Sacco da bivacco As Tucas Millaris

Il Millaris Bivy Sack è un sacco da bivacco prodotto dall'azienda spagnola As Tucas. Per comprendere al meglio le caratteristiche di questo sacco da bivacco consiglio di leggere le recensioni dell'Outdoor Research Alpine Bivy e del SOL Escape Bivvy, perché il Millaris si colloca esattamente tra i due prodotti come caratteristiche e modalità d'utilizzo, risultando così un buon tuttofare!

As Tucas Millaris Bivy Sack

Ma andiamo per punti:

  1. Peso --> con il peso di 198 grammi (inclusa la sacca di trasporto) per la versione L-regular, il Millaris risulta un poco più leggero del SOL Escape Bivvy ma più pesante del SOL Escape LITE Bivvy. Nessun paragone invece con l'OR Alpine Bivy, che con i suoi 900 grammi risiede in una categoria a parte!
  2. Impermeabilità --> l'idrorepellenza del tessuto è sicuramente maggiore rispetto ai due sacchi SOL Escape, ma non conferisce la stessa protezione data dall'OR Alpine Bivy. Protegge egregiamente dalla condensa che può formarsi all'interno della tenda, da una pioggia leggera e a contatto con la neve, ma non lo utilizzerei sotto un acquazzone (non è stato progettato per questo scopo).
    Il fondo del Millaris ha buone doti di impermeabilità e non lascia passare acqua a contatto con la neve

     

  3. Comodità --> il Millaris è dotato di due punti d'attacco per cordini (uno incluso) atti a creare uno spazio tra l'utilizzatore e il tessuto del sacco da bivacco. In questo modo si evita la "sensazione bara" e il fastidio di avere il sacco incollato alla propria faccia. L'OR Alpine Bivy usa una soluzione simile per la parte superiore del busto (con possibilità di usare della paleria dedicata per una maggior robustezza o laddove non fosse possibile fissare un cordino) ma non per i piedi. I SOL Escape non prevedono alcun sistema paragonabile. Una zip laterale particolarmente lunga, che si estende anche frontalmente a livello del petto, permette di accedere comodamente all'interno del sacco, come anche di uscirvi. La cerniera del SOL Escape Bivy è molto più breve, mentre nella versione LITE è del tutto assente. L'OR Alpine Bivy ha un doppio sistema di zip a livello del torace, risultando così più scomodo.
    Due bastoncini da trekking possono fungere da ideale punto di sostegno per dare tensione al Millaris, creando così uno spazio più accogliente per tutto il corpo.

     

  4. Isolamento termico --> sebbene sia innegabile un certo isolamento termico fornito dal Millaris, questo non è paragonabile a quello fornito dai SOL Escape, che sono in grado di aumentare la temperatura percepita di diversi gradi. Se usato all'aperto, senza la protezione di una tenda, il Millaris è sicuramente in grado di aumentare la temperatura percepita grazie all'azione di schermatura del vento, ambito in cui però non eccelle, posizionandosi molto al di sotto dell'OR Alpine Bivy e appena inferiore al SOL Escape Bivvy.
  5. Trasportabilità --> il Millaris si richiude facilmente dentro la sua sacca fino ad occupare un volume davvero ridotto, ben inferiore a quello di un bottiglia da 500 ml. Le dimensioni sono comparabili con i SOL Escape, mentre come anche per il peso l'OR Alpine Bivy fa testo a parte.
    Il Millaris Bivy Sack nella sua sacca di trasporto accanto ad una bottiglietta da 500 ml

     

  6. Protezione --> il Millaris impedisce a materassino e sacco a pelo di sporcarsi a contatto con il terreno ed è in grado di proteggere da moderate condizioni meteo avverse. Viene prodotto in due versioni: parte superiore solo mesh o parte superiore con finestra in mesh. In entrambi i casi il sistema conferisce una totale protezione dagli insetti. I SOL Escape non prevedono alcuna protezione dagli insetti e risultano completamente aperti in corrispondenza della testa (come un sacco a pelo). L'OR Alpine Bivy conferisce una protezione imbattibile sotto tutti i punti di vista, ma il sistema per utilizzare la sola zanzariera in mesh come protezione dell'entrata risulta macchinoso e poco stabile.
    Un tarp è il complemento ideale per il Millaris, permettendo all'utente di proteggersi da precipitazioni anche violente.

     

  7. Traspirabilità --> un punto importante e su cui avevo delle perplessità appena ho avuto in mano il Millaris. L'ho testato in condizioni di freddo intenso ed alta umidità: incredibilmente non ho notato la minima formazione di condensa nella superficie interna del sacco! La possibilità di sollevare il sacco da bivacco dal sacco a pelo sia a livello dei piedi che del busto aumenta notevolmente il ricircolo d'aria, riducendo ulteriormente il rischio di formazione di condensa. Dal punto di vista della traspirabilità si comporta alla pari (forse addirittura meglio?) dei SOL Escape, e nettamente meglio rispetto all'OR Alpine Bivy.
  8. Prezzo --> con un costo di circa 200 euro il Millaris Bivy Sack risulta decisamente più dispendioso rispetto ai SOL Escape (circa 60 euro), ma più economico rispetto all'OR Alpine Bivy (più di 300 euro).

Tabella di comparazione

As Tucas Millaris SOL Escape Bivvy OR Alpine Bivy
Peso 8 8 3
Impermeabilità 6 5 9
Comodità 8 6 7
Isolamento termico 6 9 7
Trasportabilità 9 9 3
Protezione 7 5 9
Traspirabilità 7 7 5
Prezzo 5 8 4
Media 7 7 6

 

Considerazioni personali

il Millaris Bivy Sack è stato chiaramente ideato pensando al thru-hiker che necessita di un complemento al tarp per proteggersi dagli insetti e proteggere il proprio sacco a pelo da umidità e sporco, eccellendo nettamente rispetto alla concorrenza.
Ripensando ai miei thru-hike in Scozia e in particolare in Lapponia, il Millaris sarebbe sicuramente tornato utilissimo, permettendomi tra le altre cose di riposare senza il fastidio di zanzare e midges.
Chi invece cercasse un sacco da bivacco da utilizzare nell'approccio modulare solo per aumentare la temperatura percepita del proprio sacco a pelo gli converrebbe restare sul SOL Escape LITE Bivy. Allo stesso modo chi fosse alla ricerca di un sistema leggero ma solido per bivaccare durante ascensioni alpinistiche di pochi giorni dovrebbe orientarsi sull'OR Alpine Bivy.

