Arctic Circle Trail

L’Arctic Circle Trail (conosciuto anche come Polar Route e abbreviato in ACT) è il più famoso itinerario di trekking della Groenlandia. Il percorso ricalca una via di migrazione stagionale usata per centinaia (se non migliaia!) di anni dagli Inuit: dall’entroterra, abbondante di selvaggina durante il periodo estivo, alla costa, in un’area incredibilmente libera dai ghiacci anche d’inverno.
L’itinerario, di circa 160 km, viene qui presentato con un’estensione di circa 40 km, sufficiente a far iniziare il trekking direttamente dall’infinita distesa di ghiaccio dell’Ice Cap groenlandese.

Perché percorrere l’Arctic Circle Trail?

L’Arctic Circle Trail è forse il trekking migliore per arrivare ad un’intima conoscenza dell’ambiente artico: in estate si cammina senza soluzione di continuità su di uno spesso strato di permafrost, con tutto quello che comporta (e che spiegherò successivamente); il meteo non conosce mezze misure, passando da giornate di sole in cui si agogna un poco d’ombra a gelide tempeste con venti molto forti; la fauna e la flora sono quelle tipiche della tundra, in cui è possibile veri e propri “superstiti” dell’Era Glaciale.

Sebbene l’Arctic Circle Trail non possa essere ritenuto un percorso difficile, non è certamente destinato ad escursionisti alle prime armi, sia per l’isolamento dalla civiltà che per le difficoltà con cui sarà facile scontrarsi lungo il periodo. È infine un trekking destinato a chi per anni ha sognato la Groenlandia come ultima grande frontiera wild, e che voglia immergervisi limitando i rischi di un’avventura in una terra così estrema.

Come arrivare

L’ACT collega il centro abitato di Kangerlussuaq con quello di Sisimiut e può essere percorso in entrambe le direzioni. Si può iniziare direttamente dall’aeroporto di Kangerlussuaq ma, se si volessero evitare i primi 16 km di strada (asfaltata e sterrata) si può richiedere un trasferimento in taxi (piuttosto esoso) fino al centro ricerche di Kelly Ville, dove inizia la traccia del sentiero.

Kangerlussuaq è l’aeroporto internazionale della Groenlandia ed è collegato al continente europeo con voli diretti da Copenaghen. Chi volesse iniziare dall’Ice Cap può percorrere a piedi la strada sterrata (o farsi portare a pagamento con mezzi 4WD) fino al Point 660, a poche decine di metri dall’inizio dell’immensa distesa di ghiaccio.

Itinerario

L’itinerario qui proposto parte da una delle propaggini occidentali dell’Ice Cap e si snoda verso l’oceano attraverso antiche valli glaciali, raggiungendolo a Sisimiut, secondo centro abitato per numero di abitanti della Groenlandia. Il percorso rimane quasi parallelo al Circolo Polare Artico dall’inizio alla fine, solo circa 50 km più a nord, da cui il nome di Arctic Circle Trail.

Il terreno calpestato non è particolarmente vario, andando da un fondo roccioso a uno acquitrinoso, come pure i panorami, un continuum di laghi di diverse dimensioni e antichissime montagne erose dal ghiaccio, ma il tutto contribuisce ad esercitare un forte impatto emotivo.

Lungo il percorso è possibile incontrare diverse hut, piccole o medie casette di legno con funzione di bivacco, e il percorso è descritto in tappe che vanno da una hut alla successiva, essendo mediamente distanti una ventina di chilometri.

Per la navigazione consiglio l’acquisto delle Hiking Map West Greenland in scala 1:100000. Ve ne serviranno tre: “Kangerlussuaq”, “Pingu” e “Sisimiut”.

  • Tappa 1: dall’Ice Cap al Russel’s Glacier
  • Tappa 2: dal Russel’s Glacier a Kangerlussuaq
  • Tappa 3: da Kangerlussuaq a Hundesø
  • Tappa 4: da Hundesø a Katiffik
  • Tappa 5: da Katiffik al Canoe Centre
  • Tappa 6: dal Canoe Centre a Ikkattooq
  • Tappa 7: da Ikkattooq a Eqalugaarniarfik
  • Tappa 8: da Eqalugaarniarfik a Innajuattoq
  • Tappa 9: da Innajuattoq a Nerumaq
  • Tappa 10: da Nerumaq a Kangerluarsuk Tulleq
  • Tappa 11: da Kangerluarsuk Tulleq a Sisimiut

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Segnaletica

La traccia lungo l’Arctic Circle Trail è quasi sempre chiara, con le singole eccezioni delle aree acquitrinose più estese e delle zone in cui la copertura arbustiva diviene massiva.

La segnaletica è rappresentata da cairns (i cosiddetti ometti di sassi), spesso adornati con palchi (a volte anche altri resti) di renne. Sui cairns è spesso presente una chiazza di vernice rossa a forma di semicerchio, simbolo dell’ACT e richiamo diretto alla bandiera groenlandese. In alcuni punti sono stati installati dei piccoli cartelli segnaletici blu: la loro scarsità e inutilità è in qualche modo divertente! Perdersi lungo l’ACT è un’impresa, ma è comunque bene portare con sé le mappe, una bussola ed essere consapevoli di dover provvedere alla correzione della declinazione magnetica.

Rifornimenti

Lungo l’ACT non vi è alcuna possibilità di rifornirsi di viveri. È quindi bene iniziarlo con cibo sufficiente per i giorni programmati (prudenza insegna di avere almeno 1 giorno in più di viveri). A Kangerlussuaq, di fronte all’aeroporto, vi è un supermercato, presso cui è possibile acquistare diversi tipi di generi alimentari (anche cibo liofilizzato) e le bombole di gas per il fornello (oltre al supermercato sono vendute anche presso il Polar Lodge e un piccolo esercizio commerciale tra il supermercato e l’aeroporto, ma a prezzi maggiori). A Sisimiut vi è solo l’imbarazzo della scelta, essendoci ben 4 supermercati! Nonostante i prezzi non siano astronomici, come uno potrebbe aspettarsi, è conveniente partire dall’Italia con già tutti i viveri per il proprio trekking. Presso alcune hut lungo il cammino gli hiker hanno lasciato avanzi di alimenti e di bombole di gas, ma non si dovrebbe far affidamento su questa tipologia di rifornimenti.

Lungo il percorso la maggior parte delle fonti d’acqua è potabile, ma consiglio vivamente l’utilizzo di un filtro, specie quando si attinge all’acqua dei laghi (che rappresenta la maggior parte delle fonti disponibili). L’acqua di alcuni laghi è salmastra, in quanto contaminata dall’acqua dei fiordi, e si dovrebbe evitare di berla. Nella descrizione delle tappe i laghi in questioni sono ben segnalati.

Alloggi

Lungo l’Arctic Circle Trail vi sono 10 hut, poste a circa 20 km di distanza l’una dall’altra. Alcune sono piccoli bivacchi in legno in grado di ospitare massimo sei persone per dormire, altre sono un po’ più grandi, con l’estremo rappresentato dal “Canoe Centre”, una bella struttura che può ospitare una ventina di persone. Ai due estremi ufficiali dell’Arctic Circle Trail, Kangerlussuaq e Sisimiut, vi sono diverse opzioni di alloggio: vi consiglio le più economiche e hiker-friendly!

Kangerlussuaq

Arctic Circle Trail Campsite –> si tratta di una semplice area destinata al campeggio con le tende. I servizi sono rappresentati da una fontanella, un bagno pulito e una doccia (acqua fredda) all’aperto. È gestito da un simpatico e ospitale signore tedesco, da anni trasferitosi in Groenlandia, che si batte per la salvaguardia dell’ACT. Il prezzo per una notte è di 100 corone danesi ed è l’alloggio più economico di Kangerlussuaq. Per raggiungerlo, una volta usciti dall’aeroporto, svoltate a sinistra e proseguite lungo la strada principale fino ad incontrare un cartello indicante il campeggio. Girate a sinistra passando davanti al Polar Lodge, proseguite superando la caserma dei pompieri e raggiungete un container colorato in azzurro: è la dimora dell’host. Bussate e prendete i dovuti accordi per campeggiare.

Kangerlussuaq Youth Hostel –> una struttura semplice ma piuttosto grande, con prezzi dalle 200 corone danesi in su. Comodi letti a castello, bagni puliti e docce calde. Per raggiungerlo, una volta usciti dall’aeroporto svoltate a destra e proseguite lungo la strada principale. Al successivo incrocio girate ancora a destra, puntando verso sud, come per aggirare l’aeroporto. Continuate lungo la strada per girare nuovamente a destra al primo incrocio: l’edificio è presto visibile proseguendo lungo la strada.

Polar Lodge –> è la struttura meno economica ma più lussuosa delle tre e, oltre alla modalità ostello, ha anche camere singole e bungalow in affitto. I prezzi vanno dalle 600 corone danesi per notte. Si raggiunge facilmente girando a sinistra all’uscita dell’aeroporto e seguendo l’indicazione per il Campsite. I gestori organizzano anche vari tour guidati nella zona, tra cui il trasferimento fino all’Ice Cap (Point 660).

Old Camp –> è un ostello gestito dagli stessi host del Polar Lodge. Si trova a circa 2 km dall’aeroporto e i prezzi sono simili a quelli del Polar Lodge. Rappresenta un’alternativa nei giorni di massima affluenza turistica.

Sisimiut

Sisimiut Youth Hostel –> è un ostello relativamente piccolo ma pulito e confortevole. È strutturato in camerate da 2 a 4 letti a castello, più un paio di camere matrimoniali. I prezzi partono da 200 corone danesi a testa a notte. Non si trova in una posizione centrale, ma le dimensioni dell’abitato di Sisimiut non sono tali da potermi permettere di definirlo “lontano dal centro”! Indirizzo: Kaalikassap Aqq. 25, 3911 Sisimiut, Greenland.

Hotel Sisimiut –> un bell’hotel con tutti i confort. I prezzi sono ovviamente molto più alti, ma minori di altre strutture presenti in città. Arrivando dall’ACT è una delle prima strutture che s’incontra entrando a Sisimiut (sulla sinistra).

Poco fuori Sisimiut esiste anche un’area campeggio che, sebbene non abbia potuto vederla, mi è stato riferito essere del tutto priva di servizi.

Tappe consigliate

Ogni tappa è corredata di traccia GPS (scaricabile dal link che si apre cliccando sulla mappa) ma quest’ultima deve essere utilizzata solo come indicazione approssimativa: la navigazione dovrà sempre essere affidata alla presenza di cairns, di una traccia chiara o all’individuazione dei passaggi più semplici, o più in generale al buonsenso.

Tappa 1: dall’Ice Cap al Russel’s Glacier

Lunghezza: 12 km
Dislivello: 100+ / 300-

Per chi volesse partire dall’Ice Cap suggerisco di dividere in due tronconi la tappa di circa 37 km che riporta a Kangerlussuaq. Questa scelta consente di godere più a lungo della magnificenza del ghiacciaio e di sperimentare i fantastici colori che questo assume con la debole luce serale. La zona tra l’Ice Cap e Kangerlussuaq è inoltre l’area in cui è più facile avvistare i musk-ox!
La strada sterrata che porta all’Ice Cap è piuttosto noiosa e, siccome dovrete ripercorrerla anche tornando indietro (a meno che non seguiate la variante che presenterò nella tappa successiva), è meglio percorrerla motorizzati: diverse compagnie private organizzano tour fino all’Ice Cap (tra le quali Albatros Arctic Circle, gestore del Polar Lodge) mediante mezzi 4WD e basta avvertire l’autista che si è intenzionati a ritornare a piedi. Il costo è piuttosto elevato ma ehi, siamo pur sempre in Groenlandia!

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I mezzi a motore si fermano al cosiddetto Point 660, in corrispondenza di dune moreniche che coprono parzialmente la vista del ghiacciaio. Una traccia conduce in pochi minuti a calpestare il ghiaccio. Potete inoltrarvi passeggiando sul ghiaccio per un paio di centinaia di metri senza alcun pericolo, poi la superficie diventa più scivolosa, ripida e ricca di crepacci, richiedendo esperienza ed equipaggiamento adeguati.

La temperatura sull’Ice Cap è di diversi gradi più bassa rispetto a quella di Kangerlussuaq, quindi è bene avere con sé qualche indumento più pesante. Anche gli occhiali da sole sono importanti nel caso in cui la giornata fosse soleggiata.

Dall’Ice Cap si ritorna alla strada seguendo a ritroso la traccia attraverso le colline moreniche. Si segue la strada sterrata per circa 10 km, con splendide viste sul ghiacciaio e alcuni salti d’acqua che si originano dal ghiacciaio stesso. La strada corre quindi parallela ad un fiume che crea una grande pianura con dune di sabbia (in realtà rocce finemente triturate). Quest’area costituisce l’ultimo avamposto nei pressi dell’Ice Cap, che qui prende il nome di Russel’s Glacier. È una buona zona per accamparsi, con le dune che possono efficientemente riparare dal vento, ma il terreno sabbioso non facilita certo il picchettamento della tenda. L’acqua del fiume, freddissima, andrebbe filtrata (anche solo con un fazzoletto di tessuto) perché ricca di detriti di rocce e sabbia.

Si suggerisce di lasciare la maggior parte dei propri viveri a Kangerlussuaq (sia nel campeggio che negli ostelli ve li terranno volentieri per una notte!) così da potersi gustare meglio queste prime due tappe con uno zaino decisamente più leggero!

