Accessori cucina

In questa sezione esamineremo tutto l'occorrente per cucinare e nutrirsi durante un thru-hike. Passeremo in rassegna i diversi sistemi di cottura, le tipologie di stoviglie e posate più utili al thru-hiker, i sistemi d'idratazione, ed infine parleremo brevemente dei sistemi di accensione del fuoco, essenziali sia nel caso si utilizzi un fornellino da campeggio, sia che si cucini su fiamma o braci di un falò.

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Sistema di cottura

Uno degli aspetti più problematici per un thru-hiker è l’alimentazione. Le scelte di cosa mangiare e come mangiare si ripercuotono pesantemente sul carico da trasportare.

Alcuni escursionisti si affidano a cibi secchi, che non necessitino di cottura. Questo permette loro di risparmiare diverso peso, in quanto non devono trasportare alcun tipo di fornello, pentola e combustibile, ma può rappresentare una scelta rischiosa in climi freddi; del cibo caldo facilita la termoregolazione, aiutando il corpo nella sua lotta contro il raffreddamento causato dalla temperatura esterna. Il cibo caldo aiuta inoltre a mantenere alto il morale, cosa da non poco conto durante un hike di molti giorni, specie se condotto in solitaria.

Altri hiker complementano la loro alimentazione con cibi caldi cucinando su fiamma o braci prodotte dalla combustione di legname o altro materiale infiammabile reperito lungo il percorso. Questa strategia consente loro di dotarsi unicamente di una pentola, evitando il peso di fornellino e combustibile, ma presenta diverse problematiche; in primo luogo vi sono regioni in cui è estremamente difficile trovare materiale adatto all’accensione di un falò (ad esempio la tundra, regioni montuose d’alta quota, i deserti, etc.) o in cui le condizioni metereologiche non lo consentino (regioni molto umide, fredde e piovose possono rendere impossibile l’accensione e il mantenimento di un fuoco utile a cucinare un pasto). L’altro contro di questa strategia è prevalentemente di tipo etico: in molti ambienti il legname è scarso e la sua macerazione è parte essenziale dell’equilibrio di quell’ecosistema. La sua combustione può recare gravi danni alla fauna e alla flora di quell’habitat.

E’ bene inoltre ricordare che l’accensione di un fuoco richiede lavoro e attenzione al fine di mantenerlo sotto controllo.

La scelta più comune tra gli escursionisti di tutto il mondo è quindi quella di dotarsi di un sistema indipendente per la cottura del proprio cibo. I thru-hiker tenderanno ad orientarsi verso la soluzione più leggera, sebbene non sia sempre facile determinare quale sia la soluzione più indicata.

Fornellini a gas

I fornellini a gas sono probabilmente i più comuni sistemi di cottura tra gli escursionisti. Necessitano di una bombola di gas infiammabile (solitamente una miscela di propano e butano) che sia compatibile con il fornellino stesso. La forma, il peso e le prestazioni dei fornellini a gas variano sensibilmente da un modello all’altro, ma sostanzialmente il loro successo è dato dalla semplicità di utilizzo e dalla velocità di preparazione del cibo.

Aldilà del peso del fornellino, il peso della bombola può essere un fattore limitante ai fini di un loro utilizzo in hike su lunghe distanze. Nonostante una bombola di 230 grammi possa essere utilizzata per la preparazione di un numero elevato di pasti caldi (ovviamente a seconda dei tempi di cottura e della quantità di acqua da far bollire), vi è il rischio di trovarsi senza più gas, ed è spesso difficile reperire bombole compatibili nei centri abitati in prossimità o lungo il proprio percorso.

Vi sono due principali tipologie di fornelli: quelli “upright canister” (esempio), ovvero che si collocano sulla verticale della bombola, e quelli “remote canister” (esempio consigliato), che sono collegati alla bombola tramite un tubicino. I primi sono solitamente più leggeri, ma sono più instabili, specie su terreni non perfettamente pianeggianti e lisci. I secondi sono solitamente più ingombranti, ma assicurano un piano di cottura più sicuro.

Molti fornellini possiedono un sistema di accensione piezoelettrico, ma è un sistema che si rompe facilmente, quindi consiglio di farvi poco affidamento.

Vi sono inoltre i fornellini "ad alte prestazioni" (esempio consigliato), in cui il fornello vero e proprio, di tipo "upright canister", è fisicamente innestato al fondo di un particolare pentolino. Questi fornelli, che stanno acquisendo una popolarità sempre maggiore, riescono a portare ad ebollizione l'acqua in pochissimo tempo, ma a mio parere risultano un po' scomodi per cucinare ed è difficile mantenere la fiamma al minimo. Imbattibili per chi ha solo la necessità di far bollire l'acqua (ad esempio per alimenti disidratati).

L’attacco di un fornellino alla bombola non è universale! Esistono sistemi a foratura, in cui una volta collegato il fornellino alla bombola i due componenti non possono essere separati fino ad esaurimento della cartuccia, e i sistemi a valvola, decisamente più comodi. Tra questi, il più comune è il sistema a vite, utilizzato dalle maggiori aziende del settore e che risulta quindi compatibile con la maggior parte dei fornellini. L’altro sistema è quello a valvola easyclick della Campingaz. Questa marca è leader per quanto riguarda i sistemi di cottura per outdoor in Italia e in pochi altri paesi, ma non è altrettanto diffusa nel resto del mondo. Se la vostra intenzione è di percorrere un hike al di fuori dell’Italia vi consiglio di acquistare un fornellino Primus, Coleman o Optimus, le cui cartucce (o cartucce compatibili) potranno essere facilmente reperite in qualunque negozio di outdoor. Ricordate che non è possibile trasportare in aereo cartucce di gas, quindi se utilizzate questo sistema di trasporto sarete obbligati a comprare le bombole al vostro arrivo.

E’ importante considerare che le bombole di gas possiedono un range di temperatura di utilizzo. Sotto i 0°C solo alcune miscele sono ancora in grado di funzionare, e sotto i -15°C nessuna miscela commerciale risulta utilizzabile. Se si prospetta un hike con temperature molto rigide è bene orientarsi verso un diverso sistema di cottura.

Dal punto di vista etico l’uso di bombole a cartuccia non è certamente il metodo più eco-friendly disponibile, ma solitamente le cartucce sono fatte in materiale riciclabile, migliorandone l’impatto ecologico. Diversamente da quelle per i fornelli da camper, le bombole per fornellini da campeggio non sono ricaricabili.

Fornellini a combustibile liquido

I fornellini a combustibile liquido (esempio) sono la scelta numero uno di alpinisti d'alta quota ed esploratori artici e antartici per via della possibilità di utilizzarli anche a temperature particolarmente rigide. Il combustibile è rappresentato da benzina, kerosene, trielina, paraffina o altri combustibili liquidi. Ovviamente a seconda del combustibile utilizzato le prestazioni del fornellino varieranno, anche sensibilmente. Il fornellino è generalmente costruito in modalità "remote canister", ovvero risulta collegato alla bottiglia contenente il combustibile tramite un tubicino metallico. Confrontando un fornellino a combustibile liquido con uno a gas notiamo la presenza di un "piattino" al di sotto del punto di uscita della fiamma, e di una "pompa" a livello dell'attacco con la bottiglia contenente il combustibile. Il piattino è necessario al pre-riscaldamento del fornello: una piccola quantità di combustibile viene versata nel piattino e fatta bruciare per riscaldare il fornello stesso. La pompa serve invece come sistema d'iniezione manuale: servono solitamente poche pompate affinché il combustibile liquido cominci a fluire verso il fornello. Rispetto ai fornellini a gas l'utilizzo di quelli a combustibile liquido è più macchinoso e delicato, anche perché l'utilizzo di questi combustibili richiede una maggiore attenzione. Spesso infatti i gas rilasciati dalla combustione di queste sostanze sono nocivi e possono macchiare pentole e qualunque cosa si trovi in prossimità. Un altro problema è l'impossibilità di utilizzare questi fornelli all'interno di una tenda: spesso all'accensione si forma una piccola palla di fuoco che può innalzarsi di anche un metro, divenendo così un fattore di rischio d'incendio altissimo.

Nonostante queste problematiche i vantaggi rispetto ai fornelli a gas sono rilevanti: oltre alla possibilità di utilizzarli a temperature molto rigide vi è la facilità nel reperire il combustibile, il costo inferiore del combustibile, e la possibilità di riutilizzare la bottiglia numerose volte.

Fornellini a legna

I fornellini a legna (esempio) sono dei device solitamente leggeri e ripieghevoli che sfruttano il calore generato dalla combustione di materiale ligneo per riscaldare un recipiente adatto. Solitamente sono costituiti da un vano entro cui riporre piccoli pezzi di legno e da una struttura di sostegno per i recipienti. Sebbene abbiano un loro fascino, sono alla fin fine uno spreco di soldi, peso e spazio: basta un minimo di ingegno per cucinare su di un fuoco a legna e l'acquisto di un dispositivo finalizzato a questo scopo sembra davvero una follia.

Fornellini a combustibile solido

I combustibili solidi sono quelli che spesso, erroneamente, chiamiamo "Diavolina" (utilizzando in modo generico il nome di un brand commerciale, all'estero si fa lo stesso errore ma con il nome "Esbit"). I fornellini a combustibile solido (esempio) sono tra i più leggeri e compatti in commercio: solitamente sono costituiti da un piattino su cui viene posta la "tavoletta" di combustibile e da un sostegno per la pentola o il recipiente da scaldare. I combustibili solidi sono miscele chimiche che normalmente hanno il difetto di bruciare lasciando un cattivo odore e tracce difficilmente lavabili dalle pentole. D'altro canto le tavolette di combustibile pesano molto poco e una tavoletta risulta normalmente sufficiente per far bollire un litro d'acqua. Sono una tipologia di combustibile molto amata dai thru-hiker, ma a mio parere non conferiscono vantaggi sostanziali rispetto ad altri tipi di combustibile.

Fornellini ad alcool

I fornellini ad alcool (esempio) sono semplici recipienti di metallo, spesso con una serie di fori all'estremità superiore, che vengono riempiti di alcool (solitamente si usa quello denaturato) e accesi con l'ausilio di una fiamma. Sono fornellini molto leggeri ma funzionali e l'alcool è un combustibile relativamente leggero e facilmente reperibile. Il difetto principale di questi fornellini è che richiedono mediamente più tempo per far bollire un ugual volume di acqua. Vi sono fornellini molto semplici e altri in grado di regolare l'intensità della fiamma. È bene prestare attenzione quando si usano questi fornelli in quanto la fiamma generata dalla combustione dell'alcool è pressoché invisibile in presenza di una buona illuminazione. Siccome l'alcool congela a temperature inferiori ai -117°C è possibile utilizzare questi fornelli anche in condizioni di freddo estremo. È piuttosto semplice costruirsi un fornellino ad alcool partendo da materiale di scarto molto comune come una scatoletta di tonno o un paio di lattine di birra (si trovano numerosi tutorial on-line).

Fornellini multi-combustibile

Esistono fornellini che possono essere utilizzati sia con bombole a gas che con bottiglie di combustibile liquido, conferendo un indubbio vantaggio all'escursionista che vuole essere pronto ad ogni esigenza (esempio). Esistono inoltre fornellini piuttosto economici ideati per utilizzare legna, combustibile solido o alcool, permettendo quindi di adattarsi più facilmente al tipo di combustibile che si riesce a reperire lungo il cammino.

