Occhi, occhi silenziosi

La minestra borbotta nel pentolino, avvicino le mani alla fiamma per scaldarmi. Il sole sta tramontando, con la lentezza che contraddistingue questa remota parte del mondo. Traccio linee immaginarie sulla mappa, convincendomi di aver ritrovato la via per ricongiungermi al sentiero. Il vento è l'unica fonte di rumore, nel suo filtrare tra le fronde delle betulle e degli abeti che ricoprono le colline di Abisko.

Qualcosa si è mosso tra le fronde al limitare della radura. Ho solamente percepito un movimento con la coda dell'occhio, ma non un solo suono.

Silenzio, e nulla si muove. Torno a mescolare la mia cena, godendomi il profumo che si fonde con l'aria fresca. Mentre mi distendo sui radi arbusti di mirtillo, seguo pigramente con lo sguardo il vapore che dalla pentola si alza verso il cielo, in una spirale di fumo chiaro. E la vedo.

Perfettamente sulla mia verticale, stabilizza il suo volo stazionario con abili movimenti delle ali e della coda. Sebbene il corpo sia immobile, sospeso in aria, la testa si muove con movimenti circolari, scrutandomi con quei grandi occhi gialli. Il tutto nel più assoluto silenzio.

Cerco di prendere la fotocamera e di sostituire il grandangolo col teleobiettivo, evitando movimenti bruschi per non spezzare la magia di questo incontro. Eppure basta un niente, e con una virata l'ulula si allontana, in direzione del bosco.

Mi convinco di aver ormai perso una splendida occasione, ma il rapace ha deciso che merito un'altra occhiata, e torna indietro, posandosi sul ramo spezzato del grande abete che si staglia alle spalle della mia tenda. Persevera nel suo ondeggiare la testa, prima da un lato e poi dall'altro, come se questo potesse fornirgli maggiori informazioni a mio riguardo.

C'è poca luce ma riesco ad immortalare in qualche scatto questa splendida creatura. Più volte l'ulula abbandonerà quel ramo nel corso della serata, per fermarsi sulla mia verticale, per poi ritornare al suo posatoio. Il tutto nel più assoluto silenzio. Mi chiedo se abbia mai visto un essere umano. Questo spiegherebbe il suo grande interesse. Come vorrei poter leggere il flusso dei suoi pensieri!

E' buio ormai, e l'ulula se ne va, tornando alla sua vita e alle sue cacce. Entro nella tenda, per una volta felice di essermi perso.


Riparo

Con il termine “riparo” (o ricovero) cerco di tradurre letteralmente il termine inglese “shelter” che bene racchiude tutti quei dispositivi che hanno la funzione di proteggere l’escursionista da agenti esterni come la pioggia, la neve, il vento e gli insetti. Il riparo più famoso è sicuramente la tenda, che può essere di diversa fattura e con molteplici caratteristiche, ma rientrano in questa categoria anche i tarp, i sacchi da bivacco, le soluzioni ibride e i ripari d’emergenza.

La valutazione di un riparo si basa sulle sue caratteristiche di trasportabilità (peso e ingombro da richiuso), sulla capacità di protezione dalle precipitazioni e dagli insetti, sulla resistenza al vento, sulle caratteristiche di traspirabilità e aerazione, sulla versatilità (adattabilità al terreno, alle condizioni ambientali e al numero di persone da riparare), sulla capacità di accogliere/proteggere il resto dell’equipaggiamento e sulla possibilità di cucinare al suo interno.

 

Tarp

Il tarp è fondamentalmente un telo idrorepellente. La creatività dell’escursionista e la conformazione del terreno scelto per campeggiare permettono di adattare il tarp a praticamente ogni tipo di esigenza e, quindi, di forma. Il tarp è un riparo molto amato dai thru-hiker, specialmente quelli americani (statunitensi e canadesi), predilezione in genere giustificata dalla tipologia e dall’abbondanza delle foreste in quella regione del mondo. Rispetto ad una tenda ultraleggera il tarp è solitamente meno pesante (<800 grammi), è molto più versatile e, se ben posizionato, conferisce una protezione dalle intemperie comparabile.

Creare un riparo con un tarp è generalmente un’operazione più lunga e complessa rispetto al montaggio di una tenda moderna e richiede molta pratica per padroneggiare le diverse tecniche di ancoraggio e disposizione del telo.

Il minor peso rispetto ad una tenda si basa sull’assenza di paleria (sebbene alcuni prodotti commerciali ne consiglino l’uso) che viene sostituita dai bastoncini da trekking o da rami e alberi, e dall’assenza di una camera interna o di un pavimento con zanzariera. Ovviamente è possibile comprare dei moduli pavimento-zanzariera da poter fissare internamente al tarp, ma a questo punto i vantaggi di peso ed ingombro rispetto ad una tenda ultra-leggera tendono a svanire.

I tarp si classificano principalmente in base alla forma e alle dimensioni. Ogni tarp ha poi caratteristiche differenti sia in termini di materiali usati che di fettucce o asole per favorire le operazioni di ancoraggio.

Nonostante io non sia un cultore del tarp, vi presenterò due alternative economiche e molto pratiche. Un numero molto maggiore di prodotti potrà essere facilmente trovato on-line, ma personalmente ritengo che non abbiano caratteristiche tali da giustificarne il prezzo o che non rappresentino soluzioni sufficientemente versatili.

 

Il DD Tarp 3x3m dell’azienda DD Hammocks è un tarp ideato inizialmente come riparo dalla pioggia e il vento da associare ad un’amaca. Sebbene sia il tarp più piccolo tra quelli venduti da questa azienda, il DD Tarp 3x3m permette, a seconda del tipo di conformazione datagli, di proteggere efficacemente dalle intemperie 3 persone, e di riparare da pioggia verticale anche 5 escursionisti. Per il thru-hiker solitario e creativo questo tarp può trasformarsi in una reggia per le notti più serene o in un riparo essenziale a 360° durante i temporali.

Ogni lato di questo tarp possiede 5 fettucce ad anello che semplificano le operazioni di ancoraggio e permettono una moltitudine di conformazioni, fornendo anche un riferimento preciso nel caso si voglia effettuare dei ripiegamenti simmetrici. Centralmente vi sono tre punti rinforzati ideali per il posizionamento dei bastoncini da trekking come paleria.

Sebbene non sia particolarmente leggero (poco meno di 800 grammi), questo tarp è molto robusto e impermeabile. Un ulteriore punto a suo favore è dato dalla sua elevata diffusione tra gli escursionisti e i fanatici del survival (sia per le sue caratteristiche che per il prezzo modesto), per cui è facile trovare tutorial gratuiti su come utilizzare questo tarp nelle situazioni e conformazioni più disparate.

 

Il Geertop 1-3 Person Ultralight Waterproof Tent Tarp Footprint, che per comodità chiamerò Geertop Tarp, è un prodotto interessante, ideato come pavimento per altri tarp o come protezione aggiuntiva da posizionare sotto alla tenda per limitarne l’usura.

Questi due scopi sono davvero riduttivi, in quanto questo telo può tranquillamente fungere da efficace riparo anche usato da solo, a patto si acquisti la versione più grande (210 x 180 cm). Questa versione pesa solo 200 grammi ed è sufficientemente ampia da poter essere ripiegata in un paio di conformazioni semplici ma in grado di fornire una buona protezione. Rispetto al DD Tarp 3x3m, essendo più compatto, il Geertop Tarp può essere usato anche come pratico e rapido riparo momentaneo, magari per proteggersi dalla pioggia o dal vento durante una pausa o mentre si cucina il pranzo. Un punto a sfavore del Geertop Tarp rispetto al DD è il minor numero di asole (solo a 4 vertici) e l’assenza di punti interni rinforzati. Queste limitazioni non sono però critiche dal punto di vista pratico, e la versatilità di questo telo è limitata unicamente dalle sue inferiori dimensioni. Nel tutorial “Geertop Tarp: modifiche per il thru-hiker pigro ma esigente” troverete dei suggerimenti su come modificare il vostro tarp facilmente e senza spendere una fortuna, in modo da trasformarlo in una specie di tenda monoposto ultraleggera ma confortevole!

 

Il tarp rappresenta quindi un ottimo investimento per il thru-hiker più spartano o per l’escursionista ultra-leggero. Personalmente lo ritengo poco adatto per escursioni in luoghi molto freddi, umidi, ventosi o soggetti a temporali violenti. La ridotta protezione dagli insetti (in assenza di una zanzariera accessoria) rendono il tarp poco adatto alle regioni che pullulano di insetti molesti durante il periodo estivo (circolo polare artico, Scozia, pascoli alpini, zone acquitrinose, etc). Indubbiamente crearsi il proprio riparo con un tarp dà molta soddisfazione, ma in principio saranno più le volte in cui sarete costretti a rivedere l’assetto del vostro riparo (magari anche durante un acquazzone) rispetto alle volte in cui vi sentirete davvero tranquilli e al sicuro.

Il mio consiglio spassionato è di associare l’uso di un tarp minimalista come il Geertop con un sacco da bivacco leggero, e di utilizzare questa combinazione come alternativa estiva superleggera alla tenda.

E’ bene tenere a mente che può essere molto divertente ingegnarsi per montare un tarp, ma che sotto un acquazzone o un violento temporale vorrete soltanto avere il riparo più veloce e semplice da montare.

 

Sacchi da bivacco

Il sacco da bivacco è una soluzione un po’ estrema, essendo fondamentalmente un sacco in cui ci si infila per proteggersi dalle intemperie. Si tratta di sacchi più o meno impermeabili e che garantiscono una buona protezione dal vento. Occupano generalmente uno spazio limitato al suolo e ancora di più se ripiegati nella loro custodia all’interno dello zaino. Esistono diversi modelli che differiscono principalmente nei materiali di costruzione e nella presenza o meno di paleria accessoria. Il peso può quindi variare enormemente, da meno di un etto a circa 2 chilogrammi.

I punti a sfavore di un sacco da bivacco sono molti se considerati come riparo indipendente:

  1. sono scomodi (la maggior parte dei sacchi da bivacco si afflosciano sul viso se predisposti per una protezione totale dalla pioggia);
  2. sono poco confortevoli e abitabili (in un sacco da bivacco potete solo infilarvi dentro e qualsiasi attività che vogliate fare all’infuori di dormire vi esporrà alla pioggia);
  3. sono inclini alla formazione di elevata quantità di condensa (la protezione dal vento e l’idrorepellenza del tessuto in mancanza di efficaci prese d’aria può creare spiacevoli situazioni di bagnato);
  4. sono generalmente poco durevoli (la formazione di condensa favorisce l’insorgenza di muffe e il contatto diretto col suolo li rendono soggetti agli strappi);
  5. non consentono di proteggere dalle intemperie la maggior parte dell’equipaggiamento (non c’è spazio sufficiente all’interno!);
  6. possono dare un senso di claustrofobia.

 

Messa in questi termini nessuno si azzarderebbe mai ad acquistare un sacco da bivacco, ma esistono situazioni in cui il sacco da bivacco è l’unico riparo davvero valido e fortunatamente esistono modelli che limitano le problematiche appena descritte.

