Trekking Avventura

Due giorni di trekking con zaino leggero, imparando ad “arrangiarsi” con una buona dose di fantasia e adattamento, andando ad utilizzare tecniche collaudate tipiche del survival. Ci accoglierà la stupenda Alta Via del Granito dove avremo modo di completare un percorso ad anello e d’imparare a:

  • pianificare un’escursione da più giorni;
  • scegliere il sito per l’accampamento;
  • trovare, raccogliere e sterilizzare l’acqua;
  • identificare i materiali utili per il campo;
  • accendere un fuoco;
  • utilizzare un telone impermeabile (tarp) al posto di una tenda;
  • cucinare con il fuoco da campo con diverse modalità;
  • orientarsi e triangolare la propria posizione.

Programma alpinistico:

  • trekking del primo giorno: circa 5 ore, 1000 m. di dislivello e 10 km di sviluppo;
  • trekking del secondo giorno: circa 4 ore, 600 m. di dislivello e 7 km di sviluppo;
  • breve formazione sulla sicurezza in ferrata;
  • discesa in corda doppia;
  • tecniche di progressione in arrampicata.

Quando: sabato 23 e domenica 24 giugno 2018

Adatto a: escursionisti con un certo allenamento, spirito d’avventura e tanta voglia di mettersi in gioco, anche affrontando le proprie paure!

Per garantire un ottimo svolgimento di tutte le attività saranno accettate massimo 10 adesioni.

Accompagnamento: Guida Alpina (Andrea Basso) e Thru-hiker (Robin Targon)

Attrezzatura e viveri: agli iscritti verrà fornita una lista delle attrezzature personali e una lista di suggerimenti per i viveri.

Costo a persona: 150€ comprensivo di accompagnamento da parte di Guida Alpina, formazione thru-hiking, uso e fornitura del materiale comune (tarp ogni due persone, utensili per la cucina, materiale per la topografia ed orientamento), noleggio attrezzatura per la ferrata (casco, imbrago, kit da ferrata), uso dell'attrezzatura comune (corde e altri dispositivi), trasporto con pulmino 9 posti.

Costo non comprende: i pasti e quanto non espressamente indicato in costo.

Per informazioni e conferma adesione scrivere a walkingrobin@4ngs.com, attraverso messaggio privato dalla pagina Facebook di The Walking Robin o scrivere alla Guida Alpina Andrea Basso all'indirizzo info@andreabasso.it


Sara

 

Sara si avvicina alla montagna e al mondo dell’escursionismo piuttosto tardi, ma è amore a prima vista. Nonostante una scelta negli appoggi discutibile e una certa propensione alle cadute, Sara è una forte camminatrice e tra le altre escursioni ha al suo attivo l’Alta Via n°1 delle Dolomiti e il Fishermen’s Trail in Portogallo. Lavora con passione come grafica, collaborando in questo senso anche al miglioramento di questo sito. Da quando si è appassionata al trekking da più giorni ha iniziato a recensire prodotti del proprio equipaggiamento, colmando così la lacuna di recensioni di articoli per il genere femminile di The Walking Robin.


Meru Packable Alpine Pro 35

Ho avuto modo di testare uno zaino ultraleggero prodotto da Meru e commercializzato da Sportler, il Packable Alpine Pro 35.

Più che nella categoria "ultraleggeri", questo zaino rientra nella categoria "minimalisti", con meno di 100 grammi di peso ogni 10 litri di capienza. Si tratta di un prodotto interessante perché, a differenza della quasi totalità degli zaini minimalisti, non si tratta di un day-pack privo di qualsiasi accessorio.

È infatti pensato per un uso alpinistico, per l'alpinista che vuole salire veloce e leggero.

Peso

Con soli 300 grammi di peso il Packable Alpine Pro 35 è senza dubbio tra gli zaini con il coefficiente volume/peso più elevato.

 

Capacità

Il volume dichiarato di questo zaino è 35 litri, ma la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un 30 litri. La tasca superiore sul cupolino è molto capiente, mentre le tasche laterali, seppur dotate di ottima elasticità, sono adatte a contenere oggetti di piccole dimensioni qualora il vano principale fosse riempito al suo massimo. Una tasca interna al vano principale diviene la busta entro cui richiudere lo zaino una volta vuoto.

 

Confort

Dal punto di vista del confort questo zaino presenta numerosi pro e qualche contro. Essendo uno zaino leggerissimo, ideato per trasportare carichi leggeri, è totalmente sprovvisto di frame a sostegno dello schienale e gli spallacci, sebbene non siano imbottiti, sono larghi e sufficientemente comodi. Lo schienale è rivestito con un tessuto spugnoso, ideato per limitare la sudorazione ma, a mio avviso, con scarsi risultati. Lo zaino è dotato di una cinghia ventrale e una pettorale che ho trovato molto comode per limitare il movimento dello zaino sulla schiena (non sono ideate per alleggerire il carico ovviamente). La parte dolente riguarda il cupolino. Se lo zaino non è riempito del tutto il cupolino tende a cadere, spostandosi a destra e a sinistra mentre si cammina. Stringendo al massimo la cinghia della clip con cui si chiude il cupolino al corpo dello zaino la situazione migliora, ma si tratta comunque di un problema fastidioso e antiestetico che poteva essere evitato in fase di progettazione.

 

Resistenza

Sebbene il tessuto sia molto leggero, non da la sensazione di essere anche fragile. Clip e fettucce, sebbene leggerissime, appaiono sufficientemente robuste. È ovviamente uno zaino progettato per trasportare carichi leggeri ed è necessario prestare attenzione affinché non si laceri per abrasione su rocce o legno. Ho anche notato una certa facilità del tessuto a sporcarsi.

 

 

Impermeabilità

Lo zaino non è impermeabile ma il tessuto è resistente all'acqua e tende a non trattenerla. Proteggendo quindi il contenuto dello zaino con una sacca impermeabile non si avrà un aumento significativo del peso dello zaino dopo una precipitazione anche intensa.

 

Accessori

Confrontato con altri zaini minimalisti e day-pack, il Packable Alpine Pro 35 eccelle proprio dal punto di vista degli accessori. Oltre alla presenza di due tasche (quella sul cupolino e una interna, utilizzabile per richiudere lo zaino vuoto), vi sono due asole porta picozza e, sulla loro verticale, due daisy-chain con due fettucce in velcro. Le fettucce in velcro possono essere spostate liberamente da un anello all'altro delle daisy-chain, risultando particolarmente comode per fissare il manico delle picozze ma anche i bastoncini da trekking o altro materiale ancora.

 

Costo

Venduto ad un prezzo di 35 euro, risulta piuttosto costoso come day-pack o molto economico come zaino ultraleggero per alpinismo.

La capacità di 35 litri lo rende più vicino ad uno zaino alpinistico che ad un day-pack, quindi si tratta di un acquisto conveniente.

 

Con lo zaino Packable Alpine Pro 35 nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

 

Valutazione complessiva

Il mio rapporto con questo zaino è di amore-odio. Trovo geniale la sua ideazione, con tutti questi accessori e una discreta capacità ad un peso così basso, ma non riesco ancora ad accettare la scomodità del cupolino. La comodità di trasporto non è tra le migliori e poteva essere fatto qualcosa in più relativamente al confort degli spallacci. Tutto sommato, considerato il prezzo, si tratta di uno zaino da considerare attentamente per coloro i quali fossero alla ricerca della soluzione più leggera ma performante per percorrere in velocità un thru-hike in condizioni di limitata autonomia e che non presenti delicate condizioni climatiche (altrimenti la capacità di 35 litri risulterebbe troppo limitata).


Tenda 3F UL Lanshan 2

La tenda Lanshan 2 di 3F UL Gear, emergente produttore cinese di articoli per outdoor, è un articolo estremamente interessante e che sta suscitando notevole interesse nel web per via di alcune sue qualità, non ultima il prezzo decisamente abbordabile.

Ho testato questa tenda in diversi brevi hike sulle Dolomiti (anche in condizioni di notevole innevamento) e lungo l'Arctic Circle Trail in Groenlandia.

 

Si tratta di una trekking pole tent, ovvero di una tenda che necessita di due bastoncini da trekking per essere montata: questo permette una sostanziale riduzione del peso qualora l'escursionista sia abituato ad usare i bastoncini durante le sue escursioni. Il peso complessivo del prodotto, inclusi la sacca di trasporto e la sacca contenente picchetti e tiranti, è di circa 1200 grammi.