 

Stoviglie

Se decidiamo di cucinare del cibo in un contesto outdoor diviene essenziale, oltre ad un adeguato sistema di cottura, l'uso di un recipiente adatto a contenere gli alimenti e ad essere esposto al contatto con una fiamma o, più in generale, con una fonte di calore.

Una pentola da campeggio (esempio) dovrebbe avere un volume di almeno mezzo litro (per una sola persona) ma, per la maggior parte delle applicazioni, risulta più utile un volume di circa un litro. Il materiale di fabbricazione dovrebbe essere leggero e resistente: le pentole in titanio sono l'eccellenza in questo ambito, ma sono incredibilmente costose; molto più accessibili e sufficientemente performanti sono le pentole in alluminio. Prestate attenzione alla tipologia dei manici: manici in silicone possono bruciarsi o sciogliersi se vengono in contatto con fiamme libere, e quindi non tutte le pentole possono essere utilizzate sul fuoco di un falò. Esistono anche pentole in acciaio sufficientemente leggere da essere usate durante un lungo trekking e che performano eccezionalmente bene proprio sui fuochi da campo. Una novità recente, da utilizzare solo con fornellini, è data dalle pentole pieghevoli (o collassabili): corpo in silicone e fondo in alluminio, possono essere ripiegate per occupare un volume davvero ridotto nello zaino (esempio).

Molte pentole ideate per l'outdoor possiedono un coperchio che può essere convertito in padella o, come per le gavette, in piatto: un modo intelligente per minimizzare l'ingombro massimizzando le possibilità di utilizzo.

Durante thru-hikes invernali è spesso essenziale sciogliere la neve per procurarsi da bere. In questo caso consiglio l'uso di una pentola più capiente (esempio consigliato).

Molti thru-hiker utilizzano una gavetta come unico recipiente, altri preferiscono dotarsi anche di una tazza (esempio) per scaldarsi una bevanda calda. Se rientrate in questa categoria fate in modo che sia in metallo e che possa essere posta direttamente sulla fiamma. Altri tipi di recipienti come bicchieri di blastica e bollitori da té, per quanto possano essere utili, rappresentano un'aggiunta di peso ed ingombro difficilmente giustificabile nel contesto di un thru-hike.

Più interessante è l'idea di utilizzare una mini-griglia pieghevole (esempio), un utensile essenziale per gli appassionati del barbecue!

 

Posate

In commercio si trovano numerosi kit di posate per campeggio (esempio) volti a ridurre il peso e l'ingombro delle posate tradizionali. Esistono anche dei coltellini multiuso contenenti unicamente le posate, ma il loro ingombro e peso li rende solitamente poco adatti al viaggiatore ultraleggero (esempio). Sebbene molti thru-hiker minimalisti si affidino unicamente al loro coltello da outdoor (esempio), il mio consiglio è di dotarsi di uno spork (esempio consigliato). Lo spork è una posata che ad una estremità ha un cucchiaio (spoon), e dall'altra parte una forchetta (fork). Alcuni modelli possiedono anche dei dentelli o un bordo abbastanza tagliente che funga da coltello. Il mio consiglio è di acquistarlo in titanio, per avere così uno strumento in grado di durarvi tutta la vita.

 

Sistemi d'idratazione

Sebbene vi siano aree in cui l'acqua potabile è estremamente comune e frequente, il thru-hiker dovrebbe sempre avere con sé una scorta d'acqua. In questo paragrafo considereremo le principali opzioni per il trasporto dell'acqua e altri liquidi da bere:

  • Borraccia --> una borraccia è fondamentalmente una bottiglia, ma solitamente è realizzata con materiali più resistenti e presenta un'imboccatura più ampia. Il thru-hiker oculato cercherà un modello che sia leggero ma resistente, possibilmente con dei sistemi che ne consentano il trasporto anche all'esterno dello zaino (moschettone, cinghie, etc).
  • Soft bottle --> sono bottiglie collassabili che, una volta vuote, occupano pochissimo spazio nello zaino e, solitamente, risultano più leggere delle borracce. Il loro unico vero svantaggio è che risulta difficile riempirle immergendole in acqua ferma (quella di un lago ad esempio), mentre tra i vari vantaggi hanno anche quello di poter essere utilizzate come cuscino (una volta riempite).
  • Sacche idriche --> le sacche idriche assomigliano alle soft bottle ma sono generalmente caratterizzate da un'imboccatura più ampia e dalla compatibilità con lunghe canule di plastica. Queste canule permettono di bere senza dover estrarre la sacca dallo zaino, risultando molto utili ai trekker che fanno della rapidità nella marcia uno stile di vita.
  • Thermos --> i thermos sono particolari bottiglie che consentono di mantenere per molte ore la temperatura dei liquidi che vi sono stati versati all'interno. Il loro rapporto peso/volume è troppo alto per poter essere usato durante un thru-hike, divenendo utili invece in escursioni giornaliere durante l'inverno o in generale quando le temperature sono rigide.

 

Utensili per l'accensione del fuoco

Qualunque sia il sistema di cottura da noi utilizzato, è necessario possedere uno strumento in grado di produrre velocemente e senza fatica una fiamma o scintille incandescenti al fine di innescare una combustione. L'accendino è forse il sistema più diffuso e pratico. Consiglio quelli con il pulsante al posto della rotellina (possono essere usati anche con i guanti) e che abbiano una prolunga per l'uscita della fiamma (rendono l'accensione più sicura). Il principale difetto degli accendini è che tendono ad esaurirsi velocemente e possono essere compromessi dal contatto con l'acqua. Un sistema molto amato è quello dei fiammiferi. In questo caso l'accensione della fiamma è un minimo più delicata di quella dell'accendino. Una scatola di fiammiferi consente di accendere numerosi falò a scapito di un peso e un ingombro davvero minimali. Il difetto dei fiammiferi risiede nella difficoltà ad usarli in presenza di forte vento e/o pioggia (esistono modelli di fiammiferi anti-vento e anti-pioggia, ma il loro costo è davvero elevato). Un altro sistema molto amato, ma altrettanto poco usato, è rappresentato dalle cosiddette "pietre focaie": si tratta di bastoncini di ferrocerio, una lega che produce una grande quantità di scintille incandescenti quando è sottoposta ad attrito con dell'acciaio. Le scintille vengono generate anche sotto la pioggia, ma la tecnica per utilizzare i bastoncini di ferrocerio va affinata con la pratica.

Il mio suggerimento è di utilizzare un buon accendino e possedere un bastoncino di ferrocerio come sistema di emergenza.


Accessori vestiario

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Copertura per testa, viso e collo dal sole, pioggia e insetti

A seconda dell’ambiente che stiamo attraversando può essere più o meno importante avere a disposizione una copertura efficace per il capo che permetta di schermare la testa, il collo e il viso dal sole, dalla pioggia o dagli insetti.

  1. Bandana multiuso: una bandana non è altro che un pezzo di stoffa leggera, solitamente di forma quadrata o cilindrica a mo’ di scaldacollo (esempio). Si tratta di un accessorio economico, versatile, leggero e minimamente ingombrante. Può essere usata come protezione del collo dal vento, come maschera per naso e bocca dalla sabbia, come protezione dal sole per la testa. E’ inoltre un metodo efficace per assorbire il sudore dalla testa e dal collo. Alcuni thru-hiker minimalisti utilizzano la bandana anche come asciugamano. In definitiva è un utile indumento che consiglio di portarsi appresso durante i trekking estivi.
  2. Cappellino da baseball: i cappellini da baseball sono molto amati dai thru-hiker in quanto forniscono una discreta protezione del viso dal sole e dalla pioggia, sono leggeri, occupano poco spazio e migliorano la vestibilità dei cappucci di poncho e giacche impermeabili. Alcuni modelli da prendere in considerazione possiedono un telo, talvolta removibile, sulla parte posteriore che fornisce una valida protezione della nuca e del collo dal sole (esempio).
  3. Visiera: una visiera non è altro che la versione minimalista del cappellino da baseball (esempio)! Offre gli stessi benefici ad un peso inferiore. Sconsigliata per soggetti calvi o con capelli molto corti in quanto offre protezione dal sole solo a livello del viso, non della testa.
  4. Cappello da pescatore: i cappelli da pescatore offrono una buona protezione della testa dal sole e dalla pioggia e una limitata schermatura dei raggi solari a livello del viso e della nuca (esempio). Sono una via di mezzo tra il cappellino da baseball e il jungle senza avere la leggerezza del primo o conferire la protezione del secondo.
  5. Jungle: il jungle è il classico cappello da esploratore. Più pesante ed ingombrante delle altre tipologie precedentemente descritte, offre una buona protezione di tutto il capo dal sole e dalla pioggia, ed è solitamente dotato di un laccetto giro-collo che permette di farlo ricadere sulle spalle quando non serve o di evitare che forti folate di vento lo facciano volare via (esempio). Talvolta è presente anche una daisy-chain che consente di attaccarvi oggetti leggeri o di assicurare stabilmente una zanzariera.
  6. Zanzariera: la zanzariera non è altro che una retina a trama sottile che impedisce agli insetti di raggiungere la cute (esempio). Per essere efficace non deve essere a contatto con la pelle, per cui è indispensabile associarla ad un cappello. I jungle sono i cappelli ideali per essere accessoriati con una zanzariera, e anche i cappelli da pescatore sono utili in questo senso. Cappellini da baseball e visiere sono funzionali a livello del viso ma non consentono alla zanzariera di offrire una valida protezione a livello della nuca. Alcuni cappelli possiedono già integrata una zanzariera. Il mio consiglio è di acquistare una zanzariera per la testa indipendente che, oltre ad essere quasi inconsistente come peso ed ingombro, può essere applicata alle diverse tipologie di cappelli a seconda delle nostre necessità. Indossare un cappello con zanzariera durante la notte è una buona strategia per proteggersi dalle zanzare nel caso si utilizzi un sistema tarp + sacco da bivacco. Ovviamente le zanzare si avvicineranno sufficientemente a voi da infastidirvi ma non riusciranno a pungervi, cosa essenziale in alcuni paesi tropicali in cui le zanzare sono vettori di malattie molto gravi. Da ricordare inoltre che questa strategia risulta poco efficace nel caso dormiate sul fianco!
Cappello jungle per la protezione dal sole in una giornata estiva in alta montagna

Indumenti caldi per testa, collo e viso

Quando le temperature si abbassano e siamo esposti al vento è indispensabile avere delle efficaci protezioni per il collo, il viso e la testa. Il freddo può causare piaghe dolorose e facilita l’insorgenza di stati febbrili. Le protezioni che provvederò a descrivere sono anche un efficace complemento (quando non bagnate) al sacco a pelo e al vestiario per la notte. È bene ricordare che la testa è una delle parti del corpo che dissipa maggiormente il calore, ed è quindi importante proteggerla per non avere freddo durante la notte.