Qui sotto presenterò solo i due tipi di sacco da bivacco che mi sento di consigliare. Questi due sacchi hanno caratteristiche e scopi d’utilizzo completamente differenti; esistono sacchi con caratteristiche intermedie ma che non li rendono più versatili, bensì meno performanti.

 

Outdoor Research Alpine Bivy

Outdoor Research è un’azienda statunitense che produce sacchi da bivacco (oltre ad alto materiale da outdoor) di qualità. I vari modelli sono tutti molto validi e con una comune struttura “a sarcofago”, differenziandosi principalmente per le caratteristiche relative al tessuto di cui sono composti e per minimi accorgimenti accessori.

L’Alpine Bivy è una via di mezzo tra i vari modelli.  Questo sacco è totalmente impermeabile e particolarmente robusto (tessuto in Gore-Tex). Il peso è piuttosto elevato, poco meno di 1 kg, ma occupa relativamente poco spazio da richiuso. L’accesso al sacco è data da una zip e oltre alla copertura impermeabile è possibile utilizzare una zanzariera all’altezza del viso, ideale per consentire una maggiore aerazione del sacco durante notti serene. L’Alpine Bivy è dotato di un palo a sezioni ripiegabili che permette al sacco di non ricadere sul viso una volta richiuso. Il palo non è autoportante, per cui se si vuole dare solidità alla struttura con l’accesso aperto sarà necessario fissare l’apposita asola sommitale ad un sostegno sulla verticale mediante un tirante (non fornito dal produttore, ma un cordino in paracord andrà benissimo). Altre asole sono presenti alle estremità inferiori del sacco, consentendo di ancorarlo saldamente al suolo. Al suo interno è sufficientemente spazioso per inserirvi un materassino (anche gonfiabile) e un sacco a pelo. La cupola fornita dal palo consente di limitare la sensazione di claustrofobia tipica dei sacchi da bivacco e permette anche di leggere da distesi! E’ un prodotto costoso, circa 200 euro, a cui solitamente vanno aggiunti circa 50 euro di spese di spedizione e tasse doganali. Consiglio questo sacco come complemento di un comodo riparo “estivo” (una tenda 3-stagioni ad esempio) e come alternativa all’acquisto di una tenda invernale. Il suo reale valore emerge però durante avventurose escursioni in ambienti montani caratterizzati da clima rigido, venti forti, spazi troppo limitati o terreni troppo duri per l’allestimento di una tenda. Si tratta probabilmente della soluzione più confortevole in situazioni ad alto rischio. E’ possibile associare il suo utilizzo a quello di un tarp minimalista, come può essere il Geertop Tarp, per riparare dalle intemperie l’attrezzatura e creare un sito di bivacco più vivibile, ma si perderebbe il vantaggio in termini di peso rispetto ad una buona tenda invernale superleggera.

 

SOL Escape Bivy

La SOL (Survive Outdoor Longer) è un’altra azienda statunitense specializzata nella creazione di kit di pronto soccorso ed equipaggiamento di emergenza per sopravvivere all’aperto. Tra i diversi prodotti interessanti (vi è anche un tarp con caratteristiche simili al Geertop, ma con alcuni pro e diversi contro), un posto di riguardo lo ottiene l’Escape Bivy. Questo sacco da bivacco è molto leggero (240 grammi) e occupa un volume estremamente ridotto una volta ripiegato nel suo sacco. Il materiale di cui è composto è dichiarato come impermeabile e “traspirante” (ma io persevero nella mia generica riluttanza nel credere all’esistenza di un qualsiasi tessuto davvero impermeabile e allo stesso tempo traspirante). Lo strato interno permette una efficace riflessione del calore (esattamente come le coperte termiche di sopravvivenza), rendendolo utilizzabile anche in condizioni di freddo intenso (in presenza di un adeguato sacco a pelo e di indumenti idonei). Rispetto al OR Alpine Bivy conferisce una minor protezione dalle intemperie (non è completamente richiudibile, rimane un”buco” per il viso, indispensabile per non soffocare!), è meno robusto e durevole.

A mio avviso risulta particolarmente indicato per essere usato associato ad un tarp o a una tenda-tarp. Si avrebbe così un buon riparo ad un peso limitato (da 500 a 1000 grammi circa, a seconda del tarp), perfetto per lunghi hike in condizioni climatiche non troppo rigide. Un sacco da bivacco con caratteristiche simili è venduto anche dalla Ferrino e da altre aziende di materiale outdoor.

 

Ripari ibridi

Ho definito col termine “ripari ibridi” tutti quei ripari che presentano caratteristiche intermedie tra i ripari più classici. In alcuni casi queste soluzioni “creative” portano dei reali vantaggi, altre volte i vantaggi sono di gran lunga superati dagli svantaggi.

 

  1. Tende da bivacco: si tratta di sacchi da bivacco con un sistema di paleria, solitamente da 2 a 4 pali, che conferisce al sacco una struttura simile a quella di una tenda monoposto. Non sono confortevoli come una buona tenda monoposto né leggere come come un sacco da bivacco standard. In questa categoria troviamo prodotti come la Ferrino Bivy Tent e la Snugpack Stratosphere Tent. Un’interessante rivisitazione è rappresentata dalla Nemo Gogo Elite, in cui la paleria è stata sostituita da una camera d’aria facilmente gonfiabile! Il prezzo, più di 400 euro, la rende però assai meno interessante…
  2. Tende-Tarp: le tende-tarp, conosciute anche con il più complicato nome di “Tarp piramidale con pavimento”, sono interessanti prodotti che dovrebbero essere accuratamente valutati dal novello Thru-hiker. Si tratta di tarp di forma già impostata (un po’ come il telo esterno di una tenda) che per essere montato necessita solo di picchetti e di bastoncini da trekking. A questo tarp si associa (solitamente inclusa nel pacchetto) una camera interna dotata di pavimento e zanzariera, molto simile al telo interno di una comune tenda a due teli. Il vantaggio rispetto al tarp è dato dalla presenza di una zanzariera dotata di un pavimento e dalla maggiore velocità di montaggio. Sono però molto meno versatili e hanno un peso maggiore. Rispetto ad una tenda il vantaggio principale è dato dall’assenza di paleria (necessari però bastoncini da trekking regolabili in altezza), rendendo le tende-tarp generalmente più leggere di classiche 3-stagioni. Le aziende americane Tarptent e Zpacks producono alcuni tipi di tende-tarp di grande qualità e peso ridotto. Il loro costo è elevato ed è necessario importarle dagli Stati Uniti. Tra i modelli più apprezzati troviamo la Tarptent Notch (800 g per circa 300 euro) e la Zpacks Hexamid Twin Tent (400 g per 530 euro). Un’economica e interessante alternativa è rappresentata dalla Geertop 1-person 3-season 20D Ultralight Pyramid Backpacking Tent (sì, questa azienda deve proprio rivedere i nomi dei suoi prodotti!). Per un peso totale di meno di 1 kg (980 grammi) che include telo esterno, telo interno, tiranti, picchetti e sacca di compressione, ed un prezzo di listino di 140 euro (ma è possibile trovarla in Amazon a 90 euro), si ha una tenda relativamente spaziosa e in qualche modo più versatile rispetto a prodotti simili; è infatti possibile acquistare separatamente solo il telo esterno o la camera interna. Questo permette di associare la camera interna ad un tarp più leggero o performante, oppure di sfruttare il telo esterno come tarp piramidale indipendente, magari associandolo ad un sacco da bivacco leggero. Il telo esterno può essere posizionato utilizzando come supporto uno solo od entrambi i bastoncini da trekking. Usando un solo bastoncino da trekking lo spazio abitabile aumenta e risulta sufficiente per ospitare comodamente due persone. Questa tenda-tarp Geertop è quindi una interessante alternativa alle solite tende 3-stagioni, fornendo una superiore versatilità che sarà un vantaggio notevole nella preparazione del vostro equipaggiamento per diversi thru-hike. Consigliata.
  3. Tende-Poncho e Poncho-Tarp: come il nome lascia suggerire si tratta di poncho che possono essere adattati ad uso di riparo fisso. Solitamente non sono né buoni poncho, né buoni ripari. Un classico poncho-tarp possiede delle asole e degli strap che permettono di convertirlo rapidamente in un telo rettangolare di piccole dimensioni (solitamente 220 x 150 cm). Le tende-poncho sono più rare e in questo caso il poncho funge da telo esterno di una testa monoposto a due teli. Un esempio di una tenda-poncho è dato dal Columbus Poncho Tent Pro. Di poncho-tarp ve ne sono molti, specie nel competitivo mercato americano, segnalo il GoLite Ultra-Lite Poncho/Tarp e il Sea-to-Summit Ultra-Sil Nano Tarp-Poncho. Se vi piacciono i poncho e pensate di incontrare poco vento durante il vostro hike questi prodotti potrebbero farvi risparmiare qualche etto nel vostro bagaglio. Molto interessante il Six Moon Designs Gatewood Cape: si tratta di uno strano poncho-tarp-tent! Definito come “cape”, mantellina, ha una vestibilità migliore rispetto ai più svolazzanti poncho. Con l’ausilio di un bastoncino da trekking e di qualche tirante e picchetto si trasforma in un tarp piramidale a cui è possibile associare una zanzariera con pavimento. Con circa 250 euro (comprensivi di poncho e di zanzariera con pavimento) ci si porta a casa un buon riparo sia mobile che fisso ad un competitivo peso di circa 800 grammi. Sebbene non abbia potuto testarlo le recensioni on-line sembrano ottime e quindi potrebbe trattarsi di un buon investimento!

 

Ripari d’emergenza

In questa categoria rientrano quei dispositivi nati con lo scopo di proteggere momentaneamente l’escursionista da condizioni metereologiche avverse. Normalmente i ripari d’emergenza sono leggeri e compatti, il che li rende utilissimi nel caso si affrontino escursioni giornaliere che non dovrebbero comportare bivacchi notturni o se si vuole una protezione momentanea, magari per riposarsi durante una lunga marcia o per mangiare qualcosa al riparo da pioggia e vento.

