Sacco a pelo Ferrino Lightec 800 Duvet

Il sacco a pelo Ferrino Lightec 800 Duvet mi ha accompagnato nella maggior parte delle mie avventure. Si tratta di un sacco-letto estremamente compatto e leggero, specialmente se rapportato alla sua capacità di isolamento termico.

Il sacco a pelo Ferrino Lightec 800 Duvet

Ferrino dichiara una temperatura di comfort che va dai +3°C ai -2°C. Ritengo sia un poco esagerata, un +5°C - 0°C sarebbe stato più realistico. Chiuso nella sua sacca di compressione misura 15 x 27 cm, occupando quindi un volume davvero ridotto nello zaino, e pesa 760 grammi. Una volta aperto la prima impressione è che si tratti di un sacco a pelo estivo da quanto è leggero e poco imbottito, ma l'impressione è dovuta unicamente alla elevata qualità dell'imbottitura. Le dimensioni da aperto sono 210 (lunghezza) x 80 (larghezza spalle) x 50 (larghezza piedi) cm, risultando così comodo e non "soffocante".

Il sacco a pelo Ferrino Lightec 800 Duvet chiuso nella sua sacca di compressione (compresso al minimo)

Il Lightec 800 Duvet presenta una zip che corre dalla spalla al polpaccio, apribile sia dall'esterno che dall'interno con facilità, e una zip nell'area piedi. Una volta aperte le due zip il sacco si trasforma in una coperta, utile in situazioni di emergenza per due persone o nel caso in cui le temperature non fossero rigide e si volesse un minor isolamento termico; risulta inoltre molto utile anche per lasciare asciugare il sacco o per "rinfrescarlo" all'aria aperta.

Il tessuto superficiale è trattato per essere leggermente idrorepellente, utile in caso di condensa all'interno del proprio riparo, ma da non testare con l'utilizzo diretto su di un terreno bagnato.

Un unico laccetto regola la chiusura del sacco a pelo a livello delle spalle e del cappuccio, cosa che ho trovato piuttosto scomoda: non è possibile infatti limitare l'accesso di aria dall'apertura per la testa senza stringere il cappuccio. Per chi come me non ama sentire il cappuccio stringere sulla testa, la cosa può risultare poco confortevole.

Nonostante il prezzo di listino Ferrino sia di 237 euro (in data 19/02/2018), è possibile trovarlo a prezzi inferiori (intorno ai 190 euro), risultando un ottimo compromesso tra qualità e prezzo.

Il giudizio finale è sicuramente positivo, ma lo consiglio specialmente ad escursionisti esperti alla ricerca della convenienza associata ad un ottimo rapporto calore/peso. Chi fosse alla ricerca di un sacco a pelo molto caldo dovrà guardare altrove, consapevole però di dover pagare cifre molto maggiori e/o perdendone in leggerezza e volume occupato.

P.S.: un interessante approfondimento su come usare questo sacco a pelo (o altri sacchi) in un sistema modulare per affrontare temperature molto più rigide lo trovate in questo articolo!


Buff Balaclava Wool

Ho testato la Buff Balaclava Wool durante la maggior parte dei miei thru-hike, compresa la Traversata del Giura (con temperature mediamente sotto i -10°C). Si tratta di un indumento estremamente leggero (30 grammi) e che può essere ripiegato occupando uno spazio davvero esiguo. Ha intrinseche capacità antibatteriche, traspiranti ed ha anche una minima idrorepellenza. E’ elastica e non dà fastidio a contatto con la pelle. Lo stesso tipo di balaclava è disponibile anche in poliestere ma consiglio l’acquisto di quella 100% lana merinos. A scapito di un prezzo più elevato e di una durabilità inferiore la lana merinos conferisce una protezione dal freddo anche da bagnata e riduce sensibilmente la formazione di cattivi odori. Esistono anche prodotti in pile o altri materiali in grado di fornire un calore maggiore ma al costo di un peso e ingombro nettamente maggiori, una limitata traspirabilità e un lungo tempo di asciugatura una volta bagnati. Da non sottovalutare inoltre che un indumento molto caldo e spesso che avvolge naso e bocca riduce di molto la nostra capacità di introdurre efficacemente ossigeno dando una sensazione di soffocamento, specie durante il sonno. Un capo leggero come la Buff Balaclava Wool permette invece una respirazione normale conferendo una buona protezione termica.

Il giudizio generale è sicuramente positivo sebbene dopo un anno di utilizzo intenso abbiano iniziato a formarsi buchi presso le cuciture della maschera facciale


Aerei e hiking

Le mete ideali per il thru-hiking sono spesso lontane e richiedono almeno un trasferimento aereo. In questo articolo voglio dare qualche dritta su come organizzare il proprio equipaggiamento in modo da affrontare il volo senza noie e minimizzando il rischio di danneggiare il proprio materiale da trekking.

 

Zaino in stiva o come bagaglio a mano?

A meno che non siate dei thru-hiker minimalisti, il vostro zaino difficilmente rientrerà nei limiti imposti al bagaglio a mano. Più che per il peso, dieci chilogrammi sono più che sufficienti per uno zaino totalmente equipaggiato e con un paio di giorni di viveri, il problema potrebbe essere dato dall’ingombro, specie quello dato da accessori come materassino in schiuma e bastoncini da trekking. Alcune compagnie aeree non permettono di trasportare bastoncini da trekking nel bagaglio a mano e devono quindi essere riposti in stiva. Anche coltelli, coltellini e pinze multiuso non posso essere trasportati nel bagaglio a mano. Alcuni thru-hikers preferiscono viaggiare con uno zaino da 40 litri che possa rientrare come bagaglio a mano e comprare a destinazione raggiunta gli articoli proibiti in cabina. De gustibus.

 

Come preparare lo zaino per il trasporto in stiva

Bastoncini e materassino, come altri pezzi dell’equipaggiamento, difficilmente riescono a stare all’interno dello zaino e vengono solitamente attaccati al suo esterno grazie a cinghie di compressione o simili. Stivare uno zaino con oggetti attaccati al suo esterno aumenta enormemente il rischio di danneggiamenti di vario genere. Consiglio quindi vivamente di investire pochi euro (solitamente 10) per far avvolgere il proprio zaino all’interno di una pellicola di nylon. È un servizio che viene svolto nella maggior parte degli aeroporti e che rende immediatamente visibile se qualcuno ha cercato di mettere mano al contenuto dello zaino. Prima dell’avvolgimento nella pellicola di nylon chiudete la cinghia ventrale, tirate al limite fettucce e cordini vari, e legateli in modo da compattare lo zaino e ridurre il rischio di trazioni involontarie che potrebbero danneggiarne l’integrità. Assicuratevi inoltre di non aver lasciato all’interno dello zaino denaro o oggetti tecnologici di valore (GPS, fotocamera, etc).

 

Bagaglio a mano

È utile, se non essenziale, avere con sé un bagaglio a mano in cui mettere gli oggetti di valore oltre a tutto quello che potrebbe essere utile durante il tempo in cui saremo separati dal nostro zaino. Ovviamente il bagaglio a mano dovrà scomparire all’interno del nostro zaino nel momento in cui inizieremo il trekking, per cui dovete essere certi che il suo contenuto ci stia all’interno dello zaino. Utilissimi come bagaglio a mano risultano i cosiddetti “dry day packs”, leggerissimi zaini di ridotta capacità (<20 lt) e trattati per essere idrorepellenti. Questi zainetti possono essere richiusi fino ad occupare un volume davvero risibile nello zaino principale o, meglio, essere utilizzati come sacca di protezione dalla pioggia per il proprio equipaggiamento all’interno di questo. Dry day packs economici sono venduti da Decathlon, mentre per prodotti più performanti (specialmente a livello di impermeabilità), consiglio i seguenti modelli:
Sea to Summit Ultra-Sil Dry Day Pack 22 lt
Green Hermit Ultralight Dry Pack 20 lt
Outdoor Research Dry Isolation Pack

Avere con se questi zaini tascabili permetterà anche di lasciare lo zaino principale in tenda qualora si voglia raggiungere una vetta in zona senza dover trasportare tanto peso e portandosi appresso solo lo stretto indispensabile.

 

Cosa mettere nel bagaglio a mano

Nel bagaglio a mano metteremo, all’interno di un sacchetto impermeabile, tutti gli oggetti tecnologici di cui disponiamo: fotocamera, navigatore GPS, localizzatore satellitare. Sarà utile inoltre disporre della torcia frontale, del sacchetto impermeabile contenente i farmaci e la giacca impermeabile. Un piumino da compattare nella propria sacca di trasporto può tornare utile anche come cuscino per dormire durante il volo. Il proprio diario di viaggio, una matita e la guida possono fornire un’utile distrazione. Se avete una guida in formato digitale assicuratevi di poterla consultare off-line dal vostro dispositivo. Chi volesse può portarsi appresso delle cuffie per ascoltare musica dal proprio smartphone. Personalmente preferisco dei buoni tappi per orecchie. Una volta superato il controllo bagagli assicuratevi di avere con voi qualcosa da bere e da mangiare.
I più previdenti cercheranno di far stare nel bagaglio a mano anche un cambio degli indumenti intimi, nel caso ci fossero disguidi con lo zaino stivato.

 

Cosa NON mettere nel bagaglio a mano e in quello in stiva

La tentazione è quella di tenere nel bagaglio a mano anche il nostro fedele coltellino o la pinza multiuso, ma se non volete vedervi costretti ad abbandonarli in aeroporto, metteteli all’interno dello zaino da stivare. L’accendino non va nel bagaglio a mano, ma tenuto addosso, in una tasca. Le bombole di gas per il fornello da campeggio, come anche recipienti contenenti alcool o altri prodotti infiammabili (liquidi o gassosi), non possono essere trasportati in aereo, né come bagaglio a mano, né in stiva. Andranno comprate a destinazione raggiunta.


Nordkalottleden

Il Nordkalottleden è un impegnativo percorso su lunga distanza che attraversa la Lapponia oltrepassando numerose volte il confine tra Svezia, Norvegia e Finlandia. Conosciuto anche come Nordkalottruta (in norvegese), Kalottireitti (in finlandese) o Arctic Trail (nome ambiguo, comune anche ad altri percorsi), si snoda per circa 800 km in una molteplicità di ambienti, permettendo un'approfondita conoscenza della natura della Scandinavia del nord. Rispetto ad altri percorsi più famosi (come ad esempio il Kungsleden) presenta una segnaletica molto più scarna (a volte completamente assente), una molto minore presenza di strutture a cui appoggiarsi e, in generale, è consigliato ad escursionisti esperti.