  1. Berretto: con berretto si definisce un generico copricapo, solitamente con taglio piuttosto aderente alla testa e privo di tesa o visiera (esempio). Può essere di diversa forma, foggia o materiale, ma la sua funzione deve essere quella di assicurare una buona protezione termica. Un berretto adatto al thru-hiking dovrebbe essere leggero ma caldo e permettere un’efficace protezione anche delle orecchie.
  2. Sciarpa: la sciarpa fornisce un’ottima protezione per il collo e, nel caso sia sufficientemente lunga, può essere avvolta anche attorno al viso e alla testa per fornire una protezione completa. Non offre sostanziali vantaggi rispetto ad una balaclava, per cui ne sconsiglio l’uso per il thru-hiking.
  3. Fascetta para-orecchi: le fascette conferiscono una protezione dal vento e dal freddo limitata alle orecchie, alla fronte e alla nuca (esempio). Molto apprezzate da chi ha i capelli lunghi e che quindi può trovare scomode altre soluzioni, hanno anche la funzione di assorbire il sudore. Consigliate per il thru-hiking per chi ha i capelli lunghi.
  4. Scaldacollo: lo scaldacollo ha la stessa funzione di una sciarpa, con il vantaggio di essere più comodo e veloce da indossare (esempio). Può fornire un’efficace protezione anche del viso e la maggior parte dei modelli possiede un laccetto che permette di regolarne l’aderenza alla pelle o di convertirlo in un berretto. Può essere un valido complemento in regioni molto fredde, ma in generale è meglio rivolgersi ad altri dispositivi di protezione, in quanto troppo caldo.
  5. Cappuccio: i cappucci avvolgono interamente la testa lasciando libero solo il viso. Alcuni cappucci sono dotati di un bavaro che permette una buona protezione anche del collo e del viso fino al naso. I cappucci sono spesso parte integrante di diversi tipi di indumenti, dalle giacche ai piumini, dalle felpe alle maglie termiche, ma esistono anche modelli indipendenti. Un cappuccio fornisce una valida protezione per la testa ma è davvero utile solo se parte integrante (e possibilmente staccabile o ripiegabile) di altri indumenti.
  6. Balaclava: la balaclava è un passamontagna, una protezione integrale di testa e collo che lascia scoperti unicamente gli occhi (esempio). Ha la caratteristica di multi-funzionalità e versatilità che il thru-hiker ricerca in ogni componente del suo equipaggiamento. E’ possibile trovare balaclave di diversa tipologia e materiale ma il mio consiglio è di rimanere su di un modello essenziale e leggero. Oltre a proteggere tutta la testa, può anche essere usata solo come scaldacollo o, abbassando la mascherina, favorire la respirazione in caso vi sia poco vento/freddo.
Balaclava in lana merinos per proteggersi dal freddo intenso sulle montagne del Giura francese

Guanti

I guanti permettono di proteggere le mani dal freddo, dal vento, dalla neve e dalla pioggia, mantenendo così la destrezza e la possibilità di adoperare gli arti superiori.

I guanti ideali dovrebbero essere robusti, impermeabili e molto aderenti, in modo da non limitare la manualità. A seconda della temperatura è importante che i guanti siano più o meno caldi. La soluzione ideale è quella di possedere due paia di guanti: un paio leggero, che non limiti la destrezza e che permetta un efficace riparo dal vento, e un paio più caldo e impermeabile che possa essere usato singolarmente o in associazione al paio leggero.

Molti thru-hiker preferiscono utilizzare delle muffole come guanto protettivo esterno (esempio). Rispetto ai guanti tradizionali le muffole conferiscono un maggiore isolamento termico, ma limitano quasi completamente l’uso delle dita, risultando adatte solo per semplici applicazioni (ad esempio l’uso dei bastoncini da trekking) ma estremamente limitanti per lavori fini, come ad esempio l’utilizzo di una macchina fotografica. Una soluzione può essere l’uso di muffole con apertura alla base delle dita (esempio), che permettono così di liberare le dita della mano continuando però a proteggere il palmo. Queste muffole ovviamente conferiscono una minore protezione dalla pioggia.

Lascio a voi il compito di sperimentare e scoprire la soluzione che meglio si addice alle vostre esigenze ma, per facilitarvi nella scelta,  in questa tabella metto a confronto diversi modelli economici ma di buona qualità e con caratteristiche diverse (per visualizzare il prodotto basta cliccare sul nome).

 

Nome Tegera 517 Sprint Slide 300 Mezziguanti caccia 500 Banff
Marca Ejendals Simond Wed’ze Solognac Highlander
Tipologia Guanti Guanti Muffole Muffole / Guanti senza dita Guanti
Protezione dal vento Molto buona Molto buona Ottima Ottima Ottima
Protezione dalla neve/pioggia   Molto buona Molto buona Discreta Discreta Molto buona
Calore Buono Ottimo Molto buono Discreto Buono
Destrezza Molto buona Buona Scarsa Ottima Buona
Costo 15,99 19,99 14,99 16,99 15,37

 

Occhiali da sole

Gli occhiali da sole sono un accessorio particolarmente utile al thru-hiker, perché espone per molte ore al giorno, per molti giorni, gli occhi alle radiazioni UV solari. È quindi importante che siano di categoria 3 o 4 (che facciano quindi passare meno del 17% della luce visibile) e che siano al 100% anti-UV (esempio). È inoltre utile che gli occhiali siano larghi in modo da coprire bene l'orbita oculare e che siano sagomati per limitare il contatto di vento e precipitazioni con l'occhio. Gli occhiali da sole hanno infatti anche l'utilità di fungere da maschera per proteggere gli occhi in caso di pioggia o neve associati a vento intenso. Gli occhiali da sole devo essere parte dell'equipaggiamento essenziale in alta montagna, su percorsi innevati, al mare o in aree desertiche.

L'amico e thru-hiker francese Romain si protegge dal sole e dalla luce riflessa sul monte Cinto (Corsica) con occhiali da sole e cappellino dotato di protezione per la nuca.

Calze

Utilizzo il termine calze nella sua accezione più generica, che comprende tutti quegli indumenti che aderiscono alle forme del piede e della gamba. Le calze differiscono per materiali, forme e funzionalità. Possiamo trovare calze che coprono unicamente il piede terminando sotto la caviglia e calze di lunghezza differente che possono coprire porzioni via via maggiori delle gambe. Per comodità considererò in questa categoria solo gli indumenti che non superino il ginocchio, in quanto le calze più lunghe, come ad esempio le calze femminili, si avvicinano maggiormente alle caratteristiche di una calza-maglia.

A seconda del tipo di clima che incontreremo lungo il cammino avremmo bisogno di calze con caratteristiche differenti. Calze leggere e che si asciugano velocemente sono l’ideale in ambienti temperati ma piovosi, mentre per escursioni invernali o in ambienti molto freddi saranno necessari uno o più paia di calze pesanti e calde.

In genere è bene avere circa tre paia di calze per il giorno e da uno a due paia di calze per la notte. Le calze per la notte devono essere sufficientemente comode per far riposare efficacemente i piedi. Durante il nostro hike sarà necessario lavare frequentemente il nostro abbigliamento intimo, considerando inoltre che le calze saranno tra gli indumenti maggiormente soggetti all’usura; è quindi necessario avere sempre almeno un paio di calze di riserva.

Recentemente sono state sviluppate calze idrorepellenti e traspiranti, che possono essere un utile complemento all’impermeabilizzazione offerta dalla vostra calzatura al fine di mantenere i piedi all’asciutto. E’ necessario saper riconoscere prodotti validi da quelli di bassa fattura; la Sealskinz è un’azienda leader nel settore e produce capi d’abbigliamento realmente impermeabili, ma a costo di un prezzo elevato (esempio).

A mio parere l’uso di simili calze risulta utile solo se associato a calzature leggere in grado di far defluire rapidamente all’esterno l’acqua. Se la vostra calzatura è infatti uno scarpone, uno stivale o un’altro tipo di calzatura teoricamente a prova d’acqua, ma in qualche modo questa vi entra dentro, tenderà a ristagnare, mettendo alla lunga a dura prova l’impermeabilità della calza. Se invece l’acqua entra in una scarpa da ginnastica, tenderà ad uscire rapidamente durante la camminata, limitando la colonna d’acqua a contatto con la calza (argomento discusso approfonditamente in questo articolo).

 

Ghette

Le ghette permettono di limitare l’accesso di acqua, neve e detriti all’interno delle scarpe, proteggendo il collo del piede, la caviglia e una porzione più o meno ampia della gamba, a seconda del modello. E’ importante considerare l’ingombro, il peso e l’impermeabilità delle ghette. In certi ambienti particolarmente fangosi e durante le escursioni invernali le ghette risultano essere particolarmente utili e saranno indossate pressoché durante tutto il tragitto.

Il mio consiglio è di non spendere troppi soldi nell’acquisto di una coppia di ghette in quanto sono soggette ad una notevole usura e tendono a rompersi facilmente. Il punto debole della ghetta è il laccio sottoscarpa, elemento essenziale per tenerla in posizione. Questo laccio può essere in nylon, ferro o può essere sostituito da una cinghietta di cuoio o in plastica. Ho potuto testare tutte queste diverse tipologie e tutte hanno ceduto dopo un paio di centinaia di chilometri di terreno accidentato. Se userete le ghette solo per le escursioni invernali con le ciaspole allungherete di molto la loro vita, altrimenti l’attrito con le rocce le farà cedere più velocemente di quanto vi potreste aspettare.

Considerate l'acquisto di due differenti modelli di ghetta: una ghetta alta, impermeabile, da usare con scarponi da trekking durante escursioni invernali nella neve (esempio), e un paio di ghette girocaviglia, da utilizzare con le scarpe da trekking o da trail running (esempio). Le ghette girocaviglia possono non essere impermeabili, ma assicuratevi che il laccio sottoscarpa si possa rimuovere senza intaccare la ghetta. In questo modo alla rottura del laccio potrete sostituirlo con un cordino in paracord senza dover comprare nuove ghette.


Pantaloni

In questa sezione, genericamente indicata come "Pantaloni", prendiamo in esame il vestiario per la metà inferiore del corpo. Queste sono le tipologie di vestiario che possono tornare utili al thru-hiker:

  • Calzamaglia
  • Pantalone da trekking/caccia/sci da fondo
  • Copri-pantaloni (o sovrapantalone) impermeabile
  • Pantaloni per isolamento termico.

Avere dei buoni pantaloni può rendere molto migliore la nostra esperienza di un thru-hike.

I pantaloni adatti alla pratica del trekking su lunghe distanze dovrebbero essere comodi, resistenti, dotati di varie tasche e, possibilmente, impermeabili. Avere dei pantaloni impermeabili può essere utile per non sobbarcarsi il trasporto di un paio di copri-pantaloni antipioggia e soprattutto la scomodità nel toglierli e metterli. Detto questo è bene ricordare che dei pantaloni realmente impermeabili tendono ad essere poco traspiranti e risultare quindi, alla lunga, poco confortevoli.

Per quanto riguarda il tessuto di composizione dei pantaloni ritengo che si possa fare uno strappo alla regola della ricerca dell’ultraleggero. Un thru-hiker metterà spesso alla prova la resistenza dei propri pantaloni, quindi il mio consiglio è di cercarne un paio particolarmente robusto.

Molti pantaloni da trekking possiedono una o due zip che permettono di cambiarne la lunghezza a seconda delle condizioni trovate lungo il percorso

Per le escursioni estive la scelta è davvero enorme (ma a scapito dell’impermeabilizzazione), mentre la ricerca di un paio di pantaloni adatti anche alle escursioni invernali si fa più difficile. La dura realtà è che sarà conveniente avere diverse paia di pantaloni per diverse condizioni climatiche. Nel periodo estivo molti thru-hiker amano i pantaloncini corti da running ma, escluse ragioni particolarmente aride e calde, tendo a sconsigliarli, in quanto offrono una protezione insufficiente da insetti e piante potenzialmente urticanti o spinose.