Non si tratta quindi della tenda più leggera in commercio, ma diviene particolarmente interessante quando si inizia a considerare l'abitabilità. La Lanshan 2 è infatti una tenda progettata per ospitare 2 persone e, con un'area della camera interna di 210 x 110 cm, consente a due persone di dormire affiancate, senza risultare però particolarmente spaziosa. L'altezza massima è al centro, in corrispondenza dei bastoncini da trekking, e misura circa 120 cm. La struttura è molto semplice e fornisce la sensazione di avere a disposizione uno spazio più ampio rispetto a tende che hanno dimensioni anche maggiori (Wolfwise e Ferrino Nemesi 2).

La Lanshan 2 è una tenda a due teli e, grazie anche a due ottimi punti di areazione laterali, non soffre particolarmente di problemi legati alla formazione di condensa. Uno dei test da me effettuati è stato fatto in condizioni invernali con temperatura esterna di -12°C e, nonostante dormissimo in due all'interno e che avessi costruito dei muretti di neve per limitare l'accesso d'aria al di sotto del telo esterno, non si è verificato nessun fenomeno di formazione di condensa.

La Lanshan 2 testata a 1800 m slm nel contesto dell'Alpe Alba, gruppo del Pasubio. 1 Aprile 2018

 

Il telo interno è costituito principalmente da una zanzariera e da un fondo impermeabile con bordo di una decina di centimetri, ottimo per limitare l'accesso di sabbia, terreno, neve o altro ancora. La 3f UL Gear commercializzerà a breve una versione 4-stagioni di questa tenda, con un telo interno in cui la maggior parte della zanzariera sarà sostituita da tessuto parzialmente impermeabile.

Vi sono due accessi alla camera interna, e i due absidi risultano essere particolarmente spaziosi, ottimi per cucinare con un fornellino qualora il tempo non permettesse di rimanere all'esterno.

10 è il numero di picchetti necessari affinché la tenda rimanga salda sul terreno, ma per via della sua forma sembra resistere molto bene al vento.

Montare la Lanshan 2 potrebbe risultare un poco complicato a chi non abbia mai avuto a che fare con le trekking pole tents, ma bastano un paio di prove nel proprio giardino di casa per prendere dimestichezza e divenire in grado di allestirla in pochi minuti.

La Lanshan 2 permette l'utilizzo contemporaneo o indipendente di camera interna e telo esterno, permettendo quindi l'uso del telo esterno come tarp qualora la presenza di insetti molesti non richieda l'uso della zanzariera.

L'impermeabilità del telo esterno è riportata essere di 5000 mm, mentre quella del fondo di 8000 mm. In entrambi i casi si tratta di livelli di impermeabilità di tutto rispetto. La tenda arriva con le cuciture già sigillate e impermeabili, diversamente da quelle di concorrenti più blasonati e costosi.

Non ho potuto notare difetti di costruzione e tutti i dettagli, dalle zip ai tiranti ai vari gancetti, mi sono sembrati robusti nonostante sia evidente l'orientamento al taglio del peso.

La sacca in dotazione è una sacca di compressione impermeabile di buona fattura. Da richiusa la tenda occupa un volume limitato: un cilindro di diametro limitato (circa 10 cm) e lunghezza attorno ai 30 cm.

Il punto di forza della Lanshan 2 di 3F UL Gear è sicuramente il prezzo. Con circa 90 euro si acquista una tenda "fotocopia" di alcuni modelli di note azienda del settore statunitensi che hanno prezzi fino a 6 volte superiori. La tenda appare infatti una versione economica della Zpacks Duplex, un modello di tarp-tent quasi avveniristico per l'uso di materiali rivoluzionari: solo 540 grammi per circa 600 euro come prezzo di listino. L'unico modo di acquistare questa tenda è tramite siti web di marketing quali AliExpress.

 

 

Test Artico: 10 notti lungo l'Arctic Circle Trail in Groenlandia

Ho percorso l'Arctic Circle Trail assieme a Sara, e la Lanshan 2 è stata la nostra casa durante le brevi notti estive groenlandesi. Il test non ha evidenziato problemi particolari e la tenda ha resistito anche a qualche sfuriata ventosa, nonostante avessi qualche dubbio in merito alla sua stabilità sotto pressione di forti raffiche di vento. Il test ha però evidenziato la crucialità del tipo di bastoncini da trekking da utilizzare: con dei bastoncini completamente regolabili in altezza non vi è alcun problema, mentre con bastoncini regolabili ad altezze prefissate sorge qualche minimo inconveniente. Usata con i bastoncini Hike 100 di Quechua, ho avuto qualche difficoltà ad individuare l'altezza che garantisse il miglior setup: la conformazione più stabile lascia ampi margini laterali che permettono il passaggio di grandi quantità di aria fredda, mentre riducendo l'altezza dei bastoncini viene a formarsi una specie di "sella" sommitale che può causare la formazione di condensa sulla zanzariera (il telo esterno e la zanzariera vengono a contatto e si riduce il flusso d'aria tra i due teli). Devo però specificare che la condensa da me riscontrata è stata di livello quasi insignificante, sicuramente non riportabile come "problema". Di questa tenda non mi piacciono poche cose: il sistema per fissare i bastoncini al telo esterno è poco pratico e la zip della zanzariera non si apre/chiude facilmente con una sola mano. L'impermeabilità all'acqua è stata assoluta anche in presenza di pioggia con forte vento. Abbiamo più volte cucinato stando all'interno della tenda e sfruttando gli ampi absidi: nessun problema riscontrato.

Sara affianco alla Lanshan 2 con l'Ice Cap sullo sfondo.

 

Giudizio: la tenda 3F UL Lanshan 2 si colloca come uno tra i migliori best buy nel campo delle tende ultraleggere. Il peso limitato, la buona abitabilità, l'elevata impermeabilità, la presenza del doppio telo, gli ampi absidi, raramente si trovano in un unico prodotto venduto ad un prezzo tanto competitivo. Per un thru-hike in solitaria opterei per una soluzione alternativa, più leggera, ma per due persone può essere la soluzione ideale, specialmente in zone in cui sia necessario l'uso di una zanzariera e di un fondo impermeabile. Sebbene abbia superato bene anche una notte particolarmente ventosa, non la reputo però (come la maggior parte delle tarp-tent) una tenda adatta a condizioni di vento intenso, specie se il terreno risulta poco adatto ad un efficiente picchettamento.

 

La Lanshan 2 di 3F UL Gear lungo l'Arctic Circle Trail

L'alimentazione nel trekking e nel thru-hiking

Che si tratti di un’escursione in giornata, di un trekking di una settimana, o di un thru-hike della durata di alcuni mesi, l’alimentazione riveste un ruolo cruciale nelle nostre prestazioni, e deve necessariamente variare a seconda del tipo di attività, delle condizioni climatiche in cui ci si trova e delle nostre condizioni di salute.

 

Indice

Nutrienti necessari sulla base del tipo di attività

I principi nutritivi essenziali sono sempre gli stessi: carboidrati, grassi, proteine, vitamine e sali minerali. Sono contenuti, in proporzioni differenti, in tutti gli alimenti, e la quantità giornaliera raccomandata di ciascun nutriente è tuttora argomento di discussione: non è ben chiaro infatti come identificare una tabella nutrizionale che vada bene per la “popolazione media”. Questo è principalmente dovuto al fatto che non si sa cosa sia una “popolazione media”! A seconda del sesso, dell’età, dell’altezza, della località in cui si vive, del tipo e della quantità di attività fisica praticata e del proprio patrimonio genetico, il fabbisogno nutrizionale giornaliero può variare considerevolmente. Assumere quindi un rapporto carboidrati:proteine:grassi del tipo 50:20:30 o 40:30:30 o altri ancora, è più uno sfizio delle riviste patinate che una seria indicazione scientifica.

I nutrienti vengono trasformati in energia utilizzabile dalle nostre cellule attraverso una serie di reazioni chimiche dette cicli metabolici. Il tipo di attività fisica va ad influenzare l’utilizzo di un dato ciclo metabolico rispetto ad altri. Gli sport di resistenza tendono a privilegiare cicli metabolici basati sul catabolismo dei grassi, mentre sport di potenza o velocità utilizzano cicli metabolici che rilascino velocemente glucosio e che si basino quindi sui carboidrati.

L’escursionismo è uno sport di resistenza, in cui il fabbisogno energetico è prevalentemente colmato dall’utilizzo dei grassi rispetto che dall’uso dei carboidrati. Questo è vero solo in parte, in quanto la velocità di marcia, il carico trasportato e il dislivello del percorso, possono spostare l’ago della bilancia verso un maggior consumo di carboidrati.

