Alba in Lapponia durante la traversata delle Terre Alte dei Sami

Padjelantaleden

Il Padjelantaleden è un bellissimo percorso di circa 140 km che si sviluppa interamente in territorio svedese, diramandosi dal centro del più noto Kungsleden fino a raggiungere il confine con la Norvegia. Questo itinerario attraversa il Parco Nazionale di Padjelanta, con incredibili viste sul Parco Nazionale di Sarek.

Alba in Lapponia durante la traversata delle Terre Alte dei Sami

Chi dovrebbe percorrere il Padjelantaleden?

Il Padjelantaleden è il percorso ideale per coloro i quali volessero fare un trekking di più giorni in una delle aree più belle e varie della Lapponia svedese senza incorrere in difficoltà particolari o senza doversi limitare a singole sezioni del Kungsleden per mancanza di tempo. Sebbene sia un percorso piuttosto frequentato, non conosce ancora l’afflusso massivo di hikers che sta inondando la porzione settentrionale del Kungsleden, e permette quindi di assaporare ancora i grandi spazi nordici in una condizione di semi-isolamento.

Il Padjelantaleden è ideale anche per chi volesse viaggiare leggero, pernottando presso i rifugi che sono numerosi lungo il cammino.

Rispetto al Kungsleden il Padjelantaleden permette una conoscenza più intima con il popolo Sami, essendo molti rifugi da loro gestiti (anziché dall’STF svedese) e grazie al fatto che il sentiero passa in prossimità di alcuni villaggi, presso i quali è anche possibile comprare pesce fresco e pane locale.

Come arrivare

Il Padjelantaleden può essere iniziato partendo dal centro abitato di Kvikkjokk nel sud, o di quello di Ritsem a nord.

Si suggerisce di iniziare a Kvikkjokk e di ultimare il percorso presso Ritsem.

Raggiungere Kvikkjokk richiede una buona dose di pazienza, di tempo a disposizione e la disponibilità ad effettuare diversi cambi. Cliccando sulla mappa è possibile visualizzare le diverse opzioni di viaggio.

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Il viaggio da Ritsem per tornare a Stoccolma è più semplice. Si consiglia di prendere il treno notturno alla stazione di Gallivare. Cliccando sulla mappa è possibile visualizzare le diverse opzioni di viaggio.

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Itinerario

Il Padjelantaleden ha una lunghezza complessiva di circa 140 km e il suo tracciato originale è indicato nella mappa. Il percorso può essere modificato nella sua porzione terminale seguendo una variante che rientra nel Nordkalottleden e che sarà descritta nella pagina relativa a questo thru-hike. Il percorso viene completato normalmente in 9-10 tappe, ma un forte camminatore lo può completare in 4 giorni. I dislivelli sono sempre molto contenuti, mai sopra i 500 metri per tappa.

Sebbene possa essere percorso in entrambe le direzioni, consiglio di percorrerlo da sud verso nord, per la maggiore spettacolarità della porzione settentrionale del territorio attraversato.

Per la navigazione suggerisco l’acquisto di questa mappa topografica: Fjallkartan BD10 Sarek nationalpark.

    • Tappa 1: da Kvikkjokk a Njunjesstugan –> 12 km
    • Tappa 2: da Njunjesstugan a Sammarlappastugan –> 20 km
    • Tappa 3: da Sammarlappastugan a Tuottarstugorna –> 26 km
    • Tappa 4: da Tuottarstugorna a Staloluokta –> 19 km
    • Tappa 5: da Staloluokta a Ladejakkastugan –> 22 km
    • Tappa 6: da Ladejakkastugan a Kisurisstugan –> 23 km
    • Tappa 6b: Variante “Nordkalottleden”
    • Tappa 7: da Kisurisstugan a Akkastugorna – Ritsem –> 16 km

Segnaletica

Il Padjelantaleden sfrutta un sistema di segnaletica simile a quello del Kungsleden: ai pochi cartelli segnaletici si sommano numerosi segni di vernice (rossa o arancione) in punti particolarmente visibili lungo il sentiero e “omini di pietra” nelle aree di tundra o in quelle più rocciose. A parte in corrispondenza di un paio di guadi, è però pressoché impossibile perdere la traccia.

Rifornimenti

L’acqua non è un problema in Lapponia. Quando prelevata da un corso d’acqua e non da pozze stagnanti, è perfettamente potabile e non richiede alcun tipo di purificazione.

Presso le hut del Badjelánnda Laponia Turism vengono venduti generi alimentari sia locali (carne di salmone e renna affumicate, pane tipico, etc), che internazionali (pasta, biscotti, dolci), ma la disponibilità può variare grandemente durante la stagione di apertura.

A Staloluokta, presso il Parfas Kiosk, è possibile fare rifornimento di generi alimentari con prodotti tipici locali e/o con alimenti più “da supermercato”.

Al 2017 solo la hut di Sammarlappastugan, tra quelle gestite dall’STF, ha un negozio di alimentari.

Il mio consiglio è di rifornirsi con 2-3 giorni di viveri presso Sammarlappastugan e Staloluokta, integrando con quanto venduto nelle hut Sami lungo il percorso.

Alloggi

Innanzitutto ricordo con piacere che lungo tutto il Padjelantaleden è possibile campeggiare liberamente. Per chi volesse invece pernottare all’interno di un rifugio, o di usufruirne i servizi campeggiandovi nei pressi, il Padjelantaleden è il percorso ideale, con i suoi 9 rifugi e tre mountain stations ai punti d’inizio, d’arrivo e presso il villaggio Sami di Staloluokta, a circa metà strada.

I rifugi (hut in inglese, stugorna nel dialetto sami locale) hanno dimensioni medio-piccole, letti a castello, cucina comune e riscaldamento tramite stufe a legna. Mancano di elettricità e acqua corrente (l’acqua viene raccolta in grandi secchi da fiumi o laghi presenti nei pressi della hut). I servizi igienici sono costituiti da una latrina posta ad una certa distanza dai dormitori. Le hut più grandi hanno anche un piccolo edificio deputato a sauna e solitamente un piccolo negozio di alimentari. Lungo il Padjelantaleden le hut sono gestite da due enti:

STF: è l’ente del turismo svedese; i soci STF hanno riduzioni significative nel costo di pernottamento e non pagano l’usufrutto della cucina durante l’ora di pranzo. Per divenire soci è sufficiente compilare un modulo e pagare circa 40 euro presso una qualsiasi hut STF. I soci STF hanno anche agevolazioni economiche per la maggior parte dei traghetti.

Il prezzo di pernottamento per i non soci è di 460 SEK (circa 46 euro), 360 SEK (circa 36 euro) per i soci. Campeggiare nei pressi del rifugio utilizzandone i servizi (gabinetti e cucina) costa 200 SEK (circa 20 euro) per i non soci, 100 SEK (circa 10 euro) per i soci. L’uso della cucina durante il giorno costa 100 SEK per i non soci.

Badjelánnda Laponia Turism: è un ente turistico gestito dai Sami della regione del Padjelanta. I rifugi, sebbene non dissimili da quelli dell’STF dal punto di vista dei servizi offerti, sono più belli e con cabine da 4-6 posti letto ciascuna. Diversamente dai rifugi STF il riscaldamento è solitamente a gas e non a legna. Il prezzo di pernottamento per adulto è di 360 SEK (circa 36 euro), 120 SEK (circa 12 euro) per il campeggio con servizi. La mountain station di Staloluokta è più cara, e il pernottamento costa 440 SEK (circa 44 euro). Laddove non sia presente un custode, il pagamento deve essere effettuato via bonifico bancario secondo le istruzioni che troverete all’interno delle cabine.

Le mountain stations sono più grandi dei rifugi, hanno acqua corrente, elettricità e riscaldamento centralizzato. Le due mountain stations di Ritsem e Kvikkjokk vendono anche generi alimentari, quella di Staloluokta no. In tutte e tre le stazioni è presente anche la sauna.

Case Sami sul lago in Lapponia durante la traversata delle Terre Alte dei Sami

Tappe consigliate

L’itinerario è corredato di traccia GPS (scaricabile dal link che si apre cliccando sulla mappa) ma quest’ultima deve essere utilizzata solo come indicazione approssimativa: la navigazione dovrà sempre essere affidata alla presenza di cairns, di una traccia chiara o all’individuazione dei passaggi più semplici, o più in generale al buonsenso.

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Tappa 1: da Kvikkjokk a Njunjesstugan –> 12 km

Tappa breve, di soli 12 km, ma che comprende anche un trasferimento in barca da concordare con Bjorn, contattabile telefonicamente chiedendo il numero alla Mountain Station di Kvikkjokk. Il tragitto in barca nel delta di Kvikkjokk è molto suggestivo e Bjorn (ma anche sua moglie) è un gradevole cicerone. Dall’attracco si diparte un facile e sempre evidente sentiero quasi totalmente in mezzo al bosco. Si superano aree a differente composizione arborea. Si esce dal bosco in prossimità della hut di Njunjes, splendidamente collocata e con una magnifica vista a 360°.

Tappa 2: da Njunjesstugan a Sammarlappastugan –> 20 km

Da Njunjes si raggiunge la vicina hut di Tarrekaise attraverso un bosco umido, con alcuni tratti ripidi e fangosi. La vegetazione comprende fitte aree a felci. Da Tarrekaisestugan il percorso si fa più vario, con tratti aperti a spettacolari viste sul Sarek e sulla valle del Tarradalen. Il percorso costeggia il fiume Tarraatno fino a raggiungere la hut di Sammarlappastugan, visibile solo all’ultimo momento.

Tappa 3: da Sammarlappastugan a Tuottarstugorna –> 26 km

È una tappa impegnativa, che può essere facilmente divisa in due pernottando presso Tarraluoppastugorna, a 15 km da Sammarlappastugan. Con questa tappa si entra ufficialmente nel Padjelanta (le “Terre Alte” in lingua Sami): si abbandonano in breve le foreste e si attraversa la tundra. Da Tarraluoppastugorna si risale un pendio piuttosto ripido per un totale di circa 300 metri di dislivello, quindi si prosegue in un facile sali-scendi tra numerosi specchi d’acqua fino a giungere a Tuottarstugorna, anche in questo caso visibile solo all’ultimo momento, collocata in un meraviglioso contesto di tundra e laghi.

Tappa 4: da Tuottarstugorna a Staloluokta –> 19 km

Questa tappa si svolge per lo più in discesa e in falsopiano, attraversando un’area ad ampio respiro e popolata da numerosi branchi di renne. Staloluokta sorge ai margini meridionali del lago Virihaure, e permette viste stupende sulle montagne norvegesi aldilà del grande specchio d’acqua.

