Fornellini da campeggio: un confronto diretto

Il thru-hiker ha a disposizione un'ampia scelta di fornelli da campeggio e spesso è difficile individuare quello che meglio si adatta ai propri bisogni. Oltre ai comuni fornellini a gas, sono spesso usati anche fornellini ad alcool o a combustibile solido. Per cercare di capire se questi sistemi siano efficaci o meno, ho deciso di effettuare un confronto diretto tra un bruciatore ad alcool, un combustibile solido e due diversi modelli di fornellini a gas. Sebbene non si tratti di un test definitivo (lascia spazio a ulteriori test), i risultati forniti sono d'indubbio interesse.

Bruciatore ad alcool

Il bruciatore ad alcool utilizzato è l'Esbit Alchol Burner, pressoché identico all'originale Trangia, ma con alcune caratteristiche che lo rendono migliore: è presente un tappo con guaina ermetica che consente di trasportare agevolmente senza perdite l'alcool residuo rimasto nel bruciatore, e un coperchio con apertura regolabile e manico, utile per spegnere o regolare l'intensità della fiamma. Il bruciatore può contenere circa 100 ml di alcool.

Il fornello Esbit Alchol Burner con il coperchio regolatore di fiamma e il tappo con guarnizione.

Per poter funzionare necessita che la pentola da scaldare sia sollevata di qualche centimetro rispetto alla sommità del bruciatore, richiedendo quindi un sostegno. Come tutti i fornelli ad alcool è inoltre molto sensibile al vento, rendendo necessario un paravento. Ho deciso di addottare l'Esbit Solid Fuel Stove come soluzione ad entrambi i problemi. Questo inoltre è perfettamente compatibile anche con l'uso del combustibile solido, rendendo il confronto tra i due sistemi ancora più accurato.

Il bruciatore ad alcool Esbit nel suo paravento/sostegno dedicato: l'Esbit Solid Fuel Stove.

 

Combustibile solido

Vi sono numerose tipologie di combustibile solido, nel nostro paese la più conosciuta è la cosiddetta "Diavolina". Per questo test ho utilizzato il Combustibile Solido Esbit da 14 gr a tavoletta, conosciuto a livello internazionale per essere quello che produce meno odore e lascia meno residui sul fondo delle pentole. Nel test è stata usata una tavoletta da 14 grammi posizionata sull'apposito sostegno collocato nell'Esbit Solid Fuel Stove (che funge da sostegno per la pentola e da paravento).

Una tavoletta di Combustibile Solido Esbit posta nell'Esbit Solid Fuel Stove.

 

Fornello a gas Highlander HPX 300

Il fornello a gas Highlander HPX 300 è un fornello ad alte prestazioni della tipologia "remote canister", che consente una maggiore stabilità alla pentola. Il bruciatore è molto ampio, facilitando il riscaldamento uniforme del fondo della pentola.

 

Fornello a gas Lixada BRS 3000

Il fornello Lixada BRS 3000 è tra i più leggeri in commercio ed è del tipo "upright canister", ovvero che si monta direttamente sopra alla bombola.

 

Il test

Il test si basa sul tempo impiegato per far bollire 500 ml di acqua contenuta nella pentola Primus Eta. Si tratta di una pentola ad alte prestazioni, che tramite test precedenti ho constatato essere in grado di ridurre fino al 40% il tempo di ebollizione rispetto ad una pentola tradizionale.

La pentola Primus Eta da 800 ml

Nel caso del bruciatore ad alcool sono stati usati 50 ml di alcool e, una volta raggiunta l'ebollizione, a fiamma spenta è stato misurato il volume di alcool residuo. I volumi di alcool sono stati misurati usando una Falcon Tube da 50 ml.

Falcon Tube da 50 ml e Alcool Denaturato 90°

Nel caso del combustibile solido è stato misurato anche il tempo di combustione totale di una tavoletta.

Il confronto tra i due fornellini a gas non è stato effettuato alla massima intensità di fiamma possibile, in quanto in un caso (HPX300) le fiamme eccedevano di molto il diametro della pentola, nell'altro (BRS3000) avevo dubbi circa la resistenza dei sostegni del fornelletto ad una fiamma tanto elevata. Il test dei fornellini a gas è quindi molto relativo, in quanto non è stato possibile calcolare né la quantità di gas utilizzata, né metterli alla stessa potenza.

 

Risultati

Il bruciatore ad alcool Esbit ha consumato 14 ml di alcool per portare ad ebollizione l'acqua in 6 minuti e 21 secondi. Questo dato permette di stimare il tempo di combustione dei 50 ml di alcool iniziali in circa 22 minuti.

Una tavoletta Esbit ha invece impiegato 6 minuti e 52 secondi per portare ad ebollizione l'acqua. Il combustibile solido è stato completamente consumato in 12 minuti.

Il fornello HPX300 ha portato ad ebollizione l'acqua in soli 3 minuti e 15 secondi, mentre il BRS 3000 ha richiesto 5 minuti e 55 secondi. Ancora una volta ci tengo a precisare che i valori dei due fornellini a gas non sono direttamente confrontabili non essendoci stato modo di equiparare i parametri.

 

Considerazioni per l'utilizzo nel thru-hiking

Per capire l'utilità o meno di un sistema di cottura nella pratica del thru-hiking è essenziale considerare il peso totale e il costo del combustibile scelto.

Consideriamo di dover affrontare un trekking di 10 giorni di autonomia. Due pasti caldi al giorno. Ogni pasto necessiterà di far bollire 500 ml di acqua e di proseguire la cottura per 3 minuti.

Se utilizziamo un bruciatore ad alcool saranno necessari circa 20 ml di alcool a pasto, 40 ml al giorno. I 400 ml totali di alcool per i 10 giorni di trekking peseranno circa 320 grammi (il peso specifico dell'alcool è inferiore a quello dell'acqua). Considerando che l'alcool denaturato ha un prezzo medio al litro di circa 3 euro, 400 ml costano solo 1,2 euro. Se consideriamo il peso del fornellino (113 grammi) e del sostegno/paravento (92 grammi), il peso complessivo del sistema è di 525 grammi.

