Tenda 3F UL Gear Ultralight 1-Person Tent

La tenda Ultralight 1-Person Tent di 3F UL Gear è un'opzione ultraleggera ed economica per il thru-hiker solitario che merita un'analisi accurata.

 

La tenda 3F UL Gear Ultralight è una vera tarp-tent monoposto. Si indica con il termine tarp-tent una tenda monotelo che utilizza i bastoncini da trekking come paleria e che delimita la camera interna con una zanzariera direttamente collegata al telo esterno.
3F UL Gear "copia" la tenda Wisp Super-Bivy UL Tent di Big Sky International, apportando alcune piccole modifiche (anche in termini di materiale) che la rendono un po' più pesante ma più spaziosa e, almeno dalle specifiche, più performante.

Ma andiamo con ordine. Innanzitutto il peso, vero motivo che può spingere (assieme al prezzo) ad acquistare questa tenda: 740 grammi comprensivi di picchetti e cordini (assieme alla tenda arriva un footprint opzionale di circa 130 grammi).

Gli indici d'impermeabilità sono eccellenti: 5000 mm di colonna d'acqua per il telo esterno e 6000 mm per il catino. Tutte le cuciture sono sigillate.

I dettagli risultano curati come già riscontrato sulla Lanshan 2, avvalorando l'impressione che la 3F UL Gear sia un passo avanti rispetto ad altre aziende cinesi sui parametri di qualità.

Il set-up è semplice e intuitivo: un bastoncino da trekking e un paletto ultraleggero (in dotazione) danno sostegno alla struttura che però non è autoportante, richiedendo l'utilizzo di 8 picchetti (più uno opzionale in caso di forte vento). Il bastoncino da trekking funge da asse portante di una struttura pseudo-piramidale in cui più di metà del volume è occupato dall'area abitabile (delimitata da una zanzariera) e il rimanente spazio funge da vestibolo. Qui si notano le prime differenze rispetto alla Wisp: la camera interna è più ampia, sia a livello della testa che del busto, come anche il vestibolo, decisamente spazioso e in grado di ospitare senza problemi un grande zaino. Le dimensioni del vestibolo lo rendono adatto per cucinarvi all'interno senza pericolo.

Anche l'altezza è maggiore, con il punto massimo a 125 cm e posto in una posizione più avanzata rispetto alla verticale centrata tipica di molte monoposto (come ad esempio la Lanshan 1): si tratta di un escamotage intelligente, che crea uno spazio abitabile più confortevole.

Essendo una tenda monotelo la 3F UL Gear Ultralight 1-Person Tent, è particolarmente sensibile alla formazione di condensa. Ma su questo fronte si vede la maggiore delle migliorie rispetto alla Wisp: la presa d'aria è più ampia e posta più in basso rispetto al disegno della Wisp. Si crea così un flusso d'aria tra questa apertura e la mesh posta all'altezza dei piedi. Non ho trovato questo flusso d'aria fastidioso perché non coinvolge la testa quando si è sdraiati, mentre sembra ridurre considerevolmente la formazione di condensa.
L'ho testata in condizioni di basse temperature (da 6 a -4°C) ed elevata umidità sull'appennino tosco-emiliano: in caso di totale assenza di vento può formarsi un leggero strato di condensa, a mio avviso assolutamente non problematico, ma è sufficiente una leggera brezza perché questa si asciughi totalmente, confermando le iniziali impressioni sulle prese d'aria ben ideate.

Rispetto ad altre tende monoposto questa è sicuramente più spaziosa, ma non la consiglierei comunque a persone più alte di 185 cm o particolarmente robuste.

Richiusa nella sua sacca occupa uno spazio limitato: un cilindro di 34 cm di lunghezza per 14 cm di diametro.

Il telo esterno raggiunge il terreno anche a livello del vestibolo, limitando l'ingresso di vento e aria fredda. Questo la rende adatta anche ad un uso invernale.

Il telo esterno arriva fino al terreno, limitando l'ingresso d'aria fredda.

Vi è un unico accesso alla camera interna ma le zip bidirezionali sono estremamente fluide e ben fatte.

La tenda sembra resistere bene al vento, ma è consigliabile che la faccia minore (quella dei piedi per intenderci) sia rivolta contro il vento per assicurare una maggiore stabilità.

Il prezzo di listino è di circa 110 euro ma si trova comunemente in offerta attorno ai 75 euro (comprensivi di spedizione in Italia).

Rispetto alla Lanshan 1 (monoposto a due teli) la tenda è di poco più leggera (circa 100 grammi) e, a mio avviso, possiede un disegno più intelligente: la Lanshan 1 ha un'unica presa d'aria in corrispondenza della verticale, rendendo utopico il ricircolo d'aria, uno spazio interno minore e un vestibolo più piccolo in grado di far passare folate di vento. Il prezzo è più o meno lo stesso (leggermente maggiore per la Lanshan 1).

Rispetto alla Wisp è invece più pesante di circa 150 grammi ma più spaziosa, teoricamente più performante e decisamente più economica (la Wisp costa circa 235 euro).

 

 


Dove allestire il proprio campo

La scelta di un posto adatto in cui montare la tenda e allestire il proprio campo è forse una delle cose che richiedono più tempo ad un novello thru-hiker. L'esperienza acquisita in decine di fallimenti lo porterà inevitabilmente a scorgere preventivamente tutti i segnali indicatori di problemi, e a scegliere l'area migliore in cui passare la notte.