 

Indice

 

Perché percorrere il Nordkalottleden?

Il Nordkalottleden è il percorso ideale per escursionisti esperti, motivati, e che vogliano cimentarsi con un percorso molto lungo e in grado di riservare imprevisti ma anche di regalare emozioni uniche. Gli escursionisti che non sono abituati ad essere autonomi per diversi giorni non dovrebbero invece considerare questo itinerario.

 

Itinerario

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Traccia gpx del percorso.

Lungo circa 800 km, il Nordkalottleden può essere suddiviso in 4 sezioni, molto differenti tra loro per quanto riguarda gli ambienti attraversati, la qualità del percorso e della segnaletica, la presenza di alloggi e le possibilità di rifornimento lungo il percorso. Sebbene sia un percorso dotato di una sua segnaletica, esistono numerosi itinerari alternativi, che cercherò di evidenziare nelle sezioni relative.

  • Sezione 1 --> da Kvikkjokk a Ritsem: il percorso segue il Padjelantaleden, differenziandosi solo nell'ultimo tratto, come specificato nell'articolo (possibilità di variare anche il primo tratto partendo da Sulitjelma). Sentiero e segnaletica ottimi, numerosi alloggi e possibilità di rifornimento lungo il percorso. FACILE

 

  • Sezione 2 --> da Ritsem ad Abisko: forse la sezione più spettacolare ma anche quella che racchiude i rischi maggiori. Nel caso in cui la copertura nevosa sia abbondante si consiglia un itinerario alternativo, descritto nel relativo articolo. DIFFICILE

 

  • Sezione 3 --> da Abisko a Kilpisjarvi: è la sezione più varia, sia dal punto di vista naturalistico che da quello legato alle difficoltà del percorso; comodi sentieri si alternano ad aree quasi prive di segnaletica. POCO DIFFICILE

 

  • Sezione 4 --> da Kilpisjarvi a Kautokeino: una sezione ancora una volta molto varia, che presenta difficoltà crescenti mano a mano che ci si avvicina alla cittadina norvegese. POCO DIFFICILE

 

Come raggiungere il Nordkalottleden

Negli articoli relativi alle singole sezioni mostrerò le vie di collegamento preferenziali per raggiungere i punti d'inizio e di fine sezione, mentre qui mi limiterò a mostrarvi come reggiungere Kvikkjokk e Kautokeino, i due estremi del percorso.

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Il modo migliore per raggiungere Kautokeino (o di andarsene) è tramite Alta, cittadina costiera del nord della Norvegia, collegata tramite un paio di autobus giornalieri. Alta è connessa ad Oslo da voli diretti giornalieri.

 

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Raggiungere Kvikkjokk richiede più tempo e un maggior numero di cambi. Il modo migliore è quello di prendere il treno notturno da Stoccolma, cambiare a Umea e dalla stazione di Alvsbyn prendere un autobus per Jokkmokk. Da qui un altro bus collega la cittadina al villaggio di Kvikkjokk.

 

Strutture ricettive

Dato che il Nordkalottleden attraversa tre differenti stati, non deve stupire la presenza di differenti organizzazioni che gestiscono e mantengono i rifugi lungo l'itinerario.

Svezia --> in Svezia i rifugi sono gestiti dall'STF, associazione di volontari che oltre a gestire rifugi, shelter e mountain station, mantengono i sentieri e la segnaletica. Queste le caratteristiche dei principali tipi di alloggio gestiti dall'STF:

  1. Mountain Station –> localizzate nei principali centri abitati attraversati da importanti sentieri, sono strutture medio-grandi simili ad ostelli, con acqua corrente, riscaldamento centralizzato, elettricità, servizi igienici (spesso è presente anche la sauna), cucina in comune e, solitamente, un piccolo negozio di alimentari (lungo il Nordkalottleden c'è solo quella di Kvikkjokk e, con una piccola deviazione, quella di Abisko).
  2. Hut –> sono l’equivalente dei nostri rifugi di montagna. Normalmente si trovano ad una distanza inferiore ai 25 km l'una dall'altra lungo i sentieri più importanti. Hanno dimensioni medio-piccole, letti a castello, cucina comune e riscaldamento tramite stufe a legna. Mancano di elettricità e acqua corrente (l’acqua viene raccolta in grandi secchi da fiumi o laghi presenti nei pressi della hut). I servizi igienici sono costituiti da una latrina posta ad una certa distanza dai dormitori. Le hut più grandi hanno anche un piccolo edificio deputato a sauna e un minimo negozio di alimentari. Tutte le hut sono gestite da un volontario STF, che ha il compito di raccogliere le quote di pernottamento e di illustrare ai visitatori le “regole” per un corretto soggiorno nella hut.
  3. Shelter –> si tratta di hut minimali, essenzialmente un riparo dal cattivo tempo, e presentano al loro interno un paio di panche e una stufa (la legna potrebbe non essere presente). La maggior parte degli shelter hanno anche una latrina posta a poca distanza. Non sono gestite e il pernottamento notturno dovrebbe essere evitato, servendo solo nei casi di emergenza. In caso di pernottamento bisogna pagare una quota (solitamente molto inferiore a quella delle hut) al gestore della prima hut che s’incontrerà lungo il proprio cammino.

Essere soci dell'STF consente di usufruire di uno sconto sul pernottamento e di poter utilizzare la cucina durante l'orario di pranzo senza dover pagare. L'abbonamento per i cittadini europei non svedesi costa circa 40 euro (si può fare presso qualsiasi rifugio STF). Il prezzo medio di pernottamento (questo varia a seconda del percorso e della tipologia di struttura) per i non soci è di 460 SEK (circa 46 euro), 360 SEK (circa 36 euro) per i soci. Campeggiare nei pressi del rifugio utilizzandone i servizi (gabinetti e cucina) costa 200 SEK (circa 20 euro) per i non soci, 100 SEK (circa 10 euro) per i soci. L’uso della cucina durante il giorno costa 100 SEK per i non soci.

Il rifugio di Paltsa, gestito dall'STF

Lungo il Padjelantaleden, che ricalca in massima parte la prima sezione del Nordkalottleden, la maggior parte dei rifugi è gestita dal Badjelánnda Laponia Turism. Si tratta di un ente turistico gestito dai Sami della regione del Padjelanta. I rifugi, sebbene non dissimili da quelli dell’STF dal punto di vista dei servizi offerti, sono più belli e con cabine da 4-6 posti letto ciascuna. Diversamente dai rifugi STF il riscaldamento è solitamente a gas e non a legna. Il prezzo di pernottamento per adulto è di 360 SEK (circa 36 euro), 120 SEK (circa 12 euro) per il campeggio con servizi. La mountain station di Staloluokta è più cara, e il pernottamento costa 440 SEK (circa 44 euro). Laddove non sia presente un custode, il pagamento deve essere effettuato via bonifico bancario secondo le istruzioni che troverete all’interno delle cabine.

I nomi dei rifugi in Svezia hanno il suffisso in lingua Sami e, a seconda della regione geografica (e quindi del dialetto Sami), vengono definiti -stuga, -stugan o -stugorna (il significato è sempre lo stesso: rifugio, baita, casa).

 

Norvegia --> il sistema di rifugi norvegese è diverso da quello svedese ed è gestito da diverse associazioni a seconda della zona. La più importante, e che gestisce la maggior parte dei rifugi lungo il Nordkalottleden, è la DNT. I rifugi gestiti dalla DNT sono mediamente molto più belli e curati di quelli svedesi, ma ne condividono le medesime caratteristiche: assenza di elettricità e acqua corrente, riscaldamento mediato da una stufa a legna, latrina all'esterno dei dormitori. I nomi dei rifugi hanno il suffisso hytte che significa, appunto, rifugio.  I prezzi del pernottamento sono simili a quelli svedesi nonostante la valuta sia differente. Una caratteristica di questi rifugi è di essere chiusi con un lucchetto, pertanto risulta indispensabile ottenere la chiave DNT per potervi accedere. La chiave, in metallo ma molto piccola e leggera, si ottiene con un deposito cauzionale di 100 NOK (circa 10 euro) presso alcuni centri (lungo il Nordkalottleden o nei pressi, si trova a Sulitjelma, Ritsem, Abisko, Kilpisjarvi, Kautokeino). Il pagamento per il pernottamento deve essere effettuato via bonifico bancario secondo le istruzioni che troverete all’interno delle cabine.

Diversi rifugi in Norvegia, spesso indicati come fine tappa, sono di privati e il pernottamento richiede di contattare il proprietario, pagare in anticipo via carta di credito, e farsi dare la chiave. Quest'ultima è l'operazione più complicata per il thru-hiker perché spesso i proprietari abitano molto lontani dal percorso, quindi il pernottamento presso queste strutture è pressoché impossibile.

Il rifugio di Caihnavaggi

 

Finlandia --> i rifugi finlandesi sono gestiti dalla municipalità e sono di due tipi: Open o Reservable. Solitamente si tratta di due edifici confinanti, ma in alcuni casi possono distare alcune centinaia di metri. Le Open Hut sono sempre aperte e non necessitano di un pagamento per il pernottamento. Viene fornito gas per cucinare e legna per la stufa, ma in generale risultano estremamente essenziali sia per stile che per confort. Le Reservable Hut sono più curate e confortevoli, e sono dotate anche di letti con materasso, lenzuolo e coperte. Costano 12 euro a persona a notte e la chiave può essere ottenuta presso il Visitor Centre di Kilpisjarvi (si consiglia di prenotare con larghissimo anticipo).

Il rifugio di Meekonjarvi

 

Lungo tutto il Nordkalottleden è possibile campeggiare liberamente ed è pressoché essenziale essere dotati di tenda o di un altro riparo portatile, sia perché i rifugi possono essere pieni (comune in Svezia e Finlandia), sia perché possono distare troppo l'uno dall'altro (situazione comune in Norvegia).