Tappa 5: da Staloluokta a Ladejakkastugan –> 22 km

È forse una delle tappe più belle dell’intero Padjelantaleden, in grado di regalare viste meravigliose dapprima sull’intero lago Virihaure, e poi su quello di Vastenjaure. Da Staloluokta il sentiero aggira il massiccio dello Stuor Dijdder risalendone il fianco orientale e discendendo a nord fino a raggiungere la hut di Arasluokta (10 km da Staloluokta) presso cui è conveniente fare la pausa pranzo. Superato il ponte sul fiume Mielladno, il sentiero risale per 300 metri di dislivello il fianco orientale del monte Allak, discendendo quindi in modo deciso verso il fiume Ladejakka e l’omonima hut.

Tappa 6: da Ladejakkastugan a Kisurisstugan –> 23 km

Da Ladejakka il sentiero contorna il promontorio di Loadasj fino a raggiungere due lunghi ponti. Attraversandoli si lascia il Padjelantaleden per il Nordkalottleden (variante descritta qui sotto). Proseguendo lungo il sentiero, sempre a ridosso o in vista del corso d’acqua che unisce i tre laghi Vastenjaure, Sallohaure e Kutjaure. Lasciatosi quest’ultimo alla propria sinistra ci si addentra nuovamente nelle foreste e si raggiunge il rifugio di Kisuris.

Tappa 6b: Variante “Nordkalottleden”

Questa variante abbandona il tracciato del Padjelantaleden per seguire il Nordkalottleden. Anche seguendo questo itinerario si arriva a Ritsem attraversando l’Akkajaure grazie al traghetto, da prendere però presso Vaisaluokta. La lunghezza complessiva della variante è la stessa del tracciato originario, il dislivello è maggiore, ma i panorami sono decisamente più interessanti. Partendo da Ladejakka, anziché terminare la tappa presso Kisurisstugan, con la stessa lunghezza di percorso si giunge al rifugio di Kutjaurestugan. Sia presso questo rifugio che a Vaisaluokta non vi sono viveri in vendita. Da Kutjaurestugan a Vaisaluokta la distanza è di circa 17 km e s’incontra a circa metà strada uno shelter molto piccolo ma confortevole. Attenzione nella fase di discesa verso Vaisaluokta: il sentiero è a tratti molto ripido e scivoloso in caso di terreno bagnato.

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Tappa 7: da Kisurisstugan a Akkastugorna – Ritsem –> 16 km

L’ultima tappa del Padjelantaleden si svolge nel folto di una foresta, sotto l’imponente mole del monte Ahkka, tra i più alti di Svezia (1963 m). Purtroppo la visuale è spesso impedita dagli alberi, con il contraltare di lasciare sbigottiti una volta raggiunta Akkastugorna e il margine del lago Akkajaure. Il traghetto per Ritsem parte da Anonjalme, ad un paio di chilometri di distanza da Ahkkastugorna.

Gli orari del traghetto per Ritsem sono i seguenti:

Dal 28/6 al 2/7 –> 09.40, 14.40
Dal 3/7 al 23/7 –> 08.55, 12.00, 14.40
Dal 24/7 al 3/9 –> 08.25, 12.00, 18.15
Dal 4/9 al 10/9 –> 08.25, 18.15

Difficoltà

Per un escursionista mediamente preparato questo itinerario non presenta alcun pericolo degno di nota. È importante fare attenzione alla segnaletica per evitare di perdersi, e in ogni caso è consigliabile avere con sé un GPS con la traccia del percorso pre-caricata. I pochi guadi necessari non rappresentano un vero pericolo essendo il livello dell’acqua sempre più basso del ginocchio. È necessario essere preparati in caso di mal tempo con il giusto equipaggiamento.

Clima

Il periodo migliore per camminare lungo il Padjelantaleden va dalla metà di agosto alla metà di settembre. In questo periodo le zanzare sono quasi tutte scomparse (possono essere una vera piaga a luglio), le giornate sono ancora lunghe, le precipitazioni meno frequenti, i guadi più semplici e il paesaggio si tinge di rosso. Bisogna però considerare che in questo arco temporale le temperature possono scendere di diversi gradi sotto lo zero durante la notte. Sebbene non sia possibile vedere il “sole di mezzanotte”, dai primi di settembre si comincia ad apprezzare l’aurora boreale.

La stagione estiva va da metà giugno a metà settembre; al di fuori di questo periodo la copertura nevosa del sentiero potrebbe essere importante.

Vie di fuga

In questa sezione non vi sono vie di fuga.

Equipaggiamento

Se non siete già passati ad un equipaggiamento ultraleggero il Padjelantaleden potrebbe essere l’itinerario adatto per rinnovare il vostro guardaroba per le escursioni! Se viaggerete leggeri avrete meno rischi di distorsioni, vi godrete di più gli splendidi paesaggi e incrementerete le probabilità di raggiungere il traguardo senza mollare a metà del cammino.

A seconda del periodo dell’anno l’equipaggiamento dovrà necessariamente cambiare ma le indicazioni per il periodo estivo sono le seguenti: vestitevi a strati, considerando che le temperature saranno mediamente tra i 6 e i 12 gradi, ma che frequentemente posso scendere a 0° o salire fino ad oltre 25°. Una giacca impermeabile è d’obbligo, ed essendo principalmente un ambiente umido rimando a questo articolo e al suo seguito per quanto riguarda calzature e altri accorgimenti relativi all’equipaggiamento. Per il riparo consiglio una tenda ultraleggera o, per chi fosse già esperto, un tarp. Come sacco a pelo suggerisco l’uso di un sacco con temperatura di comfort di 0-5° e, possibilmente, di un approccio modulare (spiegato in questo articolo). I bastoncini da trekking vi risulteranno utili in diverse occasioni, ma non sono certamente indispensabili. È bene avere con se una bussola (conoscendo la correzione della declinazione) e una mappa (scala 1:50000 o persino 1:100000 andranno benissimo), sebbene la navigazione sia davvero banale e il rischio di perdersi minimo.

Altre informazioni

  • Lingua: la lingua ufficiale è lo svedese, ma la quasi totalità degli svedesi capisce e parla fluentemente l’inglese. La Lapponia è però il territorio dei Sami e la toponomastica è interamente nella loro lingua. La maggior parte dei Sami conosce lo svedese, pochi l’inglese. E’ utile conoscere il significato di alcune parole sami, che permetteranno di interpretare più facilmente le mappe topografiche:
    • stuga, stugan, stugorna –> rifugio, bivacco, riparo di emergenza
    • jakka, jokka –> fiume, torrente
    • jaure, javri, javrrie –> lago
    • tjakka, cohkka, tjahkka, tjahke –> montagna, vetta
  • Rete telefonica: in massima parte nell’area attraversata dal Padjelantaleden non vi è copertura telefonica, sebbene questa sia presente talvolta nei punti più elevati del percorso. La connessione ad internet va di pari passo alla copertura telefonica. Da giugno 2017 il costo di chiamata e di navigazione internet è il medesimo che in territorio italiano.


Giacca Uomo Hybrid Simond

La giacca uomo hybrid di Simond, venduta da Decathlon, è fondamentalmente una giacca soft-shell che presenta delle imbottiture in ovatta nei punti dove questa può risultare più necessaria (busto, schiena e parte alta delle braccia). È una giacca ideata per l'alpinismo, e presenta alcune caratteristiche interessanti a riguardo:

  1. le tasche sono molto ampie e possono essere aperte anche indossando un imbrago;
  2. il cappuccio è sufficientemente attillato da consentire un buon confort indossando il casco;
  3. la zip ha un doppio cursore che facilita l'accesso all'imbrago;
  4. è presente una mascherina che può essere indossata per proteggere il viso dal vento.
Con la Giacca Uomo Hybrid di Simond durante la Grande Traversata della Lapponia

La giacca pesa circa 450 grammi ed è facilmente comprimibile. Il tessuto esterno è idrorepellente e protegge da una leggera pioggia. Indossata sopra ad un intimo tecnico conferisce un buon confort termico fino ad una temperatura di 3-4°C. Esiste una versione femminile di questa giacca.

In una giornata di sole in pieno inverno, a 2000 m slm, conferisce un isolamento termico perfetto

Valutazione complessiva

Raramente sono completamente soddisfatto da un componente del mio equipaggiamento, ma questo è il caso della Giacca Uomo Hybrid di Simond. Mi ha accompagnato nelle spedizioni in Scozia, in Lapponia e sulle Alpi, e non mi ha mai deluso. Le tasche, studiate per l'uso con l'imbrago, sono perfette anche quando si indossa uno zaino allacciato con la cintura ventrale. La traspirabilità è più che soddisfacente, la protezione dal vento ottima e la capacità termica adatta alla maggior parte delle condizioni incontrate nel nord Europa o sulle montagne di casa. La mascherina, davvero utile, richiede di aprire la zip a metà petto e di rimuovere il cappuccio (momentaneamente) per essere indossata, e questo è realmente l'unica nota negativa che posso imputare a questa giacca. Il prezzo, circa 60 euro, è davvero buono per una giacca versatile e resistente. Consigliatissima.

Con la Giacca Uomo Hybrid di Simond durante la traversata delle Highlands scozzesi

 


Giacche

In questa sezione tratteremo 4 tipologie di giacca, quelle più utili nella pratica del thru-hiking e del trekking.

Giacca soft-shell

Il Soft Shell è una tipologia di tessuto relativamente recente, che ha incontrato un repentino successo come materiale per giacche da escursionismo. Il Soft Shell è prodotto unendo tre strati (solitamente di poliestere) aventi differenti proprietà. Le giacche in questo materiale rappresentano un ottimo compromesso tra calore, traspirabilità e protezione da vento e pioggia. Le giacche soft-shell sono idrorepellenti (non impermeabili), quindi consentono di rimanere asciutti sotto una pioggia leggera, ma non sono adatte come protezione da una pioggia intensa o prolungata. La loro principale funzione è quella di proteggere efficientemente dal vento senza bagnarsi a causa della propria traspirazione. Il Soft Shell è un tessuto dotato di una buona elasticità e resistenza alle abrasioni, e le giacche in questo materiale risultano particolarmente adatte nella pratica alpinistica. Idealmente una giacca soft-shell si indossa sopra a un intimo termico e, se ve ne fosse bisogno, ad un pile leggero. Va quindi acquistata una giacca che vesta bene, non troppo stretta, non troppo larga.

Nella pratica del thru-hiking risulta essere un ottimo indumento, in grado di rispondere alla maggior parte delle esigenze dell'escursionista.

 

Giacca anti-vento

Sebbene abbiano una funzione simile alle precedenti, le giacche anti-vento non hanno funzione di termoregolazione, e risultano quindi più leggere. Il tessuto con cui sono fatte è solitamente poco traspirante, ragione per cui sono ideate con inserti in tessuto altamente traspirante nei punti più critici. La loro funzione è di proteggere l'escursionista dal vento nelle aree esposte, non durante tutto il percorso, e possono essere ripiegate nello zaino occupando pochissimo volume e pesando davvero poco. Devono essere acquistate leggermente più larghe, in modo da poter indossare al di sotto degli indumenti caldi per facilitare la propria termoregolazione.