Voglio provare a farvi evitare non tutti, ma una buona parte dei fallimenti dandovi delle linee guida. Prenderemo in considerazione come preparare la piazzola, i luoghi potenzialmente pericolosi, i luoghi migliori per evitare la formazione di condensa, i luoghi in cui patire meno il freddo e quelli ecologicamente più compatibili.

Gli alberi riducono la forza del vento e aumentano la temperatura dell'area

 

Scelta e cura della piazzola

Una volta che vi siete assicurati che la zona scelta abbia tutte le caratteristiche idonee per allestire il vostro campo in sicurezza (vedi oltre), individuate una piazzola che sia:

  1. sufficientemente ampia per montare il vostro riparo;
  2. pianeggiante o in leggera pendenza;
  3. priva di radici affioranti, massi interrati o altre asperità difficilmente rimovibili;
  4. libera da tracce di animali potenzialmente pericolosi (cinghiali, lupi, orsi, cani);

Provvedete quindi a liberare la piazzola scelta da rametti e sassi, cercando di ottenere una superficie liscia e priva di asperità: questo permetterà a voi di dormire più comodi e manterrà integro il catino della vostra tenda. Nel caso in cui ci fosse neve fresca, appiattitela camminando ripetutamente nell'area con le ciaspole ai piedi fino a che non vedete che non sprofondate più.
Prima di montare la tenda mettete il materassino nella posizione in cui prevedete di dormire e provate a stendervi sopra: cercate di capire se siete comodi, questo vi risparmierà di smontare e rimontare la tenda o di passare una notte insonne!

 

Dove NON allestire il proprio campo perché PERICOLOSO

  1. Greto di un fiume --> campeggiare sulle sponde di un fiume o di un torrente, o nel greto di un ampio corso d'acqua (anche asciutto), è una delle idee più pericolose di sempre. Piene improvvise possono spazzare via la vostra tenda con voi dentro, spesso con esiti fatali.
  2. Margine inferiore di ghiaioni o pareti di roccia --> spesso al termine di un ghiaione si trova un'area prativa pianeggiante, che invita al campeggio. Il ghiaione è però indicativo di un'area d'instabilità strutturale della montagna, per cui è possibile che avvengano smottamenti e cadute di massi che possono coinvolgere il vostro campo. Bivaccare al di sotto di pareti di roccia è spesso inevitabile per molti alpinisti, ma se si può scegliere è meglio rimanerne lontani almeno un centinaio di metri per ridurre il rischio di essere colpiti da frane o singoli sassi in caduta libera.
  3. Avvallamenti del terreno --> un'improvvisa pioggia torrenziale (molto comune durante l'estate in molte zone montane) può trasformare in poco tempo un avvallamento in un piccolo lago. Evitate di trovarvi all'interno.
  4. Plateau d'alta quota --> in un altipiano pianeggiante la vostra tenda tenderà ad essere il bersaglio ideale per i fulmini. Non occorre che aggiunga altro.

 

Dove NON allestire il proprio campo per evitare la formazione di condensa

Quando la temperatura raggiunge una certa temperatura, in relazione alla percentuale di umidità, il vapore acqueo si condensa sulle superfici passando allo stato liquido. All'interno di una tenda la temperatura può essere di diversi gradi maggiore rispetto all'esterno e, a causa della nostra respirazione e traspirazione, la percentuale di vapore acqueo è elevata. A contatto con il telo della tenda (più freddo rispetto all'aria interna perché condizionato dal clima esterno) il vapore acqueo condensa formando gocce di acqua liquida.

  1. Fonti d'acqua --> accamparsi nei pressi di ruscelli, fiumi, laghi e talvolta anche mari può essere estremamente appetibile, ma l'umidità è maggiore (senza scomodare l'equazione di Boltzmann e spiegando in parole povere, l'acqua liquida è sottoposta ad un continuo processo di evaporazione che porta nell'aria molecole di acqua sotto forma di vapore). Presso torrenti e fiumi di piccole dimensioni la temperatura dell'aria tende inoltre ad essere inferiore, aumentando lo sbalzo termico tra l'interno e l'esterno del proprio riparo e, di conseguenza, aumentando la formazione di condensa. Torbiere, acquitrini e altre aree umide presentano la stessa problematica.
  2. Zone "troppo" riparate dal vento --> ripararsi dal vento è importante, ma quando s'impedisce un flusso orizzontale d'aria aumenta enormemente la probabilità di formazione della condensa. Come per tante cose nella vita è importante cercare il giusto mezzo.
  3. Avvallamenti del terreno --> negli avvallamenti del terreno la temperatura è normalmente inferiore rispetto all'area circostante in quanto si ha (tra le altre cose) lo spostamento verso il basso dell'aria fredda. Campeggiare in una zona in cui la temperatura è inferiore facilita la formazione di condensa sulle superfici.