Un buon compromesso di resistenza, impermeabilità e traspirabilità è rappresentato dai pantaloni da caccia, che hanno il difetto però di essere generalmente più pesanti degli equivalenti da trekking. La Solognac produce dei buoni indumenti a prezzi ragionevoli (si possono trovare facilmente da Decathlon, ecco un esempio).

Un'alternativa da considerare attentamente è data dai pantaloni per sci da fondo. Ve ne sono di diversi tipi, ma quasi tutti possono essere utilizzati con successo per la pratica del thru-hiking in ambienti freddi. Solitamente sono in tessuto elasticizzato, antivento, impermeabili e traspiranti. L'unico difetto è la mancanza di tasche e il risultare "troppo caldi" a temperature superiori agli 8-9°C. Qui un esempio.

Non ho ancora trovato un pantalone che rappresenti il compromesso ideale per le escursioni artiche ed in generale per ambienti molto umidi ma freddi. Ad oggi la mia soluzione, spiegata in questo articolo, si basa sull'uso di una calzamaglia termica e di un copri-pantalone impermeabile. Nonostante i numerosi vantaggi di questa combinazione, i difetti sono l'eccessiva sudorazione in giornate calde, il basso potere di ritenzione termica da fermi e la mancanza di tasche.

Se il clima è più mite una soluzione intelligente è l'uso di una calzamaglia termica (un esempio) al posto del pantalone vero e proprio, associabile con un paio di shorts nel caso ci si senta troppo "esposti" alla vista altrui. La calzamaglia ha il vantaggio di asciugarsi velocemente una volta bagnata e diviene dunque utile anche laddove vi sia un'alternanza di pioggia e sole.

Nel vostro equipaggiamento non dovrebbero mai mancare due paia di calzamaglia: un paio per la notte e uno per il giorno.

Durante un thru-hike si tende ad evitare il trasporto di un secondo paio di pantaloni da trekking di riserva, mentre può essere essenziale in caso di temperature rigide durante la notte, l’avere a portata di mano dei pantaloni in Polartec (pile) da indossare sopra la calzamaglia all’interno del sacco a pelo. In questo caso è da ricercare il miglior compromesso tra peso e calore fornito.

 

Ulteriore strato termico per le gambe

In caso di temperature estremamente rigide (come durante un thru-hike invernale nelle regioni artiche o alpine) è consigliabile avere un terzo strato termico per la parte inferiore del corpo (sopra ad una calzamaglia termica e a dei pantaloni in pile). Indossare i pantaloni da trekking potrebbe essere una soluzione, ma nel caso fossero bagnati o sporchi potrebbero risultare più dannosi che utili.

In questi casi è decisamente più utile un paio di pantaloni in piumino (un esempio)o in imbottitura sintetica (ad es. Primaloft). In entrambi i casi si tratta di indumenti molto leggeri e che occupano poco spazio nello zaino, ma che sono in grado di fornire un eccellente isolamento termico, permettendo di sfruttare sacchi a pelo con temperatura di comfort più alta di quella realmente necessaria.

Il piumino ha un rapporto calore/peso maggiore rispetto alle imbottiture sintetiche ma è anche molto più costoso. Una soluzione è quella di farsi dei pantaloni in piumino a partire da un vecchio, pesante e ingombrante sacco a pelo che non usate più! Il prezzo del lavoro di sartoria dovrebbe essere minore rispetto al costo di un paio di pantaloni nuovi. Un'altra soluzione economica ma funzionale potrebbe essere l'acquisto di pantaloni con imbottitura isolante sintetica nelle svendite dell'usato dei militari (su ebay si trovano spesso quelle dell'esercito statunitense, indicati come "pant liner M65").

 

Strato impermeabile per la parte inferiore del corpo (copri-pantalone)

Il copri-pantalone è un accessorio essenziale nel caso in cui i nostri pantaloni da trekking non siano sufficientemente idrorepellenti. Si tratta di un capo d’abbigliamento che potrebbe giacere nello zaino per la maggior parte del tempo, per cui è essenziale che sia il più leggero possibile. Affinché possa essere indossato agevolmente sopra i pantaloni e con le scarpe o gli scarponi ai piedi, è utile che il copri-pantalone sia dotato di zip laterali, meglio se a lunghezza intera. Come molti altri componenti del nostro equipaggiamento il copri-pantalone non è indispensabile per tutti i tipi di percorsi. Diviene infatti particolarmente utile in climi estremamente piovosi e freddi o in presenza di neve abbondante, affinché non si bagni l'abbigliamento termico inferiore, limitando quindi il rischio di una rapida e pericolosa dissipazione del calore corporeo.


scogliere in Portogallo lungo il Fishermen's Trail

Fishermen's Trail - Rota Vicentina (Portogallo)

La Rota Vicentina è un cammino interamente in territorio portoghese che consente un’intima conoscenza del territorio costiero del sud-ovest del Portogallo. È un cammino che si diversifica in due diversi percorsi, a volte sovrapposti, in ogni caso frequentemente interconnessi:

Historical Way

La Via Storica si svolge prevalentemente lungo strade secondarie e sterrate, rimanendo nell’entroterra costiero. Ben segnalato con cartelli e con segnaletica bianca e rossa, è un percorso adatto a tutti e che non presenta difficoltà di sorta. È accomunabile al Cammino di Santiago o alla Via Francigena, dal limitato valore naturalistico, e non verrà quindi trattato in questo sito.

Fishermen’s Trail

Il Sentiero dei Pescatori è invece un percorso unico nel suo genere, dall’elevato valore paesaggistico e particolarmente interessante anche da un punto di vista naturalistico. Il sentiero rimane in massima parte a ridosso delle scogliere, “scalando” dune di sabbia e attraversando boschi di pini, acacie e eucalipti. Sebbene sia ben segnalato e non presenti difficoltà degne di nota, non è però un percorso da sottovalutare, e risulta adatto ad escursionisti con un minimo di esperienza alle spalle

Hiker si duna di fronte al mare lungo il Fishermen's Trail

Perché percorrere il Fishermen's Trail?

Il Fishermen’s Trail è uno dei percorsi di trekking di più alto impatto visivo grazie al suo percorso quasi sempre sull’oceano dall’alto di imponenti scogliere. È un trekking piuttosto facile, adatto a tutti, e rappresenta un’eccellente alternativa a chi cercasse un itinerario con temperature miti nel bel mezzo dell’inverno.

Come arrivare

Il Fishermen’s Trail inizia nel paese costiero a vocazione nettamente turistica di Porto Covo. Il villaggio si può raggiungere in autobus da Lisbona dalle stazioni di Sete Rios o Oriente. Il trasferimento è mediato dalla compagnia Rede Expressos e gli orari cambiano stagionalmente. Normalmente vi sono una o al massimo due corse al giorno, per cui è bene controllare gli orari per tempo. I biglietti possono essere acquistati direttamente sull’autobus. A Porto Covo non esiste una stazione dei bus, ma solo una fermata.

Per tornare a Lisbona da Odeceixe con i mezzi pubblici la migliore alternativa è data dal bus Red Expressos. Controllate sul sito gli orari.

Fai clic sulla mappa per visualizzare le diverse tipologie di trasporto

Itinerario

Il Fishermen’s Trail prosegue come percorso indipendente dall’Historical Way per circa 75 km, da Porto Covo a Odeceixe. Da Odeceixe, seguendo l’Historical Way, si può raggiungere il punto terminale della Rota Vicentina, il Cabo de Sao Vicente (Capo di San Vincenzo). Lungo questo tratto dell’Historical Way si possono effettuare alcune deviazioni lungo percorsi costieri definiti Beach Circuits che proseguono idealmente (stessa segnaletica) il Fishermen’s Trail. Nonostante alcuni Beach Circuits siano molto belli e che l’arrivo al Cabo de S. Vicente dia una certa soddisfazione (è il punto più a sud-ovest d’Europa), ritengo che il percorso esaurisca gran parte della sua spettacolarità con l’arrivo a Odeceixe e che l’escursionista innamorato della natura selvaggia si sentirebbe frustrato dai lunghi chilometri su strada dell’Historical Way. Per questo motivo in questo articolo presento solo i primi 70 km della Rota Vicentina, estendibili a circa 200 con l’arrivo al Cabo de Sao Vicente.

Questo itinerario di può essere completato in 4 tappe di circa 18 km di media. Sebbene i dislivelli siano molto contenuti (mai sopra i 200 metri), la velocità media di marcia risulta penalizzata dal terreno sabbioso e dal continuo sali-scendi sulle scogliere.

Fai clic sulla mappa per visualizzare il percorso

Segnaletica

Il Fishermen’s Trail è in costante manutenzione e miglioramento e sebbene alcune aree siano sprovviste di segnaletica, è impossibile perdersi: basta seguire la costa in direzione sud! Laddove non ci sia segnaletica vi è comunque un cartello che spiega come mantenersi lungo il percorso.

I colori del Fishermen’s Trail sono il blu e il verde. Due linee orizzontali parallele indicano il proseguimento del sentiero, mentre se incrociate indicano di non proseguire lungo quella via. Allo stesso modo una delle due linee può formare un angolo di 90° indicando una svolta. Questi segni vengono appressi su qualsiasi cosa sia ben visibile lungo il cammino o, in alternativa, viene posto un paletto ad hoc.

Sebbene non siano frequentissimi, si trovano anche dei cartelli segnaletici indicanti la prossima destinazione e il numero di chilometri necessari a raggiungerla.

Rifornimenti

Ogni tappa del Fishermen’s Trail inizia e finisce presso un villaggio costiero. Sebbene siano mediamente molto piccoli, ognuno di questi paesi ospita almeno un mini mercado (un mini-market) presso cui è possibile rifornirsi dello stretto necessario per il giorno seguente. Durante ogni tappa non sono invece presenti punti di ristoro e non è possibile nemmeno rifornirsi d’acqua. Diviene quindi essenziale trasportarne almeno un paio di litri (d’inverno, molti di più verso l’estate) dalla partenza.

Alloggi

Unico aspetto negativo per gli amanti del thru-hiking è il divieto di campeggiare liberamente lungo l’intero percorso del Fishermen’s Trail. A dire il vero i punti adatti al campeggio lungo tutta la tratta sono davvero pochi e l’assenza di acqua potabile lungo la maggior parte dell’itinerario renderebbe assai difficile un approccio del tutto indipendente dai villaggi. I campeggi ufficiali sono invece economici (in inverno sotto i 10 euro per due persone e una tenda piccola) e ben attrezzati.

Vi sono campeggi a Porto Covo (Campsite Porto Covo), Vila Nova de Milfontes (Camping Milfontes), Zambujeira do Mar (Camping Villa Park Zambujeira) e in Odeceixe (Camping e Bungalows S. Miguel). L’unica tappa a rimanere “scoperta” per via dell’assenza di campeggi è la seconda, con arrivo in Almograve. È presente un ostello (HI Hostel Almograve) ma suggerisco di prenotare una stanza via AirBnB: risparmierete molti soldi e passerete una notte in una delle caratteristiche abitazioni della zona.

