Sacco da bivacco Outdoor Research Alpine Bivy

Un sacco da bivacco è un riparo minimalista che, a seconda dei modelli, può variare in complessità da un banale sacco impermeabile a una struttura riconducibile a quella di una tenda. Il sacco da bivacco Alpine Bivy di Outdoor Research è un prodotto a sé stante, ideato per uno scopo ben preciso, differente sia da quello delle bivy-tent che da quello dei sacchi da bivacco d'emergenza.

Partiamo dal materiale: l'Alpine Bivy è costituito quasi interamente di Gore-Tex. Chi mi conosce e segue questa pagina web conoscerà lo scarso amore che nutro per questo materiale (le motivazioni sono spiegate in quest'altro articolo), ma nel contesto d'utilizzo dell'Alpine Bivy è probabilmente il tessuto ideale.

Ma insomma, qual è l'applicazione ideale per l'Alpine Bivy? Come il nome suggerisce, questo sacco da bivacco è stato ideato per l'alpinismo e oserei dire per l'alpinismo veloce in ambienti difficili. L'idea è quella di avere un riparo leggero, con un set-up semplice se non immediato, e che fornisca il massimo della protezione dalle intemperie. Nell'ottica degli alpinisti a cui questo prodotto è indirizzato vi è il raggiungimento in giornata della vetta, senza dover bivaccare in parete, ma se questo non fosse possibile a causa di inattesi cambiamenti meteorologici, ecco che l'Alpine Bivy diviene provvidenziale.

Rispetto ad altri sacchi da bivacco, le dimensioni sono più generose e l'uso (opzionale) di un paletto ripiegabile permette il sollevamento del sacco a livello di testa e petto, evitando così la spiacevole sensazione di avere l'intero sacco collassato su di noi. L'apertura si trova a livello dell'area testa ed è dotata di una doppia zip: è infatti possibile tenere il sacco completamente chiuso (per la massima protezione) o avere solo una zanzariera a proteggere l'ingresso (da usare solo in caso di bel tempo). Due asole a livello dei piedi e tre asole a livello dell'entrata possono essere utilizzate per ancorare il sacco al terreno, un'opzione decisamente importante se si è costretti a bivaccare su cenge esposte! Chi volesse ridurre il peso trasportato lasciando a casa il paletto ripiegabile ma non volesse il telo del sacco contro il viso può sfruttare una piccola asola posta in corrispondenza della verticale della guaina in cui viene fatto passare il paletto per legarvi l'estremità di un cordino. L'altra estremità può essere legata ad un arbusto, ad un ramo o a una roccia soprastante il sacco da bivacco.

Come ho già accennato lo spazio interno è ampio per essere un sacco da bivacco e consente di usare all'interno qualsiasi tipo di materassino gonfiabile monoposto, lasciando ancora spazio per tenere a portata di mano qualche oggetto di piccole dimensioni.

Il peso effettivo è di circa 900 grammi, tanti per essere un sacco da bivacco, pochi per essere un riparo adatto anche all'uso invernale.

Sebbene più di qualcuno utilizzi questo sacco da bivacco (o altri modelli della stessa azienda) nella pratica del thru-hiking, spesso associandolo all'uso di un piccolo tarp che possa fungere da veranda, questo prodotto è specificamente pensato per l'uso alpinistico e a mio avviso non è adatto per il trekking. Le motivazioni sono le seguenti:

  1. scomodità --> passare tante notti dentro a una "bara" non è piacevole e in condizioni meteo avverse non è possibile cucinarvi all'interno, sedersi o sgranchire gli arti.
  2. scarsa ventilazione --> nonostante il Gore-Tex sia traspirante, la sua permeabilità è limitata. Alla lunga l'assenza di un'efficiente ventilazione può portare ad una costante umidità interna che, oltre ad essere fastidiosa, può causare l'insorgenza di muffe (specialmente nella foot-box).
  3. nessun vero vantaggio rispetto ad alternative più leggere --> difficilmente in un trekking s'incontrano le stesse condizioni atmosferiche in cui si può imbattere un alpinista in alta quota. Una bivy-tent in nylon può servire ugualmente bene pesando meno.

Gli unici thru-hike in cui potrebbe avere senso il suo utilizzo sono le route d'alta quota (anche alcune Alte Vie) in cui è difficile trovare punti adatti per picchettare una tenda e in cui le condizioni atmosferiche possono essere davvero inclementi.

Rispetto a qualsiasi tenda, un sacco da bivacco come l'Alpine Bivy ha una resistenza al vento impareggiabile e il set-up è praticamente istantaneo (un paio di minuti in più se si picchettano le asole e se si utilizza il paletto come sostegno).

Il prezzo è davvero elevato: quasi 300 euro dal rivenditore più economico on-line, pochi euro in più su Amazon.

Ho testato l'Alpine Bivy in singole escursioni da due giorni (una notte di bivacco) sulle Alpi e, sebbene non abbia constatato reali problemi, ho sperimentato una leggera formazione di condensa quando la temperatura esterna è scesa sotto i -5°C. Il sacco mi è arrivato con il paletto troppo lungo per poter essere accomodato nella guaina. L'Outdoor Research offre una garanzia a vita e avrebbero provveduto a sostituirmi il prodotto, a patto che pagassi le spese di spedizione. Spendere circa 40 euro per 1 cm extra di paletto mi è sembrato una follia, così ho provveduto a segare il materiale in eccesso risolvendo il problema. Per tenere solo la zanzariera a protezione del viso è necessario avvolgere il telo superiore sul paletto di sostegno: il sistema è però poco pratico, poco stabile e funzionale. Sicuramente questo si tratta di un aspetto da sistemare per Outdoor Research.

In conclusione l'Outdoor Research Alpine Bivy potrebbe essere un pezzo importante dell'equipaggiamento di ogni entusiasta del mondo outdoor, ma il prezzo elevato lo rende sicuramente accessibile solo ad un pubblico elitario.

Mattina sul gruppo del Fumante-Obante (Piccole Dolomiti) con il sacco da bivacco Outdoor Research Alpine Bivy

Sacchi da bivacco SOL Escape Bivvy e SOL Escape LITE Bivvy

L'azienda SOL (Survive Outdoor Longer) produce una serie di sacchi da bivacco a mio avviso eccezionali, sia per le loro specifiche tecniche, sia per la loro versatilità d'utilizzo. Pensati inizialmente come sistemi di sopravvivenza per situazioni impreviste, si adattano perfettamente alle esigenze del thru-hiker e stanno acquisendo sempre maggior fama nel mondo del trekking e del backpacking.

L'Escape Bivvy di SOL

 

I SOL Escape Bivvy sono fondamentalmente dei sacchi impermeabili, ma traspiranti. Ho già espresso il mio scetticismo relativamente ai tessuti impermeabili/traspiranti (vedi questo articolo), ma il tessuto sviluppato da SOL è davvero interessante: la superficie esterna è sicuramente trattata per essere repellente all'acqua, mentre l'interno, simile ad una coperta d'emergenza in mylar, riflette efficientemente il calore corporeo.

Sia la versione originale Escape Bivvy che la versione più leggera Escape LITE Bivvy riflettono il 70% del calore corporeo permettendo comunque la traspirazione. La versione Escape Bivvy Pro (che non ho potuto testare) aumenta la percentuale di riflessione del calore fino ad un incredibile 90%!

L'esterno del sacco è dichiarato weather-resistant, che non vuol dire impermeabile. L'Escape Bivvy e l'Escape LITE Bivvy proteggono infatti efficientemente dal vento e da piogge e nevicate di bassa intensità, ma a mio avviso non eccellono sotto pesanti acquazzoni o su terreno fradicio. Ancora una volta la versione "Pro" sembra superare i fratelli minori, con una specifica di "100% waterproof" (tutta da dimostrare).

Il SOL Escape Bivvy possiede una zip laterale di circa 50 cm che favorisce l'accesso al sacco. Un cordino permette di stringere il cupolino, ma si tratta di un accessorio inutile: non essendo preformato il cupolino non risulta confortevole, nemmeno se stretto con il cordino, e non è neppure in grado di proteggere efficientemente la testa dalle intemperie. Il tessuto costituente l'Escape Bivvy è leggero ma robusto, rendendolo adatto anche ad un uso a contatto diretto con il terreno. Il peso è di circa 240 grammi.