 

Se avete dubbi riguardo a cosa portarvi da mangiare durante la passeggiata domenicale, non preoccupatevi! Un panino andrà benissimo, in quanto non chiederete al vostro corpo una prestazione diametralmente differente rispetto a quanto fatto durante la settimana. Dissimile sarà invece il caso di un’ascensione alpinistica, di una gara di trail running o di un trekking da più giorni. La dieta di un alpinista impegnato in una difficile ascensione in alta quota di pochi giorni dovrà essere ipocalorica ma con un’alta percentuale di carboidrati: il peso perso lo si recupererà a casa nei giorni successivi. Stesso discorso per quanto riguarda un corridore da trail: una bella dose di zuccheri facilmente assimilabili, ma senza esagerare.

L’escursionista impegnato in un lungo trekking da più giorni non può invece sottostare allo stesso principio, anche se affronta tratti ad alta intensità (grandi dislivelli, alta velocità di marcia). Giorno dopo giorno il corpo andrebbe infatti incontro ad un progressivo deterioramento che potrebbe inficiare sulla prestazione: ecco perché l’alimentazione per un lungo trekking o un thru-hike richiede uno specifico approfondimento!

 

Per il trekker la quantità di calorie introdotte diviene più importante della tipologia dei nutrienti assunti. Questo è particolarmente vero per trekking in zone mediamente fredde (sotto i 12 gradi), in quanto il nostro organismo brucia grandi quantità di calorie solo per mantenere la temperatura corporea costante. I grassi forniscono, a parità di peso, più calorie rispetto a carboidrati e proteine, ma meno rapidamente. 100 grammi di burro forniscono quindi più energia di 100 grammi di pasta ma, come già detto, si tratta di un’energia “diversa”, rilasciata lentamente, un poco alla volta.

Si tratta di energia più che sufficiente a sostenere una marcia costante, senza grandi variazioni di ritmo, carico o pendenza. Laddove lo sforzo diventasse elevato, saremmo costretti a ricorrere in modo massivo alle riserve di carboidrati (rappresentate dal glicogeno muscolare ed epatico), o si andrebbe incontro a gravi crisi ipoglicemiche.

È quindi importante ricostituire queste riserve di glicogeno assumendo carboidrati.

Dalla letteratura scientifica si deduce che la massima velocità di sintesi del glicogeno (in grado di ripristinare le riserve nell’arco di una notte) si ottiene assumendo 1,2 g di carboidrati per kg corporeo all’ora per circa 4-5 ore. Questo significa che si dovrebbe ingerire, dopo aver terminato l’attività fisica, circa 80 gr (per un uomo di peso medio, 75 kg) ogni ora per 5 ore. Sebbene la sintesi risulti più lenta è possibile introdurre 400 grammi di carboidrati in un singolo pasto riuscendo a raggiungere ugualmente lo scopo. Considerando che i carboidrati rappresentano circa il 70% del peso della pasta, questo comporterebbe l’ingestione di quasi 6 etti di pasta. Qualcosa di infattibile, specie lungo un trekking.

Per limitare la perdita delle riserve di glicogeno è possibile introdurre nell’organismo carboidrati con una certa regolarità durante lo svolgersi dell’attività fisica, in modo da mantenere il livello glicemico nel sangue il più possibile costante e non incorrere in attacchi di fame.

D’altro canto anche le proteine hanno un ruolo indispensabile, mantenendo efficienti non solo i muscoli, ma anche l’intero organismo. Come per il glicogeno, la ricostruzione delle proteine del nostro corpo è un processo lento, che richiede diverse ore. Il riposo notturno è quindi il momento ideale per l’anabolismo (costruzione) delle proteine, che può avvenire solo in presenza di aminoacidi assunti con l’alimentazione. Gli aminoacidi sono i componenti strutturali delle proteine per cui, per poterli assumere, è necessario ingerirli sotto forma di proteine animali o vegetali. Riassumendo: assumiamo proteine di altri organismi, le scomponiamo in aminoacidi che utilizziamo per produrre le nostre proteine.

Il pasto serale del trekker deve quindi fornire carboidrati e proteine, entrambi in quantità.

Per quanto riguarda i grassi il periodo di ingestione è meno importante, e può essere ripartito lungo tutta la giornata, come anche in un singolo pasto giornaliero.

Schematicamente possiamo dire:

 

cibi ricchi in grassi → tutto il giorno

cibi con carboidrati facilmente assimilabili → tutto il giorno ad intervalli regolari

cibi ricchi in carboidrati → pasto serale

cibi ricchi in proteine → pasto serale

 

Prima di capire come assumere questi nutrienti in queste modalità, cerchiamo di capire qual è il fabbisogno calorico di cui avremo bisogno lungo il nostro thru-hike.

Fabbisogno calorico

Per capire quante calorie assumere giornalmente durante un trekking, dobbiamo prima capire quante ne consumiamo. Prima di tutto si calcola il proprio metabolismo basale, dipendente da sesso, età e peso.

Una volta stabilito il proprio metabolismo basale, il fabbisogno calorico giornaliero si ottiene moltiplicando per un coefficiente che dipende dall’intensità dell’attività fisica svolta. Per quanto riguarda l’escursionismo il coefficiente può variare da 1.5 (velocità media 3 km/h, poco peso dello zaino, dislivelli minimi) a 2.1 (velocità fino a 6 km/h, zaino molto pesante, dislivelli impegnativi).

Per fare un esempio, un maschio di 30 anni di peso medio (75 kg) ha un coefficiente basale di circa 1750 kcal e in un hike di 20 km con 1000 metri di sviluppo verticale, portando uno zaino da 13 kg, arriverà a consumare circa 3700 kcal.

Questo valore è solamente indicativo, in quanto le condizioni meteorologiche, il tipo di terreno attraversato, l’equipaggiamento e il proprio stato di salute possono modificarlo enormemente.

L’escursionista dovrebbe quanto meno pareggiare il fabbisogno calorico, ma solitamente si dovrebbero considerare circa 300 kcal in eccesso.

In questo sito (in inglese), è possibile calcolare il fabbisogno calorico inserendo diversi fattori che influenzano questo valore.

Rapporto calorie/peso

Precedentemente abbiamo evidenziato come il peso dello zaino sia un fattore da considerare nel calcolo del proprio fabbisogno calorico. Un trekker normalmente trasporta con sé cibo per più giorni e, sebbene il peso dello zaino tenda a ridursi giorno dopo giorno, dovrebbe fare attenzione a considerare il peso di tutto quel cibo nel calcolo del proprio fabbisogno calorico. Gli escursionisti più esperti sanno che il grosso del peso dello zaino è dato proprio dai viveri che, nei thru-hiker minimalisti, può arrivare ad un impressionante 90%! È quindi essenziale programmare tappe di rifornimento il più possibile vicine tra loro (di questo ne parleremo in seguito) e massimizzare il rapporto calorie su peso.

Come detto precedentemente, il catabolismo dei grassi produce più calorie rispetto a quello di carboidrati e proteine, per cui per massimizzare il rapporto calorie/peso è necessario nutrirsi di cibi ricchi in grassi.

Per intenderci, 100 grammi di burro forniscono 750 kcal, mentre un ugual quantitativo di olio (di semi o d’oliva) addirittura a 900 kcal. Alimenti quasi completamente costituiti di grassi hanno quindi un rapporto superiore alle 700 kcal/100 grammi. Questo perché un grammo di grassi produce circa 9 kcal. Poiché carboidrati e proteine producono solo 4 kcal per grammo, si evince che un alimento costituito da un mix dei diversi nutrienti, tenderà ad avere un rapporto calorie/peso molto più basso. Per fare un esempio 100 grammi di pasta equivalgono a “sole” 370 kcal.

Ecco una lista di alimenti considerati ipercalorici con corrispondente rapporto calorie/100 grammi:

  • noci → 650 kcal
  • nocciole → 630 kcal
  • mandorle → 600 kcal
  • uovo in polvere → 590 kcal
  • burro d’arachidi, arachidi tostate → 590 kcal
  • patatine chips → 542 kcal
  • cioccolato al latte → 526 kcal
  • latte in polvere → 496 kcal
  • biscotti → 420 - 490 kcal
  • parmigiano grattuggiato → 430 kcal
  • croissant al burro → 400 kcal
  • tortellini secchi → 380 kcal
  • pasta di semola → 370 kcal

Barrette energetiche

Le barrette energetiche rappresentano una comoda, seppur spesso poco invitante, opzione per alimentarsi. Esistono barrette iperproteiche, ipercaloriche o ricche in carboidrati. Possono essere consumate durante la marcia e la razione giornaliera può essere tenuta a portata di mano in un paio di tasche. Alle molte alternative commerciali è possibile associare anche barrette energetiche fatte in casa, ma questo sarà presentato in un prossimo articolo.

Strategie d’alimentazione

Non esiste un modo corretto di alimentarsi durante un lungo trekking o un thru-hike. Ognuno deve trovare il compromesso che meglio si adatti alle proprie necessità.