Tappa 2: dal Russel’s Glacier a Kangerlussuaq

Lunghezza: 25 km
Dislivello: 240+ / 700-

La seconda tappa porta direttamente dal punto scelto per campeggiare fino a Kangerlussuaq. I 25 km lungo la strada sterrata si percorrono velocemente ma risultano sicuramente noiosi: dopo poco si perde la vista sull’Ice Cap e si continua a fianco del Sandflugtdalen, il grande deserto artico in cui serpeggia l’omonimo fiume. Riconoscibile è il Sugar Loaf, una collina di 353 m che consente una bella vista su Kangerlussuaq e sull’ormai lontano Ice Cap; il sentiero per risalire il Sugar Loaf inizia proprio lungo la strada e molti approfittano di questo breve detour per fare foto panoramiche.

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Variante HARD –> I più avventurosi, allenati ed esperti possono evitare la maggior parte della strada sterrata seguendo un percorso lungo le creste a nord della strada stessa. La traccia scompare di frequente ma la navigazione è piuttosto semplice. Il terreno è solido ma è spesso ricoperto da un tappeto di arbusti che rende difficile e stancante l’avanzata. La lunghezza di questa variante è pressapoco la stessa della tappa principale, ma le viste sono nettamente migliori e non si respira la sabbia sollevata dai mezzi 4WD e dai quad.

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Tappa 3: da Kangerlussuaq a Hundesø

Lunghezza: 20 km
Dislivello: 505+ / 335-

La prima tappa “ufficiale” dell’ACT è principalmente su strada, perlopiù asfaltata, ma concede belle viste sul fiordo e fornisce un buon banco di prova per testare l’organizzazione dello zaino e abituarsi al suo peso. Si segue la strada che dall’aeroporto va verso sud-ovest fino ad arrivare al porto. Non c’è nulla di particolarmente interessante da vedere in zona, quindi si prende la strada sterrata per Kelly Ville (un cartello indica la strada da prendere).

Kelly Ville è un centro ricerche abitato da pochi scienziati che si occupano dello studio della ionizzazione dell’atmosfera (le aurore boreali), e si trova sulla sommità di una collina. Aggirato l’anomalo centro abitato la strada finisce e inizia una traccia per quad. Quasi subito è visibile un cairn sulla sinistra con il semicerchio di vernice rossa. Il sentiero corre a sinistra della traccia per quad (che è più fangosa), sovrapponendosi a tratti. Il primo lago che si incontra, alla propria destra, è l’ultima fonte di acqua potabile per i successivi 8 km e si consiglia di farne scorta. In breve, 4 km da Kelly Ville, si giunge al lago Hundesø. Sulla collina vi è una particolarissima hut: un vecchio caravan a cui sono state aggiunte delle “cabine” in legno. Sebbene logoro per le intemperie e l’incuria e inciviltà di qualche escursionista, vi si può dormire all’interno. Il consiglio è però quello di accamparsi sulla riva del lago. L’acqua del lago Hundesø è leggermente salmastra e può essere usata per cucinare, ma si consiglia di non berla.

Tappa 4: da Hundesø a Katiffik

Lunghezza: 20 km
Dislivello: 370+ / 420-

Si tratta di una tappa non particolarmente impegnativa, piacevole se il tempo è clemente. Si tratta fondamentalmente di un continuo serpeggiare tra laghi di forma e dimensioni differenti fino ad arrivare sulle sponde di un lago molto più grande: l’Amitsorsuaq. Unici punti degni di nota sono un piccolo guado lungo il corso d’acqua che collega due laghi confinanti (solitamente è sufficiente saltare di sasso in sasso) e la discesa finale verso l’Amitsorsuaq, raggiungibile seguendo una di tre tracce:

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la direttissima è piuttosto ripida e si perde facilmente tra i cespugli (la hut è però chiaramente visibile per cui non c’è rischio di perdersi), mentre le due laterali sono più lunghe in quanto aggirano il promontorio roccioso che siede alle spalle della hut, ma sono anche poco ripide e ben tracciate. Presso la hut di Katiffik è possibile trovare delle canoe per effettuare la tappa successiva pagaiando! Assicuratevi però che la canoa sia in buono stato e ricordatevi di indossare il giubbotto-salvagente. La sponda orientale del lago pullula di spot idonei ad accamparsi, e vi è persino una piccola spiaggia (di sassi) che in una bella giornata di sole invita ad immergersi (la temperatura dell’acqua vi farà comunque cambiare idea rapidamente!).

Tappa 5: da Katiffik al Canoe Centre

Lunghezza: 20 km
Dislivello: 150+ / 150-

Nonostante la lunghezza è probabilmente la tappa più semplice di tutto l’Arctic Circle Trail. Si tratta sostanzialmente di una passeggiata lungo la sponda meridionale del lago Amitsorsuaq fino al Canoe Centre. A parte qualche passaggio attraverso delle antiche aree di frana, caratterizzate da grandi massi irregolari, il percorso non presenta difficoltà di sorta, e si raggiunge il Canoe Centre in poco tempo.

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Questa hut è la più grande e “lussuosa” di tutto l’ACT, con numerosi posti letto, tavole, bagni e stufe a paraffina. Anche qui è possibile trovare delle canoe con cui pagaiare in senso opposto fino a Katiffik.

Tappa 6: dal Canoe Centre a Ikkattooq

Lunghezza: 22 km
Dislivello: 550+ / 350-

Dopo una tappa “riposante”, ecco finalmente una tappa impegnativa! Dal Canoe Centre si continua a costeggiare il lago Amitsorsuaq fino alla sua estremità occidentale, quindi si prosegue lungo la valle scavata dal fiume che collega questo lago all’ancor più grande Tasersuaq. Il terreno è acquitrinoso in più punti e si consiglia di procedere lungo il pendio alla propria sinistra, basandosi sul corso del fiume e della valle stessa per la direzione.

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Dopo aver costeggiato brevemente il Tasersuaq vi è una prima salita, agevole, seguita da una discesa che porta nuovamente nei pressi del lago: una spiaggia di sabbia invita alla sosta, ma durante il periodo estivo la zona può essere abbondante in zanzare. Si riprende quindi a salire, dapprima dolcemente, poi con veri e propri “strappi” con pendenze di tutto rispetto. Si guadagna così quota rapidamente, raggiungendo la sommità di un altipiano da cui lo sguardo può spaziare a 360°. Con un sali-scendi continuo si giunge fino alla hut di Ikkattooq. La hut è molto piccola, con letti a castello, e le aree adatte al campeggio nei pressi sono poche. Un limpido lago consente il rifornimento d’acqua potabile. L’area non è schermata da rilievi e le perturbazioni oceaniche possono abbattersi con notevole vigore: provvedete quindi a picchettare efficientemente il vostro riparo.

Tappa 7: da Ikkattooq a Eqalugaarniarfik

Lunghezza: 11 km
Dislivello: 260+ / 450-

Sebbene si tratti della tappa più breve dell’intero ACT, non è certamente una tappa facile e, con un po’ di sfortuna, può rivelare delle insidie. Dalla hut di Ikkattooq la traccia risale fin da subito lungo una serie di rilievi a nord-ovest, proseguendo lungo le creste con splendide visuali. Il sentiero scende quindi fino ad un’ampia vallata in cui scorre il fiume Lakseelvi.

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La traccia attraversa la valle in direzione nord-ovest; il terreno è particolarmente acquitrinoso e rende l’avanzata faticosa. Si raggiunge un cartello che indica la direzione da prendere per raggiungere il ponte sul Lakseelvi. La traccia non porta al ponte e chi volesse avvantaggiarsene per superare il fiume dovrà avanzare per alcuni chilometri attraverso un’ampia torbiera. La traccia prosegue invece lineare fino ad un punto di guado. Un poco più a monte sono state disposte alcune barche a remi e un paio di gommoni a motore, ma l’ampiezza del fiume (non più di 5 metri) solitamente non ne giustifica l’uso. Cercate il punto in cui sembra più sicuro guadare e raggiungete la riva opposta. Solitamente l’acqua non supera il ginocchio come altezza, ma all’inizio della stagione estiva o dopo abbondanti precipitazioni il livello e la forza dell’acqua possono aumentare di molto costituendo un serio problema. Superato il guado la traccia diviene confusa a causa del terreno acquitrinoso, ma il percorso segue verso ovest l’evidente crinale roccioso, aggirandolo e risalendo un poco in quota fino a raggiungere la hut di Eqalugaarniarfik. Questa hut, nonostante sia un po’ più grande rispetto alla maggior parte delle hut dell’ACT, ha solo 4 posti letto ma anche un gabinetto. Acqua potabile può essere trovata seguendo il sentiero verso nord, a circa 300 metri di distanza, dove questo interseca il torrente che scende al fiordo.

Tappa 8: da Eqalugaarniarfik a Innajuattoq

Lunghezza: 19 km
Dislivello: 550+ / 380-

È senza dubbio una delle tappe più appaganti dal punto di vista paesaggistico e attraversa un’area in cui non è raro avvistare volpi artiche, renne e buoi muschiati. Dalla hut di Eqalugaarniarfik il sentiero segue una traccia per quad che, una volta attraversato il fiume, risale ripida le pendici dell’altipiano Iluliumanersuup Portornga.

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La traccia vera e propria si discosta e si riunisce più volte alla traccia per quad, ed è bene cercare di seguirla, in quanto quella per quad scende infine verso un ampio lago. Raggiunta la sommità dell’altipiano, si prosegue in un leggero sali-scendi in cresta, con splendidi panorami a 360°. Si costeggiano diversi laghi, alcuni splendidamente incastonati tra le montagne. Il terreno si alterna tra aree solide ed altre acquitrinose. Vi sono due hut al punto d’arrivo: una grande, in grado di ospitare una decina di persone, e una piccola, dotata di un pianale per tre persone (altre 3 possono dormire al di sotto). Le due hut sono lontane circa 1 km l’una dall’altra. con la più piccola che si trova su di una collina, mentre la più grande è in riva al lago. Non ci sono punti adatti per campeggiare nei pressi della hut più piccola e anche l’approvvigionamento d’acqua richiede una faticosa discesa al lago con una ancor più faticosa salita, ma il panorama che si gode è davvero superlativo.

Tappa 9: da Innajuattoq a Nerumaq

Lunghezza: 17 km
Dislivello: 250+ / 400-

Tappa lineare, poco impegnativa e caratterizzata da belle visuali sulle vallate e le vette circostanti. L’inizio è la parte impegnativa dacché, dopo aver guadato il fiume nei pressi della hut di Innajuattoq, si inizia a salire cercando faticosamente la traccia in mezzo ad una selva fitta di cespugli. In realtà è difficile perdersi perché dei cairns posti sopra un paio di grandi massi indicano chiaramente la via.

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Una volta valicato il punto più alto si discende attraverso una piccola ma suggestiva valle fino ad una valle ben più ampia, in cui scorre un fiume. Si continua seguendo il fiume in direzione sud-ovest, camminando su detriti morenici, molto più solidi e asciutti del fondo acquitrinoso della vallata. Quando il fiume svolta verso nord-ovest si è ormai nei pressi della hut di Nerumaq. Questa si trova in un’ampia distesa in una insenatura del fiume e i punti adatti a picchettare la tenda sono molti. Purtroppo a causa della sua posizione le ore in cui quest’area risulta illuminata dal sole sono davvero poche e la temperatura tende ad essere minore rispetto ad altre zone.

Tappa 10: da Nerumaq a Kangerluarsuk Tulleq

Lunghezza: 17 km
Dislivello: 180+ / 250-

Si tratta di una tappa generalmente “temuta” dagli escursionisti perché spesso descritta come particolarmente acquitrinosa. La realtà è che non è poi così dissimile dalle precedenti e, se si escludono un paio di guadi (mai troppo impegnativi), il tempo passato con i piedi in ammollo non è superiore: le aree acquitrinose sono infatti frequenti ma poco estese e non è così difficile individuare dei passaggi e delle brevi deviazioni su terreno asciutto.

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L’itinerario prevede di seguire il corso del fiume fino al suo sfociare in un suggestivo lago, ad un chilometro circa dall’estremo orientale di un fiordo. Dalla hut di Nerumaq consiglio di retrocedere di circa 200 metri fino al cartello segnaletico; una traccia porta al fiume, nel punto in cui riprende vigore dopo essersi allargato in un placido laghetto. Qui è possibile guadare il fiume saltando di sasso in sasso. Alternativamente vi sono altri punti di guado più avanti, ma il livello dell’acqua e il fondo melmoso potrebbero rappresentare delle evitabili complicazioni. Una volta guadato il fiume si seguono traccia e cairns attraverso distese di arbusti (alcuni anche particolarmente alti). Il sentiero prosegue cercando di rimanere lungo il margine della vallata, dove il terreno è più solido e asciutto. Un tratto acquitrinoso un poco più esteso viene quindi affrontato per giungere al lago, di cui si segue la costa meridionale, camminando spesso sul litorale sabbioso. Verso l’estremità occidentale del lago la traccia risale un evidente pendio: è il corso dell’ACT e in poco si giunge ad una hut. Alternativamente è possibile proseguire verso nord per un paio di chilometri fino ad un’altra hut posta sulla sponda del fiordo. Si tratta di una scelta da non scartare in caso di cattivo tempo, in quanto la hut lungo l’ACT è piccola, molto esposta al vento e con pochi punti adatti al campeggio. Se si prosegue lungo la traccia principale si risale il pendio fino ad un piccolo altipiano con belle viste sul fiordo. La traccia prosegue dritta fino alla piccola ma evidente hut, arroccata su di un modesto rilievo, ma suggerisco di arrivarvi da sud, aggirando così un’area molto acquitrinosa.