 

  1. Coperta termica: le coperte termiche (o coperte di sopravvivenza) sono i più semplici ripari d’emergenza. Si tratta di sottili fogli di plastica in grado di riflettere il calore. I più semplici sono uniformemente argentati e non hanno quindi una vera direzionalità di utilizzo. Vi sono poi coperte termiche con un lato argentato, utile a mantenere il calore corporeo, e uno dorato o colorato, da usare nel caso si voglia respingere il calore esterno (ad esempio nel deserto). Con questi materiali possono essere creati anche tende, tarp e sacchi da bivacco. Una coperta termica può essere usata semplicemente avvolgendosela attorno, ma può anche essere usata come fosse un piccolo tarp, facendo attenzione a non strapparla. Si può anche utilizzare come pavimento per un tarp, come isolante accessorio all’interno di una tenda o al di sotto del suo pavimento, o avvolta attorno al sacco a pelo per migliorarne le prestazioni termiche. Può essere inoltre utilizzata durante il giorno per segnalare la propria posizione (ad esempio a dei soccorritori) in quanto risulta ben visibile riflettendo i raggi solari, come schermo dal vento per un fornellino o per “indirizzare” il calore di un fuoco da campo. Una coperta termica pesa meno di 100 grammi, occupa uno spazio minimo nello zaino, può essere riutilizzata più volte, costa pochi euro e vista la sua incredibile versatilità dovrebbe far parte di ogni set da viaggio.
  2. Tenda da sopravvivenza: ovviamente non si tratta di una vera tenda, ma piuttosto di una coperta termica a forma di prisma triangolare a cui si associa l’uso di un cordino di nylon per mantenere sollevato un vertice. Il cordino può essere legato a degli alberi o anche ai bastoncini da trekking. Conferisce una maggiore protezione rispetto ad una semplice coperta termica, ma è meno versatile. Pesa meno di 200 grammi e si può acquistare per meno di 20 euro. A mio avviso si tratta di un riparo utile nel caso si voglia provare a dormire in una situazione d’emergenza, ma non deve essere assolutamente considerata come primo “riparo” durante un’escursione di più giorni.
  3. Storm shelter: noto anche come “bothy bag” (sacco-rifugio), preferisco utilizzare il nome inglese in quanto il termine “riparo da tempesta” difficilmente porterebbe alla mente questo riparo che è di comune utilizzo nei paesi nordici, mentre da noi è, purtroppo, pressoché sconosciuto. Fondamentalmente uno storm shelter è un grande sacco impermeabile. Sono solitamente presenti uno o due bocchettoni che fungono da presa d’aria e che possono essere chiusi mediante un apposito cordino; una finestrella di nylon trasparente permette di guardare all’esterno del sacco ed è presente un ulteriore cordino per chiudere il sacco nella parte inferiore. Questo sacco è progettato per ospitare da 2 a 20 (!) persone, a seconda del modello. Il suo utilizzo è semplice e immediato: ci si infila dentro e, una volta seduti, le persone stesse fungeranno da sostegni per il sacco. Uno storm shelter è lo strumento ideale per ripararsi momentaneamente dal vento o dalla pioggia e permette di trattenere, almeno inizialmente, buona parte del calore corporeo. Il peso è attorno ai 300 grammi ed il costo si aggira attorno ai 30 euro. Personalmente lo ritengo molto utile, in particolare durante escursioni invernali in cui il vento gelido può risultare un vero supplizio durante una sosta. Può essere utilizzato anche da una singola persona con minimi accorgimenti: se avete uno zaino grande e stabile può facilmente fungere da seconda persona, sostenendo così un lato del sacco, altrimenti la medesima funzione può essere svolta dai bastoncini da trekking. Con un po’ di ingegno e fantasia lo si può adattare anche come riparo per la notte. Per quanto non sia consigliabile, l’ho utilizzato anche per cucinarvi all’interno stando al riparo da pioggia e vento. Si tratta sicuramente di un accessorio da includere nel proprio equipaggiamento durante hike in luoghi esposti al freddo o alle intemperie.

 

Consigli per la scelta del riparo

Indipendentemente dai modelli precedentemente consigliati, ecco una semplice linea-guida per la scelta del riparo ideale a seconda del livello o del budget. Sebbene il peso del riparo sembra andare di pari passo con il livello del thru-hiker, in realtà il vero parallelismo è tra quest’ultimo e il livello di comodità, facilità di allestimento e protezione del riparo che, solitamente, migliora all’aumentare del peso.

 

TH principiante → tenda 2-teli, 3-stagioni, peso <2500 grammi;

TH intermedio → tarp-tent (peso <1500 grammi)

TH esperto → tarp + sacco da bivacco (peso 800 - 1500 grammi)

TH minimalista → tarp piccolo + sacco da bivacco d’emergenza / tarp grande / sacco da bivacco (peso 400 - 800 grammi)

TH ultra-minimalista (o folle!) → tarp piccolo / riparo d’emergenza (peso <400 grammi)

 

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Fascia 0 - 50 euro → tenda (peso >2500 grammi, qualità bassa) / tarp (anche di buona qualità)

Fascia 51 - 150 euro → tenda (peso >1500 grammi, qualità media) / tarp-tent / tarp

Fascia 151 - 300 euro → tenda leggera (peso <1500 grammi, qualità molto buona) / diversi tipi di ripari ibridi / sacco da bivacco / tarp (rapporto qualità/peso altissimo)

Fascia +300 euro → tenda ultraleggera o tenda “lusso” / ripari ibridi (elevata qualità)

 

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Il mio consiglio, nel momento in cui si decidesse di dedicarsi frequentemente al thru-hiking o al trekking, è di possedere una buona tenda 2-posti, 2-teli, 4-stagioni che pesi meno di 2 kg, un tarp e un sacco da bivacco d’emergenza. Con meno di 250 euro avrete la possibilità di avere il riparo adatto per la quasi totalità degli itinerari nella maggior parte delle condizioni climatiche, oscillando tra i 300 e i 2000 grammi di peso a seconda dell’esigenza.


Sacco a pelo

Il sacco a pelo è una delle componenti principali dell’equipaggiamento di un thru-hiker.

Il termine sacco a pelo è usato come titolo per questa sezione impropriamente, in quanto rappresenta solo una delle le possibili alternative per proteggersi dal freddo all’interno di un riparo che andremo a considerare.

 

Sacchi letto

I sacchi a pelo (o sacchi-letto) veri e propri sono dei sacchi imbottiti (piuma o materiale sintetico) che hanno lo scopo di avvolgere l’escursionista e di “intrappolare” il calore rilasciato durante il sonno. I sacchi a pelo possono avere forme diverse (rettangolari o “a mummia”), possono avere o meno un cappuccio e differiscono per il tipo di apertura o accesso. Le caratteristiche principali di un sacco a pelo sono le sue dimensioni (da aperto e richiuso nella sua sacca), il suo peso e, soprattutto, il range di temperature in cui il suo utilizzo renda confortevole il sonno. Quest’ultimo punto, sebbene sia il più importante, rimane tutt’oggi il più criptico, in quanto può variare da persona a persona. In Europa le aziende produttrici di sacchi a pelo utilizzano una codifica in cui vengono riportate temperature limite e di comfort sia per l’uomo che per la donna. In generale le donne necessitano di sacchi letto più imbottiti rispetto agli uomini, in quanto producono meno calore durante il sonno. Ovviamente la temperatura comfort dipende anche dal tipo di vestiario che utilizzeremo per dormire, quindi vi è la possibilità di utilizzare sacchi a pelo con una temperatura di comfort nominale più alta rispetto a quella reale di utilizzo, semplicemente associando l’uso di vestiario adeguato.

Più bassa è la temperatura nominale di comfort e più il sacco letto terrà caldo. Una buona linea guida nella scelta del sacco a pelo ideale per un certo itinerario è di basarsi sulla temperatura media che riscontreremo nelle ore notturne. Se la temperaturà attesa oscilla attorno ai 10°C, un sacco letto con temperatura di comfort 10°C andrà bene. Se la temperatura reale risulterà più bassa basterà indossare qualche indumento in più.

Non occorre dunque acquistare decine di sacchi a pelo differenti, ma giusto un paio, con temperatura di comfort molto diversa (15°C e -5°C per esempio), in modo da potersi adattare alle diverse tipologie di hike che intendiamo percorrere.

Normalmente a temperature di comfort più basse corrispondono pesi ed ingombri maggiori e/o prezzi sempre meno abbordabili. Allo scopo di minimizzare il peso e l’ingombro nello zaino molti thru-hiker scelgono sacchi privi di cappuccio e con forma “a mummia”.

 

Forclaz 5° Light ED 300 Black Lightech 800 Duvet Lithium Long Spark SpI
Marca Quechua Camp Ferrino Marmot Sea-to-Summit
T° comfort 5 4 -2 -13 12
T° estrema 0 -10 -18 -40 -5
Peso (g) 1200 730 760 1285 360
Volume 20 x 30 15 x 33 15 x 27 ND 1,55 L
Prezzo (€) 60 152 167 513 270

 

In questa tabella ho voluto confrontare tre buone scelte in termini di qualità/prezzo e ho selezionato due sacchi a pelo “estremi”. Il sacco a pelo della Marmot è un incredibile compromesso tra calore e peso, ideale per avventure in condizioni climatiche davvero rigide! Il sacco a pelo della Sea-to-Summit è invece tra i migliori sacchi a pelo estivi, avendo una temperatura di comfort tra i 12 e gli 8 gradi centigradi per un peso di soli 360 grammi. Il prezzo è elevato, ma non inaccessibile.

Tra i sacchi a pelo “normali”, utilizzabili in un più ampio range di situazioni climatiche, il Quechua rappresenta la scelta economica ma pesante, mentre il Camp e il Ferrino possiedono caratteristiche simili, sebbene il Ferrino sembri più termicamente efficiente.

Il Ferrino Lightec 800 Duvet è sicuramente consigliato: un ottimo compromesso tra isolamento termico, peso ridotto, volume minimo e prezzo accessibile.

 

Sacchi lenzuolo

I sacchi lenzuolo hanno la stessa forma dei sacchi a pelo, ma sono estremamente leggeri, non essendo imbottiti ed essendo generalmente composti di sottili strati di cotone, seta o materiali sintetici. Il loro reale utilizzo sarebbe quello di associarli all’uso di un sacco a pelo, migliorandone così la resa termica e aumentandone la durata (fungono da “schermo” tra l’escursionista e il sacco letto, limitando i rischi di abrasioni e di imbrattamento), o di adoperarli individualmente all’interno di rifugi o cabine riscaldate. Vanno inoltre bene in regioni molto calde e permettono di risparmiare molto peso e spazio rispetto ad un sacco a pelo.

 

Quilt

I quilt (in italiano “trapunta”) per l’hiking sono delle vere e proprie “coperte” fatte dello stesso materiale dei sacchi a pelo e con lo stesso tipo di imbottitura. Diversi modelli sono “chiusi” a mo’ di sacco a pelo all’altezza dei piedi per garantire un maggior calore e comfort. Altri modelli possiedono dei ganci e delle strisce di tessuto elastico che ne permettono l’assicurazione ad un materassino gonfiabile. La logica che sta dietro ai quilt da escursionismo è che nei sacchi a pelo lo strato che si trova tra l’hiker e il materassino, essendo compresso dal peso dell’hiker, non fornisce alcun beneficio termico, ma contribuisce al peso e al volume del sacco da richiuso. Il quilt è quindi una buona opzione alternativa al classico sacco a pelo nel caso si voglia risparmiare spazio e peso. Almeno in teoria. Infatti la maggior parte dei quilt sono adatti a climi temperati o non troppo freddi, ma per il loro impiego in climi più rigidi richiedono l’utilizzo di un materassino ad alto potere isolante, spesso vanificando i vantaggi ottenuti in termini di peso ed ingombro. Alcuni quilt sono compatibili con l’uso con l’amaca.