 

Dove allestire il proprio campo per patire meno freddo

  1. Aree alberate --> gli alberi, come tutti gli esseri viventi, emettono calore per cui nelle loro vicinanze la temperatura dell'aria è maggiore. La volta arborea inoltre funge da "schermo", limitando la dissipazione del calore verso l'alto. Gli alberi rappresentano anche uno schermo nei confronti del vento, che ha la proprietà di abbassare la temperatura percepita. Il suolo in un bosco di conifere è solitamente ricoperto di aghi di pino, che hanno un ottimo effetto d'isolamento termico.
  2. Versante a sud/sud-est --> i versanti meridionali di un gruppo montuoso sono quelli maggiormente esposti alla luce del sole durante la giornata. Le rocce (ovviamente a seconda del tipo) e il terreno possono accumulare grandi quantità di calore che può essere rilasciato di notte più o meno velocemente. Se la posizione scelta è tendente verso est, la mattina presto potrete inoltre usufruire del calore fornito dai primi raggi del sole.
  3. Aree schermate --> il vento, come già detto, è responsabile di drastici abbassamenti della temperatura, specie di quella percepita. Accamparsi nei pressi di barriere naturali in grado di schermare buona parte delle folate di vento è sempre una buona idea.
  4. Lontano da corsi d'acqua --> l'umidità è spesso causa di una sensibile riduzione della temperatura percepita e, in diversi casi, di quella effettiva. Nei pressi di torrenti e ruscelli la temperatura può essere di qualche grado inferiore.
Una duna può essere una riparo sufficiente dal vento gelido che arriva da un ghiacciaio (qui in Groenlandia)

 

A seconda del periodo dell'anno potrebbe essere intelligente mantenersi a distanza, oppure avvicinarsi al mare o a un grande lago: d'inverno queste grandi masse d'acqua rilasciano calore, mantenendo una temperatura nell'area circostante maggiore rispetto alle aree più lontane. Anche l'altitudine è un fattore importante: solitamente al crescere della quota la temperatura diminuisce, ma vi sono aree (più comuni di quello che si pensa) in cui avviene la cosiddetta "inversione termica", con temperature in quota più miti rispetto ad aree meno elevate. Per capire se una zona è soggetta a questo fenomeno è sufficiente "saper leggere" la vegetazione circostante. Aree famose per una spiccata inversione termica sono il Cansiglio e il gruppo montuoso del Jura.

 

Allestire il proprio campo in maniera eco-friendly

La prima scelta è: utilizzare un sito precedentemente utilizzato da altri oppure no? Si tratta di una questione più delicata di quanto si pensi, con punti a favore e contro ciascuna alternativa.

Sito per il campo precedentemente utilizzato da altri escursionisti

  1. Terreno pianeggiante, libero da impedimenti e quindi più sicuro per l'integrità strutturale della tenda. PRO
  2. Impatto ambientale limitato a sole poche aree. PRO
  3. L'area presenta solitamente condizioni adatte a campeggiare. PRO
  4. Il terreno diviene compatto, duro e difficile da picchettare. CONTRO
  5. Gli animali imparano ad associare quell'area a disponibilità di cibo. Fastidioso problema in presenza di topi, volpi e procioni. Pericoloso in aree popolate da orsi, coyote e altri predatori. CONTRO
  6. La piazzola riduce il senso di wilderness dell'area. CONTRO
  7. Purtroppo possono esserci rifiuti nei pressi. CONTRO

All'interno di parchi ed aree protette questa scelta è spesso regolamentata: in alcuni luoghi si chiede espressamente di favorire l'uso di piazzole già stabilite, mentre in altre si chiede di accamparsi lontano dal sentiero (almeno 200 metri) e in aree non precedentemente utilizzate (l'impatto ambientale viene quindi diluito, basandosi sulla teoria che un singolo campeggiatore non dovrebbe arrecare troppi danni all'area scelta).

Oltre per i motivi precedentemente elencati, bisognerebbe accamparsi lontano dai corsi d'acqua anche per limitare le possibili contaminazioni delle fonti: deiezioni e urina possono rendere non potabile una fonte d'acqua per lunghi periodi di tempo, quindi è necessario rimanervi il più possibile distante (le falde acquifere possono estendersi in un area molto ampia ed essere sufficientemente superficiali da entrare in contatto con i rifiuti). Lavarsi in un lago o in un fiume può essere allettante, ma bisognerebbe evitarlo, soprattutto per rispetto di chi intenda utilizzare quella fonte per abbeverarsi. Stessa cosa per lavare pentole e gavette. La cosa migliore da fare è di riempire un secchio collassabile o una sacca idrica alla fonte, quindi spostarsi di almeno 200 metri per utilizzarne il contenuto per lavare se stessi o le stoviglie.

 

Ora avete tutte le indicazioni principali per fare del vostro campeggio un'esperienza da ricordare piacevolmente! È ora di mettersi alla prova!

 


Sacco da bivacco Outdoor Research Alpine Bivy

Un sacco da bivacco è un riparo minimalista che, a seconda dei modelli, può variare in complessità da un banale sacco impermeabile a una struttura riconducibile a quella di una tenda. Il sacco da bivacco Alpine Bivy di Outdoor Research è un prodotto a sé stante, ideato per uno scopo ben preciso, differente sia da quello delle bivy-tent che da quello dei sacchi da bivacco d'emergenza.

Partiamo dal materiale: l'Alpine Bivy è costituito quasi interamente di Gore-Tex. Chi mi conosce e segue questa pagina web conoscerà lo scarso amore che nutro per questo materiale (le motivazioni sono spiegate in quest'altro articolo), ma nel contesto d'utilizzo dell'Alpine Bivy è probabilmente il tessuto ideale.