Il Millaris Bivy Sack è sicuramente un prodotto di qualità, perfetto per il thru-hiker intermedio/esperto o l'escursionista-campeggiatore che si sia fatto conquistare dal tarp.

Per intenderci, se utilizzate una tenda, magari doppio telo, l'uso di questo sacco da bivacco risulterà superfluo.
A mio avviso il Millaris Bivy Sack potrebbe diventare un prodotto davvero eccezionale se fossero migliorate le caratteristiche di isolamento termico e di schermatura del vento.
Posso inoltre suggerire ad As Tucas di presentarlo al pubblico ad un prezzo maggiormente concorrenziale: l'unico prodotto in commercio (a mia conoscenza) che presenta caratteristiche simili (ma sembra sprovvisto di loop per sollevare la mesh dal viso) al Millaris è il Terra Nova Moonlite Bag Cover, che può essere acquistato per poco meno di 160 euro.

The Walking Robin è ambassador di As Tucas, ma viene garantita l'assoluta imparzialità di giudizio e quindi di questa recensione. Come thru-hiker ed esploratore non posso non appoggiare una giovane azienda europea che punta sulla qualità ed efficienza dei propri prodotti dedicati al mondo del thru-hiking e dell'escursionismo. Per i lettori e follower di The Walking Robin As Tucas regala uno sconto del 10% su tutti i prodotti inserendo il codice TWROBIN-10


Tutorial sul fuoco da campo: il falò verticale

Il falò verticale è un sistema di disposizione della legna efficiente e con alcuni vantaggi significativi rispetto ad altre strutture più conosciute. Può essere infatti inteso come una variante del più famoso falò a tepee.

Un falò verticale improvvisato, con pochi pezzi di legno piantati e altri posati.

 

Pregi

  1. Struttura estremamente adattabile a seconda del tipo di legname che si ha a disposizione.
  2. Fiamma verticale, ideale per cucinare.
  3. Veloce produzione di braci.
  4. Possibilità di cucinare comodamente con pentola poggiata direttamente sulla struttura.
  5. Struttura adatta a condizioni di legna umida.
  6. Struttura adatta in caso di vento e di pioggia.

 

Difetti

  1. Elevata velocità di combustione della legna (il fuoco tende ad estinguersi rapidamente).
  2. La struttura può collassare in poco tempo (attenzione durante la cottura con pentole a contatto diretto!).
  3. L'uso di pezzi di legno di grandi dimensioni richiede una lavorazione più lunga.
  4. Sebbene non sia indispensabile, l'uso di un seghetto aiuta enormemente la preparazione dei pezzi di legno che siano davvero idonei.
  5. Il calore ha perlopiù una dispersione verticale, per cui non è una struttura adatta per riscaldarsi.

 

Istruzioni:

  1. Raccogliere due principali tipologie di rami: di media taglia (da 2 a 4 cm di diametro circa) e sottili (0.5 cm di diametro circa). Raccogliere anche foglie secche, pigne e altro materiale facilmente infiammabile. Un sasso relativamente piatto può risultare utile nella formazione della struttura finale. Per la variante è necessario anche un pezzo di legno più grosso (almeno 10 cm di diametro).
  2. Spezzare i rami di taglia media affinché abbiano tutti lunghezza simile (consiglio sui 25 cm circa). I rametti sottili vanno invece spezzettati ad una lunghezza tra i 5 e i 15 cm.
  3. Piantare i pezzi di legno di medio spessore in cerchio ad una distanza l'uno dall'altro di circa 2 cm. Se il terreno è duro potrebbe esser necessario dover lavorare di coltello per creare una punta per ogni ramo. Tra un legnetto e l'altro è possibile poggiare un altro pezzo di legno, in modo da ridurre i vuoti. All'interno del "cerchio" posizionare il sasso (step 1) o il pezzo di legno più grosso (anche questo dovrebbe essere piantato nel terreno (step 1a).
  4. Sul sasso o a contatto con il terreno (posizionate comunque qualcosa al di sotto, anche un paio di rametti andranno bene) posizionate la vostra esca (un piccolo batuffolo di cotone impregnato di vaselina è l'ideale) e fate in modo che esca di poco dalla struttura, in modo che possa essere accesa facilmente. Riempite lo spazio interno del vostro "cilindro di rami" con i pezzi di legno sottili precedentemente preparati (step 2 e 2a).
  5. Ai rami sottili aggiungete materiale piccolo e facilmente infiammabile che possa "riempire" gli spazi. Aghi secchi di abete sono l'ideale, ma vanno bene anche foglie secche spezzettate o erba secca (step 3 e 3a).
  6. Occupate lo strato superficiale con delle pigne (step 4). Questo step serve a rendere ancora più verticale la fiamma nel caso in cui non si utilizzi un pezzo di legno centrale.

Considerazioni:

La pentola potrà essere appoggiata sui pezzi di legno che costituiscono il cilindro o sul grosso pezzo centrale (nella variante). Più grossi sono i pezzi di legno utilizzati e più tempo la pentola potrà essere lasciata sul fuoco senza che la struttura collassi. Usando un seghetto è facile preparare pezzi di legno della stessa lunghezza con un'estremità piatta (dà stabilità alla pentola) e un'estremità appuntita (basta segare in obliquo). Il sasso serve a limitare la dissipazione di calore dovuto al contatto con il terreno e a raccogliere le braci calde (che potranno essere utilizzate successivamente. Le pigne sullo strato superiore "canalizzano" la fiamma verso di loro limitando la sua dispersione laterale.

Per quanto con questa struttura il fuoco abbia uno sviluppo molto verticale, è comunque indispensabile liberare da detriti infiammabili una vasta area attorno al luogo scelto per predisporre il falò.