L'Escape Bivvy è adatto anche per un utilizzo a contatto diretto col terreno.

 

L'Escape LITE Bivvy pesa solo 133 grammi. La differenza di peso con l'Escape Bivvy è data dall'uso di un materiale più sottile, più soggetto a forature e lacerazioni, dall'assenza di zip e lacci, oltre che da un design più minimalistico. La lunghezza è tale da permettere tranquillamente ad una persona alta 180 cm di chiudersi all'interno e l'unica scomodità è data dalla larghezza limitata, che rende un poco difficoltoso infilarsi all'interno.

L'Escape LITE Bivvy: semplice ma funzionale

 

L'Escape Bivvy può essere usato come un sacco da bivacco d'emergenza, come complemento di un riparo ultraleggero (come un tarp di piccole dimensioni) o come sostituto di un sacco a pelo estivo durante notti calde. A mio avviso la sua vera utilità è in un'ottica di modularità come complemento del sacco a pelo per aumentarne la temperatura di confort. L'Escape LITE Bivvy, per via del peso minore, è ancora più adatto a questo scopo, mentre non lo consiglierei come sacco da bivacco d'emergenza a causa della relativa fragilità del tessuto.

Il colore degli Escape Bivvy è arancione acceso, per facilitare l'avvistamento da parte dei soccorritori in caso di bisogno, ma l'Escape Bivvy è venduto anche in verde scuro, per chi volesse un sacco da bivacco meno vistoso.

Ho testato l'Escape Bivvy durante la quasi totalità dei miei thru-hikes, senza aver mai sperimentato falle o la formazione di condensa in quantità significative: a temperature inferiori a -12°C ho rilevato che la superficie interna del sacco era leggermente umida, di un'umidità sicuramente non sufficiente a bagnare il sacco a pelo. L'Escape LITE Bivvy è stato testato da Sara durante l'Arctic Circle Trail in Groenlandia e in alcuni bivacchi sulle Dolomiti. Il giudizio è ottimo: nessuna differenza di prestazioni rispetto all'Escape Bivvy, una superficie maggiormente coprente e un peso inferiore.

Entrambi i sacchi possono essere facilmente ripiegati all'interno della sacca in dotazione diventando molto compatti (l'Escape LITE Bivvy diventa davvero minuscolo).

Il prezzo dell'Escape Bivvy è di circa 60 euro, come anche quello dell'Escape LITE Bivvy. L'Escape Bivvy Pro è invece venduto a circa 130 euro.

Giudizio: ritengo i SOL Escape Bivvy dei componenti essenziali dell'equipaggiamento di un thru-hiker, per poter coprire una temperatura di confort molto più ampia di quella ottenibile dall'uso del solo sacco a pelo. Se utilizzati come rivestimento del sacco a pelo, oltre ad aumentarne il valore termico, lo proteggono efficientemente dalla condensa che può formarsi sulla superficie interna di tarp e tende monotelo. Possono essere usati anche al di sotto del sacco a pelo per un migliore isolamento dal terreno. In generale ne sconsiglio l'uso in diretto contatto con gli elementi esterni (precipitazioni varie, terreno bagnato, etc.), perché non danno l'idea di essere davvero waterproof. Sarebbe interessante testare l'Escape Bivvy Pro che, pesando circa 200 grammi, promette una riflessione del calore maggiore unita ad una totale protezione dall'acqua. Sebbene non siano prodotti estremamente economici, il loro valore rispetto al costo è elevato, specialmente perché non vi sono valide alternative in commercio.

 


Quilt Aegismax Wind Hard Tiny1

Partiamo subito con una precisazione: forse non conosceremo mai davvero il nome di questo prodotto! Le recensioni on-line e i siti d'e-commerce lo presentano come Aegismax Wind Hard, ma dal sito di Aegismax questo prodotto non si trova. Esiste invece un'azienda di nome Wind Hard che produce un quilt all'apparenza identico, chiamato TINY 1. Aegismax è un'azienda cinese, la Wind Hard non si capisce. In questa recensione lo chiamerò solamente Wind Hard, che è la parte comune alle due differenti denominazioni.

 

Il Wind Hard è un quilt (in questo articolo è spiegata la differenza tra un quilt da escursionismo e un sacco a pelo) dalle caratteristiche interessanti e che ha ottenuto ottime recensioni. La mia esperienza con questo quilt non è stata totalmente un successo, ma potrebbe essere semplicemente sfortuna, giudicherete voi.

L'imbottitura di questo quilt è costituita da 290 grammi di 95% piuma d'oca grigia con un potere di riempimento pari a 850 FP, davvero elevato. Il peso totale del quilt è di 440 grammi, e la sacca di trasporto aggiunge ulteriori 40 grammi. Si potrebbe pensare che un quilt così leggero non possa essere caldo, ma l'elevata qualità dell'imbottitura fa sì che la temperatura di confort indicata (circa 5°C) sia veritiera.

Purtroppo quando si acquista da brand poco noti non si ha alcuna garanzia circa l'impatto ambientale nella produzione dell'oggetto o se vengano rispettati parametri etici. Non mi soffermerò su questo punto, lasciando alla sensibilità individuale del singolo capire se siano o meno parametri importanti nella scelta.

Il guscio del quilt è in nylon estremamente sottile, trattato DWR. Il colore è tendente al bianco, ma l'esiguo spessore lo rende praticamente trasparente, rendendo visibili le piume dell'imbottitura, una caratteristica che non tutti potrebbero apprezzare.

Il quilt possiede una zip che permette, congiuntamente ad un cordino, di creare una foot-box. Sono presenti tre fettucce con clip per lato che possono essere unite per fissare il quilt ad un materassino, meglio se autogonfiante e isolante. Un ulteriore cordino sulla parte superiore del quilt permette di ridurre la dispersione di calore a livello del collo/torace.

Il quilt Wind Hard aperto. Sono visibili le fettucce laterali per chiuderlo al di sotto del materassino.

 

Una corta zip al centro del quilt lo rende indossabile come fosse un poncho: un'opzione utile, che ho apprezzato. Permette infatti di utilizzare il quilt come ulteriore strato termico nei pressi del proprio campo. Le fettucce laterali possono essere usate per renderlo più aderente al corpo, limitando l'impaccio durante i movimenti.

Il quilt Wind Hard in versione poncho!

 

Il quilt viene spedito assieme ad un'ampia sacca per il suo immagazzinamento in un armadio quando non lo si usa (preserva la qualità delle piume).

Passiamo agli aspetti negativi. Il quilt, appena arrivato, sapeva un forte odore, decisamente sgradevole, che ho eliminato lasciandolo sventolare all'aria aperta per 24 ore. Il problema maggiore, che non ho potuto risolvere, è però la perdita di piume. La perdita non è trascurabile e sembra avvenire attraverso il tessuto di rivestimento. Un tessuto più spesso forse potrebbe risolvere il problema.

Il laccetto per stringere il bordo superiore del quilt è scomodo, essendo in posizione centrale tende a finire sopra la faccia, se non si stringe del tutto. L'imbottitura del quilt non mi sembra uniforme, con più materiale in fondo rispetto alla parte superiore, ma non è sicuramente uno sbilanciamento grave anzi, lo si nota solo valutando con occhio esperto il prodotto.

Il prezzo di vendita è di circa 100 euro. Rispetto all'Enlightened Equipment Revelation Quilt, di cui è chiaramente una copia, costa meno della metà, ma prestazioni e qualità dei materiali sono pure decisamente inferiori.

L'ho testato durante la traversata delle Isole Faroe e lungo l'Arctic Circle Trail in Groenlandia, trovandolo ottimo non fosse per la continua perdita di piume che si appiccicano su qualsiasi cosa.

Il WindHard Quilt utilizzato all'interno di una hut lungo l'Arctic Circle Trail in Groenlandia

Giudizio: se il problema della perdita di piume è solo una sfortunata eccezione, specifica del pezzo che mi è stato mandato, il Wind Hard Quilt è un prodotto valido. Per 440 grammi si ha un "sacco a pelo" caldo e performante fino a pochi gradi sopra lo zero, incredibilmente compatto da richiuso nella sua sacca e sufficientemente versatile per essere usato in una moltitudine di situazioni. Il prezzo, seppur non proprio super-economico (ma si tratta pur sempre di piuma d'oca!) lo rende ancora più appetibile. Il disegno generale potrebbe essere migliorato, ma già così può servire egregiamente un thru-hiker mediamente esperto. Per escursioni in climi freddi si consiglia di accoppiarlo con un materassino gonfiabile isolante e di utilizzare un approccio modulare.