Ma insomma, qual è l'applicazione ideale per l'Alpine Bivy? Come il nome suggerisce, questo sacco da bivacco è stato ideato per l'alpinismo e oserei dire per l'alpinismo veloce in ambienti difficili. L'idea è quella di avere un riparo leggero, con un set-up semplice se non immediato, e che fornisca il massimo della protezione dalle intemperie. Nell'ottica degli alpinisti a cui questo prodotto è indirizzato vi è il raggiungimento in giornata della vetta, senza dover bivaccare in parete, ma se questo non fosse possibile a causa di inattesi cambiamenti meteorologici, ecco che l'Alpine Bivy diviene provvidenziale.

Rispetto ad altri sacchi da bivacco, le dimensioni sono più generose e l'uso (opzionale) di un paletto ripiegabile permette il sollevamento del sacco a livello di testa e petto, evitando così la spiacevole sensazione di avere l'intero sacco collassato su di noi. L'apertura si trova a livello dell'area testa ed è dotata di una doppia zip: è infatti possibile tenere il sacco completamente chiuso (per la massima protezione) o avere solo una zanzariera a proteggere l'ingresso (da usare solo in caso di bel tempo). Due asole a livello dei piedi e tre asole a livello dell'entrata possono essere utilizzate per ancorare il sacco al terreno, un'opzione decisamente importante se si è costretti a bivaccare su cenge esposte! Chi volesse ridurre il peso trasportato lasciando a casa il paletto ripiegabile ma non volesse il telo del sacco contro il viso può sfruttare una piccola asola posta in corrispondenza della verticale della guaina in cui viene fatto passare il paletto per legarvi l'estremità di un cordino. L'altra estremità può essere legata ad un arbusto, ad un ramo o a una roccia soprastante il sacco da bivacco.

Come ho già accennato lo spazio interno è ampio per essere un sacco da bivacco e consente di usare all'interno qualsiasi tipo di materassino gonfiabile monoposto, lasciando ancora spazio per tenere a portata di mano qualche oggetto di piccole dimensioni.

Il peso effettivo è di circa 900 grammi, tanti per essere un sacco da bivacco, pochi per essere un riparo adatto anche all'uso invernale.

Sebbene più di qualcuno utilizzi questo sacco da bivacco (o altri modelli della stessa azienda) nella pratica del thru-hiking, spesso associandolo all'uso di un piccolo tarp che possa fungere da veranda, questo prodotto è specificamente pensato per l'uso alpinistico e a mio avviso non è adatto per il trekking. Le motivazioni sono le seguenti:

  1. scomodità --> passare tante notti dentro a una "bara" non è piacevole e in condizioni meteo avverse non è possibile cucinarvi all'interno, sedersi o sgranchire gli arti.
  2. scarsa ventilazione --> nonostante il Gore-Tex sia traspirante, la sua permeabilità è limitata. Alla lunga l'assenza di un'efficiente ventilazione può portare ad una costante umidità interna che, oltre ad essere fastidiosa, può causare l'insorgenza di muffe (specialmente nella foot-box).
  3. nessun vero vantaggio rispetto ad alternative più leggere --> difficilmente in un trekking s'incontrano le stesse condizioni atmosferiche in cui si può imbattere un alpinista in alta quota. Una bivy-tent in nylon può servire ugualmente bene pesando meno.

Gli unici thru-hike in cui potrebbe avere senso il suo utilizzo sono le route d'alta quota (anche alcune Alte Vie) in cui è difficile trovare punti adatti per picchettare una tenda e in cui le condizioni atmosferiche possono essere davvero inclementi.

Rispetto a qualsiasi tenda, un sacco da bivacco come l'Alpine Bivy ha una resistenza al vento impareggiabile e il set-up è praticamente istantaneo (un paio di minuti in più se si picchettano le asole e se si utilizza il paletto come sostegno).

Il prezzo è davvero elevato: quasi 300 euro dal rivenditore più economico on-line, pochi euro in più su Amazon.

Ho testato l'Alpine Bivy in singole escursioni da due giorni (una notte di bivacco) sulle Alpi e, sebbene non abbia constatato reali problemi, ho sperimentato una leggera formazione di condensa quando la temperatura esterna è scesa sotto i -5°C. Il sacco mi è arrivato con il paletto troppo lungo per poter essere accomodato nella guaina. L'Outdoor Research offre una garanzia a vita e avrebbero provveduto a sostituirmi il prodotto, a patto che pagassi le spese di spedizione. Spendere circa 40 euro per 1 cm extra di paletto mi è sembrato una follia, così ho provveduto a segare il materiale in eccesso risolvendo il problema. Per tenere solo la zanzariera a protezione del viso è necessario avvolgere il telo superiore sul paletto di sostegno: il sistema è però poco pratico, poco stabile e funzionale. Sicuramente questo si tratta di un aspetto da sistemare per Outdoor Research.

In conclusione l'Outdoor Research Alpine Bivy potrebbe essere un pezzo importante dell'equipaggiamento di ogni entusiasta del mondo outdoor, ma il prezzo elevato lo rende sicuramente accessibile solo ad un pubblico elitario.

Mattina sul gruppo del Fumante-Obante (Piccole Dolomiti) con il sacco da bivacco Outdoor Research Alpine Bivy

Sacchi da bivacco SOL Escape Bivvy e SOL Escape LITE Bivvy

L'azienda SOL (Survive Outdoor Longer) produce una serie di sacchi da bivacco a mio avviso eccezionali, sia per le loro specifiche tecniche, sia per la loro versatilità d'utilizzo. Pensati inizialmente come sistemi di sopravvivenza per situazioni impreviste, si adattano perfettamente alle esigenze del thru-hiker e stanno acquisendo sempre maggior fama nel mondo del trekking e del backpacking.

