia alta (Zpacks, Tarptent, Sierra Design, etc.), ma non riesce a competere con marche cinesi come 3F UL Gear, NatureHike e Aricxi che, sebbene producano prodotti molto buoni, sono comunque uno scalino al di sotto dal punto di vista qualitativo.

tenda x-mid ed escursionista

Giudizio complessivo

Se siete alla ricerca di un riparo leggero, spazioso, facile da montare e che non costi una follia, la tenda X-Mid 1P di Dun Durston è sicuramente la scelta che fa per voi. Tra le trekking pole tents che ho avuto modo di testare è sicuramente la migliore.
Al momento non ho trovato reali difetti in questa tenda. Considerando l’area coperta dal telo esterno si potrebbe desiderare un footprint (il catino della tenda interna) più ampio, ma quello attualmente presente va comunque benissimo ad una persona di medie dimensioni. Sotto forti raffiche di vento mi è sembrata leggermente rumorosa, ma non credo che un’altra tenda lo sarebbe stata meno. Il giudizio finale complessivo è quindi eccellente: un prodotto frutto di uno studio attento, che merita il successo che sta avendo!


Granite Gear Crown II

Quando si parla di zaini ultralight si tende a pensare che non siano in grado di sopportare carichi elevati. Questo pensiero sarebbe veritiero per la larga maggioranza degli zaini per thru-hiking, ma non per il Granite Gear Crown II!
Il Crown II è la seconda versione di uno degli zaini più diffusi e amati tra i thru-hiker statunitensi e, a scapito di un leggero aumento di peso, questa versione apporta numerose migliorie al predecessore.


Peso

Con un peso massimo di 1142 grammi (può essere alleggerito fino a raggiungere i 900 grammi) e un punteggio Vp di 5,3 (per capire cosa consiste il punteggio Vp consiglio di leggere questo articolo) questo zaino si colloca nella categoria degli zaini leggeri, sfiorando quella degli ultraleggeri. Considerando che uno zaino tradizionale di pari capacità volumetrica pesa solitamente il doppio senza risultare per questo più robusto, lascia intendere la qualità strutturale del Crown II.

 

Capacità

Con una capacità dichiarata di 60 litri, il Crown II è lo zaino ideale per spedizioni che richiedano di spostarsi in totale autosufficienza per giorni. Oltre allo spazioso vano centrale vi sono due tasche laterali in mesh, una grande tasca frontale in mesh, due tasche sulla cintura ventrale e un’ampia tasca sul cupolino (removibile). Le tasche in mesh sono elastiche e solide, mentre le tasche sulla cintura ventrale sono sufficientemente ampie da poter riporre diversi piccoli oggetti.

Hiker con lo zaino Crown II su versante roccioso

Comfort

Sebbene vi sia qualche utilizzatore che l’ha trovato scomodo, io non posso non unirmi alla vasta schiera di thru-hiker che trovano il Crown II uno zaino particolarmente comodo e in grado di sostenere carichi elevati senza pesare troppo sull’utilizzatore. Il “frame” (lo “scheletro”) dello zaino è costituito da un pannello removibile di rigido polipropilene che lavora in sincronia con lo schienale in schiuma plastica sagomata per favorire il passaggio d’aria. In questo modo lo zaino rimane adeso alla schiena dell’utilizzatore senza spostare il baricentro del carico ma allo stesso tempo limitando la formazione di sudore. Come per la stragrande maggioranza degli zaini da thru-hiking lo schienale non è regolabile e il Crown 2 viene venduto in tre differenti taglie, da scegliere sulla base della lunghezza della propria schiena.
La cintura ventrale è molto comoda e imbottita, e può essere facilmente regolata secondo le esigenze dell’utilizzatore.
Gli spallacci sono bene imbottiti, come ci si aspetta da uno zaino concepito per il trasporto di carichi elevati.