Utilizzando il combustibile solido Esbit necessiteremo di circa 10 grammi a pasto, quindi 20 grammi al giorno e 200 grammi per l'intero trekking. Non necessitando di un fornello, ma solo di un sostegno/paravento, il peso totale del sistema è di appena 292 grammi. Il contraltare è dato dal costo: l'offerta più economica su Amazon di Combustibile Solido Esbit è di 0,3 euro al grammo. Questo significa un costo totale di cambustibile per 10 giorni di ben 60 euro.

Una bombola da 230 gr di gas (circa 300 grammi totali) è solitamente sufficiente per 10 giorni di trekking e il prezzo medio è di circa 6 euro. Il peso dipende dal tipo di fornello: 285 grammi per l'HPX300 contro i soli 28 del BRS3000.

Fornello Esbit Alchol Burner Combustibile solido Esbit Highlander HPX300 Lixada BRS 3000
Peso combustibile 320 gr 200 gr 300 gr 300 gr
Peso totale 525 gr 292 gr 585 gr 328 gr
Costo combustibile 1,2 € 60 € 6 € 6 €

 

Conclusioni

Il Combustibile Solido Esbit è il sistema che assicura il peso del combustibile (e totale) inferiore rispetto a tutti gli altri sistemi. Un altro aspetto positivo è che non emana cattivo odore durante la combustione e occupa poco spazio nel proprio zaino. Il contraltare è dato dal prezzo (di molto superiore a quello degli altri sistemi) e dal tempo necessario a portare in ebollizione un certo volume d'acqua (è risultato il sistema più lento).
L'Esbit Alchol Burner è il fornello che utilizza il combustibile in assoluto più economico, ma anche quello più pesante. I tempi di ebollizione sono piuttosto lunghi e l'odore emesso durante la combustione è sgradevole.

I fornelli a gas sono senza dubbio il miglior compromesso tra costo e peso del combustibile, assicurando inoltre tempi di ebollizione più rapidi.

In definitiva i fornelli a gas rappresentano la migliore soluzione nella maggior parte dei casi, con l'unico limite dell'approvvigionamento del combustibile durante lunghi thru-hikes. L'alcool è senza dubbio un combustibile più facilmente rinvenibile ed è decisamente economico, ma non è assolutamente la migliore scelta per chi voglia viaggiare leggero. Il combustibile solido Esbit è invece l'ideale per chi volesse viaggiare ultraleggero per un trekking di pochi giorni (o di chi non ha problemi economici), a scapito del tempo maggiore richiesto per cucinare.


Tarp tutorial: la Piramide a base romboidale ♢

La Piramide a base romboidale è un setup che può essere realizzato con un tarp quadrato 3 x 3 metri. Conferisce una protezione eccellente dalle intemperie fornendo uno spazio d'alloggio sufficiente per due persone sdraiate.

Vantaggi

  1. Setup semplice da realizzare.
  2. Sono sufficienti 4 picchetti e un bastoncino da trekking per il setup.
  3. Protezione dalle intemperie ottima.
  4. Spazio sufficiente per due persone sdraiate.
  5. Configurazione ottimale in caso di forte vento.
  6. Richiede uno spazio ridotto per il setup.
  7. Buon isolamento termico dall’esterno.
  8. Se utilizzata da due occupanti, ognuno può disporre di un'entrata.

Svantaggi

  1. L'altezza ridotta riduce il confort.
  2. Formazione di condensa significativa in climi rigidi.
  3. È utile, se non necessario, utilizzare un tarp con numerosi ocelli e/o asole.

Quando si usa

Questa configurazione è particolarmente adatta per una o due persone che vogliano dormire rimanendo protetti efficientemente dalle intemperie. Essendo un setup semplice e che richiede pochi punti di ancoraggio, è forse la scelta migliore in ambienti climaticamente difficili (forte vento, precipitazioni abbondanti). Il contraltare è rappresentato dalla necessità di avere un tarp con numerosi ocelli e/o asole, solitamente più costoso rispetto a modelli più semplici.

Istruzioni

  1. Distendere il tarp al suolo.

    In rosso sono indicate le asole che verranno utilizzate in questo setup. In azzurro il punto (in molti tarp è presente un’asola che da verso l’esterno) in cui verrà collocato il bastoncino da trekking.
  2. Picchettare due vertici opposti. In questo step il telo non deve risultare in tensione, anzi è possibile avvicinare di una decina di centimetri i due vertici spostandosi lungo la diagonale.
  3. Picchettare quindi gli altri due angoli unendo le asole immediatamente successive a quella di vertice. Il telo deve essere ben teso tra questo nuovo punto di ancoraggio e i due angoli precedentemente picchettati.
  4. Liberare momentaneamente una delle asole appena picchettate generando un "flap" che permetta d'infilarsi al di sotto del tarp.

    Togliendo un'asola dal picchetto si può accedere al di sotto del tarp. Questo sistema crea l'entrata di questo setup.
  5. Posizionare un bastoncino da trekking, con la punta metallica verso il basso, al centro del tarp ed allungarlo finchè tutte le diagonali verso i picchetti risultino ben in tensione.
  6. Uscire da sotto il tarp e fissare nuovamente l'asola al suo picchetto. Aumentare la tensione generale aggiustando la posizione dei picchetti.
  7. È possibile picchettare al suolo le altre asole libere per aumentare lo spazio abitabile e per incrementare la stabilità della struttura.
  8. Negli angoli in cui due asole sono state picchettate assieme si sono venuti a formare due "flap" piuttosto ridotti. Questi possono essere messi in tensione verso l'esterno sfruttando un cordino e un ulteriore picchetto, oppure ripiegati verso l'interno e tesi contro una parete grazie a un cordino che lo colleghi a un picchetto di un'altra asola o ad uno collocato ad hoc.

 


Tarp tutorial: la Piramide a base trapezoidale ⏢

La Piramide a base trapezoidale è un configurazione per tarp quadrato 3 x 3 metri, che fornisce il massimo dello spazio abitabile con una protezione dalle intemperie da buona a ottima.

Vantaggi

  1. Spazio interno abbondante, ideale per far dormire due persone, anche alte.
  2. Apertura ad altezza regolabile, a seconda delle condizioni climatiche.
  3. Protezione dalle intemperie molto buona.
  4. Altezza del riparo elevata, consente di restare seduti comodamente.
  5. Elevate possibilità di adattamento della configurazione.
  6. Formazione di condensa più limitata rispetto ad altri setup inclusivi.