Tappa 11: da Kangerluarsuk Tulleq a Sisimiut

Lunghezza: 20 km
Dislivello: 500+ / 625-

L’ultima tappa dell’Arctic Circle Trail è anche una delle più belle e varie. Lasciatasi alle spalle la piccola hut di Kangerluarsuk Tulleq, si procede lungo il sentiero guadando un torrente che si origina direttamente da un evidente nevaio per poi continuare, dapprima in discesa, poi in sali-scendi, lungo il fianco delle montagne seguendo il corso del fiordo.

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La traccia devia quindi verso sud-ovest, inerpicandosi con pendenza stabile lungo un pendio e passando affianco a numerosi salti d’acqua. Al termine della salita si giunge su di un altipiano e la traccia prosegue tra creste e laghetti per alcuni chilometri. Si inizia quindi a scendere in una splendida valle quando si arriva in vista dell’imponente profilo della montagna Nasasaaq. Il sentiero passa affianco alla montagna e si congiunge con una traccia per quad, a tratti evidenti, in altri meno. Si continua a scendere, nonostante sia necessario risalire un paio di rilievi di poco conto, fino a giungere in vista dell’oceano e di Sisimiut, la meta finale. Al termine della discesa ci si immette in una strada sterrata che va seguita fino al suo trasformarsi in strada asfaltata. Si è arrivati a Sisimiut e l’Arctic Circle Trail è giunto al termine.

Difficoltà

L’ACT è un trekking mediamente facile, che non presenta punti particolarmente esposti (i pochi presenti possono essere facilmente aggirati), sempre (o quasi sempre) ben segnalato e con una traccia chiara. Nonostante tutto questo vi sono alcune cose a cui prestare attenzione perché, dopotutto, si è in un ambiente estremo!

Condizioni metereologiche –> durante i mesi estivi (da metà giugno a fine agosto) il clima è generalmente mite (per gli standard artici!) ma non sono insolite perturbazioni anche di notevole intensità. Come carattere generale, quando il vento soffia da ovest, dall’oceano, sono comuni precipitazioni, talvolta intense, e bassa visibilità. Quando il vento soffia da nord-est, dalla calotta polare, il tempo è generalmente bello, ma può anche sopraggiungere una tempesta di Föhn, caratterizzata da venti fortissimi e bruschi cali delle temperature. In queste situazioni o in caso di visibilità molto limitata, è bene raggiungere una hut o ripararsi nella propria tenda e aspettare che il tempo migliori.

Stanchezza –> l’Arctic Circle Trail obbliga l’escursionista medio a trasportare con sé circa 10 giorni di viveri, che si traducono in un notevole aumento del peso del proprio zaino. Questo, unito al terreno spesso acquitrinoso, può spossare facilmente i meno allenati. Il suggerimento è quello di provvedere ad una adeguata preparazione del proprio equipaggiamento e di non affrontare questo itinerario senza un’adeguata preparazione atletica.

Guadi –> lungo tutto il percorso vi sono circa 4 guadi da affrontare, di cui solo un paio mediamente impegnativi. Nelle condizioni normali l’acqua non supera l’altezza del ginocchio, ma in seguito a piogge abbondanti o se si affronta il percorso all’inizio della stagione estiva, il livello e l’impeto dell’acqua possono essere decisamente maggiori (e più pericolosi). Spesso basta spostarsi di qualche centinaio di metri per trovare un punto in cui il passaggio sia più agevole.

Animali –> no, non ci sono orsi polari lungo l’ACT, quindi non avete nulla da temere! Sono però presenti i musk ox, o buoi muschiati, che se minacciati possono caricare; sebbene numericamente abbondanti non sono un’incontro comune lungo l’ACT ed è sufficiente mantenere una distanza di sicurezza di almeno 50-100 metri per evitare qualsiasi problema. Il vero animale da temere nell’artico è invece la zanzara, che nei giorni estivi privi di vento può arrivare a rappresentare una vera piaga: retina e repellente sono cose da non dimenticare a casa.

Isolamento –> sebbene il numero di escursionisti sia in ascesa, l’ACT non è certamente un percorso molto frequentato e non vi sono “vie di fuga” intermedie. È bene quindi considerare l’idea di avere un dispositivo con cui richiedere assistenza in caso di bisogno (SPOT Gen3 o Garmin InReach).

Clima

L’ACT, così com’è presentato, è un percorso estivo, percorribile da metà giugno fino a metà settembre. Oltre questo range di tempo le temperature risulteranno molto più rigide e vi sarà copertura nevosa al suolo. Durante l’inverno la gran parte dei laghi e diversi fiordi ghiacciano, permettendo di accorciare il percorso (da fare però con gli sci ai piedi).

Le temperature d’estate variano da 0 a circa 16 gradi, mediamente 8°C, ma nelle giornate limpide sarà necessario un berretto e della crema solare. Il clima è regolato da due principali correnti ventose, una umida da ovest e una fredda ma secca da nord-est. Quando il vento soffia da nord-est è il momento ideale per far asciugare scarpe e vestiti!

Durante il periodo estivo Kangerlussuaq sperimenta temperature più elevate rispetto a Sisimiut e anche le precipitazioni sono meno frequenti.

Dati meteorologici medi annuali di Kangerlussuaq
Dati meteorologici medi annuali di Sisimiut

Vie di fuga

Non vi sono “vie di fuga” intermedie. È bene quindi considerare l’idea di avere un dispositivo con cui richiedere assistenza in caso di bisogno (SPOT Gen3 o Garmin InReach).

Equipaggiamento

Se non siete già passati ad un equipaggiamento ultraleggero l’Arctic Circle Trail potrebbe essere l’itinerario adatto per rinnovare la vostra attrezzatura!

A seconda del periodo dell’anno l’equipaggiamento dovrà necessariamente cambiare ma le indicazioni per il periodo estivo sono le seguenti: vestitevi a strati, considerando che le temperature saranno mediamente tra i 6 e i 12 gradi, ma che frequentemente posso scendere a 0° o salire fino ad oltre 20°. Una giacca impermeabile è d’obbligo, ed essendo principalmente un ambiente umido rimando a questo articolo e al suo seguito per quanto riguarda calzature e altri accorgimenti relativi all’equipaggiamento. Per il riparo consiglio una tenda geodetica o a tunnel, in grado di resistere a venti molto forti. Come sacco a pelo suggerisco l’uso di un sacco con temperatura di comfort di 0-5° e, possibilmente, di un approccio modulare (spiegato in questo articolo). I bastoncini da trekking vi risulteranno utili in diverse occasioni, sia nei guadi che nell’attraversamento delle aree acquitrinose. Zanzariera e repellente sono obbligatori e, per chi partisse dall’Ice Cap, si suggerisce l’uso degli occhiali da sole (protezione almeno 3).

Altre informazioni

  • Valuta: corona danese.
  • Lingua: La Groenlandia è ancora ufficialmente parte del Regno di Danimarca e, sebbene la popolazione sia per la gran parte costituita da Inuit, il danese è parlato da tutti (la lingua ufficiale è però il groenlandese, un dialetto eschimese). L’inglese è compreso e parlato dalla maggior parte della popolazione operante nel settore turistico e in molti esercizi commerciali.
  • Rete telefonica: Lungo l’ACT non c’è campo e il telefono potrà essere usato solo a Kangerlussuaq e a Sisimiut, sebbene le tariffe siano decisamente alte con le schede italiane. Anche la rete internet lascia a desiderare e il wi-fi è fornito a pagamento (non certo economico) da qualche struttura in entrambi i centri abitati.


Scarpa uomo Merrell Waterpro Maipo

Ho testato queste scarpe lungo l'Arctic Circle Trail, nella Groenlandia occidentale. Questo itinerario è caratterizzato dalla presenza di numerose torbiere, acquitrini e guadi, e cercavo quindi una scarpa che permettesse il passaggio di acqua e che si asciugasse rapidamente (in questo articolo spiego la strategia per i terreni acquitrinosi).

La scarpa uomo Merrell Waterpro Maipo ha un look accattivante, tomaia e soletta traforate per favorire il fluire dell'acqua e asciugarsi rapidamente. La tomaia mi sembrava anche più robusta rispetto alle Quechua Forclaz 500 Fresh. Insomma, le premesse erano buone.

Le Merrel Waterpro Maipo

Alla prova dei fatti si sono rivelate assolutamente DISASTROSE.

Non mi piace fare recensioni negative, ma questa è una scarpa che non si doveva fare, o che deve essere ripensata totalmente.

Su terreno solido, asfalto, sterrato, rocce, la scarpa non è in grado di ammortizzare efficientemente l'impatto, con conseguente affaticamento precoce del piede.

Dopo poche ore di utilizzo ho iniziato a sentire un fastidio al mignolo del piede destro che si è trasformato presto in una vescica. La responsabilità è di una grossa cucitura che passa esattamente in corrispondenza del mignolo. Ho trovato molte altre recensioni che evidenziano questa problematica.

Ma passiamo ai problemi seri: dal secondo giorno di cammino le fettucce gialle entro cui passano i lacci hanno iniziato a saltare. Letteralmente una dopo l'altra. Immaginatevi come possa essere camminare in un terreno acquitrinoso con delle scarpe non allacciate! Ho dovuto ovviare al problema con un po' d'ingegno, forando con il coltello la tomaia al fine di creare dei passanti per i lacci. Ironicamente dopo questa operazione la vestibilità della scarpa era addirittura migliorata rispetto alla condizione originale!

Alla fine dell'Arctic Circle Trail anche i cordini laterali su cui correvano le fettucce che agivano da passanti per i lacci si trovavano in uno stato tale di consunzione da essere estremamente prossimi alla rottura.

Le Waterpro Maipo post Arctic Circle Trail. Potete notare come tutte le fettucce (a parte quelle finali) siano saltate.

L'altra nota dolente è rappresentata dall'aderenza al terreno: su rocce bagnate e su fango l'aderenza è pressoché nulla. Decisamente un problema rilevante per una scarpa espressamente ideata per trekking che prevedano l'attraversamento di corsi d'acqua!

E per quanto riguarda il passaggio dell'acqua e la velocità di asciugatura? In questo ambito le Merrell Waterpro Maipo hanno fatto il loro, ma senza eccellere. Rispetto alle Quechua Forclaz 500 Fresh il passaggio d'acqua dall'interno verso l'esterno è decisamente inferiore (credo per l'assenza di fori nella suola) e anche la velocità di asciugatura è minore, ma tutto sommato queste scarpe fanno quello che promettono.

Le Waterpro Maipo messe ad asciugare al sole nei pressi della tenda.

L'unico aspetto che ho trovato davvero positivo è la protezione delle dita del piede a livello della punta della scarpa. Non ho riportato alcuna sofferenza in seguito a degli accidentali impatti con sassi, dimostrando che il cuscinetto in cuoio sintetico è realmente efficace.

Il peso della singola scarpa taglia 45 è di 390 grammi, risultando così più pesanti rispetto ad altre scarpe della stessa tipologia, senza essere però dei pesi massimi.

Il prezzo di vendita è di circa 70-80 euro. Prodotta da Merrell, le Waterpro Maipo possono essere acquistate negli store Decathlon.

 

Valutazione finale

La valutazione finale non può che essere pessima. Delle scarpe vendute come "polivalenti", utilizzabili su "sentieri tecnici" e per "praticanti esperti" (termini presi dalla descrizione del prodotto sul sito Decathlon) ad un prezzo non così basso (80 euro è in linea con molte scarpe da trail running) che dopo soli 40 km attraverso tracce e terreni assolutamente non estremi inizino ad autodistruggersi, possono essere definite solo con il termine "FREGATURA". Dalla Merrell non mi aspettavo certamente un prodotto così deludente.

Con le scarpe Merrel Waterpro Maipo lungo la strada sterrata da Kangerlussuaq a Kelly Ville, verso l'inizio dell'Arctic Circle Trail

 


Costa con scogliere durante il viaggio wilderness backpacking nelle Isole Faroe

Fær Øer Islands Traverse

La Traversata delle Isole Fær Øer (o Faroe) è un thru-hike non ufficiale che ho sviluppato al fine di visitare gli angoli più suggestivi di questo splendido arcipelago atlantico collegando i più belli e significativi sentieri (in diverso stato di mantenimento) che un tempo connettevano i piccoli centri abitati delle isole settentrionali. Alcune porzioni minori del percorso sono su strada asfaltata o attraverso aree selvagge in totale assenza di traccia e/o segnaletica.

Pulcinella di mare a Mykines durante il viaggio wilderness backpacking nelle Isole Faroe

Chi dovrebbe percorrere il Faroe Islands Traverse?

La Traversata delle Isole Faroe è un percorso ideato per l’escursionista medio, a patto che sappia gestire passaggi esposti sulle scogliere, che sappia “leggere” per tempo i cambiamenti del tempo traendone le giuste conseguenze e che sappia orientarsi nei punti sprovvisti di traccia o con traccia poco chiara. È sicuramente un percorso adatto agli innamorati della fotografia, in quanto le Isole Faroe sono tra i luoghi più fotogenici al mondo. È anche un percorso per chi voglia camminare in solitudine, ma con la sicurezza di non essere mai troppo lontano dalla civiltà.