Tappe consigliate

Per la descrizione delle varie tappe (per altro non necessaria, non presentando particolari criticità a cui prestare attenzione), ma anche per molte altre informazioni, rimando al sito Rota Vicentina, consultabile il lingua portoghese, inglese, francese o tedesco.

Porto Covo – Vila Nova de Milfontes –> 20 km

Vila Nova de Milfontes – Almograve –> 15 km

Almograve – Zambujeira do Mar –> 22 km

Zambujeira do Mar – Odeceixe –> 18 km

Difficoltà

Sebbene possa sembrare un cammino estremamente semplice data la lunghezza limitata e la semplicità logistica, il Fishermen’s Trail non va sottovalutato. Queste le problematiche principali:

  • Esposizione –> la traccia del sentiero corre spesso a ridosso del limite di alte scogliere, sicuramente un problema non da poco per chi soffre di vertigini. Detto questo è bene precisare che nessun punto è così esposto o su fondo scivoloso da dover richiedere la presenza di punti d’assicurazione.
  • Dune di sabbia –> camminare a lungo sulla sabbia, spesso anche con discrete pendenze, risulta più stancante di quanto uno si possa immaginare. La velocità diminuisce e non è improbabile incorrere in infiammazioni tendinee o nella formazione di vesciche.
  • Vento –> il vento soffia spesso ad alta velocità, ma solitamente dall’oceano verso l’entroterra, quindi non dovrebbe aumentare le vostre probabilità di scivolare giù dalle scogliere!
  • Tempeste –> le tempeste oceaniche possono essere incredibilmente violente e pericolose. Non incamminatevi se è previsto qualcosa di più di una forte pioggia.
  • Onde –> la costa atlantica del Portogallo vanta onde tra le più alte al mondo. Se volete immergervi nelle fredde acque dell’oceano prestate attenzione ed evitate le aree ricche di scogli.

Clima

Il periodo ideale per percorrere il Fishermen’s Trail va da settembre a maggio. Durante l’estate le alte temperature, le spiagge affollate e i prezzi elevati degli alloggi potrebbero rendere il cammino una vera sofferenza. Durante l’inverno le temperature non scendono sotto i 10°C durante il giorno, ma la piovosità è maggiore rispetto ad altri periodi dell’anno. Sia in inverno che in primavera è raro che vi siano più giorni di cattivo tempo, è più probabile un’alternanza. In primavera si può godere delle incantevoli fioriture lungo il cammino.

Fai clic sulla tabella per visualizzare le medie delle condizioni meteorologiche di Almograve

Interesse naturalistico

Il Fishermen’s Trail è un percorso particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico sotto diversi aspetti:

  • Geologia –> L’intera costa sud-occidentale del Portogallo è stata (ed è tutt’ora) teatro di sconvolgimenti geologici che hanno profondamente inciso sull’aspetto e la varietà delle rocce che costituiscono le scogliere;
  • Flora –> La vegetazione lungo la costa è molto particolare con la presenza simultanea di specie tipicamente mediterranee (rosmarino, timo, ginepro) con altre caratteristiche di climi più freddi (brugo o erica selvatica) o desertici (diverse specie di piante grasse). Ben 27 specie di piante sono autoctone e definite rare o molto rare. Laddove siano riparate dal forte vento crescono alberi ad alto fusto come il pino domestico, il pino marittimo, la quercia da sughero, e specie infestanti come gli eucalipti e le acacie.
  • Fauna –> La fauna è molto interessante, con specie tipicamente mediterranee, oceaniche e africane. Tra i mammiferi spicca la presenza della genetta, della mangusta, del pipistrello d’acqua e del gatto selvatico. Tra gli uccelli, oltre agli abbondanti gabbiani e cormorani, sono presenti le cicogne (che, caso unico al mondo, nidificano sulle scogliere), il gheppio, il falco pellegrino, la gazza azzurra, la sula bassana e molti altri.

Vie di fuga

Ogni tappa del Fishermen’s Trail si conclude in un villaggio costiero. Ognuno di questi paesi può fungere da via di fuga, sebbene i trasporti pubblici non siano particolarmente presenti nella regione. L’intero itinerario non si discosta mai troppo dalla civiltà e anche nel mezzo di ogni tappa basta muoversi verso l’interno per raggiungere qualche strada sterrata e, seguendole, raggiungere un centro abitato (è conveniente però avere una mappa o un GPS).

Equipaggiamento

L’equipaggiamento ideale per percorrere il Fishermen’s Trail cambia ovviamente a seconda della stagione. Da ottobre a maggio, il periodo consigliato per percorrerlo, le differenze si riducono sensibilmente. Durante il giorno le temperature miti richiedono un abbigliamento leggero, sebbene si suggerisca l’uso di pantaloni lunghi per proteggere le gambe dagli arbusti e dai rovi. È altresì indispensabile avere con sé adeguate protezioni dalla pioggia (guscio impermeabile e sovra-pantaloni).

La criticità di questo percorso è rappresentata dal tipo di terreno, in alternanza continua tra sabbia e rocce a volte scivolose. Si consiglia quindi una scarpa da trail running con una buona suola che faccia presa su rocce bagnate. La scarpa farà sudare meno il piede, si asciuga velocemente e risulta semplice la rimozione della sabbia. Uno scarponcino sarebbe fuori luogo, sebbene potrebbe conferire un certo aiuto alla caviglia durante la marcia sulla sabbia. Consiglio quindi l’uso di cavigliere che fascino l’articolazione dandole sostegno. Sebbene in un modo o nell’altro la sabbia entrerà comunque nelle vostre scarpe, l’uso di una ghetta girocaviglia potrebbe risultare utile, meglio se è realizzata in materiale traspirante.

Durante i mesi invernali le temperature notturne possono scendere a pochi gradi sopra lo zero: chi volesse campeggiare deve quindi dotarsi di un sacco a pelo adeguato.

Accessori utili potrebbero essere i bastoncini da trekking, un para-orecchie e uno scaldacollo (per il vento), cappello e occhiali da sole (anche d’inverno possono risultare indispensabili).

Proteggete la vostra attrezzatura fotografica e la strumentazione elettronica all’interno di sacche impermeabili.

Altre informazioni

  • Valuta: euro (il costo della vita è leggermente più basso che in Italia)
  • Lingua: portoghese. Nella maggior parte dei campeggi, dei supermercati, dei ristoranti e degli ostelli vi è personale che parla anche inglese.
  • Rete telefonica: in Portogallo, come nel resto dell’UE, si applicano le stesse tariffe che avete in Italia secondo direttiva europea. Lungo il Fishermen’s Trail vi è segnale solo nei pressi dei centri abitati.


Alba in Lapponia durante la traversata delle Terre Alte dei Sami

Padjelantaleden

Il Padjelantaleden è un bellissimo percorso di circa 140 km che si sviluppa interamente in territorio svedese, diramandosi dal centro del più noto Kungsleden fino a raggiungere il confine con la Norvegia. Questo itinerario attraversa il Parco Nazionale di Padjelanta, con incredibili viste sul Parco Nazionale di Sarek.

Alba in Lapponia durante la traversata delle Terre Alte dei Sami

Chi dovrebbe percorrere il Padjelantaleden?

Il Padjelantaleden è il percorso ideale per coloro i quali volessero fare un trekking di più giorni in una delle aree più belle e varie della Lapponia svedese senza incorrere in difficoltà particolari o senza doversi limitare a singole sezioni del Kungsleden per mancanza di tempo. Sebbene sia un percorso piuttosto frequentato, non conosce ancora l’afflusso massivo di hikers che sta inondando la porzione settentrionale del Kungsleden, e permette quindi di assaporare ancora i grandi spazi nordici in una condizione di semi-isolamento.

Il Padjelantaleden è ideale anche per chi volesse viaggiare leggero, pernottando presso i rifugi che sono numerosi lungo il cammino.

Rispetto al Kungsleden il Padjelantaleden permette una conoscenza più intima con il popolo Sami, essendo molti rifugi da loro gestiti (anziché dall’STF svedese) e grazie al fatto che il sentiero passa in prossimità di alcuni villaggi, presso i quali è anche possibile comprare pesce fresco e pane locale.

Come arrivare

Il Padjelantaleden può essere iniziato partendo dal centro abitato di Kvikkjokk nel sud, o di quello di Ritsem a nord.

Si suggerisce di iniziare a Kvikkjokk e di ultimare il percorso presso Ritsem.

Raggiungere Kvikkjokk richiede una buona dose di pazienza, di tempo a disposizione e la disponibilità ad effettuare diversi cambi. Cliccando sulla mappa è possibile visualizzare le diverse opzioni di viaggio.

Fai clic sulla mappa per visualizzare le opzioni di viaggio

Il viaggio da Ritsem per tornare a Stoccolma è più semplice. Si consiglia di prendere il treno notturno alla stazione di Gallivare. Cliccando sulla mappa è possibile visualizzare le diverse opzioni di viaggio.

Fai clic sulla mappa per visualizzare le diverse opzioni di viaggio

Itinerario

Il Padjelantaleden ha una lunghezza complessiva di circa 140 km e il suo tracciato originale è indicato nella mappa. Il percorso può essere modificato nella sua porzione terminale seguendo una variante che rientra nel Nordkalottleden e che sarà descritta nella pagina relativa a questo thru-hike. Il percorso viene completato normalmente in 9-10 tappe, ma un forte camminatore lo può completare in 4 giorni. I dislivelli sono sempre molto contenuti, mai sopra i 500 metri per tappa.

Sebbene possa essere percorso in entrambe le direzioni, consiglio di percorrerlo da sud verso nord, per la maggiore spettacolarità della porzione settentrionale del territorio attraversato.

Per la navigazione suggerisco l’acquisto di questa mappa topografica: Fjallkartan BD10 Sarek nationalpark.

    • Tappa 1: da Kvikkjokk a Njunjesstugan –> 12 km
    • Tappa 2: da Njunjesstugan a Sammarlappastugan –> 20 km
    • Tappa 3: da Sammarlappastugan a Tuottarstugorna –> 26 km
    • Tappa 4: da Tuottarstugorna a Staloluokta –> 19 km
    • Tappa 5: da Staloluokta a Ladejakkastugan –> 22 km
    • Tappa 6: da Ladejakkastugan a Kisurisstugan –> 23 km
    • Tappa 6b: Variante “Nordkalottleden”
    • Tappa 7: da Kisurisstugan a Akkastugorna – Ritsem –> 16 km

Segnaletica

Il Padjelantaleden sfrutta un sistema di segnaletica simile a quello del Kungsleden: ai pochi cartelli segnaletici si sommano numerosi segni di vernice (rossa o arancione) in punti particolarmente visibili lungo il sentiero e “omini di pietra” nelle aree di tundra o in quelle più rocciose. A parte in corrispondenza di un paio di guadi, è però pressoché impossibile perdere la traccia.

Rifornimenti

L’acqua non è un problema in Lapponia. Quando prelevata da un corso d’acqua e non da pozze stagnanti, è perfettamente potabile e non richiede alcun tipo di purificazione.

Presso le hut del Badjelánnda Laponia Turism vengono venduti generi alimentari sia locali (carne di salmone e renna affumicate, pane tipico, etc), che internazionali (pasta, biscotti, dolci), ma la disponibilità può variare grandemente durante la stagione di apertura.