Zaino Sea-To-Summit Ultra Sil Dry Daypack

I daypack (zaini giornalieri) sono zaini che, per capacità volumetrica o per modalità di costruzione, risultano adatti per brevi escursioni, tipicamente di qualche ora. Sea To Summit creando l'Ultra Sil Dry Daypack ha decisamente esteso la loro modalità di utilizzo anche nell'ambito del thru-hiking, come vi mostrerò in breve.

 

Lo zaino è estremamente minimale: una sacca del volume di circa 20 litri con chiusura roll-top, due sottilissimi spallacci e un cordino intrecciato frontalmente che può fungere sia da sistema di compressione che da porta-oggetti.

Il materiale costituente lo zaino è CORDURA siliconato, un tessuto di nylon ultraleggero, resistente e con un valore d'impermeabilità espresso in 2000 mm di colonna d'acqua.

Lo zaino viene venduto all'interno di una sacca di dimensioni ridicole, davvero microscopica e, sebbene lo zaino possa ovviamente essere ripiegato al suo interno, non è un'operazione semplice. Avrei preferito una sacca meno sbalorditiva ma più comoda da usare o, meglio ancora, la possibilità di richiuderlo all'interno di una tasca presente nello zaino stesso (stratagemma usato da molti zaini di questa tipologia, ma anche alcuni più grandi come il Meru Packable Alpine Pro 35).

Altrettanto sbalorditivo è il peso dello zaino: 48 grammi!

Ovviamente questo zaino è sprovvisto di frame, quindi la sua comodità dipenderà unicamente dalla vostra abilità nel riporvi all'interno il vostro materiale. Se caricato molto, gli spallacci possono risultare scomodi: è uno zaino in grado di reggere carichi anche molto elevati rispetto al suo peso, ma non è stato ideato per questo!

Il prezzo è piuttosto alto, circa 35 euro presso il più economico rivenditore on-line.

Ma quali sono le reali applicazioni nel thru-hiking? Beh, potete non crederci ma ci sono dei thru-hiker che hanno usato questo zaino per le loro avventure! Ovviamente l'equipaggiamento deve essere assolutamente minimale ed è necessario un elevato spirito d'adattamento!

Dal mio punto di vista lo zaino Ultra Sil Dry Daypack è un componente estremamente utile del proprio equipaggiamento: dentro ad uno zaino più grande funge egregiamente da drybag, impedendo che il suo contenuto si bagni, ma può essere utilizzato anche come daypack, magari per l'ascesa ad una vetta poco lontana, lasciando lo zaino principale e il resto dell'equipaggiamento all'interno della tenda. Io lo utilizzo anche come bagaglio a mano durante i trasferimenti in aereo, mettendoci all'interno tutto ciò che è meglio non lasciare in stiva (a tal proposito date una letta a quest'altro articolo). L'ho utilizzato in questo modo in tutti gli ultimi thru-hike e come daypack in numerose escursioni sulle Dolomiti.

Con lo zaino Ultra-Sil Dry Daypack sul Sengio Alto, Piccole Dolomiti

 

Giudizio: se si esclude il prezzo, piuttosto alto per un daypack di questo tipo, si tratta di un prodotto davvero ottimo. Ad un peso insignificante si avrà uno zaino sorprendentemente robusto, impermeabile e sufficientemente versatile.


Tarp DD Hammocks SuperLight Tarp

I tarp sono probabilmente la tipologia di riparo per outdoor più versatile, e i tarp quadrati di 3 metri per lato sono assolutamente i più adatti per il thru-hiking. L'azienda britannica DD Hammocks produce alcuni dei migliori tarp in commercio, tra cui il DD SuperLight Tarp.

Il DD SuperLight Tarp si differenzia dalla concorrenza per il peso estremamente ridotto (circa 500 grammi), l'alta qualità del materiale utilizzato e i numerosi punti d'ancoraggio a disposizione. I punti d'ancoraggio sono costituiti da asole di tessuto plastico, particolarmente resistenti. Vi sono un totale di 19 asole, 16 lungo i lati e 3 all'interno. Il tessuto in corrispondenza del punto d'attacco delle asole è rinforzato.

Sebbene il materiale sia incredibilmente fino e leggero, non dà l'idea di essere fragile, ma è bene comunque trattarlo con cura. Curiosamente il produttore consiglia di non piegarlo per riporlo nella sacca, bensì di "spingerlo" nella sacca, in modo che il tessuto non s'indebolisca a livello dei punti di piegatura.

Il DD SuperLight Tarp può essere utilizzato per una moltitudine di configurazioni, rendendolo una specie di trekking-pole tent! Nella sezione "Tutorial" potete trovare diversi set-up per questa tipologia di tarp.

Ho utilizzato il DD SuperLight Tarp in una moltitudine di escursioni, comprese la Grande Traversata della Lapponia e la Traversata delle Isole Faroe. Qualche piccolo foro si è creato durante l'utilizzo, ma per onestà devo riportare che il tarp ha dovuto sopportare un paio di pesanti grandinate e diverse tempeste con venti molto forti. I fori possono comunque essere efficientemente riparati con un paio di pezzi di nastro americano (uno per lato).

 

Se devo trovare un difetto a questo prodotto è l'inspiegabile misura: 3 metri su due lati opposti e 2,9 metri sugli altri due lati. La differenza di 10 cm è davvero misteriosa, e in minima parte infastidisce durante alcuni set-up.

Il prezzo varia da 75 euro a 100 euro (95 euro su Amazon). Un'alternativa sulla carta altrettanto buona ma più economica (circa 36 euro) è rappresentata dal tarp superlight di 3F UL Gear, acquistabile via AliExpress. Il tarp dell'azienda cinese ha più o meno lo stesso peso, con l'unica differenza visibile dell'assenza dell'asola centrale. Non avendolo però testato non posso dire se la costruzione e il materiale utilizzato siano altrettanto validi di quelli di DD Hammocks.


Tenda Camp Minima 2 SL

La tenda Camp Minima 2 SL è una delle tende più vendute in Italia e, nonostante esistano numerose recensioni on-line, ero curioso di valutarla personalmente, trattandosi di una tenda che, essendo piuttosto leggera ed in grado di ospitare 2 persone, potrebbe adattarsi bene all'uso nel thru-hiking.

 

La Minima 2 SL fa parte della linea "Essential" di Camp, votata più alla leggerezza che al confort, di cui fa parte anche il Materassino Light Mat. Si tratta di una tenda tunnel non autoportante e necessita di 16 (!) picchetti per il suo set-up. La tenda è doppio telo ed è costituita da una camera interna in zanzariera con catino impermeabile (HH 5000 mm, non male!) e da un sopratelo impermeabile (HH 2000 mm, discutibile).

Teoricamente dovrebbe esserci un'abside anteriore ma a tutti gli effetti questo è assente. L'accesso alla tenda è qualcosa a mio giudizio di completamente folle: sebbene il venditore riporti che per accedere è sufficiente aprire la zip, in realtà è pressoché essenziale sganciare un'asola del sopratelo, complicando poi, una volta all'interno, la chiusura della tenda. In caso di pioggia tutto questo è garanzia di un pavimento della camera interna bagnato.

La Camp Minima 2 SL nel test invernale in Alta Lessinia.

 

Il montaggio è intuitivo ma non certo veloce: vi sono due pali che devono essere fatti passare attraverso due guaine della camera interna, per poi essere fissati al catino inserendo le estremità in appositi ocelli, conferendo ai pali la curvatura tipica delle tende a tunnel. Il sopratelo si fissa alla paleria con dei laccetti in corrispondenza di alcune interruzioni delle guaine. Sui lati lunghi il sopratelo sfutta i picchetti posti per la camera interna, mentre per i lati corti necessita di altri 4 picchetti per lato. Aldilà del numero elevato di picchetti, della scomodità della guaina e dei laccetti per ancorare il sopratelo alla paleria (tre cose che da sole sono già sufficienti ad infastidirmi), il problema principale è che il set-up consente l'installazione del sopratelo necessariamente in un secondo momento, rendendo inevitabile che la camera interna si bagni se sta piovendo.