Dopo circa 30 minuti la struttura tenderà a collassare diventando un classico fuoco tepee

 

 


Scarpa uomo La Sportiva Mutant

Quando si cerca una calzatura leggera e in grado di offrire il massimo grip su diverse tipologie di terreno, le scarpe da trail running sono forse la scelta migliore. La Sportiva è un brand tra i più importanti e noti a livello internazionale per la produzione di eccellenti calzature da trail.

Ho testato le scarpe (modello maschile) Mutant di La Sportiva in modo davvero intensivo per un periodo di circa 9 mesi su terreni molto diversi: sentieri battuti, strade asfaltate, vie ferrate, ghiaioni, boschi e terreni privi di traccia. Le ho inoltre utilizzate nella traversata delle Isole Faroe.

 

Confort

Le Mutant sono sicuramente confortevoli, con una buona soletta interna che sostiene l'arco plantare. La parte anteriore della scarpa è ampia, permettendo libertà di movimento alle dita del piede, caratteristica che ho trovato utile nel ridurre l'affaticamento del piede dopo giornate di marcia sostenuta. Troppo ampio è forse il giro-caviglia che, sebbene faciliti la calzata, favorisce l'ingresso di detriti vari all'interno della scarpa.

 

Peso

La singola scarpa pesa 345 grammi (taglia 45), un peso sicuramente che non rientra nella categoria ultraleggeri ma che non si fa sentire una volta indossate.

 

Aderenza

L'aderenza è il vero punto di forza delle Mutant. La suola fornisce un grip davvero eccezionale su rocce (anche bagnate) e sul fango, comportandosi egregiamente anche su pendii erbosi e sull'asfalto.

 

Calore e traspirabilità

Le Mutant sono scarpe pensate per un uso estivo, essendo particolarmente traspiranti senza però fornire una protezione termica contro il freddo al piede. Sono quindi sconsigliate per un uso prolungato in climi particolarmente rigidi o su terreni innevati.

 

Impermeabilità e asciugatura

Assolutamente non impermeabili, si asciugano piuttosto velocemente, risultando quindi adatte all'uso in terreni acquitrinosi come quelli tipici del Nord Europa. Nelle Faroe ho dovuto effettuare diversi guadi e mi sono trovato sotto piogge di una certa intensità: le Mutant si sono ovviamente inzuppate d'acqua, ma si sono asciugate ad un livello accettabile in pochi minuti (un livello accettabile significa che all'interno della scarpa non vi sono ristagni d'acqua, ma la scarpa risulta ancora bagnata al tatto).

Le Mutant si asciugano all'aria sull'Altipiano delle Pale di San Martino

 

Durabilità

Le scarpe da trail non sono pensate per il thru-hiking, quindi tendono a rovinarsi velocemente fuori sentiero. Le Mutant non fanno eccezione e, dopo 9 mesi di utilizzo intenso, presentano diversi danni: la tomaia si sta scollando in diversi punti (di facile riparazione) e il tessuto risulta lacerato in più parti. I tasselli della suola sono ormai appiattiti, rendendo l'aderenza sub-ottimale. La responsabilità di questi cedimenti è imputabile soprattutto al loro uso nell'attraversamento di lunghi ghiaioni, ma anche la corsa sull'asfalto ha contribuito significativamente al rapido consumo della suola. Le Mutant hanno fatto il loro dovere durante la traversata delle Isole Faroe, ma in un thru-hike di maggiore lunghezza potrebbero non portarvi alla fine del percorso, cedendo prima.

 

Prezzo

Di listino si trovano a 139 euro, ma su Amazon si possono acquistare a meno. Per la qualità dei materiali e il valore della scarpa il prezzo è sicuramente onesto se non addirittura economico. Nell'ottica di un lungo thru-hike si tratta invece di una calzatura costosa, visto che potrebbe cedere dopo alcune centinaia di chilometri di cammino.

In ambiente dolomitico, con terreno roccioso e scivoloso in seguito alla pioggia, le scarpe Mutant assicurano un'aderenza ottima

 

Valutazione finale

Le scarpe Mutant di La Sportiva sono sicuramente le migliori scarpe che ho potuto utilizzare nelle mie attività outdoor: calzano il piede come un guanto, rendendo ottima la reazione muscolare alle asperità del terreno, assicurano un'aderenza incredibile e sono sufficientemente traspirabili e velocemente asciugabili da poter essere utilizzate anche in luoghi molto umidi. Gli unici aspetti negativi sono la facilità con cui permettono ai detriti di entrare all'interno attraverso l'apertura giro-caviglia e la durabilità limitata (superiore però ad altre scarpe da trail running che ho potuto testare). Il prezzo è onesto, ma nell'ottica del continuo ricambio di calzature che il thru-hiking richiede non risultano di certo economiche. Sicuramente consigliate per l'escursionismo tradizionale e per brevi thru-hike, meno per attività riconducibili all'alpinismo (vie ferrate, attraversamento di ghiaioni).

 

 


Highlander 2-3 Emergency Survival Shelter

Nel mondo dei ripari d'emergenza il ruolo del leone lo fa il bothy bag. Quello proposto da Highlander, nella versione per 2/3 persone, è sicuramente un prodotto valido, da portare con se durante escursioni giornaliere, anche in solitaria.

 

 

L'Highlander 2-3 Emergency Survival Shelter pesa 340 grammi e da chiuso è un cilindro di 10 cm di diametro e 22 cm di altezza. Una volta aperto l'altezza è di 92 cm, la larghezza di 47 cm e la lunghezza di 142 cm. Come tutti gli altri "bothy bag" si tratta sostanzialmente di un sacco impermeabile in cui ripararsi in caso di maltempo.

Due persone possono comodamente sedervisi all'interno, una di fronte all'altra, fornendo con le proprie schiene/teste il sostegno all'intera struttura. Due quadrati di tessuto impermeabile fungono da "sedile" per facilitare l'isolamento dal terreno (o quantomeno per non bagnarsi).

Una manichetta, richiudibile con un cordino, consente l'areazione.

Una "finestrella" di plastica trasparente permette di guardare all'esterno e di ridurre il possibile senso di claustrofobia nel rimanere confinati all'interno di uno spazio così ristretto.