A Staloluokta, presso il Parfas Kiosk, è possibile fare rifornimento di generi alimentari con prodotti tipici locali e/o con alimenti più “da supermercato”.

Al 2017 solo la hut di Sammarlappastugan, tra quelle gestite dall’STF, ha un negozio di alimentari.

Il mio consiglio è di rifornirsi con 2-3 giorni di viveri presso Sammarlappastugan e Staloluokta, integrando con quanto venduto nelle hut Sami lungo il percorso.

Alloggi

Innanzitutto ricordo con piacere che lungo tutto il Padjelantaleden è possibile campeggiare liberamente. Per chi volesse invece pernottare all’interno di un rifugio, o di usufruirne i servizi campeggiandovi nei pressi, il Padjelantaleden è il percorso ideale, con i suoi 9 rifugi e tre mountain stations ai punti d’inizio, d’arrivo e presso il villaggio Sami di Staloluokta, a circa metà strada.

I rifugi (hut in inglese, stugorna nel dialetto sami locale) hanno dimensioni medio-piccole, letti a castello, cucina comune e riscaldamento tramite stufe a legna. Mancano di elettricità e acqua corrente (l’acqua viene raccolta in grandi secchi da fiumi o laghi presenti nei pressi della hut). I servizi igienici sono costituiti da una latrina posta ad una certa distanza dai dormitori. Le hut più grandi hanno anche un piccolo edificio deputato a sauna e solitamente un piccolo negozio di alimentari. Lungo il Padjelantaleden le hut sono gestite da due enti:

STF: è l’ente del turismo svedese; i soci STF hanno riduzioni significative nel costo di pernottamento e non pagano l’usufrutto della cucina durante l’ora di pranzo. Per divenire soci è sufficiente compilare un modulo e pagare circa 40 euro presso una qualsiasi hut STF. I soci STF hanno anche agevolazioni economiche per la maggior parte dei traghetti.

Il prezzo di pernottamento per i non soci è di 460 SEK (circa 46 euro), 360 SEK (circa 36 euro) per i soci. Campeggiare nei pressi del rifugio utilizzandone i servizi (gabinetti e cucina) costa 200 SEK (circa 20 euro) per i non soci, 100 SEK (circa 10 euro) per i soci. L’uso della cucina durante il giorno costa 100 SEK per i non soci.

Badjelánnda Laponia Turism: è un ente turistico gestito dai Sami della regione del Padjelanta. I rifugi, sebbene non dissimili da quelli dell’STF dal punto di vista dei servizi offerti, sono più belli e con cabine da 4-6 posti letto ciascuna. Diversamente dai rifugi STF il riscaldamento è solitamente a gas e non a legna. Il prezzo di pernottamento per adulto è di 360 SEK (circa 36 euro), 120 SEK (circa 12 euro) per il campeggio con servizi. La mountain station di Staloluokta è più cara, e il pernottamento costa 440 SEK (circa 44 euro). Laddove non sia presente un custode, il pagamento deve essere effettuato via bonifico bancario secondo le istruzioni che troverete all’interno delle cabine.

Le mountain stations sono più grandi dei rifugi, hanno acqua corrente, elettricità e riscaldamento centralizzato. Le due mountain stations di Ritsem e Kvikkjokk vendono anche generi alimentari, quella di Staloluokta no. In tutte e tre le stazioni è presente anche la sauna.

Case Sami sul lago in Lapponia durante la traversata delle Terre Alte dei Sami

Tappe consigliate

L’itinerario è corredato di traccia GPS (scaricabile dal link che si apre cliccando sulla mappa) ma quest’ultima deve essere utilizzata solo come indicazione approssimativa: la navigazione dovrà sempre essere affidata alla presenza di cairns, di una traccia chiara o all’individuazione dei passaggi più semplici, o più in generale al buonsenso.

Fai clic sulla mappa per visualizzare il percorso

Tappa 1: da Kvikkjokk a Njunjesstugan –> 12 km

Tappa breve, di soli 12 km, ma che comprende anche un trasferimento in barca da concordare con Bjorn, contattabile telefonicamente chiedendo il numero alla Mountain Station di Kvikkjokk. Il tragitto in barca nel delta di Kvikkjokk è molto suggestivo e Bjorn (ma anche sua moglie) è un gradevole cicerone. Dall’attracco si diparte un facile e sempre evidente sentiero quasi totalmente in mezzo al bosco. Si superano aree a differente composizione arborea. Si esce dal bosco in prossimità della hut di Njunjes, splendidamente collocata e con una magnifica vista a 360°.

Tappa 2: da Njunjesstugan a Sammarlappastugan –> 20 km

Da Njunjes si raggiunge la vicina hut di Tarrekaise attraverso un bosco umido, con alcuni tratti ripidi e fangosi. La vegetazione comprende fitte aree a felci. Da Tarrekaisestugan il percorso si fa più vario, con tratti aperti a spettacolari viste sul Sarek e sulla valle del Tarradalen. Il percorso costeggia il fiume Tarraatno fino a raggiungere la hut di Sammarlappastugan, visibile solo all’ultimo momento.

Tappa 3: da Sammarlappastugan a Tuottarstugorna –> 26 km

È una tappa impegnativa, che può essere facilmente divisa in due pernottando presso Tarraluoppastugorna, a 15 km da Sammarlappastugan. Con questa tappa si entra ufficialmente nel Padjelanta (le “Terre Alte” in lingua Sami): si abbandonano in breve le foreste e si attraversa la tundra. Da Tarraluoppastugorna si risale un pendio piuttosto ripido per un totale di circa 300 metri di dislivello, quindi si prosegue in un facile sali-scendi tra numerosi specchi d’acqua fino a giungere a Tuottarstugorna, anche in questo caso visibile solo all’ultimo momento, collocata in un meraviglioso contesto di tundra e laghi.

Tappa 4: da Tuottarstugorna a Staloluokta –> 19 km

Questa tappa si svolge per lo più in discesa e in falsopiano, attraversando un’area ad ampio respiro e popolata da numerosi branchi di renne. Staloluokta sorge ai margini meridionali del lago Virihaure, e permette viste stupende sulle montagne norvegesi aldilà del grande specchio d’acqua.

Tappa 5: da Staloluokta a Ladejakkastugan –> 22 km

È forse una delle tappe più belle dell’intero Padjelantaleden, in grado di regalare viste meravigliose dapprima sull’intero lago Virihaure, e poi su quello di Vastenjaure. Da Staloluokta il sentiero aggira il massiccio dello Stuor Dijdder risalendone il fianco orientale e discendendo a nord fino a raggiungere la hut di Arasluokta (10 km da Staloluokta) presso cui è conveniente fare la pausa pranzo. Superato il ponte sul fiume Mielladno, il sentiero risale per 300 metri di dislivello il fianco orientale del monte Allak, discendendo quindi in modo deciso verso il fiume Ladejakka e l’omonima hut.

Tappa 6: da Ladejakkastugan a Kisurisstugan –> 23 km

Da Ladejakka il sentiero contorna il promontorio di Loadasj fino a raggiungere due lunghi ponti. Attraversandoli si lascia il Padjelantaleden per il Nordkalottleden (variante descritta qui sotto). Proseguendo lungo il sentiero, sempre a ridosso o in vista del corso d’acqua che unisce i tre laghi Vastenjaure, Sallohaure e Kutjaure. Lasciatosi quest’ultimo alla propria sinistra ci si addentra nuovamente nelle foreste e si raggiunge il rifugio di Kisuris.

Tappa 6b: Variante “Nordkalottleden”

Questa variante abbandona il tracciato del Padjelantaleden per seguire il Nordkalottleden. Anche seguendo questo itinerario si arriva a Ritsem attraversando l’Akkajaure grazie al traghetto, da prendere però presso Vaisaluokta. La lunghezza complessiva della variante è la stessa del tracciato originario, il dislivello è maggiore, ma i panorami sono decisamente più interessanti. Partendo da Ladejakka, anziché terminare la tappa presso Kisurisstugan, con la stessa lunghezza di percorso si giunge al rifugio di Kutjaurestugan. Sia presso questo rifugio che a Vaisaluokta non vi sono viveri in vendita. Da Kutjaurestugan a Vaisaluokta la distanza è di circa 17 km e s’incontra a circa metà strada uno shelter molto piccolo ma confortevole. Attenzione nella fase di discesa verso Vaisaluokta: il sentiero è a tratti molto ripido e scivoloso in caso di terreno bagnato.

Fai clic sulla mappa per visualizzare il percorso

Tappa 7: da Kisurisstugan a Akkastugorna – Ritsem –> 16 km

L’ultima tappa del Padjelantaleden si svolge nel folto di una foresta, sotto l’imponente mole del monte Ahkka, tra i più alti di Svezia (1963 m). Purtroppo la visuale è spesso impedita dagli alberi, con il contraltare di lasciare sbigottiti una volta raggiunta Akkastugorna e il margine del lago Akkajaure. Il traghetto per Ritsem parte da Anonjalme, ad un paio di chilometri di distanza da Ahkkastugorna.

Gli orari del traghetto per Ritsem sono i seguenti:

Dal 28/6 al 2/7 –> 09.40, 14.40
Dal 3/7 al 23/7 –> 08.55, 12.00, 14.40
Dal 24/7 al 3/9 –> 08.25, 12.00, 18.15
Dal 4/9 al 10/9 –> 08.25, 18.15

Difficoltà

Per un escursionista mediamente preparato questo itinerario non presenta alcun pericolo degno di nota. È importante fare attenzione alla segnaletica per evitare di perdersi, e in ogni caso è consigliabile avere con sé un GPS con la traccia del percorso pre-caricata. I pochi guadi necessari non rappresentano un vero pericolo essendo il livello dell’acqua sempre più basso del ginocchio. È necessario essere preparati in caso di mal tempo con il giusto equipaggiamento.

Clima

Il periodo migliore per camminare lungo il Padjelantaleden va dalla metà di agosto alla metà di settembre. In questo periodo le zanzare sono quasi tutte scomparse (possono essere una vera piaga a luglio), le giornate sono ancora lunghe, le precipitazioni meno frequenti, i guadi più semplici e il paesaggio si tinge di rosso. Bisogna però considerare che in questo arco temporale le temperature possono scendere di diversi gradi sotto lo zero durante la notte. Sebbene non sia possibile vedere il “sole di mezzanotte”, dai primi di settembre si comincia ad apprezzare l’aurora boreale.

La stagione estiva va da metà giugno a metà settembre; al di fuori di questo periodo la copertura nevosa del sentiero potrebbe essere importante.

Vie di fuga

In questa sezione non vi sono vie di fuga.

Equipaggiamento

Se non siete già passati ad un equipaggiamento ultraleggero il Padjelantaleden potrebbe essere l’itinerario adatto per rinnovare il vostro guardaroba per le escursioni! Se viaggerete leggeri avrete meno rischi di distorsioni, vi godrete di più gli splendidi paesaggi e incrementerete le probabilità di raggiungere il traguardo senza mollare a metà del cammino.