Come arrivare

Le Isole Faroe sono raggiungibili in aereo direttamente da Copenaghen con voli SAS e Atlantic Airways (compagnia di bandiera delle isole). L’aeroporto si trova a 2 km da Sørvágur e l’itinerario è studiato per iniziare direttamente appena messo fuori il piede dal terminal!

Chi decidesse di raggiungere le isole via nave (traghetti dalla Danimarca, dall’Islanda e dalla Norvegia) arriverà invece nella capitale Torshavn e necessiterà di raggiungere Sørvágur via bus.

Fai clic sulla mappa per visualizzare le diverse opzioni di viaggio

Itinerario

Ogni tappa è corredata di traccia GPS (scaricabile dal link che si apre cliccando sulla mappa) ma quest’ultima deve essere utilizzata solo come indicazione approssimativa: la navigazione dovrà sempre essere affidata alla presenza di cairns, di una traccia chiara o all’individuazione dei passaggi più semplici, o più in generale al buonsenso. Per ogni tappa verranno indicati i punti di pernottamento, la presenza di punti di rifornimento viveri e le possibili variazioni (variante HARD –> percorso prevalentemente off-route, variante EASY –> percorso prevalentemente su strada asfaltata con indicati i possibili mezzi pubblici).

  • Tappa 1: dall’Aeroporto a Mykines
  • Tappa 2: da Mykines a Fjallavatn
  • Tappa 3: da Fjallavatn a Giljanes
  • Tappa 4: da Giljanes a Vestmanna
  • Tappa 5: da Vestmanna a Vikarvatn
  • Tappa 6: da Vikarvatn a Eiði
  • Tappa 6b: da Oyrarbakki a Kambsdalur
  • Tappa 7: da Eiði a Smorrokarvatn
  • Tappa 8: da Smorrokarvatn a Kambsdalur
  • Tappa 9: da Kambsdalur a Villingardalsfjall

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Segnaletica

L’itinerario consigliato si svolge su cinque principali tipologie di traccia: strada asfaltata, strada sterrata, sentiero con traccia chiara, sentiero con traccia poco chiara o assente, assenza di sentiero.

Strada asfaltata –> a nessun thru-hiker che si rispetti piace camminare sull’asfalto, magari con automobili e camion a fargli il pelo, ma nelle Isole Faroe è spesso necessario, a meno che non si sia escursionisti particolarmente esperti in grado di muoversi fuori sentiero per lunghi tratti. La strada asfaltata diviene obbligatoria nel passaggio da un isola ad un’altra, percorrendo un ponte o un tunnel sottomarino. In particolar modo per i tunnel sottomarini (lunghi e stretti) è assolutamente sconsigliato percorrerli a piedi: si suggerisce di fare autostop (è sicuro e molto semplice) o di prendere un bus. Laddove sia previsto un passaggio per strada asfaltata, verrà presentata l’opzione bus (con tanto di orari) se disponibile, e una possibile via off-route (fuori sentiero) per chi volesse muoversi rigorosamente a piedi lontano dall’asfalto.

Strada sterrata –> questa tipologia di strade, raramente frequentate da automezzi, fungono spesso da collegamento tra un sentiero e una strada asfaltata, e consentono all’hiker di riposare i piedi e/o di mantenere un’andatura più sostenuta, anche se per tratti relativamente brevi. Ho scelto quindi di non evitare le strade sterrate, ma il loro numero rimane comunque esiguo nella totalità dell’itinerario.

Sentiero con traccia chiara –> alcuni sentieri sono particolarmente turistici, la traccia risulta sempre molto chiara e sono frequenti i cairns (omini di pietre, segnavia), anche di dimensioni ragguardevoli. Sebbene spesso molto frequentati (sarebbe meglio dire abbastanza frequentati, il numero di escursionisti è ancora decisamente basso nelle Faroe), diversi di questi sentieri sono stati inclusi nell’itinerario per la bellezza dei posti raggiunti e/o per la valenza naturalistica del sentiero stesso.

Sentiero con traccia poco chiara o assente –> sebbene alcuni sentieri che rientrano in questa categoria siano proposti ai turisti anche dall’ufficio turistico delle Faroe, non si dovrebbe sottovalutare l’impegno che queste antiche vie di comunicazione riservano all’escursionista. In questa categoria troviamo sentieri che, sebbene delineati nel loro svolgimento dalla presenza di cairns, non presentano una traccia riconoscibile (o riconoscibile solo a tratti), sia a causa della tipologia di terreno, sia per l’esiguo numero di escursionisti che li percorrono. Questi sentieri costituiscono la maggior parte dei tracciati inclusi in questa guida.

Assenza di sentiero –> nonostante abbia cercato di ridurre al minimo le porzioni di itinerario in assenza di sentiero, vi sono alcuni brevi tratti in cui è necessario muoversi in totale autonomia. Ogni qualvolta vi fosse un tratto in assenza di sentiero riporterò un’alternativa via strada asfaltata, con o senza mezzi pubblici. In aggiunta ai rischi che presenterò di seguito, è possibile che alcuni locali risultino infastiditi nel vedervi camminare fuori sentiero all’interno della loro proprietà (in alcune zone è espressamente vietato e vi è un forte rischio multe). Le porzioni di itinerario in assenza di sentiero che presento in questa guida sono però lontane dalle abitazioni e da aree in cui sia vietata la percorrenza.

Rifornimenti

Come per la maggior parte dei Paesi nordici è molto facile trovare lungo il percorso torrenti o altre fonti d’acqua presso cui rifornirsi. La maggior parte di queste fonti sarà potabile, ma consiglio ugualmente l’uso di un filtro. Per quanto riguarda invece i rifornimenti di cibo, l’itinerario è stato studiato per “portare” l’escursionista presso un supermercato ogni due-tre giorni di cammino, evitando così di dover trasportare ingenti quantità di viveri.

Nella spiegazione di ogni tappa viene indicata la presenza di punti di rifornimento.

Alloggi

Le Isole Faroe sono una nazione che solo recentemente ha iniziato a conoscere un turismo più consistente, ma la mia impressione è che non sia ancora pronta ad accogliere un tale flusso di visitatori. Gli hotel sono pochi e costosi, prevalentemente concentrati attorno alla capitale Torshavn (che non si trova lungo il percorso qui presentato). È presente un unico vero ostello della gioventù e i campeggi sono spesso male organizzati o con poco spazio per le tende. Una valida alternativa è data da AirBnB, ma non è stata presa in considerazione nelle proposte di alloggio di questa guida.

È inoltre importante ricordare che, non esistendo terreno pubblico, nelle Isole Faore è vietato il campeggio libero. In realtà se si campeggia lontano dai centri abitati o dalle abitazioni non vi è alcun problema (e spesso presso abitazioni isolate è sufficiente chiedere il permesso ai proprietari), ma in linea di massima è comunque difficile trovare luoghi adatti presso cui accamparsi: il terreno è infatti spesso acquitrinoso quando pianeggiante e il vento molto forte può mettere a dura prova le tende.

In questa guida ho cercato di disegnare tappe che consentano di campeggiare prevalentemente presso campeggi riconosciuti, con un paio di notti di bivacco presso luoghi particolarmente isolati e una notte in ostello. In questo modo i rischi di possibili noie con i locali sono di molto ridotti. Nulla vieta all’escursionista esperto di optare per più notti di campeggio wild o a quello meno esperto di preferire altre strutture ricettive (si consiglia però di prenotare con buon anticipo per una visita durante il periodo estivo).

Nella spiegazione di ogni tappa viene indicato anche la tipologia di alloggio suggerita.

Tappe consigliate

Ogni tappa è corredata di traccia GPS (scaricabile dal link che si apre cliccando sulla mappa) ma quest’ultima deve essere utilizzata solo come indicazione approssimativa: la navigazione dovrà sempre essere affidata alla presenza di cairns, di una traccia chiara o all’individuazione dei passaggi più semplici, o più in generale al buonsenso. Per ogni tappa verranno indicati i punti di pernottamento, la presenza di punti di rifornimento viveri e le possibili variazioni (variante HARD –> percorso prevalentemente off-route, variante EASY –> percorso prevalentemente su strada asfaltata con indicati i possibili mezzi pubblici).

Tappa 1: dall’Aeroporto a Mykines

La prima tappa è la più breve dal punto di vista del cammino (solo una decina di chilometri), ma prevede il raggiungimento dell’isola di Mykines via barca. Dall’aeroporto ci si sposta verso ovest seguendo la strada asfaltata fino a raggiungere il porto di Sørvágur. Nei pressi è possibile acquistare viveri presso un piccolo supermercato (PE Sørvágur – indirizzo: í Bygdini 3, 380 Sørvágur) e le bombole di gas butano propano per il fornellino da campeggio presso un negozio di ferramenta (Handilsvirkið Niclasen – indirizzo: Bakkavegur 24, 380 Sørvágur), che è l’unico posto all’infuori della capitale Torshavn in cui sia possibile acquistare gas in formato utile per l’hiking.

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Il traghetto per Mykines deve essere acquistato per tempo tramite il sito Mykines.fo. In caso di maltempo il viaggio in barca potrebbe essere cancellato. Durante la traversata in barca sarà possibile ammirare la cascata di Gásadalur da uno splendido punto di vista.

Dal 1 Maggio al 31 Agosto è necessario pagare un pedaggio per camminare a Mykines. Il costo è di 100 corone danesi (circa 13 euro) e può essere pagato presso il sito Hiking.fo, sezione “Visit Mykines”.

Una volta approdati all’isola di Mykines è semplice raggiungere l’omonimo abitato e individuare il sentiero che porta al faro. Suggerisco di mantenersi sulla traccia che corre in cresta: le viste sono incredibilmente affascinanti, si possono avvistare le sule in nidificazione sulle scogliere e si è letteralmente circondati dai puffins. Una volta raggiunto il faro è possibile seguire la traccia più bassa per tornare al villaggio, aumentando le possibilità di avvistare foche e, con un po’ di fortuna, balene.

È possibile campeggiare a Mykines in un area nei pressi dell’abitato. Per costo e informazioni basta rivolgersi all’unico bar (serve anche piatti caldi) che è anche ostello, del villaggio.

Se avete prenotato il ritorno a Sørvágur con il primo battello del giorno dopo sarete perfettamente in grado di proseguire l’itinerario senza intoppi.

Tappa 2: da Mykines a Fjallavatn

Questa tappa prevede il ritorno via barca a Sørvágur e circa 20 km di cammino, che possono essere ridotti a 13 percorrendo via autostop i 7 km di strada da Sørvágur all’inizio del sentiero per Gásadalur. È una tappa bella e varia, con alcuni tratti che richiedono attenzione e prudenza.

Da Sorvagur si prende la strada in direzione di Bøur e Gásadalur. Non c’è un servizio di trasporto pubblico lungo questa tratta, ma è facile fare autostop, perché molti turisti si recano a visitare Gásadalur in auto grazie al tunnel di recente costruzione.

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Passeggiare lungo la strada non è però spiacevole e le viste sul fiordo sono decisamente gradevoli. Poco prima dell’ingresso del tunnel una strada sterrata sulla sinistra conduce all’imbocco del sentiero. La prima parte è piuttosto faticosa, essendo particolarmente ripida, ma viene affrontata con opportuni tornanti. L’intero sentiero è ben tracciato e sono visibili diversi cairns. Il sentiero non fa altro che superare un’imponente scogliera, e la vista dall’alto è incredibile. La discesa verso Gásadalur è ripida ma non presenta difficoltà particolari. Arrivati al villaggio è bene dedicare qualche minuto di visita alla cascata, prima di incamminarsi nuovamente. Gásadalur si trova in una specie di anfiteatro delimitato da montagne. Si prosegue verso nord e si volta leggermente verso est, lasciandosi alle spalle la strada asfaltata prima di uscire da un grande cancello di legno. Si attraversa quindi rimanendo sempre più o meno la stessa quota l’ampio pascolo che punta verso le montagne a nord-est. La traccia spesso scompare ma dei cairns sono visibili e in linea di massima è sufficiente tenersi a sinistra del fiume che origina la cascata di Gásadalur. La traccia ricompare evidente a ridosso delle montagne, ma appena prima si entra nel territorio di una coppia di skua, quindi attenzione agli attacchi! Il sentiero porta ad un passo tipicamente di montagna, caratterizzato da terreno roccioso e che concede una vista assolutamente eccezionale. Qui la traccia scompare nuovamente e bisogna muoversi verso sud-est in direzione del grande cairns posto sulla cresta (in caso di poca visibilità risulterà impossibile da vedere, ma anche chi cercasse un cairn più vicino non lo prenderebbe in considerazione). Raggiunta la spalla del monte Eysturtindur si comincia a scendere in direzione sud-est seguendo principalmente lontani cairns. Si arriva quindi nei pressi di un laghetto circolare dal quale ci si tiene lontani per evitare il terreno acquitrinoso. Si guada (è possibile saltare di sasso in sasso) il torrente Gullringsa per poi superare un passaggio molto esposto su di una falesia. Una traccia è vagamente visibile, ma i cairns sono assenti. La traccia scompare nuovamente presso il fiume Reipsa, emissario del grande lago Fjallavatn. Un cairns sembra suggerire un punto di guado, ma il nostro itinerario si mantiene a sud del lago, e non è quindi necessario alcun guado.