Il margine inferiore del bothy bag può essere stretto grazie ad un apposito cordino per limitare l'ingresso di aria fredda.

Il tessuto AB-TEX è impermeabile (colonna d'acqua di 3000 mm) e anti-vento.

Questo riparo d'emergenza è di un acceso colore arancione, utile per facilitare la localizzazione da parte dei soccorsi in caso di necessità.

È possibile utilizzarlo anche da soli, sostituendo al compagno lo zaino (se di grandi dimensioni) o i bastoncini da trekking. Se si usa con i bastoncini da trekking si consiglia di "strozzare" dall'esterno il tessuto all'impugnatura di ciascun bastoncino con l'estremità di un cordino; l'altra estremità verrà picchettata al suolo, normalmente dalla parte opposta rispetto a dove vi siederete. Questo "set-up" permetterà al bothy bag di reggere a raffiche di vento anche piuttosto forti, a patto che usiate il vostro corpo come principale frangivento. In alternativa dovrete usare altri cordini e altri picchetti per assicurare saldamente al suolo i bastoncini da trekking.

Un simile set-up può essere facilmente trasformato in un giaciglio entro cui passare la notte, provando anche a dormire. Lo spazio interno non è sufficiente a distendersi completamente, ma permette di dormire sul fianco con le gambe leggermente piegate. Per evitare che il sacco si afflosci su di noi (bagnandoci con la condensa che si sarà formata) è sufficiente dare solidità alla struttura in questo modo: inserire due piccoli sassi (ma anche monete, bottoni o altri piccoli oggetti andranno benissimo) all'interno del bothy bag in corrispondenza dell'estremità opposta rispetto a dove sono state legate le impugnature dei bastoncini da trekking. Con due cordini stringete il tessuto del sacco subito al di sotto di ogni sassolino e picchettate l'altra estremità al suolo. Il "tetto" del bothy bag dovrebbe risultare teso e inclinato verso il suolo in direzione di dove abbiamo fissato i due sassolini. Per aumentare il confort del nostro giaciglio è sufficiente fissare i bastoncini ad una distanza l'uno dall'altro circa uguale alle nostre spalle. Per entrare/uscire dal riparo basterà allentare il cordino perimetrale del bothy bag e sollevarlo lungo i bastoncini fino all'impugnatura: i due bastoncini fungeranno così da "stipiti" della porta. Difficilmente in una situazione di emergenza si avrà a disposizione un materassino, ma quelli 2/3 della lunghezza intera sono perfetti per questo set-up.

Ho studiato queste situazioni e le ho testate sul campo, con meteo avverso. A mio avviso il bothy bag dovrebbe essere considerato uno di quei pezzi di equipaggiamento obbligatori durante escursioni giornaliere. Nonostante il peso sia circa quattro volte quello di una coperta termica in mylar, fornisce una protezione molto maggiore, nemmeno paragonabile e, specie in inverno, può davvero salvare la vita. L'Highlander 2-3 Emergency Survival Shelter mi accompagna in tutte le escursioni di un giorno, solo o accompagnato da un'altra persona. Se sto accompagnando invece un gruppo più numeroso preferisco portare un tarp, con cui posso costruire un riparo molto più ampio, in grado di proteggere più persone. Un bothy bag può fare la differenza quando siamo sorpresi da un fortunale, quando la visibilità è minima o anche solo se si vuole fare una sosta (magari per mangiarsi un panino) e si vuole essere schermati da pioggia, vento e neve.

Insomma, se non lo aveste capito consiglio caldamente il suo acquisto: ad un prezzo di mercato che oscilla tra i 20 e i 35 euro è sicuramente un prodotto valido che non intaccherà pesantemente le vostre finanze.

 


Tenda 3F UL Gear Pedestrian 1

La tenda Pedestrian 1 di 3F UL Gear è un’opzione ultraleggera ed economica per il thru-hiker solitario che merita un’analisi accurata.

 

La tenda 3F UL Gear Pedestrian 1 è una vera tarp-tent monoposto. Si indica con il termine tarp-tent una tenda monotelo che utilizza i bastoncini da trekking come paleria e che delimita la camera interna con una zanzariera direttamente collegata al telo esterno.
3F UL Gear “copia” la tenda Wisp Super-Bivy UL Tent di Big Sky International, apportando alcune piccole modifiche (anche in termini di materiale) che la rendono un po’ più pesante ma più spaziosa e, almeno dalle specifiche, più performante.

Ma andiamo con ordine. Innanzitutto il peso, vero motivo che può spingere (assieme al prezzo) ad acquistare questa tenda: 740 grammi comprensivi di picchetti e cordini (assieme alla tenda arriva un footprint opzionale di circa 130 grammi).

Gli indici d’impermeabilità sono eccellenti: 5000 mm di colonna d’acqua per il telo esterno e 6000 mm per il catino. Tutte le cuciture sono sigillate.

I dettagli risultano curati come già riscontrato sulla Lanshan 2, avvalorando l’impressione che la 3F UL Gear sia un passo avanti rispetto ad altre aziende cinesi sui parametri di qualità.

Il set-up è semplice e intuitivo: un bastoncino da trekking e un paletto ultraleggero (in dotazione) danno sostegno alla struttura che però non è autoportante, richiedendo l’utilizzo di 8 picchetti (più uno opzionale in caso di forte vento). Il bastoncino da trekking funge da asse portante di una struttura pseudo-piramidale in cui più di metà del volume è occupato dall’area abitabile (delimitata da una zanzariera) e il rimanente spazio funge da vestibolo. Qui si notano le prime differenze rispetto alla Wisp: la camera interna è più ampia, sia a livello della testa che del busto, come anche il vestibolo, decisamente spazioso e in grado di ospitare senza problemi un grande zaino. Le dimensioni del vestibolo lo rendono adatto per cucinarvi all’interno senza pericolo.

Anche l’altezza è maggiore, con il punto massimo a 125 cm e posto in una posizione più avanzata rispetto alla verticale centrata tipica di molte monoposto (come ad esempio la Lanshan 1): si tratta di un escamotage intelligente, che crea uno spazio abitabile più confortevole.