L'Escape Bivvy di SOL

 

I SOL Escape Bivvy sono fondamentalmente dei sacchi impermeabili, ma traspiranti. Ho già espresso il mio scetticismo relativamente ai tessuti impermeabili/traspiranti (vedi questo articolo), ma il tessuto sviluppato da SOL è davvero interessante: la superficie esterna è sicuramente trattata per essere repellente all'acqua, mentre l'interno, simile ad una coperta d'emergenza in mylar, riflette efficientemente il calore corporeo.

Sia la versione originale Escape Bivvy che la versione più leggera Escape LITE Bivvy riflettono il 70% del calore corporeo permettendo comunque la traspirazione. La versione Escape Bivvy Pro (che non ho potuto testare) aumenta la percentuale di riflessione del calore fino ad un incredibile 90%!

L'esterno del sacco è dichiarato weather-resistant, che non vuol dire impermeabile. L'Escape Bivvy e l'Escape LITE Bivvy proteggono infatti efficientemente dal vento e da piogge e nevicate di bassa intensità, ma a mio avviso non eccellono sotto pesanti acquazzoni o su terreno fradicio. Ancora una volta la versione "Pro" sembra superare i fratelli minori, con una specifica di "100% waterproof" (tutta da dimostrare).

Il SOL Escape Bivvy possiede una zip laterale di circa 50 cm che favorisce l'accesso al sacco. Un cordino permette di stringere il cupolino, ma si tratta di un accessorio inutile: non essendo preformato il cupolino non risulta confortevole, nemmeno se stretto con il cordino, e non è neppure in grado di proteggere efficientemente la testa dalle intemperie. Il tessuto costituente l'Escape Bivvy è leggero ma robusto, rendendolo adatto anche ad un uso a contatto diretto con il terreno. Il peso è di circa 240 grammi.

L'Escape Bivvy è adatto anche per un utilizzo a contatto diretto col terreno.

 

L'Escape LITE Bivvy pesa solo 133 grammi. La differenza di peso con l'Escape Bivvy è data dall'uso di un materiale più sottile, più soggetto a forature e lacerazioni, dall'assenza di zip e lacci, oltre che da un design più minimalistico. La lunghezza è tale da permettere tranquillamente ad una persona alta 180 cm di chiudersi all'interno e l'unica scomodità è data dalla larghezza limitata, che rende un poco difficoltoso infilarsi all'interno.

L'Escape LITE Bivvy: semplice ma funzionale

 

L'Escape Bivvy può essere usato come un sacco da bivacco d'emergenza, come complemento di un riparo ultraleggero (come un tarp di piccole dimensioni) o come sostituto di un sacco a pelo estivo durante notti calde. A mio avviso la sua vera utilità è in un'ottica di modularità come complemento del sacco a pelo per aumentarne la temperatura di confort. L'Escape LITE Bivvy, per via del peso minore, è ancora più adatto a questo scopo, mentre non lo consiglierei come sacco da bivacco d'emergenza a causa della relativa fragilità del tessuto.

Il colore degli Escape Bivvy è arancione acceso, per facilitare l'avvistamento da parte dei soccorritori in caso di bisogno, ma l'Escape Bivvy è venduto anche in verde scuro, per chi volesse un sacco da bivacco meno vistoso.

Ho testato l'Escape Bivvy durante la quasi totalità dei miei thru-hikes, senza aver mai sperimentato falle o la formazione di condensa in quantità significative: a temperature inferiori a -12°C ho rilevato che la superficie interna del sacco era leggermente umida, di un'umidità sicuramente non sufficiente a bagnare il sacco a pelo. L'Escape LITE Bivvy è stato testato da Sara durante l'Arctic Circle Trail in Groenlandia e in alcuni bivacchi sulle Dolomiti. Il giudizio è ottimo: nessuna differenza di prestazioni rispetto all'Escape Bivvy, una superficie maggiormente coprente e un peso inferiore.

Entrambi i sacchi possono essere facilmente ripiegati all'interno della sacca in dotazione diventando molto compatti (l'Escape LITE Bivvy diventa davvero minuscolo).

Il prezzo dell'Escape Bivvy è di circa 60 euro, come anche quello dell'Escape LITE Bivvy. L'Escape Bivvy Pro è invece venduto a circa 130 euro.

Giudizio: ritengo i SOL Escape Bivvy dei componenti essenziali dell'equipaggiamento di un thru-hiker, per poter coprire una temperatura di confort molto più ampia di quella ottenibile dall'uso del solo sacco a pelo. Se utilizzati come rivestimento del sacco a pelo, oltre ad aumentarne il valore termico, lo proteggono efficientemente dalla condensa che può formarsi sulla superficie interna di tarp e tende monotelo. Possono essere usati anche al di sotto del sacco a pelo per un migliore isolamento dal terreno. In generale ne sconsiglio l'uso in diretto contatto con gli elementi esterni (precipitazioni varie, terreno bagnato, etc.), perché non danno l'idea di essere davvero waterproof. Sarebbe interessante testare l'Escape Bivvy Pro che, pesando circa 200 grammi, promette una riflessione del calore maggiore unita ad una totale protezione dall'acqua. Sebbene non siano prodotti estremamente economici, il loro valore rispetto al costo è elevato, specialmente perché non vi sono valide alternative in commercio.