Ideali per la corsa in montagna, per lo speed-hiking e per l'alpinismo in assenza di precipitazioni, le giacche anti-vento non conferiscono alcun vero vantaggio per il thru-hiker, che vi preferirà un soft-shell e un guscio impermeabile.

 

Guscio impermeabile

Con guscio impermeabile, o Hard Shell, si intendono tutti quegli indumenti atti a proteggere l'escursionista da pioggia, vento e neve. Rientrano in questa categoria le giacche impermeabili, i poncho e le mantelle.

Di giacche impermeabili ve ne sono di diversi tipi, ma possiamo racchiuderle nelle macrocategorie DWR (durable water repellent) e Gore-Tex-like. Le prime vengono impregnate con sostanze (solitamente fluoropolimeri o siliconi) che conferiscono al capo una notevole idrorepellenza, le seconde invece risultano essere impermeabili e traspiranti grazie ad una sovrapposizione di diversi tessuti. Per chi volesse capirne un po' di più e salvarsi dalle logiche di mercato può leggere questo articolo. In generale le giacche DWR risultano essere più leggere e meno costose delle Gore-Tex-like, ma meno resistenti all'abrasione e meno calde.

I poncho sono costituiti in materiale impermeabile non traspirante e proteggono la testa e il busto dell'escursionista. Sebbene possano proteggere dalla pioggia anche lo zaino, la loro stuttura risulta inadatta in caso di vento intenso e non proteggono efficientemente le braccia.

Le mantelle sono simili ai poncho, ma solitamente possiedono delle maniche con cui proteggere dalla pioggia le braccia, e sono molto lunghe, conferendo protezione anche alle gambe. Il contraltare è la loro traspirabilità davvero minima e l'ingombro elevato.

Al thru-hiker consiglio assolutamente l'acquisto di una buona giacca DWR, che andrà trattata con uno spray siliconico per rinnovarne l'impermeabilità prima di ogni viaggio. La giacca andrà acquistata larga, in modo da poter indossarvi sotto altri indumenti, compreso un piumino nel caso le temperature siano rigide (il piumino non deve essere compresso per espletare efficientemente la propria funzione).

 

Piumino

Il piumino è una giacca imbottita di piume d'oca o anitra. A patto di un'elevata quantità e qualità dell'imbottitura, il piumino permette un'efficiente termoregolazione anche a temperature molto rigide. Deve poter essere indossato sotto il proprio guscio impermeabile, in quanto non è idrorepellente, e anzi perde la sua capacità di protezione termica una volta bagnato.

Un buon piumino deve far parte del corredo di indumenti del thru-hiker. Deve quindi essere sufficientemente leggero e comprimibile per essere trasportato senza fatica e risulterà inoltre un ottimo complemento al proprio sacco a pelo in notti particolarmente fredde.

Guscio impermeabile (blu) a proteggere dalla neve il piumino (verde)

Hiker che cammina in un altopiano lungo il Kungsleden

Kungsleden: introduzione e info

Il Kungsleden, Sentiero del Re in italiano, è probabilmente il più famoso dei lunghi trekking scandinavi. Questo hike di 440 km connette i due estremi della regione di Lapponia in Svezia, dal villaggio di Abisko nel nord, a quello di Hemavan a sud.
Il percorso verrà presentato sotto forma di 5 sezioni, ognuna di circa 100 km, facilmente completabili in un arco di tempo che va dai 3 ai 7 giorni. Ogni sezione inizia e finisce presso un centro abitato raggiungibile con i trasporti pubblici (sebbene alcune località non sono ben servite) e in cui è possibile fare rifornimento di generi alimentari.

Porta d'ingresso al Kungsleden

Perché percorrere il Kungsleden?

Il Kungsleden è il sentiero a lunga percorrenza ideale per l’escursionista mediamente esperto che voglia affacciarsi al mondo del thru-hiking. Gli splendidi paesaggi, i grandi spazi e la numerosa fauna selvatica saranno in grado di soddisfare gli amanti della natura.
La presenza di numerose hut, di apposita segnaletica e di ottime tracce di sentiero riducono il rischio di perdersi, rendendolo quindi piuttosto sicuro e alla portata anche di chi non sia un super esperto.

Come arrivare

E’ possibile connettersi al Kungsleden in corrispondenza dei seguenti centri abitati: Abisko, Nikkaluokta, Saltoluokta, Kvikkjokk, Jakkvik, Adolfsstrom, Ammarnas e Hemavan. Nonostante questi punti di appoggio sembrino numerosi, solo Abisko, Kvikkjokk e Hemavan sono efficientemente collegati mediante mezzi pubblici, negli altri casi è possibile dover aspettare qualche giorno prima di riuscire a prendere un autobus diretto ad un centro abitato di maggior rilevanza.

La maggior parte degli escursionisti inizia il Kungsleden partendo dall’Abisko Turistation, stazione turistica a qualche chilometro di distanza dal villaggio di Abisko. E’ possibile raggiungerla mediante treno o autobus, le cui fermate sono a poche centinaia di metri dall’inizio del sentiero. Dall’Italia è conveniente prendere un volo per Stoccolma e da qui utilizzare il treno notturno per Abisko. Alternativamente da Stoccolma è possibile prendere un volo interno per Kiruna, la principale città della Lapponia svedese, e dall’aeroporto (estremamente minimale) raggiungere l’Abisko Turistation via bus. Presso l’Abisko Turistation potrete acquistare materiale necessario all’escursione (bombole di butano-propano, mappe, insetticida, etc.) o soggiornare per la notte (conviene prenotare per tempo, specie se il pernottamento è programmato per il periodo estivo).

Per raggiungere Hemavan è sufficiente scendere dal treno notturno presso Umeå e da lì prendere un autobus.

Fai clic sulla mappa per visualizzare le opzioni di viaggio
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Itinerario

Lungo circa 440 km, il Sentiero del Re attraversa la Lapponia svedese da Nord a Sud. Può essere convenientemente suddiviso in 5 sezioni che possono essere percorse individualmente. Ogni sezione ha le sue peculiarità e alcune risultano più impegnative di altre.

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Segnaletica

Il Kungsleden presenta 3 principali forme di segnaletica: i cartelli, generalmente in legno, sono solitamente disposti all’incrocio con altri sentieri e indicano direzione, nome della meta e chilometri da percorrere per raggiungerla; i segnavia, rappresentati da pietre, “omini” di pietra o alberi su cui è evidente una traccia di vernice rossa (attenzione che questo tipo di segnaletica è comune anche ad altri sentieri); la terza forma di segnaletica è rappresentata da alti pali alla cui sommità spicca una croce rossa. Queste croci indicano il percorso invernale che, sebbene sia in buona parte sovrapponibile al percorso estivo, in alcuni tratti attraversa ampie torbiere e terreni poco adatti ad essere attraversati a piedi.

Rifornimenti

Il Lapponia l’acqua non è un problema! Il Kungsleden incontra numerosi corsi d’acqua e laghi presso cui è facile rifornirsi di acqua potabile. Dove l’acqua è in movimento si può essere ragionevolmente sicuri della sua potabilità, sebbene sia prudente avere con sé delle pastiglie potabilizzanti o dei filtri. Alcuni anni fa vi è stata infatti una moria di lemming (comuni roditori simili a dei criceti) che ha contaminato la maggior parte dei corsi d’acqua causando non pochi problemi agli escursionisti. In ogni caso la bollitura rimane la tecnica migliore per evitare spiacevoli inconvenienti.

Il rifornimento di alimentari è invece più problematico e richiede un’attenta pianificazione. Alcuni rifugi possiedono dei mini negozi in cui è possibile comprare del cibo ma, specie nei periodi di massima affluenza turistica, è possibile che le scorte siano estremamente limitate.

Nei centri abitati che si incontrano lungo il sentiero (precedentemente elencati) la situazione può non essere migliore. Il consiglio è di trasportare viveri per circa sette giorni, e di rifornirsi laddove possibile.

Alloggi

Escludendo i pochi camping e bed&breakfast privati, le principali strutture ricettive lungo il Kungsleden sono gestite dall’STF, l’associazione svedese per il turismo. Si posso trovare tre tipi di strutture:

  1. Mountain Station –> localizzate nei principali centri abitati attraversati dal Kungsleden, sono strutture medio-grandi simili ad ostelli, con acqua corrente, riscaldamento centralizzato, elettricità, servizi igienici (spesso è presente anche la sauna), cucina in comune e, solitamente, un piccolo negozio di alimentari.
  2. Hut –> sono l’equivalente dei nostri rifugi di montagna. Con l’eccezione del tratto Kvikkjokk – Jakkvik, vi è una hut ogni 10 – 25 km lungo il Kungsleden. Hanno dimensioni medio-piccole, letti a castello, cucina comune e riscaldamento tramite stufe a legna. Mancano di elettricità e acqua corrente (l’acqua viene raccolta in grandi secchi da fiumi o laghi presenti nei pressi della hut). I servizi igienici sono costituiti da una latrina posta ad una certa distanza dai dormitori. Le hut più grandi hanno anche un piccolo edificio deputato a sauna e un minimo negozio di alimentari. Tutte le hut sono gestite da un volontario STF, che ha il compito di raccogliere le quote di pernottamento e di illustrare ai visitatori le “regole” per un corretto soggiorno nella hut.
  3. Shelter –> si tratta di hut minimali, essenzialmente un riparo dal cattivo tempo, e presentano al loro interno un paio di panche e una stufa (la legna potrebbe non essere presente). La maggior parte degli shelter hanno anche una latrina posta a poca distanza. Non sono gestite e il pernottamento notturno dovrebbe essere evitato, servendo solo nei casi di emergenza. In caso di pernottamento bisogna pagare una quota (solitamente molto inferiore a quella delle hut) al gestore della prima hut che s’incontrerà lungo il proprio cammino.

Tappe consigliate

Le tappe consigliate sono indicate nelle specifiche pagine delle singole sezioni. Sono pensate per l’escursionista medio, per cui è possibile percorrerne più di una nello stesso giorno, ma è bene fare attenzione se sono previsti attraversamenti in barca.

Difficoltà

Il Kungsleden è un percorso che sta sperimentando un aumento dei visitatori incredibile anno dopo anno. Se un numero di escursionisti elevato “rovina” in parte il fascino della sua natura selvaggia, d’altro canto ha permesso uno sviluppo dell’area, sia dal punto di vista delle strutture ricettive che del mantenimento e della gestione del sentiero. I pericoli e le difficoltà sono state quindi ridotte notevolmente, e il Kungsleden può oggigiorno essere percorso da chiunque sia sufficientemente preparato. L’unico fattore davvero critico da considerare è che le vie di fuga sono rare e distano l’una dall’altra anche giorni di cammino. Evitate di farvi male!