 

Resistenza

Il Granite Gear Crown 2 è uno zaino pensato per le spedizioni, ed è quindi più robusto rispetto alla maggior parte degli zaini da thru-hiking. Il carico massimo consigliato è di 15 kg, ma non ho dubbi che lo zaino possa consentire il trasporto di carichi fino a 20 kg. Il tessuto principale di cui è composto è Nylon 210D ripstop, materiale di qualità che non appare minimamente fragile al contatto anzi, tenderebbe a far sovrastimare il peso dello zaino.
Sebbene non abbia riscontrato vere problematiche, la maggior parte delle clip dello zaino appaiono fragili e precarie per via della plastica leggerissima con cui sono fatte: nei giorni di utilizzo di prova non si sono però verificati cedimenti o rotture.

 

Impermeabilità

Lo zaino è trattato DWR conferendogli una discreta idrorepellenza e, secondo il produttore, anche le zip delle tasche sulla cintura ventrale sono state trattate per limitare l’accesso d’acqua. Uno scomparto nel cupolino e il vano centrale (dotato di chiusura roll-top) sono invece dichiarati impermeabili. Nella pratica ho potuto constatare come in generale lo zaino sia dotato di una discreta idrorepellenza ma come non sia assolutamente classificabile come impermeabile: dopo diverse ore di pioggia (a tratti anche intensa) e di neve, l’interno delle tasche ventrali e del cupolino sono risultati leggermente bagnati. È giusto specificare che nelle stesse condizioni con un altro zaino l’ingresso d’acqua sarebbe stato decisamente maggiore, ma è bene constatare che il Crown 2 non è davvero impermeabile, in modo da evitare sgradite sorprese durante un trekking. Estremamente positivo è il fatto che lo zaino si asciuga molto rapidamente, in quanto il tessuto non trattiene l’acqua.

Prezzo

Il prezzo di listino è di circa 200 dollari ma, a causa delle tasse doganali, si rischia di arrivare a spendere quasi 250 euro per averlo. Acquistandolo presso il sito UltralightOutdoorGearUK si potranno risparmiare una ventina di euro, incluse le spese di spedizione. In linea di massima si tratta di un prezzo molto buono per la tipologia e la qualità di questo zaino.

Hiker con lo zaino Crown II a Gran Canaria con tramonto

Giudizio complessivo

Lo zaino Crown II di Granite Gear è sicuramente uno dei migliori zaini ultraleggeri da spedizione. Nonostante il peso limitato è robusto e in grado di sostenere efficientemente carichi anche rilevanti.
Questa seconda versione ha reso il Crown più versatile e comodo da utilizzare. Consiglio sicuramente questo zaino a tutti coloro che decidano di affrontare lunghi thru-hikes con limitate possibilità di rifornimento lungo il percorso o a chi tende a portarsi appresso tanto equipaggiamento per la logica del “non si sa mai”!


Zaino 3F UL Gear Trekking Rucksack

Ancora una volta l’azienda 3F UL Gear colpisce nel segno proponendo uno zaino da thru-hiking ad un prezzo davvero concorrenziale!
Lo zaino Trekking Rucksack di 3F UL Gear prende chiaramente spunto dagli zaini delle “cottage gear companies” americane, sia dal punto di vista del design che per le caratteristiche di base, ma non ne abbraccia completamente la filosofia minimalista, presentando numerevoli accessori e qualche tocco creativo.

 

Ecco le principali caratteristiche di questo zaino con il mio parere di tester:

 

Peso e capacità

Con un peso di circa 900 grammi e una capacità massima di 56 litri, lo zaino Trekking Rucksack di 3F UL Gear ottiene un punteggio Vp (leggi qui per capire la definizione di punteggio Vp) di 6.2, rientrando così nella categoria degli zaini ultraleggeri.
Il volume del vano principale è di 40 litri ma, essendo uno zaino con chiusura roll-top, è di difficile misurazione (dipendente da quante volte l’apertura viene arrotolata su se stessa). Le tasche laterali sono capienti, come anche quelle poste sulla cintura lombare. Una grande tasca in mesh elastico aumenta ulteriormente la capacità di carico dello zaino.
Il volume di questo zaino è perfetto per il thru-hiker di livello intermedio, che abbia già ridotto peso e volume del suo equipaggiamento senza arrivare all’estremizzazione dei thru-hiker minimalisti.