Variante HARD –> questa deviazione consente di raggiungere l’abitato di Slættanes e il suo faro, estremità più settentrionale dell’isola di Vagar. Si guada il fiume ma non nel punto suggerito dal cairn (acqua troppo alta e fondo melmoso), bensì al limite del lago, dove è addirittura possibile guadare saltando di sasso in sasso. Si procede dunque lungo l’evidente canalone in direzione nord-est, rimanendo sulla sinistra ed evitando così le aree più acquitrinose. Si incontra una traccia più o meno evidente e dei cairns che guidano fino a Slættanes. Conviene accamparsi un po’ prima di raggiungere l’abitato, oppure proseguire verso sud seguendo un altro sentiero per ritornare nei pressi del lago Fjallavatn, stavolta alla sua estremità sud-orientale.

Seguendo la costa del lago Fjallavatn si incontrano presto degli ottimi punti per accamparsi, nonostante siano parecchio esposti al vento. Un’altra area particolarmente adatta, ma ugualmente esposta, si trova all’estremità sud-orientale del lago, nei pressi dell’evidente traccia per quad che si seguirà nella tappa successiva.

Tappa 3: da Fjallavatn a Giljanes

Questa tappa si svolge quasi interamente su sentiero, con alcune porzioni su strada, e misura circa 22 km. Vi è una variante EASY per chi preferisse seguire un tratto di strada asfaltata anziché il sentiero per Miðvágur.

Dalle sponde meridionali del lago Fjallavatn ci si sposta verso est e, guadato un corso d’acqua, si risale il crinale fino ad incrociare un evidente sentiero sufficientemente largo per il passaggio di quad.

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Si segue la chiara traccia fino ad arrivare ad una strada sterrata che si percorre finché non diviene asfaltata nei pressi dell’abitato di Vatnsoyrar. Da qui si può prendere il sentiero suggerito in questo itinerario o seguire la variante EASY.

Variante EASY –> alla confluenza della strada di Vatnsoyrar con la strada 11 che porta all’aeroporto vi è una fermata dell’autobus. L’alternativa è camminare 5 km lungo la strada in direzione sud/sud-est fino all’inizio del sentiero per le cascate di Bøsdalafossur, o prendere il bus 300 che collega Torshavn a Sorvagur, scendendo a Miðvágur (1,5 km dall’inizio del sentiero). N.B.: il bus ferma a Vatnsoyrar solo su richiesta; è quindi utile considerare gli orari relativi alla fermata dell’aeroporto come riferimento e fermare il bus di passaggio.

Anziché immettersi nella strada principale 11, si prende la breve via che va verso sud e che termina nei pressi di un cancello da cui si origina il sentiero. La traccia è chiara e risale la collina consentendo una bella vista d’insieme del grande lago Leitisvatn. Il sentiero scende quindi in direzione di Miðvágur, allacciandosi alla strada asfaltata non lontano dall’ostello che rappresenterà l’alloggio di fine tappa. Prima però ci si dirige verso ovest, dalla parte opposta, seguendo per circa 2 km la strada 11 fino all’imbocco del sentiero, piuttosto evidente, che costeggia il lago Leitisvatn. Questa passeggiata è la più rinomata delle Faroe, per cui la traccia è più che chiara e i cairns, seppur presenti, sono assolutamente superflui. Giunti in prossimità della cascata è caldamente consigliato inerpicarsi (prevalentemente in assenza di sentiero, ma l’incedere è facile e intuitivo) sul promontorio alla propria sinistra: magnifiche le viste e curiosi giochi di prospettiva. Il ritorno può avvenire per uno dei numerosi sentieri paralleli alla costa del lago oppure seguendo un sentiero che porta lungo le creste meridionali a picco sull’oceano. Questo sentiero tende a scomparire raggiunta l’area sommitale, quindi si scende verso la strada in assenza di sentiero (il terreno è acquitrinoso in diversi punti e bisogna stare attenti agli skua in nidificazione). Ritornati alla strada 11 la si segue in direzione Torshavn e, giunti in località Giljanes, si gira a destra seguendo le indicazioni per l’ostello (A Giljanes Hostel e Campsite). L’ostello ha anche una piccola area adiacente adibita a campeggio per le tende. Lungo la strada per l’ostello si incontrano un paio di supermercati e una stazione di servizio presso cui è possibile rifornirsi di viveri.

Tappa 4: da Giljanes a Vestmanna

La quarta tappa segna l’abbandono dell’isola di Vagar per quella di Streymoy, di cui questo itinerario esplora la metà settentrionale, rimanendo quindi lontano dalla capitale Tórshavn. Sebbene sia lunga circa 23 km, metà tappa può essere facilmente saltata in quanto si segue una strada asfaltata e si attraversa un lungo tunnel sottomarino. Anche chi preferisse spostarsi solo a piedi dovrebbe considerare l’idea di fare autostop per l’attraversamento del tunnel.

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Dall’ostello di Giljanes si ritorna sulla strada 11 e la si percorre in direzione di Tórshavn fino all’abitato di Sandavágur. Lungo la strada vi sono supermercati presso cui è possibile fare rifornimento viveri. Il villaggio merita una breve visita, quantomeno per ammirare la caratteristica chiesa e la pietra in essa contenuta con incise delle rune riguardanti il primo colonizzatore norvegese di quest’area.

Variante HARD –> chi volesse ridurre al minimo la percorrenza su strada asfaltata può connettersi ad un sentiero che inizia all’estremità orientale del villaggio. Questo sentiero si dirama immediatamente in due tracce: una segue la costa per un certo tratto prima di scomparire, l’altro porta al fiume Fossa e ne risale il corso per poi scomparire. Seguendo quest’ultima traccia è possibile proseguire (in assenza di sentiero) verso il monte Malinstindur (683 m slm), aggirarlo ad est puntando verso il monte Breidistiggjur (594 m slm) e valicando il passo tra quest’ultimo e la vetta del monte Heldarstindur (572 m slm), scendendo in direzione nord/nord-ovest fino ad incontrare la strada che s’immette nel tunnel. Tutta l’area montuosa dalla fine del sentiero è selvaggia con alcuni punti esposti ed è consigliabile avventurarvisi solo se le condizioni meteorologiche sono buone.

Da Sandavágur è possibile camminare lungo la strada 11 fino in prossimità del tunnel e qui fare autostop, oppure è possibile prendere il bus 300 per Tórshavn. In entrambi i casi si chiede di scendere alla rotatoria all’uscita del tunnel, in prossimità dell’abitato di Stykkið-Leynar. Si prosegue lungo la strada voltando a destra, verso sud, e si prosegue per un paio di chilometri superando il villaggio di Stykkið e giungendo a quello più grande di Kvívík. Si segue la strada mentre aggira il villaggio e, giunti dall’altra parte della piccola baia, si abbandona la strada per risalire la collina, avendo come unico riferimento dei grandi cairns (ma nessuna traccia). Il sentiero continua a salire inoltrandosi verso le montagne ma mantenendosi in vista della strada, che segue invece fedelmente la costa. A poco più di 350 metri di quota il sentiero diviene più pianeggiante e la traccia compare, via via più chiara man mano che si procede verso Vestmanna. Anche i cairns diventano più frequenti. Traccia e cairns scendono fino a condurre nuovamente in vista della strada 21 e della cittadina di Vestmanna. La discesa finale per la strada è a discrezione dell’escursionista, e suggerisco di valutare con attenzione il punto in cui scendere, essendo un declivio piuttosto ripido. Una volta sulla strada la si segue fino ad arrivare a Vestmanna. Un grande parcheggio sulla sinistra è il Vestmanna Campsite, che possiede un piccolo fazzoletto di terra destinato alle tende (non ci stanno più di 4-5 tende da 2 persone ciascuna, quindi è meglio prenotare. Vestmanna ospita un supermercato e diverse tavole calde.

Tappa 5: da Vestmanna a Vikarvatn

Dopo la breve e semplice tappa per giungere a Vestmanna, una tappa lunga, ma con alcune Varianti EASY per ridurla ed evitare tratti in assenza di sentiero. La tappa, così come è stata ideata, è di circa 30 km, di cui la maggior parte su sentiero.

Dal Vestmanna Camping si prosegue costeggiando la baia per poi salire lungo una strada con numerosi tornanti fino alle abitazioni più in alto sulla collina prospiciente la baia. Da qui un sentiero porta ad una scaletta per superare una recinzione, quindi si seguono i cairns e la traccia discontinua fino ad arrivare in vista del lago Frammi a Vatni.

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Qui il sentiero si divide in due, intuibile più per i cairns che si allontanano in diverse direzioni che per la traccia stessa: un sentiero attraversa le montagne verso est, portando al villaggio di Hvalvík (si tratta di un’alternativa interessante, specie per chi ha meno giorni a disposizione, ma si perde la splendida tratta tra Saksun e Tjørnuvík), mentre l’altro si spinge verso nord, incrociando una strada sterrata, per costeggiare per tutta la sua lunghezza il lago Frammi a Vatni, mantenendosi però a quote più elevate. Una volta raggiunta l’estremità settentrionale del lago il sentiero vira verso un evidente valico verso nord-est, passando per una zona caratterizzata da forte vento. Il sentiero discende quindi virando decisamente a est, per congiungersi alla stretta strada asfaltata “Saksunarvegur” che collega Saksun a Hvalvík. Non vi sono autobus attivi lungo questa via ma è facile ottenere un passaggio con autostop per chi volesse risparmiarsi i 7 km necessari a raggiungere Saksun. Di per sé la strada non è troppo trafficata ed è magnificamente collocata in un ampio canyon, il che rende piacevole il cammino. Saksun è un villaggio da cartolina e chi avesse tempo a disposizione potrebbe anche camminare lungo la spiaggia per aggirare il promontorio che crea il naturale porto di Saksun, e inoltrarsi lungo il fiordo. Il nostro itinerario corre però in direzione opposta e, seguendo un percorso turistico ben segnalato e delimitato (occhio a non uscire dal sentiero o si rischiano multe salate), ci si inerpica sulla ripida scogliera per andare a valicare le montagne che separano Saksun dal villaggio di Tjørnuvík. Le viste sono splendide in tutte le direzioni e il sentiero è chiaro, agevole e ben segnalato da numerosi cairns. La prima vista su Tjørnuvík e il suo porto naturale è da togliere il fiato, ma la discesa è ripida e in diversi punti è bene prestare attenzione. A Tjørnuvík è obbligatoria una pausa sulla nera spiaggia del villaggio, magari sfruttando la sabbia fina per far riposare i piedi. L’itinerario prosegue quindi lungo la costa, stavolta su strada asfaltata (la strada è piuttosto stretta e talvolta trafficata, ed è quindi bene prestare attenzione) fino al villaggio di Haldórsvík, da cui si prosegue off-route fino a raggiungere il lago Vikarvatn presso cui campeggiare liberamente. Da Haldórsvík si segue inizialmente il sentiero che porta a Saksun, che costeggia per un certo tratto un torrente; quando il sentiero si allontana dal corso d’acqua, lo si abbandona e si continua a seguire il torrente, proseguendo verso sud fino a raggiungere il lago Vikarvatn.

Variante EASY –> chi volesse evitare l’ultima parte di questa tappa (su strada asfaltata prima, off-route poi) e la prima parte della tappa successiva (completamente off-route), può prendere il bus 202 da Tjørnuvík per scendere a Oyrarbakki e da lì prendere il bus 200 per Eiði, presso cui campeggiare nell’omonimo camping, risparmiando così un giorno di viaggio.

Tappa 6: da Vikarvatn a Eiði

Questa è la tappa dell’intero itinerario che meglio si presta alla libera interpretazione del singolo escursionista. Chi non avesse scelto la variante easy presentata nella tappa precedente dovrà raggiungere Oyrarbakki seguendo un percorso quasi interamente off-route, quindi decidere se raggiungere Eiði camminando per 12 lunghi chilometri lungo una strada asfaltata (non particolarmente interessante), usufruendo di un passaggio in auto via autostop o prendendo un bus. Un’alternativa, che verrà presentata come tappa 6b, eviterà Eiði per esplorare l’area centro-meridionale di Eysturoy.

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Dal lago Vikarvatn ci si incammina verso sud-ovest verso il passo tra il monte Givrufelli (701 m slm) e il monte Langafjall (599 m slm). Nelle giornate di bel tempo è consigliabile raggiungere la cresta e seguirla in direzione sud-est passando anche la vetta del monte Sandfelli (537 m slm) e quella del monte Rossafelli (453 m slm), per poi virare verso est cercando la via meno ripida per scendere verso la strada 10 che porta a Nordskali e Oyrarbakki. Alternativamente ci si può mantenere a mezza costa, sfruttando la pendenza non troppo elevata del crinale. Da Oyrarbakki è possibile prendere il bus 200 per Eiði o raggiungere il villaggio seguendo la strada 23.

Variante HARD –> una variante stimolante per escursionisti molto esperti è quella di percorrere la distanza tra Oyrarbakki e Eiði seguendo la cresta delle montagne, puntando verso la montagna Midalfelli (655 m slm) al bivio tra la strada 23 e la maggiore strada 10. Si passa quindi sulla spalla orientale (puntando verso nord) del monte Skerdingur (657 m slm) per poi raggiungere la vetta del monte Svartbakstindur (801 m slm). Il passaggio tra questa vetta e le successive creste del Blamansfjall (790 m slm) e del Nordanfry Blamansfjall (751 m slm) avviene su creste estremamente ridotte e con difficoltà di livello quasi alpinistico, estremamente rischiose in caso di maltempo. Si scende quindi verso la strada “Gjaarvegur” da cui inizia la traccia per la scalata al monte Slættaratindur (880 m slm), il più alto delle Faroe. Si consiglia di bivaccare in zona, evitando le aree in quota.