  • Clima –> l’estate lappone è molto breve e se ci si trova sul cammino troppo presto o troppo tardi rispetto alla stagione estiva non è raro incontrare condizioni climatiche tipicamente invernali. Sui passi di montagna può nevicare anche in piena estate e può esserci neve sul terreno.
  • Guadi –> sebbene lungo il Kungsleden i corsi d’acqua da guadare siano relativamente pochi e semplici, è bene fare attenzione dopo giorni di forti piogge, quando fiumi e torrenti subiscono piene improvvise. Prestate inoltre attenzione allo stato dei ponti: in certi casi è preferibile bagnarsi i piedi.

  • Animali –> il Kungsleden attraversa alcune aree abitate da animali potenzialmente pericolosi come l’orso, il lupo e il ghiottone. Tutti e tre questi animali sono estremamente schivi e sarà già un vero colpo di fortuna poterli avvistare. Più pericolosa può essere l’alce, nel caso vi percepisse come un pericolo per il proprio cucciolo e non vedesse vie di fuga possibili. Anche in questo caso però, l’incontro con un’alce non è affatto comune, nonostante siano numericamente abbondanti. Nonostante non siano davvero pericolose, le zanzare della Lapponia sono senza dubbio la più grande seccatura che troverete lungo il vostro cammino.

  • Orientamento –> non è facile perdersi lungo il Kungsleden! La traccia è sempre evidente e la segnaletica abbondante. Alcune sezioni poco frequentate e in cui la traccia da seguire appariva meno ovvia, sono ora in attiva manutenzione, rendendo quindi la navigazione davvero elementare.
  • Laghi –> alcuni laghi lungo il Kungsleden non possono essere facilmente aggirati e devono quindi essere attraversati con una barca. L’attraversamento con la barca a remi può essere un’attività pericolosa in caso di cattivo tempo. Per chi non amasse vogare o non volesse correre rischi in acqua, in tutti i laghi attraversati dal Kungsleden è possibile essere traghettati (pagando) dalla parte opposta mediante una barca a motore da parte di un locale (solitamente vengono fatti due viaggi al giorno, e gli orari possono variare).

Clima

La Lapponia svedese è caratterizzata da un’estate breve che dura da metà giugno a fine agosto. In questo periodo di tempo la temperatura media si assesta attorno ai 10°C, con ampie fluttuazioni, in particolare a seconda della quota: gli altipiani possono spesso scendere a temperature attorno allo zero mentre valli interne protette dal vento possono risultare sensibilmente più calde. Negli ultimi anni la temperatura media sta crescendo molto velocemente.

La piovosità è piuttosto elevata ma durante l’estate è raro che superi il livello di una tenue pioggerellina. Già a settembre possono avvenire le prime nevicate.

Il periodo migliore per percorrere il Kungsleden è da agosto a metà settembre.

Vie di fuga

Le vie di fuga sono in corrispondenza dei villaggi attraversati. Siccome possono distare diversi giorni di cammino, è bene portare con sé un dispositivo per attivare i soccorsi in caso di necessità.

Equipaggiamento

Se non siete già passati ad un equipaggiamento ultraleggero il Kungsleden potrebbe essere l’itinerario adatto per rinnovare il vostro guardaroba per le escursioni! Se viaggerete leggeri avrete meno rischi di distorsioni, vi godrete di più gli splendidi paesaggi e incrementerete le probabilità di raggiungere il traguardo senza mollare a metà del cammino.

A seconda del periodo dell’anno l’equipaggiamento dovrà necessariamente cambiare ma le indicazioni per il periodo estivo sono le seguenti: vestitevi a strati, considerando che le temperature saranno mediamente tra i 6 e i 12 gradi, ma che frequentemente posso scendere a 0° o salire fino ad oltre 25°. Una giacca impermeabile è d’obbligo, ed essendo principalmente un ambiente umido rimando a questo articolo e al suo seguito per quanto riguarda calzature e altri accorgimenti relativi all’equipaggiamento. Per il riparo consiglio una tenda ultraleggera o, per chi fosse già esperto, un tarp. Come sacco a pelo suggerisco l’uso di un sacco con temperatura di comfort di 0-5° e, possibilmente, di un approccio modulare (spiegato in questo articolo). I bastoncini da trekking vi risulteranno utili in diverse occasioni, ma non sono certamente indispensabili. E’ bene avere con se una bussola (conoscendo la correzione della declinazione) e una mappa (scala 1:50000 o persino 1:100000 andranno benissimo), sebbene la navigazione sia davvero banale e il rischio di perdersi minimo.

Altre informazioni

  • Valuta: corona svedese. In alcune hut è possibile pagare anche via POS e carta di credito ma non è il caso di basarsi solo su questo ed è bene dotarsi di un buon ammontare di contante.
  • Lingua: la lingua ufficiale è lo svedese, ma la quasi totalità degli svedesi capisce e parla fluentemente l’inglese. La Lapponia è però il territorio dei Sami e la toponomastica è interamente nella loro lingua. La maggior parte dei Sami conosce lo svedese, pochi l’inglese. Durante l’intero corso del Kungsleden si attraversano tre aree linguistiche Sami, che presentano differenze dialettali tra loro. E’ utile conoscere il significato di alcune parole, che permetteranno di interpretare più facilmente le mappe topografiche:
    • stuga, stugan, stugorna –> rifugio, bivacco, riparo di emergenza
    • jakka, jokka –> fiume, torrente
    • jaure, javri, javrrie –> lago
    • tjakka, cohkka, tjahkka, tjahke –> montagna, vetta
  • Rete telefonica: In massima parte nell’area attraversata dal Kungsleden non vi è copertura telefonica, sebbene questa sia presente nei pressi dei centri abitati o, talvolta, nei punti più elevati del percorso. La connessione ad internet va di pari passo alla copertura telefonica. Da giugno 2017 il costo di chiamata e di navigazione internet è il medesimo che in territorio italiano.


Materassino

Per quanto possa sembrare un accessorio non essenziale, il materassino riveste un ruolo cruciale nel permettere un sonno riposante dopo un giorno di faticoso cammino. Il materassino può essere gonfiabile o in schiuma sintetica. Caratteristiche essenziali di un materassino devono essere l’isolamento e la comodità. Non meno importanti, come per il resto dell’equipaggiamento, devono essere il peso e il volume da richiuso ridotti.

I materassini possono essere gonfiati a fiato o con pompe di diverso tipo, e alcuni hanno valvole che ne facilitano le operazioni di gonfiaggio e sgonfiaggio. Generalmente i materassini in schiuma hanno un buon rapporto isolamento/prezzo, sono estremamente leggeri ma voluminosi e relativamente poco confortevoli. Al contrario i materassini gonfiabili sono generalmente più pesanti ma maggiormente confortevoli. Il grado di isolamento viene generalmente indicato con l’R-value: valori sopra il 4 corrispondono ad un isolamento buono, compatibile con climi freddi, valori sotto il 4 caratterizzano materassini non adatti all’uso invernale.

 

Modello Forclaz M100 Z-lite SOL Essential light NeoAir Xlite SynMat Winterlite M NeoAir Xtherm MAX
Marca Quechua Therm-a-Rest Camp Therm-a-Rest Exped Therm-a-Rest
Tipologia schiuma schiuma gonfiabile gonfiabile gonfiabile gonfiabile
Peso (g) 210 410 315 350 405 510
R-value ~2 ~2 / 3,3 4,9 5,7
Comfort Minimo Discreto Buono Ottimo Eccellente Ottimo
Dimensioni 180 x 50 x 0,7 183 x 51 x 2 180 x 45 x 2,5 183 x 51 x 6,3 183 x 52 x 9 182 x 50 x 6,3
Forma rettangolare rettangolare rettangolare mummia mummia rettangolare
Ingombro 6,6 L 9,3 L 22 x 6 cm 23 x 10 cm 21 x 11 28 x 10
Prezzo (€) 5 30 35 - 45 132 110 180
Accessori / / / Pompa (opzionale) Pompa (consigliata) Pompa (consigliata)

 

Nella tabella ho cercato di riportare i modelli più rappresentativi delle tipologie di materassino compatibili con il thru-hiking. Le diverse marche qui rappresentate producono anche modelli con caratteristiche intermedie. Ovviamente anche altre marche producono materassini simili, ma sono state escluse per ragioni di rapporto qualità/prezzo. Considerate che ho scelto di includere solo i materassini ultraleggeri, con solo il NeoAir Xtherm MAX a sforare la soglia del mezzo chilo. Ovviamente i materassini in schiuma sono molto più economici rispetto a quelli gonfiabili, ma più ingombranti, meno isolanti e meno confortevoli. Lo Z-lite SOL fornisce un comfort maggiore rispetto al Forclaz M100, ma è molto più ingombrante e la differenza di prezzo non è facilmente giustificabile. L’Essential Light della Camp è un semplice materassino gonfiabile ad aria privo di qualsiasi imbottitura isolante, con prestazioni in questo senso paragonabili o addirittura inferiori rispetto a quelli in schiuma. I veri vantaggi di questo materassino risiedono nel suo ingombro minimo da chiuso, nel peso limitato e nel prezzo più che accessibile.

Il NeoAir Xlite di Therm-a-Rest e il SynMat Winterlite M sono probabilmente i migliori materassini gonfiabili in commercio. Il loro punto debole consiste principalmente sul prezzo (sopra i 100 euro), ma conferiscono un buon isolamento termico e un notevole grado di comfort. Il NeoAir XTherm ha un peso maggiore e un costo più elevato rispetto agli altri materassini di questa review, ma conferisce un isolamento termico superiore, rendendolo particolarmente adatto all’uso invernale o in climi freddi.

Tutti i materassini della fascia alta di prezzo (quelli sopra i 100 euro per intenderci) possono essere ordinati in una varietà di lunghezze, ampiezze e forme differenti. Molti hiker scelgono taglie small per ridurre il peso, altri prediligono le taglie large per un comfort maggiore.

 

Ovviamente vi è la soluzione ultra-ultra leggera per gli hiker minimalisti: non utilizzare alcun materassino! E’ possibile usare i vestiti “da giorno” come imbottitura, e la giacca impermeabile, lo zaino, i copri-pantalone e il rain-cover come strati isolanti. Vi permetterà di risparmiare da 2 a 5 etti al prezzo di un po’ di scomodità. Bisogna considerare inoltre che è possibile utilizzare “materassini naturali”: aghi di pino e foglie secche se accumulati e distribuiti uniformemente conferiscono comfort e isolamento termico degni del materassino più costoso! Il difetto principale di questa strategia è che è poco adattabile ai diversi ambienti e alle diverse condizioni metereologiche.