 


Quilt Aegismax Wind Hard Tiny1

Partiamo subito con una precisazione: forse non conosceremo mai davvero il nome di questo prodotto! Le recensioni on-line e i siti d'e-commerce lo presentano come Aegismax Wind Hard, ma dal sito di Aegismax questo prodotto non si trova. Esiste invece un'azienda di nome Wind Hard che produce un quilt all'apparenza identico, chiamato TINY 1. Aegismax è un'azienda cinese, la Wind Hard non si capisce. In questa recensione lo chiamerò solamente Wind Hard, che è la parte comune alle due differenti denominazioni.

 

Il Wind Hard è un quilt (in questo articolo è spiegata la differenza tra un quilt da escursionismo e un sacco a pelo) dalle caratteristiche interessanti e che ha ottenuto ottime recensioni. La mia esperienza con questo quilt non è stata totalmente un successo, ma potrebbe essere semplicemente sfortuna, giudicherete voi.

L'imbottitura di questo quilt è costituita da 290 grammi di 95% piuma d'oca grigia con un potere di riempimento pari a 850 FP, davvero elevato. Il peso totale del quilt è di 440 grammi, e la sacca di trasporto aggiunge ulteriori 40 grammi. Si potrebbe pensare che un quilt così leggero non possa essere caldo, ma l'elevata qualità dell'imbottitura fa sì che la temperatura di confort indicata (circa 5°C) sia veritiera.

Purtroppo quando si acquista da brand poco noti non si ha alcuna garanzia circa l'impatto ambientale nella produzione dell'oggetto o se vengano rispettati parametri etici. Non mi soffermerò su questo punto, lasciando alla sensibilità individuale del singolo capire se siano o meno parametri importanti nella scelta.

Il guscio del quilt è in nylon estremamente sottile, trattato DWR. Il colore è tendente al bianco, ma l'esiguo spessore lo rende praticamente trasparente, rendendo visibili le piume dell'imbottitura, una caratteristica che non tutti potrebbero apprezzare.

Il quilt possiede una zip che permette, congiuntamente ad un cordino, di creare una foot-box. Sono presenti tre fettucce con clip per lato che possono essere unite per fissare il quilt ad un materassino, meglio se autogonfiante e isolante. Un ulteriore cordino sulla parte superiore del quilt permette di ridurre la dispersione di calore a livello del collo/torace.

Il quilt Wind Hard aperto. Sono visibili le fettucce laterali per chiuderlo al di sotto del materassino.

 

Una corta zip al centro del quilt lo rende indossabile come fosse un poncho: un'opzione utile, che ho apprezzato. Permette infatti di utilizzare il quilt come ulteriore strato termico nei pressi del proprio campo. Le fettucce laterali possono essere usate per renderlo più aderente al corpo, limitando l'impaccio durante i movimenti.

Il quilt Wind Hard in versione poncho!

 

Il quilt viene spedito assieme ad un'ampia sacca per il suo immagazzinamento in un armadio quando non lo si usa (preserva la qualità delle piume).

Passiamo agli aspetti negativi. Il quilt, appena arrivato, sapeva un forte odore, decisamente sgradevole, che ho eliminato lasciandolo sventolare all'aria aperta per 24 ore. Il problema maggiore, che non ho potuto risolvere, è però la perdita di piume. La perdita non è trascurabile e sembra avvenire attraverso il tessuto di rivestimento. Un tessuto più spesso forse potrebbe risolvere il problema.

Il laccetto per stringere il bordo superiore del quilt è scomodo, essendo in posizione centrale tende a finire sopra la faccia, se non si stringe del tutto. L'imbottitura del quilt non mi sembra uniforme, con più materiale in fondo rispetto alla parte superiore, ma non è sicuramente uno sbilanciamento grave anzi, lo si nota solo valutando con occhio esperto il prodotto.

Il prezzo di vendita è di circa 100 euro. Rispetto all'Enlightened Equipment Revelation Quilt, di cui è chiaramente una copia, costa meno della metà, ma prestazioni e qualità dei materiali sono pure decisamente inferiori.

L'ho testato durante la traversata delle Isole Faroe e lungo l'Arctic Circle Trail in Groenlandia, trovandolo ottimo non fosse per la continua perdita di piume che si appiccicano su qualsiasi cosa.

Il WindHard Quilt utilizzato all'interno di una hut lungo l'Arctic Circle Trail in Groenlandia

Giudizio: se il problema della perdita di piume è solo una sfortunata eccezione, specifica del pezzo che mi è stato mandato, il Wind Hard Quilt è un prodotto valido. Per 440 grammi si ha un "sacco a pelo" caldo e performante fino a pochi gradi sopra lo zero, incredibilmente compatto da richiuso nella sua sacca e sufficientemente versatile per essere usato in una moltitudine di situazioni. Il prezzo, seppur non proprio super-economico (ma si tratta pur sempre di piuma d'oca!) lo rende ancora più appetibile. Il disegno generale potrebbe essere migliorato, ma già così può servire egregiamente un thru-hiker mediamente esperto. Per escursioni in climi freddi si consiglia di accoppiarlo con un materassino gonfiabile isolante e di utilizzare un approccio modulare.


Zaino Sea-To-Summit Ultra Sil Dry Daypack

I daypack (zaini giornalieri) sono zaini che, per capacità volumetrica o per modalità di costruzione, risultano adatti per brevi escursioni, tipicamente di qualche ora. Sea To Summit creando l'Ultra Sil Dry Daypack ha decisamente esteso la loro modalità di utilizzo anche nell'ambito del thru-hiking, come vi mostrerò in breve.