Un tarp conformato a tenda piramidale per resistere al forte vento

 

Rifornimenti di cibo e acqua

Come ripeto in ogni guida relativa alla Lapponia, approvvigionarsi di acqua potabile non è un problema, in quanto lungo il percorso i torrenti e i fiumi sono davvero molto frequenti. Rifornirsi di cibo lungo il Nordkalottleden è più complesso e risulta essenziale trasportare viveri per più giorni. Escludendo infatti la parte di percorso in territorio svedese, in cui alcune hut possiedono un mini negozio di alimentari, i viveri possono essere acquistati solo presso i principali centri abitati. Negli articoli relativi alle singole sezioni evidenzierò dove potersi rifornire.

 

Pericoli

Per chi volesse completare tutto il Nordkalottleden il primo pericolo è rappresentato dalla stanchezza: 800 km sono molti, specie su terreni poco agevoli e con le condizioni climatiche lapponi. Sono pochi gli escursionisti che completano il percorso dall'inizio alla fine. Pericoli reali, indipendentemente dal fatto che si percorra l'intero itinerario o solo una sezione, sono i seguenti:

  • smarrire la traccia --> sebbene la segnaletica e la traccia migliorino di anno in anno, alcune aree del Nordkalottleden necessitano di ottime capacità di navigazione e smarrire la traccia è piuttosto semplice, specie in presenza di nebbia o maltempo;
La bruma può rendere estremamente difficile la navigazione e l'individuazione dei segnavia
  • maltempo --> i temporali possono essere tanto improvvisi quanto violenti, rendendo la visibilità ai minimi termini e causando un enorme consumo energetico a coloro i quali si ostinassero a proseguire. Montate il vostro riparo e aspettate che torni un tempo più favorevole;
Il maltempo può sopraggiungere improvviso, specie sugli altopiani
  • ipotermia --> durante il periodo estivo le temperature non sono mai particolarmente rigide. Da metà settembre le nevicate diventano via via più frequenti e non è raro imbattersi in vere bufere di neve presso i passi di montagna. In questi casi è essenziale trovare riparo, avere cibo a sufficienza e indossare vestiti caldi e asciutti;
Tempesta di neve sui rilievi
  • guadi --> lungo il Nordkalottleden sarà necessario guadare diversi torrenti e corsi d'acqua. Generalmente si tratta di passaggi banali, in cui l'acqua non supera il livello della caviglia, ma in condizioni particolari (forti piogge, torrenti generati da ghiacciai in dissoluzione per le alte temperature) i guadi possono essere più difficili e pericolosi. Assicuratevi di individuare il punto più semplice per attraversare, utilizzate i bastoncini da trekking per migliorare l'equilibrio e slacciate le cinghie ventrale e pettorale dello zaino (in modo da poterlo sfilare facilmente nel caso finiste in acqua).
Un ponte distrutto dalle piene primaverili. Anche in questo caso è preferibile guadare
  • animali --> il Nordkalottleden attraversa alcune aree popolate da orsi, lupi e ghiottoni. La presenza di questi animali non è un vero pericolo in quanto non sono noti attacchi all'uomo da decine di anni. Maggiore prudenza è necessaria con le alci, solitamente molto timide, ma che possono caricare nel caso volessero proteggere il cucciolo e non vedessero vie di fuga. Seppur non realmente pericolose, le zanzare possono essere una vera piaga per chi non fosse abituato: un buon repellente e una zanzariera da cappello saranno essenziali durante i mesi estivi.

 

Segnaletica

Il simbolo del Nordkalottleden

Il Nordkalottleden possiede una sua segnaletica e, nonostante il nome del cammino cambi a seconda del paese attraversato, il simbolo è il medesimo. L'ufficialità di questo percorso non deve però ingannare: si possono camminare molti giorni prima di vedere il simbolo od ottenere rassicurazioni riguardanti l'essere sul giusto itinerario. La qualità della segnaletica cambia infatti enormemente da stato a stato, come anche la tipologia della traccia. Cercherò di fornirvi qui delle informazioni generali al riguardo:

Svezia --> Se si escludono i cartelli segnaletici con il simbolo del Nordkalottleden (presenti solo in importanti crocevia), non vi è una segnaletica specifica per questo percorso, bensì si trova la normale segnaletica dei sentieri pre-esistenti che costituiscono l'itinerario. Si trovano quindi chiazze di vernice (rossa o arancione) in punti visibili su rocce e alberi. La traccia è quasi sempre molto buona, ma vi sono tratti in cui appare piuttosto confusa ed è facile perderla.

 

Norvegia --> La parte norvegese del Nordkalottleden è senza dubbio quella che riserva le maggiori difficoltà a livello della navigazione. Come nel caso della Svezia, esclusi i pochi cartelli col simbolo dell'itinerario non vi sono altri riferimenti specifici lungo il percorso. La segnaletica è rappresentata in massima parte da omini di sassi, su cui viene posta una T rossa. La T rossa è infatti il segnavia, ma a volte può essere sostituita da una macchia di vernice. Molte aree sono così rocciose da rendere l'avvistamento degli omini di pietre davvero difficile, mentre in altre zone questi sono distrutti dallo scioglimento dei nevai in primavera. Nelle aree boschive la T è segnata sugli alberi ma la traccia tende a perdersi nell'intrico delle felci del sottobosco. Un sistema di navigazione GPS può risultare molto utile in questa parte della Norvegia.

Finlandia --> Il Nordkalottleden attraversa la Finlandia per un breve tratto (circa 80 km), nell'unica area montuosa degna di nota di questo stato. I finlandesi ne vanno orgogliosi e la segnaletica è davvero impeccabile, rendendo quasi inutile l'uso di mappe, bussole e GPS. Si trovano infatti cartelli segnaletici ad ogni crocevia che possa creare confusione, e lungo la maggior parte del percorso la via è indicata da cippi di legno con la sommità colorata di arancione, spesso con apposta una targhetta col simbolo del percorso e il nome in finlandese (Kalottireitti).

Paletto di segnalazione

 

Lingua, comunicazione e valuta

Il Nordkalottleden, con i suoi 800 km di lunghezza, attraversa tre nazioni caratterizzate da lingue, valute e usanze differenti. Essendo inoltre totalmente in territorio Sami, la toponomastica dei luoghi è quasi sempre nella loro lingua e si diversifica in tre differenti dialetti a seconda della latitudine.

In Norvegia la lingua parlata è il norvegese, simile allo svedese parlato in Svezia, ma si tratta comunque di una lingua differente. Il finlandese non ha nulla a che vedere con le altre due lingue, come anche col Sami. L'inglese è parlato e capito dalla maggior parte dei norvegesi e degli svedesi, mentre in Finlandia la sua comprensione è limitata quasi esclusivamente alle persone più giovani. Solo pochi fra i Sami parlano inglese, ma buona parte di questi gestiscono attività lungo il Padjelantaleden (alcuni conoscono anche il tedesco).

La ricezione telefonica, e di conseguenza la connessione a internet, è a macchia di leopardo, anche in zone relativamente sperdute. A volte è sufficiente raggiungere la sommità di un rilievo per avere campo. Da giugno 2017 il costo di chiamata e di navigazione internet è il medesimo che in territorio italiano.

In Norvegia la moneta corrente è la Corona norvegese (NOK), ad un rapporto di cambio di 1 NOK = 0,10357 euro. In Norvegia è estremamente diffuso il pagamento mediante carta di credito, anche per le più piccole cose.

In Svezia la moneta corrente è la Corona svedese (SEK), ad un rapporto di cambio di 1 SEK = 0,101 euro.

In Finlandia la moneta corrente è l'Euro, quindi non è necessario cambiare valuta.

Il mio suggerimento è di portare con sé almeno 3000 SEK, 1000 NOK, 100 Euro e avere una carta di credito o un bancomat circuito Maestro.

 

Quando

Il Nordkalottleden, nel suo insieme, è sicuramente un percorso estivo. Questo non significa che non possa essere percorso durante l'inverno, ma le difficoltà e le differenze logistiche sono tali da dover richiedere una ulteriore guida oltre a questa.

Da metà settembre a metà giugno le condizioni sul percorso sono invernali, con abbondante innevamento al suolo.

Luglio è il mese più caldo, ma anche il più piovoso, e le zanzare sono talmente abbondanti da divenire una piaga. Settembre è già decisamente più freddo e non è raro imbattersi in nevicate abbondanti anche a bassa quota. Agosto è probabilmente il periodo migliore, sicuramente un buon compromesso dal punto di vista climatico.

Fai clic sulla tabella per visualizzare le medie delle condizioni meteorologiche di Kautokeino (è possibile variare la ricerca con altre località)

 

Equipaggiamento

Un percorso lungo e impegnativo come il Nordkalottleden richiede assolutamente un approccio ultraleggero per il proprio equipaggiamento. Se viaggerete leggeri avrete meno rischi di distorsioni, vi godrete di più gli splendidi paesaggi e incrementerete le probabilità di raggiungere il traguardo senza mollare a metà del cammino.

A seconda del periodo dell'anno l'equipaggiamento dovrà necessariamente cambiare ma le indicazioni per il periodo estivo sono le seguenti: vestitevi a strati, considerando che le temperature saranno mediamente tra i 6 e i 12 gradi, ma che frequentemente posso scendere a 0° o salire fino ad oltre 25°. Una giacca impermeabile è d'obbligo, ed essendo principalmente un ambiente umido rimando a questo articolo e al suo seguito per quanto riguarda calzature e altri accorgimenti relativi all'equipaggiamento. Per il riparo consiglio una tenda ultraleggera o, per chi fosse già esperto, un tarp. Come sacco a pelo suggerisco l'uso di un sacco con temperatura di comfort di 0-5° e, possibilmente, di un approccio modulare (spiegato in questo articolo). I bastoncini da trekking vi risulteranno utili in diverse occasioni, ma non sono certamente indispensabili. E' bene avere con se una bussola (conoscendo la correzione della declinazione) e una mappa (scala 1:50000 o persino 1:100000 andranno benissimo). Avere con se un GPS con adeguato corredo di batterie di ricambio potrebbe rivelarsi utile se non provvidenziale.


Accessori cucina

In questa sezione esamineremo tutto l'occorrente per cucinare e nutrirsi durante un thru-hike. Passeremo in rassegna i diversi sistemi di cottura, le tipologie di stoviglie e posate più utili al thru-hiker, i sistemi d'idratazione, ed infine parleremo brevemente dei sistemi di accensione del fuoco, essenziali sia nel caso si utilizzi un fornellino da campeggio, sia che si cucini su fiamma o braci di un falò.