La struttura e l'altezza limitata della tenda la rendono particolarmente stabile al vento, specie se si è provveduto a fissare anche i due tiranti sui lati corti. Il problema è che il tessuto molto fino del sopratelo non funge efficacemente da barriera al vento, rendendo così la Camp Minima 2 SL una tenda non adatta all'uso nella stagione invernale.

L'abitabilità della camera interna è davvero minima (confermando quanto azzeccato sia il nome di questa tenda): se lunghezza (220 cm) e larghezza (125 cm) sono comparabili con quelle di altre tende ultraleggere da 2 posti, l'altezza della camera interna di soli 89 cm (nel punto più alto) la rende piuttosto scomoda per escursionisti sopra i 170 cm. Non oso inoltre immaginare il delirio nel caso in cui la seconda persona, quella posta più lontano rispetto all'entrata, volesse uscire dalla tenda!

 

Non vi sono delle vere prese d'aria che facilitino l'areazione: questa è consentita solo dall'elevata traspirabilità del sopratelo. Durante il test invernale la formazione di condensa all'interno del telo esterno è stata notevole ma, finché non ho provato a passare dalla posizione orizzontale a quella seduta (mettendo accidentalmente in contatto il sopratelo con la zanzariera), la camera interna non si è bagnata.

L'effettiva assenza dell'abside (ci stanno le scarpe, uno zaino tenderebbe ad appoggiarsi alla zanzariera) rende difficile e rischioso cucinare all'interno, al riparo dalle intemperie.

Il peso di 1440 grammi (picchetti e tiranti inclusi) la rendono facilmente trasportabile, ma la sacca per il trasporto che viene fornita all'acquisto è davvero piccola e rimettervi all'interno la tenda può essere una vera impresa!

Il prezzo più basso che ho rinvenuto on-line è di 160 euro (170 su Amazon), ma mediamente la si trova a 200 euro. A mio avviso il prezzo è troppo alto, specialmente rispetto alle specifiche del prodotto.

Il giudizio complessivo non può essere positivo: la Camp Minima 2 SL ha sì un design pulito, accattivante, una buona stabilità e un peso interessante, ma non offre alcun tipo di confort all'utilizzatore. A parte il peso e la stabilità (conferita però mediante l'uso di un numero elevato di picchetti e di un tempo di set-up decisamente lungo), questa tenda non presenta alcuna caratteristica che la renda adatta alla pratica del thru-hiking o del trekking da più giorni. A riprova di questa valutazione non me la sono sentita di utilizzarla durante alcun thru-hike, limitandomi a testarla in tre diverse condizioni atmosferiche (notte fredda invernale con vento medio-forte, notte piovosa primaverile, notte calda estiva).

Per il prezzo di vendita vi sono numerose alternative di qualità superiore (e anche di peso inferiore). Un prodotto comparabile ma con specifiche decisamente più interessanti è la tenda Geertop Landloper 2 (poco più pesante ma molto più economica e con caratteristiche decisamente appetibili).

La Camp Minima 2 SL: design pulito ed elegante ma poca funzionalità e nessun confort.

 

 


Arctic Circle Trail

L'Arctic Circle Trail (conosciuto anche come Polar Route e abbreviato in ACT) è il più famoso itinerario di trekking della Groenlandia. Il percorso ricalca una via di migrazione stagionale usata per centinaia (se non migliaia!) di anni dagli Inuit: dall'entroterra, abbondante di selvaggina durante il periodo estivo, alla costa, in un'area incredibilmente libera dai ghiacci anche d'inverno.
L'itinerario, di circa 160 km, viene qui presentato con un'estensione di circa 40 km, sufficiente a far iniziare il trekking direttamente dall'infinita distesa di ghiaccio dell'Ice Cap groenlandese.

 

Indice

Perché percorrere l'Arctic Circle Trail?

L'Arctic Circle Trail è forse il trekking migliore per arrivare ad un'intima conoscenza dell'ambiente artico: in estate si cammina senza soluzione di continuità su di uno spesso strato di permafrost, con tutto quello che comporta (e che spiegherò successivamente); il meteo non conosce mezze misure, passando da giornate di sole in cui si agogna un poco d'ombra a gelide tempeste con venti molto forti; la fauna e la flora sono quelle tipiche della tundra, in cui è possibile veri e propri "superstiti" dell'Era Glaciale.

Sebbene l'Arctic Circle Trail non possa essere ritenuto un percorso difficile, non è certamente destinato ad escursionisti alle prime armi, sia per l'isolamento dalla civiltà che per le difficoltà con cui sarà facile scontrarsi lungo il periodo. È infine un trekking destinato a chi per anni ha sognato la Groenlandia come ultima grande frontiera wild, e che voglia immergervisi limitando i rischi di un'avventura in una terra così estrema.

Itinerario

L'itinerario qui proposto parte da una delle propaggini occidentali dell'Ice Cap e si snoda verso l'oceano attraverso antiche valli glaciali, raggiungendolo a Sisimiut, secondo centro abitato per numero di abitanti della Groenlandia. Il percorso rimane quasi parallelo al Circolo Polare Artico dall'inizio alla fine, solo circa 50 km più a nord, da cui il nome di Arctic Circle Trail.

Il terreno calpestato non è particolarmente vario, andando da un fondo roccioso a uno acquitrinoso, come pure i panorami, un continuum di laghi di diverse dimensioni e antichissime montagne erose dal ghiaccio, ma il tutto contribuisce ad esercitare un forte impatto emotivo.

Lungo il percorso è possibile incontrare diverse hut, piccole o medie casette di legno con funzione di bivacco, e il percorso è descritto in tappe che vanno da una hut alla successiva, essendo mediamente distanti una ventina di chilometri.

Per la navigazione consiglio l'acquisto delle Hiking Map West Greenland in scala 1:100000. Ve ne serviranno tre: "Kangerlussuaq", "Pingu" e "Sisimiut".

Fai clic per visualizzare il percorso

Come raggiungere l'Arctic Circle Trail

L'ACT collega il centro abitato di Kangerlussuaq con quello di Sisimiut e può essere percorso in entrambe le direzioni. Si può iniziare direttamente dall'aeroporto di Kangerlussuaq ma, se si volessero evitare i primi 16 km di strada (asfaltata e sterrata) si può richiedere un trasferimento in taxi (piuttosto esoso) fino al centro ricerche di Kelly Ville, dove inizia la traccia del sentiero. Kangerlussuaq è l'aeroporto internazionale della Groenlandia ed è collegato al continente europeo con voli diretti da Copenaghen. Chi volesse iniziare dall'Ice Cap può percorrere a piedi la strada sterrata (o farsi portare a pagamento con mezzi 4WD) fino al Point 660, a poche decine di metri dall'inizio dell'immensa distesa di ghiaccio.

Strutture ricettive

Lungo l'Arctic Circle Trail vi sono 10 hut, poste a circa 20 km di distanza l'una dall'altra. Alcune sono piccoli bivacchi in legno in grado di ospitare massimo sei persone per dormire, altre sono un po' più grandi, con l'estremo rappresentato dal "Canoe Centre", una bella struttura che può ospitare una ventina di persone. Ai due estremi ufficiali dell'Arctic Circle Trail, Kangerlussuaq e Sisimiut, vi sono diverse opzioni di alloggio: vi consiglio le più economiche e hiker-friendly!

Kangerlussuaq

Arctic Circle Trail Campsite --> si tratta di una semplice area destinata al campeggio con le tende. I servizi sono rappresentati da una fontanella, un bagno pulito e una doccia (acqua fredda) all'aperto. È gestito da un simpatico e ospitale signore tedesco, da anni trasferitosi in Groenlandia, che si batte per la salvaguardia dell'ACT. Il prezzo per una notte è di 100 corone danesi ed è l'alloggio più economico di Kangerlussuaq. Per raggiungerlo, una volta usciti dall'aeroporto, svoltate a sinistra e proseguite lungo la strada principale fino ad incontrare un cartello indicante il campeggio. Girate a sinistra passando davanti al Polar Lodge, proseguite superando la caserma dei pompieri e raggiungete un container colorato in azzurro: è la dimora dell'host. Bussate e prendete i dovuti accordi per campeggiare.