 

Una soluzione economica per regioni più fredde o per escursioni invernali è l’uso di un materassino gonfiabile economico come il Camp Essential Light con un leggero materassino in schiuma come il Forclaz M100. Avrete un buon sistema isolante e un comfort sufficiente ad un prezzo inferiore ai 50 euro e per un peso complessivo di poco più di 500 grammi!


Calzature

Le calzature sono lo strumento identificativo del thru-hiker. La calzatura ideale dovrebbe consentire un’ottima presa su ogni tipo di terreno proteggendo il piede dal rischio di urti e abrasioni. Dovrebbe essere inoltre impermeabile, in modo da tenere il piede asciutto, ma allo stesso tempo comoda e traspirante, in modo da poterci camminare molte ore al giorno senza causare la formazione di vesciche o piaghe. Una ulteriore caratteristica estremamente importante per il thru-hiker è la sua durabilità: se le tue calzature ti abbandonano a metà strada lungo un hike di diverse centinaia o migliaia di chilometri può essere un vero dramma!

Come sempre, la calzatura ideale non esiste e ogni thru-hiker deve scendere a compromessi. Di seguito considererò le diverse tipologie di calzature che possono essere utilizzate nella pratica del thru-hiking, evidenziandone i pro e i contro.

 Indice

Stivali in gomma

Gli stivali in gomma sono un tipo di calzatura comunemente utilizzata dagli abitanti di regioni particolarmente umide e caratterizzate da acquitrini o terreni fangosi. Esistono stivali in gomma di diversa altezza, in un range che va dalla caviglia (compresa) al giro coscia.

Tra tutte le calzature gli stivali in gomma conferiscono la miglior protezione dall’acqua, essendo completamente impermeabili. Il contraltare è dato dalla traspirabilità praticamente assente, dalla limitata durabilità e dal comfort limitato. Esistono modelli con un rivestimento interno che ne aumenta la comodità e che ne estende l’utilizzo anche a climi particolarmente freddi e nevosi.

In linea di massima il loro utilizzo in ambito di thru-hiking è limitato a regioni paludose o a itinerari piuttosto brevi, in quanto mettono a dura prova il benessere del piede nelle lunghe distanze.

 

Nome Glenarm 100 Glenarm Cosciali Pesca Start Sibir 300 Iso 2
Marca Solognac Solognac Caperlan Solognac Aigle
Tipologia Stivale alto Stivaletti bassi Cosciali Stivale alto Stivale alto
Comfort Buono Molto buono Scarso Molto buono Ottimo
Aderenza Buona Buona Discreta Buona Molto buona
Resistenza Buona Buona Scarsa Ottima Buona
Calore Scarso Molto buono Scarso Buono Buono
Peso (g) 620 660 ND ND ND
Costo 9,99 19,99 29,99 69,99 159,99

 


Scarponi alpinismo

Lo scarpone per alpinismo è caratterizzato da una notevole solidità strutturale, suola rigida e altezza superiore alla caviglia. Rispetto agli stivali in gomma, gli scarponi da alpinismo sono più resistenti e durevoli, più traspiranti ma con un minor grado di impermeabilità. Sono la calzatura ideale per ambienti di alta montagna o caratterizzati da terreno duro e roccioso. Proprio per la loro resistenza sono inoltre consigliati se si trasporta uno zaino molto pesante o se si è di corporatura molto massiccia.


Scarponi trekking

Gli scarponi da trekking sono strutturalmente simili a quelli da alpinismo ma sono solitamente più leggeri e confortevoli. In questa categoria rientrano tutte quelle calzature che superano la caviglia ma che non rientrano nelle precedenti categorie. Per le altre caratteristiche la variabilità è notevole, essendo possibile trovare prodotti sia a suola rigida che flessibile, diversi gradi di impermeabilità o di solidità strutturale.

Uno scarpone da trekking dovrebbe essere a suola semirigida o abbastanza flessibile da consentire una camminata confortevole per lunghe distanze ed essere sufficientemente robusto da resistere a carichi importanti. Si tratta della calzatura più comunemente utilizzata nelle attività di outdoor in Europa sebbene il peso elevato (seppur inferiore allo scarpone da alpinismo) li renda poco adatti per thru-hike su lunghissime distanze (superiori ai 1000 km).


Scarpe trekking

La scarpa da trekking è una versione più bassa dello scarpone da trekking, ma ne mantiene sostanzialmente le stesse caratteristiche ad un peso inferiore. La sua diffusione in ambito outdoor è ancora limitata a causa di vecchie credenze riguardanti la sicurezza della caviglia; leggenda vuole infatti che questa articolazione necessiti di calzature che la fascino per limitare il rischio di storte. Alla realtà dei fatti e dei dati sperimentali le calzature più basse si rivelano meno pericolose a livello articolare di quelle alte perché permettono alla caviglia di flettersi in modo elastico e di adattarsi a movimenti scorretti del piede.

D’altro canto la scarpa da trekking non conferisce la stessa protezione dagli urti che possiede uno scarpone. Il suo utilizzo potrebbe quindi essere messo in discussione per itinerari particolarmente rocciosi e accidentati. A mio giudizio la scarpa da trekking non conferisce sostanziali vantaggi rispetto allo scarpone e, qualora si ricercasse una calzatura più leggera è meglio rivolgersi alle categorie successive.

Scarpe trail running

Il trail running è la corsa lungo sentieri, solitamente di montagna, e necessita di scarpe leggere, flessibili e che abbiano una notevole aderenza al terreno. Si tratta di scarpe molto più leggere rispetto a quelle da trekking e vi sono modelli che conservano una buona impermeabilità. Se bagnate si asciugano più in fretta rispetto alle precedenti calzature e il loro vero limite risiede nella loro limitata durabilità. Si tratta di calzature altamente tecniche e spesso molto costose che possono rivelarsi una perfetta scelta per il thru-hiker, a patto che il suo peso complessivo (incluso il suo bagaglio) non sia troppo elevato.


Scarpe ginnastica

La scarpa da ginnastica è stata per lungo tempo il simbolo del thru-hiker minimalista. Ha il vantaggio di essere estremamente leggera e confortevole, si asciuga molto rapidamente se bagnata e permette una notevole agilità di movimento. Rispetto alla scarpa da trail running ha una minore aderenza e solitamente non ha caratteristiche di idrorepellenza. Una scarpa da ginnastica è mediamente meno costosa delle precedenti tipologie di calzature e può quindi essere sostituita periodicamente senza vere e proprie emorragie finanziarie. Una scarpa da ginnastica può quindi essere una calzatura ideale per il thru-hiker, a patto che il suo carico sia limitato e che il bagnarsi i piedi non sia un problema!


Sandali da trekking

Una tipologia particolare di calzatura è il sandalo. Il sandalo da trekking possiede una suola flessibile ma robusta ed è solitamente costituito in cuoio affinché risulti sufficientemente robusto. Rispetto alle precedenti calzature è più leggero e traspirante e si asciuga in tempi estremamente rapidi, ma non offre una protezione adeguata del piede dalle asperità del terreno. Diversi hiker utilizzano sandali da trekking durante la stagione estiva, ma personalmente li ritengo utilizzabili solo su sentieri battuti e privi di asperità. Si tratta di una calzatura un po’ estrema che, a mio avviso, non possiede le caratteristiche per essere sufficientemente versatile e quindi adatta alle diverse tipologie di terreno che si incontrano lungo un thru-hike.


Calzature ibride

Vi sono una miriade di modelli di calzature che risultano essere difficilmente classificabili nelle precedenti categorie, presentando caratteristiche intermedie.

Gli anfibi sono stivali in cuoio, aperti frontalmente e chiusi da lacci. Offrono un’ottima protezione dall’acqua, sono solidi e permettono un’ottima presa sul terreno. Il contraltare è dato dal peso elevato e dalla limitata (se non assente) traspirabilità.

Gli stivali canadesi e i doposci presentano solitamente una struttura a stivale, con la suola e parte della tomaia in gomma, mentre la parte superiore è in un diverso materiale, non strettamente impermeabile. La loro caratteristica principale è di essere molto caldi e confortevoli, ideali per escursioni limitate in ambiente innevato. Il contraltare è dato dalla minore impermeabilità e solidità rispetto ad altri modelli di stivale.

Le scarpe da avvicinamento sono calzature ideate per arrampicate semplici e per raggiungere le pareti di roccia attraverso percorsi di trekking. Non presentano notevoli differenze rispetto alle scarpe da trekking, ma solitamente hanno una suola più rigida e in materiale che migliori l’aderenza alla roccia, e una punta più stretta, per favorire la presa su piccoli scalini di roccia.

Esistono inoltre forme ibride tra la scarpa e il sandalo, ma sostanzialmente non presentano grossi vantaggi rispetto alle due categorie di origine.

Scarpe da guado

Le scarpe da guado non sono altro che le ormai comuni scarpette da scoglio. Si tratta di calzature in materiale plastico che si indossano a mo’ di una calza e che cingono solo il piede, mantenendo la caviglia scoperta. Sono incredibilmente leggere e il loro scopo è di fornire una buona aderenza sulle rocce in presenza di acqua. Sono quindi la scelta ideale nell’attraversamento di fiumi ed in generale per tutte le operazioni di guado o in cui è probabile l’immersione delle proprie calzature (anche l’attraversamento di un lago con una barca a remi potrebbe causare un accidentale quanto indesiderato lavaggio dell’interno dei vostri scarponi. Possono inoltre essere usate come calzatura da campo, da indossare negli spostamenti da e per la tenda senza dover necessariamente indossare le calzature “da marcia”.

Accessori calzature: ciaspole e ramponi

Le ciaspole sono uno strumento essenziale per poter camminare su terreni ricoperti da uno spesso strato di neve soffice. Lo scopo della ciaspola è di distribuire il peso dell’escursionista su di una superficie più ampia, evitando così di affondare nella neve alta. Le ciaspole sono generalmente costruite in materiale plastico, fibra di carbonio o alluminio. E’ importante che la ciaspola sia resistente ma leggera, in modo da non affaticare eccessivamente l’avanzata. Esistono diversi sistemi di assicurazione della ciaspola alla calzatura, ma sono generalmente compatibili con tutti i tipi di calzature chiuse, dagli stivali, agli scarponi, alle scarpe da ginnastica. Normalmente le ciaspole sono dotate di un numero limitato di punte di acciaio sulla faccia inferiore, al fine di aumentarne la presa anche su terreni nevosi più solidi, ma è bene ricordare che la ciaspola non è adatta per procedere attraverso superfici ghiacciate, rivelandosi anche potenzialmente pericolosa.