Io preferisco alimentarmi in questo modo:

  • colazione rapida, a base di thè caldo e biscotti (in grande quantità) o una colazione pronta liofilizzata;
  • spuntini ogni circa 30 minuti - 1 ora a base di barrette energetiche o snack, consumati senza interrompere la marcia;
  • cena a base di cibo caldo, meglio se in brodo, che richieda meno di 10 minuti di cottura.

Ognuno di questi pasti (gli spuntini vengono considerati tutti assieme come un unico pasto) contribuisce per circa ⅓ al fabbisogno energetico giornaliero.

In questa tabella potete vedere un esempio (molto semplificato) di alimenti che risultano indicati durante un thru-hike e di come possono essere combinati a costituire tre menù leggermente diversi con diverse quantità di carboidrati, grassi e proteine. Per ogni alimento è indicato l’apporto calorico, la percentuale di ciascun nutriente, la quantità consumata a pasto, il costo giornaliero e i nutrienti ottenuti ad ogni pasto.

Le tre tipologie di pasto sono indicate con tre colori: giallo, azzurro e rosso. Gli alimenti che rientrano in tutte e tre le tipologie di pasto sono evidenziati in viola.

Gli alimenti che rientrano solo nei menù 1 e 2 sono in verde, quelli nei menù 1 e 3 in arancione.

Per ogni menù viene inoltre indicato l’apporto totale di calorie, il peso, il costo e la quantità dei diversi nutrienti.

È inoltre indicata una media di questi valori per i tre menù e il valore medio di kcal assunte per grammo di cibo secondo questa dieta.

Una dieta con valori superiori a 4,2 kcal/gr è considerata particolarmente ipercalorica.

Fai clic sull'immagine per visualizzare la tabella

Velocità di preparazione

Prima di scegliere gli alimenti che ci dovranno sostenere lungo il trekking è essenziale valutare anche la velocità e la tipologia di preparazione degli stessi.

In zone povere di acqua si cercheranno di evitare tutti quegli alimenti che necessitano di acqua per essere preparati (pasta, riso, alimenti liofilizzati), mentre in zone in cui non fosse possibile accendere falò (per divieti o mancanza di legname utilizzabile) si dovrà fare affidamento esclusivo ad un sistema di cottura portatile che richiederà il trasporto di combustibile. Spesso è difficile rifornirsi di combustibile durante un thru-hike o un trekking, e si è così costretti a trasportarne una grande quantità fin dall’inizio del viaggio.

Per minimizzare la quantità di combustibile trasportato è utile quindi cucinare alimenti con un tempo di cottura il più limitato possibile o basarsi su alimenti che non richiedano cottura.

È quindi preferibile usare piatti pronti che richiedano solo l’aggiunta di acqua bollente o pietanze da cucinare in meno di 5 minuti.

 

Affinché una bombola di gas duri per molti giorni è essenziale utilizzarla per cucinare piatti con un tempo di cottura limitato

Deterioramento degli alimenti e strategie alternative (integratori)

Tra i nutrienti essenziali di cui non abbiamo ancora discusso, le vitamine sono sicuramente le più importanti. Sul lungo periodo una carenza di vitamine può comportare l’insorgenza di patologie o, nei casi meno gravi, una riduzione delle prestazioni.

Le vitamine, come anche i sali minerali, si trovano in abbondanza in numerosi prodotti vegetali come frutta e verdura. In un lungo trekking è impensabile trasportare quantità significative di questi prodotti, sia per il peso (rapporto calorie/peso generalmente molto basso) che per il loro rapido deterioramento. Una strategia utile è quello di acquistare (ma è possibile prepararla in casa) frutta essiccata, in grado di ridurre considerevolmente il peso e l’ingombro, rimanendo commestibile per diversi giorni. Bisogna comunque considerare che alcune vitamine presenti nella frutta fresca possono andare perse nel processo di disidratazione.

Personalmente durante un thru-hike preferisco introdurre le vitamine mediante alimenti altamente calorici, in modo da ottimizzare il rapporto calorie/peso: la frutta secca e l’uovo in polvere sono ottime fonti di vitamine. Una strategia alternativa, o parallela, è quella di basarsi sull’utilizzo di integratori, solitamente poco ingombranti e di poco peso.

Carne e pesce sono altri alimenti che tendono a deteriorarsi rapidamente durante un trekking. Anche in questo caso è possibile basarsi sulle loro versioni essiccate, ma come per la frutta il rapporto calorie/peso è piuttosto basso.

Per quanto riguarda i latticini (formaggi, burro, latte) vi sono dinamiche differenti: latte e burro in polvere possono risultare molto utili e tendono a conservarsi senza troppi problemi per tempi anche lunghi; escludendo i formaggi freschi, impossibili da conservare lungo il percorso, alcuni tipi di formaggi stagionati (come il grana padano o il parmigiano reggiano) possono resistere ad alcuni giorni di viaggio (di certo non ad un thru-hike).

In generale, durante un lungo trekking, cerco di nutrirmi con cibi freschi quando ne ho l’opportunità, senza fare scorte.

Il thru-hike è un’attività impegnativa, e anche dal punto di vista alimentare è utile mettere in conto sacrifici e rinunce.

Costo

Una cosa da non sottovalutare è il costo del cibo che andremo a mangiare durante un trekking. Le buste di piatti pronti disidratati, molto in voga nel mondo dell’outdoor, risultano piuttosto costose nell’ottica di un thru-hike o di un trekking di più di una settimana di durata: il costo di una porzione varia da 5 a 10 euro a seconda del tipo di piatto e dell’azienda produttrice. Considerate che una porzione difficilmente vi permetterà di introdurre i nutrienti necessari, per cui ogni giorno dovrete consumarne almeno un paio.

Spesso rifornirsi lungo il percorso risulta molto dispendioso, per cui è bene considerare l’idea di trasportare fin dall’inizio del viaggio quegli alimenti che pensiamo di non riuscire a trovare nei punti di rifornimento, o di trovare a prezzi molto più alti.

Altri accorgimenti

Nella preparazione di molti piatti è utile, se non indispensabile, avere dei condimenti. Sale e olio sono i più importanti, ma anche pepe, insaporitori vari e sughi (http://www.liodryfoods.it/) possono cambiare in meglio la qualità dei vostri pasti. Di tutte queste cose è possibile acquistare porzioni monodose imbustate, utili nei trekking medio-brevi, ma forse troppo ingombranti/pesanti per dei lunghi thru-hike.

La logica regina di un thru-hiker è quella di poter utilizzare ogni parte del proprio equipaggiamento per più cose. Questo vale anche per gli alimenti, sia dal punto nutrizionale (cibi il più possibile completi o che diano tante calorie ma anche apporto di nutrienti quali le vitamine), sia dal punto di vista della preparazione di pietanze.

Ad esempio il burro e l’uovo in polvere possono essere utilizzati per condire la pasta, ma anche per preparare piatti come frittate, pancakes e altri ancora.

Il dado da brodo è un altro utile alimento multiuso: oltre al suo impiego classico, preparare il brodo, può essere usato al posto del sale per cucinare la pasta, per dare sapore e sapidità ad altri piatti. È compatto e leggero, e può essere conservato senza la paura che si rompa la confezione e che si disperda nello zaino.

Rifornimenti (quando, come, dove)

Una legge spietata governa l’alimentazione del thru-hiker: il circolo vizioso peso-cibo.

Questo prevede che all’aumentare della quantità di viveri trasportati sarà necessario più tempo per completare il percorso, si farà più fatica, e quindi si necessiterà di più cibo. È una legge dalla quale non si può scappare, ma di cui si può limitare l’impatto organizzandosi con frequenti punti di rifornimento. Avere frequenti punti di rifornimento permette di alleggerire il bagaglio, rendere più sicuro il proprio cammino, ma causa anche una maggior perdita di tempo, tempo tolto all’esplorazione e all’escursionismo.

I punti di rifornimento possono essere negozi di alimentari ma anche uffici postali presso cui ritirare pacchi di viveri che avremo preventivamente spedito.

A volte altri tipi di struttura (alloggi, negozi sportivi, stazioni di servizio) possono raccogliere e custodire i pacchi di viveri, ma solo dopo aver contattato direttamente i gestori.

I pacchi postali sono un buon sistema per avere esattamente i viveri che vogliamo quando li vogliamo, ma c’è sempre il rischio che un pacco non arrivi o venga perso.

Rifornirsi presso un negozio del posto è eticamente più corretto, permette di acquistare anche alimenti freschi, ma a volte la scelta può essere limitata ed è necessario doversi adattare.