Indice

Sistema di cottura

Uno degli aspetti più problematici per un thru-hiker è l’alimentazione. Le scelte di cosa mangiare e come mangiare si ripercuotono pesantemente sul carico da trasportare.

Alcuni escursionisti si affidano a cibi secchi, che non necessitino di cottura. Questo permette loro di risparmiare diverso peso, in quanto non devono trasportare alcun tipo di fornello, pentola e combustibile, ma può rappresentare una scelta rischiosa in climi freddi; del cibo caldo facilita la termoregolazione, aiutando il corpo nella sua lotta contro il raffreddamento causato dalla temperatura esterna. Il cibo caldo aiuta inoltre a mantenere alto il morale, cosa da non poco conto durante un hike di molti giorni, specie se condotto in solitaria.

Altri hiker complementano la loro alimentazione con cibi caldi cucinando su fiamma o braci prodotte dalla combustione di legname o altro materiale infiammabile reperito lungo il percorso. Questa strategia consente loro di dotarsi unicamente di una pentola, evitando il peso di fornellino e combustibile, ma presenta diverse problematiche; in primo luogo vi sono regioni in cui è estremamente difficile trovare materiale adatto all’accensione di un falò (ad esempio la tundra, regioni montuose d’alta quota, i deserti, etc.) o in cui le condizioni metereologiche non lo consentino (regioni molto umide, fredde e piovose possono rendere impossibile l’accensione e il mantenimento di un fuoco utile a cucinare un pasto). L’altro contro di questa strategia è prevalentemente di tipo etico: in molti ambienti il legname è scarso e la sua macerazione è parte essenziale dell’equilibrio di quell’ecosistema. La sua combustione può recare gravi danni alla fauna e alla flora di quell’habitat.

E’ bene inoltre ricordare che l’accensione di un fuoco richiede lavoro e attenzione al fine di mantenerlo sotto controllo.

La scelta più comune tra gli escursionisti di tutto il mondo è quindi quella di dotarsi di un sistema indipendente per la cottura del proprio cibo. I thru-hiker tenderanno ad orientarsi verso la soluzione più leggera, sebbene non sia sempre facile determinare quale sia la soluzione più indicata.

Fornellini a gas

I fornellini a gas sono probabilmente i più comuni sistemi di cottura tra gli escursionisti. Necessitano di una bombola di gas infiammabile (solitamente una miscela di propano e butano) che sia compatibile con il fornellino stesso. La forma, il peso e le prestazioni dei fornellini a gas variano sensibilmente da un modello all’altro, ma sostanzialmente il loro successo è dato dalla semplicità di utilizzo e dalla velocità di preparazione del cibo.

Aldilà del peso del fornellino, il peso della bombola può essere un fattore limitante ai fini di un loro utilizzo in hike su lunghe distanze. Nonostante una bombola di 230 grammi possa essere utilizzata per la preparazione di un numero elevato di pasti caldi (ovviamente a seconda dei tempi di cottura e della quantità di acqua da far bollire), vi è il rischio di trovarsi senza più gas, ed è spesso difficile reperire bombole compatibili nei centri abitati in prossimità o lungo il proprio percorso.

Vi sono due principali tipologie di fornelli: quelli “upright canister” (esempio), ovvero che si collocano sulla verticale della bombola, e quelli “remote canister” (esempio consigliato), che sono collegati alla bombola tramite un tubicino. I primi sono solitamente più leggeri, ma sono più instabili, specie su terreni non perfettamente pianeggianti e lisci. I secondi sono solitamente più ingombranti, ma assicurano un piano di cottura più sicuro.

Molti fornellini possiedono un sistema di accensione piezoelettrico, ma è un sistema che si rompe facilmente, quindi consiglio di farvi poco affidamento.

Vi sono inoltre i fornellini "ad alte prestazioni" (esempio consigliato), in cui il fornello vero e proprio, di tipo "upright canister", è fisicamente innestato al fondo di un particolare pentolino. Questi fornelli, che stanno acquisendo una popolarità sempre maggiore, riescono a portare ad ebollizione l'acqua in pochissimo tempo, ma a mio parere risultano un po' scomodi per cucinare ed è difficile mantenere la fiamma al minimo. Imbattibili per chi ha solo la necessità di far bollire l'acqua (ad esempio per alimenti disidratati).

L’attacco di un fornellino alla bombola non è universale! Esistono sistemi a foratura, in cui una volta collegato il fornellino alla bombola i due componenti non possono essere separati fino ad esaurimento della cartuccia, e i sistemi a valvola, decisamente più comodi. Tra questi, il più comune è il sistema a vite, utilizzato dalle maggiori aziende del settore e che risulta quindi compatibile con la maggior parte dei fornellini. L’altro sistema è quello a valvola easyclick della Campingaz. Questa marca è leader per quanto riguarda i sistemi di cottura per outdoor in Italia e in pochi altri paesi, ma non è altrettanto diffusa nel resto del mondo. Se la vostra intenzione è di percorrere un hike al di fuori dell’Italia vi consiglio di acquistare un fornellino Primus, Coleman o Optimus, le cui cartucce (o cartucce compatibili) potranno essere facilmente reperite in qualunque negozio di outdoor. Ricordate che non è possibile trasportare in aereo cartucce di gas, quindi se utilizzate questo sistema di trasporto sarete obbligati a comprare le bombole al vostro arrivo.

E’ importante considerare che le bombole di gas possiedono un range di temperatura di utilizzo. Sotto i 0°C solo alcune miscele sono ancora in grado di funzionare, e sotto i -15°C nessuna miscela commerciale risulta utilizzabile. Se si prospetta un hike con temperature molto rigide è bene orientarsi verso un diverso sistema di cottura.

Dal punto di vista etico l’uso di bombole a cartuccia non è certamente il metodo più eco-friendly disponibile, ma solitamente le cartucce sono fatte in materiale riciclabile, migliorandone l’impatto ecologico. Diversamente da quelle per i fornelli da camper, le bombole per fornellini da campeggio non sono ricaricabili.

Fornellini a combustibile liquido

I fornellini a combustibile liquido (esempio) sono la scelta numero uno di alpinisti d'alta quota ed esploratori artici e antartici per via della possibilità di utilizzarli anche a temperature particolarmente rigide. Il combustibile è rappresentato da benzina, kerosene, trielina, paraffina o altri combustibili liquidi. Ovviamente a seconda del combustibile utilizzato le prestazioni del fornellino varieranno, anche sensibilmente. Il fornellino è generalmente costruito in modalità "remote canister", ovvero risulta collegato alla bottiglia contenente il combustibile tramite un tubicino metallico. Confrontando un fornellino a combustibile liquido con uno a gas notiamo la presenza di un "piattino" al di sotto del punto di uscita della fiamma, e di una "pompa" a livello dell'attacco con la bottiglia contenente il combustibile. Il piattino è necessario al pre-riscaldamento del fornello: una piccola quantità di combustibile viene versata nel piattino e fatta bruciare per riscaldare il fornello stesso. La pompa serve invece come sistema d'iniezione manuale: servono solitamente poche pompate affinché il combustibile liquido cominci a fluire verso il fornello. Rispetto ai fornellini a gas l'utilizzo di quelli a combustibile liquido è più macchinoso e delicato, anche perché l'utilizzo di questi combustibili richiede una maggiore attenzione. Spesso infatti i gas rilasciati dalla combustione di queste sostanze sono nocivi e possono macchiare pentole e qualunque cosa si trovi in prossimità. Un altro problema è l'impossibilità di utilizzare questi fornelli all'interno di una tenda: spesso all'accensione si forma una piccola palla di fuoco che può innalzarsi di anche un metro, divenendo così un fattore di rischio d'incendio altissimo.

Nonostante queste problematiche i vantaggi rispetto ai fornelli a gas sono rilevanti: oltre alla possibilità di utilizzarli a temperature molto rigide vi è la facilità nel reperire il combustibile, il costo inferiore del combustibile, e la possibilità di riutilizzare la bottiglia numerose volte.

Fornellini a legna

I fornellini a legna (esempio) sono dei device solitamente leggeri e ripieghevoli che sfruttano il calore generato dalla combustione di materiale ligneo per riscaldare un recipiente adatto. Solitamente sono costituiti da un vano entro cui riporre piccoli pezzi di legno e da una struttura di sostegno per i recipienti. Sebbene abbiano un loro fascino, sono alla fin fine uno spreco di soldi, peso e spazio: basta un minimo di ingegno per cucinare su di un fuoco a legna e l'acquisto di un dispositivo finalizzato a questo scopo sembra davvero una follia.

Fornellini a combustibile solido

I combustibili solidi sono quelli che spesso, erroneamente, chiamiamo "Diavolina" (utilizzando in modo generico il nome di un brand commerciale, all'estero si fa lo stesso errore ma con il nome "Esbit"). I fornellini a combustibile solido (esempio) sono tra i più leggeri e compatti in commercio: solitamente sono costituiti da un piattino su cui viene posta la "tavoletta" di combustibile e da un sostegno per la pentola o il recipiente da scaldare. I combustibili solidi sono miscele chimiche che normalmente hanno il difetto di bruciare lasciando un cattivo odore e tracce difficilmente lavabili dalle pentole. D'altro canto le tavolette di combustibile pesano molto poco e una tavoletta risulta normalmente sufficiente per far bollire un litro d'acqua. Sono una tipologia di combustibile molto amata dai thru-hiker, ma a mio parere non conferiscono vantaggi sostanziali rispetto ad altri tipi di combustibile.

Fornellini ad alcool

I fornellini ad alcool (esempio) sono semplici recipienti di metallo, spesso con una serie di fori all'estremità superiore, che vengono riempiti di alcool (solitamente si usa quello denaturato) e accesi con l'ausilio di una fiamma. Sono fornellini molto leggeri ma funzionali e l'alcool è un combustibile relativamente leggero e facilmente reperibile. Il difetto principale di questi fornellini è che richiedono mediamente più tempo per far bollire un ugual volume di acqua. Vi sono fornellini molto semplici e altri in grado di regolare l'intensità della fiamma. È bene prestare attenzione quando si usano questi fornelli in quanto la fiamma generata dalla combustione dell'alcool è pressoché invisibile in presenza di una buona illuminazione. Siccome l'alcool congela a temperature inferiori ai -117°C è possibile utilizzare questi fornelli anche in condizioni di freddo estremo. È piuttosto semplice costruirsi un fornellino ad alcool partendo da materiale di scarto molto comune come una scatoletta di tonno o un paio di lattine di birra (si trovano numerosi tutorial on-line).