Il quilt è un’ottima alternativa al classico sacco a pelo per il thru-hiker, ma in Italia ed in generale in Europa è ancora piuttosto difficile trovare utilizzatori e, ben più importante, venditori! Il più facilmente reperibile è il Therm-a-Rest Corus HD Quilt che, nonostante sia un buon prodotto, lo si trova ad un prezzo piuttosto elevato: circa 220 euro. Se l’idea del quilt vi piace e non avete paura di spendere del denaro vi suggerisco senza dubbio l’Enlightened Equipment Revelation; potete scegliere dimensioni, tipo di imbottitura, temperatura di comfort, colore e molto altro ancora, ma dovete ordinarlo direttamente dall’azienda madre statunitense, pagando anche le spese di spedizione e superando la soglia dei 300 euro totali.

 

Altro

In questa categoria rientrano le diverse soluzioni “non standard” che solitamente nascono dalla creatività degli ossessionati dal taglio del peso (dell’equipaggiamento si intende). Diversi thru-hiker confidano totalmente nel loro vestiario come protezione dal freddo, altri usano sistemi ibridi. Una soluzione spesso utilizzata dagli ultimate-hikers è l’uso dello zaino come copertura isolante per i piedi e le gambe, il busto sarà protetto da un piumino e, se necessario, da una giacca a vento, la testa da una balaclava o dalla combinazione berretto più scaldacollo.

Una scelta meno drastica è l’uso di coperte da outdoor. Queste coperte, prevalentemente sintetiche, forniscono un discreto calore con un peso e un ingombro minimo da chiuse. Possono essere usate come ulteriore strato termico per sacchi a pelo leggeri, combinate con sacchi lenzuolo, o anche da sole sopra ad un vestiario adeguato.


Zaino Backpack

Zaino

Nella scelta del materiale che costituirà il vostro equipaggiamento durante una lunga escursione, quella dello zaino rappresenta probabilmente la più ardua e una delle più delicate. In commercio si trovano infatti centinaia di modelli differenti di zaino, con prezzi, volumi e caratteristiche estremamente variabili.

Potrei scrivere un trattato sulle diverse tipologie di zaini, classificandoli magari in base al volume, al tipo di applicazione per cui sono stati pensati o magari in base al prezzo, ma non produrrei nulla che sia davvero utile al novello thru-hiker per orientarlo nella scelta di uno zaino conforme alle sue esigenze.

Partirò dunque da un presupposto che, sebbene possa sembrare logico, non viene spesso considerato: vi è uno zaino diverso per ogni tipo di equipaggiamento.

Fate attenzione che mi riferisco all’equipaggiamento e non tanto alla durata del vostro hike o alle condizioni ambientali che incontrerete. Certamente questi due punti sono molto rilevanti nel condizionare la scelta di uno zaino, ma dovrebbero essere valutati in un secondo momento, dopo aver messo a fuoco il tipo di equipaggiamento che intendiamo trasportare.

Generalizzando posso dire che non ha senso dotarsi di uno zaino super-accessoriato, ma pesante, quando si è ridotto al minimo il peso e il volume del resto dell’equipaggiamento o, viceversa, comprare uno zaino ultra-leggero se il nostro equipaggiamento è ingombrante e pesante.

La prima cosa da fare è dunque pesare tutto l’equipaggiamento che ritenete essenziale per il vostro hike (riparo, sacco a pelo, materassino, sistema di cottura, kit medico, abbigliamento) in modo da individuare la vostra categoria di appartenenza. Dovete pesare tutto ciò che andrà trasportato nello zaino dall’inizio alla fine dell’hike, escludendo quindi i consumabili come acqua, cibo e, con le dovute considerazioni, combustibile e articoli da toeletta. Una volta compreso questo, sarà bene capire quanti giorni di totale autonomia saranno necessari, in modo da considerare il peso massimale (e il volume) di acqua, provviste e altri consumabili che dovremo trasportare. Infine, sulla base del tipo di condizioni climatiche e ambientali che ci troveremo ad affrontare si potranno fare considerazioni sulle caratteristiche che lo zaino dovrebbe avere per rendere più semplice il nostro cammino.

 

Peso Equipaggiamento Tipologia Peso Zaino
> 10 kg Tradizionale > 1500 gr
< 10 kg Leggero < 1500 gr
< 5 kg Ultraleggero < 1000 gr
< 2,5 kg Minimalista < 500 gr

 

Ovviamente il peso di uno zaino tenderà ad aumentare al crescere della sua capienza. Sarebbe stupido confrontare uno zaino da 20 litri con uno da 100 solamente sulla base del peso. E’ quindi utile introdurre una variabile, che indicheremo come “Variabile di peso” Vp che altro non è che il rapporto del volume sul peso (indicato in grammi), moltiplicato per 100.

La tabella soprastante diviene dunque più accurata sostituendo al peso dello zaino la variabile Vp:

 

Peso Equipaggiamento Tipologia Vp
> 10 kg Tradizionale < 4
< 10 kg Leggero 4 - 6
< 5 kg Ultraleggero 6 - 8
< 2,5 kg Minimalista > 8

 

Alcuni esempi:

 

Nome modello Marca Volume (L) Peso (g) Vp
Transalp 80 Ferrino 80 2450 3,3
Arpenaz 15 Ultra Compact Quechua 20 97 20,6
Terra 65 The North Face 65 2000 3,3
Access 40 Lafuma 40 1240 3,2
Circuit ULA 68 1162 5,9
Kajka 100 Fjallraven 100 3550 2,8

 

A questo punto si arriva alla parte difficile, capire di che litraggio si ha bisogno. Prima però devo fare una precisazione: all’aumentare del valore di Vp normalmente cala la resistenza dei componenti dello zaino e di conseguenza la sua capacità di carico. Zaini ultraleggeri o minimalisti solitamente non sono adatti al trasporto di carichi superiori ai 10-15 chili, limitando in determinate situazioni la loro possibilità d’impiego.

 

Di seguito troverete una serie di tabelle in cui ho classificato, sulla base della vostra categoria di appartenenza (tradizionale, leggero, ultraleggero, minimalista), varie opzioni di zaini (adatti alla pratica del thru-hiking) per classi principali di volume. Le opzioni si differenziano anche per classe di prezzo, permettendovi di orientarvi verso il prodotto che meglio si addice alle vostre finanze.

 

Tradizionale

 

Volume (range) Nome modello Marca Volume (L) Peso (g) Vp Prezzo (euro)
< 35 L Alpinism 22 Simond 22 650 3,4 19,99
< 35 L AC Lite 26 Deuter 26 960 2,7 75,95
< 35 L Summit Exp Tatonka 22 580 3,8 85
< 35 L S-Lab X Alp 20 Salomon 20 560 3,6 130
< 35 L Kaipak 28 Fjallraven 28 1050 2,7 152,95
35 - 50 L Forclaz 50 Quechua 52 1700 3 39,99
35 - 50 L Alta Via 45 Ferrino 45 1550 2,9 73,95
35 - 50 L Ascensionist Pack 35 Patagonia 35 907 3,9 150
35 - 50 L Trilogy 35 Millet 35 950 3,7 179
35 - 50 L Nejd 50 Haglofs 50 2400 2,1 231,95
51 - 70 L Forclaz 70 Quechua 70 1900 3,7 65,99
51 - 70 L Trailhead 65 Berghaus 65 1700 3,8 100
51 - 70 L Ubic 60+10 Millet 70 1800 3,9 185,45
> 70 L Transalp 80 Ferrino 80 2450 3,3 120
> 70 L Cammino 60+10 Salewa 70 2100 3,3 100
> 70 L Expedition 80 Exped 80 2505 3,2 410
> 70 L Baltoro 85 Gregory 85 2440 3,5 224
> 70 L Annapurna 75+15 Millet 90 2680 3,4 212,95
> 70 L Kajka 100 Fjallraven 100+ 3550 2,8 400
> 70 L Crusader II 90+10 Berghaus 110 3000 3,7 187,95

 

Leggero

 

Volume (range) Nome modello Marca Volume (L) Peso (g) Vp Prezzo (euro)
< 35 L Arpenaz 30 Quechua 30 510 5,9 14,95
< 35 L Lynx 30 Ferrino 30 675 4,4 76,45
< 35 L Drycomp Ridge Sack Outdoor Research 27 485 5,6 151
35 - 50 L Aircontact 45+5 Mountaintop 45+5 1180 4,2 45,99
35 - 50 L Cima di Basso Tatonka 35 810 4,3 70,40
35 - 50 L Shadow Macaw The North Face 40 + 10 1100 4,5 135,45
35 - 50 L Ultra Tour 40 Montane 40 730 5,5 112,95
35 - 50 L Exos 48 Osprey 48 1130 4,2 126,95
35 - 50 L Zero G Nigor 50 1050 4,8 200
35 - 50 L Hyper Tour Montane 38 640 5,9 305,95
51 - 70 L Alpinism 55 Ultralight Simond 55 1100 5 74,95
51 - 70 L Lightning 60 Exped 60 1120 5,3 146
51 - 70 L Wildtrek 70 Lightwave 70 1550 4,5 187
51 - 70 L Grand Tour 70 Montane 70 1652 4,2 170
51 - 70 L Exos 58 Osprey 58 1090 5,3 180
> 70 L Wilderness 65+15 Berghaus 80 1870 4,3 143,95
> 70 L Chilkoot 90 Ferrino 90 1900 4,7 110
> 70 L Stout 75 Gregory 75 1730 4,3 180
> 70 L Mission 75 Black Diamond 75 1630 4,6 230
> 70 L Nimbus Trace Access Granite Gear 85 2000 4,2 421
> 70 L Xenith 105 Osprey 105 2490 4,2 270
> 70 L Access 65+10 Lafuma 75 1520 4,9 120
> 70 L Prolighter Mxp 60+20 Millet 80 1490 5,4 194
> 70 L Air X 75 ULA 75 1290 5,8 164
> 70 L BMG 105 Mountain Hardwear 115 2240 5,1 400

Ultraleggero

 

Volume (range) Nome modello Marca Volume (L) Peso (g) Vp Prezzo (euro)
< 35 L Kompressor Marmot 18 290 6,2 45
< 35 L LIM Lite 25 Haglofs 25 355 7 64
< 35 L Moyo 26 Nigor 26 344 7,5 82
< 35 L Peak 30 Salomon 30 495 6,1 98,95
< 35 L Race Elite 24 Inov8 24 314 7,6 112
35 - 50 L Arpenaz 40 Quechua 40 640 6,4 19,95
35 - 50 L Arc Blast Zpack 45 590 7,6 360
51 - 70 L Ultra Tour 55 Montane 55 836 6,5 110
51 - 70 L Windrider 3400 HMG 55 907 6 350
51 - 70 L Ohm 2.0 ULA 64 903 7,1 280
51 - 70 L Crown V.C. Granite Gear 60 988 6,1 234
51 - 70 L Mariposa Gossamer Gear 60 822 7,3 280
> 70 L - - - - - -

Minimalista

 