Arrivati a Eiði è possibile prendere il sentiero che inizia alla fine della via “Korndalsvegur” e che risale il promontorio che domina il villaggio, con viste interessanti anche verso Tjørnuvík. Si ritorna per lo stesso sentiero usato in ascesa. Il campeggio si trova all’estremità nord-orientale del piccolo lago Nidara Vatn, in località Molin (o Moelin) ed è rappresentato da un campo da calcio! Nel villaggio si trova anche un negozio di alimentari presso cui è possibile rifornirsi di viveri.

Tappa 6b: da Oyrarbakki a Kambsdalur

Questa tappa rappresenta un’interessante alternativa per chi volesse risparmiare due giorni di cammino. Il percorso è lungo solo 14 km, con alcuni tratti piuttosto faticosi a causa della pendenza. Da Oyrarbakki, punto d’arrivo del bus 202 proveniente da Tjørnuvík e punto di passaggio per chi avesse scelto il percorso off-route della parte iniziale della tappa 6, si prosegue per un paio di chilometri lungo la strada 66 fino all’abitato di Oyri dove, incrociato il fiume Stora, si risale il pendio seguendone il corso e puntando all’evidente cairns posto sulla sommità della collina.

L’area è bella ed invita ad accamparsi, ma è molto esposta al vento. Si prosegue salendo fino all’ampio passo tra i monti Halgafelstindur (757 m slm) e Knukur (699 m slm) per poi scendere ad est/nord-est puntando verso il monte Skalafjall (459 m slm). Si scende ulteriormente fino a raggiungere la strada 69 nei pressi del distributore di benzina a Skalabotnur. Il percorso è segnalato con cairns e la traccia è piuttosto chiara. Si prosegue fino a congiungersi con la strada 10 e la si segue per duecento metri verso sud. Sulla sinistra è possibile individuare una traccia che risale fino ad una quota di circa 350 metri fino ad un’area lacustre (Traelavatn). Da qui si scende verso Kambsdalur, dove è presente un’area di campeggio presso lo Scout Lodge. I cairns lungo questo sentiero non sono stati collocati nel migliore dei modi, la traccia non è sempre chiara, ed è quindi utile sapersi orientare. Chi seguisse questa tappa dovrebbe proseguire con la lettura della tappa 9.

Tappa 7: da Eiði a Smorrokarvatn

Dal campeggio di Eiði ci si rimmette sulla strada 23 e si continua verso sud fino al bivio con la “Gjaarvegur”. Da qui inizia un sentiero che, andando verso sud-ovest e rimanendo a nord del lago Eiðisvatn porta alla base del monte Slættaratindur, nel suo versante meridionale in corrispondenza con la strada Gjaarvegur. Da qui si segue una traccia che costeggia una recinzione che sale fino a circa 600 metri di quota. La traccia svolta quindi decisamente verso ovest per poi risalire la vetta aggirandola virando nuovamente verso est. Si scende per la stessa via utilizzata in salita fino a raggiungere nuovamente la strada.

Si segue la strada verso est fino al villaggio di Funningur.

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Un sentiero, parallelo alla strada 60 prosegue verso sud rimanendo al di sotto delle verticali pareti orientali della catena montuosa centrale dell’isola. Il sentiero gira quindi verso ovest per valicare il passo tra il Midalfelli e il Skerdingur. Non si segue il sentiero nella sua ascesa al passo ma si prosegue per un breve tratto off-route continuando verso sud fino ad incontrare il lago Smorrokarvatn, presso cui è suggerito campeggiare liberamente.

Tappa 8: da Smorrokarvatn a Kambsdalur

Anche questa tappa, lunga 23 km, può essere modificata facilmente dall’escursionista, presentando diverse possibilità per abbreviarla. Dal lago Smorrokarvatn si procede verso sud/sud-est mantenendosi sulla stessa quota fino ad incrociare una traccia che, passando a nord del piccolo lago Hassvatn, arriva direttamente dal villaggio di Norðskáli, un chilometro a nord di Oyrarbakki. La traccia scende regolare fino a connettersi alla strada 60 nei pressi di Funningsfjørður. Si prosegue per poche decine di metri fino all’incrocio con la strada 60, la si segue per un centinaio di metri in direzione nord e si giunge al bivio in cui è possibile scegliere tra due differenti sentieri: continuando lungo la strada vi è un sentiero parallelo che percorre tutta la costa fino a giungere a Elduvík, mentre virando verso est/nord-est s’incontra una traccia che aggira il monte Dalkinsfjall (719 m slm) seguendo il corso del fiume Stora fino a Elduvík.

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Indipendentemente dal percorso scelto, una volta ad Elduvík si prende un bel sentiero costiero (possibilità di vedere numerosi uccelli marini) che rimanendo dapprima a nord del monte Skoratindur (629 m slm) e poi virando verso sud/sud-est in corrispondenza del passo con il monte Tindur (603 m slm), raggiunge l’abitato di Oyndarfjørður. La traccia è sempre chiara e i cairns frequenti. Si segue quindi la strada asfaltata 63 fino alla giunzione con la 64 che si segue per meno di un chilometro fino a Hellur. Da qui un sentiero (la traccia a tratti scompare ma vi sono cairns sufficienti per togliere ogni dubbio) si inerpica verso sud-est in direzione del passo tra tre cime di altezza modesta (circa 400 metri), per poi scendere verso il villaggio di Fuglafjørður. Si segue quindi la strada 70 fino a giungere a Kambsdalur, dove è possibile campeggiare nei pressi dello Scout Lodge.

Variante HARD, FAST –> Variante che abbrevia nettamente la tappa, tagliando in diagonale l’isola di Eysturoy. Dal lago Smorrokarvatn, superato il lago Hassvatn e la traccia per Funningsfjørður, si procede in direzione sud/sud-est sempre alla stessa quota altimetrica fino ad incrociare una traccia (in corrispondenza del tunnel che collega Norðskáli a Skalabotnur) che, correndo parallela alla strada 10, scende gradualmente verso est fino a raggiungere Skalabotnur. La traccia è poco chiara e anche i cairns non sono frequenti, ma la navigazione è semplice e quando la traccia scompare del tutto nei pressi di un fiume (che bisogna guadare), la strada 10 è a un tiro di sasso e Skalabotnur è visibile a meno di un chilometro di distanza. Da Skalabotnur si può prendere il sentiero per Kambsdalur, come spiegato nella tappa 6b.

Variante EASY, FAST –> Una volta raggiunto il villaggio di Funningsfjørður è possibile arrivare a Skalabotnur seguendo dapprima la strada 62 e poi la 10 in direzione est/sud-est. Da Skalabotnur prendere il sentiero che porta a Kambsdalur, come spiegato nella tappa 6b.

Tappa 9: da Kambsdalur a Villingardalsfjall

L’ultima tappa è in realtà la fusione di due tappe nel caso in cui uno volesse evitare il più possibile l’uso di mezzi pubblici o autostop, ma per chi non ha paura di prendere un paio di bus sarà possibile coprire i 40 km di questa tappa molto agevolmente.

Da Kambsdalur si prosegue lungo la strada 70 in direzione sud-est fino ad incrociare la strada minore 94, che si segue aggirando da nord il monte Ritafjall (641 m slm) fino a raggiungere Leirvik. Qui si suggerisce di prendere il bus 400 fino a Klaksvík. Klaksvík è il secondo centro delle Isole Faroe, ma le possibilità di alloggio non sono molte: vi è un hotel, piuttosto costoso, e il campeggio non è più agibile. Vi è un supermercato e diverse opzioni per un pasto caldo.

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Dall’ufficio informazioni di Klaksvík si prende la via Fjosabrekka, si gira a sinistra per la via Kjalarvegur che si segue fino a svoltare a destra nella via Helnabrekka. Si prosegue per un centinaio di metri, quindi si prende un sentiero sulla destra che risale la collina fino ad un cancello di legno che si oltrepassa; qui inizia il sentiero, ben segnalato e tracciato, che porta a Katlarnir, l’antico tribunale delle Faroe (una grande pietra e alcune più piccole nelle vicinanze). Il sentiero si inerpica sul fianco della montagna raggiungendo il punto più alto al passo tra il monte Myrkjanoyrarfjall (689 m slm) e il monte Snaefelli (644 m slm). La vista è magnifica sia verso ovest che verso est. Si scende leggermente su traccia meno chiara e cairns meno frequenti fino a Katlarnir. Da qui è possibile scendere verso il villaggio di Arnafjordur, ma il nostro itinerario segue una traccia non sempre chiara che si sposta verso est passando un alto valico (circa 500 metri slm) tra i monti Tolvmarkaknukur (519 m slm), Toftaknukur (609 m slm) e Krunufjall (642 m slm). Il sentiero scende dal valico tra questi due ultimi monti fino a connettersi con la strada 74 nei pressi di Nordtoftir. Si segue la strada fino all’allacciamento sulla strada 70, quindi si prosegue lungo questa verso nord Variante –> Sebbene non sia inclusa nell’itinerario, vale la pena una visita all’isola di Kalsay e al suo celebre faro di Kallur Viti: si può prendere il traghetto 56 per Sydradalur, quindi il bus 506 per Mikladalur. Da Mikladalur (c’è un campeggio e la famosa statua della Donna-Foca) parte un sentiero che inerpicandosi sulle montagne porta a Trollanes, e da lì un altro sentiero ben segnalato conduce al faro.

fino a raggiungere Hvannasund nell’isola di Viðoy. Qui è possibile prendere il bus 500 fino a Viðareiði o camminare lungo la strada 70 per circa 7 km. Viðareiði è uno splendido villaggio ma non offre valide alternative per il pernottamento. L’itinerario prosegue lungo il sentiero ben tracciato e segnalato (con paletti blu) che dall’estremità settentrionale del villaggio risale il fianco della montagna Villingardalsfjall fino alla vetta. Il panorama è spettacolare e spazia dall’oceano alle montagne di Kunoy. Una traccia prosegue verso nord fino al punto in cui la scogliera si getta verticalmente nell’oceano. Questo tratto non è ben tracciato e il fondo è sdrucciolevole, ed è quindi bene prestare attenzione. Ci sono pochi punti validi per accamparsi in quest’area ma certamente un’ultima notte all’aperto in un luogo così suggestivo può valere la pena. Consiglio però di campeggiare così in alto solo se il tempo è davvero buono: il vento può essere incredibilmente forte!

Difficoltà

Condizioni metereologiche –> il tempo cambia velocemente nelle Isole Faroe e una violenta tempesta può sopraggiungere nel bel mezzo di un assolato pomeriggio. Le forti piogge, le violente raffiche di vento, il repentino abbassamento della temperatura, la presenza di grandine e la scarsa visibilità rappresentano i maggiori pericoli per l’escursionista. In caso di maltempo suggerisco di accamparsi o di trovare riparo: normalmente entro poche ore il tempo tende a cambiare e potrete continuare la marcia in sicurezza. La nebbia fitta rappresenta un altro rischio molto serio nelle Faroe, ma nel periodo luglio-agosto non è un fenomeno così frequente come in altri periodi dell’anno.

Esposizione –> alcuni sentieri, sia con traccia chiara che assente, si sviluppano lungo falesie a picco sull’oceano dove un passo falso può risultare fatale. È importante avere passo saldo e saper rinunciare qualora si vedessero che le condizioni (bassa visibilità, forti piogge, vento particolarmente intenso) non permettano un passaggio sicuro. L’uso dei bastoncini da trekking può essere d’aiuto.

  • Guadi –> nell’itinerario non è stato incluso alcun guado ma verranno presentate deviazioni in cui è necessario guadare dei corsi d’acqua. Anche chi optasse per percorsi off-route dovrà considerare non così remota la necessità di effettuare dei guadi. Il guado di un corso d’acqua profondo o dalla forte corrente può essere molto pericoloso ed è necessario conoscere le tecniche per ridurre i rischi.
  • Animali –> con una popolazione animale costituita quasi esclusivamente da uccelli marini si potrebbe pensare che non vi siano animali che possano rappresentare un rischio alla nostra incolumità. La realtà è invece un’altra e il pericolo maggiore è rappresentato dagli skua. Gli skua, conosciuti in italiano come stercorari, sono un gruppo di uccelli marini simili a gabbiani, presenti nelle Faroe con due specie: il labbo e lo stercorario maggiore. Entrambe le specie sono estremamente territoriali e attuano atteggiamenti difensivi nei confronti di potenziali predatori che si avvicinino troppo ai loro nidi. Una singola coppia di skua tenderà quindi ad effettuare delle picchiate con repentine virate passando a pochi centimetri di distanza dall’intruso: un’esperienza poco piacevole! Peggio ancora è la situazione in cui si disturbi una colonia di questi uccelli: senza alcuna paura provvederanno a beccarvi in testa! I bastoncini da trekking possono essere utili per cercare di tenerli a distanza, ma l’unica soluzione è allontanarsi repentinamente! Gli skua nidificano prevalentemente in zone prative sopra i 300 metri di quota e si può intuire il nostro sconfinamento quando una coppia di questi uccelli inizia a volare sopra di noi (a qualche decina di metri di distanza) in ampi cerchi, similmente a quanto fanno molti uccelli rapaci.
    Anche altri uccelli (beccacce di mare e chiurli principalmente) saranno infastiditi dalla vostra presenza ma si limiteranno a vocalizzare il loro disappunto.Una nota positiva è che nelle isole non sono presenti zanzare!