Kangerlussuaq Youth Hostel --> una struttura semplice ma piuttosto grande, con prezzi dalle 200 corone danesi in su. Comodi letti a castello, bagni puliti e docce calde. Per raggiungerlo, una volta usciti dall'aeroporto svoltate a destra e proseguite lungo la strada principale. Al successivo incrocio girate ancora a destra, puntando verso sud, come per aggirare l'aeroporto. Continuate lungo la strada per girare nuovamente a destra al primo incrocio: l'edificio è presto visibile proseguendo lungo la strada.

Polar Lodge --> è la struttura meno economica ma più lussuosa delle tre e, oltre alla modalità ostello, ha anche camere singole e bungalow in affitto. I prezzi vanno dalle 600 corone danesi per notte. Si raggiunge facilmente girando a sinistra all'uscita dell'aeroporto e seguendo l'indicazione per il Campsite. I gestori organizzano anche vari tour guidati nella zona, tra cui il trasferimento fino all'Ice Cap (Point 660).

Old Camp --> è un ostello gestito dagli stessi host del Polar Lodge. Si trova a circa 2 km dall'aeroporto e i prezzi sono simili a quelli del Polar Lodge. Rappresenta un'alternativa nei giorni di massima affluenza turistica.

Sisimiut

Sisimiut Youth Hostel --> è un ostello relativamente piccolo ma pulito e confortevole. È strutturato in camerate da 2 a 4 letti a castello, più un paio di camere matrimoniali. I prezzi partono da 200 corone danesi a testa a notte. Non si trova in una posizione centrale, ma le dimensioni dell'abitato di Sisimiut non sono tali da potermi permettere di definirlo "lontano dal centro"! Indirizzo: Kaalikassap Aqq. 25, 3911 Sisimiut, Greenland.

Hotel Sisimiut --> un bell'hotel con tutti i confort. I prezzi sono ovviamente molto più alti, ma minori di altre strutture presenti in città. Arrivando dall'ACT è una delle prima strutture che s'incontra entrando a Sisimiut (sulla sinistra).

Poco fuori Sisimiut esiste anche un'area campeggio che, sebbene non abbia potuto vederla, mi è stato riferito essere del tutto priva di servizi.

Rifornimenti di cibo e acqua

Lungo l'ACT non vi è alcuna possibilità di rifornirsi di viveri. È quindi bene iniziarlo con cibo sufficiente per i giorni programmati (prudenza insegna di avere almeno 1 giorno in più di viveri). A Kangerlussuaq, di fronte all'aeroporto, vi è un supermercato, presso cui è possibile acquistare diversi tipi di generi alimentari (anche cibo liofilizzato) e le bombole di gas per il fornello (oltre al supermercato sono vendute anche presso il Polar Lodge e un piccolo esercizio commerciale tra il supermercato e l'aeroporto, ma a prezzi maggiori). A Sisimiut vi è solo l'imbarazzo della scelta, essendoci ben 4 supermercati! Nonostante i prezzi non siano astronomici, come uno potrebbe aspettarsi, è conveniente partire dall'Italia con già tutti i viveri per il proprio trekking. Presso alcune hut lungo il cammino gli hiker hanno lasciato avanzi di alimenti e di bombole di gas, ma non si dovrebbe far affidamento su questa tipologia di rifornimenti.

Lungo il percorso la maggior parte delle fonti d'acqua è potabile, ma consiglio vivamente l'utilizzo di un filtro, specie quando si attinge all'acqua dei laghi (che rappresenta la maggior parte delle fonti disponibili). L'acqua di alcuni laghi è salmastra, in quanto contaminata dall'acqua dei fiordi, e si dovrebbe evitare di berla. Nella descrizione delle tappe i laghi in questioni sono ben segnalati.

Pericoli

L'ACT è un trekking mediamente facile, che non presenta punti particolarmente esposti (i pochi presenti possono essere facilmente aggirati), sempre (o quasi sempre) ben segnalato e con una traccia chiara. Nonostante tutto questo vi sono alcune cose a cui prestare attenzione perché, dopotutto, si è in un ambiente estremo!

Condizioni metereologiche --> durante i mesi estivi (da metà giugno a fine agosto) il clima è generalmente mite (per gli standard artici!) ma non sono insolite perturbazioni anche di notevole intensità. Come carattere generale, quando il vento soffia da ovest, dall'oceano, sono comuni precipitazioni, talvolta intense, e bassa visibilità. Quando il vento soffia da nord-est, dalla calotta polare, il tempo è generalmente bello, ma può anche sopraggiungere una tempesta di Föhn, caratterizzata da venti fortissimi e bruschi cali delle temperature. In queste situazioni o in caso di visibilità molto limitata, è bene raggiungere una hut o ripararsi nella propria tenda e aspettare che il tempo migliori.

Stanchezza --> l'Arctic Circle Trail obbliga l'escursionista medio a trasportare con sé circa 10 giorni di viveri, che si traducono in un notevole aumento del peso del proprio zaino. Questo, unito al terreno spesso acquitrinoso, può spossare facilmente i meno allenati. Il suggerimento è quello di provvedere ad una adeguata preparazione del proprio equipaggiamento e di non affrontare questo itinerario senza un'adeguata preparazione atletica.

Guadi --> lungo tutto il percorso vi sono circa 4 guadi da affrontare, di cui solo un paio mediamente impegnativi. Nelle condizioni normali l'acqua non supera l'altezza del ginocchio, ma in seguito a piogge abbondanti o se si affronta il percorso all'inizio della stagione estiva, il livello e l'impeto dell'acqua possono essere decisamente maggiori (e più pericolosi). Spesso basta spostarsi di qualche centinaio di metri per trovare un punto in cui il passaggio sia più agevole.

Animali --> no, non ci sono orsi polari lungo l'ACT, quindi non avete nulla da temere! Sono però presenti i musk ox, o buoi muschiati, che se minacciati possono caricare; sebbene numericamente abbondanti non sono un'incontro comune lungo l'ACT ed è sufficiente mantenere una distanza di sicurezza di almeno 50-100 metri per evitare qualsiasi problema. Il vero animale da temere nell'artico è invece la zanzara, che nei giorni estivi privi di vento può arrivare a rappresentare una vera piaga: retina e repellente sono cose da non dimenticare a casa.

Isolamento --> sebbene il numero di escursionisti sia in ascesa, l'ACT non è certamente un percorso molto frequentato e non vi sono "vie di fuga" intermedie. È bene quindi considerare l'idea di avere un dispositivo con cui richiedere assistenza in caso di bisogno (SPOT Gen3 o Garmin InReach).

Traccia e segnaletica

La traccia lungo l'Arctic Circle Trail è quasi sempre chiara, con le singole eccezioni delle aree acquitrinose più estese e delle zone in cui la copertura arbustiva diviene massiva. La segnaletica è rappresentata da cairns (i cosiddetti ometti di sassi), spesso adornati con palchi (a volte anche altri resti) di renne. Sui cairns è spesso presente una chiazza di vernice rossa a forma di semicerchio, simbolo dell'ACT e richiamo diretto alla bandiera groenlandese. In alcuni punti sono stati installati dei piccoli cartelli segnaletici blu: la loro scarsità e inutilità è in qualche modo divertente! Perdersi lungo l'ACT è un'impresa, ma è comunque bene portare con sé le mappe, una bussola ed essere consapevoli di dover provvedere alla correzione della declinazione magnetica.

Lingua e comunicazione

La Groenlandia è ancora ufficialmente parte del Regno di Danimarca e, sebbene la popolazione sia per la gran parte costituita da Inuit, il danese è parlato da tutti (la lingua ufficiale è però il groenlandese, un dialetto eschimese). L'inglese è compreso e parlato dalla maggior parte della popolazione operante nel settore turistico e in molti esercizi commerciali.

Lungo l'ACT non c'è campo e il telefono potrà essere usato solo a Kangerlussuaq e a Sisimiut, sebbene le tariffe siano decisamente alte con le schede italiane. Anche la rete internet lascia a desiderare e il wi-fi è fornito a pagamento (non certo economico) da qualche struttura in entrambi i centri abitati.