Volume (range) Nome modello Marca Volume (L) Peso (g) Vp Prezzo (euro)
< 35 L Arpenaz 15 Ultra Compact Quechua 20 97 20,6 9,99
< 35 L Outdoor 25 Mountaintop 25 208 12 14,99
< 35 L Cloudburst 25 Exped 25 300 8,3 46
< 35 L Slacker Packer eVent Granite Gear 25 160 15,6 65
< 35 L Mezzalama 20 Ferrino 20 190 10,5 218
35 - 50 L Packable Alpine Pro Meru 35 300 11,7 27,96
35 - 50 L Tomshoo 40 Tomshoo 40 434 9,2 22,99
35 - 50 L Adventure 35 Coreal 35 350 10 25,53
35 - 50 L Burn MLD 38 335 11,3 220
51 - 70 L G4 54 Gossamer Gear 54 468 11,5 180
51 - 70 L CDT ULA 52,5 634 8,3 187
51 - 70 L Virga 2 Granite Gear 54 524 10,3 170
51 - 70 L Exodus MLD 57 481 11,8 240
51 - 70 L Arc Blast Zpack 55 595 9,2 360
> 70 L - - - - - -

 

Le caratteristiche dello zaino ideale:

 

  1. deve essere leggero;
  2. deve essere resistente all’abrasione;
  3. deve essere impermeabile;
  4. deve essere comodo, con spallacci, schienale e fascia vita imbottiti;
  5. deve essere completamente regolabile per un’ottimizzazione della vestibilità con diverse corporature;
  6. deve essere sufficientemente capiente per poter contenere tutto l’equipaggiamento al suo interno;
  7. deve possedere diversi compartimenti interni per poter suddividere l’equipaggiamento in modo razionale;
  8. deve avere cinghie di compressione;
  9. deve avere tasche sulla fascia vita;
  10. deve avere tasche porta borracce di facile accesso durante il cammino;
  11. deve avere agganci accessori per assicurarvi varia attrezzatura (picozze, sci, treppiedi, bastoncini da trekking, etc.);
  12. deve essere compatibile con sacche idriche;
  13. deve essere economico.

 

Anche in questo specifico caso, come per il resto dell’equipaggiamento, è impossibile trovare un prodotto che risponda a tutte queste esigenze.

Inoltre non esiste uno zaino perfetto per tutte le situazioni: il tipo di ambiente che si attraverserà e la lunghezza del percorso in primis andranno ad influire sulla scelta dello zaino.

Per indirizzarvi nella scelta di uno zaino adeguato alle vostre esigenze cerchiamo di individuare le diverse tipologie di thru-hike e il volume che uno zaino dovrebbe avere per servire efficientemente in simili itinerari.

 

  1. Percorsi da 3 a 7 giorni in totale autonomia → zaino da 30 a 50 litri
  2. Percorsi da 8 a 14 giorni in totale autonomia → zaino da 50 a 80 litri
  3. Percorsi da 15 a 21 giorni in totale autonomia → zaino da 80 litri o più
  4. Percorsi con disponibilità di acqua limitata lungo il percorso → + 10 litri sui volumi precedenti
  5. Percorsi che presentano temperature particolarmente rigide → + 10/20 litri sui volumi precedenti
  6. Percorsi con grandi cambi di condizioni climatiche lungo il percorso, in totale autonomia → + 10 litri sui volumi precedenti

 

Percorsi di migliaia di chilometri che possono richiedere diversi mesi di cammino richiederanno zaini con un litraggio dipendente dalla frequenza di punti d’appoggio in cui effettuare rifornimenti viveri: punti d’appoggio ogni 5 giorni richiederanno zaini con un volume compatibile a quelli della categoria 1. Per itinerari che richiedono una totale autonomia per periodi superiori alle tre settimane è necessario prendere in considerazione altre tipologie di trasporto dell’equipaggiamento (ad esempio una slitta se ci si trova in un territorio innevato).

Ovviamente questi sono parametri indicativi, dipendendo in massima parte da quanto minimalista è l’equipaggiamento utilizzato dal thru-hiker: alcuni famosi thru-hiker hanno attraversato distanze enormi e territori desolati con zaini con portata inferiore ai 30 litri!

Il thru-hiker principiante sceglierà uno zaino che rientrerà sempre nella categoria superiore (a volte anche due categorie superiori) rispetto alle reali esigenze principalmente per due motivi:

  • equipaggiamento poco sofisticato → pesante e ingombrante;
  • equipaggiamento ridondante o inutile

Col tempo si impara a lasciare a casa sempre più cose, mantenendo nello zaino solo lo stretto necessario.

 

Un altro fattore importante nella scelta dello zaino è la valutazione del carico che si intenderà trasportare. Anche in questo caso si ha un’elevata dipendenza dalla lunghezza dell’itinerario e dalla leggerezza dei singoli pezzi del proprio equipaggiamento. Prima di scegliere uno zaino è quindi buona norma pesare tutto il materiale che intenderemo trasportare e calcolare approssimativamente il volume richiesto. Nel caso in cui il peso sia compatibile con uno zaino piuttosto piccolo e leggero (ad esempio un 40 litri) ma il volume richiesto sia maggiore, è possibile indirizzare la scelta o ad uno zaino con una capienza maggiore o ad uno zaino 40 litri che abbia la possibilità di assicurare diverso equipaggiamento al suo esterno.

La prima soluzione comporta un carico finale maggiore, dovuto al maggior peso dello zaino, mentre la seconda comporta un aumentato rischio di rovinare e/o perdere l’equipaggiamento esposto all’esterno dello zaino (rischio particolarmente elevato se si attraversano aree molto boscose o stretti passaggi tra le rocce). Un utile palliativo a questo problema è l’uso di un robusto rain-cover per zaini con litraggio superiore. Lo zaino dovrà quindi essere sufficientemente robusto per reggere il carico senza rompersi, ma allo stesso tempo dovrà anche facilitarne il trasporto attraverso una corretta distribuzione del peso lungo la nostra schiena. Diversi brand, ma non tutti, dichiarano il carico massimo per i loro zaini, facilitando la nostra scelta.

 

Definisco comfort di uno zaino la sua capacità di agevolare il trasporto del carico. Questo dipende dal suo design, dai materiali utilizzati nella sua costruzione, dall’imbottitura degli spallacci e dello schienale, dalla presenza o assenza di un frame rigido. Grande attenzione viene posta spesso sulla “traspirabilità” dello schienale e sulla sua conformazione. Mentre quest’ultimo punto è cruciale e richiede di provare lo zaino con un carico al suo interno, in quanto ogni schiena è diversa dalle altre, le caratteristiche di “traspirabilità” sono spesso velleitarie. Ho provato diversi tipi di zaini con diverse caratteristiche di traspirabilità dello schienale e posso affermare senza timore che non ho osservato alcuna differenza sostanziale. Ovviamente questo è solo il mio parere.

Oggigiorno la maggior parte degli zaini viene realizzata seguendo un design “verticale”: altezza maggiore per una minore profondità. Questo risulta in un compartimento centrale che può essere paragonato ad una colonna alta e stretta. Questo tipo di disegno non è casuale, favorisce infatti una migliore distribuzione del carico ed una migliore mobilità, specialmente lungo vie ferrate o arditi sentieri di montagna. Nell’ottica del thru-hiking e dell’escursionismo in genere una maggiore profondità è spesso vista come un valore aggiunto, consentendo di riporre all’interno anche materiale voluminoso (tenda, sacco a pelo) massimizzando lo spazio utile dello zaino. Se il vostro equipaggiamento è ancora lontano dall’essere minimalista in quanto a peso e volume, orientatevi su zaini capienti e ideati per il trekking.

Per quanto riguarda l’imbottitura di spallacci e schienale è essenziale ricordare questo assioma: meno pesante lo zaino e il carico da trasportare meno imbottitura sarà necessaria.

 

La resistenza alle intemperie e alle abrasioni è un altro utile parametro da considerare nella scelta dello zaino. Normalmente più lo zaino è robusto, più è pesante, rivelandosi quindi un fattore critico per il thru-hiker alla ricerca spasmodica della leggerezza. Anche in questo caso dobbiamo basarci sulla tipologia del sentiero che vogliamo percorrere e sul carico che intendiamo trasportare. La resistenza alle abrasioni è infatti spesso correlata alla portata di carico massimo dello zaino, essendo entrambi dipendenti dal tipo di materiale utilizzato nella costruzione dello zaino stesso.

Percorsi tra le foreste o in zone rocciose richiedono zaini più robusti mentre si potranno attraversare prati e brughiere con zaini poco più spessi di un foglio di carta.

La resistenza alle intemperie si può tradurre come impermeabilità dello zaino, o ancora come capacità dello zaino di mantenere il suo contenuto asciutto.

La maggior parte degli zaini è resistente all’acqua (bagnandoli non si rovinano), alcuni sono leggermente idrorepellenti e pochissimi sono davvero impermeabili. Le prime due categorie solitamente sono dotate di un rain-cover per l’uso sotto la pioggia, mentre gli zaini impermeabili possono addirittura essere immersi nell’acqua.

Gli zaini impermeabili sono normalmente più robusti e pesanti degli zaini da trekking, ed essendo stati ideati per altri sport (kayaking, motociclismo, ciclismo, vela) tendono a non presentare caratteristiche compatibili con le esigenze del thru-hiker.

 

Nota sul rain-cover: un rain-cover è uno strumento utile nel caso di piogge deboli, ma tende a perdere la sua impermeabilità velocemente (a parte gli zaini con prezzi lusso, gli altri tendono ad essere dotati di rain-cover scadenti), e risulta pressoché inutile durante violenti acquazzoni, guadi impegnativi o momentanee immersioni. Se riflettiamo con attenzione lo scopo di un rain-cover non è tanto quello di non far bagnare lo zaino, quanto quello di proteggere dall’acqua il suo contenuto! Esistono quindi metodi più efficaci per proteggere il contenuto dello zaino. Per la protezione di vestiti, sacco a pelo, tenda e accessori delicati (strumenti digitali, mappe, diario, etc) è bene affidarsi a dei dry-sack, robusti e assolutamente a prova di immersione (vedi sezione dedicata alle tipologie di sacchi porta-oggetti). Il vano principale dello zaino può invece essere efficacemente protetto con un sacco grande impermeabile economico, del tipo di quelli usati per la spazzatura. Essendo molto grandi sarà facile chiudere il sacco dopo aver incluso tutto il vostro equipaggiamento al suo interno. Il costo e il peso di uno di questi sacchi è nettamente inferiore rispetto ad un rain-cover dedicato e potrete cambiarlo senza preoccupazione dopo ogni escursione o ad ogni centro abitato che incontrerete lungo un thru-hike.

 

Con versatilità indico la possibilità di utilizzare lo zaino per il trasporto di diverse tipologie di equipaggiamento assicurandone un’agevole accessibilità. Questo punto si basa in massima parte sulla quantità e qualità di tasche, asole, cinghie e retine e sulla possibilità di connettere comodamente allo zaino altri tipi di accessori (tasche porta-oggetti, clip per il beccuccio delle sacche d’idratazione, porta borracce, etc.). Una versalità maggiore va di pari passo con un peso maggiore dello zaino (peso delle zip, delle fettuce, etc), ma si traduce anche in un maggiore comfort per l’utilizzatore. Ogni thru-hiker deve cercare di capire, secondo le proprie esigenze, se la presenza di numerosi accessori e compartimenti sia un valore aggiunto o solo uno spreco di peso. Personalmente ritengo che se la differenza di peso è di pochi grammi, una maggiore versatilità è senza dubbio una qualità importante per uno zaino.