A seconda del periodo dell’anno l’equipaggiamento dovrà necessariamente cambiare ma le indicazioni per il periodo estivo sono le seguenti: vestitevi a strati, considerando che le temperature saranno mediamente tra i 6 e i 12 gradi, ma che frequentemente posso scendere a 0° o salire fino ad oltre 25°. Una giacca impermeabile è d’obbligo, ed essendo principalmente un ambiente umido rimando a questo articolo e al suo seguito per quanto riguarda calzature e altri accorgimenti relativi all’equipaggiamento. Per il riparo consiglio una tenda ultraleggera o, per chi fosse già esperto, un tarp. Come sacco a pelo suggerisco l’uso di un sacco con temperatura di comfort di 0-5° e, possibilmente, di un approccio modulare (spiegato in questo articolo). I bastoncini da trekking vi risulteranno utili in diverse occasioni, ma non sono certamente indispensabili. È bene avere con se una bussola (conoscendo la correzione della declinazione) e una mappa (scala 1:50000 o persino 1:100000 andranno benissimo), sebbene la navigazione sia davvero banale e il rischio di perdersi minimo.

Altre informazioni

  • Lingua: la lingua ufficiale è lo svedese, ma la quasi totalità degli svedesi capisce e parla fluentemente l’inglese. La Lapponia è però il territorio dei Sami e la toponomastica è interamente nella loro lingua. La maggior parte dei Sami conosce lo svedese, pochi l’inglese. E’ utile conoscere il significato di alcune parole sami, che permetteranno di interpretare più facilmente le mappe topografiche:
    • stuga, stugan, stugorna –> rifugio, bivacco, riparo di emergenza
    • jakka, jokka –> fiume, torrente
    • jaure, javri, javrrie –> lago
    • tjakka, cohkka, tjahkka, tjahke –> montagna, vetta
  • Rete telefonica: in massima parte nell’area attraversata dal Padjelantaleden non vi è copertura telefonica, sebbene questa sia presente talvolta nei punti più elevati del percorso. La connessione ad internet va di pari passo alla copertura telefonica. Da giugno 2017 il costo di chiamata e di navigazione internet è il medesimo che in territorio italiano.


Giacca Uomo Hybrid Simond

La giacca uomo hybrid di Simond, venduta da Decathlon, è fondamentalmente una giacca soft-shell che presenta delle imbottiture in ovatta nei punti dove questa può risultare più necessaria (busto, schiena e parte alta delle braccia). È una giacca ideata per l'alpinismo, e presenta alcune caratteristiche interessanti a riguardo:

  1. le tasche sono molto ampie e possono essere aperte anche indossando un imbrago;
  2. il cappuccio è sufficientemente attillato da consentire un buon confort indossando il casco;
  3. la zip ha un doppio cursore che facilita l'accesso all'imbrago;
  4. è presente una mascherina che può essere indossata per proteggere il viso dal vento.
Con la Giacca Uomo Hybrid di Simond durante la Grande Traversata della Lapponia

La giacca pesa circa 450 grammi ed è facilmente comprimibile. Il tessuto esterno è idrorepellente e protegge da una leggera pioggia. Indossata sopra ad un intimo tecnico conferisce un buon confort termico fino ad una temperatura di 3-4°C. Esiste una versione femminile di questa giacca.

In una giornata di sole in pieno inverno, a 2000 m slm, conferisce un isolamento termico perfetto

Valutazione complessiva

Raramente sono completamente soddisfatto da un componente del mio equipaggiamento, ma questo è il caso della Giacca Uomo Hybrid di Simond. Mi ha accompagnato nelle spedizioni in Scozia, in Lapponia e sulle Alpi, e non mi ha mai deluso. Le tasche, studiate per l'uso con l'imbrago, sono perfette anche quando si indossa uno zaino allacciato con la cintura ventrale. La traspirabilità è più che soddisfacente, la protezione dal vento ottima e la capacità termica adatta alla maggior parte delle condizioni incontrate nel nord Europa o sulle montagne di casa. La mascherina, davvero utile, richiede di aprire la zip a metà petto e di rimuovere il cappuccio (momentaneamente) per essere indossata, e questo è realmente l'unica nota negativa che posso imputare a questa giacca. Il prezzo, circa 60 euro, è davvero buono per una giacca versatile e resistente. Consigliatissima.

Con la Giacca Uomo Hybrid di Simond durante la traversata delle Highlands scozzesi

 


Giacche

In questa sezione tratteremo 4 tipologie di giacca, quelle più utili nella pratica del thru-hiking e del trekking.

Giacca soft-shell

Il Soft Shell è una tipologia di tessuto relativamente recente, che ha incontrato un repentino successo come materiale per giacche da escursionismo. Il Soft Shell è prodotto unendo tre strati (solitamente di poliestere) aventi differenti proprietà. Le giacche in questo materiale rappresentano un ottimo compromesso tra calore, traspirabilità e protezione da vento e pioggia. Le giacche soft-shell sono idrorepellenti (non impermeabili), quindi consentono di rimanere asciutti sotto una pioggia leggera, ma non sono adatte come protezione da una pioggia intensa o prolungata. La loro principale funzione è quella di proteggere efficientemente dal vento senza bagnarsi a causa della propria traspirazione. Il Soft Shell è un tessuto dotato di una buona elasticità e resistenza alle abrasioni, e le giacche in questo materiale risultano particolarmente adatte nella pratica alpinistica. Idealmente una giacca soft-shell si indossa sopra a un intimo termico e, se ve ne fosse bisogno, ad un pile leggero. Va quindi acquistata una giacca che vesta bene, non troppo stretta, non troppo larga.

Nella pratica del thru-hiking risulta essere un ottimo indumento, in grado di rispondere alla maggior parte delle esigenze dell'escursionista.

 

Giacca anti-vento

Sebbene abbiano una funzione simile alle precedenti, le giacche anti-vento non hanno funzione di termoregolazione, e risultano quindi più leggere. Il tessuto con cui sono fatte è solitamente poco traspirante, ragione per cui sono ideate con inserti in tessuto altamente traspirante nei punti più critici. La loro funzione è di proteggere l'escursionista dal vento nelle aree esposte, non durante tutto il percorso, e possono essere ripiegate nello zaino occupando pochissimo volume e pesando davvero poco. Devono essere acquistate leggermente più larghe, in modo da poter indossare al di sotto degli indumenti caldi per facilitare la propria termoregolazione.

Ideali per la corsa in montagna, per lo speed-hiking e per l'alpinismo in assenza di precipitazioni, le giacche anti-vento non conferiscono alcun vero vantaggio per il thru-hiker, che vi preferirà un soft-shell e un guscio impermeabile.

 

Guscio impermeabile

Con guscio impermeabile, o Hard Shell, si intendono tutti quegli indumenti atti a proteggere l'escursionista da pioggia, vento e neve. Rientrano in questa categoria le giacche impermeabili, i poncho e le mantelle.

Di giacche impermeabili ve ne sono di diversi tipi, ma possiamo racchiuderle nelle macrocategorie DWR (durable water repellent) e Gore-Tex-like. Le prime vengono impregnate con sostanze (solitamente fluoropolimeri o siliconi) che conferiscono al capo una notevole idrorepellenza, le seconde invece risultano essere impermeabili e traspiranti grazie ad una sovrapposizione di diversi tessuti. Per chi volesse capirne un po' di più e salvarsi dalle logiche di mercato può leggere questo articolo. In generale le giacche DWR risultano essere più leggere e meno costose delle Gore-Tex-like, ma meno resistenti all'abrasione e meno calde.

I poncho sono costituiti in materiale impermeabile non traspirante e proteggono la testa e il busto dell'escursionista. Sebbene possano proteggere dalla pioggia anche lo zaino, la loro stuttura risulta inadatta in caso di vento intenso e non proteggono efficientemente le braccia.

Le mantelle sono simili ai poncho, ma solitamente possiedono delle maniche con cui proteggere dalla pioggia le braccia, e sono molto lunghe, conferendo protezione anche alle gambe. Il contraltare è la loro traspirabilità davvero minima e l'ingombro elevato.

Al thru-hiker consiglio assolutamente l'acquisto di una buona giacca DWR, che andrà trattata con uno spray siliconico per rinnovarne l'impermeabilità prima di ogni viaggio. La giacca andrà acquistata larga, in modo da poter indossarvi sotto altri indumenti, compreso un piumino nel caso le temperature siano rigide (il piumino non deve essere compresso per espletare efficientemente la propria funzione).

 

Piumino

Il piumino è una giacca imbottita di piume d'oca o anitra. A patto di un'elevata quantità e qualità dell'imbottitura, il piumino permette un'efficiente termoregolazione anche a temperature molto rigide. Deve poter essere indossato sotto il proprio guscio impermeabile, in quanto non è idrorepellente, e anzi perde la sua capacità di protezione termica una volta bagnato.

Un buon piumino deve far parte del corredo di indumenti del thru-hiker. Deve quindi essere sufficientemente leggero e comprimibile per essere trasportato senza fatica e risulterà inoltre un ottimo complemento al proprio sacco a pelo in notti particolarmente fredde.

Guscio impermeabile (blu) a proteggere dalla neve il piumino (verde)

Hiker che cammina in un altopiano lungo il Kungsleden

Kungsleden: introduzione e info

Il Kungsleden, Sentiero del Re in italiano, è probabilmente il più famoso dei lunghi trekking scandinavi. Questo hike di 440 km connette i due estremi della regione di Lapponia in Svezia, dal villaggio di Abisko nel nord, a quello di Hemavan a sud.
Il percorso verrà presentato sotto forma di 5 sezioni, ognuna di circa 100 km, facilmente completabili in un arco di tempo che va dai 3 ai 7 giorni. Ogni sezione inizia e finisce presso un centro abitato raggiungibile con i trasporti pubblici (sebbene alcune località non sono ben servite) e in cui è possibile fare rifornimento di generi alimentari.

Porta d'ingresso al Kungsleden

Perché percorrere il Kungsleden?

Il Kungsleden è il sentiero a lunga percorrenza ideale per l’escursionista mediamente esperto che voglia affacciarsi al mondo del thru-hiking. Gli splendidi paesaggi, i grandi spazi e la numerosa fauna selvatica saranno in grado di soddisfare gli amanti della natura.
La presenza di numerose hut, di apposita segnaletica e di ottime tracce di sentiero riducono il rischio di perdersi, rendendolo quindi piuttosto sicuro e alla portata anche di chi non sia un super esperto.

Come arrivare

E’ possibile connettersi al Kungsleden in corrispondenza dei seguenti centri abitati: Abisko, Nikkaluokta, Saltoluokta, Kvikkjokk, Jakkvik, Adolfsstrom, Ammarnas e Hemavan. Nonostante questi punti di appoggio sembrino numerosi, solo Abisko, Kvikkjokk e Hemavan sono efficientemente collegati mediante mezzi pubblici, negli altri casi è possibile dover aspettare qualche giorno prima di riuscire a prendere un autobus diretto ad un centro abitato di maggior rilevanza.

La maggior parte degli escursionisti inizia il Kungsleden partendo dall’Abisko Turistation, stazione turistica a qualche chilometro di distanza dal villaggio di Abisko. E’ possibile raggiungerla mediante treno o autobus, le cui fermate sono a poche centinaia di metri dall’inizio del sentiero. Dall’Italia è conveniente prendere un volo per Stoccolma e da qui utilizzare il treno notturno per Abisko. Alternativamente da Stoccolma è possibile prendere un volo interno per Kiruna, la principale città della Lapponia svedese, e dall’aeroporto (estremamente minimale) raggiungere l’Abisko Turistation via bus. Presso l’Abisko Turistation potrete acquistare materiale necessario all’escursione (bombole di butano-propano, mappe, insetticida, etc.) o soggiornare per la notte (conviene prenotare per tempo, specie se il pernottamento è programmato per il periodo estivo).