 

Comfort

Ok, lo ammetto, quando l’ho visto per la prima volta, presentato con quel materassino a fare da schienale, ho pensato: <<è la cosa più scomoda che abbia mai visto!>>. Eppure ho dovuto ricredermi. 3F UL Gear ha sviluppato questo zaino per essere usato con un materassino in schiuma come schienale: gli spallacci sono molto lunghi (tanto che in assenza di materassino potrebbero risultare quasi scomodi) e vi sono ben 4 leggerissime cinghie per mantenere in sede il materassino. Il risultato è incredibilmente comodo: lo spessore del materassino è tale da attutire qualunque oggetto sia stato riposto malamente nel vano principale, risultando così un’interessante soluzione per escursionisti poco pratici nel preparare lo zaino o troppo pigri per farlo come si deve. Il materassino arriva a coprire l’intera schiena fino al coccige, azzerando la pressione che spesso gli zaini esercitano su questo punto dopo molte ore di marcia.
Se vi state chiedendo <<ma quindi devo andare in giro con un materassino in schiuma sullo schienale?>> forse non è lo zaino per voi: l’idea alla base è proprio quella di ottimizzare l’uso del materassino non solo per dormirci, ma anche per rendere più confortevole il trasporto dello zaino. Per gli escursionisti che utilizzano i materassini in schiuma per dormire è sicuramente un’idea ottima (anche perché questa tipologia di materassini “a fisarmonica” risultano solitamente ingombranti da trasportare).
Personalmente ho notato quanto sia essenziale allacciare sia la cinghia lombare che quella pettorale, altrimenti gli spallacci tendono ad allontanarsi risultando fastidiosi. Questo credo sia dovuto principalmente al fatto che gli spallacci non sono sagomati.
Gli spallacci sono particolarmente ampi e imbottiti. L’ampiezza potrebbe risultare fastidiosa per donne con un seno generoso, ma in linea di massima consentono di scaricare il peso su di una superficie maggiore, che è un bene.
La cintura lombare è ampia e ben imbottita, permettendo così una fasciatura dei fianchi comoda e avvolgente.
I tiranti delle cinghie e l’accesso ai vari componenti dello zaino è nella media degli zaini ultraleggeri, mentre non ho amato particolarmente la tipologia della clip della cinghia frontale: chiuderla con una mano sola è praticamente impossibile e con due mani richiede un minimo di concentrazione. La cosa strana è che in questo zaino troviamo 4 (!) diversi tipi di fibbie, alcune delle quali davvero ottime. Non capisco perché non siano state utilizzate solo quelle!
Come per la quasi totalità degli zaini da thru-hiking, lo schienale non è regolabile, potendo quindi risultare un po’ troppo lungo per una persona di bassa statura.

La posizione del materassino può essere regolata, in modo che stia più verso l’alto o in basso. Ho trovato particolarmente comodo tenerlo verso il basso, ma questo è ovviamente una scelta soggettiva.

 

Resistenza

Lo zaino è fabbricato in Nylon 210D, sufficientemente robusto da dare un’idea di sicurezza ma, se confrontiamo le specifiche con il Robic 400, impiegato ad esempio nello zaino ULA CDT, scopriamo essere più pesante e meno resistente alla tensione e agli strappi. Ovviamente la differenza di prezzo tra i due zaini si basa anche su questo. A mio avviso la resistenza del tessuto è più che sufficiente per un uso normale ma, come tutti gli zaini ultraleggeri, non deve essere troppo strapazzato. Di qualità inferiore sembrano invece le fibbie in plastica, che sono però prodotte dalla Duraflex, una garanzia in questo ambito.

 

Impermeabilità

Lo zaino viene presentato come waterproof ma è più realistico definirlo water-resistant: una pioggia leggera o la neve non causeranno penetrazioni di acqua nel vano principale, diversamente se provaste ad immergerlo…
Anche le tasche della cintura lombare sono neanche water-resistant. Con lo zaino non viene venduto un copri-zaino impermeabile in quanto poco compatibile con la tipologia dello zaino stesso. Consiglio sempre di utilizzare appositi sacchi impermeabili per proteggere l’equipaggiamento che non deve assolutamente bagnarsi.