Fornellini multi-combustibile

Esistono fornellini che possono essere utilizzati sia con bombole a gas che con bottiglie di combustibile liquido, conferendo un indubbio vantaggio all'escursionista che vuole essere pronto ad ogni esigenza (esempio). Esistono inoltre fornellini piuttosto economici ideati per utilizzare legna, combustibile solido o alcool, permettendo quindi di adattarsi più facilmente al tipo di combustibile che si riesce a reperire lungo il cammino.

 

Stoviglie

Se decidiamo di cucinare del cibo in un contesto outdoor diviene essenziale, oltre ad un adeguato sistema di cottura, l'uso di un recipiente adatto a contenere gli alimenti e ad essere esposto al contatto con una fiamma o, più in generale, con una fonte di calore.

Una pentola da campeggio (esempio) dovrebbe avere un volume di almeno mezzo litro (per una sola persona) ma, per la maggior parte delle applicazioni, risulta più utile un volume di circa un litro. Il materiale di fabbricazione dovrebbe essere leggero e resistente: le pentole in titanio sono l'eccellenza in questo ambito, ma sono incredibilmente costose; molto più accessibili e sufficientemente performanti sono le pentole in alluminio. Prestate attenzione alla tipologia dei manici: manici in silicone possono bruciarsi o sciogliersi se vengono in contatto con fiamme libere, e quindi non tutte le pentole possono essere utilizzate sul fuoco di un falò. Esistono anche pentole in acciaio sufficientemente leggere da essere usate durante un lungo trekking e che performano eccezionalmente bene proprio sui fuochi da campo. Una novità recente, da utilizzare solo con fornellini, è data dalle pentole pieghevoli (o collassabili): corpo in silicone e fondo in alluminio, possono essere ripiegate per occupare un volume davvero ridotto nello zaino (esempio).

Molte pentole ideate per l'outdoor possiedono un coperchio che può essere convertito in padella o, come per le gavette, in piatto: un modo intelligente per minimizzare l'ingombro massimizzando le possibilità di utilizzo.

Durante thru-hikes invernali è spesso essenziale sciogliere la neve per procurarsi da bere. In questo caso consiglio l'uso di una pentola più capiente (esempio consigliato).

Molti thru-hiker utilizzano una gavetta come unico recipiente, altri preferiscono dotarsi anche di una tazza (esempio) per scaldarsi una bevanda calda. Se rientrate in questa categoria fate in modo che sia in metallo e che possa essere posta direttamente sulla fiamma. Altri tipi di recipienti come bicchieri di blastica e bollitori da té, per quanto possano essere utili, rappresentano un'aggiunta di peso ed ingombro difficilmente giustificabile nel contesto di un thru-hike.

Più interessante è l'idea di utilizzare una mini-griglia pieghevole (esempio), un utensile essenziale per gli appassionati del barbecue!

 

Posate

In commercio si trovano numerosi kit di posate per campeggio (esempio) volti a ridurre il peso e l'ingombro delle posate tradizionali. Esistono anche dei coltellini multiuso contenenti unicamente le posate, ma il loro ingombro e peso li rende solitamente poco adatti al viaggiatore ultraleggero (esempio). Sebbene molti thru-hiker minimalisti si affidino unicamente al loro coltello da outdoor (esempio), il mio consiglio è di dotarsi di uno spork (esempio consigliato). Lo spork è una posata che ad una estremità ha un cucchiaio (spoon), e dall'altra parte una forchetta (fork). Alcuni modelli possiedono anche dei dentelli o un bordo abbastanza tagliente che funga da coltello. Il mio consiglio è di acquistarlo in titanio, per avere così uno strumento in grado di durarvi tutta la vita.

 

Sistemi d'idratazione

Sebbene vi siano aree in cui l'acqua potabile è estremamente comune e frequente, il thru-hiker dovrebbe sempre avere con sé una scorta d'acqua. In questo paragrafo considereremo le principali opzioni per il trasporto dell'acqua e altri liquidi da bere:

  • Borraccia --> una borraccia è fondamentalmente una bottiglia, ma solitamente è realizzata con materiali più resistenti e presenta un'imboccatura più ampia. Il thru-hiker oculato cercherà un modello che sia leggero ma resistente, possibilmente con dei sistemi che ne consentano il trasporto anche all'esterno dello zaino (moschettone, cinghie, etc).
  • Soft bottle --> sono bottiglie collassabili che, una volta vuote, occupano pochissimo spazio nello zaino e, solitamente, risultano più leggere delle borracce. Il loro unico vero svantaggio è che risulta difficile riempirle immergendole in acqua ferma (quella di un lago ad esempio), mentre tra i vari vantaggi hanno anche quello di poter essere utilizzate come cuscino (una volta riempite).
  • Sacche idriche --> le sacche idriche assomigliano alle soft bottle ma sono generalmente caratterizzate da un'imboccatura più ampia e dalla compatibilità con lunghe canule di plastica. Queste canule permettono di bere senza dover estrarre la sacca dallo zaino, risultando molto utili ai trekker che fanno della rapidità nella marcia uno stile di vita.
  • Thermos --> i thermos sono particolari bottiglie che consentono di mantenere per molte ore la temperatura dei liquidi che vi sono stati versati all'interno. Il loro rapporto peso/volume è troppo alto per poter essere usato durante un thru-hike, divenendo utili invece in escursioni giornaliere durante l'inverno o in generale quando le temperature sono rigide.

 

Utensili per l'accensione del fuoco

Qualunque sia il sistema di cottura da noi utilizzato, è necessario possedere uno strumento in grado di produrre velocemente e senza fatica una fiamma o scintille incandescenti al fine di innescare una combustione. L'accendino è forse il sistema più diffuso e pratico. Consiglio quelli con il pulsante al posto della rotellina (possono essere usati anche con i guanti) e che abbiano una prolunga per l'uscita della fiamma (rendono l'accensione più sicura). Il principale difetto degli accendini è che tendono ad esaurirsi velocemente e possono essere compromessi dal contatto con l'acqua. Un sistema molto amato è quello dei fiammiferi. In questo caso l'accensione della fiamma è un minimo più delicata di quella dell'accendino. Una scatola di fiammiferi consente di accendere numerosi falò a scapito di un peso e un ingombro davvero minimali. Il difetto dei fiammiferi risiede nella difficoltà ad usarli in presenza di forte vento e/o pioggia (esistono modelli di fiammiferi anti-vento e anti-pioggia, ma il loro costo è davvero elevato). Un altro sistema molto amato, ma altrettanto poco usato, è rappresentato dalle cosiddette "pietre focaie": si tratta di bastoncini di ferrocerio, una lega che produce una grande quantità di scintille incandescenti quando è sottoposta ad attrito con dell'acciaio. Le scintille vengono generate anche sotto la pioggia, ma la tecnica per utilizzare i bastoncini di ferrocerio va affinata con la pratica.

Il mio suggerimento è di utilizzare un buon accendino e possedere un bastoncino di ferrocerio come sistema di emergenza.


Accessori vestiario

Indice

Copertura per testa, viso e collo dal sole, pioggia e insetti

A seconda dell’ambiente che stiamo attraversando può essere più o meno importante avere a disposizione una copertura efficace per il capo che permetta di schermare la testa, il collo e il viso dal sole, dalla pioggia o dagli insetti.

  1. Bandana multiuso: una bandana non è altro che un pezzo di stoffa leggera, solitamente di forma quadrata o cilindrica a mo’ di scaldacollo (esempio). Si tratta di un accessorio economico, versatile, leggero e minimamente ingombrante. Può essere usata come protezione del collo dal vento, come maschera per naso e bocca dalla sabbia, come protezione dal sole per la testa. E’ inoltre un metodo efficace per assorbire il sudore dalla testa e dal collo. Alcuni thru-hiker minimalisti utilizzano la bandana anche come asciugamano. In definitiva è un utile indumento che consiglio di portarsi appresso durante i trekking estivi.
  2. Cappellino da baseball: i cappellini da baseball sono molto amati dai thru-hiker in quanto forniscono una discreta protezione del viso dal sole e dalla pioggia, sono leggeri, occupano poco spazio e migliorano la vestibilità dei cappucci di poncho e giacche impermeabili. Alcuni modelli da prendere in considerazione possiedono un telo, talvolta removibile, sulla parte posteriore che fornisce una valida protezione della nuca e del collo dal sole (esempio).
  3. Visiera: una visiera non è altro che la versione minimalista del cappellino da baseball (esempio)! Offre gli stessi benefici ad un peso inferiore. Sconsigliata per soggetti calvi o con capelli molto corti in quanto offre protezione dal sole solo a livello del viso, non della testa.
  4. Cappello da pescatore: i cappelli da pescatore offrono una buona protezione della testa dal sole e dalla pioggia e una limitata schermatura dei raggi solari a livello del viso e della nuca (esempio). Sono una via di mezzo tra il cappellino da baseball e il jungle senza avere la leggerezza del primo o conferire la protezione del secondo.
  5. Jungle: il jungle è il classico cappello da esploratore. Più pesante ed ingombrante delle altre tipologie precedentemente descritte, offre una buona protezione di tutto il capo dal sole e dalla pioggia, ed è solitamente dotato di un laccetto giro-collo che permette di farlo ricadere sulle spalle quando non serve o di evitare che forti folate di vento lo facciano volare via (esempio). Talvolta è presente anche una daisy-chain che consente di attaccarvi oggetti leggeri o di assicurare stabilmente una zanzariera.
  6. Zanzariera: la zanzariera non è altro che una retina a trama sottile che impedisce agli insetti di raggiungere la cute (esempio). Per essere efficace non deve essere a contatto con la pelle, per cui è indispensabile associarla ad un cappello. I jungle sono i cappelli ideali per essere accessoriati con una zanzariera, e anche i cappelli da pescatore sono utili in questo senso. Cappellini da baseball e visiere sono funzionali a livello del viso ma non consentono alla zanzariera di offrire una valida protezione a livello della nuca. Alcuni cappelli possiedono già integrata una zanzariera. Il mio consiglio è di acquistare una zanzariera per la testa indipendente che, oltre ad essere quasi inconsistente come peso ed ingombro, può essere applicata alle diverse tipologie di cappelli a seconda delle nostre necessità. Indossare un cappello con zanzariera durante la notte è una buona strategia per proteggersi dalle zanzare nel caso si utilizzi un sistema tarp + sacco da bivacco. Ovviamente le zanzare si avvicineranno sufficientemente a voi da infastidirvi ma non riusciranno a pungervi, cosa essenziale in alcuni paesi tropicali in cui le zanzare sono vettori di malattie molto gravi. Da ricordare inoltre che questa strategia risulta poco efficace nel caso dormiate sul fianco!
Cappello jungle per la protezione dal sole in una giornata estiva in alta montagna

Indumenti caldi per testa, collo e viso

Quando le temperature si abbassano e siamo esposti al vento è indispensabile avere delle efficaci protezioni per il collo, il viso e la testa. Il freddo può causare piaghe dolorose e facilita l’insorgenza di stati febbrili. Le protezioni che provvederò a descrivere sono anche un efficace complemento (quando non bagnate) al sacco a pelo e al vestiario per la notte. È bene ricordare che la testa è una delle parti del corpo che dissipa maggiormente il calore, ed è quindi importante proteggerla per non avere freddo durante la notte.