Svantaggi

  1. Setup che richiede un po' di pratica per essere padroneggiato.
  2. Elevato numero di picchetti richiesti (minimo 6, meglio 7 + un cordino).
  3. Configurazione non ideale per venti molto forti (specie se provengono in direzione dell'entrata).
  4. Spazio occupato sul terreno piuttosto elevato.
  5. È utile, se non necessario, utilizzare un tarp con numerosi ocelli e/o asole.

Quando si usa

La configurazione a "Piramide a base trapezoidale" è sicuramente la più indicata come riparo notturno (per dormire quindi) per persone alte o per chi viaggia in coppia. Ideale in situazioni con elevate precipitazioni, meno in presenza di forte vento o temperature particolarmente rigide. È un setup ottimo per chi viaggia da solo ma ha la necessità di avere a portata di mano il proprio equipaggiamento o per chi volesse cucinare con fornello da campeggio al riparo dalla pioggia.

Istruzioni

  1. Distendere il tarp al suolo.
    In rosso sono indicate le asole che verranno utilizzate in questo setup. In azzurro il punto (in molti tarp è presente un'asola che da verso l'esterno) in cui verrà collocato il bastoncino da trekking.

     

  2. Picchettare due vertici dello stesso lato facendo attenzione che il telo sia ben in tensione tra i due picchetti.
  3. Sul lato opposto rispetto a quello appena picchettato, prendere i due vertici e portarli all'altezza delle asole appena più all'interno (considerate circa metà della distanza tra il centro del lato e gli estremi, nel caso nel vostro tarp non siano presenti asole intermedie). È possibile (e personalmente lo consiglio) ridurre ulteriormente la distanza tra i due vertici, avvicinandoli fino ad avere circa un metro di distanza tra l'uno e l'altro.
  4. Picchettare quindi i vertici facendo in modo che i lati del tarp tra i vertici precedentemente picchettati e questi risultino tesi.
  5. Verrà a crearsi un flap (una porzione di telo non in tensione) tra i due vertici appena picchettati. Usare il flap per accedere al di sotto del tarp e collocare il bastoncino da trekking, con la punta metallica rivolta verso il terreno, al centro del telo (in alcuni tarp risulterà in corrispondenza di un'asola centrale). Allungare il bastoncino fino a che le diagonali verso i picchetti risultino ben tese. In questa fase è possibile modificare la posizione del bastoncino da trekking modificando l'entrata: spostando il bastoncino verso l'ingresso si otterrà un'entrata più ampia e comoda, mentre spostandolo verso il retro si chiuderà l'ingresso portandolo verso il suolo. Il bastoncino in posizione centrale, come consigliato, crea un'apertura di 15-30 cm da terra.
    Il tarp configurato a piramide a base trapezoidale con sostegno centrale lascia un'apertura di poche decine di centimetri di altezza.

     

  6. Una volta collocato il bastoncino da trekking, uscire da sotto il tarp per assicurare il flap al terreno. Questo passaggio può essere effettuato in due modi: nel primo caso si picchettano al suolo lateralmente le due asole libere ai lati di quella centrale facendo in modo che il tessuto tra le due asole risulti teso (l'asola centrale risulta libera); nel secondo caso (consigliato), si fissa un cordino all'asola centrale e si picchetta il cordino al suolo in modo che il tessuto tra l'asola e il vertice della piramide risulti teso. Si procede quindi a picchettare al suolo le due asole laterali. Ognuna di queste due asole potrà essere picchettata ad un'asola presente sul lato, stabilizzando ulteriormente la struttura (vedi immagine).
  7. Per entrare e uscire dal tarp così configurato sarà sufficiente togliere una delle asole laterali dal suo picchetto, creando così un'apertura sufficiente al passaggio.
  8. La struttura può essere ulteriormente stabilizzata picchettando (con l'aiuto di qualche cordino) altre asole sui tre lati. Questa stabilizzazione comporta un ulteriore aumento dello spazio interno.
  9. Per dormire in due persone si suggerisce di distendersi uno affianco all'altro (separati dal bastoncino da trekking centrale) con i piedi rivolti verso l'entrata.
    N.B.: se il bastoncino è collocato più anteriormente rispetto alla posizione centrale consigliata si otterrà un'ampia apertura che consentirà di entrare/uscire senza dover rimuovere alcuna asola dal proprio picchetto, ma al contempo aumentando le probabilità d'ingresso d'acqua e riducendo l'altezza del telo rispetto alla posizione della testa quando si è in posizione supina.


Tarp tutorial: la Piramide a base triangolare △

La Piramide a base triangolare è la configurazione più semplice e veloce per avere una protezione totale da vento e intemperie utilizzando un tarp quadrato 3 m x 3 m.

Vantaggi

  1. Setup estremamente rapido, facile e intuitivo.
  2. Sono sufficienti 3 picchetti (1 picchetto aggiuntivo per un setup ottimale) e un bastoncino da trekking per il setup.
  3. Protezione dalle intemperie ottima.
  4. Facilità di accedere all'interno e di richiudere l'entrata.
  5. Buon isolamento termico dall'esterno.
  6. Altezza del riparo elevata.
  7. Ottima resistenza ai depositi di neve.
  8. Configurazione adatta anche a tarp quadrati dotati unicamente di asole o ocelli ai vertici.
  9. Occupa poco spazio.

Svantaggi

  1. Spazio interno non sufficiente a far dormire due persone.
  2. Configurazione non adatta a far dormire una persona molto alta (>185 cm).
  3. Limitata possibilità di adattamento della struttura.
  4. Elevata formazione di condensa in climi rigidi.
  5. L'elevata altezza rende questo setup più sensibile al vento rispetto ad altri setup.
  6. L'elevata altezza richiede un bastoncino telescopico piuttosto lungo.

Quando si usa

La configurazione a "Piramide a base triangolare" è forse la migliore per creare un riparo momentaneo, in cui aspettare che il cattivo tempo passi prima di riprendere il cammino. Data la sua altezza centrale risulta confortevole per starvi seduti all'interno. Può ospitare 3 persone sedute comodamente o 5-6 persone in caso di necessità. Thru-hiker e trekker solitari sotto i 170 cm di altezza potrebbero trovare questa configurazione molto adatta anche per dormirvi, avendo ampio spazio per disporre il proprio equipaggiamento. Essendo una configurazione chiusa su tutti i lati, la formazione di condensa in climi rigidi non è trascurabile e potrebbe rappresentare un problema.