Nel caso in cui si affrontino pendii ghiacciati, il complemento per eccellenza della propria calzatura è dato dal rampone. Il rampone è un sistema di punte o lame metalliche da assicurare alla propria calzatura che permette di incidere la superficie ghiacciata, limitando così il rischio di scivolare. Esistono diversi tipi di rampone, alcuni compatibili con la maggior parte delle calzature chiuse, altri specifici per determinate tipologie di scarponi da alpinismo. E’ essenziale che il rampone sia saldamente assicurato alla calzatura, o la sua funzionalità risulta seriamente compromessa.

Simili ai ramponi, ma ideati per un diverso scopo, sono i cosiddetti “ramponcini”. Rispetto ai ramponi possiedono punte metalliche più piccole, sono più leggeri, meno ingombranti e si assicurano mediante strap o bande elastiche. I ramponcini sono più adatti all’uso con le scarpe che con gli scarponi o gli stivali e sono utili nel caso di superfici ghiacciate pianeggianti. L’utilizzo dei ramponcini in ambito alpinistico è assolutamente sconsigliato.

Per il thru-hiker l’acquisto dei ramponcini è molto più razionale rispetto a quello dei ramponi; a meno che non si affronti un percorso in ambito alpinistico, avere dei ramponcini con sé durante un hike invernale può fare la differenza. In commercio è possibile trovare diverse tipologie di ramponcini, alcune particolarmente leggere ed economiche. Evitare una caduta sul ghiaccio vale un paio di etti di carico aggiuntivo nello zaino!

Le ciaspole saranno invece indispensabili per thru-hike invernali e/o in regioni artiche stabilmente ricoperte di neve.

Voglio ricordare che i thru-hike invernali presentano tutta una serie di complicazioni aggiuntive a quelle caratteristiche di un percorso estivo, e che dovrebbero essere affrontati solo con una certa esperienza e adeguato equipaggiamento.

 


Kungsleden - Sezione 1: da Abisko a Vakkotavare

La sezione più settentrionale del Kungsleden è la più lunga (circa 109 km), la più iconica, ma anche la più frequentata di tutto il Kungsleden. In particolare la porzione da Abisko a Singi conosce un vero “affollamento” (per i canoni lapponi) durante i mesi estivi. Le hut sono frequenti lungo tutto il percorso e diverse vendono generi alimentari sufficienti per minimizzare le scorte da dover trasportare nel proprio zaino. Il sentiero e la segnaletica sono sempre chiari e sebbene si tocchi il punto più elevato di tutto il Kungsleden, non si incontrano particolari difficoltà lungo il cammino.

Chi dovrebbe percorrere il Faroe Islands Traverse?

La Traversata delle Isole Faroe è un percorso ideato per l’escursionista medio, a patto che sappia gestire passaggi esposti sulle scogliere, che sappia “leggere” per tempo i cambiamenti del tempo traendone le giuste conseguenze e che sappia orientarsi nei punti sprovvisti di traccia o con traccia poco chiara. È sicuramente un percorso adatto agli innamorati della fotografia, in quanto le Isole Faroe sono tra i luoghi più fotogenici al mondo. È anche un percorso per chi voglia camminare in solitudine, ma con la sicurezza di non essere mai troppo lontano dalla civiltà.

Come arrivare

L’Abisko Turist Station, punto di partenza del Kungsleden, si trova a un paio di chilometri dal centro di Abisko, ma può essere raggiunta facilmente sia via treno che via bus (in entrambi i casi vi è una fermata specifica, da non confondere con la stazione di Abisko Ostra).

Fai clic sulla mappa per visualizzare le opzioni di viaggio

Come tornare

Da Vakkotavare è possibile raggiungere via bus Jokkmokk (gli orari cambiano frequentemente, quindi è bene informarsi presso una delle hut precedenti a quella di Vakkotavare). Da Jokkmokk sono presenti diverse possibilità per ritornare a Stoccolma.

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Itinerario

Questa sezione del Kungsleden, la più lunga con i suoi 109 km, passa in prossimità di 8 hut STF, 1 shelter e 2 Mountain Stations (Abisko Turist Station e Saltoluokta Mountain Station, raggiungibile da Vakkotavare via bus e traghetto). Sarà necessario attraversare il lago di Teusajaure, a remi o pagando il passaggio con una barca a motore.

  • Tappa 1: da Abisko Turist Station a Abiskojaurestugorna
  • Tappa 2: da Abiskojaurestugorna a Alesjaurestugorna
  • Tappa 3: da Alesjaurestugorna a Tjaktjastugan
  • Tappa 4: da Tjaktjastugan a Salkastugan
  • Tappa 5: da Salkastugan a Singistugorna
  • Tappa 6: da Singistugorna a Teusajaurestugorna
  • Tappa 7: da Teusajaurestugorna a Vakkotavare

Segnaletica

L’itinerario consigliato si svolge su cinque principali tipologie di traccia: strada asfaltata, strada sterrata, sentiero con traccia chiara, sentiero con traccia poco chiara o assente, assenza di sentiero.

Strada asfaltata –> a nessun thru-hiker che si rispetti piace camminare sull’asfalto, magari con automobili e camion a fargli il pelo, ma nelle Isole Faroe è spesso necessario, a meno che non si sia escursionisti particolarmente esperti in grado di muoversi fuori sentiero per lunghi tratti. La strada asfaltata diviene obbligatoria nel passaggio da un isola ad un’altra, percorrendo un ponte o un tunnel sottomarino. In particolar modo per i tunnel sottomarini (lunghi e stretti) è assolutamente sconsigliato percorrerli a piedi: si suggerisce di fare autostop (è sicuro e molto semplice) o di prendere un bus. Laddove sia previsto un passaggio per strada asfaltata, verrà presentata l’opzione bus (con tanto di orari) se disponibile, e una possibile via off-route (fuori sentiero) per chi volesse muoversi rigorosamente a piedi lontano dall’asfalto.

Strada sterrata –> questa tipologia di strade, raramente frequentate da automezzi, fungono spesso da collegamento tra un sentiero e una strada asfaltata, e consentono all’hiker di riposare i piedi e/o di mantenere un’andatura più sostenuta, anche se per tratti relativamente brevi. Ho scelto quindi di non evitare le strade sterrate, ma il loro numero rimane comunque esiguo nella totalità dell’itinerario.

Sentiero con traccia chiara –> alcuni sentieri sono particolarmente turistici, la traccia risulta sempre molto chiara e sono frequenti i cairns (omini di pietre, segnavia), anche di dimensioni ragguardevoli. Sebbene spesso molto frequentati (sarebbe meglio dire abbastanza frequentati, il numero di escursionisti è ancora decisamente basso nelle Faroe), diversi di questi sentieri sono stati inclusi nell’itinerario per la bellezza dei posti raggiunti e/o per la valenza naturalistica del sentiero stesso.

Sentiero con traccia poco chiara o assente –> sebbene alcuni sentieri che rientrano in questa categoria siano proposti ai turisti anche dall’ufficio turistico delle Faroe, non si dovrebbe sottovalutare l’impegno che queste antiche vie di comunicazione riservano all’escursionista. In questa categoria troviamo sentieri che, sebbene delineati nel loro svolgimento dalla presenza di cairns, non presentano una traccia riconoscibile (o riconoscibile solo a tratti), sia a causa della tipologia di terreno, sia per l’esiguo numero di escursionisti che li percorrono. Questi sentieri costituiscono la maggior parte dei tracciati inclusi in questa guida.

Assenza di sentiero –> nonostante abbia cercato di ridurre al minimo le porzioni di itinerario in assenza di sentiero, vi sono alcuni brevi tratti in cui è necessario muoversi in totale autonomia. Ogni qualvolta vi fosse un tratto in assenza di sentiero riporterò un’alternativa via strada asfaltata, con o senza mezzi pubblici. In aggiunta ai rischi che presenterò di seguito, è possibile che alcuni locali risultino infastiditi nel vedervi camminare fuori sentiero all’interno della loro proprietà (in alcune zone è espressamente vietato e vi è un forte rischio multe). Le porzioni di itinerario in assenza di sentiero che presento in questa guida sono però lontane dalle abitazioni e da aree in cui sia vietata la percorrenza.

Fai clic sulla mappa per visualizzare l'itinerario

Rifornimenti

Il paese di Abisko, raggiungibile con una facile passeggiata di 2 km dall’Abisko TuristStation, ospita un supermercato piuttosto grande e ben fornito. L’Abisko TuristStation ospita un minimarket che vende anche articoli per l’outdoor (bombole per il gas comprese), ma i prezzi sono più elevati. Lungo il percorso è possibile rifornirsi presso i seguenti rifugi: Abiskojaurestugorna, Alesjaurestugorna, Salkastugan, Kaitumjaurestugorna. Alcuni di questi rifugi accettano il pagamento via carta di credito (anche le carte bancomat-Maestro vanno bene). Si ricorda che presso i rifugi la scelta dei viveri è limitata e nei periodi di grande affluenza turistica le scorte possono esaurirsi rapidamente. Si consiglia quindi di trasportare viveri per circa 3 giorni da integrare dove possibile.

Alloggi

Questa sezione del Kungsleden è la meglio attrezzata e ospita anche i rifugi più grandi e con più posti letto. Nonostante ciò è facile trovare i rifugi completamente pieni. Si consiglia quindi di dotarsi di un riparo leggero (un tarp o una tenda ultraleggera) e di campeggiare wild in una delle migliaia di aree adatte lungo il percorso o nei pressi dei rifugi in modo da sfruttare i servizi.

Tappe consigliate

L’itinerario è corredato di traccia GPS (scaricabile dal link che si apre cliccando sulla mappa) ma quest’ultima deve essere utilizzata solo come indicazione approssimativa: la navigazione dovrà sempre essere affidata alla presenza di cairns, di una traccia chiara o all’individuazione dei passaggi più semplici, o più in generale al buonsenso.

Fai clic sulla mappa per visualizzare il percorso

Tappa 1: da Abisko Turist Station a Abiskojaurestugorna

Lunghezza: 17 km
Dislivello: +100 m

Un comodo sentiero in terra battuta parte dall’Abisko Turist Station, segue il corso del fiume Abiskojakka attraversando boschi di betulle e conifere, quindi contorna in quota il lago di Abiskojaure. Al margine meridionale del lago si arriva ad un bivio: prendendo a destra il sentiero che conduce ad un ponte si arriva in cinque minuti al rifugio di Abiskojaurestugorna. Ottima segnaletica lungo tutto il percorso, passerelle in legno per i punti acquitrinosi. Panorami vasti e suggestivi. Campeggio consentito solo nei pressi del rifugio e in due aree attrezzate nel Parco Nazionale di Abisko.