  1. Berretto: con berretto si definisce un generico copricapo, solitamente con taglio piuttosto aderente alla testa e privo di tesa o visiera (esempio). Può essere di diversa forma, foggia o materiale, ma la sua funzione deve essere quella di assicurare una buona protezione termica. Un berretto adatto al thru-hiking dovrebbe essere leggero ma caldo e permettere un’efficace protezione anche delle orecchie.
  2. Sciarpa: la sciarpa fornisce un’ottima protezione per il collo e, nel caso sia sufficientemente lunga, può essere avvolta anche attorno al viso e alla testa per fornire una protezione completa. Non offre sostanziali vantaggi rispetto ad una balaclava, per cui ne sconsiglio l’uso per il thru-hiking.
  3. Fascetta para-orecchi: le fascette conferiscono una protezione dal vento e dal freddo limitata alle orecchie, alla fronte e alla nuca (esempio). Molto apprezzate da chi ha i capelli lunghi e che quindi può trovare scomode altre soluzioni, hanno anche la funzione di assorbire il sudore. Consigliate per il thru-hiking per chi ha i capelli lunghi.
  4. Scaldacollo: lo scaldacollo ha la stessa funzione di una sciarpa, con il vantaggio di essere più comodo e veloce da indossare (esempio). Può fornire un’efficace protezione anche del viso e la maggior parte dei modelli possiede un laccetto che permette di regolarne l’aderenza alla pelle o di convertirlo in un berretto. Può essere un valido complemento in regioni molto fredde, ma in generale è meglio rivolgersi ad altri dispositivi di protezione, in quanto troppo caldo.
  5. Cappuccio: i cappucci avvolgono interamente la testa lasciando libero solo il viso. Alcuni cappucci sono dotati di un bavaro che permette una buona protezione anche del collo e del viso fino al naso. I cappucci sono spesso parte integrante di diversi tipi di indumenti, dalle giacche ai piumini, dalle felpe alle maglie termiche, ma esistono anche modelli indipendenti. Un cappuccio fornisce una valida protezione per la testa ma è davvero utile solo se parte integrante (e possibilmente staccabile o ripiegabile) di altri indumenti.
  6. Balaclava: la balaclava è un passamontagna, una protezione integrale di testa e collo che lascia scoperti unicamente gli occhi (esempio). Ha la caratteristica di multi-funzionalità e versatilità che il thru-hiker ricerca in ogni componente del suo equipaggiamento. E’ possibile trovare balaclave di diversa tipologia e materiale ma il mio consiglio è di rimanere su di un modello essenziale e leggero. Oltre a proteggere tutta la testa, può anche essere usata solo come scaldacollo o, abbassando la mascherina, favorire la respirazione in caso vi sia poco vento/freddo.
Balaclava in lana merinos per proteggersi dal freddo intenso sulle montagne del Giura francese

Guanti

I guanti permettono di proteggere le mani dal freddo, dal vento, dalla neve e dalla pioggia, mantenendo così la destrezza e la possibilità di adoperare gli arti superiori.

I guanti ideali dovrebbero essere robusti, impermeabili e molto aderenti, in modo da non limitare la manualità. A seconda della temperatura è importante che i guanti siano più o meno caldi. La soluzione ideale è quella di possedere due paia di guanti: un paio leggero, che non limiti la destrezza e che permetta un efficace riparo dal vento, e un paio più caldo e impermeabile che possa essere usato singolarmente o in associazione al paio leggero.

Molti thru-hiker preferiscono utilizzare delle muffole come guanto protettivo esterno (esempio). Rispetto ai guanti tradizionali le muffole conferiscono un maggiore isolamento termico, ma limitano quasi completamente l’uso delle dita, risultando adatte solo per semplici applicazioni (ad esempio l’uso dei bastoncini da trekking) ma estremamente limitanti per lavori fini, come ad esempio l’utilizzo di una macchina fotografica. Una soluzione può essere l’uso di muffole con apertura alla base delle dita (esempio), che permettono così di liberare le dita della mano continuando però a proteggere il palmo. Queste muffole ovviamente conferiscono una minore protezione dalla pioggia.

Lascio a voi il compito di sperimentare e scoprire la soluzione che meglio si addice alle vostre esigenze ma, per facilitarvi nella scelta,  in questa tabella metto a confronto diversi modelli economici ma di buona qualità e con caratteristiche diverse (per visualizzare il prodotto basta cliccare sul nome).

 

Nome Tegera 517 Sprint Slide 300 Mezziguanti caccia 500 Banff
Marca Ejendals Simond Wed’ze Solognac Highlander
Tipologia Guanti Guanti Muffole Muffole / Guanti senza dita Guanti
Protezione dal vento Molto buona Molto buona Ottima Ottima Ottima
Protezione dalla neve/pioggia   Molto buona Molto buona Discreta Discreta Molto buona
Calore Buono Ottimo Molto buono Discreto Buono
Destrezza Molto buona Buona Scarsa Ottima Buona
Costo 15,99 19,99 14,99 16,99 15,37

 

Occhiali da sole

Gli occhiali da sole sono un accessorio particolarmente utile al thru-hiker, perché espone per molte ore al giorno, per molti giorni, gli occhi alle radiazioni UV solari. È quindi importante che siano di categoria 3 o 4 (che facciano quindi passare meno del 17% della luce visibile) e che siano al 100% anti-UV (esempio). È inoltre utile che gli occhiali siano larghi in modo da coprire bene l'orbita oculare e che siano sagomati per limitare il contatto di vento e precipitazioni con l'occhio. Gli occhiali da sole hanno infatti anche l'utilità di fungere da maschera per proteggere gli occhi in caso di pioggia o neve associati a vento intenso. Gli occhiali da sole devo essere parte dell'equipaggiamento essenziale in alta montagna, su percorsi innevati, al mare o in aree desertiche.

L'amico e thru-hiker francese Romain si protegge dal sole e dalla luce riflessa sul monte Cinto (Corsica) con occhiali da sole e cappellino dotato di protezione per la nuca.

Calze

Utilizzo il termine calze nella sua accezione più generica, che comprende tutti quegli indumenti che aderiscono alle forme del piede e della gamba. Le calze differiscono per materiali, forme e funzionalità. Possiamo trovare calze che coprono unicamente il piede terminando sotto la caviglia e calze di lunghezza differente che possono coprire porzioni via via maggiori delle gambe. Per comodità considererò in questa categoria solo gli indumenti che non superino il ginocchio, in quanto le calze più lunghe, come ad esempio le calze femminili, si avvicinano maggiormente alle caratteristiche di una calza-maglia.

A seconda del tipo di clima che incontreremo lungo il cammino avremmo bisogno di calze con caratteristiche differenti. Calze leggere e che si asciugano velocemente sono l’ideale in ambienti temperati ma piovosi, mentre per escursioni invernali o in ambienti molto freddi saranno necessari uno o più paia di calze pesanti e calde.

In genere è bene avere circa tre paia di calze per il giorno e da uno a due paia di calze per la notte. Le calze per la notte devono essere sufficientemente comode per far riposare efficacemente i piedi. Durante il nostro hike sarà necessario lavare frequentemente il nostro abbigliamento intimo, considerando inoltre che le calze saranno tra gli indumenti maggiormente soggetti all’usura; è quindi necessario avere sempre almeno un paio di calze di riserva.

Recentemente sono state sviluppate calze idrorepellenti e traspiranti, che possono essere un utile complemento all’impermeabilizzazione offerta dalla vostra calzatura al fine di mantenere i piedi all’asciutto. E’ necessario saper riconoscere prodotti validi da quelli di bassa fattura; la Sealskinz è un’azienda leader nel settore e produce capi d’abbigliamento realmente impermeabili, ma a costo di un prezzo elevato (esempio).

A mio parere l’uso di simili calze risulta utile solo se associato a calzature leggere in grado di far defluire rapidamente all’esterno l’acqua. Se la vostra calzatura è infatti uno scarpone, uno stivale o un’altro tipo di calzatura teoricamente a prova d’acqua, ma in qualche modo questa vi entra dentro, tenderà a ristagnare, mettendo alla lunga a dura prova l’impermeabilità della calza. Se invece l’acqua entra in una scarpa da ginnastica, tenderà ad uscire rapidamente durante la camminata, limitando la colonna d’acqua a contatto con la calza (argomento discusso approfonditamente in questo articolo).

 

Ghette

Le ghette permettono di limitare l’accesso di acqua, neve e detriti all’interno delle scarpe, proteggendo il collo del piede, la caviglia e una porzione più o meno ampia della gamba, a seconda del modello. E’ importante considerare l’ingombro, il peso e l’impermeabilità delle ghette. In certi ambienti particolarmente fangosi e durante le escursioni invernali le ghette risultano essere particolarmente utili e saranno indossate pressoché durante tutto il tragitto.