 

Zaini tascabili

 

Gli zaini “tascabili” sono arrotolabili e comprimibili in un sacchetto che sta tranquillamente nel pugno di una mano. Normalmente variano tra i 10 e i 35 litri di volume, ma si possono trovare anche proposte con litraggio superiore. Possono ovviamente reggere carichi molto limitati e si ha l’impressione che debbano cedere da un momento all’altro, ma probabilmente sono più resistenti di quello che sembra. Gli spallacci sono sottilissimi e la vestibilità è piuttosto scomoda. [link a “come modificare uno zaino tascabile per migliorarne il confort”]

Risultano particolarmente utili in due situazioni:

  1. nel caso in cui si voglia affrontare un hike che richieda il trasferimento in aereo, questi zaini possono essere usati come bagaglio a mano per contenere la fotocamera e altri accessori tecnologici che non vogliamo lasciare incustoditi nello zaino. Arrivati a destinazione lo zainetto può letteralmente sparire nella sua custodia ed essere riposto nel fondo dello zaino principale;
  2. nel caso si voglia fare un detour durante un thru-hike, magari per scalare una vetta nei pressi del sentiero, è possibile lasciare lo zaino principale nella tenda montata e viaggiare con lo stretto necessario nel piccolo zainetto portatile.

 

Un’altra applicazione interessante è quella di utilizzare questi zaini al posto dei dry-sack nella protezione dell’equipaggiamento. Avrete quindi in un unico prodotto una sacca per proteggere, suddividere e organizzare le vostre cose e uno zainetto che può sempre tornare utile.

 

Con o senza “frame”?

Il frame è la struttura “portante” dello zaino, spesso in alluminio o in plastica (ma ve ne sono anche in legno, come alcuni modelli Fjallraven) che si trova lungo lo schienale e che fornisce una certa rigidità all’intero zaino. Il frame risulta pressoché essenziale nel trasporto di carichi elevati, mentre può essere addirittura controindicato se il peso complessivo dello zaino è limitato. Si può quindi dedurre che più grande sarà il volume di uno zaino, tanto maggiore dovrà essere la solidità del frame. Negli zaini più piccoli e quelli destinati agli escursionisti ultraleggeri un frame rappresenterebbe solo un inutile peso aggiuntivo. In questi casi un materassino in schiuma arrotolato attorno al resto dell’equipaggiamento nel vano principale o un materassino gonfiabile minimale (ad esempio l’Inertia X Lite Short Mat della Klymit) possono fungere da eccellente frame.

 

Accessori e caratteristiche utili

Vi sono alcuni accessori che possono rappresentare un valore aggiunto per uno zaino, altri che invece rappresentano solo un inutile aumento di peso. Cinghie di compressione, daisy chain e asole porta-piccozze sono esteticamente piacevoli da vedere ma non sono sempre essenziali, specialmente per il thru-hiker. L’escursionista su lunghe distanze potrebbe avere la necessità di assicurare al suo zaino i bastoncini da trekking, la tenda, il materassino o il sacco a pelo e magari, d’inverno, le ciaspole. Piccozze e ramponi potrebbero essere necessari per certi tipi di itinerari ma a quel punto siamo pienamente nel mondo alpinistico e sarebbe necessario fare molte altre considerazioni.

Come sempre il thru-hiker dovrebbe essere alla ricerca di un equipaggiamento il più polifunzionale possibile e in quanto ad utilità pratica le cinghie di compressione sono la scelta migliore; oltre a migliorare la trasportabilità del carico possono essere facilmente utilizzate per assicurare allo zaino materiale di diversa fattura, dai bastoncini alle ciaspole, da un treppiede ad un materassino in schiuma.

Le daisy chain sono utili ma necessitano di moschettoni e/o cordini accessori, portando così ad un aumento di peso. Le asole porta piccozze possono essere usate anche per il trasporto dei bastoncini da trekking, ma non hanno la stessa polivalenza degli altri accessori.

Nella scelta di uno zaino è quindi saggio focalizzarci su questa scala:

 

cinghie di compressione > daisy chain > asole

 

Per quanto riguarda la disponibilità di tasche e accessi al vano principale è utile fare qualche considerazione. Avere molte tasche a disposizione potrebbe far credere che questo porti ad una migliore suddivisione ed organizzazione del materiale, ma spesso si traduce solo in una complessa caccia al tesoro: il thru-hiker, sebbene in modalità ultraleggera, si porta dietro la casa, e spesso è difficile ricordare in che tasca è stato riposto un determinato oggetto.

Molte tasche vuole dire una maggior superficie di tessuto e di zip utilizzati nella fabbricazione dello zaino, traducendosi in un significativo aumento del peso. Una tasca nel coperchio in aggiunta al vano principale può essere più che sufficiente per una sensata suddivisione dell’equipaggiamento. Le tasche aperte, solitamente laterali, in tessuto o retina, aggiungono solitamente un peso minimo allo zaino, ma risultano molto utili: permettono infatti di trasportare borracce, snacks o indumenti mantenendoli a portata di mano.

Un diverso discorso meritano gli accessi al vano principale. Negli zaini ad alto litraggio e a design alpinistico (stretti e alti), un accesso sul fondo e/o uno frontale risultano pressoché essenziali. Recuperare qualcosa dal fondo di zaini simili in assenza di un accesso secondario si traduce spesso in un’impresa, richiedendo di svuotare l’intero contenuto.

 

In definitiva, se il peso del vostro zaino per voi non è una priorità e rientrate nella categoria “tradizionale”, scegliete uno zaino iper-accessoriato e con accessi multipli. Se rientrate nella categoria “leggero” forse una tasca superiore, due tasche laterali in rete e un paio di cinghie di compressione dovrebbero essere tutto quello da richiedere al vostro zaino.

Gli “ultraleggeri” e i “minimalisti” possono (o devono) accontentarsi del solo vano principale e ringrazieranno per qualsiasi dettaglio aggiuntivo che il costruttore avrà lasciato al loro “scarno” compagno di avventure.


Introduzione

Nei molteplici siti di outdoor ed escursionismo troverete interi trattati riguardanti il materiale tecnico essenziale per un’escursione. Leggerete centinaia di revisioni di prodotti e decine e decine di commenti di utenti più o meno esperti, per poi ritrovarvi ad avere buttato molte ore del vostro tempo navigando in rete e ad avere le idee meno chiare di prima. Nel peggiore dei casi farete acquisti folli, spendendo un sacco di soldi su del materiale troppo tecnico per i vostri scopi o su accessori che non utilizzerete mai. Dico questo perché vi sono passato anche io.

Nella sezione equipaggiamento troverete “ricette” già pronte a seconda della vostra disponibilità economica. Per ogni tipologia di equipaggiamento (zaino, tenda, sacco a pelo, etc.) troverete indicate solo le caratteristiche che hanno fatto propendere la scelta verso quello specifico prodotto, in modo che possiate confrontarle con il materiale che già possedete o che vi risulta più semplice da procurarvi. Ogni “ricetta” o “kit” sarà relativa ad un particolare viaggio, evidenziando le caratteristiche climatiche e del terreno che ho dovuto affrontare; ovviamente le highland scozzesi in autunno richiederanno un equipaggiamento in larga parte sovrapponibile a quello necessario per attraversare la Lapponia svedese, ma sensibilmente diverso da quello ottimale per una traversata invernale nelle Alpi o un thru-hike nei deserti del Nord America.

Avrete dunque modo di capire se il kit in esame si adatta alle condizioni ambientali che incontrerete lungo il vostro cammino. Ogni kit sarà inoltre corredato da “potenziali modifiche” se affrontato in altri periodi dell’anno, sulla base delle condizioni climatiche locali.

Proprio perché ogni kit è relativo ad uno specifico viaggio vi sarà una comparazione tra il kit “ideale” e quello realmente utilizzato, evidenziandone le criticità.

Non tutti i prodotti inclusi nelle varie liste sono stati sufficientemente testati dal sottoscritto, ma sono stati inclusi in seguito ad una lunga e dettagliata ricerca sulla base delle caratteristiche tecniche riportate dal produttore e dalla personale esperienza di amici e conoscenti di provata competenza. Per i prodotti in mio possesso troverete link che vi porteranno a schede di revisione più complete, in cui vengono descritti qualità e difetti, oltre a consigli per un utilizzo ottimale.

 

Il thru-hiking porta ad essere dei “fanatici” dell’equipaggiamento perfetto, abituandosi a sostituire anno dopo anno accessori e strumenti con nuovi modelli più performanti.

Le tre parole chiave per il thru-hiker, per quanto riguarda l’equipaggiamento, sono:

 

 

  • Leggereza
  • Qualità
  • Prezzo

 

 

Raramente queste tre qualità si trovano in un medesimo prodotto e più spesso vige la regola del “prendi due e scordati del terzo”, ovvero troveremo prodotti estremamente leggeri e di alta qualità ma a prezzi astronomici, o prodotti di buona qualità a basso prezzo ma pesanti come sassi e così via.

Analizziamo le tre caratteristiche essenziali.

 

Leggerezza

Più il nostro equipaggiamento sarà leggero maggiore sarà la distanza che riusciremo a percorrere in un giorno di cammino. Di conseguenza, a parità di chilometri percorsi, un carico inferiore ci farà consumare meno energie e quindi necessiteremo di meno cibo. Meno cibo equivale a meno carico e quindi a meno energie consumate: abbiamo creato un circolo virtuoso. Allo stesso tempo viaggiare leggeri vuol dire viaggiare veloci, raggiungeremo prima la nostra meta della giornata e avremo più tempo per tutte le operazioni di campeggio (manutenzione attrezzatura, cura dell’igiene personale, accensione di un fuoco, cucinare, etc.) o per altre attività (fotografia, scrittura o semplice relax).

Questi sono gli aspetti positivi del viaggiare leggeri. Veniamo a quelli negativi.

Un carico piccolo e/o leggero comporta spesso il lasciare a casa molta attrezzatura che potrebbe tornare utile o di cui potremmo sentire la mancanza, lasciandoci più vulnerabili ad eventi inattesi (ad esempio una nevicata improvvisa in un’area e in un periodo caratterizzato da temperature mediamente molto più elevate). Come analizzeremo in seguito questo aspetto è risolvibile o minimizzabile con un’adeguata preparazione prima di intraprendere il viaggio.

Spesso un equipaggiamento leggero è anche un equipaggiamento scadente: i materiali ultra-leggeri sono solitamente fragili e scomodi. Per questo problema viene in soccorso il “dio denaro”: vi sono prodotti con ottimi rapporti qualità/peso ma che costano un occhio della testa.

 

Qualità

Il termine qualità raggruppa i concetti di comfort, robustezza e resistenza alle interperie, praticità di utilizzo, presenza di accessori che ne incrementino le prestazioni. Spesso grande qualità si accompagna a grande peso, ingombro e prezzo elevato. Molti thru-hiker tendono a rinunciare alla qualità del loro equipaggiamento in cambio di leggerezza estrema e costo basso. La mia opinione è che non sia né utile né saggio rinunciare alla qualità di un equipaggiamento che consenta di dormire bene, di rimanere asciutti sotto la pioggia o di non patire il freddo.