 

Lo zaino è estremamente minimale: una sacca del volume di circa 20 litri con chiusura roll-top, due sottilissimi spallacci e un cordino intrecciato frontalmente che può fungere sia da sistema di compressione che da porta-oggetti.

Il materiale costituente lo zaino è CORDURA siliconato, un tessuto di nylon ultraleggero, resistente e con un valore d'impermeabilità espresso in 2000 mm di colonna d'acqua.

Lo zaino viene venduto all'interno di una sacca di dimensioni ridicole, davvero microscopica e, sebbene lo zaino possa ovviamente essere ripiegato al suo interno, non è un'operazione semplice. Avrei preferito una sacca meno sbalorditiva ma più comoda da usare o, meglio ancora, la possibilità di richiuderlo all'interno di una tasca presente nello zaino stesso (stratagemma usato da molti zaini di questa tipologia, ma anche alcuni più grandi come il Meru Packable Alpine Pro 35).

Altrettanto sbalorditivo è il peso dello zaino: 48 grammi!

Ovviamente questo zaino è sprovvisto di frame, quindi la sua comodità dipenderà unicamente dalla vostra abilità nel riporvi all'interno il vostro materiale. Se caricato molto, gli spallacci possono risultare scomodi: è uno zaino in grado di reggere carichi anche molto elevati rispetto al suo peso, ma non è stato ideato per questo!

Il prezzo è piuttosto alto, circa 35 euro presso il più economico rivenditore on-line.

Ma quali sono le reali applicazioni nel thru-hiking? Beh, potete non crederci ma ci sono dei thru-hiker che hanno usato questo zaino per le loro avventure! Ovviamente l'equipaggiamento deve essere assolutamente minimale ed è necessario un elevato spirito d'adattamento!

Dal mio punto di vista lo zaino Ultra Sil Dry Daypack è un componente estremamente utile del proprio equipaggiamento: dentro ad uno zaino più grande funge egregiamente da drybag, impedendo che il suo contenuto si bagni, ma può essere utilizzato anche come daypack, magari per l'ascesa ad una vetta poco lontana, lasciando lo zaino principale e il resto dell'equipaggiamento all'interno della tenda. Io lo utilizzo anche come bagaglio a mano durante i trasferimenti in aereo, mettendoci all'interno tutto ciò che è meglio non lasciare in stiva (a tal proposito date una letta a quest'altro articolo). L'ho utilizzato in questo modo in tutti gli ultimi thru-hike e come daypack in numerose escursioni sulle Dolomiti.

Con lo zaino Ultra-Sil Dry Daypack sul Sengio Alto, Piccole Dolomiti

 

Giudizio: se si esclude il prezzo, piuttosto alto per un daypack di questo tipo, si tratta di un prodotto davvero ottimo. Ad un peso insignificante si avrà uno zaino sorprendentemente robusto, impermeabile e sufficientemente versatile.


Tarp DD Hammocks SuperLight Tarp

I tarp sono probabilmente la tipologia di riparo per outdoor più versatile, e i tarp quadrati di 3 metri per lato sono assolutamente i più adatti per il thru-hiking. L'azienda britannica DD Hammocks produce alcuni dei migliori tarp in commercio, tra cui il DD SuperLight Tarp.

Il DD SuperLight Tarp si differenzia dalla concorrenza per il peso estremamente ridotto (circa 500 grammi), l'alta qualità del materiale utilizzato e i numerosi punti d'ancoraggio a disposizione. I punti d'ancoraggio sono costituiti da asole di tessuto plastico, particolarmente resistenti. Vi sono un totale di 19 asole, 16 lungo i lati e 3 all'interno. Il tessuto in corrispondenza del punto d'attacco delle asole è rinforzato.

Sebbene il materiale sia incredibilmente fino e leggero, non dà l'idea di essere fragile, ma è bene comunque trattarlo con cura. Curiosamente il produttore consiglia di non piegarlo per riporlo nella sacca, bensì di "spingerlo" nella sacca, in modo che il tessuto non s'indebolisca a livello dei punti di piegatura.

Il DD SuperLight Tarp può essere utilizzato per una moltitudine di configurazioni, rendendolo una specie di trekking-pole tent! Nella sezione "Tutorial" potete trovare diversi set-up per questa tipologia di tarp.

Ho utilizzato il DD SuperLight Tarp in una moltitudine di escursioni, comprese la Grande Traversata della Lapponia e la Traversata delle Isole Faroe. Qualche piccolo foro si è creato durante l'utilizzo, ma per onestà devo riportare che il tarp ha dovuto sopportare un paio di pesanti grandinate e diverse tempeste con venti molto forti. I fori possono comunque essere efficientemente riparati con un paio di pezzi di nastro americano (uno per lato).

 

Se devo trovare un difetto a questo prodotto è l'inspiegabile misura: 3 metri su due lati opposti e 2,9 metri sugli altri due lati. La differenza di 10 cm è davvero misteriosa, e in minima parte infastidisce durante alcuni set-up.

Il prezzo varia da 75 euro a 100 euro (95 euro su Amazon). Un'alternativa sulla carta altrettanto buona ma più economica (circa 36 euro) è rappresentata dal tarp superlight di 3F UL Gear, acquistabile via AliExpress. Il tarp dell'azienda cinese ha più o meno lo stesso peso, con l'unica differenza visibile dell'assenza dell'asola centrale. Non avendolo però testato non posso dire se la costruzione e il materiale utilizzato siano altrettanto validi di quelli di DD Hammocks.