 

Accessori

A prima vista la quantità di lacci e stringhe potrebbe disorientare l’appassionato del look minimalista degli zaini da thru-hiking: quattro cinghie con fibbia sullo schienale, una superiore, tre laterali, quattro piccoli lacci “a strozzo” sul lato frontale più due sugli spallacci, un grande laccio “a strozzo” a coprire la tasca in mesh, due bande elastiche per spallaccio. Anche ognuna delle tasche laterali ha un laccio “a strozzo” che ne permette la chiusura. Un così alto numero di accessori necessita ovviamente uno studio a casa, prima di utilizzare lo zaino in ambiente naturale.
Due cinghie per lato fungono da cinghie di compressione, caratteristica comune nella maggior parte degli zaini, utili per limitare il movimento dell’equipaggiamento nel caso in cui lo zaino sia semi-vuoto.
La terza cinghia con fibbia con innesti laterali ha invece un duplice scopo: può essere utilizzata per chiudere l’apertura roll-top (come nell’immagine di copertina), ottenendo così una fibbia per lato (questo sistema di chiusura è utile quando lo zaino risulti particolarmente pieno, altrimenti è solo più disagevole), oppure può essere utilizzata per fissare oggetti (ad esempio una giacca) sull’esterno dello zaino.
Nella parte superiore una cinghia con fibbia permette di assicurare altro materiale o di fissare ulteriormente la chiusura roll-top.
I lacci “a strozzo” frontali sono ottimi per fissare bastoncini da trekking o piccozze, mentre quelli sugli spallacci possono servire per piccoli oggetti o in combinazione con un porta-borraccia per mantenere ben salda la bottiglia.
Una tasca in mesh con zip all’interno del vano principale risulta particolarmente comoda per riporre documenti e mappe. Lo zaino non presenta un vano per alloggiare una sacca d’idratazione, né tanto meno un’apertura per la cannula: non è quindi uno zaino adatto per chi è abituato all’uso di questi dispositivi d’idratazione.

La vasta quantità di cinghie con fibbia permette di assicurare all’esterno dello zaino anche oggetti ingombranti, come queste ciaspole gonfiabili!

Costo

Lo zaino può essere acquistato su AliExpress per poco meno di 50 euro (spese di spedizione incluse). Considerando che uno zaino come l’ULA CDT (che pure rimane di qualità superiore) costa circa 4 volte tanto, il prezzo di vendita risulta davvero appetibile. Ovviamente il materassino non è incluso ma, a meno che non compriate un originale ThermaRest, potrete acquistarlo per meno di 10 euro.

 

Valutazione complessiva

Lo zaino Trekking Rucksack di 3F UL Gear è a mio avviso il Best Buy attualmente in commercio per quanto riguarda gli zaini da thru-hiking. Presenta tutte le caratteristiche essenziali di cui un thru-hiker ha bisogno e anche qualcosina in più. Il sistema di usare il materassino in schiuma come schienale è ingegnoso e molto comodo. Questo zaino è in grado di trasportare un carico di una decina di chilogrammi senza alcun problema e potrebbe forse arrivare fino ai 15 kg. È quindi uno zaino adatto solo agli escursionisti che hanno già ridotto il peso e l’ingombro del proprio equipaggiamento. In definitiva il rapporto qualità/prezzo di questo zaino è davvero alto, come da tempo mi ha abituato 3F UL Gear, per cui non posso che consigliarlo all’aspirante thru-hiker o a chi è più attento al budget. Per chi si stesse chiedendo se può valere la pena risparmiare soldi per comprare uno zaino di una “cottage gear company” americana piuttosto che acquistare questo voglio rispondere Sì e No:

  • Sì perché si avrà un prodotto fatto a mano, di alta qualità, con materiali d’avanguardia e di peso ridicolo (spesso sotto i 600 grammi).
  • No perché tutti gli zaini da thru-hiking, se usati per fare thru-hiking, hanno vita breve. Dimenticatevi lo zainone che conservate da quando eravate piccoli: questi zaini ultraleggeri si rovinano in fretta. Per chi non ha problemi di denaro non è ovviamente un problema anzi, gli darà modo di rinnovare periodicamente il proprio equipaggiamento, mentre per chi è un po’ più oculato conviene puntare su un buon prodotto ad un prezzo modico.

Se ancora vi servissero conferme per capire quanto sia soddisfatto di questo zaino, sappiate che è lo zaino che fornisco ai miei clienti per i viaggi di trekking e thru-hiking!

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