 

Prezzo

La quantità e varietà degli indumenti, accessori, utensili e strumenti richiesti dal thru-hiker sono tali da richiedere investimenti economici rilevanti, specie se ci si avvicina a questo sport (o stile di vita) senza una precedente storia di escursionismo o alpinismo alle spalle. L’escursionista o alpinista medio potrà convertire al thru-hiking buona parte del proprio equipaggiamento risparmiando una notevole quantità di denaro ma, solitamente, a scapito della leggerezza.

In breve tempo, dopo le prime (faticose) esperienze di trekking da più giorni, inizieremo a guardare con interesse crescente i costosi prodotti ultra-leggeri. In nostro soccorso giungono piattaforme di commercio elettronico (Amazon, e-Bay, etc.) e negozi più o meno virtuali (Decathlon, TrekkInn, PesciFirenze, etc) che fanno a gara per invogliare l’acquisto mediante prezzi spesso molto più bassi di quelli di listino.

 

I prodotti inclusi nei kit sono stati selezionati sulla base del miglior rapporto leggerezza/qualità/prezzo secondo il mio personale parere, le opinioni di amici, le revisioni di altri utenti on-line e le specifiche tecniche riportate dal venditore, esattamente in quest’ordine! Per alcuni prodotti viene privilegiata la leggerezza, per altri la qualità, per altri ancora il prezzo, a seconda della tipologia del materiale che stiamo considerando. In diversi casi molti prodotti possono rispecchiare le caratteristiche ricercate, per cui il prodotto segnalato diviene puramente indicativo per le caratteristiche da ricercare. Un’altra caratteristica che ho deciso di includere nella scelta è la reperibilità del prodotto. Non troverete, a meno che non ci siano reali alternative, prodotti che non possono essere comodamente ordinati on-line senza sobbarcarsi elevate spese di spedizione.


Skye Trail

Lo Skye Trail è un percorso non ufficiale che attraversa l’Isola di Skye (Scozia) da Nord a Sud, permettendo di vedere alcune delle principali attrazioni naturalistiche che l’hanno resa una delle tappe obbligate per chi visita la Scozia. Nonostante l’isola sia parecchio frequentata dai turisti durante il periodo estivo, camminare lungo lo Skye Trail regala momenti di solitudine e di una natura ancora sorprendentemente selvaggia.

Perché percorrere lo Skye Trail?

Lo Skye Trail è il percorso ideale per l’escursionista e il thru-hiker di livello intermedio che abbia a disposizione una sola settimana e che voglia mettersi alla prova lungo un itinerario non facile ma in grado di regalare viste davvero incredibili. È inoltre il modo migliore e autentico per vivere la famosa Isola di Skye, spaziando da aree montuose ancora selvagge a pascoli per le pecore, da piccoli villaggi caratteristici a magnifici passaggi lungo le coste dei loch.

Come arrivare

Il modo più economico per raggiungere Skye è mediante l’autobus. Da Glasgow, stazione Buchannan, gli autobus 915, 916 e 917 raggiungono in circa 7 ore l’Isola di Skye, previa una sosta a Fort William. È possibile scendere a Broadford (per chi volesse percorrere l’itinerario da sud verso nord) o a Portree. Per raggiungere il Duntulm Hotel, uno dei due estremi dell’hike, è possibile prendere il bus che collega Portree a Uig e richiedere la fermata presso Duntulm. Se si decide di percorrere lo Skye Trail in senso opposto, è bene informarsi relativamente agli orari in cui il bus passa presso Duntulm (vi sono solo un paio di corse al giorno e gli orari variano stagionalmente).

Fai clic sulla mappa per visualizzare le diverse opzioni di viaggio

Itinerario

Lungo circa 125 km, lo Skye Trail attraversa l’Isola di Skye nel suo lato più orientale, attraversando punti famosi come The Quiraing e The Old Man of Storr, oltre a passare nei pressi dei Cuillin e del Bla Bheinn.

Sebbene sia normalmente percorso da Nord verso Sud, è forse più conveniente percorrere lo Skye Trail in senso opposto. Questi i principali motivi:

  1. Si arriva con l’autobus direttamente ad uno degli estremi del trail (Broadford) dove è facile trovare una sistemazione per la notte.
  2. E’ possibile trasportare un minor numero di viveri, utilizzando l’abitato di Portree come punto di rifornimento.
  3. Al termine di una tappa impegnativa come il Trotternish Ridge si può contare su di una sistemazione per la notte in ostello o, se si preferisce rimanere in tenda, è possibile individuare diversi punti adatti in cui campeggiare.
  4. Rubha Hunish costituisce un finale spettacolare, come ogni thru-hike merita di avere.
  5. Il bothy nei pressi di Rubha Hunish è un bivacco particolare e suggestivo in cui trascorrere l’ultima notte dell’hike.

Fai clic sulla mappa per visualizzare il percorso

Segnaletica

Non essendo un percorso ufficiale non esiste un’apposita segnaletica. Ad essere onesti la segnaletica è pressoché assente ovunque. Il percorso è molto vario, passando da strade asfaltate a quelle per mezzi cingolati, da chiari sentieri a pressoché invisibili tracce tra l’erba alta. Si consiglia pertanto di dotarsi di un sistema GPS, di una mappa topografica e di una bussola.

Rifornimenti

Sebbene sia possibile rifornirsi di acqua lungo ogni tappa presso i numerosi ruscelli e fiumi che solcano l’isola, consiglio di riempire una sacca idrica di circa due litri all’inizio e alla fine di ogni tappa. Questo vi permette di trattare l’acqua con un agente potabilizzante e/o di filtrarla. Spesso infatti, a seguito di abbondanti piogge, l’acqua dei ruscelli può apparire torbida.

Essendo un hike breve, di circa una settimana, è possibile trasportare tutti i viveri necessari. Se si vuole però minimizzare il peso dello zaino (scelta sempre consigliata), è possibile considerare un rifornimento presso il supermercato di Portree. Presso alcuni piccoli centri abitati che s’incontrano lungo il cammino è possibile rifocillarsi presso alcuni bar e tavole calde, ma non ci sono veri negozi alimentari in cui rifornirsi di viveri.

Alloggi

Lungo il percorso si attraversano alcuni centri abitati che presentano strutture ricettive (ostello presso Flodigarry, diverse tipologie di pernottamento presso Portree e Broadford, campeggio a Sligachan), ma è pressoché indispensabile dotarsi di una tenda o di qualche altro genere di riparo. È importante considerare che non è possibile bivaccare nelle proprietà private (mentre è consentito il passaggio) e che alcuni tratti anche lunghi del percorso non presentano aree adatte al campeggio.

Tappe consigliate

Le tappe qui riportate si basano su quelle indicate dal sito Walkhighlands.

1. Rubha Hunish –> Flodigarry (12 km)

La prima tappa dello Skye Trail inizia presso un parcheggio a lato della “Shulista road”, A855, che collega Portree con Uig tramite Staffin e Flodigarry. Dalla piazza centrale di Portree, proprio di fronte alla stazione di polizia, è possibile prendere l’autobus verso Uig e scendere presso il Duntulm Hotel. Da qui è possibile avvicinarsi alle rovine del castello e del villaggio di Erisco. Si prende la strada in direzione di Flodigarry lasciandosi sulla sinistra un laghetto che attira diversi uccelli acquatici, prevalentemente cigni e oche selvatiche. Dopo un paio di centinaia di metri si giunge ad un piccolo parcheggio a lato della strada da cui parte un evidente e segnalato sentiero verso Rubha Hunish. Lungo il sentiero che punta deciso verso nord sarà facile incontrare altri turisti, specie durante il periodo estivo, in quanto Rubha Hunish è considerata una tappa obbligatoria di ogni visita all’isola di Skye. Giunto alla scogliera il sentiero volta verso destra (est) arrampicandosi lungo un pendio verso la sommità della falesia, divenendo via via meno chiaro. Prima di proseguire lungo questo sentiero è caldamente consigliata la discesa dalla scogliera per raggiungere il promontorio di Rubha Hunish, vero e proprio dito di terra che si spinge nell’Atlantico.

Il sentiero che discende la scogliera si può individuare in corrispondenza di una staccionata, che va scavalcata. Il sentiero è molto ripido inizialmente e richiede cautela se le rocce sono bagnate. In breve si scende alla base della falesia e si segue una traccia che porta all’ovvia destinazione di Rubha Hunish. Si risale quindi dalla stessa parte e si riprende il sentiero sulla propria sinistra. Il sentiero corre lungo la cresta della scogliera per buona parte della costa, superando anche un minuscolo rifugio/osservatorio che può essere usato sia come riparo dal vento e dalla pioggia che come bivacco per la notte. Si devia quindi verso l’interno dell’isola in corrispondenza di un’altra staccionata ed in breve si giunge alle rovine della chiesetta di St Moluag. Si prosegue fino a congiungersi ad una stradina che oltrepassa un torrente mediante un ponticello pedonale. Si fiancheggiano delle caratteristiche case dalle facciate candide ed il tetto ardesia, quindi in corrispondenza della svolta che porta a Balmacqueen si abbandona la strada per un sentierino che corre lungo la costa consentendovi un rinfrescante bagno per i vostri piedi stanchi e splendide viste delle falesie lontane. La traccia è ora più chiara e con una serie di facili sali e scendi prosegue lungo la costa. La traccia diventa ancora pressoché invisibile nel risalire un ripido pendio che porta alla cima di una falesia. Qui la vegetazione, felci perlopiù, è particolarmente ricca e non aiuta ad individuare il sentiero che sulla sinistra permette di scendere verso la costa. Questa traccia è particolarmente fangosa e ripida quindi è necessario prestare molta attenzione. Si costeggia quindi la base della scogliera per addentrarsi in pascoli di erba altissima tra cui è facile scorgere all’ultimo qualche caratteristica vacca delle Highlands. La traccia devia quindi nuovamente verso l’interno e risale una collina verso l’evidente struttura del Dun Flodigarry Hostel.

2. Flodigarry –> The Storr (29 km, 1800 m dislivello positivo)

Dall’Ostello di Flodigarry si segue la strada asfaltata e ad un bivio si tiene la sinistra. Poco oltre un cartello indica l’inizio del sentiero verso il Quiraing. Il sentiero, ben evidente, si alza in quota dapprima costeggiando un paio di laghi di piccole dimensioni, quindi superata una staccionata rimane al di sotto della verticale parete del Quiraing. Si scende di qualche decina di metri attraverso un facile ghiaione per poi continuare fino alla piazzola di sosta della strada che collega Staffin a Uig. Poco prima di raggiungere la piazzola è bene prestare attenzione nell’attraversamento di un piccolo ma profondo canalone scavato da un rigagnolo d’acqua; il salto non è che poco più di un passo ma è meglio essere cauti.