I punti di rifornimento dovrebbero essere la preoccupazione principale durante il “disegno” di un thru-hike. Se possibile cerco di connettere punti di rifornimento ogni 5 giorni di marcia, considerando una media di 35 km giornalieri, quindi trasporto due giorni di viveri in più, nel caso dovessi trovarmi bloccato da condizioni meteo avverse o se la mia velocità di marcia dovesse essere inferiore rispetto all’atteso.


Ferrino Transalp 80

L'approccio ultralight è senza dubbio il migliore possibile nell'ottica di un thru-hike, ma in assenza di punti intermedi in cui far rifornimento di viveri è indispensabile affidarsi ad uno zaino di volume maggiore, in grado di contenere viveri per molti giorni. Il Ferrino Transalp 80 (link alla nuova versione) è uno zaino di grande capacità (80 litri), robusto e ricco di accessori, tasche e accessi. Ho testato questo zaino nel primo viaggio in Lapponia (attraverso la Visttasvaggi) e durante la Traversata del Giura con le ciaspole. Nel primo caso lo zaino è risultato utile unicamente per la sua grande capacità volumetrica, essendo il mio equipaggiamento all'epoca ancora pesante e ingombrante, mentre nel secondo caso ho potuto testarlo sotto molteplici aspetti.

 

Peso

Il Ferrino Transalp 80 è uno zaino pesante, e con i suoi 2550 grammi rientra nella categoria "Tradizionale" (per saperne di più leggi questo articolo). Uno zaino che pesi più di 2 chili e mezzo è in grado di farmi arricciare il naso repentinamente, ma il peso è strettamente legato non solo alla maggior quantità di materiale necessario per ottenere una simile capacità volumetrica, ma soprattutto alla maggiore robustezza, indispensabile per trasportare carichi pesanti.

Questa infatti è la chiave: si tratta di uno zaino progettato per trasportare carichi pesanti.

 

Capacità

Ottanta litri sono stati sufficienti per trasportare tutto l'occorrente per la Traversata del Giura in totale autonomia: 10 giorni di viveri, vestiti pesanti, tutto l'occorrente per il campeggio e una pentola da 5 lt di volume per sciogliere la neve. In condizioni estive mi avrebbe consentito tranquillamente di trasportare viveri per circa 20 giorni. Il vano principale è molto ampio, come anche la tasca superiore, sebbene possa risultare molto difficile chiudere lo zaino quando sia la tasca superiore che il vano principale sono riempiti al loro massimo. Le tasche laterali, come quella frontale, sono capienti, ma solo a patto che il vano principale non sia riempito al massimo, a causa della loro scarsa elasticità. Le tasche sulla cintura lombare, nonostante la spessa imbottitura, permettono di riporre tutti gli accessori da avere a portata di mano (coltellino, bussola, GPS, telefono, fotocamera compatta, barrette energetiche, etc).

 

Resistenza

Durante i test ho maltrattato questo zaino, ma ha dato a vedere nessun cedimento strutturale. Il frame interno, costituito da due pali di alluminio, è sufficientemente robusto da sorreggere carichi molto pesanti senza dare l'impressione di potersi piegare .

 

Confort

Essendo uno zaino pensato per il trasporto di carichi pesanti, le imbottiture di spallacci, schienale e girovita sono davvero spesse e facilitano enormemente l'arduo compito di trasportare uno zaino che da carico può facilmente superare i 20 kg di peso. Lo schienale è regolabile, ma questo è uno dei punti dolenti di questo zaino: ideato per una regolazione veloce e intuitiva, non risulta però stabile quando si trasporta un carico superiore ai 14 kg. È quindi necessario ingegnarsi per bloccare lo schienale nella posizione desiderata, compito non troppo difficile ma che chiaramente non doveva ricadere sull'escursionista. L'elevato numero di tasche, tutte molto capienti, favorisce l'organizzazione e quindi la velocità di accesso all'equipaggiamento necessario. È inoltre possibile accedere al contenuto interno dello zaino grazie ad un accesso frontale e uno sul fondo: si tratta di una caratteristica veramente molto utile in uno zaino di grandi dimensioni quando è a pieno carico.

 

Impermeabilità

Lo zaino non è idrorepellente né tanto meno impermeabile, ma è resistente all'acqua, ovvero non si rovina una volta bagnato. La protezione dalle intemperie è data da una sacca coprizaino inclusa, ma si tratta di un prodotto di bassa qualità, che ha perso rapidamente il suo rivestimento impermeabile risultando in breve completamente inutile. Suggerisco vivamente di rimuovere la sacca inclusa e di sostituirla con una sufficientemente grande comprata da un altro fornitore (anche una economica come questa andrà bene).

 

Accessori

Sullo zaino sono presenti due asole porta-bastoncini da trekking e due doppi passanti sul fondo per ancorare attrezzatura voluminosa. Le cinghie di compressione di questo zaino sono molto particolari perché, anziché essere sui lati, si trovano davanti, su due "ali" di tessuto che avvolgono lo zaino. È una soluzione alquanto strana, che è stata eliminata nella nuova versione, e che francamente non presenta vantaggi di alcun tipo rispetto a delle cinghie di compressione laterali. Un'altra cinghia di compressione che è stata rimossa dalla nuova versione è quella posta sopra alla tasca a fondo zaino.

 

Costo

I vecchio modello lo si può trovare ad un prezzo che va dagli 85 ai 105 euro mentre quello nuovo viene venduto da Ferrino per 156 euro, da venditori esterni per circa 120. È un prezzo piuttosto alto ma tutto sommato non eccessivo per questa tipologia di zaino, e in linea con il prezzo di altri zaini dello stesso litraggio di altre marche di fascia bassa.

 

Con lo zaino Ferrino Transalp 80 lungo la Visttasvaggi, Lapponia svedese

 

Valutazione complessiva

Aspetti positivi: si tratta di uno zaino grande, robusto e sufficientemente confortevole per trasportare carichi pesanti. Anche il prezzo non eccessivo rappresenta un punto a suo favore. Il triplice accesso alla camera centrale dello zaino non è ridondante, anzi, è una delle migliori qualità di questo zaino dal punto di vista del design. Design che per quanto riguarda il resto tende a deludere: le cinghie di compressione, nella loro modalità atipica, aggiungono peso senza un vero guadagno in termini di funzionalità (problema risolto nella nuova versione) e gli accessori porta-oggetti potevano essere collocati/realizzati meglio. Il rain-cover non è all'altezza di uno zaino che deve poter essere usato per molte ore sotto una pioggia battente.

Nel complesso è uno zaino più adatto ad un backpacker che ad un thru-hiker, in quanto i suoi limiti potrebbero divenire rilevanti nel corso di una spedizione in autonomia. Chi fosse interessato ad uno zaino non troppo costoso ma robusto e capiente, troverebbe però poche alternative valide a questo zaino, motivo per il quale il giudizio finale deve essere positivo.


La scelta del sacco a pelo

Il sacco a pelo è un componente estremamente importante dell'equipaggiamento di ogni escursionista che intenda dormire fuori casa. Il sacco a pelo permette infatti di ridurre la dispersione termica durante il sonno, aiutando a mantenere una temperatura confortevole. I sacchi a pelo si distinguono tra loro per diverse caratteristiche:

  • forma --> squadrati, a mummia, quilt, con cupolino o senza, etc.
  • imbottitura --> sintetica, piume d'oca, piumino d'anatra, ovatta, etc.
  • tessuto esterno --> può essere di diversi materiali e avere caratteristiche di resistenza e impermeabilità differenti.
  • accessi --> presenza o assenza di zip, che possono essere a lunghezza intera o ridotta.

A seconda di tutti questi fattori la capacità d'isolamento termico di un sacco a pelo può cambiare enormemente, come anche il suo costo o la sua vivibilità. Scegliere un sacco a pelo può essere estremamente difficile, principalmente a causa del grande numero di prodotti in commercio. Innanzitutto è necessario capire le proprie esigenze: temperatura di confort, dimensioni, ingombro da chiuso, peso, idrorepellenza del tessuto e prezzo. Quindi è conveniente confrontare i prodotti esistenti e selezionare quelli che maggiormente si avvicinano al nostro sacco a pelo ideale.

Foto di OutdoorGearLab

 

Per facilitarvi in questo lavoro ho creato un database contenente più di 150 diversi modelli di sacco a pelo selezionati sulla base di queste caratteristiche:

  • disponibilità presso rivenditori degni di fiducia (Amazon, Sportler, Ultralight Outdoor Gear, TrekkInn);
  • temperatura limite di confort dichiarata compresa tra +10°C e -15°C;
  • peso inferiore ai 2000 grammi;
  • prezzo inferiore ai 1000 euro.

Ho deciso di escludere dal database i sacchi a pelo di peso superiore ai 2 kg e/o con una temperatura limite di confort eccedente il range +10/-15°C perché non adatti alle esigenze del trekker e thru-hiker medio.