Istruzioni

  1. Distendere il tarp al suolo.
    In rosso sono indicate le asole che verranno utilizzate in questo setup. In azzurro il punto (in molti tarp è presente un'asola che da verso l'esterno) in cui verrà collocato il bastoncino da trekking.

     

  2. Picchettare due vertici dello stesso lato facendo attenzione che il telo sia ben in tensione tra i due picchetti.
  3. Sul lato opposto rispetto a quello appena picchettato, prendere i due vertici e picchettarli assieme in corrispondenza del centro del tarp (verrà a crearsi un triangolo, che dovrà avere tutti i lati ben tesi).
  4. Avendo picchettato due vertici assieme, si sarà creata un'ampia ansa di tessuto non in tensione (un flap, o falda). Allargando il flap è possibile infilarsi al di sotto del tarp; fatelo portando con voi il bastoncino da trekking. Posizionate il bastoncino da trekking, con la punta metallica rivolta verso il terreno, al centro del tarp ed estendetelo fino a che non venga a formarsi una piramide i cui lati siano ben tesi.
    In rosso le asole picchettate, in azzurro (circondato dal cerchio rosso) il punto in corrispondenza del quale posizionare il bastoncino da trekking.

     

    Il flap che funge da apertura d'accesso all'interno del tarp.

     

  5. A questo punto l'unico lembo di tessuto che non risulta in tensione è il flap. Il flap può essere ripiegato all'interno affinché non sia in balia del vento o, come consiglio, picchettato all'esterno parallelamente a uno dei due lati. Per entrare o uscire basterà sfilare l'asola da questo picchetto (si tratta di un'operazione semplice, che può essere effettuata anche dall'interno facendo passare una mano al di sotto del lato del tarp).
    Il flap picchettato parallelamente a uno dei lati.

     

  6. Se state utilizzando un tarp dotato di numerosi ocelli e/o asole ai margini, potete aumentare lo spazio abitabile dell'interno e la tensione dei lati, semplicemente picchettandoli a piacimento. Sarà necessario un numero maggiore di picchetti e un ugual numero di cordini per collegare l'asola al picchetto. Questo porterà ovviamente ad un sollevamento dei lembi del tarp dal terreno, riducendo la formazione di condensa ma esponendo l'interno al passaggio del vento.
    Nove punti che possono essere messi in tensione aumentando lo spazio interno del tarp.

     

  7. Se si volesse utilizzare questa configurazione per dormirvi all'interno consiglio di disporsi paralleli al primo lato picchettato.
Il "retro" di questo set up è il punto migliore in cui distendersi.

 

Il tarp in configurazione di Piramide a base triangolare con il flap ripiegato all'interno.

Tutorial sul fuoco da campo: il Log Cabin

Il Log Cabin è un modo veloce e semplice di preparare la legna per il fuoco da campo.

Pregi

  1. Semplicità di preparazione.
  2. Elevata emissione di calore in poco tempo
  3. Fiamma ampia e ben visibile in poco tempo
  4. Struttura facilmente adattabile in dimensioni
  5. Veloce produzione di braci (utilizzabili per cuocere con una griglia o in cartocci di fogli d'alluminio).

Difetti

  1. Elevata velocità di combustione della legna (il fuoco tende quindi ad estinguersi rapidamente).
  2. Produzione di una fiamma molto ampia, poco adatta per cucinarvi.

 

Un Log Cabin di grandi dimensioni, preparato per scaldare un gruppo di dieci persone. È stato usato un fondo di pietre per limitare il rischio di combustione della vegetazione circostante e la dispersione di calore verso il terreno.

 

Istruzioni:

  1. raccogliere la legna e dividerla in tre mucchi a seconda del diametro (grande, media e piccola);
  2. posizionare due pezzi di legno di grosse dimensioni tra loro paralleli ad una distanza di circa 20-25 cm per ottenere un fuoco piccolo (step 1); aumentare la distanza per un fuoco più grande, in base anche alla dimensione e alla quantità dei pezzi di legna;
  3. tra i due pezzi più grossi deporre una serie di legnetti più sottili (medie dimensioni), sempre nella stessa direzione, in modo da ricoprire lo spazio libero di terreno (step 2);
  4. collocare perpendicolarmente ai bastoncini di medie dimensioni una serie di legnetti di piccole o piccolissime dimensioni (step 3);
  5. sopra questo strato verrà posta l'esca con il fuoco. Consiglio l'uso di un piccolo batuffolo di cotone (meglio se imbevuto di vaselina);
  6. posizionare ai lati dei legnetti di piccole dimensioni due pezzi di grandi dimensioni, in modo che risultino perpendicolari rispetto ai due pezzi messi sul fondo (step 4);
  7. posizionare una serie di legnetti di medie dimensioni perpendicolarmente ai pezzi appena posti;
  8. ultimare con uno strato di legnetti di piccole e piccolissime dimensioni perpendicolarmente allo strato precedente;
  9. è possibile continuare con la stessa logica ad erigere altri livelli, ottenendo una struttura simile a un parallelepipedo o a una piramide.

 

 

Il Log Cabin è uno dei fuochi da campo più utili per scaldare un gruppo di persone in poco tempo

Attrezzatura fotografica per il thru-hiking

La domanda <<Qual è la migliore fotocamera per thru-hiking e trekking?>> rimarrà inevitabilmente senza risposta, perché ogni escursionista ha esigenze diverse che richiederanno una strumentazione differente.

Lo spettro varia dall’escursionista che vuole solo un mezzo leggero, poco ingombrante e il più possibile automatizzato per documentare i propri viaggi, al fotografo che vuole sfruttare la sua presenza in luoghi selvaggi e affascinanti per creare foto di grande impatto e qualità. Nel mezzo si collocano tutti coloro che sono maggiormente appassionati alle riprese della fauna selvatica, della macro-fotografia, delle composizioni paesaggistiche e degli autoscatti per documentare la propria presenza lungo il percorso.