  • Acquitrini –> come per altre aree sub-artiche, la presenza di ampie aree acquitrinose può celare brutte sorprese: pozze più profonde con caratteristiche di sabbie mobili possono rappresentare una spiacevole avventura! Se off-route cercate di evitare le aree con terreno molle o, se è necessario il loro attraversamento, cercate di individuare le zolle di terreno solido, magari aiutandovi con i bastoncini da trekking.

Clima

Il periodo migliore per visitare le Isole Faroe va da maggio ad settembre: le temperature sono miti e le isole sono popolate da migliaia di uccelli marini in nidificazione (tra i quali i puffin, i pulcinella di mare!). Durante l’estate la temperatura media è di circa 10-11°C, con minime variazioni tra la massima e la minima, anche meno di 1 grado centigrado! È invece importante ricordare che la temperatura può variare considerevolmente salendo di quota e che la temperatura percepita può essere di molto inferiore a causa del forte vento, una costante in queste isole. Durante l’inverno le montagne sono solitamente completamente innevate mentre le aree costiere rimangono libere dalla neve e non sperimentano quasi mai temperature particolarmente rigide.

Vie di fuga

Essendo una route, non un percorso ufficiale, non sono previste delle vere vie di fuga, ma la relativa vicinanza di centri abitati e strade facilita il compito a chi volesse terminare la traversata anzitempo.

Equipaggiamento

L’equipaggiamento per una traversata a piedi delle isole Faroe deve necessariamente includere giacca e pantaloni impermeabili, scarpe o scarponi con una suola che faccia ben presa sul fango e uno strato intermedio in pile per mantenersi caldi durante il cammino. L’unica vera accortezza per le Faroe ricade sul riparo: nonostante sia esperto nel suo utilizzo, ho avuto qualche problema con il tarp a causa delle raffiche di vento fortissime (anche superiori ai 100 km/h); consiglio quindi l’uso di una tenda, meglio se autoportante, di tipo geodetico o a tunnel. In generale le tende con una verticale superiore ai 110 cm potrebbero essere messe a dura prova.

Altre informazioni

  • Valuta: corona danese.
  • Lingua: Nelle Faroe le lingue ufficiali sono il faroese (simile all’islandese) e il danese, ma esprimendosi in inglese non si avranno problemi a comunicare con la maggior parte dei locali.
  • Rete telefonica: Nonostante siano formalmente parte del Regno di Danimarca (assieme alla Danimarca e alla Groenlandia), le Faroe non fanno parte dell’Unione Europea e non ne addottano quindi le leggi. Diversamente che in Danimarca non sarà quindi possibile usufruire del proprio piano tariffario per l’uso del telefono e la connessione internet. Molte aree delle Faroe non sono in ogni caso raggiunte dalla rete telefonica.


Fornellini da campeggio: un confronto diretto

Il thru-hiker ha a disposizione un'ampia scelta di fornelli da campeggio e spesso è difficile individuare quello che meglio si adatta ai propri bisogni. Oltre ai comuni fornellini a gas, sono spesso usati anche fornellini ad alcool o a combustibile solido. Per cercare di capire se questi sistemi siano efficaci o meno, ho deciso di effettuare un confronto diretto tra un bruciatore ad alcool, un combustibile solido e due diversi modelli di fornellini a gas. Sebbene non si tratti di un test definitivo (lascia spazio a ulteriori test), i risultati forniti sono d'indubbio interesse.

Bruciatore ad alcool

Il bruciatore ad alcool utilizzato è l'Esbit Alchol Burner, pressoché identico all'originale Trangia, ma con alcune caratteristiche che lo rendono migliore: è presente un tappo con guaina ermetica che consente di trasportare agevolmente senza perdite l'alcool residuo rimasto nel bruciatore, e un coperchio con apertura regolabile e manico, utile per spegnere o regolare l'intensità della fiamma. Il bruciatore può contenere circa 100 ml di alcool.

Il fornello Esbit Alchol Burner con il coperchio regolatore di fiamma e il tappo con guarnizione.

Per poter funzionare necessita che la pentola da scaldare sia sollevata di qualche centimetro rispetto alla sommità del bruciatore, richiedendo quindi un sostegno. Come tutti i fornelli ad alcool è inoltre molto sensibile al vento, rendendo necessario un paravento. Ho deciso di addottare l'Esbit Solid Fuel Stove come soluzione ad entrambi i problemi. Questo inoltre è perfettamente compatibile anche con l'uso del combustibile solido, rendendo il confronto tra i due sistemi ancora più accurato.

Il bruciatore ad alcool Esbit nel suo paravento/sostegno dedicato: l'Esbit Solid Fuel Stove.

 

Combustibile solido

Vi sono numerose tipologie di combustibile solido, nel nostro paese la più conosciuta è la cosiddetta "Diavolina". Per questo test ho utilizzato il Combustibile Solido Esbit da 14 gr a tavoletta, conosciuto a livello internazionale per essere quello che produce meno odore e lascia meno residui sul fondo delle pentole. Nel test è stata usata una tavoletta da 14 grammi posizionata sull'apposito sostegno collocato nell'Esbit Solid Fuel Stove (che funge da sostegno per la pentola e da paravento).

Una tavoletta di Combustibile Solido Esbit posta nell'Esbit Solid Fuel Stove.

 

Fornello a gas Highlander HPX 300

Il fornello a gas Highlander HPX 300 è un fornello ad alte prestazioni della tipologia "remote canister", che consente una maggiore stabilità alla pentola. Il bruciatore è molto ampio, facilitando il riscaldamento uniforme del fondo della pentola.

 

Fornello a gas Lixada BRS 3000

Il fornello Lixada BRS 3000 è tra i più leggeri in commercio ed è del tipo "upright canister", ovvero che si monta direttamente sopra alla bombola.

 

Il test

Il test si basa sul tempo impiegato per far bollire 500 ml di acqua contenuta nella pentola Primus Eta. Si tratta di una pentola ad alte prestazioni, che tramite test precedenti ho constatato essere in grado di ridurre fino al 40% il tempo di ebollizione rispetto ad una pentola tradizionale.

La pentola Primus Eta da 800 ml

Nel caso del bruciatore ad alcool sono stati usati 50 ml di alcool e, una volta raggiunta l'ebollizione, a fiamma spenta è stato misurato il volume di alcool residuo. I volumi di alcool sono stati misurati usando una Falcon Tube da 50 ml.

Falcon Tube da 50 ml e Alcool Denaturato 90°

Nel caso del combustibile solido è stato misurato anche il tempo di combustione totale di una tavoletta.

Il confronto tra i due fornellini a gas non è stato effettuato alla massima intensità di fiamma possibile, in quanto in un caso (HPX300) le fiamme eccedevano di molto il diametro della pentola, nell'altro (BRS3000) avevo dubbi circa la resistenza dei sostegni del fornelletto ad una fiamma tanto elevata. Il test dei fornellini a gas è quindi molto relativo, in quanto non è stato possibile calcolare né la quantità di gas utilizzata, né metterli alla stessa potenza.

 

Risultati

Il bruciatore ad alcool Esbit ha consumato 14 ml di alcool per portare ad ebollizione l'acqua in 6 minuti e 21 secondi. Questo dato permette di stimare il tempo di combustione dei 50 ml di alcool iniziali in circa 22 minuti.

Una tavoletta Esbit ha invece impiegato 6 minuti e 52 secondi per portare ad ebollizione l'acqua. Il combustibile solido è stato completamente consumato in 12 minuti.

Il fornello HPX300 ha portato ad ebollizione l'acqua in soli 3 minuti e 15 secondi, mentre il BRS 3000 ha richiesto 5 minuti e 55 secondi. Ancora una volta ci tengo a precisare che i valori dei due fornellini a gas non sono direttamente confrontabili non essendoci stato modo di equiparare i parametri.

 

Considerazioni per l'utilizzo nel thru-hiking

Per capire l'utilità o meno di un sistema di cottura nella pratica del thru-hiking è essenziale considerare il peso totale e il costo del combustibile scelto.

Consideriamo di dover affrontare un trekking di 10 giorni di autonomia. Due pasti caldi al giorno. Ogni pasto necessiterà di far bollire 500 ml di acqua e di proseguire la cottura per 3 minuti.

Se utilizziamo un bruciatore ad alcool saranno necessari circa 20 ml di alcool a pasto, 40 ml al giorno. I 400 ml totali di alcool per i 10 giorni di trekking peseranno circa 320 grammi (il peso specifico dell'alcool è inferiore a quello dell'acqua). Considerando che l'alcool denaturato ha un prezzo medio al litro di circa 3 euro, 400 ml costano solo 1,2 euro. Se consideriamo il peso del fornellino (113 grammi) e del sostegno/paravento (92 grammi), il peso complessivo del sistema è di 525 grammi.

Utilizzando il combustibile solido Esbit necessiteremo di circa 10 grammi a pasto, quindi 20 grammi al giorno e 200 grammi per l'intero trekking. Non necessitando di un fornello, ma solo di un sostegno/paravento, il peso totale del sistema è di appena 292 grammi. Il contraltare è dato dal costo: l'offerta più economica su Amazon di Combustibile Solido Esbit è di 0,3 euro al grammo. Questo significa un costo totale di cambustibile per 10 giorni di ben 60 euro.

Una bombola da 230 gr di gas (circa 300 grammi totali) è solitamente sufficiente per 10 giorni di trekking e il prezzo medio è di circa 6 euro. Il peso dipende dal tipo di fornello: 285 grammi per l'HPX300 contro i soli 28 del BRS3000.

Fornello Esbit Alchol Burner Combustibile solido Esbit Highlander HPX300 Lixada BRS 3000
Peso combustibile 320 gr 200 gr 300 gr 300 gr
Peso totale 525 gr 292 gr 585 gr 328 gr
Costo combustibile 1,2 € 60 € 6 € 6 €

 

Conclusioni

Il Combustibile Solido Esbit è il sistema che assicura il peso del combustibile (e totale) inferiore rispetto a tutti gli altri sistemi. Un altro aspetto positivo è che non emana cattivo odore durante la combustione e occupa poco spazio nel proprio zaino. Il contraltare è dato dal prezzo (di molto superiore a quello degli altri sistemi) e dal tempo necessario a portare in ebollizione un certo volume d'acqua (è risultato il sistema più lento).
L'Esbit Alchol Burner è il fornello che utilizza il combustibile in assoluto più economico, ma anche quello più pesante. I tempi di ebollizione sono piuttosto lunghi e l'odore emesso durante la combustione è sgradevole.

I fornelli a gas sono senza dubbio il miglior compromesso tra costo e peso del combustibile, assicurando inoltre tempi di ebollizione più rapidi.

In definitiva i fornelli a gas rappresentano la migliore soluzione nella maggior parte dei casi, con l'unico limite dell'approvvigionamento del combustibile durante lunghi thru-hikes. L'alcool è senza dubbio un combustibile più facilmente rinvenibile ed è decisamente economico, ma non è assolutamente la migliore scelta per chi voglia viaggiare leggero. Il combustibile solido Esbit è invece l'ideale per chi volesse viaggiare ultraleggero per un trekking di pochi giorni (o di chi non ha problemi economici), a scapito del tempo maggiore richiesto per cucinare.


Tarp tutorial: la Piramide a base romboidale

La Piramide a base romboidale è un setup che può essere realizzato con un tarp quadrato 3 x 3 metri. Conferisce una protezione eccellente dalle intemperie fornendo uno spazio d'alloggio sufficiente per due persone sdraiate.

Vantaggi

  1. Setup semplice da realizzare.
  2. Sono sufficienti 4 picchetti e un bastoncino da trekking per il setup.
  3. Protezione dalle intemperie ottima.
  4. Spazio sufficiente per due persone sdraiate.
  5. Configurazione ottimale in caso di forte vento.
  6. Richiede uno spazio ridotto per il setup.
  7. Buon isolamento termico dall’esterno.
  8. Se utilizzata da due occupanti, ognuno può disporre di un'entrata.

Svantaggi

  1. L'altezza ridotta riduce il confort.
  2. Formazione di condensa significativa in climi rigidi.
  3. È utile, se non necessario, utilizzare un tarp con numerosi ocelli e/o asole.

Quando si usa

Questa configurazione è particolarmente adatta per una o due persone che vogliano dormire rimanendo protetti efficientemente dalle intemperie. Essendo un setup semplice e che richiede pochi punti di ancoraggio, è forse la scelta migliore in ambienti climaticamente difficili (forte vento, precipitazioni abbondanti). Il contraltare è rappresentato dalla necessità di avere un tarp con numerosi ocelli e/o asole, solitamente più costoso rispetto a modelli più semplici.

Istruzioni

  1. Distendere il tarp al suolo.

    In rosso sono indicate le asole che verranno utilizzate in questo setup. In azzurro il punto (in molti tarp è presente un’asola che da verso l’esterno) in cui verrà collocato il bastoncino da trekking.
  2. Picchettare due vertici opposti. In questo step il telo non deve risultare in tensione, anzi è possibile avvicinare di una decina di centimetri i due vertici spostandosi lungo la diagonale.
  3. Picchettare quindi gli altri due angoli unendo le asole immediatamente successive a quella di vertice. Il telo deve essere ben teso tra questo nuovo punto di ancoraggio e i due angoli precedentemente picchettati.
  4. Liberare momentaneamente una delle asole appena picchettate generando un "flap" che permetta d'infilarsi al di sotto del tarp.

