Il “survival” è una disciplina che si basa su di un concetto molto semplice: sopravvivere in un ambiente non antropizzato, possibilmente minimizzando l’equipaggiamento di partenza. Grazie all’ingegno, l’uomo che si ritrova in una condizione pre-rivoluzione industriale (se non preistorica) è in grado di costruire gli strumenti necessari alla propria sopravvivenza. Il “survival” viene insegnato negli eserciti di tutto il mondo, e sta conquistando l’interesse di un crescente numero di persone “comuni”. Corsi di “survival”, da quelli base a quelli avanzati, sono facilmente reperibili in tutta Italia.

Il thru-hiking ha in comune con il “survival” la permanenza in ambienti naturali non antropizzati per lungo tempo, ma si differenzia per una sostanziale caratteristica: il thru-hiker attraversa quell’ambiente, percorrendo lunghe distanze ogni giorno, il “survivalist” cerca di prolungare quanto più possibile la sua permanenza in una determinata area, puntando a migliorare progressivamente la propria condizione.

Esiste quindi una sovrapposizione solo marginale, con il thru-hiker che addotta alcune delle tecniche del “survival” ignorandone una larga parte. Il thru-hiker infatti cerca di sfruttare il maggior numero di ore di luce solare per procedere nel suo cammino, riducendo sensibilmente il tempo e le energie che possa dedicare ad altre attività.

Vediamo quali sono le tecniche di “survival” utili al thru-hiker:

  1. accensione del fuoco
  2. potabilizzazione dell’acqua
  3. tecniche di orientamento
  4. costruzione di un riparo

 

Accensione del fuoco

Saper accendere un fuoco in diverse condizioni meteorologiche e di disponibilità di combustibile può cambiare radicalmente la situazione di un thru-hiker. Un fuoco riduce il rischio di ipotermia (uno dei maggiori rischi nel wilderness), permette di sterilizzare acqua contaminata o di cucinare del cibo, asciugare dei vestiti o anche solo come un buon palliativo alla solitudine (il fuoco da campo è chiamato anche “la tv dell’escursionista”). Accendere un fuoco non è così banale come può sembrare, anche se si possiede un accendino o dei fiammiferi: la legna può essere bagnata, può esserci molto vento o temperature sotto zero; è inoltre necessario conoscere come disporre e preparare il materiale combustibile, a seconda delle esigenze.

Potabilizzazione dell’acqua

L’ingestione di acqua contaminata può rivelarsi estremamente pericoloso, ma è sicuramente spiacevole e può compromettere la mobilità del thru-hiker per giorni. Bisognerebbe avere sempre con sé un sistema portatile di potabilizzazione (pastiglie a base di cloro, filtri, etc.), ma è altrettanto necessario conoscere come sterilizzare l’acqua con il calore, a modo di sistema d’emergenza nel caso non si potessero utilizzare sistemi più rapidi. Spesso non basta solamente far bollire l’acqua, ed è necessario conoscere le operazioni per mantenere sterili anche i recipienti da cui si beve.

Tecniche di orientamento

Ogni thru-hiker deve saper leggere una mappa e utilizzare una bussola al fine di orientarsi lungo il suo percorso. Un sistema GPS può rompersi o scaricarsi e, nonostante l’indubbia utilità, non è un sistema così affidabile. Oltre a conoscere le tecniche base di “orienteering”, è bene conoscere tecniche per localizzare con sufficiente precisione i punti cardinali, anche in assenza di una bussola. La bussola risulta infatti pressoché inutile laddove la declinazione (la differenza tra nord magnetico e nord geografico) è particolarmente elevata.

Costruzione di un riparo

Un thru-hiker non ha assolutamente la necessità di dover costruire un riparo “survival”, che richiede una gran mole di lavoro oltre ad alcuni utensili che solitamente un thru-hiker non si porta appresso (sega, ascia).

Molti thru-hiker preferiscono utilizzare un tarp rispetto ad una tenda, per via della sua leggerezza. L’utilizzo di un tarp necessita però una serie di conoscenze che rientrano pienamente nel campo del “survival”. Bisogna sapere come conformarlo per garantire una protezione dalle intemperie a tutto tondo, anche in spazi totalmente aperti come può essere la tundra artica. Avere dimestichezza nel set-up di un tarp può migliorare sensibilmente il confort dell’escursionista, fornendo inoltre tutta una serie di vantaggi rispetto ad una classica tenda.