Tenda Camp Minima 2 SL

La tenda Camp Minima 2 SL è una delle tende più vendute in Italia e, nonostante esistano numerose recensioni on-line, ero curioso di valutarla personalmente, trattandosi di una tenda che, essendo piuttosto leggera ed in grado di ospitare 2 persone, potrebbe adattarsi bene all'uso nel thru-hiking.

 

La Minima 2 SL fa parte della linea "Essential" di Camp, votata più alla leggerezza che al confort, di cui fa parte anche il Materassino Light Mat. Si tratta di una tenda tunnel non autoportante e necessita di 16 (!) picchetti per il suo set-up. La tenda è doppio telo ed è costituita da una camera interna in zanzariera con catino impermeabile (HH 5000 mm, non male!) e da un sopratelo impermeabile (HH 2000 mm, discutibile).

Teoricamente dovrebbe esserci un'abside anteriore ma a tutti gli effetti questo è assente. L'accesso alla tenda è qualcosa a mio giudizio di completamente folle: sebbene il venditore riporti che per accedere è sufficiente aprire la zip, in realtà è pressoché essenziale sganciare un'asola del sopratelo, complicando poi, una volta all'interno, la chiusura della tenda. In caso di pioggia tutto questo è garanzia di un pavimento della camera interna bagnato.

La Camp Minima 2 SL nel test invernale in Alta Lessinia.

 

Il montaggio è intuitivo ma non certo veloce: vi sono due pali che devono essere fatti passare attraverso due guaine della camera interna, per poi essere fissati al catino inserendo le estremità in appositi ocelli, conferendo ai pali la curvatura tipica delle tende a tunnel. Il sopratelo si fissa alla paleria con dei laccetti in corrispondenza di alcune interruzioni delle guaine. Sui lati lunghi il sopratelo sfutta i picchetti posti per la camera interna, mentre per i lati corti necessita di altri 4 picchetti per lato. Aldilà del numero elevato di picchetti, della scomodità della guaina e dei laccetti per ancorare il sopratelo alla paleria (tre cose che da sole sono già sufficienti ad infastidirmi), il problema principale è che il set-up consente l'installazione del sopratelo necessariamente in un secondo momento, rendendo inevitabile che la camera interna si bagni se sta piovendo.

La struttura e l'altezza limitata della tenda la rendono particolarmente stabile al vento, specie se si è provveduto a fissare anche i due tiranti sui lati corti. Il problema è che il tessuto molto fino del sopratelo non funge efficacemente da barriera al vento, rendendo così la Camp Minima 2 SL una tenda non adatta all'uso nella stagione invernale.

L'abitabilità della camera interna è davvero minima (confermando quanto azzeccato sia il nome di questa tenda): se lunghezza (220 cm) e larghezza (125 cm) sono comparabili con quelle di altre tende ultraleggere da 2 posti, l'altezza della camera interna di soli 89 cm (nel punto più alto) la rende piuttosto scomoda per escursionisti sopra i 170 cm. Non oso inoltre immaginare il delirio nel caso in cui la seconda persona, quella posta più lontano rispetto all'entrata, volesse uscire dalla tenda!

 

Non vi sono delle vere prese d'aria che facilitino l'areazione: questa è consentita solo dall'elevata traspirabilità del sopratelo. Durante il test invernale la formazione di condensa all'interno del telo esterno è stata notevole ma, finché non ho provato a passare dalla posizione orizzontale a quella seduta (mettendo accidentalmente in contatto il sopratelo con la zanzariera), la camera interna non si è bagnata.

L'effettiva assenza dell'abside (ci stanno le scarpe, uno zaino tenderebbe ad appoggiarsi alla zanzariera) rende difficile e rischioso cucinare all'interno, al riparo dalle intemperie.

Il peso di 1440 grammi (picchetti e tiranti inclusi) la rendono facilmente trasportabile, ma la sacca per il trasporto che viene fornita all'acquisto è davvero piccola e rimettervi all'interno la tenda può essere una vera impresa!

Il prezzo più basso che ho rinvenuto on-line è di 160 euro (170 su Amazon), ma mediamente la si trova a 200 euro. A mio avviso il prezzo è troppo alto, specialmente rispetto alle specifiche del prodotto.

Il giudizio complessivo non può essere positivo: la Camp Minima 2 SL ha sì un design pulito, accattivante, una buona stabilità e un peso interessante, ma non offre alcun tipo di confort all'utilizzatore. A parte il peso e la stabilità (conferita però mediante l'uso di un numero elevato di picchetti e di un tempo di set-up decisamente lungo), questa tenda non presenta alcuna caratteristica che la renda adatta alla pratica del thru-hiking o del trekking da più giorni. A riprova di questa valutazione non me la sono sentita di utilizzarla durante alcun thru-hike, limitandomi a testarla in tre diverse condizioni atmosferiche (notte fredda invernale con vento medio-forte, notte piovosa primaverile, notte calda estiva).

Per il prezzo di vendita vi sono numerose alternative di qualità superiore (e anche di peso inferiore). Un prodotto comparabile ma con specifiche decisamente più interessanti è la tenda Geertop Landloper 2 (poco più pesante ma molto più economica e con caratteristiche decisamente appetibili).

La Camp Minima 2 SL: design pulito ed elegante ma poca funzionalità e nessun confort.