Il mio consiglio è di non spendere troppi soldi nell’acquisto di una coppia di ghette in quanto sono soggette ad una notevole usura e tendono a rompersi facilmente. Il punto debole della ghetta è il laccio sottoscarpa, elemento essenziale per tenerla in posizione. Questo laccio può essere in nylon, ferro o può essere sostituito da una cinghietta di cuoio o in plastica. Ho potuto testare tutte queste diverse tipologie e tutte hanno ceduto dopo un paio di centinaia di chilometri di terreno accidentato. Se userete le ghette solo per le escursioni invernali con le ciaspole allungherete di molto la loro vita, altrimenti l’attrito con le rocce le farà cedere più velocemente di quanto vi potreste aspettare.

Considerate l'acquisto di due differenti modelli di ghetta: una ghetta alta, impermeabile, da usare con scarponi da trekking durante escursioni invernali nella neve (esempio), e un paio di ghette girocaviglia, da utilizzare con le scarpe da trekking o da trail running (esempio). Le ghette girocaviglia possono non essere impermeabili, ma assicuratevi che il laccio sottoscarpa si possa rimuovere senza intaccare la ghetta. In questo modo alla rottura del laccio potrete sostituirlo con un cordino in paracord senza dover comprare nuove ghette.


Pantaloni

In questa sezione, genericamente indicata come "Pantaloni", prendiamo in esame il vestiario per la metà inferiore del corpo. Queste sono le tipologie di vestiario che possono tornare utili al thru-hiker:

  • Calzamaglia
  • Pantalone da trekking/caccia/sci da fondo
  • Copri-pantaloni (o sovrapantalone) impermeabile
  • Pantaloni per isolamento termico.

Avere dei buoni pantaloni può rendere molto migliore la nostra esperienza di un thru-hike.

I pantaloni adatti alla pratica del trekking su lunghe distanze dovrebbero essere comodi, resistenti, dotati di varie tasche e, possibilmente, impermeabili. Avere dei pantaloni impermeabili può essere utile per non sobbarcarsi il trasporto di un paio di copri-pantaloni antipioggia e soprattutto la scomodità nel toglierli e metterli. Detto questo è bene ricordare che dei pantaloni realmente impermeabili tendono ad essere poco traspiranti e risultare quindi, alla lunga, poco confortevoli.

Per quanto riguarda il tessuto di composizione dei pantaloni ritengo che si possa fare uno strappo alla regola della ricerca dell’ultraleggero. Un thru-hiker metterà spesso alla prova la resistenza dei propri pantaloni, quindi il mio consiglio è di cercarne un paio particolarmente robusto.

Molti pantaloni da trekking possiedono una o due zip che permettono di cambiarne la lunghezza a seconda delle condizioni trovate lungo il percorso

Per le escursioni estive la scelta è davvero enorme (ma a scapito dell’impermeabilizzazione), mentre la ricerca di un paio di pantaloni adatti anche alle escursioni invernali si fa più difficile. La dura realtà è che sarà conveniente avere diverse paia di pantaloni per diverse condizioni climatiche. Nel periodo estivo molti thru-hiker amano i pantaloncini corti da running ma, escluse ragioni particolarmente aride e calde, tendo a sconsigliarli, in quanto offrono una protezione insufficiente da insetti e piante potenzialmente urticanti o spinose.

Un buon compromesso di resistenza, impermeabilità e traspirabilità è rappresentato dai pantaloni da caccia, che hanno il difetto però di essere generalmente più pesanti degli equivalenti da trekking. La Solognac produce dei buoni indumenti a prezzi ragionevoli (si possono trovare facilmente da Decathlon, ecco un esempio).

Un'alternativa da considerare attentamente è data dai pantaloni per sci da fondo. Ve ne sono di diversi tipi, ma quasi tutti possono essere utilizzati con successo per la pratica del thru-hiking in ambienti freddi. Solitamente sono in tessuto elasticizzato, antivento, impermeabili e traspiranti. L'unico difetto è la mancanza di tasche e il risultare "troppo caldi" a temperature superiori agli 8-9°C. Qui un esempio.

Non ho ancora trovato un pantalone che rappresenti il compromesso ideale per le escursioni artiche ed in generale per ambienti molto umidi ma freddi. Ad oggi la mia soluzione, spiegata in questo articolo, si basa sull'uso di una calzamaglia termica e di un copri-pantalone impermeabile. Nonostante i numerosi vantaggi di questa combinazione, i difetti sono l'eccessiva sudorazione in giornate calde, il basso potere di ritenzione termica da fermi e la mancanza di tasche.

Se il clima è più mite una soluzione intelligente è l'uso di una calzamaglia termica (un esempio) al posto del pantalone vero e proprio, associabile con un paio di shorts nel caso ci si senta troppo "esposti" alla vista altrui. La calzamaglia ha il vantaggio di asciugarsi velocemente una volta bagnata e diviene dunque utile anche laddove vi sia un'alternanza di pioggia e sole.

Nel vostro equipaggiamento non dovrebbero mai mancare due paia di calzamaglia: un paio per la notte e uno per il giorno.

Durante un thru-hike si tende ad evitare il trasporto di un secondo paio di pantaloni da trekking di riserva, mentre può essere essenziale in caso di temperature rigide durante la notte, l’avere a portata di mano dei pantaloni in Polartec (pile) da indossare sopra la calzamaglia all’interno del sacco a pelo. In questo caso è da ricercare il miglior compromesso tra peso e calore fornito.

 

Ulteriore strato termico per le gambe

In caso di temperature estremamente rigide (come durante un thru-hike invernale nelle regioni artiche o alpine) è consigliabile avere un terzo strato termico per la parte inferiore del corpo (sopra ad una calzamaglia termica e a dei pantaloni in pile). Indossare i pantaloni da trekking potrebbe essere una soluzione, ma nel caso fossero bagnati o sporchi potrebbero risultare più dannosi che utili.

In questi casi è decisamente più utile un paio di pantaloni in piumino (un esempio)o in imbottitura sintetica (ad es. Primaloft). In entrambi i casi si tratta di indumenti molto leggeri e che occupano poco spazio nello zaino, ma che sono in grado di fornire un eccellente isolamento termico, permettendo di sfruttare sacchi a pelo con temperatura di comfort più alta di quella realmente necessaria.

Il piumino ha un rapporto calore/peso maggiore rispetto alle imbottiture sintetiche ma è anche molto più costoso. Una soluzione è quella di farsi dei pantaloni in piumino a partire da un vecchio, pesante e ingombrante sacco a pelo che non usate più! Il prezzo del lavoro di sartoria dovrebbe essere minore rispetto al costo di un paio di pantaloni nuovi. Un'altra soluzione economica ma funzionale potrebbe essere l'acquisto di pantaloni con imbottitura isolante sintetica nelle svendite dell'usato dei militari (su ebay si trovano spesso quelle dell'esercito statunitense, indicati come "pant liner M65").

 

Strato impermeabile per la parte inferiore del corpo (copri-pantalone)

Il copri-pantalone è un accessorio essenziale nel caso in cui i nostri pantaloni da trekking non siano sufficientemente idrorepellenti. Si tratta di un capo d’abbigliamento che potrebbe giacere nello zaino per la maggior parte del tempo, per cui è essenziale che sia il più leggero possibile. Affinché possa essere indossato agevolmente sopra i pantaloni e con le scarpe o gli scarponi ai piedi, è utile che il copri-pantalone sia dotato di zip laterali, meglio se a lunghezza intera. Come molti altri componenti del nostro equipaggiamento il copri-pantalone non è indispensabile per tutti i tipi di percorsi. Diviene infatti particolarmente utile in climi estremamente piovosi e freddi o in presenza di neve abbondante, affinché non si bagni l'abbigliamento termico inferiore, limitando quindi il rischio di una rapida e pericolosa dissipazione del calore corporeo.


scogliere in Portogallo lungo il Fishermen's Trail

Fishermen's Trail - Rota Vicentina (Portogallo)

La Rota Vicentina è un cammino interamente in territorio portoghese che consente un’intima conoscenza del territorio costiero del sud-ovest del Portogallo. È un cammino che si diversifica in due diversi percorsi, a volte sovrapposti, in ogni caso frequentemente interconnessi:

Historical Way

La Via Storica si svolge prevalentemente lungo strade secondarie e sterrate, rimanendo nell’entroterra costiero. Ben segnalato con cartelli e con segnaletica bianca e rossa, è un percorso adatto a tutti e che non presenta difficoltà di sorta. È accomunabile al Cammino di Santiago o alla Via Francigena, dal limitato valore naturalistico, e non verrà quindi trattato in questo sito.

Fishermen’s Trail

Il Sentiero dei Pescatori è invece un percorso unico nel suo genere, dall’elevato valore paesaggistico e particolarmente interessante anche da un punto di vista naturalistico. Il sentiero rimane in massima parte a ridosso delle scogliere, “scalando” dune di sabbia e attraversando boschi di pini, acacie e eucalipti. Sebbene sia ben segnalato e non presenti difficoltà degne di nota, non è però un percorso da sottovalutare, e risulta adatto ad escursionisti con un minimo di esperienza alle spalle

Hiker si duna di fronte al mare lungo il Fishermen's Trail

Perché percorrere il Fishermen's Trail?

Il Fishermen’s Trail è uno dei percorsi di trekking di più alto impatto visivo grazie al suo percorso quasi sempre sull’oceano dall’alto di imponenti scogliere. È un trekking piuttosto facile, adatto a tutti, e rappresenta un’eccellente alternativa a chi cercasse un itinerario con temperature miti nel bel mezzo dell’inverno.

Come arrivare

Il Fishermen’s Trail inizia nel paese costiero a vocazione nettamente turistica di Porto Covo. Il villaggio si può raggiungere in autobus da Lisbona dalle stazioni di Sete Rios o Oriente. Il trasferimento è mediato dalla compagnia Rede Expressos e gli orari cambiano stagionalmente. Normalmente vi sono una o al massimo due corse al giorno, per cui è bene controllare gli orari per tempo. I biglietti possono essere acquistati direttamente sull’autobus. A Porto Covo non esiste una stazione dei bus, ma solo una fermata.

Per tornare a Lisbona da Odeceixe con i mezzi pubblici la migliore alternativa è data dal bus Red Expressos. Controllate sul sito gli orari.