Essendo una tenda monotelo la 3F UL Gear Pedestrian 1, è particolarmente sensibile alla formazione di condensa. Ma su questo fronte si vede la maggiore delle migliorie rispetto alla Wisp: la presa d’aria è più ampia e posta più in basso rispetto al disegno della Wisp. Si crea così un flusso d’aria tra questa apertura e la mesh posta all’altezza dei piedi. Non ho trovato questo flusso d’aria fastidioso perché non coinvolge la testa quando si è sdraiati, mentre sembra ridurre considerevolmente la formazione di condensa.
L’ho testata in condizioni di basse temperature (da 6 a -4°C) ed elevata umidità sull’appennino tosco-emiliano: in caso di totale assenza di vento può formarsi un leggero strato di condensa, a mio avviso assolutamente non problematico, ma è sufficiente una leggera brezza perché questa si asciughi totalmente, confermando le iniziali impressioni sulle prese d’aria ben ideate.

Rispetto ad altre tende monoposto questa è sicuramente più spaziosa, ma non la consiglierei comunque a persone più alte di 185 cm o particolarmente robuste.

Richiusa nella sua sacca occupa uno spazio limitato: un cilindro di 34 cm di lunghezza per 14 cm di diametro.

Il telo esterno raggiunge il terreno anche a livello del vestibolo, limitando l’ingresso di vento e aria fredda. Questo la rende adatta anche ad un uso invernale.

Il telo esterno arriva fino al terreno, limitando l’ingresso d’aria fredda.

Vi è un unico accesso alla camera interna ma le zip bidirezionali sono estremamente fluide e ben fatte.

La tenda sembra resistere bene al vento, ma è consigliabile che la faccia minore (quella dei piedi per intenderci) sia rivolta contro il vento per assicurare una maggiore stabilità.

Il prezzo di listino è di circa 110 euro ma si trova comunemente in offerta attorno ai 75 euro (comprensivi di spedizione in Italia).

Rispetto alla Lanshan 1 (monoposto a due teli) la tenda è di poco più leggera (circa 100 grammi) e, a mio avviso, possiede un disegno più intelligente: la Lanshan 1 ha un’unica presa d’aria in corrispondenza della verticale, rendendo utopico il ricircolo d’aria, uno spazio interno minore e un vestibolo più piccolo in grado di far passare folate di vento. Il prezzo è più o meno lo stesso (leggermente maggiore per la Lanshan 1).

Rispetto alla Wisp è invece più pesante di circa 150 grammi ma più spaziosa, teoricamente più performante e decisamente più economica (la Wisp costa circa 235 euro).

 


Dove allestire il proprio campo

La scelta di un posto adatto in cui montare la tenda e allestire il proprio campo è forse una delle cose che richiedono più tempo ad un novello thru-hiker. L'esperienza acquisita in decine di fallimenti lo porterà inevitabilmente a scorgere preventivamente tutti i segnali indicatori di problemi, e a scegliere l'area migliore in cui passare la notte.

Voglio provare a farvi evitare non tutti, ma una buona parte dei fallimenti dandovi delle linee guida. Prenderemo in considerazione come preparare la piazzola, i luoghi potenzialmente pericolosi, i luoghi migliori per evitare la formazione di condensa, i luoghi in cui patire meno il freddo e quelli ecologicamente più compatibili.

Gli alberi riducono la forza del vento e aumentano la temperatura dell'area

 

Scelta e cura della piazzola

Una volta che vi siete assicurati che la zona scelta abbia tutte le caratteristiche idonee per allestire il vostro campo in sicurezza (vedi oltre), individuate una piazzola che sia:

  1. sufficientemente ampia per montare il vostro riparo;
  2. pianeggiante o in leggera pendenza;
  3. priva di radici affioranti, massi interrati o altre asperità difficilmente rimovibili;
  4. libera da tracce di animali potenzialmente pericolosi (cinghiali, lupi, orsi, cani);

Provvedete quindi a liberare la piazzola scelta da rametti e sassi, cercando di ottenere una superficie liscia e priva di asperità: questo permetterà a voi di dormire più comodi e manterrà integro il catino della vostra tenda. Nel caso in cui ci fosse neve fresca, appiattitela camminando ripetutamente nell'area con le ciaspole ai piedi fino a che non vedete che non sprofondate più.
Prima di montare la tenda mettete il materassino nella posizione in cui prevedete di dormire e provate a stendervi sopra: cercate di capire se siete comodi, questo vi risparmierà di smontare e rimontare la tenda o di passare una notte insonne!

 

Dove NON allestire il proprio campo perché PERICOLOSO

  1. Greto di un fiume --> campeggiare sulle sponde di un fiume o di un torrente, o nel greto di un ampio corso d'acqua (anche asciutto), è una delle idee più pericolose di sempre. Piene improvvise possono spazzare via la vostra tenda con voi dentro, spesso con esiti fatali.
  2. Margine inferiore di ghiaioni o pareti di roccia --> spesso al termine di un ghiaione si trova un'area prativa pianeggiante, che invita al campeggio. Il ghiaione è però indicativo di un'area d'instabilità strutturale della montagna, per cui è possibile che avvengano smottamenti e cadute di massi che possono coinvolgere il vostro campo. Bivaccare al di sotto di pareti di roccia è spesso inevitabile per molti alpinisti, ma se si può scegliere è meglio rimanerne lontani almeno un centinaio di metri per ridurre il rischio di essere colpiti da frane o singoli sassi in caduta libera.
  3. Avvallamenti del terreno --> un'improvvisa pioggia torrenziale (molto comune durante l'estate in molte zone montane) può trasformare in poco tempo un avvallamento in un piccolo lago. Evitate di trovarvi all'interno.
  4. Plateau d'alta quota --> in un altipiano pianeggiante la vostra tenda tenderà ad essere il bersaglio ideale per i fulmini. Non occorre che aggiunga altro.