Equipaggiamento

Se non siete già passati ad un equipaggiamento ultraleggero l'Arctic Circle Trail potrebbe essere l’itinerario adatto per rinnovare la vostra attrezzatura!

A seconda del periodo dell’anno l’equipaggiamento dovrà necessariamente cambiare ma le indicazioni per il periodo estivo sono le seguenti: vestitevi a strati, considerando che le temperature saranno mediamente tra i 6 e i 12 gradi, ma che frequentemente posso scendere a 0° o salire fino ad oltre 20°. Una giacca impermeabile è d’obbligo, ed essendo principalmente un ambiente umido rimando a questo articolo e al suo seguito per quanto riguarda calzature e altri accorgimenti relativi all’equipaggiamento. Per il riparo consiglio una tenda geodetica o a tunnel, in grado di resistere a venti molto forti. Come sacco a pelo suggerisco l’uso di un sacco con temperatura di comfort di 0-5° e, possibilmente, di un approccio modulare (spiegato in questo articolo). I bastoncini da trekking vi risulteranno utili in diverse occasioni, sia nei guadi che nell'attraversamento delle aree acquitrinose. Zanzariera e repellente sono obbligatori e, per chi partisse dall'Ice Cap, si suggerisce l'uso degli occhiali da sole (protezione almeno 3).

Quando

L'ACT, così com'è presentato, è un percorso estivo, percorribile da metà giugno fino a metà settembre. Oltre questo range di tempo le temperature risulteranno molto più rigide e vi sarà copertura nevosa al suolo. Durante l'inverno la gran parte dei laghi e diversi fiordi ghiacciano, permettendo di accorciare il percorso (da fare però con gli sci ai piedi).

Le temperature d'estate variano da 0 a circa 16 gradi, mediamente 8°C, ma nelle giornate limpide sarà necessario un berretto e della crema solare. Il clima è regolato da due principali correnti ventose, una umida da ovest e una fredda ma secca da nord-est. Quando il vento soffia da nord-est è il momento ideale per far asciugare scarpe e vestiti!

Durante il periodo estivo Kangerlussuaq sperimenta temperature più elevate rispetto a Sisimiut e anche le precipitazioni sono meno frequenti.

Dati meteorologici medi annuali di Kangerlussuaq

 

Dati meteorologici medi annuali di Sisimiut

Tappe consigliate

Tappa 1: dall'Ice Cap al Russel's Glacier

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Lunghezza: 12 km

Dislivello: 100+ / 300-

Per chi volesse partire dall'Ice Cap suggerisco di dividere in due tronconi la tappa di circa 37 km che riporta a Kangerlussuaq. Questa scelta consente di godere più a lungo della magnificenza del ghiacciaio e di sperimentare i fantastici colori che questo assume con la debole luce serale. La zona tra l'Ice Cap e Kangerlussuaq è inoltre l'area in cui è più facile avvistare i musk-ox!
La strada sterrata che porta all'Ice Cap è piuttosto noiosa e, siccome dovrete ripercorrerla anche tornando indietro (a meno che non seguiate la variante che presenterò nella tappa successiva), è meglio percorrerla motorizzati: diverse compagnie private organizzano tour fino all'Ice Cap (tra le quali Albatros Arctic Circle, gestore del Polar Lodge) mediante mezzi 4WD e basta avvertire l'autista che si è intenzionati a ritornare a piedi. Il costo è piuttosto elevato ma ehi, siamo pur sempre in Groenlandia!
I mezzi a motore si fermano al cosiddetto Point 660, in corrispondenza di dune moreniche che coprono parzialmente la vista del ghiacciaio. Una traccia conduce in pochi minuti a calpestare il ghiaccio. Potete inoltrarvi passeggiando sul ghiaccio per un paio di centinaia di metri senza alcun pericolo, poi la superficie diventa più scivolosa, ripida e ricca di crepacci, richiedendo esperienza ed equipaggiamento adeguati.

La temperatura sull'Ice Cap è di diversi gradi più bassa rispetto a quella di Kangerlussuaq, quindi è bene avere con sé qualche indumento più pesante. Anche gli occhiali da sole sono importanti nel caso in cui la giornata fosse soleggiata.

Dall'Ice Cap si ritorna alla strada seguendo a ritroso la traccia attraverso le colline moreniche. Si segue la strada sterrata per circa 10 km, con splendide viste sul ghiacciaio e alcuni salti d'acqua che si originano dal ghiacciaio stesso. La strada corre quindi parallela ad un fiume che crea una grande pianura con dune di sabbia (in realtà rocce finemente triturate). Quest'area costituisce l'ultimo avamposto nei pressi dell'Ice Cap, che qui prende il nome di Russel's Glacier. È una buona zona per accamparsi, con le dune che possono efficientemente riparare dal vento, ma il terreno sabbioso non facilita certo il picchettamento della tenda. L'acqua del fiume, freddissima, andrebbe filtrata (anche solo con un fazzoletto di tessuto) perché ricca di detriti di rocce e sabbia.

Si suggerisce di lasciare la maggior parte dei propri viveri a Kangerlussuaq (sia nel campeggio che negli ostelli ve li terranno volentieri per una notte!) così da potersi gustare meglio queste prime due tappe con uno zaino decisamente più leggero!

 

Tappa 2: dal Russel's Glacier a Kangerlussuaq

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Lunghezza: 25 km

Dislivello: 240+ / 700-

La seconda tappa porta direttamente dal punto scelto per campeggiare fino a Kangerlussuaq. I 25 km lungo la strada sterrata si percorrono velocemente ma risultano sicuramente noiosi: dopo poco si perde la vista sull'Ice Cap e si continua a fianco del Sandflugtdalen, il grande deserto artico in cui serpeggia l'omonimo fiume. Riconoscibile è il Sugar Loaf, una collina di 353 m che consente una bella vista su Kangerlussuaq e sull'ormai lontano Ice Cap; il sentiero per risalire il Sugar Loaf inizia proprio lungo la strada e molti approfittano di questo breve detour per fare foto panoramiche.

Variante HARD --> I più avventurosi, allenati ed esperti possono evitare la maggior parte della strada sterrata seguendo un percorso lungo le creste a nord della strada stessa. La traccia scompare di frequente ma la navigazione è piuttosto semplice. Il terreno è solido ma è spesso ricoperto da un tappeto di arbusti che rende difficile e stancante l'avanzata. La lunghezza di questa variante è pressapoco la stessa della tappa principale, ma le viste sono nettamente migliori e non si respira la sabbia sollevata dai mezzi 4WD e dai quad.

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Tappa 3: da Kangerlussuaq a Hundesø

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Lunghezza: 20 km

Dislivello: 505+ / 335-

La prima tappa "ufficiale" dell'ACT è principalmente su strada, perlopiù asfaltata, ma concede belle viste sul fiordo e fornisce un buon banco di prova per testare l'organizzazione dello zaino e abituarsi al suo peso. Si segue la strada che dall'aeroporto va verso sud-ovest fino ad arrivare al porto. Non c'è nulla di particolarmente interessante da vedere in zona, quindi si prende la strada sterrata per Kelly Ville (un cartello indica la strada da prendere). Kelly Ville è un centro ricerche abitato da pochi scienziati che si occupano dello studio della ionizzazione dell'atmosfera (le aurore boreali), e si trova sulla sommità di una collina. Aggirato l'anomalo centro abitato la strada finisce e inizia una traccia per quad. Quasi subito è visibile un cairn sulla sinistra con il semicerchio di vernice rossa. Il sentiero corre a sinistra della traccia per quad (che è più fangosa), sovrapponendosi a tratti. Il primo lago che si incontra, alla propria destra, è l'ultima fonte di acqua potabile per i successivi 8 km e si consiglia di farne scorta. In breve, 4 km da Kelly Ville, si giunge al lago Hundesø. Sulla collina vi è una particolarissima hut: un vecchio caravan a cui sono state aggiunte delle "cabine" in legno. Sebbene logoro per le intemperie e l'incuria e inciviltà di qualche escursionista, vi si può dormire all'interno. Il consiglio è però quello di accamparsi sulla riva del lago. L'acqua del lago Hundesø è leggermente salmastra e può essere usata per cucinare, ma si consiglia di non berla.