Tappa 2: da Abiskojaurestugorna a Alesjaurestugorna

Lunghezza: 22 km
Dislivello: +300 m

Il sentiero lascia l’Abiskojaure per risalire un ripido pendio fino al secondo Dag Hammarskjold Meditation Point. Si procede in leggera salita su terreno roccioso fino a raggiungere e attraversare la valle Garddenvaggi con vista sui laghi di Alesjaure. Il sentiero scende fino a raggiungere la sponda del lago Alisjavri da cui è possibile imbarcarsi (solo in certi orari, necessario issare una bandiera per richiedere l’intervento del battello) su barca a motore per raggiungere il rifugio di Alesjaure, risparmiando 8 km di cammino attraverso terreni paludosi e con vegetazione alta. Segnaletica buona, traccia chiara, panorami molto estesi.

Tappa 3: da Alesjaurestugorna a Tjaktjastugan

Lunghezza: 13 km
Dislivello: +200 m

Dal rifugio di Alesjaure il sentiero prosegue in piano su terreni paludosi agevolmente superati tramite lunghe passerelle di legno. Si piega quindi verso sud e ci si inerpica su terreno via via più roccioso fino a raggiungere un ponte per il rifugio Tjaktjastugan. Essendo una tappa breve, è possibile proseguire fino allo shelter (bivacco) sul passo di Tjaktja o, se si è ottimi camminatori, raggiungere il rifugio di Salka. Si sconsiglia il pernottamento nello shelter a causa del suo stato di abbandono. La traccia è chiara.

Tappa 4: da Tjaktjastugan a Salkastugan

Lunghezza: 12,5 km
Dislivello: -150 m

Dal rifugio di Tjaktjastugan si prosegue su sentiero sassoso per circa 4 km fino allo shelter di Tjaktjapasset, che si raggiunge con una breve ma faticosa salita su un pendio piuttosto ripido. La discesa dal passo verso la Tjaktjasvaggi ha una discreta pendenza e può presentare dei rischi in caso di terreno bagnato. Durante la discesa si può deviare leggermente per raggiungere il terzo Dag Hammarskjold Meditation Point. Per traccia chiara, ma su terreno misto (roccioso e acquitrinoso), si raggiunge in falsopiano il rifugio di Salka, visibile solo all’ultimo. Vista mozzafiato dal passo di Tjaktja sull’omonima valle. È possibile proseguire fino a raggiungere il rifugio di Singi, numerose aree adatte al campeggio durante il tragitto.

Tappa 5: da Salkastugan a Singistugorna

Lunghezza: 12 km
Dislivello: -100 m

Si prosegue lungo la Tjaktjasvaggi, superando inizialmente un modesto rilievo e poi continuando in leggera discesa su ottima traccia fino a raggiungere il rifugio Singistugorna. Prima del rifugio è segnalato il bivio che permette di imboccare il sentiero che porta alla vetta del Kebnekaise, la più alta montagna di Svezia. Da Singi è possibile uscire dal Kungsleden e proseguire lungo il Dag Hammarskjoldsleden fino a raggiungere Nikkaluokta. Proseguendo oltre Singi si raggiungono in breve idilliaci spot per il campeggio, consigliati in particolare nell’area tra il lago Tjaksajokk e il monte Stuor Jerta.

Tappa 6: da Singistugorna a Teusajaurestugorna

Lunghezza: 22 km
Dislivello: -200 m

Dal rifugio di Singi si prosegue intuitivamente lungo la Tjaktjasvagge fino a raggiungerne il termine sulle sponde del lago Kaitumjaure. Attraversando una fitta foresta si lascia sulla propria sinistra il lago e, dopo una breve salita, si raggiunge l’altopiano di Muorki. Si prosegue in piano per pochi chilometri per poi scendere nuovamente e raggiungere la hut presso il lago Teusajaure. Traccia chiara. Possibilità di accorciare la tappa pernottando nel rifugio di Kaitumjaure o campeggiando nelle vicinanze.

Tappa 7: da Teusajaurestugorna a Vakkotavare

Lunghezza: 15 km
Dislivello: -80 m

Dal rifugio di Teusajaure si attraversa l’omonimo lago mediante barca a remi o prenotando un passaggio (a pagamento) con una barca a motore. Arrivati sull’altra sponda ci si inerpica per diversi chilometri fino a raggiungere un altipiano (dislivello positivo di circa 400 metri). È bene considerare che una volta lasciato il lago alle proprie spalle, non si incontrano corsi d’acqua fino a quando non si è raggiunta la sommità del plateau. Qui andrà effettuato un semplice guado, mentre per attraversare un torrente un po’ più impetuoso si può raggiungere un ponte (bisogna discostarsi dal sentiero principale, seguendo le indicazioni per “Bro”, che significa “ponte”). Superati questi corsi d’acqua la vista spazia sull’alto gruppo montuoso del Sarek. Si prosegue verso sud e si ridiscende verso il lago Akkajaure. Appena iniziata la discesa, in corrispondenza del limitare degli alberi, è possibile trovare dei buoni punti per campeggiare. Sulla sponda del lago, immediatamente nei pressi della strada, si trova la hut di Vakkotavare, presso cui è possibile alloggiare. Si sconsiglia di campeggiare nei pressi in quanto non vi sono zone adatte.

Difficoltà

Questa sezione non presenta difficoltà particolari, e i rischi sono perlopiù legati alle condizioni meteorologiche: in caso di forte precipitazioni è il caso di non procedere lungo il cammino. Sebbene la traccia sia praticamente sempre ottima, è bene inoltre evitare di incamminarsi se la visibilità è scarsa. La criticità più rilevante da considerare è che in caso di infortunio le distanze da percorrere per raggiungere la civiltà possono essere anche notevoli.

La presenza di animali potenzialmente pericolosi è limitata all’orso e al ghiottone, ma il rischio di imbattersi in questi animali è così basso da rendere un loro avvistamento una vera fortuna!

Clima

Durante l’estate, da metà giugno a metà agosto, le temperature rimangono attorno ai 10°, con lievi variazioni tra minime e massime. Nei mesi invernali le temperature scendono oltre i -10°, e non è insolito sperimentare anche i -30°C. La piovosità è piuttosto elevata, ma raramente si scatenano episodi temporaleschi. Essendo un’area molto aperta il vento è spesso molto forte.

Fai clic sulla tabella per visualizzare le medie delle condizioni meteorologiche di Abisko (è possibile variare la ricerca con altre località)

Vie di fuga

L’unica via di fuga è la deviazione da Singi verso Nikkaluokta, che comunque dista circa 30 km.

Equipaggiamento

L’equipaggiamento per una traversata a piedi delle isole Faroe deve necessariamente includere giacca e pantaloni impermeabili, scarpe o scarponi con una suola che faccia ben presa sul fango e uno strato intermedio in pile per mantenersi caldi durante il cammino. L’unica vera accortezza per le Faroe ricade sul riparo: nonostante sia esperto nel suo utilizzo, ho avuto qualche problema con il tarp a causa delle raffiche di vento fortissime (anche superiori ai 100 km/h); consiglio quindi l’uso di una tenda, meglio se autoportante, di tipo geodetico o a tunnel. In generale le tende con una verticale superiore ai 110 cm potrebbero essere messe a dura prova.

Altre informazioni

  • Valuta: corona danese.
  • Lingua: Nelle Faroe le lingue ufficiali sono il faroese (simile all’islandese) e il danese, ma esprimendosi in inglese non si avranno problemi a comunicare con la maggior parte dei locali.
  • Rete telefonica: Nonostante siano formalmente parte del Regno di Danimarca (assieme alla Danimarca e alla Groenlandia), le Faroe non fanno parte dell’Unione Europea e non ne addottano quindi le leggi. Diversamente che in Danimarca non sarà quindi possibile usufruire del proprio piano tariffario per l’uso del telefono e la connessione internet. Molte aree delle Faroe non sono in ogni caso raggiunte dalla rete telefonica.


Kungsleden - Sezione 2: da Saltoluokta a Kvikkjokk

La seconda sezione del Kungsleden è più varia dal punto di vista paesaggistico rispetto alla prima. Sebbene ancora piuttosto frequentata, consente di vivere un maggior senso di isolamento. Rispetto alla prima tappa sono più frequenti gli attraversamenti di laghi. La frequenza delle hut lungo il percorso è ancora elevata.

Chi dovrebbe percorrere il Faroe Islands Traverse?

La Traversata delle Isole Faroe è un percorso ideato per l’escursionista medio, a patto che sappia gestire passaggi esposti sulle scogliere, che sappia “leggere” per tempo i cambiamenti del tempo traendone le giuste conseguenze e che sappia orientarsi nei punti sprovvisti di traccia o con traccia poco chiara. È sicuramente un percorso adatto agli innamorati della fotografia, in quanto le Isole Faroe sono tra i luoghi più fotogenici al mondo. È anche un percorso per chi voglia camminare in solitudine, ma con la sicurezza di non essere mai troppo lontano dalla civiltà.

Come arrivare

Per raggiungere la Saltoluokta Mountain Station è necessario recarsi a Gallivare (via bus, treno o aereo) e da lì prendere il bus 93 per Ritsem. Si scende alla fermata di Kebnats, da cui ci si imbarca per Saltoluokta.

Chi arriva da Vakkotavare (e ha quindi percorso la prima sezione del Kungsleden) dovrà prendere il bus 93 in direzione Jokkmokk e scendere a Kebnats, oppure può raggiungere l’imbarco del traghetto a piedi, camminando lungo la strada (sempre poco frequentata) per circa 30 km.

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Come tornare

Da Kvikkjokk si raggiunge la cittadina di Jokkmokk via bus 47, quindi si cambia per la linea 36 e si scende a Pitea (se si vuole proseguire per Stoccolma via bus) o a Alvsbyn (se si vuole andare via treno).

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Itinerario

Si tratta della sezione più breve del Kungsleden, lunga appena 73 km, e completabile in 3-4 giorni. I due estremi della sezione sono delle Mountain Station, mentre lungo il percorso s’incontrano 3 hut e due shelter.

    • Tappa 1: da Saltoluokta a Sitojaure
    • Tappa 2: da Sitojaure a Aktse
    • Tappa 3: da Aktse a Rittak
    • Tappa 4: da Rittak a Kvikkjokk

Segnaletica

L’itinerario consigliato si svolge su cinque principali tipologie di traccia: strada asfaltata, strada sterrata, sentiero con traccia chiara, sentiero con traccia poco chiara o assente, assenza di sentiero.

Strada asfaltata –> a nessun thru-hiker che si rispetti piace camminare sull’asfalto, magari con automobili e camion a fargli il pelo, ma nelle Isole Faroe è spesso necessario, a meno che non si sia escursionisti particolarmente esperti in grado di muoversi fuori sentiero per lunghi tratti. La strada asfaltata diviene obbligatoria nel passaggio da un isola ad un’altra, percorrendo un ponte o un tunnel sottomarino. In particolar modo per i tunnel sottomarini (lunghi e stretti) è assolutamente sconsigliato percorrerli a piedi: si suggerisce di fare autostop (è sicuro e molto semplice) o di prendere un bus. Laddove sia previsto un passaggio per strada asfaltata, verrà presentata l’opzione bus (con tanto di orari) se disponibile, e una possibile via off-route (fuori sentiero) per chi volesse muoversi rigorosamente a piedi lontano dall’asfalto.