 

Dove NON allestire il proprio campo per evitare la formazione di condensa

Quando la temperatura raggiunge una certa temperatura, in relazione alla percentuale di umidità, il vapore acqueo si condensa sulle superfici passando allo stato liquido. All'interno di una tenda la temperatura può essere di diversi gradi maggiore rispetto all'esterno e, a causa della nostra respirazione e traspirazione, la percentuale di vapore acqueo è elevata. A contatto con il telo della tenda (più freddo rispetto all'aria interna perché condizionato dal clima esterno) il vapore acqueo condensa formando gocce di acqua liquida.

  1. Fonti d'acqua --> accamparsi nei pressi di ruscelli, fiumi, laghi e talvolta anche mari può essere estremamente appetibile, ma l'umidità è maggiore (senza scomodare l'equazione di Boltzmann e spiegando in parole povere, l'acqua liquida è sottoposta ad un continuo processo di evaporazione che porta nell'aria molecole di acqua sotto forma di vapore). Presso torrenti e fiumi di piccole dimensioni la temperatura dell'aria tende inoltre ad essere inferiore, aumentando lo sbalzo termico tra l'interno e l'esterno del proprio riparo e, di conseguenza, aumentando la formazione di condensa. Torbiere, acquitrini e altre aree umide presentano la stessa problematica.
  2. Zone "troppo" riparate dal vento --> ripararsi dal vento è importante, ma quando s'impedisce un flusso orizzontale d'aria aumenta enormemente la probabilità di formazione della condensa. Come per tante cose nella vita è importante cercare il giusto mezzo.
  3. Avvallamenti del terreno --> negli avvallamenti del terreno la temperatura è normalmente inferiore rispetto all'area circostante in quanto si ha (tra le altre cose) lo spostamento verso il basso dell'aria fredda. Campeggiare in una zona in cui la temperatura è inferiore facilita la formazione di condensa sulle superfici.

 

Dove allestire il proprio campo per patire meno freddo

  1. Aree alberate --> gli alberi, come tutti gli esseri viventi, emettono calore per cui nelle loro vicinanze la temperatura dell'aria è maggiore. La volta arborea inoltre funge da "schermo", limitando la dissipazione del calore verso l'alto. Gli alberi rappresentano anche uno schermo nei confronti del vento, che ha la proprietà di abbassare la temperatura percepita. Il suolo in un bosco di conifere è solitamente ricoperto di aghi di pino, che hanno un ottimo effetto d'isolamento termico.
  2. Versante a sud/sud-est --> i versanti meridionali di un gruppo montuoso sono quelli maggiormente esposti alla luce del sole durante la giornata. Le rocce (ovviamente a seconda del tipo) e il terreno possono accumulare grandi quantità di calore che può essere rilasciato di notte più o meno velocemente. Se la posizione scelta è tendente verso est, la mattina presto potrete inoltre usufruire del calore fornito dai primi raggi del sole.
  3. Aree schermate --> il vento, come già detto, è responsabile di drastici abbassamenti della temperatura, specie di quella percepita. Accamparsi nei pressi di barriere naturali in grado di schermare buona parte delle folate di vento è sempre una buona idea.
  4. Lontano da corsi d'acqua --> l'umidità è spesso causa di una sensibile riduzione della temperatura percepita e, in diversi casi, di quella effettiva. Nei pressi di torrenti e ruscelli la temperatura può essere di qualche grado inferiore.
Una duna può essere una riparo sufficiente dal vento gelido che arriva da un ghiacciaio (qui in Groenlandia)

 

A seconda del periodo dell'anno potrebbe essere intelligente mantenersi a distanza, oppure avvicinarsi al mare o a un grande lago: d'inverno queste grandi masse d'acqua rilasciano calore, mantenendo una temperatura nell'area circostante maggiore rispetto alle aree più lontane. Anche l'altitudine è un fattore importante: solitamente al crescere della quota la temperatura diminuisce, ma vi sono aree (più comuni di quello che si pensa) in cui avviene la cosiddetta "inversione termica", con temperature in quota più miti rispetto ad aree meno elevate. Per capire se una zona è soggetta a questo fenomeno è sufficiente "saper leggere" la vegetazione circostante. Aree famose per una spiccata inversione termica sono il Cansiglio e il gruppo montuoso del Jura.

 

Allestire il proprio campo in maniera eco-friendly

La prima scelta è: utilizzare un sito precedentemente utilizzato da altri oppure no? Si tratta di una questione più delicata di quanto si pensi, con punti a favore e contro ciascuna alternativa.

Sito per il campo precedentemente utilizzato da altri escursionisti

  1. Terreno pianeggiante, libero da impedimenti e quindi più sicuro per l'integrità strutturale della tenda. PRO
  2. Impatto ambientale limitato a sole poche aree. PRO
  3. L'area presenta solitamente condizioni adatte a campeggiare. PRO
  4. Il terreno diviene compatto, duro e difficile da picchettare. CONTRO
  5. Gli animali imparano ad associare quell'area a disponibilità di cibo. Fastidioso problema in presenza di topi, volpi e procioni. Pericoloso in aree popolate da orsi, coyote e altri predatori. CONTRO
  6. La piazzola riduce il senso di wilderness dell'area. CONTRO
  7. Purtroppo possono esserci rifiuti nei pressi. CONTRO

All'interno di parchi ed aree protette questa scelta è spesso regolamentata: in alcuni luoghi si chiede espressamente di favorire l'uso di piazzole già stabilite, mentre in altre si chiede di accamparsi lontano dal sentiero (almeno 200 metri) e in aree non precedentemente utilizzate (l'impatto ambientale viene quindi diluito, basandosi sulla teoria che un singolo campeggiatore non dovrebbe arrecare troppi danni all'area scelta).

Oltre per i motivi precedentemente elencati, bisognerebbe accamparsi lontano dai corsi d'acqua anche per limitare le possibili contaminazioni delle fonti: deiezioni e urina possono rendere non potabile una fonte d'acqua per lunghi periodi di tempo, quindi è necessario rimanervi il più possibile distante (le falde acquifere possono estendersi in un area molto ampia ed essere sufficientemente superficiali da entrare in contatto con i rifiuti). Lavarsi in un lago o in un fiume può essere allettante, ma bisognerebbe evitarlo, soprattutto per rispetto di chi intenda utilizzare quella fonte per abbeverarsi. Stessa cosa per lavare pentole e gavette. La cosa migliore da fare è di riempire un secchio collassabile o una sacca idrica alla fonte, quindi spostarsi di almeno 200 metri per utilizzarne il contenuto per lavare se stessi o le stoviglie.