Lasciandosi alle spalle la strada asfaltata, si prosegue seguendo la cresta dei monti, evitando di fare troppo affidamento sulle tracce presenti al suolo. Il consiglio è di rimanere a circa 2-3 metri dal ciglio, così da trovare terreno più solido sotto i piedi. Nel caso la visibilità fosse limitata o il terreno particolarmente scivoloso, è più prudente aumentare la distanza dal ciglio, ma avanzare risulterà più difficile.

Dopo un lungo sali e scendi tra le alture del Trotternish si giunge ai piedi di The Storr, la maggiore di queste cime. La salita è piuttosto impervia e si incroceranno un paio di torrenti presso cui sarà possibile rifornirsi d’acqua. Se si è proseguito costeggiando la cengia nord in direzione est ci si troverà su di una spalla del monte The Storr, la cui vetta potrà essere raggiunta salendo di altri 140 metri di dislivello in direzione SSE. La discesa verso il più famoso The Old Man of Storr è più complessa ed è necessario prestare attenzione al fine di ritrovare il sentiero; dalla spalla di The Storr, costeggiando la cengia est, si discende leggermente in direzione NNE, fino ad individuare la debole traccia che effettua numerosi tornanti perdendo rapidamente quota. Si segue questa traccia che diviene mano a mano sempre più visibile fino ad attraversare una staccionata in legno. Da The Old Man of Storr il sentiero è chiaro e in poco tempo si raggiunge la strada asfaltata A855.

3. The Storr –> Portree (14 km)

Dal parcheggio ai piedi del The Old Man of Storr si prosegue lungo la strada A855 in direzione sud fino ad incontrare una stradina bianca sulla sinistra. Si prosegue lungo questa stradina lasciandosi sulla sinistra una casa solitaria e si attraversa la diga del The Storr Loch. Si abbandona la strada per un sentiero sulla destra. Dopo poco, quando il sentiero scende a sinistra, si prende una debole traccia sulla destra che sale verso la prospiciente collina. Si prosegue quindi verso sud, cercando di mantenersi sulle alture per evitare le zone più acquitrinose.

Dopo un paio di chilometri si giunge nei pressi di un salto di roccia che viene superato lungo un pendio erboso, raggiungendo così il margine della scarpata che da sul mare. Qui il terreno diviene più facilmente percorribile e si prosegue lungo la scarpata fino a congiungersi alla scogliera nel suo punto più alto.

Si discende quindi verso i pascoli sottostanti mantenendosi sulla destra, fino ad incontrare una recinzione che si può superare grazie ad una scaletta individuabile nei pressi.

Superati i pascoli si incontra un muretto che va seguito mantenendosi alla sua sinistra fino a raggiungere un cancello in legno. Oltre il cancello un chiaro sentiero segue la scogliera fino a raggiungere Portree.

(NB: la parte in corsivo è tratta dal sito Walkhighlands)

4. Portree –> Sligachan (19 km)

Si abbandona a sud l’abitato di Portree seguendo la strada A87. Prima dell’Aros Centre vi è una piazzola di sosta presso la quale è possibile, seppur a fatica, individuare un sentiero che attraversa un lembo dell’estuario del fiume Varrigill che si immette nel Loch Portree. Questo sentiero può essere impraticabile in caso di alta marea. Il sentiero costeggia quindi il fiume fino a ricollegarsi alla strada asfaltata. Si segue la strada per diversi chilometri fino a raggiungere l’abitato di Peinchorran. Qui termina la strada e vi è un cartello ad indicare il sentiero per Sligachan. Questo sentiero costeggia il Loch Sligachan attraversando numerosi ruscelli.

Una volta giunti all’estuario del fiume Sligachan vi sono due corsi d’acqua più importanti da attraversare; in caso di piena il guado può risultare particolarmente difficile e pericoloso. Prestare attenzione! Il campeggio di Sligachan è presto raggiunto dopo il secondo guado e nei pressi si trovano inoltre lo Sligachan Hotel e la strada A87 con una fermata del bus.

5. Sligachan –>Elgol (18 km)

Da Sligachan si oltrepassa un antico ponte di pietra e si segue il sentiero verso Glen Sligachan. Il sentiero è pressoché ovunque chiaro e visibile e, una volta raggiunta la base del monte Marsco, la direzione diviene talmente chiara da non potersi perdere. Lungo il percorso si oltrepassano diversi ruscelli e qualche torrente con una portata d’acqua maggiore, ma nessuno richiede un vero e proprio guado. Superati i laghi Loch an Athain e Loch na Creitheach, si giunge ad un’ampia baia in cui si staglia l’unica casa di Camasunary. Poco oltre è visibile anche un bothy, un piccolo bivacco a libero accesso. L’intera zona è considerata tra le più belle e spettacolari della Gran Bretagna quindi, in caso di mal tempo, è consigliabile fermarsi presso il bothy e continuare con condizioni meteo più favorevoli.

Oltre Camasunary il sentiero si inerpica lungo le scogliere del Loch Scavaig. Questa è l’unica sezione della tappa che richiede attenzione: alcuni tratti sono estremamente ripidi ed è facile scivolare. La verticalità delle scogliere è inoltre sconsigliata a chi soffra gravemente di vertigini.

Oltrepassate le scogliere si giunge infine a Elgol, dove è possibile soggiornare in un bed&breakfast, concedersi un the nell’unico bar o usufruire dei bagni pubblici.

6. Elgol –> Torrin (16,5 km)

Si tratta della tappa meno impegnativa dello Skye Trail, che si svolge per buona parte lungo strade asfaltate o bianche. Da Elgol si prende la strada verso Glasnakille e, una volta raggiunto il minuscolo conglomerato di edifici, si svolta verso sinistra. La strada termina presso un cancello e si continua lungo un chiaro tracciato prodotto da mezzi cingolati. Qui il sentiero può essere estremamente fangoso in seguito a piogge abbondanti.

Si procede penetrando nell’unico vero tratto di foresta dello Skye Trail, caratterizzato da rigogliose felci. Il bosco lascia presto spazio a nuove vedute sulle scogliere del Loch Slapin e, continuando lungo il sentiero, a tratti meno chiaro, si giunge nei pressi di Kilmarie, anche in questo caso una singola casa. Poco oltre, nei pressi di Kirkibost (un paio di case) la strada si congiunge alla principale B8083. Si prosegue lungo quest’ultima in direzione nord-est per circa 1 km, quindi si svolta a sinistra nei pressi di una recinzione che costeggia un fitto bosco di conifere. In principio è difficile notare una traccia, per cui è bene prestare attenzione o si passerà oltre. Il sentiero non entra mai nel bosco, ma si mantiene nei pressi della recinzione e risale la collina. Qui il terreno può essere incredibilmente acquitrinoso e l’avanzare può risultare frustrante. Sulla cima della collina si raggiungono i ruderi del villaggio di Keppoch. Da qui il sentiero prosegue verso nord con viste sul BlaBheinn, le Red Hills, il Loch Slapin e l’abitato di Torrin. Costeggiando la muraglia dell’An Carnach si entra in un nuovo tratto boscoso che termina presso un parcheggio sulla strada B8083. Da qui è possibile prendere il principale sentiero che conduce alla vetta del Bla Bheinn, consigliato.

Se invece si vuol proseguire verso il naturale termine della tappa, si cammina lungo la strada costeggiando il Loch Slapin fino a raggiungere Torrin.

7. Torrin –> Broadford (20 km)

Dall’abitato di Torrin si prosegue per la strada B8083 verso Broadford, salvo poi svoltare a destra per una strada minore che, con direzione sud-ovest, conduce nuovamente verso la costa del Loch Slapin. Una traccia per 4×4 segue quindi il profilo costiero verso sud fino a raggiungere quel che resta dell’abitato di Suisnish. La strada termina nei pressi di una casa. Si procede quindi verso nord, salendo lungo una collina fino ad oltrepassare una recinzione e ricongiungersi ad un sentiero che prosegue lungo la costa del Loch Eishort. Il sentiero quindi, a tratti meno chiaro, si dirige chiaramente verso nord, passando vicino al Loch Lonachan per poi ricongiungersi ad una traccia ben battuta. Questa segue la linea della strada B8083, sovrapponendosi anche ad una vecchia strada rotabile, fino a giungere a Broadford.

Difficoltà

Sebbene si tratti di un percorso piuttosto corto, lo SKye Trail non è adatto ad escursionisti principianti per i seguenti motivi:

  1. l’assenza di segnaletica e la traccia spesso poco chiara richiedono buone capacità di navigazione;
  2. l’isola è battuta da piogge frequenti e consistenti, vento forte, e non è raro imbattersi in vere tempeste;
  3. le aree adatte a bivaccare non sono molte, e ampie porzioni di percorso devono necessariamente essere attraversate nell’arco di una giornata;
  4. il terreno è spesso fangoso e scivoloso, rallentando la marcia e rendendola faticosa;
  5. alcuni tratti sono molto esposti, non adatti a chi soffre di vertigini o ha passo insicuro;
  6. durante l’estate i midges (moscerini succhia-sangue) sono una vera piaga in certe zone.

Clima

L’Isola di Skye è famosa per essere particolarmente piovosa, ma non è raro che le perturbazioni atmosferiche assumano l’aspetto di vere e proprie tempeste. Le temperature non sono mai particolarmente rigide, nemmeno in inverno, e raramente scendono sotto i 5°C, ma il forte vento può far percepire temperature inferiori.

Il periodo migliore per percorrere lo Skye Trail va da maggio a settembre.

Fai clic sulla tabella per visualizzare le medie delle condizioni meteorologiche

Vie di fuga

Lungo tutto l’itinerario non è difficile raggiungere una strada asfaltata e/o un centro abitato. Unica eccezione è data dalla traversata del Trotternish Ridge, percorso in quota che incrocia una strada asfaltata solo nei pressi del Quiraing Pass, relativamente vicino al punto d’inizio/fine tappa Flodigarry.

Equipaggiamento

L’equipaggiamento dovrà essere necessariamente a prova di pioggia: guscio impermeabile e copri-pantaloni sono d’obbligo. Consiglio l’uso di una scarpa da trekking leggera, che si asciughi velocemente, associata ad una ghetta girocaviglia. In questo articolo e nel suo seguito trovate tutta una serie di strategie utili per affrontare al meglio terreni fangosi e acquitrinosi come quelli che potrete trovare lungo lo Skye Trail.

Come riparo suggerisco una tenda ultraleggera con un buon grado d’impermeabilità (HH > 3000 mm) o un sacco da bivacco associato ad un tarp (occhio ai venti forti). I bastoncini da trekking sono sicuramente consigliati.

Altre informazioni

  • Valuta: sterlina scozzese. La sterlina scozzese è una variante di quella inglese, ha identico valore ma stampa differente. Le sterline inglesi sono ovviamente accettate (a volte le sterline scozzesi possono non essere accettate in Inghilterra).
  • Lingua: inglese. Nella regione delle Highlands e sull’Isola di Skye l’accento scozzese è molto pronunciato, ma solitamente non rappresenta un problema per chi abbia un minimo di dimestichezza con l’inglese.
  • Rete telefonica: presente. L’accesso alla rete telefonica e ad internet è buono lungo la maggior parte dell’itinerario, specialmente nei pressi dei centri abitati.