Sicuramente lungo un thru-hike è necessario limare quanto più possibile il peso dell’attrezzatura fotografica, per cui gli amanti delle reflex professionali con annesso parco obbiettivi e treppiede stabilizzato dovranno inevitabilmente scendere a compromessi.
Partendo proprio dal peso, prenderemo in considerazione diverse categorie di fotocamere, evidenziandone i pro e i contro.

 

Indice

 

Action camera

Le action camera sono piccole fotocamere particolarmente adatte per riprendere video e scattare fotografie in movimento, producendo spesso immagini coinvolgenti e adrenaliniche. Solitamente sono munite di obbiettivo grandangolare fisso e hanno una buona protezione dall’acqua e dagli urti (o sono comunque disponibili accessori economici per proteggerle). Sebbene tutte le maggiori case produttrici di fotocamere abbiano uno o più modelli di action camera, la capostipite e la più famosa è la GoPro. Le ultime versioni sono in grado di produrre riprese davvero ottime, ma il costo della fotocamera rimane piuttosto alto. Online è possibile acquistare action camera costruite sulla falsariga delle GoPro a prezzi molto contenuti, ma ovviamente la qualità delle immagini ne risente.

 

Pro: peso e ingombro limitatissimi; numerosi accessori disponibili; possibilità di essere indossata mantenendo quindi le mani libere; ottima qualità video per le fotocamere di prima fascia;

Contro: durata batteria molto limitata; qualità fotografie inferiore rispetto ad altri tipi di fotocamera nella stessa fascia di prezzo; obbiettivo grandangolare fisso (limita le possibilità di ripresa); audio registrato nei video non all’altezza delle aspettative;

Costo: da 30 a 400 euro

Chi dovrebbe acquistare una “action camera”?

Le action camera danno il loro meglio durante momenti “adrenalinici”, normalmente assenti in un trekking di molti giorni. Se pensate di percorrere interessanti vie in cresta, vie ferrate o di alternare il cammino con l’attraversamento di corsi d’acqua in kayak o packraft, allora una action camera vi permetterà di tornare a casa con riprese davvero emozionanti. In caso contrario è meglio orientarsi su qualcos’altro.

 

Smartphone

Le fotocamere degli smartphone sono tra le più piccole esistenti, inferiori anche alle action camera, ma l’intera struttura dello smartphone risulta mediamente più grande e pesante. La maggior parte dei thru-hikers usa il proprio smartphone come unica fotocamera lungo il cammino, in quanto in un unico accessorio abbiamo una moltitudine di funzioni (concetto assai caro ai thru-hikers). Come per le action camera l’obbiettivo è fisso e grandangolare, con possibilità di zoom digitale (a mio avviso totalmente inutile). La qualità delle riprese varia a seconda del modello, ma gli smartphone di prima fascia sono in grado di produrre fotografie di qualità comparabile a quelle ottenute con le migliori fotocamere compatte. In entrambe le tipologie di fotocamera il problema rimane infatti la dimensione del sensore, che limita enormemente la qualità dell’immagine in condizioni di scarsa illuminazione.

 

Pro: lo smartphone è uno strumento “tutto-in-uno”, in grado di far risparmiare molto peso al thru-hiker; riprese grandangolari molto buone, ideali per i paesaggi;

Contro: durata della batteria limitata; sensibilità alla temperatura e all’umidità; touch screen può dare problemi in diverse situazioni; immagini di scarsa qualità in presenza di poca luce;

Costo: da 60 a +1000 euro

Chi dovrebbe acquistare uno “smartphone”?

Sono convinto che questa domanda dovrebbe essere cambiata in “chi dovrebbe portare con sé uno smartphone durante un thru-hike”. Questo perché ormai chiunque possiede uno smartphone, ma molti rimangono dubbiosi relativamente al suo utilizzo (e al rischio di danneggiarlo) in un trekking impegnativo di molti giorni. Se andate in un’area in cui c’è spesso campo e siete dei tipi “social” lo smartphone sarà un must per voi, in particolare per condividere foto e video in tempo reale. Attenzione alle temperature troppo rigide: lo smartphone smetterà di funzionare!

 

Fotocamera compatta (point and shoot camera)

Per anni queste fotocamere sono state la prima scelta per i viaggiatori di tutto il mondo, ma recentemente sono state messe in secondo piano dall’aumentata scelta nel campo delle fotocamere “da viaggio”. Si tratta di fotocamere leggere e compatte, quasi sempre sotto i 300 grammi di peso, che non possiedo numerosi controlli avanzati e che richiedo unicamente la capacità di inquadrare e premere un pulsante per scattare. Come negli smartphone il limite maggiore è dato dal sensore molto piccolo, ma rispetto a questi ultimi le fotocamere compatte sono spesso dotate di potenti zoom ottici. L’obbiettivo zoom è fisso e non presentano quindi lenti intercambiabili. Recentemente questa categoria si è ibridata con altre categorie di fotocamere, ed è possibile trovare compatte con sensori più grandi o compatte resistenti all’acqua e agli urti.

 

Pro: dimensioni e peso contenuti; buona qualità di immagine in condizioni di buona luminosità; durata batteria soddisfacente; prezzo mediamente contenuto; zoom ottici anche spinti;

Contro: sensore piccolo o piccolissimo; scarsa qualità di immagine in presenza di poca luce; scarsa ergonomia;

Costo: da 100 a 2000 euro, mediamente 250-300 euro

Chi dovrebbe acquistare una “fotocamera compatta”?

Oggigiorno le fotocamere compatte sono la soluzione ideale per i thru-hiker che cerchino qualcosa di leggero, poco ingombrante, economico e in grado di produrre belle foto in un’ampia gamma di situazioni; la presenza dello zoom le rende infatti adatte a spaziare dalla macrofotografia ai ritratti, dalla fotografia degli animali a quella dei paesaggi. Si tratta quindi di una categoria che contiene le migliori tuttofare sul mercato, in grado di dare qualche soddisfazione al fotografo non troppo esigente.

 

Bridge camera

Le fotocamere “bridge” possono risultare un’assoluta novità per chi non è rimasto aggiornato con gli sviluppi tecnologici in campo fotografico, ma sono ormai diversi anni che sono in commercio. Come il nome lascia intuire (bridge in inglese significa ponte), rappresentano una categoria di passaggio tra il mondo delle compatte e quello delle reflex.