 

Ora avete tutte le indicazioni principali per fare del vostro campeggio un'esperienza da ricordare piacevolmente! È ora di mettersi alla prova!

 


Sacco da bivacco Outdoor Research Alpine Bivy

Un sacco da bivacco è un riparo minimalista che, a seconda dei modelli, può variare in complessità da un banale sacco impermeabile a una struttura riconducibile a quella di una tenda. Il sacco da bivacco Alpine Bivy di Outdoor Research è un prodotto a sé stante, ideato per uno scopo ben preciso, differente sia da quello delle bivy-tent che da quello dei sacchi da bivacco d'emergenza.

Partiamo dal materiale: l'Alpine Bivy è costituito quasi interamente di Gore-Tex. Chi mi conosce e segue questa pagina web conoscerà lo scarso amore che nutro per questo materiale (le motivazioni sono spiegate in quest'altro articolo), ma nel contesto d'utilizzo dell'Alpine Bivy è probabilmente il tessuto ideale.

Ma insomma, qual è l'applicazione ideale per l'Alpine Bivy? Come il nome suggerisce, questo sacco da bivacco è stato ideato per l'alpinismo e oserei dire per l'alpinismo veloce in ambienti difficili. L'idea è quella di avere un riparo leggero, con un set-up semplice se non immediato, e che fornisca il massimo della protezione dalle intemperie. Nell'ottica degli alpinisti a cui questo prodotto è indirizzato vi è il raggiungimento in giornata della vetta, senza dover bivaccare in parete, ma se questo non fosse possibile a causa di inattesi cambiamenti meteorologici, ecco che l'Alpine Bivy diviene provvidenziale.

Rispetto ad altri sacchi da bivacco, le dimensioni sono più generose e l'uso (opzionale) di un paletto ripiegabile permette il sollevamento del sacco a livello di testa e petto, evitando così la spiacevole sensazione di avere l'intero sacco collassato su di noi. L'apertura si trova a livello dell'area testa ed è dotata di una doppia zip: è infatti possibile tenere il sacco completamente chiuso (per la massima protezione) o avere solo una zanzariera a proteggere l'ingresso (da usare solo in caso di bel tempo). Due asole a livello dei piedi e tre asole a livello dell'entrata possono essere utilizzate per ancorare il sacco al terreno, un'opzione decisamente importante se si è costretti a bivaccare su cenge esposte! Chi volesse ridurre il peso trasportato lasciando a casa il paletto ripiegabile ma non volesse il telo del sacco contro il viso può sfruttare una piccola asola posta in corrispondenza della verticale della guaina in cui viene fatto passare il paletto per legarvi l'estremità di un cordino. L'altra estremità può essere legata ad un arbusto, ad un ramo o a una roccia soprastante il sacco da bivacco.

Come ho già accennato lo spazio interno è ampio per essere un sacco da bivacco e consente di usare all'interno qualsiasi tipo di materassino gonfiabile monoposto, lasciando ancora spazio per tenere a portata di mano qualche oggetto di piccole dimensioni.

Il peso effettivo è di circa 900 grammi, tanti per essere un sacco da bivacco, pochi per essere un riparo adatto anche all'uso invernale.

Sebbene più di qualcuno utilizzi questo sacco da bivacco (o altri modelli della stessa azienda) nella pratica del thru-hiking, spesso associandolo all'uso di un piccolo tarp che possa fungere da veranda, questo prodotto è specificamente pensato per l'uso alpinistico e a mio avviso non è adatto per il trekking. Le motivazioni sono le seguenti:

  1. scomodità --> passare tante notti dentro a una "bara" non è piacevole e in condizioni meteo avverse non è possibile cucinarvi all'interno, sedersi o sgranchire gli arti.
  2. scarsa ventilazione --> nonostante il Gore-Tex sia traspirante, la sua permeabilità è limitata. Alla lunga l'assenza di un'efficiente ventilazione può portare ad una costante umidità interna che, oltre ad essere fastidiosa, può causare l'insorgenza di muffe (specialmente nella foot-box).
  3. nessun vero vantaggio rispetto ad alternative più leggere --> difficilmente in un trekking s'incontrano le stesse condizioni atmosferiche in cui si può imbattere un alpinista in alta quota. Una bivy-tent in nylon può servire ugualmente bene pesando meno.

Gli unici thru-hike in cui potrebbe avere senso il suo utilizzo sono le route d'alta quota (anche alcune Alte Vie) in cui è difficile trovare punti adatti per picchettare una tenda e in cui le condizioni atmosferiche possono essere davvero inclementi.

Rispetto a qualsiasi tenda, un sacco da bivacco come l'Alpine Bivy ha una resistenza al vento impareggiabile e il set-up è praticamente istantaneo (un paio di minuti in più se si picchettano le asole e se si utilizza il paletto come sostegno).

Il prezzo è davvero elevato: quasi 300 euro dal rivenditore più economico on-line, pochi euro in più su Amazon.

Ho testato l'Alpine Bivy in singole escursioni da due giorni (una notte di bivacco) sulle Alpi e, sebbene non abbia constatato reali problemi, ho sperimentato una leggera formazione di condensa quando la temperatura esterna è scesa sotto i -5°C. Il sacco mi è arrivato con il paletto troppo lungo per poter essere accomodato nella guaina. L'Outdoor Research offre una garanzia a vita e avrebbero provveduto a sostituirmi il prodotto, a patto che pagassi le spese di spedizione. Spendere circa 40 euro per 1 cm extra di paletto mi è sembrato una follia, così ho provveduto a segare il materiale in eccesso risolvendo il problema. Per tenere solo la zanzariera a protezione del viso è necessario avvolgere il telo superiore sul paletto di sostegno: il sistema è però poco pratico, poco stabile e funzionale. Sicuramente questo si tratta di un aspetto da sistemare per Outdoor Research.