 

Tappa 4: da Hundesø a Katiffik

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Lunghezza: 20 km

Dislivello: 370+ / 420-

Si tratta di una tappa non particolarmente impegnativa, piacevole se il tempo è clemente. Si tratta fondamentalmente di un continuo serpeggiare tra laghi di forma e dimensioni differenti fino ad arrivare sulle sponde di un lago molto più grande: l'Amitsorsuaq. Unici punti degni di nota sono un piccolo guado lungo il corso d'acqua che collega due laghi confinanti (solitamente è sufficiente saltare di sasso in sasso) e la discesa finale verso l'Amitsorsuaq, raggiungibile seguendo una di tre tracce: la direttissima è piuttosto ripida e si perde facilmente tra i cespugli (la hut è però chiaramente visibile per cui non c'è rischio di perdersi), mentre le due laterali sono più lunghe in quanto aggirano il promontorio roccioso che siede alle spalle della hut, ma sono anche poco ripide e ben tracciate. Presso la hut di Katiffik è possibile trovare delle canoe per effettuare la tappa successiva pagaiando! Assicuratevi però che la canoa sia in buono stato e ricordatevi di indossare il giubbotto-salvagente. La sponda orientale del lago pullula di spot idonei ad accamparsi, e vi è persino una piccola spiaggia (di sassi) che in una bella giornata di sole invita ad immergersi (la temperatura dell'acqua vi farà comunque cambiare idea rapidamente!).

 

Tappa 5: da Katiffik al Canoe Centre

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Lunghezza: 20 km

Dislivello: 150+ / 150-

Nonostante la lunghezza è probabilmente la tappa più semplice di tutto l'Arctic Circle Trail. Si tratta sostanzialmente di una passeggiata lungo la sponda meridionale del lago Amitsorsuaq fino al Canoe Centre. A parte qualche passaggio attraverso delle antiche aree di frana, caratterizzate da grandi massi irregolari, il percorso non presenta difficoltà di sorta, e si raggiunge il Canoe Centre in poco tempo. Questa hut è la più grande e "lussuosa" di tutto l'ACT, con numerosi posti letto, tavole, bagni e stufe a paraffina. Anche qui è possibile trovare delle canoe con cui pagaiare in senso opposto fino a Katiffik.

 

Tappa 6: dal Canoe Centre a Ikkattooq

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Lunghezza: 22 km

Dislivello: 550+ / 350-

Dopo una tappa "riposante", ecco finalmente una tappa impegnativa! Dal Canoe Centre si continua a costeggiare il lago Amitsorsuaq fino alla sua estremità occidentale, quindi si prosegue lungo la valle scavata dal fiume che collega questo lago all'ancor più grande Tasersuaq. Il terreno è acquitrinoso in più punti e si consiglia di procedere lungo il pendio alla propria sinistra, basandosi sul corso del fiume e della valle stessa per la direzione. Dopo aver costeggiato brevemente il Tasersuaq vi è una prima salita, agevole, seguita da una discesa che porta nuovamente nei pressi del lago: una spiaggia di sabbia invita alla sosta, ma durante il periodo estivo la zona può essere abbondante in zanzare. Si riprende quindi a salire, dapprima dolcemente, poi con veri e propri "strappi" con pendenze di tutto rispetto. Si guadagna così quota rapidamente, raggiungendo la sommità di un altipiano da cui lo sguardo può spaziare a 360°. Con un sali-scendi continuo si giunge fino alla hut di Ikkattooq. La hut è molto piccola, con letti a castello, e le aree adatte al campeggio nei pressi sono poche. Un limpido lago consente il rifornimento d'acqua potabile. L'area non è schermata da rilievi e le perturbazioni oceaniche possono abbattersi con notevole vigore: provvedete quindi a picchettare efficientemente il vostro riparo.

 

Tappa 7: da Ikkattooq a Eqalugaarniarfik

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Lunghezza: 11 km

Dislivello: 260+ / 450-

Sebbene si tratti della tappa più breve dell'intero ACT, non è certamente una tappa facile e, con un po' di sfortuna, può rivelare delle insidie. Dalla hut di Ikkattooq la traccia risale fin da subito lungo una serie di rilievi a nord-ovest, proseguendo lungo le creste con splendide visuali. Il sentiero scende quindi fino ad un'ampia vallata in cui scorre il fiume Lakseelvi. La traccia attraversa la valle in direzione nord-ovest; il terreno è particolarmente acquitrinoso e rende l'avanzata faticosa. Si raggiunge un cartello che indica la direzione da prendere per raggiungere il ponte sul Lakseelvi. La traccia non porta al ponte e chi volesse avvantaggiarsene per superare il fiume dovrà avanzare per alcuni chilometri attraverso un'ampia torbiera. La traccia prosegue invece lineare fino ad un punto di guado. Un poco più a monte sono state disposte alcune barche a remi e un paio di gommoni a motore, ma l'ampiezza del fiume (non più di 5 metri) solitamente non ne giustifica l'uso. Cercate il punto in cui sembra più sicuro guadare e raggiungete la riva opposta. Solitamente l'acqua non supera il ginocchio come altezza, ma all'inizio della stagione estiva o dopo abbondanti precipitazioni il livello e la forza dell'acqua possono aumentare di molto costituendo un serio problema. Superato il guado la traccia diviene confusa a causa del terreno acquitrinoso, ma il percorso segue verso ovest l'evidente crinale roccioso, aggirandolo e risalendo un poco in quota fino a raggiungere la hut di Eqalugaarniarfik. Questa hut, nonostante sia un po' più grande rispetto alla maggior parte delle hut dell'ACT, ha solo 4 posti letto ma anche un gabinetto. Acqua potabile può essere trovata seguendo il sentiero verso nord, a circa 300 metri di distanza, dove questo interseca il torrente che scende al fiordo.

 

Tappa 8: da Eqalugaarniarfik a Innajuattoq

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Lunghezza: 19 km

Dislivello: 550+ / 380-

È senza dubbio una delle tappe più appaganti dal punto di vista paesaggistico e attraversa un'area in cui non è raro avvistare volpi artiche, renne e buoi muschiati. Dalla hut di Eqalugaarniarfik il sentiero segue una traccia per quad che, una volta attraversato il fiume, risale ripida le pendici dell'altipiano Iluliumanersuup Portornga. La traccia vera e propria si discosta e si riunisce più volte alla traccia per quad, ed è bene cercare di seguirla, in quanto quella per quad scende infine verso un ampio lago. Raggiunta la sommità dell'altipiano, si prosegue in un leggero sali-scendi in cresta, con splendidi panorami a 360°. Si costeggiano diversi laghi, alcuni splendidamente incastonati tra le montagne. Il terreno si alterna tra aree solide ed altre acquitrinose. Vi sono due hut al punto d'arrivo: una grande, in grado di ospitare una decina di persone, e una piccola, dotata di un pianale per tre persone (altre 3 possono dormire al di sotto). Le due hut sono lontane circa 1 km l'una dall'altra. con la più piccola che si trova su di una collina, mentre la più grande è in riva al lago. Non ci sono punti adatti per campeggiare nei pressi della hut più piccola e anche l'approvvigionamento d'acqua richiede una faticosa discesa al lago con una ancor più faticosa salita, ma il panorama che si gode è davvero superlativo.

 

Tappa 9: da Innajuattoq a Nerumaq

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Lunghezza: 17 km

Dislivello: 250+ / 400-

Tappa lineare, poco impegnativa e caratterizzata da belle visuali sulle vallate e le vette circostanti. L'inizio è la parte impegnativa dacché, dopo aver guadato il fiume nei pressi della hut di Innajuattoq, si inizia a salire cercando faticosamente la traccia in mezzo ad una selva fitta di cespugli. In realtà è difficile perdersi perché dei cairns posti sopra un paio di grandi massi indicano chiaramente la via. Una volta valicato il punto più alto si discende attraverso una piccola ma suggestiva valle fino ad una valle ben più ampia, in cui scorre un fiume. Si continua seguendo il fiume in direzione sud-ovest, camminando su detriti morenici, molto più solidi e asciutti del fondo acquitrinoso della vallata. Quando il fiume svolta verso nord-ovest si è ormai nei pressi della hut di Nerumaq. Questa si trova in un'ampia distesa in una insenatura del fiume e i punti adatti a picchettare la tenda sono molti. Purtroppo a causa della sua posizione le ore in cui quest'area risulta illuminata dal sole sono davvero poche e la temperatura tende ad essere minore rispetto ad altre zone.