Il database è così composto (cliccando sulle sottostanti categorie vedrete il database ordinato a seconda del parametro scelto):

  1. Nome del prodotto --> marca e nome del modello (cliccandovi sopra aprirete la relativa pagina del rivenditore).
  2. Peso --> il peso espresso in grammi del sacco a pelo.
  3. Temperatura di confort --> la temperatura al di sotto della quale si sente freddo stando all'interno del sacco a pelo vestiti con un intimo tecnico.
  4. Prezzo --> il prezzo più basso rinvenuto in uno dei quattro rivenditori utilizzati per la ricerca nel momento dell'immissione nel database.
  5. Qualità --> rapporto tra la capacità di isolamento termico e il peso del sacco a pelo. Maggiore il punteggio, migliore la qualità.
  6. Valore --> rapporto tra il punteggio di Qualità e il prezzo del sacco a pelo. Maggiore il punteggio, migliore il valore.
  7. Punteggio medio --> la media dei punteggi di Qualità e Valore. Fornisce un punteggio indicativo circa la bontà del vostro acquisto.

È doveroso ricordare che le temperature limite di confort riportate nel database sono quelle rilasciate dal produttore, come anche il peso.

In blu sono indicati i valori migliori rispetto alla media dei valori dei modelli considerati, in rosso quelli peggiori della media.

 

Risultati della comparazione

Introducendo i punteggi Qualità e Valore è stato possibile confrontare in modo diretto i vari modelli. È importante ricordare che si tratta di un confronto viziato dai dati forniti dal produttore che, speriamo vivamente di no, potrebbero differire anche parecchio dalla realtà. I sacchi a pelo che hanno ottenuto punteggi superiori alla media in tutte le categorie sono i seguenti:

L'unico che ha ottenuto punteggi sotto la media in tutte le categorie è il Crux Torpedo 350.

 

Il sacco a pelo Ferrino Lightec 800 Duvet, clicca qui per la recensione.

 

Peso

Il sacco a pelo più leggero è il Nordisk Oscar +10°, un sacco a pelo sintetico che pesa solo 332 grammi. Tra i primi dieci sacchi a pelo l'acquisto migliore è però il Western Mountaineering Nanolite Down Quilt, del peso di soli 346 grammi ma con una temperatura limite di confort di 3°C.

Temperatura limite di confort

Tra i modelli considerati, quello che raggiunge la temperatura limite di confort più bassa è il Western Mountaineering Antelope MF con -15°C. Il peso è sopra la media -1105 gr-, come anche il prezzo -673 euro- davvero proibitivo. Tutti i primi dieci modelli hanno punteggio Qualità elevato, mentre nessuno supera la media Valore a causa dei prezzi molto elevati.

Prezzo

Il sacco a pelo più economico è il Meru Summercamp, in offerta scontato del 50% a soli 20 euro. Si tratta di un sacco a pelo interessante, che si classifica primo anche nella categoria Valore. Nessuno dei primi dieci modelli di questa categoria superano la media nella categoria Qualità, indicando un rapporto isolamento termico / peso piuttosto basso.

Qualità

Il sacco a pelo con Qualità più elevata è il Western Mountaineering AstraLite Down Quilt, che presenta una temperatura limite di confort di -3°C per soli 480 grammi di peso. Tra i primi dieci troviamo anche uno dei sacchi a pelo che hanno punteggi sopra la media in tutte le categorie: il Sea to Summit Ember EBII Down Quilt.

Valore

Grazie al suo prezzo davvero competitivo, il Meru Summercamp si classifica primo in questa categoria. Nessun modello tra i primi dieci supera la media nella categoria Qualità, con il solo Timberbrother 700 ad avvicinarsi (si tratta comunque di un sacco a pelo da prendere in considerazione).

Punteggio medio

Grazie ad un punteggio Valore molto più alto della concorrenza, il Meru Summercamp si classifica primo anche nella categoria che dovrebbe dare un'indicazione della bontà del proprio acquisto. Si classifica secondo il Sea to Summit Ember EBII Down Quilt, tra i pochi sacchi ad aver ottenuto punteggi superiori alla media in tutte le categorie.

Il Meru Summercamp, mattatore delle categorie Prezzo, Valore e Punteggio medio grazie al suo prezzo estremamente competitivo.

 

Imbottitura

Nel database vi sono solo due sacchi con imbottitura in cotone, entrambi economici, piuttosto caldi e molto pesanti (1800 gr): praticamente due prodotti sovrapponibili. La maggior parte dei sacchi a pelo del database (110) sono in piuma o in piumino d'anatra, e tra questi troviamo quasi tutti i sacchi con punteggi sopra la media di ogni categoria. Consultando il database classificato in base al tipo di imbottitura, è evidente come in genere i sacchi a pelo in piuma abbiano Qualità elevata e Valore basso, mentre sia esattamente il contrario per quelli con imbottitura sintetica. Ovviamente l'acquisto di un sacco a pelo con imbottitura sintetica può essere auspicabile in situazioni con umidità elevata (situazioni in cui l'imbottitura in piuma tende a perdere col tempo il suo potere isolante); l'unico sacco a pelo sintetico che supera la media in tutte le categorie è il Marmot Ultra Elite 20, ma un buon compromesso è rappresentato anche dal Ferrino Lightec sm 1100, dal Mountain Hardwear Hyperlamina Flame e dal Rab Ignition 3.

 

Marche

Una valutazione a parte riguarda le marche. Ho considerato solo quelle marche presenti con almeno 3 modelli nel database. I punteggi di ogni marca sono la media dei punteggi dei loro singoli modelli, indipendentemente dal tipo di imbottitura. L'unica marca a superare la media in tutte le categorie è la Mountain Hardwear. I sacchi a pelo più leggeri sono gli Yeti, i più pesanti i Camp. I sacchi con la temperatura di confort più bassa sono quelli con marchio Crux, mentre i meno caldi risultano i Forclaz, che sono però i più economici. I più costosi risultano essere invece i Western Mountaineering, che si aggiudicano però il primato per la Qualità, con i Forclaz come peggiori in questa categoria. Nella categoria Valore primeggiano e di molto i Meru, mentre il punteggio più basso lo ottengono i sacchi Crux. Nella categoria Punteggio Medio si aggiudicano il primo posto i sacchi Big Agnes, seguiti a stretto giro da Mountain Hardwear, mentre i peggiori risultano i Camp.

Il logo di Mountain Hardwear, complessivamente la migliore marca sulla base dei modelli inseriti in questo database.

 

Migliori sacchi a pelo per fascia di prezzo

Fascia di prezzo 1 - 50 euro

In questa fascia di prezzo il sacco a pelo più caldo è anche il più pesante: il Terra Hiker. Il più leggero è il Meru Summercamp, mentre un sacco a pelo con caratteristiche intermedie è il Viking Trek 350x.

Fascia di prezzo 51 - 100 euro

Con un prezzo di 100 euro, un peso di 850 grammi e una temperatura limite di confort di 0°C, il Timberbrother 700 è il sacco con la migliore Qualità di questa categoria, seguito dal più caldo ma più pesante Ferrino Lightec sm 1100.

Il sacco a pelo Timberbrother 700

Fascia di prezzo 101 - 200 euro

In questa fascia di prezzo iniziamo a trovare sacchi a pelo con ottime prestazioni: il migliore per Qualità e Valore è il Ferrino Lightec 800 Duvet, seguito dal Mammut Kompact Down Spring (il più leggero della categoria) e dal Meru Rame.

Fascia di prezzo 201 - 300 euro

Questa categoria ospita molti ottimi sacchi a pelo, tra cui spicca il quilt della Sea to Summit Ember EBII: -4°C di temperatura limite di confort in soli 576 grammi di peso. In seconda posizione c'è l'ottimo Mountain Hardwear Ratio 15 che è il più caldo della categoria, con -11°C di temperatura limite di confort in soli 1115 grammi. Seguono il Vango Vulcan F10 -7 e il Mountain Hardwear Ratio 32, due dei pochissimi sacchi a pelo a superare i punteggi medi in tutte le categorie.

Il sacco a pelo quilt Sea to Summit Ember EbII

 

Fascia di prezzo 301 - 400 euro

In questa fascia di prezzo l'unico sacco a superare la media nel campo Valore è il Western Mountaineering Nanolite Down Quilt: che con soli 346 grammi e una temperatura limite di confort di 3°C si classifica primo anche per Qualità. Secondo posto al Marmot Hydrogen. In generale i sacchi in questa fascia di prezzo sono costosi ma di ottima qualità.

Fascia di prezzo 401 - 500 euro

Anche in questa fascia di prezzo è solo un quilt della Western Mountaineering a superare la media nel campo Valore: l'AstroLite Down Quilt. Secondo posto al Marmot Phase 30. Tutti i sacchi in questa fascia di prezzo superano la media per Qualità.