In conclusione l'Outdoor Research Alpine Bivy potrebbe essere un pezzo importante dell'equipaggiamento di ogni entusiasta del mondo outdoor, ma il prezzo elevato lo rende sicuramente accessibile solo ad un pubblico elitario.

Mattina sul gruppo del Fumante-Obante (Piccole Dolomiti) con il sacco da bivacco Outdoor Research Alpine Bivy

Sacchi da bivacco SOL Escape Bivvy e SOL Escape LITE Bivvy

L'azienda SOL (Survive Outdoor Longer) produce una serie di sacchi da bivacco a mio avviso eccezionali, sia per le loro specifiche tecniche, sia per la loro versatilità d'utilizzo. Pensati inizialmente come sistemi di sopravvivenza per situazioni impreviste, si adattano perfettamente alle esigenze del thru-hiker e stanno acquisendo sempre maggior fama nel mondo del trekking e del backpacking.

L'Escape Bivvy di SOL

 

I SOL Escape Bivvy sono fondamentalmente dei sacchi impermeabili, ma traspiranti. Ho già espresso il mio scetticismo relativamente ai tessuti impermeabili/traspiranti (vedi questo articolo), ma il tessuto sviluppato da SOL è davvero interessante: la superficie esterna è sicuramente trattata per essere repellente all'acqua, mentre l'interno, simile ad una coperta d'emergenza in mylar, riflette efficientemente il calore corporeo.

Sia la versione originale Escape Bivvy che la versione più leggera Escape LITE Bivvy riflettono il 70% del calore corporeo permettendo comunque la traspirazione. La versione Escape Bivvy Pro (che non ho potuto testare) aumenta la percentuale di riflessione del calore fino ad un incredibile 90%!

L'esterno del sacco è dichiarato weather-resistant, che non vuol dire impermeabile. L'Escape Bivvy e l'Escape LITE Bivvy proteggono infatti efficientemente dal vento e da piogge e nevicate di bassa intensità, ma a mio avviso non eccellono sotto pesanti acquazzoni o su terreno fradicio. Ancora una volta la versione "Pro" sembra superare i fratelli minori, con una specifica di "100% waterproof" (tutta da dimostrare).

Il SOL Escape Bivvy possiede una zip laterale di circa 50 cm che favorisce l'accesso al sacco. Un cordino permette di stringere il cupolino, ma si tratta di un accessorio inutile: non essendo preformato il cupolino non risulta confortevole, nemmeno se stretto con il cordino, e non è neppure in grado di proteggere efficientemente la testa dalle intemperie. Il tessuto costituente l'Escape Bivvy è leggero ma robusto, rendendolo adatto anche ad un uso a contatto diretto con il terreno. Il peso è di circa 240 grammi.

L'Escape Bivvy è adatto anche per un utilizzo a contatto diretto col terreno.

 

L'Escape LITE Bivvy pesa solo 133 grammi. La differenza di peso con l'Escape Bivvy è data dall'uso di un materiale più sottile, più soggetto a forature e lacerazioni, dall'assenza di zip e lacci, oltre che da un design più minimalistico. La lunghezza è tale da permettere tranquillamente ad una persona alta 180 cm di chiudersi all'interno e l'unica scomodità è data dalla larghezza limitata, che rende un poco difficoltoso infilarsi all'interno.

L'Escape LITE Bivvy: semplice ma funzionale

 

L'Escape Bivvy può essere usato come un sacco da bivacco d'emergenza, come complemento di un riparo ultraleggero (come un tarp di piccole dimensioni) o come sostituto di un sacco a pelo estivo durante notti calde. A mio avviso la sua vera utilità è in un'ottica di modularità come complemento del sacco a pelo per aumentarne la temperatura di confort. L'Escape LITE Bivvy, per via del peso minore, è ancora più adatto a questo scopo, mentre non lo consiglierei come sacco da bivacco d'emergenza a causa della relativa fragilità del tessuto.

Il colore degli Escape Bivvy è arancione acceso, per facilitare l'avvistamento da parte dei soccorritori in caso di bisogno, ma l'Escape Bivvy è venduto anche in verde scuro, per chi volesse un sacco da bivacco meno vistoso.

Ho testato l'Escape Bivvy durante la quasi totalità dei miei thru-hikes, senza aver mai sperimentato falle o la formazione di condensa in quantità significative: a temperature inferiori a -12°C ho rilevato che la superficie interna del sacco era leggermente umida, di un'umidità sicuramente non sufficiente a bagnare il sacco a pelo. L'Escape LITE Bivvy è stato testato da Sara durante l'Arctic Circle Trail in Groenlandia e in alcuni bivacchi sulle Dolomiti. Il giudizio è ottimo: nessuna differenza di prestazioni rispetto all'Escape Bivvy, una superficie maggiormente coprente e un peso inferiore.

Entrambi i sacchi possono essere facilmente ripiegati all'interno della sacca in dotazione diventando molto compatti (l'Escape LITE Bivvy diventa davvero minuscolo).

Il prezzo dell'Escape Bivvy è di circa 60 euro, come anche quello dell'Escape LITE Bivvy. L'Escape Bivvy Pro è invece venduto a circa 130 euro.

Giudizio: ritengo i SOL Escape Bivvy dei componenti essenziali dell'equipaggiamento di un thru-hiker, per poter coprire una temperatura di confort molto più ampia di quella ottenibile dall'uso del solo sacco a pelo. Se utilizzati come rivestimento del sacco a pelo, oltre ad aumentarne il valore termico, lo proteggono efficientemente dalla condensa che può formarsi sulla superficie interna di tarp e tende monotelo. Possono essere usati anche al di sotto del sacco a pelo per un migliore isolamento dal terreno. In generale ne sconsiglio l'uso in diretto contatto con gli elementi esterni (precipitazioni varie, terreno bagnato, etc.), perché non danno l'idea di essere davvero waterproof. Sarebbe interessante testare l'Escape Bivvy Pro che, pesando circa 200 grammi, promette una riflessione del calore maggiore unita ad una totale protezione dall'acqua. Sebbene non siano prodotti estremamente economici, il loro valore rispetto al costo è elevato, specialmente perché non vi sono valide alternative in commercio.