Delle compatte mantengono il sensore e l’obbiettivo zoom fisso. Delle reflex acquisiscono sostanzialmente l’ergonomia e un maggior spettro di comandi di regolazione per lo scatto. In questa categoria vi sono le fotocamere con lo zoom più potente al mondo, record attualmente detenuto dalla Nikon P900 con uno zoom 83X.

 

Pro: ottima ergonomia; zoom potente; ottima qualità d’immagine in condizione di buona luce; peso ridotto rispetto alle dimensioni;

Contro: fotocamere piuttosto ingombranti; scarsa qualità di immagine in presenza di poca luce;

Costo: da 250 a 2000 euro, mediamente 500 euro

Chi dovrebbe acquistare una “bridge camera”?

Le bridge camera sono adatte a quegli escursionisti che cercano l’ergonomia di una reflex e la versatilità di una compatta. Il peso non è mai eccessivo e lo zoom potente permette interessanti riprese della fauna senza doversi appostare.

 

Mirrorless camera

Le fotocamere mirrorless mantengono tutte le qualità delle reflex in un corpo macchina piccolo e leggero. Queste fotocamere non possiedono un’ottica fissa e richiedono quindi l’acquisto di uno o più obbiettivi compatibili. In questa categoria troviamo fotocamere con grande sensore, adatte a scattare ottime foto anche in condizioni di scarsa illuminazione, e con controllo totale dei parametri di scatto.

 

Pro: eccellente qualità d’immagine; buona ergonomia; dimensioni compatte;

Contro: parco obbiettivi ridotto; limitata gamma di accessori disponibili; necessità di intercambiare le lenti per diverse condizioni di ripresa; costo mediamente elevato;

Costo: da 300 a +2000 euro, mediamente 700 euro

Chi dovrebbe acquistare una “mirrorless camera”?

Le mirrorless camera sono indicate per tutti coloro che, abituati alla qualità d’immagine e alle possibilità di controllo di una reflex, cerchino un’alternativa più compatta e leggera.

 

Reflex

Le regine delle fotocamere. Le reflex digitali permettono controllo assoluto di tutti i comandi della fotocamera, sono disegnate per consentire un’ottima impugnatura e, al pari delle mirrorless, possiedono obbiettivi intercambiabili. Nella categoria delle reflex troviamo prodotti per ogni livello di utilizzatore: dalle entry-level alle semi-professionali fino ad arrivare alle ammiraglie, che hanno caratteristiche qualitative superlative ma prezzi proibitivi.

Sebbene un’entry-level possa essere anche più leggera di una mirrorless, rimarrà comunque più ingombrante e avrà mediamente un livello qualitativo inferiore. Le reflex di livello superiore sono tutte molto pesanti, senza considerare che la necessità di avere con sé un buon parco obbiettivi può aumentare di molto il peso finale.

Costo: da 350 a +5000 euro

Chi dovrebbe acquistare una “reflex”?

La reflex è l’acquisto ideale per l’escursionista totalmente rivolto alla fotografia, per il quale il camminare nella natura è solo il mezzo per arrivare a soggetti da fotografare.

 

Caratteristiche di una fotocamera per il thru-hiking

  1. Peso → la fotocamera deve essere il più leggera possibile.
  2. Ingombro → la fotocamera deve poter essere a portata di mano senza risultare scomoda nel trasporto.
  3. Protezione → la fotocamera dovrebbe essere il più possibile impermeabile e a prova di sabbia.
  4. Resistenza → la fotocamera dovrebbe resistere ad urti e ad un trattamento “spartano”.
  5. Durata batteria → la fotocamera dovrebbe avere un’autonomia di diversi giorni.
  6. Facilità d’utilizzo → spesso si vuole poter fotografare qualcosa rapidamente e senza impegnarsi nel trovare le migliori impostazioni. La fotocamera dovrebbe avere una buona funzione di scatto automatico, un singolo obbiettivo e autofocus preciso.
  7. Connettività → è utile poter connettere e comandare la fotocamera, anche a distanza, tramite dispositivi wireless.
  8. Funzioni → GPS, schermo ribaltabile, mirino ottico, possibilità di registrare video di elevata qualità, timelapse, flash incorporato, sono solo alcune delle funzioni e accessori che facilitano la creazione di un reportage lungo un thru-hike.
  9. Qualità → sensibilità del sensore e ottiche adeguate vi consentiranno di riprendere immagini anche in condizioni difficili (poca luce ad esempio).
  10. Ricarica → la fotocamera dovrebbe potersi ricaricare via USB (un’unica powerbank deve poter ricaricare tutti i vostri strumenti elettronici) o avere un’alimentazione a batterie stilo (AA o AAA) facilmente reperibili.
  11. Scheda di memoria → la fotocamera dovrebbe utilizzare schede SD per memorizzare le immagini, in quando sono le schede di memoria più diffuse e facilmente rinvenibili.
  12. Formato dei file → la fotocamera dovrebbe poter scattare immagini sia in RAW che in JPEG. Le immagini in JPEG potranno essere condivise immediatamente mentre quelle in RAW potranno essere successivamente elaborate per produrre risultati migliori.
  13. Ergonomia → facilità di utilizzo anche indossando i guanti.

 

Scelte da The Walking Robin

 

Compatte

Olympus Tough TG-5

Completamente sigillata (protezione da acqua, sabbia e urti). Zoom ridotto, 4X. Sensore 1/2.3". Solo 12 megapixel ma possibilità di salvare le foto in formato RAW. 250 grammi di peso. Numerosi accessori come GPS, bussola, manometro, etc.

 

Canon PowerShot G16

Zoom ridotto, 5X. Sensore premium 1/1.7". Solo 13 megapixel ma possibilità di salvare le foto in formato RAW. 356 grammi di peso. No protezione urti, no impermeabilizzazione.

 

Canon PowerShot G7 X Mark II

Sensore da 1" e 20 megapixel. RAW. Stabilizzazione dell'immagine. Zoom ridotto, 4.2X. No mirino. 319 grammi di peso. No protezione urti, no impermeabilizzazione.

 

Panasonic Lumix DC-TZ90

Sensore 1/2.3" da 20 megapixel. RAW. Stabilizzazione dell'immagine. Potente zoom 30X. Mirino elettronico. 322 grammi di peso. No GPS.