    Togliendo un'asola dal picchetto si può accedere al di sotto del tarp. Questo sistema crea l'entrata di questo setup.
  5. Posizionare un bastoncino da trekking, con la punta metallica verso il basso, al centro del tarp ed allungarlo finchè tutte le diagonali verso i picchetti risultino ben in tensione.
  6. Uscire da sotto il tarp e fissare nuovamente l'asola al suo picchetto. Aumentare la tensione generale aggiustando la posizione dei picchetti.
  7. È possibile picchettare al suolo le altre asole libere per aumentare lo spazio abitabile e per incrementare la stabilità della struttura.
  8. Negli angoli in cui due asole sono state picchettate assieme si sono venuti a formare due "flap" piuttosto ridotti. Questi possono essere messi in tensione verso l'esterno sfruttando un cordino e un ulteriore picchetto, oppure ripiegati verso l'interno e tesi contro una parete grazie a un cordino che lo colleghi a un picchetto di un'altra asola o ad uno collocato ad hoc.

 


Tarp tutorial: la Piramide a base trapezoidale

La Piramide a base trapezoidale è un configurazione per tarp quadrato 3 x 3 metri, che fornisce il massimo dello spazio abitabile con una protezione dalle intemperie da buona a ottima.

Vantaggi

  1. Spazio interno abbondante, ideale per far dormire due persone, anche alte.
  2. Apertura ad altezza regolabile, a seconda delle condizioni climatiche.
  3. Protezione dalle intemperie molto buona.
  4. Altezza del riparo elevata, consente di restare seduti comodamente.
  5. Elevate possibilità di adattamento della configurazione.
  6. Formazione di condensa più limitata rispetto ad altri setup inclusivi.

Svantaggi

  1. Setup che richiede un po' di pratica per essere padroneggiato.
  2. Elevato numero di picchetti richiesti (minimo 6, meglio 7 + un cordino).
  3. Configurazione non ideale per venti molto forti (specie se provengono in direzione dell'entrata).
  4. Spazio occupato sul terreno piuttosto elevato.
  5. È utile, se non necessario, utilizzare un tarp con numerosi ocelli e/o asole.

Quando si usa

La configurazione a "Piramide a base trapezoidale" è sicuramente la più indicata come riparo notturno (per dormire quindi) per persone alte o per chi viaggia in coppia. Ideale in situazioni con elevate precipitazioni, meno in presenza di forte vento o temperature particolarmente rigide. È un setup ottimo per chi viaggia da solo ma ha la necessità di avere a portata di mano il proprio equipaggiamento o per chi volesse cucinare con fornello da campeggio al riparo dalla pioggia.

Istruzioni

  1. Distendere il tarp al suolo.
    In rosso sono indicate le asole che verranno utilizzate in questo setup. In azzurro il punto (in molti tarp è presente un'asola che da verso l'esterno) in cui verrà collocato il bastoncino da trekking.

     

  2. Picchettare due vertici dello stesso lato facendo attenzione che il telo sia ben in tensione tra i due picchetti.
  3. Sul lato opposto rispetto a quello appena picchettato, prendere i due vertici e portarli all'altezza delle asole appena più all'interno (considerate circa metà della distanza tra il centro del lato e gli estremi, nel caso nel vostro tarp non siano presenti asole intermedie). È possibile (e personalmente lo consiglio) ridurre ulteriormente la distanza tra i due vertici, avvicinandoli fino ad avere circa un metro di distanza tra l'uno e l'altro.
  4. Picchettare quindi i vertici facendo in modo che i lati del tarp tra i vertici precedentemente picchettati e questi risultino tesi.
  5. Verrà a crearsi un flap (una porzione di telo non in tensione) tra i due vertici appena picchettati. Usare il flap per accedere al di sotto del tarp e collocare il bastoncino da trekking, con la punta metallica rivolta verso il terreno, al centro del telo (in alcuni tarp risulterà in corrispondenza di un'asola centrale). Allungare il bastoncino fino a che le diagonali verso i picchetti risultino ben tese. In questa fase è possibile modificare la posizione del bastoncino da trekking modificando l'entrata: spostando il bastoncino verso l'ingresso si otterrà un'entrata più ampia e comoda, mentre spostandolo verso il retro si chiuderà l'ingresso portandolo verso il suolo. Il bastoncino in posizione centrale, come consigliato, crea un'apertura di 15-30 cm da terra.
    Il tarp configurato a piramide a base trapezoidale con sostegno centrale lascia un'apertura di poche decine di centimetri di altezza.

     

  6. Una volta collocato il bastoncino da trekking, uscire da sotto il tarp per assicurare il flap al terreno. Questo passaggio può essere effettuato in due modi: nel primo caso si picchettano al suolo lateralmente le due asole libere ai lati di quella centrale facendo in modo che il tessuto tra le due asole risulti teso (l'asola centrale risulta libera); nel secondo caso (consigliato), si fissa un cordino all'asola centrale e si picchetta il cordino al suolo in modo che il tessuto tra l'asola e il vertice della piramide risulti teso. Si procede quindi a picchettare al suolo le due asole laterali. Ognuna di queste due asole potrà essere picchettata ad un'asola presente sul lato, stabilizzando ulteriormente la struttura (vedi immagine).
  7. Per entrare e uscire dal tarp così configurato sarà sufficiente togliere una delle asole laterali dal suo picchetto, creando così un'apertura sufficiente al passaggio.
  8. La struttura può essere ulteriormente stabilizzata picchettando (con l'aiuto di qualche cordino) altre asole sui tre lati. Questa stabilizzazione comporta un ulteriore aumento dello spazio interno.
  9. Per dormire in due persone si suggerisce di distendersi uno affianco all'altro (separati dal bastoncino da trekking centrale) con i piedi rivolti verso l'entrata.
    N.B.: se il bastoncino è collocato più anteriormente rispetto alla posizione centrale consigliata si otterrà un'ampia apertura che consentirà di entrare/uscire senza dover rimuovere alcuna asola dal proprio picchetto, ma al contempo aumentando le probabilità d'ingresso d'acqua e riducendo l'altezza del telo rispetto alla posizione della testa quando si è in posizione supina.


Tarp tutorial: la Piramide a base triangolare

La Piramide a base triangolare è la configurazione più semplice e veloce per avere una protezione totale da vento e intemperie utilizzando un tarp quadrato 3 m x 3 m.

Vantaggi

  1. Setup estremamente rapido, facile e intuitivo.
  2. Sono sufficienti 3 picchetti (1 picchetto aggiuntivo per un setup ottimale) e un bastoncino da trekking per il setup.
  3. Protezione dalle intemperie ottima.
  4. Facilità di accedere all'interno e di richiudere l'entrata.
  5. Buon isolamento termico dall'esterno.
  6. Altezza del riparo elevata.
  7. Ottima resistenza ai depositi di neve.
  8. Configurazione adatta anche a tarp quadrati dotati unicamente di asole o ocelli ai vertici.
  9. Occupa poco spazio.

Svantaggi

  1. Spazio interno non sufficiente a far dormire due persone.
  2. Configurazione non adatta a far dormire una persona molto alta (>185 cm).
  3. Limitata possibilità di adattamento della struttura.
  4. Elevata formazione di condensa in climi rigidi.
  5. L'elevata altezza rende questo setup più sensibile al vento rispetto ad altri setup.
  6. L'elevata altezza richiede un bastoncino telescopico piuttosto lungo.

Quando si usa

La configurazione a "Piramide a base triangolare" è forse la migliore per creare un riparo momentaneo, in cui aspettare che il cattivo tempo passi prima di riprendere il cammino. Data la sua altezza centrale risulta confortevole per starvi seduti all'interno. Può ospitare 3 persone sedute comodamente o 5-6 persone in caso di necessità. Thru-hiker e trekker solitari sotto i 170 cm di altezza potrebbero trovare questa configurazione molto adatta anche per dormirvi, avendo ampio spazio per disporre il proprio equipaggiamento. Essendo una configurazione chiusa su tutti i lati, la formazione di condensa in climi rigidi non è trascurabile e potrebbe rappresentare un problema.

Istruzioni

  1. Distendere il tarp al suolo.
    In rosso sono indicate le asole che verranno utilizzate in questo setup. In azzurro il punto (in molti tarp è presente un'asola che da verso l'esterno) in cui verrà collocato il bastoncino da trekking.

     

  2. Picchettare due vertici dello stesso lato facendo attenzione che il telo sia ben in tensione tra i due picchetti.
  3. Sul lato opposto rispetto a quello appena picchettato, prendere i due vertici e picchettarli assieme in corrispondenza del centro del tarp (verrà a crearsi un triangolo, che dovrà avere tutti i lati ben tesi).
  4. Avendo picchettato due vertici assieme, si sarà creata un'ampia ansa di tessuto non in tensione (un flap, o falda). Allargando il flap è possibile infilarsi al di sotto del tarp; fatelo portando con voi il bastoncino da trekking. Posizionate il bastoncino da trekking, con la punta metallica rivolta verso il terreno, al centro del tarp ed estendetelo fino a che non venga a formarsi una piramide i cui lati siano ben tesi.
    In rosso le asole picchettate, in azzurro (circondato dal cerchio rosso) il punto in corrispondenza del quale posizionare il bastoncino da trekking.

     

    Il flap che funge da apertura d'accesso all'interno del tarp.

     

  5. A questo punto l'unico lembo di tessuto che non risulta in tensione è il flap. Il flap può essere ripiegato all'interno affinché non sia in balia del vento o, come consiglio, picchettato all'esterno parallelamente a uno dei due lati. Per entrare o uscire basterà sfilare l'asola da questo picchetto (si tratta di un'operazione semplice, che può essere effettuata anche dall'interno facendo passare una mano al di sotto del lato del tarp).
    Il flap picchettato parallelamente a uno dei lati.

     

  6. Se state utilizzando un tarp dotato di numerosi ocelli e/o asole ai margini, potete aumentare lo spazio abitabile dell'interno e la tensione dei lati, semplicemente picchettandoli a piacimento. Sarà necessario un numero maggiore di picchetti e un ugual numero di cordini per collegare l'asola al picchetto. Questo porterà ovviamente ad un sollevamento dei lembi del tarp dal terreno, riducendo la formazione di condensa ma esponendo l'interno al passaggio del vento.
    Nove punti che possono essere messi in tensione aumentando lo spazio interno del tarp.

     

  7. Se si volesse utilizzare questa configurazione per dormirvi all'interno consiglio di disporsi paralleli al primo lato picchettato.
Il "retro" di questo set up è il punto migliore in cui distendersi.

 

Il tarp in configurazione di Piramide a base triangolare con il flap ripiegato all'interno.

Tutorial sul fuoco da campo: il Log Cabin

Il Log Cabin è un modo veloce e semplice di preparare la legna per il fuoco da campo.

Pregi

  1. Semplicità di preparazione.
  2. Elevata emissione di calore in poco tempo
  3. Fiamma ampia e ben visibile in poco tempo
  4. Struttura facilmente adattabile in dimensioni
  5. Veloce produzione di braci (utilizzabili per cuocere con una griglia o in cartocci di fogli d'alluminio).

Difetti

  1. Elevata velocità di combustione della legna (il fuoco tende quindi ad estinguersi rapidamente).
  2. Produzione di una fiamma molto ampia, poco adatta per cucinarvi.

 

Un Log Cabin di grandi dimensioni, preparato per scaldare un gruppo di dieci persone. È stato usato un fondo di pietre per limitare il rischio di combustione della vegetazione circostante e la dispersione di calore verso il terreno.

 

Istruzioni:

  1. raccogliere la legna e dividerla in tre mucchi a seconda del diametro (grande, media e piccola);
  2. posizionare due pezzi di legno di grosse dimensioni tra loro paralleli ad una distanza di circa 20-25 cm per ottenere un fuoco piccolo (step 1); aumentare la distanza per un fuoco più grande, in base anche alla dimensione e alla quantità dei pezzi di legna;
  3. tra i due pezzi più grossi deporre una serie di legnetti più sottili (medie dimensioni), sempre nella stessa direzione, in modo da ricoprire lo spazio libero di terreno (step 2);
  4. collocare perpendicolarmente ai bastoncini di medie dimensioni una serie di legnetti di piccole o piccolissime dimensioni (step 3);
  5. sopra questo strato verrà posta l'esca con il fuoco. Consiglio l'uso di un piccolo batuffolo di cotone (meglio se imbevuto di vaselina);
  6. posizionare ai lati dei legnetti di piccole dimensioni due pezzi di grandi dimensioni, in modo che risultino perpendicolari rispetto ai due pezzi messi sul fondo (step 4);
  7. posizionare una serie di legnetti di medie dimensioni perpendicolarmente ai pezzi appena posti;
  8. ultimare con uno strato di legnetti di piccole e piccolissime dimensioni perpendicolarmente allo strato precedente;
  9. è possibile continuare con la stessa logica ad erigere altri livelli, ottenendo una struttura simile a un parallelepipedo o a una piramide.

 

 

Il Log Cabin è uno dei fuochi da campo più utili per scaldare un gruppo di persone in poco tempo