Il sacco a pelo Marmot Phase 30

 

Fascia di prezzo 501 - 1000 euro

In questa fascia di prezzo nessun sacco supera la media nel campo Valore e in generale nessuno spicca sugli altri per prestazioni particolari. Il migliore, seppur di poco, risulta essere lo Yeti Passion Five (572 euro), seguito dal Rab Mythic 600 (561 euro) e dal Lightwave Firelight 650 (679 euro). In questa fascia di prezzo si colloca il sacco a pelo più caldo tra quelli presenti nel database: il Western Mountaineering Antelope MF, con -15°C di temperatura limite di confort.

 

Considerazioni finali

Sebbene il database sia in continua crescita, difficilmente riuscirà a contenere tutti i modelli di sacco a pelo esistenti. Essendo però il campione sufficientemente vasto, è probabile che il vostro sacco a pelo, o quello che vi interesserebbe comprare, si avvicini molto alle caratteristiche di uno dei sacchi presenti nel database, permettendovi così di fare le opportune valutazioni. Dal mio punto di vista i migliori sacchi a pelo si trovano nella fascia di prezzo che va dai 150 ai 300 euro. Sopra i 300 euro il prezzo non è solitamente giustificato dalle prestazioni del prodotto. Ovviamente questa considerazione non tiene conto di possibile utilizzo di materiali ecologicamente e/o eticamente compatibili e delle caratteristiche del tessuto esterno del sacco. Si tratta meramente di un'osservazione sulla base dei valori di isolamento termico e del peso. Nel caso riteneste particolarmente utile l'inserimento di altri modelli nel database non esitate a scrivermi indicando marca e nome del prodotto.


Campeggio sulla neve: che equipaggiamento avere senza spendere una fortuna?

Il trekking e il thru-hiking possono sembrare attività esclusivamente estive, incompatibili con la presenza di neve sul percorso. Questo non è vero, ma campeggiare per molti giorni su terreni innevati e con freddo intenso non è cosa da poco ed è necessario avere un equipaggiamento adatto, oltre a una buona dose di conoscenze. Non è però necessario rovinarsi economicamente per essere dotati di attrezzatura adatta ad una spedizione himalayana! In questo articolo vi suggerirò una serie di acquisti oculati (con un ottimo rapporto peso/qualità/prezzo) e qualche dritta per rendere il vostro trekking da più giorni in ambiente innevato il più piacevole e sicuro possibile.

Indice

Riparo

Campeggiare d'inverno sulla neve con temperature che possono scendere di molto sotto lo zero non è semplice, e l'approccio ultra-light spesso non paga. Con un occhio puntato al risparmio del peso e l'altro alla propria sicurezza, possiamo però trovare un ottimo compromesso. Partiamo dalla cosa più importante: il riparo. Utilizzare un tarp sulla neve non è semplice: è necessario avere dei buoni picchetti da neve e conoscere come assicurare i tiranti a dei corpi morti (nessuna cosa macabra, si tratta fondamentalmente di seppellire nella neve, compattandola al di sopra, un oggetto che possa agire a mo' di "ancora"). Anche usare i bastoncini da trekking come paleria può essere complicato, con i bastoncini che tenderanno ad affondare nel manto nevoso, specialmente in caso di abbondanti nevicate che possano ricoprire il tarp gravando sulla struttura. Non dico che non sia possibile usare un sistema tarp in condizioni di innevamento (io stesso ne ho fatto uso durante la traversata del Giura), ma è sicuramente più complesso e macchinoso. Le alternative più valide sono la tenda e il sacco da bivacco.

Il sacco da bivacco ha una serie di vantaggi rispetto agli altri tipi di riparo: è solitamente più leggero, conferisce un migliore isolamento termico, occupa poco spazio sia nello zaino che durante il suo utilizzo, ed è compatibile con la maggior parte dei terreni, anche quelli più impervi. Di contro la vivibilità è minima (non è adatto a chi soffra di claustrofobia), non è possibile cucinare al suo interno e il rischio di essere sepolti dalla neve in seguito ad abbondanti nevicate è reale. Detto questo esistono sacchi da bivacco particolarmente adatti all'uso invernale. Consiglio sicuramente la Tenda Bivy di Geertop: peso di 980 gr e spazio sufficiente attorno alla testa, con inoltre una minima protezione all'esterno per cucinare con un piccolo fornelletto. Esistono altri sacchi da bivacco che non hanno però una struttura autoportante e che possono risultare piuttosto scomodi: sicuramente non sono adatti per trekking di più giorni.

La Tenda Bivy di Geertop sfrutta una doppia paleria per creare dello spazio utile attorno al viso e al busto, migliorando l'abitabilità del sacco da bivacco.

 

Per chi preferisse la tenda è conveniente scegliere tra una bivy-tent e una tenda 4 -stagioni. Le bivy-tent sono molto simili ai sacchi da bivacco presentati sopra, ma solitamente hanno doppia paleria (per creare spazio in corrispondenza del torso e dei piedi) e risultano un po' più spaziose (ma più pesanti). Di questa categoria consiglio la Bivy Tent di Ferrino o, per chi volesse un prodotto economico ma valido, la Bivy Tent Igloo di Geertop.

La Bivy Tent Igloo di Geertop è una classica bivy-tent minimale, leggera ed economica ma di buona qualità.

 

La differenza tra una tenda 4-stagioni e una 3-stagioni è spiegata in quest'altro articolo. Tra le tende 4-stagioni ultraleggere più economiche che mi sento di consigliarvi vi è la Camp Minima SL1 (e la sua controparte a 2 posti da 1600 grammi): peso di 1 kg ma ottima resistenza al vento e alle intemperie. L'abitabilità è minima, ma questo è comune a tutte le tende ultraleggere. Un'altra tenda economica ultraleggera (1 kg quella monoposto) molto interessante è la NatureHike Taga (sia quella da 1 che da 2 posti): dalla descrizione pare sufficientemente spaziosa, stabile, semplice da montare e con una buona impermeabilità. Spero di poterla testare di persona prossimamente. Da considerare, nonostante sia un po' più pesante (1700 grammi) ma dotata anche di falde lungo il margine inferiore, è la NatureHike Cloud UP 2 (assicurarsi che il modello scelto sia quello con le falde). Altre tende ultraleggere economiche compatibili con la stagione invernale da considerare sono la Geertop Tunnel Tent (paragonata alla Camp Minima SL2 è un poco più pesante, 1700 grammi, ma presenta alcune caratteristiche addirittura migliori, come l'ampio vestibolo e la possibilità di montare prima il telo superiore) e l'Highlander Blackthorn (una tenda minimale, 1500 grammi, con abitabilità molto ridotta ma ad un prezzo davvero competitivo).

La Tunnel Tent di Geertop presenta diverse caratteristiche interessanti ad un prezzo competitivo e nonostante esistano tende più leggere si tratta sicuramente di un acquisto da considerare.

 

Chi cercasse una tenda più robusta e in grado di fornire un miglior isolamento termico dovrà farlo a scapito del peso. Le opzioni che vi presento pesano meno di 3 kg, ma rientrano nella fascia di prezzo economica (<200 euro). La più economica è quella di NatureFun (struttura a igloo, ampio ingresso e vestibolo, peso 2600 grammi). Un'altra tenda da considerare è la NatureHike Star River (modello con falde) che nonostante costi il doppio della precedente, pesa meno (2100 grammi) e ha due entrate con due vestiboli. Una tenda con caratteristiche intermedie tra le precedenti è la Dome Winter Tent di Geertop.

La tenda Star River di NatureHike è una tenda molto adatta all'uso invernale e confortevole per due persone, con un peso davvero ridotto rispetto alle dirette concorrenti nella stessa fascia di prezzo.

 

Chi invece cercasse una grande tenda a tunnel, con un'ampissimo vestibolo che possa essere usato per cucinare, riporre il materiale o anche per alloggiare il proprio cane, e non volesse spendere cifre astronomiche per una Fjellraven o una Hilleberg, potrà considerare l'acquisto della Coleman Caucasus 2. Il peso è piuttosto elevato (3,2 kg) ma lo spazio a disposizione e il prezzo accessibile ne fanno un prodotto interessante.

 

La tenda Caucasus 2 di Coleman è forse il modello di tenda tunnel dall'ampio vestibolo più economica in commercio. Il peso è piuttosto elevato ma la qualità è molto buona.