 

Bridge

Panasonic Lumix DC-FZ80

Potente zoom 60X. Sensore 1:2.3” da 18 megapixel. RAW. Stabilizzazione. 616 grammi di peso. Ricarica via USB.  No GPS

 

Canon PowerShot G3 X

Sensore da 1” e 20 megapixel. RAW. Stabilizzazione. Potente zoom 25X. Tropicalizzazione. 733 grammi di peso. No GPS.

 

Sony Cyber-shot DSC-RX10 IV

Sensore da 1” e 20 megapixel. RAW. Stabilizzazione. Potente zoom 25X. Tropicalizzazione. Autofocus a 315 punti. 1095 grammi di peso. No GPS.

 

 

Mirrorless

Sony Alpha a7 III

Sensore Full-frame da 24.2 megapixel. RAW. Stabilizzazione. Ricarica via USB. Tropicalizzazione. 650 grammi di peso. No GPS.

 

Fujifilm X-T2

Sensore APS-C da 24.3 megapixel. RAW. No stabilizzazione. Ricarica via USB. Tropicalizzazione. 507 grammi di peso. No GPS.

 

Sony Alpha a6300

Sensore APS-C da 24 megapixel. RAW. No stabilizzazione. Ricarica via USB. No tropicalizzazione. 404 grammi di peso. No GPS.

 

 

Reflex

In questa categoria le differenze tra i vari modelli sono meno nette che nelle precedenti. Ovviamente le fotocamere professionali sono molto più performanti delle entry-level, ma non offrono molte caratteristiche in più. A mio avviso un buon compromesso per il trekking dovrebbe essere una reflex con caratteristiche simili alla Pentax KP: impermeabile e resistente a polvere e basse temperature, relativamente leggera, un grande sensore, e un’ottima stabilizzazione per poter scattare a mano libera anche con teleobbiettivi.

Pentax KP

Sensore APS-C da 24 megapixel. Iperstabilizzata. Tropicalizzazione e funzionamento a basse temperature. 703 grammi di peso. No GPS.

 

Accessori

Treppiede

Il treppiede è un accessorio che tutti gli amanti della fotografia si ritroveranno a dover acquistare. Un treppiede fornisce stabilità alla fotocamera permettendo di scattare foto a lunga esposizione o di eliminare il micromosso nell’uso dei teleobbiettivi. Il treppiede è inoltre utile per autoscatti e “fototrappole”.

La maggior parte dei thru-hiker esercita una fotografia di tipo itinerante, limitandosi ad inquadrare e scattare nel momento in cui vedono qualcosa che valga la pena riprendere lungo il loro cammino; il treppiede rappresenta una perdita di tempo e un’aggiunta di peso ingiustificata.

L’aggiunta di peso è un parametro da non sottovalutare, perché i treppiedi sono normalmente molto pesanti: più è pesante la fotocamera (e l’obbiettivo), più stabile (e quindi pesante) dovrà essere il treppiede.

Esistono però diversi compromessi, specie per chi lungo i propri hike tende ad usare fotocamere leggere.

 

Scelti da The Walking Robin

Trailpix SOLO → treppiede minimale che richiede l’uso di due bastoncini da trekking (o da sci) per essere montato. Il peso è di soli 250 grammi (per la versione compatibile con fotcamere reflex), ma la sua installazione è sicuramente più macchinosa e lenta rispetto ad altri modelli di treppiede. Rilascio rapido della piastra, compatibile con sistema Capture (vedi più avanti). L’aspetto a mio avviso davvero negativo è che non può essere usato qualora si sfruttino i bastoncini da trekking come paleria per il proprio riparo! Il prezzo è piuttosto elevato: circa 130 euro.

 

Fotopro MS-K4 → adatto all’uso con fotocamere leggere e smartphone, è regolabile in altezza da 23 a 105 cm, ha una buona testa panoramica a 3 vie e un sistema con rilascio rapido della piastra. Il peso è di 390 grammi e l’ingombro da chiuso è di 25 cm. Il prezzo èinteressante: circa 30 euro.

 

Joby GorillaPod Hybrid → si tratta di un treppiede con gambe flessibili che possono essere usate per agganciarlo anche a rami, a pali verticali e molto altro ancora! Esistono molte “copie” economiche di questo treppiede, ma l’originale Joby GorillaPod è di una qualità superiore. Il modello Hybrid è adatto all’uso con fotocamere non superiori ad una mirrorless, ha un peso di 191 grammi ed è dotato di testa panoramica a sfera con piastra a sgancio rapido. L’unico difetto? L’altezza non è regolabile e rimane piuttosto basso sul terreno (può essere un problema nel caso si voglia fotografare un cielo stellato o l’aurora boreale. Il prezzo è di circa 30 euro.

 

Manfrotto Pixi → è un treppiede da tavolo a gambe fisse, con un’altezza di circa 13 cm da terra. Misura 19 cm da chiuso e pesa 190 grammi. Come tutti i treppiedi da tavolo presenta grossi limiti d’utilizzo nell’outdoor, ma la mancanza di una piastra a rilascio rapido è forse il limite maggiore, ridotto in parte da un intelligente meccanismo per avvitare in velocità e comodità la vite fotografica alla fotocamera. Il prezzo è di circa 25 euro.

 

Pedco UltraPod II → altro treppiede da tavolo, il Pedco è stato un “must have” per molti thru-hiker, principalmente a causa del suo basso peso, solo 120 grammi. Ha una portata fino a 2,7 kg (superiore a tutti gli altri treppiedi di questa selezione). Testa a sfera panoramica ma assenza di piastra a sgancio rapido. Il prezzo è di circa 30 euro.

 

Supporti per fotocamera

I supporti per fotocamera sono accessori che permettono una maggiore accessibilità dell’utente verso la fotocamera. Sono particolarmente utili per il thru-hiker che non voglia doversi fermare per estrarre la fotocamera dallo zaino, permettendogli di scattare anche in marcia. Esistono diversi tipi di supporto, molti pensati per le action camera (GoPro e derivati): imbraghi pettorali, clip, supporti adesivi per casco, ganci per manubri (bici e moto), e molto altro ancora.