 

Tappa 10: da Nerumaq a Kangerluarsuk Tulleq

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Lunghezza: 17 km

Dislivello: 180+ / 250-

Si tratta di una tappa generalmente "temuta" dagli escursionisti perché spesso descritta come particolarmente acquitrinosa. La realtà è che non è poi così dissimile dalle precedenti e, se si escludono un paio di guadi (mai troppo impegnativi), il tempo passato con i piedi in ammollo non è superiore: le aree acquitrinose sono infatti frequenti ma poco estese e non è così difficile individuare dei passaggi e delle brevi deviazioni su terreno asciutto. L'itinerario prevede di seguire il corso del fiume fino al suo sfociare in un suggestivo lago, ad un chilometro circa dall'estremo orientale di un fiordo. Dalla hut di Nerumaq consiglio di retrocedere di circa 200 metri fino al cartello segnaletico; una traccia porta al fiume, nel punto in cui riprende vigore dopo essersi allargato in un placido laghetto. Qui è possibile guadare il fiume saltando di sasso in sasso. Alternativamente vi sono altri punti di guado più avanti, ma il livello dell'acqua e il fondo melmoso potrebbero rappresentare delle evitabili complicazioni. Una volta guadato il fiume si seguono traccia e cairns attraverso distese di arbusti (alcuni anche particolarmente alti). Il sentiero prosegue cercando di rimanere lungo il margine della vallata, dove il terreno è più solido e asciutto. Un tratto acquitrinoso un poco più esteso viene quindi affrontato per giungere al lago, di cui si segue la costa meridionale, camminando spesso sul litorale sabbioso. Verso l'estremità occidentale del lago la traccia risale un evidente pendio: è il corso dell'ACT e in poco si giunge ad una hut. Alternativamente è possibile proseguire verso nord per un paio di chilometri fino ad un'altra hut posta sulla sponda del fiordo. Si tratta di una scelta da non scartare in caso di cattivo tempo, in quanto la hut lungo l'ACT è piccola, molto esposta al vento e con pochi punti adatti al campeggio. Se si prosegue lungo la traccia principale si risale il pendio fino ad un piccolo altipiano con belle viste sul fiordo. La traccia prosegue dritta fino alla piccola ma evidente hut, arroccata su di un modesto rilievo, ma suggerisco di arrivarvi da sud, aggirando così un'area molto acquitrinosa.

 

Tappa 11: da Kangerluarsuk Tulleq a Sisimiut

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Lunghezza: 20 km

Dislivello: 500+ / 625-

L'ultima tappa dell'Arctic Circle Trail è anche una delle più belle e varie. Lasciatasi alle spalle la piccola hut di Kangerluarsuk Tulleq, si procede lungo il sentiero guadando un torrente che si origina direttamente da un evidente nevaio per poi continuare, dapprima in discesa, poi in sali-scendi, lungo il fianco delle montagne seguendo il corso del fiordo. La traccia devia quindi verso sud-ovest, inerpicandosi con pendenza stabile lungo un pendio e passando affianco a numerosi salti d'acqua. Al termine della salita si giunge su di un altipiano e la traccia prosegue tra creste e laghetti per alcuni chilometri. Si inizia quindi a scendere in una splendida valle quando si arriva in vista dell'imponente profilo della montagna Nasasaaq. Il sentiero passa affianco alla montagna e si congiunge con una traccia per quad, a tratti evidenti, in altri meno. Si continua a scendere, nonostante sia necessario risalire un paio di rilievi di poco conto, fino a giungere in vista dell'oceano e di Sisimiut, la meta finale. Al termine della discesa ci si immette in una strada sterrata che va seguita fino al suo trasformarsi in strada asfaltata. Si è arrivati a Sisimiut e l'Arctic Circle Trail è giunto al termine.


Scarpa uomo Merrell Waterpro Maipo

Ho testato queste scarpe lungo l'Arctic Circle Trail, nella Groenlandia occidentale. Questo itinerario è caratterizzato dalla presenza di numerose torbiere, acquitrini e guadi, e cercavo quindi una scarpa che permettesse il passaggio di acqua e che si asciugasse rapidamente (in questo articolo spiego la strategia per i terreni acquitrinosi).

La scarpa uomo Merrell Waterpro Maipo ha un look accattivante, tomaia e soletta traforate per favorire il fluire dell'acqua e asciugarsi rapidamente. La tomaia mi sembrava anche più robusta rispetto alle Quechua Forclaz 500 Fresh. Insomma, le premesse erano buone.

Le Merrel Waterpro Maipo

Alla prova dei fatti si sono rivelate assolutamente DISASTROSE.

Non mi piace fare recensioni negative, ma questa è una scarpa che non si doveva fare, o che deve essere ripensata totalmente.

Su terreno solido, asfalto, sterrato, rocce, la scarpa non è in grado di ammortizzare efficientemente l'impatto, con conseguente affaticamento precoce del piede.

Dopo poche ore di utilizzo ho iniziato a sentire un fastidio al mignolo del piede destro che si è trasformato presto in una vescica. La responsabilità è di una grossa cucitura che passa esattamente in corrispondenza del mignolo. Ho trovato molte altre recensioni che evidenziano questa problematica.

Ma passiamo ai problemi seri: dal secondo giorno di cammino le fettucce gialle entro cui passano i lacci hanno iniziato a saltare. Letteralmente una dopo l'altra. Immaginatevi come possa essere camminare in un terreno acquitrinoso con delle scarpe non allacciate! Ho dovuto ovviare al problema con un po' d'ingegno, forando con il coltello la tomaia al fine di creare dei passanti per i lacci. Ironicamente dopo questa operazione la vestibilità della scarpa era addirittura migliorata rispetto alla condizione originale!

Alla fine dell'Arctic Circle Trail anche i cordini laterali su cui correvano le fettucce che agivano da passanti per i lacci si trovavano in uno stato tale di consunzione da essere estremamente prossimi alla rottura.

Le Waterpro Maipo post Arctic Circle Trail. Potete notare come tutte le fettucce (a parte quelle finali) siano saltate.

L'altra nota dolente è rappresentata dall'aderenza al terreno: su rocce bagnate e su fango l'aderenza è pressoché nulla. Decisamente un problema rilevante per una scarpa espressamente ideata per trekking che prevedano l'attraversamento di corsi d'acqua!

E per quanto riguarda il passaggio dell'acqua e la velocità di asciugatura? In questo ambito le Merrell Waterpro Maipo hanno fatto il loro, ma senza eccellere. Rispetto alle Quechua Forclaz 500 Fresh il passaggio d'acqua dall'interno verso l'esterno è decisamente inferiore (credo per l'assenza di fori nella suola) e anche la velocità di asciugatura è minore, ma tutto sommato queste scarpe fanno quello che promettono.

Le Waterpro Maipo messe ad asciugare al sole nei pressi della tenda.

L'unico aspetto che ho trovato davvero positivo è la protezione delle dita del piede a livello della punta della scarpa. Non ho riportato alcuna sofferenza in seguito a degli accidentali impatti con sassi, dimostrando che il cuscinetto in cuoio sintetico è realmente efficace.

Il peso della singola scarpa taglia 45 è di 390 grammi, risultando così più pesanti rispetto ad altre scarpe della stessa tipologia, senza essere però dei pesi massimi.

Il prezzo di vendita è di circa 70-80 euro. Prodotta da Merrell, le Waterpro Maipo possono essere acquistate negli store Decathlon.

 

Valutazione finale

La valutazione finale non può che essere pessima. Delle scarpe vendute come "polivalenti", utilizzabili su "sentieri tecnici" e per "praticanti esperti" (termini presi dalla descrizione del prodotto sul sito Decathlon) ad un prezzo non così basso (80 euro è in linea con molte scarpe da trail running) che dopo soli 40 km attraverso tracce e terreni assolutamente non estremi inizino ad autodistruggersi, possono essere definite solo con il termine "FREGATURA". Dalla Merrell non mi aspettavo certamente un prodotto così deludente.

Con le scarpe Merrel Waterpro Maipo lungo la strada sterrata da Kangerlussuaq a Kelly Ville, verso l'inizio dell'Arctic Circle Trail