Strada sterrata –> questa tipologia di strade, raramente frequentate da automezzi, fungono spesso da collegamento tra un sentiero e una strada asfaltata, e consentono all’hiker di riposare i piedi e/o di mantenere un’andatura più sostenuta, anche se per tratti relativamente brevi. Ho scelto quindi di non evitare le strade sterrate, ma il loro numero rimane comunque esiguo nella totalità dell’itinerario.

Sentiero con traccia chiara –> alcuni sentieri sono particolarmente turistici, la traccia risulta sempre molto chiara e sono frequenti i cairns (omini di pietre, segnavia), anche di dimensioni ragguardevoli. Sebbene spesso molto frequentati (sarebbe meglio dire abbastanza frequentati, il numero di escursionisti è ancora decisamente basso nelle Faroe), diversi di questi sentieri sono stati inclusi nell’itinerario per la bellezza dei posti raggiunti e/o per la valenza naturalistica del sentiero stesso.

Sentiero con traccia poco chiara o assente –> sebbene alcuni sentieri che rientrano in questa categoria siano proposti ai turisti anche dall’ufficio turistico delle Faroe, non si dovrebbe sottovalutare l’impegno che queste antiche vie di comunicazione riservano all’escursionista. In questa categoria troviamo sentieri che, sebbene delineati nel loro svolgimento dalla presenza di cairns, non presentano una traccia riconoscibile (o riconoscibile solo a tratti), sia a causa della tipologia di terreno, sia per l’esiguo numero di escursionisti che li percorrono. Questi sentieri costituiscono la maggior parte dei tracciati inclusi in questa guida.

Assenza di sentiero –> nonostante abbia cercato di ridurre al minimo le porzioni di itinerario in assenza di sentiero, vi sono alcuni brevi tratti in cui è necessario muoversi in totale autonomia. Ogni qualvolta vi fosse un tratto in assenza di sentiero riporterò un’alternativa via strada asfaltata, con o senza mezzi pubblici. In aggiunta ai rischi che presenterò di seguito, è possibile che alcuni locali risultino infastiditi nel vedervi camminare fuori sentiero all’interno della loro proprietà (in alcune zone è espressamente vietato e vi è un forte rischio multe). Le porzioni di itinerario in assenza di sentiero che presento in questa guida sono però lontane dalle abitazioni e da aree in cui sia vietata la percorrenza.

Fai clic sulla mappa per visualizzare l'itinerario

Rifornimenti

La Mountain Station di Saltoluokta possiede un negozio piuttosto ben rifornito che vende sia alimentari che gadget e materiale outdoor. Il negozio della Mountain Station di Kvikkjokk è estremamente ridotto e la scelta è davvero limitata (si tratta inoltre dell’unico negozio presente nell’area). La sola hut di Aktse vende generi alimentari ma la scelta è assai limitata, per cui è conveniente completare le 4 tappe di questa sezione trasportando tutto il cibo necessario.

Alloggi

Ogni tappa è stata studiata per giungere ad una hut o a uno shelter. Le hut lungo questa sezione non sono grandi ed è possibile che nei periodi di massimo afflusso di escursionisti siano piene. Nei pressi di hut e shelter vi sono comunque zone particolarmente adatte al campeggio. Le Mountain Station di Saltoluokta e di Kvikkjokk sono invece molto grandi e con diverse tipologie di sistemazione.

Tappe consigliate

L’itinerario è corredato di traccia GPS (scaricabile dal link che si apre cliccando sulla mappa) ma quest’ultima deve essere utilizzata solo come indicazione approssimativa: la navigazione dovrà sempre essere affidata alla presenza di cairns, di una traccia chiara o all’individuazione dei passaggi più semplici, o più in generale al buonsenso.

Fai clic sulla mappa per visualizzare il percorso

Tappa 1: da Saltoluokta a Sitojaure

Lunghezza: 20 km
Dislivello: +220 m

Lasciatosi alle spalle la Mountain Station di Saltoluokta, ci si inerpica attraverso una foresta di betulle fino a raggiungere un altipiano, che si attraversa fino a raggiungere uno shelter presso cui è consigliabile ripararsi o sostare in caso di tempo avverso. Si prosegue in un continuo sali-scendi poco impegnativo, attraversando dei corsi d’acqua presso cui è consigliabile fare rifornimento. Il rifugio di Sitojaure si trova sulla costa dell’omonimo lago, raggiungibile discendendo dall’altipiano attraverso un rado bosco di betulle. Presso il limite superiore del bosco vi sono numerosi spot adatti al campeggio.

Tappa 2: da Sitojaure a Aktse

Lunghezza: 13 km
Dislivello: -150 m

Tappa breve, ma che inizia con una lunga ed impegnativa traversata in barca a remi (in caso di cattivo tempo posticipate). Considerate che con una barca a motore la traversata richiede 25 minuti. Con la barca a remi solitamente sono necessarie 2 ore. Arrivati sull’altra sponda del lago si attraversa una foresta mista, per poi inerpicarsi su di una salita piuttosto impervia fino a raggiungere il plateau sommitale. Si attraversa il plateau in direzione sud-ovest prestando attenzione ai segnavia fino ad incontrare una traccia più evidente che scende dolcemente dall’altipiano. Ad un bivio un cartello indica il sentiero da percorrere per raggiungere la vetta del monte Skierffe, splendida terrazza panoramica a picco sul lago Laitaure e la Rapa Valley. Se non si intende scalare Skierffe, raggiungibile in un paio d’ore guadagnando un dislivello di circa 500 metri, si può continuare a scendere fino ad incontrare il rifugio di Aktse.

Tappa 3: da Aktse a Rittak

Lunghezza: 13 km
Dislivello: +350 m

Si tratta di una tappa breve, solitamente percorsa assieme alla precedente o alla successiva, ma a causa dell’attraversamento del Laitaure è facile che diventi una tappa a se stante. Dal rifugio di Aktse si scende verso il lago, imboccando un sentiero sulla destra (diretto a ovest quindi). Il sentiero si divide in un bivio portando a due moli distinti, uno per le barche a remi e uno privato per la traversata a bordo di una barca a motore (a pagamento). Arrivati sull’altra sponda si attraversa una foresta di conifere estesa su di un’ampia pianura, quindi si prende quota fino a raggiungere il plateau sommitale. Si prosegue rimanendo sul lato meridionale di una cresta montuosa fino a ritrovare una copertura arborea. Lo shelter di Rittak si trova proprio al limite della vegetazione, nei pressi di un ruscello.

Tappa 4: da Rittak a Kvikkjokk

Lunghezza: 24,5 km
Dislivello: -500 m

Sebbene sia una tappa più lunga delle precedenti, non richiede un particolare impegno fisico; chi volesse ha comunque la possibilità di dividerla in due tappe, magari pernottando presso la hut di Parte o campeggiando wild nei pressi dei laghi Stuor Tata. Dallo shelter di Rittak si termina l’attraversamento del plateau e si scende per un sentiero a tratti piuttosto ripido fino ad inoltrarsi nella foresta. Si prosegue seguendo un sentiero sempre molto chiaro e si superano, con l’ausilio di passerelle di legno, numerose aree acquitrinose, regno delle alci. In breve si raggiunge il rifugio di Parte, posto su di un promontorio sul lago Sjabtjakjaure. Un luogo incantevole presso cui è possibile accamparsi. Superato il rifugio si raggiunge mediante leggero sali-scendi la sponda meridionale dei laghi Stuor Tata. Se intendete accamparvi in questa zona, prestate attenzione a deboli tracce di sentiero che sulla sinistra risalgono la collina: in un paio di minuti vi ritroverete sulla sommità e noterete la presenza di numerosi spot precedentemente utilizzati da altri escursionisti. Chi volesse raggiungere in giornata Kvikkjokk dovrà proseguire ancora fino a raggiungere una strada sterrata. Si seguono le indicazioni per la Turistation presso cui è possibile pernottare o si può proseguire verso l’abitato di Kvikkjokk alla ricerca di altre sistemazioni.

Difficoltà

Durante il periodo estivo le difficoltà principali sono limitate all’attraversamento dei laghi: qualora non si optasse per il passaggio a pagamento in barca a motore e si preferisse vogare, bisogna tenere presente che questi laghi sono molto più grandi e mossi rispetto a quello di Teusa (unico lago da attraversare della prima sezione), e chi non fosse abituato alla voga potrebbe trovarsi in difficoltà.

Clima

Durante l’estate, da metà giugno a metà agosto, le temperature rimangono attorno ai 10°, con lievi variazioni tra minime e massime. Nei mesi invernali le temperature scendono oltre i -10°, e non è insolito sperimentare anche i -30°C. La piovosità è piuttosto elevata, ma raramente si scatenano episodi temporaleschi. È importante fare attenzione alla nebbia, che può essere molto fitta e rendere problematica la navigazione.

Fai clic sulla tabella per visualizzare le medie delle condizioni meteorologiche di Kvikkjokk (è possibile variare la ricerca con altre località)

Vie di fuga

Se si escludono i punti di partenza e di arrivo, non vi sono vie di fuga in questa sezione.

Equipaggiamento

L’equipaggiamento per una traversata a piedi delle isole Faroe deve necessariamente includere giacca e pantaloni impermeabili, scarpe o scarponi con una suola che faccia ben presa sul fango e uno strato intermedio in pile per mantenersi caldi durante il cammino. L’unica vera accortezza per le Faroe ricade sul riparo: nonostante sia esperto nel suo utilizzo, ho avuto qualche problema con il tarp a causa delle raffiche di vento fortissime (anche superiori ai 100 km/h); consiglio quindi l’uso di una tenda, meglio se autoportante, di tipo geodetico o a tunnel. In generale le tende con una verticale superiore ai 110 cm potrebbero essere messe a dura prova.

Altre informazioni

  • Valuta: corona danese.
  • Lingua: Nelle Faroe le lingue ufficiali sono il faroese (simile all’islandese) e il danese, ma esprimendosi in inglese non si avranno problemi a comunicare con la maggior parte dei locali.
  • Rete telefonica: Nonostante siano formalmente parte del Regno di Danimarca (assieme alla Danimarca e alla Groenlandia), le Faroe non fanno parte dell’Unione Europea e non ne addottano quindi le leggi. Diversamente che in Danimarca non sarà quindi possibile usufruire del proprio piano tariffario per l’uso del telefono e la connessione internet. Molte aree delle Faroe non sono in ogni caso raggiunte dalla rete telefonica.


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