Chi usa una fotocamera compatta non ha realmente bisogno di alcun supporto, potendo tranquillamente riporla in tasca, mentre gli utilizzatori di bridge, mirrorless e reflex potrebbero trovare giovamento da questo tipo di prodotti. Per le fotocamere di maggiori dimensioni vi è una larga gamma di tracolle e cinghie da polso, a mio avviso poco utili nella pratica del trekking. L’unico supporto che ho trovato davvero utile è il sistema Capture.

 

Peak Design Capture V3 → terza versione dell’ormai celebre Capture. Si tratta di una piastra a sgancio rapido che può essere fissata alla cintura o allo spallaccio di uno zaino. Esistono numerosi accessori per questa piastra: un pad imbottito per un maggior confort, viti più lunghe per gli spallacci più grossi, etc. La V3 è compatibile con tutte le piastre ARCA-swiss, utilizzate nella maggior parte dei treppiedi. Il prezzo è alto, circa 75 euro, ma si tratta di un prodotto davvero eccezionale.


Sara

 

Sara si avvicina alla montagna e al mondo dell’escursionismo piuttosto tardi, ma è amore a prima vista. Nonostante una scelta negli appoggi discutibile e una certa propensione alle cadute, Sara è una forte camminatrice e tra le altre escursioni ha al suo attivo l’Alta Via n°1 delle Dolomiti e il Fishermen’s Trail in Portogallo. Lavora con passione come grafica, collaborando in questo senso anche al miglioramento di questo sito. Da quando si è appassionata al trekking da più giorni ha iniziato a recensire prodotti del proprio equipaggiamento, colmando così la lacuna di recensioni di articoli per il genere femminile di The Walking Robin.


Meru Packable Alpine Pro 35

Ho avuto modo di testare uno zaino ultraleggero prodotto da Meru e commercializzato da Sportler, il Packable Alpine Pro 35.

Più che nella categoria "ultraleggeri", questo zaino rientra nella categoria "minimalisti", con meno di 100 grammi di peso ogni 10 litri di capienza. Si tratta di un prodotto interessante perché, a differenza della quasi totalità degli zaini minimalisti, non si tratta di un day-pack privo di qualsiasi accessorio.

È infatti pensato per un uso alpinistico, per l'alpinista che vuole salire veloce e leggero.

Peso

Con soli 300 grammi di peso il Packable Alpine Pro 35 è senza dubbio tra gli zaini con il coefficiente volume/peso più elevato.

 

Capacità

Il volume dichiarato di questo zaino è 35 litri, ma la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un 30 litri. La tasca superiore sul cupolino è molto capiente, mentre le tasche laterali, seppur dotate di ottima elasticità, sono adatte a contenere oggetti di piccole dimensioni qualora il vano principale fosse riempito al suo massimo. Una tasca interna al vano principale diviene la busta entro cui richiudere lo zaino una volta vuoto.

 

Confort

Dal punto di vista del confort questo zaino presenta numerosi pro e qualche contro. Essendo uno zaino leggerissimo, ideato per trasportare carichi leggeri, è totalmente sprovvisto di frame a sostegno dello schienale e gli spallacci, sebbene non siano imbottiti, sono larghi e sufficientemente comodi. Lo schienale è rivestito con un tessuto spugnoso, ideato per limitare la sudorazione ma, a mio avviso, con scarsi risultati. Lo zaino è dotato di una cinghia ventrale e una pettorale che ho trovato molto comode per limitare il movimento dello zaino sulla schiena (non sono ideate per alleggerire il carico ovviamente). La parte dolente riguarda il cupolino. Se lo zaino non è riempito del tutto il cupolino tende a cadere, spostandosi a destra e a sinistra mentre si cammina. Stringendo al massimo la cinghia della clip con cui si chiude il cupolino al corpo dello zaino la situazione migliora, ma si tratta comunque di un problema fastidioso e antiestetico che poteva essere evitato in fase di progettazione.

 

Resistenza

Sebbene il tessuto sia molto leggero, non da la sensazione di essere anche fragile. Clip e fettucce, sebbene leggerissime, appaiono sufficientemente robuste. È ovviamente uno zaino progettato per trasportare carichi leggeri ed è necessario prestare attenzione affinché non si laceri per abrasione su rocce o legno. Ho anche notato una certa facilità del tessuto a sporcarsi.

 

 

Impermeabilità

Lo zaino non è impermeabile ma il tessuto è resistente all'acqua e tende a non trattenerla. Proteggendo quindi il contenuto dello zaino con una sacca impermeabile non si avrà un aumento significativo del peso dello zaino dopo una precipitazione anche intensa.

 

Accessori

Confrontato con altri zaini minimalisti e day-pack, il Packable Alpine Pro 35 eccelle proprio dal punto di vista degli accessori. Oltre alla presenza di due tasche (quella sul cupolino e una interna, utilizzabile per richiudere lo zaino vuoto), vi sono due asole porta picozza e, sulla loro verticale, due daisy-chain con due fettucce in velcro. Le fettucce in velcro possono essere spostate liberamente da un anello all'altro delle daisy-chain, risultando particolarmente comode per fissare il manico delle picozze ma anche i bastoncini da trekking o altro materiale ancora.

 

Costo

Venduto ad un prezzo di 35 euro, risulta piuttosto costoso come day-pack o molto economico come zaino ultraleggero per alpinismo.

La capacità di 35 litri lo rende più vicino ad uno zaino alpinistico che ad un day-pack, quindi si tratta di un acquisto conveniente.

 

Con lo zaino Packable Alpine Pro 35 nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

 

Valutazione complessiva

Il mio rapporto con questo zaino è di amore-odio. Trovo geniale la sua ideazione, con tutti questi accessori e una discreta capacità ad un peso così basso, ma non riesco ancora ad accettare la scomodità del cupolino. La comodità di trasporto non è tra le migliori e poteva essere fatto qualcosa in più relativamente al confort degli spallacci. Tutto sommato, considerato il prezzo, si tratta di uno zaino da considerare attentamente per coloro i quali fossero alla ricerca della soluzione più leggera ma performante per percorrere in velocità un thru-hike in condizioni di limitata autonomia e che non presenti delicate condizioni climatiche (altrimenti la capacità di 35 litri risulterebbe troppo limitata).