Materassino

D'inverno è essenziale isolarsi efficientemente dal suolo e diviene quindi indispensabile utilizzare un materassino che limiti la dispersione termica. È possibile utilizzare un materassino autogonfiante con R-value elevato (l'R-value indica la capacità di isolamento termico), ma solitamente si tratta di prodotti costosi (ad esempio l'ottimo Therm-a-Rest NeoAir Xtherm Max), oppure abbinare un materassino in schiuma ad uno gonfiabile con basso R-value. Usare due materassini al posto di uno vuol dire avere più peso, per cui ho selezionato per voi alcuni dei materassini gonfiabili e autogonfianti più economici ma sotto i 500 gr di peso e di buona qualità (listati in ordine di prezzo):

Araer --> 480 gr, 185,5 x 55 x 5,5 cm gonfiato, 23 x 7 x 7 cm da richiuso nella sacca.

NatureHike materassino con cuscino --> 470 gr, 185 x 54 x 3 cm gonfiato.

NatureHike materassino --> 390 gr, 187 x 57 x 3 cm gonfiato.

Camp Essential Light Mat --> 315 gr, 180 x 45 x 2,5 cm gonfiato.

Sea to Summit Ultralight Mat --> 395 gr, 184 x 55 x 5 cm gonfiato, 17 x 7,5 cm da richiuso nella sacca.

Questo materassino gonfiabile di NatureHike, progettato sulla falsariga di modelli di marche più blasonate ha caratteristiche interessanti per quanto riguarda il peso e il confort.

Chi volesse utilizzare un materassino autogonfiante a metà lunghezza (circa 120 cm) può orientarsi sul Forclaz A100 Ultralight di Quechua, del peso di 400 grammi, con 2 cm di spessore ma venduto ad un prezzo davvero ridottissimo, o il nuovo Forclaz Trek 700 Short del peso di 350 grammi ma con 5,5 cm di spessore (sempre ad un prezzo competitivo).

Per quanto riguarda i materassini in schiuma ecco i migliori dal punto di vista di rapporto peso/qualità, listati in ordine di prezzo:

Quechua Trek M100 --> 210 gr, 180 x 50 x 1 cm

Highlander EVA Mat --> 350 gr, 185 x 50 x 1 cm

Highlander Elite --> 350 gr, 185 x 55 x 1 cm

Ferrino Nap arrotolabile --> 372 gr, 180 x 55 x 1 cm

Multimat Superlite Mat --> 175 gr, 180 x 50 x 0,8 cm

Geertop Materassino in gomma piuma --> 350 gr, 183 x 57 x 1,8 cm

ThermaRest Z-Lite SOL --> 410 gr, 182 x 51 x 2 cm

Il Materassino in gomma piuma di Geertop è la versione economica del più noto ThermaRest Z-Lite SOL. Un acquisto ottimo per chi è disposto ad avere più peso e ingombro per un confort maggiore.

Sacco a pelo / sacco-lenzuolo / sacco da bivacco d'emergenza

Quando la temperatura esterna è di diversi gradi sotto allo zero oltre ad un buon riparo e a un buon materassino isolante, è necessario avere un sacco a pelo sufficientemente caldo da permettere un sonno confortevole. I sacchi a pelo tendono ad essere sempre più ingombranti, pesanti o costosi al crescere del loro valore di isolamento termico. Ecco perché suggerisco di addottare un sistema modulare.

Cliccando qui potrete consultare una lista di sacchi a pelo (con link per l'acquisto su Amazon, Sportler o Ultralight Outdoor Gear) selezionati affinché avessero una temperatura limite di confort tra i -5 e i +5°C (ve ne sono un paio che escono da questo range) e un prezzo inferiore ai 200 euro. Al fine di poter meglio confrontare i diversi modelli ho sviluppato un semplice algoritmo che fornisce un punteggio alla Qualità (più bassa sarà la temperatura limite di confort e più basso sarà il peso del sacco a pelo, maggiore sarà questo punteggio) e al Valore effettivo del prodotto (Qualità elevata e prezzo basso conferiscono un punteggio Valore elevato).

Tra i sacchi a pelo considerati, quello con Qualità più alta è il Ferrino Lightec 800 Duvet (di cui potete leggere la recensione), mentre quello con il punteggio Valore maggiore è il Viking Trek 350x (tra l'altro è Amazon's Choice, ovvero un prodotto consigliato da Amazon per via di recensioni positive, prezzo competitivo e spedizione veloce).

Oltre ai sopracitati prodotti, hanno totalizzato ottimi punteggi anche il Timberbrother 700 e il Terra Hiker Mummy Sleeping Bag.

Sebbene non siano stati ancora inclusi nel database (rientreranno nella versione aggiornata del 2019), i sacchi a pelo dell'azienda Aegismax meritano senza dubbio attenzione, specialmente per il rapporto qualità/prezzo (con circa 100 euro si riesce a comprare un sacco a pelo di alta qualità). Possono essere acquistati via AliExpress (attenzione, tempi di consegna molto lunghi).

Il sacco a pelo Timberbrother 700 è un ottimo compromesso tra prezzo, qualità e peso: un acquisto assolutamente da considerare.

 

Come liner, o sacco-lenzuolo consiglio sicuramente il Sea to Summit Reactor Extreme Thermolite (399 gr, poliestere, 90 x 183 cm, 60.55 euro) in grado di aumentare la temperatura di confort del proprio sacco a pelo di diversi gradi. Più leggero e comunque molto performante è anche il modello Silk, 125 gr, seta 100%, 62-92 x 185 cm, 70 euro. Si tratta di un prodotti ottimi, ma sicuramente costosi. Prodotti più economici che mi sento comunque di consigliare (sacchi-lenzuolo in seta o poliestere) sono i seguenti (in ordine dal più economico al più costoso):

Silkrafox --> 140 gr, poliestere, 70 x 200 cm, 10.99 euro

Camtoa --> 200 gr, poliestere, 70 x 200 cm, 12.99 euro

The Friendly Swede --> 240 gr, poliestere, 105 x 220 cm, 19.99 euro

Outdoro --> 200 gr, poliestere, 85 x 210 cm, 21.90 euro

Ferrino Pro Liner --> 272 gr, poliestere, 80 x 200 cm, 25.93 euro

Ferrino Thermal Liner --> 299 gr, poliestere, 50-80 x 200 cm, 32.05 euro

Ferrino Silk Liner --> 136 gr, seta, 50-80 x 220 cm, 52.95 euro

 

Come ulteriore strato per migliorare il proprio isolamento termico consiglio l'utilizzo di un sacco da bivacco di emergenza. Caratteristica indispensabile è che questo sacco limiti la condensa, o a lungo termine risulterebbe controproducente (può causare l'inumidimento del sacco a pelo con conseguente riduzione del suo potere isolante). A mio avviso, per questo tipo di utilizzo, il prodotto migliore è il SOL Escape Lite Bivy: pesa 159 grammi, è in tessuto traspirante con pellicola in mylar che riflette il calore, e ha un buon grado di impermeabilizzazione (non è al 100% impermeabile, quindi è ottimo da usare all'interno di un riparo). Il prezzo è di circa 50 euro. Un prodotto simile, ma più robusto e impermeabile è il Millet Bivy Bag, che pesa però 450 grammi e costa circa 70 euro. Ferrino produce il sacco Rider (260 grammi, 28.37 euro) che, sebbene non traspirante, presenta una zip in zona piedi che conferisce un minimo di traspirabilità.

Il SOL Escape Lite Bivy è forse il miglior investimento per chi cerca una protezione per il proprio sacco a pelo che aumenti la temperatura di confort senza una consistente formazione di condensa.

 

Nel caso in cui si prevedano temperature molto sotto allo zero e alta umidità per molti giorni è necessaria una diversa strategia: è importante inserire uno strato VBL (Vapor Barrier Liner, o strato barriera per il vapore). Si tratta di strati impermeabili in grado di bloccare il passaggio del vapore acqueo prodotto dalla sudorazione. Nelle condizioni sopra citate la traspirabilità del sacco da bivacco di emergenza non risulta sufficiente, con conseguente formazione di condensa e riduzione del potere isolante del sacco a pelo. È quindi utile sostituire al sacco da bivacco traspirante un sacco impermeabile da utilizzare all'interno del sacco a pelo. Ecco una lista di sacchi da bivacco utili a questo a scopo:

AceCamp Survival Thermal Bag --> 70 gr, 91 x 231 cm, 8.95 euro (prodotto poco durevole)

SOL Emergency Bivy --> 108 gr, 91 x 213 cm, 19.06 euro

Mountain Equipment Ultralight Bivi Bag --> 120 gr, 91 x 219 cm, 22.19 euro

Vaude Biwak I.2 --> 286 gr, 66-78 x 245 cm, 36.95 euro

 

L'Emergency Bivvy di SOL è la scelta ideale per chi vuole un sacco da bivacco d'emergenza che sia leggero, compatto e piuttosto economico, da usare come VBL.