Fai clic sulla mappa per visualizzare le diverse tipologie di trasporto

Itinerario

Il Fishermen’s Trail prosegue come percorso indipendente dall’Historical Way per circa 75 km, da Porto Covo a Odeceixe. Da Odeceixe, seguendo l’Historical Way, si può raggiungere il punto terminale della Rota Vicentina, il Cabo de Sao Vicente (Capo di San Vincenzo). Lungo questo tratto dell’Historical Way si possono effettuare alcune deviazioni lungo percorsi costieri definiti Beach Circuits che proseguono idealmente (stessa segnaletica) il Fishermen’s Trail. Nonostante alcuni Beach Circuits siano molto belli e che l’arrivo al Cabo de S. Vicente dia una certa soddisfazione (è il punto più a sud-ovest d’Europa), ritengo che il percorso esaurisca gran parte della sua spettacolarità con l’arrivo a Odeceixe e che l’escursionista innamorato della natura selvaggia si sentirebbe frustrato dai lunghi chilometri su strada dell’Historical Way. Per questo motivo in questo articolo presento solo i primi 70 km della Rota Vicentina, estendibili a circa 200 con l’arrivo al Cabo de Sao Vicente.

Questo itinerario di può essere completato in 4 tappe di circa 18 km di media. Sebbene i dislivelli siano molto contenuti (mai sopra i 200 metri), la velocità media di marcia risulta penalizzata dal terreno sabbioso e dal continuo sali-scendi sulle scogliere.

Fai clic sulla mappa per visualizzare il percorso

Segnaletica

Il Fishermen’s Trail è in costante manutenzione e miglioramento e sebbene alcune aree siano sprovviste di segnaletica, è impossibile perdersi: basta seguire la costa in direzione sud! Laddove non ci sia segnaletica vi è comunque un cartello che spiega come mantenersi lungo il percorso.

I colori del Fishermen’s Trail sono il blu e il verde. Due linee orizzontali parallele indicano il proseguimento del sentiero, mentre se incrociate indicano di non proseguire lungo quella via. Allo stesso modo una delle due linee può formare un angolo di 90° indicando una svolta. Questi segni vengono appressi su qualsiasi cosa sia ben visibile lungo il cammino o, in alternativa, viene posto un paletto ad hoc.

Sebbene non siano frequentissimi, si trovano anche dei cartelli segnaletici indicanti la prossima destinazione e il numero di chilometri necessari a raggiungerla.

Rifornimenti

Ogni tappa del Fishermen’s Trail inizia e finisce presso un villaggio costiero. Sebbene siano mediamente molto piccoli, ognuno di questi paesi ospita almeno un mini mercado (un mini-market) presso cui è possibile rifornirsi dello stretto necessario per il giorno seguente. Durante ogni tappa non sono invece presenti punti di ristoro e non è possibile nemmeno rifornirsi d’acqua. Diviene quindi essenziale trasportarne almeno un paio di litri (d’inverno, molti di più verso l’estate) dalla partenza.

Alloggi

Unico aspetto negativo per gli amanti del thru-hiking è il divieto di campeggiare liberamente lungo l’intero percorso del Fishermen’s Trail. A dire il vero i punti adatti al campeggio lungo tutta la tratta sono davvero pochi e l’assenza di acqua potabile lungo la maggior parte dell’itinerario renderebbe assai difficile un approccio del tutto indipendente dai villaggi. I campeggi ufficiali sono invece economici (in inverno sotto i 10 euro per due persone e una tenda piccola) e ben attrezzati.

Vi sono campeggi a Porto Covo (Campsite Porto Covo), Vila Nova de Milfontes (Camping Milfontes), Zambujeira do Mar (Camping Villa Park Zambujeira) e in Odeceixe (Camping e Bungalows S. Miguel). L’unica tappa a rimanere “scoperta” per via dell’assenza di campeggi è la seconda, con arrivo in Almograve. È presente un ostello (HI Hostel Almograve) ma suggerisco di prenotare una stanza via AirBnB: risparmierete molti soldi e passerete una notte in una delle caratteristiche abitazioni della zona.

Tappe consigliate

Per la descrizione delle varie tappe (per altro non necessaria, non presentando particolari criticità a cui prestare attenzione), ma anche per molte altre informazioni, rimando al sito Rota Vicentina, consultabile il lingua portoghese, inglese, francese o tedesco.

Porto Covo – Vila Nova de Milfontes –> 20 km

Vila Nova de Milfontes – Almograve –> 15 km

Almograve – Zambujeira do Mar –> 22 km

Zambujeira do Mar – Odeceixe –> 18 km

Difficoltà

Sebbene possa sembrare un cammino estremamente semplice data la lunghezza limitata e la semplicità logistica, il Fishermen’s Trail non va sottovalutato. Queste le problematiche principali:

  • Esposizione –> la traccia del sentiero corre spesso a ridosso del limite di alte scogliere, sicuramente un problema non da poco per chi soffre di vertigini. Detto questo è bene precisare che nessun punto è così esposto o su fondo scivoloso da dover richiedere la presenza di punti d’assicurazione.
  • Dune di sabbia –> camminare a lungo sulla sabbia, spesso anche con discrete pendenze, risulta più stancante di quanto uno si possa immaginare. La velocità diminuisce e non è improbabile incorrere in infiammazioni tendinee o nella formazione di vesciche.
  • Vento –> il vento soffia spesso ad alta velocità, ma solitamente dall’oceano verso l’entroterra, quindi non dovrebbe aumentare le vostre probabilità di scivolare giù dalle scogliere!
  • Tempeste –> le tempeste oceaniche possono essere incredibilmente violente e pericolose. Non incamminatevi se è previsto qualcosa di più di una forte pioggia.
  • Onde –> la costa atlantica del Portogallo vanta onde tra le più alte al mondo. Se volete immergervi nelle fredde acque dell’oceano prestate attenzione ed evitate le aree ricche di scogli.

Clima

Il periodo ideale per percorrere il Fishermen’s Trail va da settembre a maggio. Durante l’estate le alte temperature, le spiagge affollate e i prezzi elevati degli alloggi potrebbero rendere il cammino una vera sofferenza. Durante l’inverno le temperature non scendono sotto i 10°C durante il giorno, ma la piovosità è maggiore rispetto ad altri periodi dell’anno. Sia in inverno che in primavera è raro che vi siano più giorni di cattivo tempo, è più probabile un’alternanza. In primavera si può godere delle incantevoli fioriture lungo il cammino.

Fai clic sulla tabella per visualizzare le medie delle condizioni meteorologiche di Almograve

Interesse naturalistico

Il Fishermen’s Trail è un percorso particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico sotto diversi aspetti:

  • Geologia –> L’intera costa sud-occidentale del Portogallo è stata (ed è tutt’ora) teatro di sconvolgimenti geologici che hanno profondamente inciso sull’aspetto e la varietà delle rocce che costituiscono le scogliere;
  • Flora –> La vegetazione lungo la costa è molto particolare con la presenza simultanea di specie tipicamente mediterranee (rosmarino, timo, ginepro) con altre caratteristiche di climi più freddi (brugo o erica selvatica) o desertici (diverse specie di piante grasse). Ben 27 specie di piante sono autoctone e definite rare o molto rare. Laddove siano riparate dal forte vento crescono alberi ad alto fusto come il pino domestico, il pino marittimo, la quercia da sughero, e specie infestanti come gli eucalipti e le acacie.
  • Fauna –> La fauna è molto interessante, con specie tipicamente mediterranee, oceaniche e africane. Tra i mammiferi spicca la presenza della genetta, della mangusta, del pipistrello d’acqua e del gatto selvatico. Tra gli uccelli, oltre agli abbondanti gabbiani e cormorani, sono presenti le cicogne (che, caso unico al mondo, nidificano sulle scogliere), il gheppio, il falco pellegrino, la gazza azzurra, la sula bassana e molti altri.

Vie di fuga

Ogni tappa del Fishermen’s Trail si conclude in un villaggio costiero. Ognuno di questi paesi può fungere da via di fuga, sebbene i trasporti pubblici non siano particolarmente presenti nella regione. L’intero itinerario non si discosta mai troppo dalla civiltà e anche nel mezzo di ogni tappa basta muoversi verso l’interno per raggiungere qualche strada sterrata e, seguendole, raggiungere un centro abitato (è conveniente però avere una mappa o un GPS).

Equipaggiamento

L’equipaggiamento ideale per percorrere il Fishermen’s Trail cambia ovviamente a seconda della stagione. Da ottobre a maggio, il periodo consigliato per percorrerlo, le differenze si riducono sensibilmente. Durante il giorno le temperature miti richiedono un abbigliamento leggero, sebbene si suggerisca l’uso di pantaloni lunghi per proteggere le gambe dagli arbusti e dai rovi. È altresì indispensabile avere con sé adeguate protezioni dalla pioggia (guscio impermeabile e sovra-pantaloni).

La criticità di questo percorso è rappresentata dal tipo di terreno, in alternanza continua tra sabbia e rocce a volte scivolose. Si consiglia quindi una scarpa da trail running con una buona suola che faccia presa su rocce bagnate. La scarpa farà sudare meno il piede, si asciuga velocemente e risulta semplice la rimozione della sabbia. Uno scarponcino sarebbe fuori luogo, sebbene potrebbe conferire un certo aiuto alla caviglia durante la marcia sulla sabbia. Consiglio quindi l’uso di cavigliere che fascino l’articolazione dandole sostegno. Sebbene in un modo o nell’altro la sabbia entrerà comunque nelle vostre scarpe, l’uso di una ghetta girocaviglia potrebbe risultare utile, meglio se è realizzata in materiale traspirante.

Durante i mesi invernali le temperature notturne possono scendere a pochi gradi sopra lo zero: chi volesse campeggiare deve quindi dotarsi di un sacco a pelo adeguato.

Accessori utili potrebbero essere i bastoncini da trekking, un para-orecchie e uno scaldacollo (per il vento), cappello e occhiali da sole (anche d’inverno possono risultare indispensabili).

Proteggete la vostra attrezzatura fotografica e la strumentazione elettronica all’interno di sacche impermeabili.

Altre informazioni

  • Valuta: euro (il costo della vita è leggermente più basso che in Italia)
  • Lingua: portoghese. Nella maggior parte dei campeggi, dei supermercati, dei ristoranti e degli ostelli vi è personale che parla anche inglese.
  • Rete telefonica: in Portogallo, come nel resto dell’UE, si applicano le stesse tariffe che avete in Italia secondo direttiva europea. Lungo il Fishermen’s Trail vi è segnale solo nei pressi dei centri abitati.