Per raggiungere Hemavan è sufficiente scendere dal treno notturno presso Umeå e da lì prendere un autobus.

Fai clic sulla mappa per visualizzare le opzioni di viaggio
Fai clic sulla mappa per visualizzare le opzioni di viaggio

Itinerario

Lungo circa 440 km, il Sentiero del Re attraversa la Lapponia svedese da Nord a Sud. Può essere convenientemente suddiviso in 5 sezioni che possono essere percorse individualmente. Ogni sezione ha le sue peculiarità e alcune risultano più impegnative di altre.

Fai clic sulla mappa per visualizzare il percorso

Segnaletica

Il Kungsleden presenta 3 principali forme di segnaletica: i cartelli, generalmente in legno, sono solitamente disposti all’incrocio con altri sentieri e indicano direzione, nome della meta e chilometri da percorrere per raggiungerla; i segnavia, rappresentati da pietre, “omini” di pietra o alberi su cui è evidente una traccia di vernice rossa (attenzione che questo tipo di segnaletica è comune anche ad altri sentieri); la terza forma di segnaletica è rappresentata da alti pali alla cui sommità spicca una croce rossa. Queste croci indicano il percorso invernale che, sebbene sia in buona parte sovrapponibile al percorso estivo, in alcuni tratti attraversa ampie torbiere e terreni poco adatti ad essere attraversati a piedi.

Rifornimenti

Il Lapponia l’acqua non è un problema! Il Kungsleden incontra numerosi corsi d’acqua e laghi presso cui è facile rifornirsi di acqua potabile. Dove l’acqua è in movimento si può essere ragionevolmente sicuri della sua potabilità, sebbene sia prudente avere con sé delle pastiglie potabilizzanti o dei filtri. Alcuni anni fa vi è stata infatti una moria di lemming (comuni roditori simili a dei criceti) che ha contaminato la maggior parte dei corsi d’acqua causando non pochi problemi agli escursionisti. In ogni caso la bollitura rimane la tecnica migliore per evitare spiacevoli inconvenienti.

Il rifornimento di alimentari è invece più problematico e richiede un’attenta pianificazione. Alcuni rifugi possiedono dei mini negozi in cui è possibile comprare del cibo ma, specie nei periodi di massima affluenza turistica, è possibile che le scorte siano estremamente limitate.

Nei centri abitati che si incontrano lungo il sentiero (precedentemente elencati) la situazione può non essere migliore. Il consiglio è di trasportare viveri per circa sette giorni, e di rifornirsi laddove possibile.

Alloggi

Escludendo i pochi camping e bed&breakfast privati, le principali strutture ricettive lungo il Kungsleden sono gestite dall’STF, l’associazione svedese per il turismo. Si posso trovare tre tipi di strutture:

  1. Mountain Station –> localizzate nei principali centri abitati attraversati dal Kungsleden, sono strutture medio-grandi simili ad ostelli, con acqua corrente, riscaldamento centralizzato, elettricità, servizi igienici (spesso è presente anche la sauna), cucina in comune e, solitamente, un piccolo negozio di alimentari.
  2. Hut –> sono l’equivalente dei nostri rifugi di montagna. Con l’eccezione del tratto Kvikkjokk – Jakkvik, vi è una hut ogni 10 – 25 km lungo il Kungsleden. Hanno dimensioni medio-piccole, letti a castello, cucina comune e riscaldamento tramite stufe a legna. Mancano di elettricità e acqua corrente (l’acqua viene raccolta in grandi secchi da fiumi o laghi presenti nei pressi della hut). I servizi igienici sono costituiti da una latrina posta ad una certa distanza dai dormitori. Le hut più grandi hanno anche un piccolo edificio deputato a sauna e un minimo negozio di alimentari. Tutte le hut sono gestite da un volontario STF, che ha il compito di raccogliere le quote di pernottamento e di illustrare ai visitatori le “regole” per un corretto soggiorno nella hut.
  3. Shelter –> si tratta di hut minimali, essenzialmente un riparo dal cattivo tempo, e presentano al loro interno un paio di panche e una stufa (la legna potrebbe non essere presente). La maggior parte degli shelter hanno anche una latrina posta a poca distanza. Non sono gestite e il pernottamento notturno dovrebbe essere evitato, servendo solo nei casi di emergenza. In caso di pernottamento bisogna pagare una quota (solitamente molto inferiore a quella delle hut) al gestore della prima hut che s’incontrerà lungo il proprio cammino.

Tappe consigliate

Le tappe consigliate sono indicate nelle specifiche pagine delle singole sezioni. Sono pensate per l’escursionista medio, per cui è possibile percorrerne più di una nello stesso giorno, ma è bene fare attenzione se sono previsti attraversamenti in barca.

Difficoltà

Il Kungsleden è un percorso che sta sperimentando un aumento dei visitatori incredibile anno dopo anno. Se un numero di escursionisti elevato “rovina” in parte il fascino della sua natura selvaggia, d’altro canto ha permesso uno sviluppo dell’area, sia dal punto di vista delle strutture ricettive che del mantenimento e della gestione del sentiero. I pericoli e le difficoltà sono state quindi ridotte notevolmente, e il Kungsleden può oggigiorno essere percorso da chiunque sia sufficientemente preparato. L’unico fattore davvero critico da considerare è che le vie di fuga sono rare e distano l’una dall’altra anche giorni di cammino. Evitate di farvi male!

  • Clima –> l’estate lappone è molto breve e se ci si trova sul cammino troppo presto o troppo tardi rispetto alla stagione estiva non è raro incontrare condizioni climatiche tipicamente invernali. Sui passi di montagna può nevicare anche in piena estate e può esserci neve sul terreno.
  • Guadi –> sebbene lungo il Kungsleden i corsi d’acqua da guadare siano relativamente pochi e semplici, è bene fare attenzione dopo giorni di forti piogge, quando fiumi e torrenti subiscono piene improvvise. Prestate inoltre attenzione allo stato dei ponti: in certi casi è preferibile bagnarsi i piedi.

  • Animali –> il Kungsleden attraversa alcune aree abitate da animali potenzialmente pericolosi come l’orso, il lupo e il ghiottone. Tutti e tre questi animali sono estremamente schivi e sarà già un vero colpo di fortuna poterli avvistare. Più pericolosa può essere l’alce, nel caso vi percepisse come un pericolo per il proprio cucciolo e non vedesse vie di fuga possibili. Anche in questo caso però, l’incontro con un’alce non è affatto comune, nonostante siano numericamente abbondanti. Nonostante non siano davvero pericolose, le zanzare della Lapponia sono senza dubbio la più grande seccatura che troverete lungo il vostro cammino.

  • Orientamento –> non è facile perdersi lungo il Kungsleden! La traccia è sempre evidente e la segnaletica abbondante. Alcune sezioni poco frequentate e in cui la traccia da seguire appariva meno ovvia, sono ora in attiva manutenzione, rendendo quindi la navigazione davvero elementare.
  • Laghi –> alcuni laghi lungo il Kungsleden non possono essere facilmente aggirati e devono quindi essere attraversati con una barca. L’attraversamento con la barca a remi può essere un’attività pericolosa in caso di cattivo tempo. Per chi non amasse vogare o non volesse correre rischi in acqua, in tutti i laghi attraversati dal Kungsleden è possibile essere traghettati (pagando) dalla parte opposta mediante una barca a motore da parte di un locale (solitamente vengono fatti due viaggi al giorno, e gli orari possono variare).

Clima

La Lapponia svedese è caratterizzata da un’estate breve che dura da metà giugno a fine agosto. In questo periodo di tempo la temperatura media si assesta attorno ai 10°C, con ampie fluttuazioni, in particolare a seconda della quota: gli altipiani possono spesso scendere a temperature attorno allo zero mentre valli interne protette dal vento possono risultare sensibilmente più calde. Negli ultimi anni la temperatura media sta crescendo molto velocemente.

La piovosità è piuttosto elevata ma durante l’estate è raro che superi il livello di una tenue pioggerellina. Già a settembre possono avvenire le prime nevicate.

Il periodo migliore per percorrere il Kungsleden è da agosto a metà settembre.

Vie di fuga

Le vie di fuga sono in corrispondenza dei villaggi attraversati. Siccome possono distare diversi giorni di cammino, è bene portare con sé un dispositivo per attivare i soccorsi in caso di necessità.

Equipaggiamento

Se non siete già passati ad un equipaggiamento ultraleggero il Kungsleden potrebbe essere l’itinerario adatto per rinnovare il vostro guardaroba per le escursioni! Se viaggerete leggeri avrete meno rischi di distorsioni, vi godrete di più gli splendidi paesaggi e incrementerete le probabilità di raggiungere il traguardo senza mollare a metà del cammino.

A seconda del periodo dell’anno l’equipaggiamento dovrà necessariamente cambiare ma le indicazioni per il periodo estivo sono le seguenti: vestitevi a strati, considerando che le temperature saranno mediamente tra i 6 e i 12 gradi, ma che frequentemente posso scendere a 0° o salire fino ad oltre 25°. Una giacca impermeabile è d’obbligo, ed essendo principalmente un ambiente umido rimando a questo articolo e al suo seguito per quanto riguarda calzature e altri accorgimenti relativi all’equipaggiamento. Per il riparo consiglio una tenda ultraleggera o, per chi fosse già esperto, un tarp. Come sacco a pelo suggerisco l’uso di un sacco con temperatura di comfort di 0-5° e, possibilmente, di un approccio modulare (spiegato in questo articolo). I bastoncini da trekking vi risulteranno utili in diverse occasioni, ma non sono certamente indispensabili. E’ bene avere con se una bussola (conoscendo la correzione della declinazione) e una mappa (scala 1:50000 o persino 1:100000 andranno benissimo), sebbene la navigazione sia davvero banale e il rischio di perdersi minimo.

Altre informazioni

  • Valuta: corona svedese. In alcune hut è possibile pagare anche via POS e carta di credito ma non è il caso di basarsi solo su questo ed è bene dotarsi di un buon ammontare di contante.
  • Lingua: la lingua ufficiale è lo svedese, ma la quasi totalità degli svedesi capisce e parla fluentemente l’inglese. La Lapponia è però il territorio dei Sami e la toponomastica è interamente nella loro lingua. La maggior parte dei Sami conosce lo svedese, pochi l’inglese. Durante l’intero corso del Kungsleden si attraversano tre aree linguistiche Sami, che presentano differenze dialettali tra loro. E’ utile conoscere il significato di alcune parole, che permetteranno di interpretare più facilmente le mappe topografiche:
    • stuga, stugan, stugorna –> rifugio, bivacco, riparo di emergenza
    • jakka, jokka –> fiume, torrente
    • jaure, javri, javrrie –> lago
    • tjakka, cohkka, tjahkka, tjahke –> montagna, vetta
  • Rete telefonica: In massima parte nell’area attraversata dal Kungsleden non vi è copertura telefonica, sebbene questa sia presente nei pressi dei centri abitati o, talvolta, nei punti più elevati del percorso. La connessione ad internet va di pari passo alla copertura telefonica. Da giugno 2017 il costo di chiamata e di navigazione internet è il medesimo che in territorio italiano.